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	<title>Quotidiano Sicilia &#124; Cronaca Sicilia &#124; Notizie, attualità e politica siciliana - Live Sicilia &#187; La nota sui mercati</title>
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		<title>Mi ricordo &#8220;germogli verdi&#8221;&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 05:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Spallino</dc:creator>
				<category><![CDATA[La nota sui mercati]]></category>

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		<description><![CDATA[ECONOMIA: erbacce tossiche
La famosa ripresa economica è pienamente scontata dai mercati finanziari. La maggioranza degli strateghi e degli economisti sembrano concordare sul fatto che  l&#8217;economia americana si sta stabilizzando e inzierà a ripartire per la fine dell&#8217;anno, trascinando seco l&#8217;economia globale. Non a caso l&#8217;iperbole  &#8220;grande depressione&#8221; che furoreggiava all&#8217;nizio dell&#8217;anno è stata ora sostituita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ECONOMIA: erbacce tossiche<br />
</strong>La famosa ripresa economica è pienamente scontata dai mercati finanziari. La maggioranza degli strateghi e degli economisti sembrano concordare sul fatto che  l&#8217;economia americana si sta stabilizzando e inzierà a ripartire per la fine dell&#8217;anno, trascinando seco l&#8217;economia globale. Non a caso l&#8217;iperbole  &#8220;grande depressione&#8221; che furoreggiava all&#8217;nizio dell&#8217;anno è stata ora sostituita da quella ormai divenuta mitica dei &#8220;germogli verdi&#8221;. Non passa giorno che qualcuno non identifichi un nuovo germoglio nascosto da qualche parte nel &#8220;giardino economico&#8221;; un marziano che si limitasse ad osservare i titoli di testa nei mass-media, penserebbe che i geni della comunità finanziaria sono in realtà degli esperti in orticoltura!<br />
Non è una novità. Ogni boom indotto dall&#8217;espansione creditizia è stato accompagnato da qualche brillante spot pubblicitario, e i &#8220;germogli verdi&#8221; di Bernanke si iscrivono nella tradizione. A metà anni 90 , quando i mercati asiatici sembravano in piena espansione si parlava di &#8220;tigri asiatiche&#8221;; a fine anni 90 la bolla sui tecnologici fu salutata come la &#8220;nuova éra&#8221;, definita un &#8220;salto paradigmatico&#8221;. Più di recente per il boom di Cina ed India è stato coniato il termine di &#8220;Chindia express&#8221;. Chi ha qualche capello bianco e un pò di memoria, sa come sono andate a finire le cose, sempre. Quante sciocchezze!</p>
<p>Tornando alla ripresa prossima ventura, sono convinto che i cosiddetti &#8220;germogli verdi&#8221; siano solo il frutto delle condizioni di eccesso raggiunte durante il crash dello scorso autunno, e della spropositata  reazione panicale delle banche centrali che hanno letteralmente inondato il mondo con trilioni di nuova moneta. Così, il recente rimbalzo delle borse e delle obbligazioni corporate (anche di bassa qualità) è stato causato dalla perdita di valore delle monete, cioè dal declino del potere di acquisto della liquidità. Niente a che vedere con un sostenibile miglioramento dell&#8217;economia globale. Quest&#8217;ultima, piaccia o non piaccia ai venditori di pubblicità che insieme ai consumi vedono declinare i propri fatturati e conseguenti  profitti, è sempre molto debole ed il peggio deve ancora venire. Essendone profondamente convinto, incoraggiato dalle esatte previsoni fin qui elaborate con anni di anticipo, fino a quando qualche editto o qualche ronda  non mi farà &#8220;chiudere la bocca&#8221; con la forza, continuerò a scriverlo.</p>
<p>Quello che prima della crisi era vero solo per gli USA adesso lo è, ancor di più per gli USA, ed anche per il resto del mondo occidentale: economia iperindebitata,  famiglie che stringono la cinghia, mentre la disoccupazione sale ovunque implacabile, come si evince dai dati di questa settimana. Andando all&#8217;epicentro del sisma, il mercato immobiliare americano, si vede che resta molto debole, mentre altri  cracks stanno iniziando ad emergere nel settore non residenziale. L&#8217;attività economica nel &#8220;vecchio mondo&#8221; è patetica. La Gran Bretagna è massacrata dalla crisi finanziaria, la  &#8220;City of London&#8221; è ben lontana dai suoi giorni di gloria, e a peggiorare il quadro ci si mette anche il mare del nord che sta  emettendo sempre meno petrolio: dopo 20 anni i sudditi di Sua Maestà sono diventati importatori netti. Nel continente, la Spagna -dove c&#8217;era stata una bolla immobiliare di tipo anglosassone- è in caduta libera; l&#8217;Italia si sta barcamenando solo perchè era già stagnante da tempo, ma è comunque condannata dall&#8217;enorme debito pubblico, grazioso lascito ereditario dei vari andreotti, craxi e amici di merende dei ruggenti anni 80; la Germania è in recessione profonda e si trova sotto all&#8217;incubo della crisi finanziaria dell&#8217;est europa che aleggia più minacciosa che mai (il fatto che sia sparita dai mass-media non significa che non c&#8217;è più, anzi). In Asia le cose sembrano andare meglio che altrove, grazie alla posizione creditoria netta simboleggiata dalle enormi riserve valutarie, e dai bassi debiti; ma , dopo anni di una politica miope, l&#8217;economia asiatica dipende pesantemente dalle esportazioni all&#8217;Occidente, e sta soffrendo anche lei: nel primo trim. rispetto a 12 mesi prima la produzione è scesa del 10% ad Hong Kong,  Taiwan e Singapore, per non parlare di Giappone e Cina. E non c&#8217;è  solo il collasso delle esportazioni: il problema maggiore è l&#8217;eccesso di capacità produttiva che non promette nulla di buono per l&#8217;avvenire. Infatti la teoria insegna che una ripresa economica genuina si può avere solo se i consumi superano la capacità produttiva esistente, perchè le imprese fanno gli investimenti per ampliarla e così poter stare dietro ai consumi: è  in questo processo che si genera crescita economica. Attualmente, la situazione è opposta, dopo anni e anni di bolla creditizia che ha attizzato la creazione di una capacità produttiva eccessiva. Il mondo infatti sta operando ben al disotto del potenziale esistente, negli USA siamo a meno del 70%, globalmente non si arriva all&#8217;80%, ed il 20% di capacità inutilizzata  a livello mondiale, non è poco.  Un aumento dei consumi tale da poter colmare questo divario è impensabile, perchè domanda privata e pubblica devono essere contenute essendo già oberate dall&#8217;iperindebitamento. In queste condizioni è inimmaginabile una ripresa economica sostenibile e duratura.</p>
<p>Ma poichè la madre degli imbecilli è sempre incinta, i governi in tutto il mondo cercano di inseguire questo miraggio irraggiungibile, aumentando sempre più spesa pubblica e conseguente indebitamento. I politici, che  non sono certo i migliori allocatori dei capitali, spenderanno trilioni in progetti decisi da loro, e si finanzieranno o assorbendo i risparmi privati e degli asiatici fin quando glieli daranno, oppure stampando moneta (già adesso è in essere una combinazione di queste due fonti). Quale che sia l&#8217;origine di questi finanziamenti, ogni eventuale fase di ripresa economica comporterà inflazione (se non al consumo, a livello di materie prime)e sarà di breve durata, perchè giocoforza i tassi d&#8217;interesse dovranno risalire mettendo nuovamente in crisi una crescita basata esclusivamente sul denaro gratuito. Certo, la Fed ha continuato a dire fino a questo martedì (Yellen) che  i tassi ufficiali non verranno alzati per anni, perchè si vuole evitare l&#8217;errore del 1937, quando al rialzo dei tassi post ripresa seguì immediatamente un altra ricaduta nella recessione. E non ci sono dubbi che così faranno: loro auspicano l&#8217;iperinflazione, anche se non possono dirlo esplicitamente; più precisamente auspicano che la gente creda nell&#8217;iperinflazione, così da anticipare gli acquisti e far scattare la ripresa; poi se non si riuscirà a fermarla tanto meglio per i grandi debitori, a cominciare dai governi. Però esistono anche i tassi a lungo termine sui quali da tempo la Fed dovrebbe avere constatato la sua impotenza (almeno dall&#8217;epoca dell&#8217;enigma di Greenspan). E quando il mercato inzierà a credere nell&#8217;iperinflazione, per quanta moneta la Fed pensi di stampare a sostegno delle nuove emissioni di titoli pubblici, si vedrà come sarà impossibile impedire l&#8217;impennata dei rendimenti (e la caduta del dollaro), che sono quelli che più contano per l&#8217;economia(tramite i tassi sui mutui). Dunque il finale sarà atroce: iperinflazione+grande depressione, una superstagflazione senza precedenti, che pochi arrivano anche solo a concepire.</p>
<p>Prima ancora  di questa tanto banale quanto certa prospettiva, implicita nella logica perversa sposata dai geni che ci comandano, c&#8217;è un altro problema di cui poco si parla. Ricordo, per introdurlo, che la crisi attuale è stata innescata dallo scoppio della bolla immobiliar- ipotecaria USA, incoraggiata dalla falsa credenza che i prezzi delle case non scendono mai, per cui milioni di persone si erano imbottiti di vari tipi di mutui:</p>
<p><strong>a. Prime &#8211; con buon merito creditizio<br />
b. Subprime &#8211; privi di merito creditizio<br />
c. Alt-A &#8211; reddito e garanzie supposte e non dimostrate<br />
d. Option Adjustable Rate Mortgages &#8211; a rate variabili, anche minime per i primi anni</strong></p>
<p>Dopo lo scoppio dei subprime, tocca adesso agli Alt-A e agli Option Adjustable Rate Mortgages. Gli Alt-A sono quel tipo di mutui concessi anche a coloro che non dispongono di reddito  o di garanzie patrimoniali documentati (ma solo dichiarati: una specie di subprime un pò meno sub). Le Option Adjustable Rate Mortgage, sono quei mutui in cui il debitore sceglie quanto ripagare al mese: solo gli interessi, oppure anche questi solo parzialmente; naturalmente ciò che non viene pagato va ad aggiungersi al debito iniziale. Scaduta l&#8217;opzione dei primi anni, il mutuatario si ritrova a dover pagare un debito che nel frattempo è cresciuto mentre il prezzo della casa è diminuito. Ovvio quindi che preferisca farsi pignorare l&#8217;immobile, soprattutto se i tassi d&#8217;interesse vengono aumentati come da clausole implicite in questo tipo di mutui. E poichè è stata la valanga di pignoramenti che ha causato la crisi creditizia, sebbene il grosso delle sofferenze sui subprime sia già saltato fuori, adesso tocca a svariate centinaia di miliardi di Alt-a e di  Option Adjustable Rate Mortgages che sono in scadenza tra metà 2009 e il  2011. Si illude chi pensa che le banche americane, e i possessori di titoli ipotecari in tutto il mondo, abbiano finito di soffrire. Anche perchè l&#8217;amministrazione Obama, a parte usare i soldi dei contribuenti per salvare le banche, non ha fatto molto per aiutare i sottoscrittori di Alt-a e di Options, ristrutturandone la montagna di debiti.</p>
<p>Per cui è solo questione di mesi: i mass-media passeranno dall&#8217; espressione &#8220;germogli verdi&#8221; a quella di &#8220;erbacce tossiche&#8221;. Il secondo tempo della crisi sarà molto più pesante del primo, in tutto il mondo. I governi e le banche centrali si sono già sparate il grosso delle cartucce , ed il colpo alla fiducia della maggioranza dei creduloni che si sono bevuti la storiella della &#8220;fine della crisi&#8221;, sarà ben più forte.</p>
<p><strong>MATERIE PRIME: scendono<br />
</strong>L&#8217;oro scende dell&#8217;1% (+5,5% da inizio anno),  l&#8217;argento -5%(+20%). Fermo il rame +0%(+63%),scende il petrolio -3,5% (+50%) crolla il gas naturale -12% (-39%). L&#8217;indice generale CRB perde 2% (+7,5%). La discesa è interamente imputabile alla correlazione con le borse e quindi alle attese sulla futura congiuntura economica. Nel frattempo il comparto resta in surplace per quanto concerne il cruciale legame con il dollaro, la cui sorte è sempre al  centro delle preoccupazioni generali. Questa settimana ad esempio la Francia, riconoscendo il diritto dei paesi emergenti ad interrogarsi sulla valuta di riserva internazionale,  ha chiesto un coordinamento globale , a pochi giorni dal G8 cui parteciperanno anche rappresentanti cinesi ed indiani. La Russia sostenitrice della creazione di un mix di valute in sostituzione del dollaro come riserva , differenziandosi dalla Cina che ha proposto di affidare tale ruolo ai diritti speciali di prelievo del Fmi, incontrerà Obama subito dopo il G8. E questa settimana si sono fatti sentire anche gli indiani che hanno 264 miliardi di riserve quasi totalmente in dollari (&#8220;è un problema per noi&#8221;). I cinesi hanno inoltre comunicato di aver permesso alle proprie imprese di usare lo yaun negli scambi con i paesi confinanti, ed hanno fornito l&#8217;equivalente complessivo di un centinaio di miliardi di dollari in yaun  ad Argentina, Belarus, Hong Kong, Indonesia, Malesia e Sud Corea tramite currency- swaps per espandere l&#8217;uso dello yaun.<br />
Però, mentre tutto questo si muove sullo sfondo, il FMI ha comunicato che nel primo trim.2009 la quota in dollari delle riserve valutarie mondiale è aumentata al 65%, livello che non si vedeva dal 2007. Poichè nel primo trimestre le borse scendevano e il dollaro saliva per l&#8217;effetto bene rifugio, vuol dire che gli emergenti si sono accodati alla tendenza geenrale, invece di approfittare dell&#8217;occasione per ridurre il loro &#8220;problema&#8221;. E adesso, dopo che il dollaro nel secondo trimestre ha perso un buon 10% appresso al recupero delle borse,  spuntano le lacrime di coccodrillo&#8230;.<br />
Si conclude con : petrolio a 66,7(agosto) gas naturale a 3,61(agosto) oro a 930(luglio) argento a 13,4(luglio) platino a 1186 (luglio) palladio a 252(settembre) rame a 229(luglio) soia a 1243(luglio) oro-petrolio a 14,1 petrolio-gas 18,5.<br />
CAMBI: incertezza<br />
L&#8217;indice del dollaro ha concluso la settimana all&#8217;insegna della forza: +0,8% a 80,45(-1,2% da inizio anno), ma non certamente per merito dei fondamentali. Come al solito è stata l&#8217;idiotica correlazione con l&#8217;avversione al rischio a spingerlo al rialzo, e ciò in seguito ai dati negativi sull&#8217;occupazione americana, che hanno innescato la caduta delle borse, e quindi paradossalmente rinforzato il dollaro. A giugno infatti, la contabilità ufficiale indica un accelerazione della perdita di posti di lavoro ben peggio delle attese a quota 467 mila unità. Nel frattempo il tasso di disoccupazione è salito al 9,5% nuovo record, e la crescita dei guadagni orari medi è rimasta ferma a zero nel mese, portando la variazione annua al 2,7% il minimo da 4 anni. Questi dati implicano che non ci si può fare illusioni sulla crescita dei consumi nè (essendo circa il 70% del PIL) sulla crescita economica nel suo complesso.</p>
<p>L&#8217;euro dal canto suo conclude poco variato contro il dollaro, con il mercato che resta intrappolato in uno stretto range ormai da molto tempo. I dati Usa lo hanno solo portato appena un pelo sotto quota 1,40 anche perchè sono stati contro bilanciati dalla negatività delle vendite al dettaglio nella zona euro, scese a maggio ben più del previsto, ad un tasso annuo di -3,3%; inoltre la Bce giovedì non ha toccato i tassi ma ha lasciato la porta aperta ad una futura riduzione, senza dare indicazioni particolari, bensì tenendosi sul vago su tutti i fronti, segno che non sa che pesci pigliare stretta com&#8217;è tra le opposte pressioni anglosassoni e teutoniche. Comunque se l&#8217;insieme di BCE, dati macro e discussioni sul ruolo del dollaro non è stato sufficiente a far uscire l&#8217;eurodollaro dal suo range, a breve termine non si vede cosa possa riuscirci, probabilmente solo un crollo della borsa. Infatti la correlazione , anche con l&#8217;andamento delle materie prime, è di nuovo ai massimi record, e non è un caso se oro, petrolio, borse e cambi sono rimasti a giugno tutti confinati in relativamente contenute bande di oscillazione. Più in generale ciò ha riflesso l&#8217;incertezza prevalente sui mercati  tra l&#8217;attesa dei germogli verdi e il timore di vedere spuntare erbacce tossiche.<br />
OBBLIGAZIONI: ancora comprate<br />
 Negli USA  i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 0,89% (-1 cts. rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è    al 0,56%(-4 cts.); i bills a 3 mesi   allo 0,15%(-3 cts.). I rendimenti dei bonds  a 2 anni  a 0,98%(-5 cts.); a 5 anni al 2,42%(-9 cts.); il decennale al 3,50% (-3 cts); a 30 anni al 4,32%(-0 cts.). Si irripidisce quindi la curva, perchè i brevi scendono più dei lunghi, beneficiando la posizione in asset: sale  il differenziale tra 2 e 10 anni   a 252 (+2 cts.), e quello  tra 5 e 10 a 108(+6 cts). Il calo dei rendimenti che si osserva è coerente con il peggioramento del sentiment sulle attese di crescita e quindi con la discesa delle borse. Il problema della solvibilità resta accantonato, in scia alle aste postive della scorsa settimana.<br />
Il calo dei rendimenti di questa settimana  si è  trasmesso ai tassi sui mutui: scendono il tasso fisso trentennale (-8 cts.  al 5,34%)  il quindicennale(-1 cts. al 4,86) e il tasso variabile ad un anno (-2 cts. al 4,93%). Misti  i differenziali sui bonds aziendali,   fermi i rendimenti degli obbligazionari dei paesi emergenti con i bonds brasiliani  al 6%  sul decennale,  in ribasso  il rendimento del decennale giapponese (1,33).<br />
Scendono ancora in Europa i  tassi euribor in scia all&#8217;immissione di lqiuidità orchestrata dalla BCE:  ad un mese  a 0,70% (-8 cts.) a tre mesi a 1,06%(-6 cts.) ad un anno  a 1,47%(-4 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi  sul 2 anni scendono a 1,24%(-8 cts.) e  sul decennale flettono a 3,34% (-5 cts.) per cui sale il  differenziale tra 2 e 10 anni a +210 cts. ;  il differenziale con i bonds USA  sul due anni scende lievemente a +26 , mentre  sul decennale si amplia appena  a +16 cts. ma  a favore del bond americano.<br />
BORSE:  situazione interessante<br />
Una settimana fa concludevo :&#8221;Volendo esagerare, posso immaginare che la borsa resista  fino a martedì ultimo del mese, e poi da mercoledì primo luglio parta la discesa che riceverebbe la spinta decisiva dai dati occupazionali di giovedì.&#8221;<br />
L&#8217;esagerazione si è rivelata appropriata:  nonostante un inatteso calo della fiducia dei consumatori, e la conferma che il settore immobiliare e quello automobilistico restano nei guai,  solo parzialmente compensati dagli indici manifatturieri un pò meglio del previsto, c&#8217;è voluta la delusione dei dati occupazionali per infliggere la botta decisiva alla borsa, che alla fine si è incanalata nel profilo discendente qui da tempo conteggiato.<br />
Ma prima di aggiornare i conti, qualche considerazione di natura contestuale. Siamo infatti in una situazione interessante per quanto concerne l&#8217;azionario mondiale. Dopo più di un anno di ribasso, molte borse soprattutto dei paesi periferici sono salite in modo stupefacente: India (+94%), Brasile (+87%), Cina (+86%),  Hong Kong (+69%), mentre lo sp500 è salito fino a + 43%. La maggior parte degli analisti sono divenuti ottimisti, e prevedono un nuovo mercato rialzista di lungo termine; una robusta  minoranza però  è rimasta scettica, sostenendo che i fondamentali non supportano una crescita economica sostenibile. L&#8217;evidenza puramente tecnica può dare ragione a entrambe le opinioni, a secondo di quale mercato si guardi. Quelli sopra menzionati, indubbiamente , danno ragione ai rialzisti. Ma , le borse di  Australia, Canada, Germania, Giappone, e le anglosassoni, ancora mostrano un evidenza tecnica a favore della tesi che il trend di fondo resta ribassista. Per quanto concerne gli USA , che nonostante tutto restano la borsa guida del mercato azionario mondiale, l&#8217;evidenza mostra come a ottobre 2007 si sia completato un rialzo secolare iniziato nel 1932; e anche se si vuole partire da più vicino si osserva la fine del rialzo ciclico iniziato nel 1974. La Storia dimostra che quando si chiudono dei cicli così lunghi, ci vogliono anni prima che si possa esaurire il ciclo opposto. La caduta intercorsa tra ottobre 2007 e marzo 2009 è durata appena 17 mesi: se fosse finita a marzo 2009 vorrebbe dire che si è trattato di un semplice incidente di percorso all&#8217;interno del rialzo ciclico e secolare. Francamente occorre avere le fette di prosciutto sugli occhi per credere a una simile tesi. Dunque, anche se il rimbalzo in corso non dovesse essere già finito, resta forte e chiara l&#8217;indicazione che prima o poi finirà e si torneranno a veder nuovi minimi assoluti (almeno 400 di sp500).<br />
Zoommando al breve termine, la chiusura sotto quota 900 di questa settimana rende ben probabile che sia inizata la terza onda del ciclo ribassista partito da quota 956 il 12 giugno. La prima onda si è conclusa il 23 giugno a 889 (durante questo periodo indici settoriali chiave, come quello immobiliare e quello bancario, e indici esteri come il Dax e il Ftse hanno confermato di essere in un trend ribassista). Poi c&#8217;è stata la seconda onda di rimbalzo durata fino al 1 luglio e arrivata a 932 ritracciando il 61% della caduta da 956 a 889. Dopodichè sembra quindi partita la terza onda che ha già fatto 36 punti ed ha un obiettivo minimo di 67 punti quindi al disotto del supporto chiave di 876,  una cui rottura rende molto probabile un estensione fino a 850. Poichè le prime due onde sono durate rispettivamente 11 e 7 giorni, la terza dovrebbe durare circa due settimane arrivando a 850 intorno a metà luglio, e ciò implica che le prime trimestrali in arrivo già dall&#8217; 8 luglio risultino deludenti.<br />
Per la prossima settimana, il declino da 932 a 896 è probabile sia seguito da un rimbalzo (la seconda della terza) fino a  circa 910, già lunedì-martedì, e poi dal ribasso impulsivo (la terza della terza) fino ad almeno testare quota 876, livello su cui ci si potrebbe trovare esattamente venerdì prossimo.<br />
Anche prescindendo da un interpretazione &#8220;ondosa&#8221;, il grafico dello sp500(come quello del Dow e di altre borse) mostra la formazione di una classica figura ribassista, nota come &#8220;testa e spalle&#8221; che ha &#8220;il collo&#8221; a quota 880. La perforazione di questo livello di norma innesca un ribasso pari alla distanza tra la  testa e le spalle ; quindi circa 75 punti, e proietta a quota 800 (dove conduce anche  il conteggio &#8220;ondoso&#8221; alla fine della quinta onda di questo primo movimento ribassista iniziato a 956)  che coincide con un ritracciamento pari al 50% di tutto il rialzo iniziato a marzo.<br />
L&#8217;alternativa (ce n&#8217;è sempre una, ricordo che si ragiona  in termini probabilistici) riposa sulla capacità di tenuta del supporto 875-880 che potrebbe prolungare anche di un altro mese la fase di range, con tetto a 930-950, rimandando il ribasso ad agosto. Significherebbe che le trimestrali sorprendono in positivo e alimentano l&#8217;illusione dei più sui germogli verdi.</p>
<p>Si conclude con Dow a 8280 -1,9% ( -6% da inizio 2009) SP500 a 919 -2,5%(-0%) Nasdaq100 a 1446 -2,3%(+20%)Russell -2,1%(+0,5%) Trasporti -1,3%( -9%) utilities -1,4% (-6%) semiconduttori -2,5% ( +21%) Broker -4%( +23%) Banche -5,4%(-23%).<br />
Il rapporto tra put e call schizza a 1,06 e  l’indice della volatilità VIX sale  a 28.<br />
 Il Nikkey giapponese  a 9816 -0,6%(+11% da inizio 2009),  il Dax a 4708 -1,5%(-2,5%)  il cac francese a 3119, il footsie inglese a 4236, ftsemib italia a 18942. Tra gli emergenti: Brasile -4%(+33%) Russia -5% (+52%) India +0%(+53%) Cina +1,5%(+61%).<br />
<strong>PREVISIONI:  iniziano le trimestrali</strong><br />
Lunedì si parte con l&#8217;ISM del settore servizi americano, che è atteso in lieve miglioramento a 46 da 44 e se così fosse la borsa potrebbe rimbalzare un pò; ma come l&#8217;indice di fiducia dei consumatori ha deluso nella settimana appena conclusa, riscendendo sotto quota 50 dal 55 di maggio,  lo stesso potrebbe succedere all&#8217;ISM, accentuando la caduta della borsa e delle materie prime, favorendo per contro rendimenti e dollaro. Martedì decisione sui tassi australiani, ordini industriali tedeschi, e molti dati nipponici a cavallo della notte, mentre mercoledì  sul fronte europeo usciranno le revisioni del PIL nel primo trimestre:  se al ribasso, possono indebolire l&#8217;euro.A borsa chiusa mercoledì sera si darà il via alla attesissima stagione delle trimestrali aziendali relative al secondo trimestre e come di consueto sarà ALCOA a parlare. <br />
Giovedì in Europa vari dati e bollettino della BCE, mentre negli USA oltre ai sussidi settimanali ai disoccupati sarà il turno delle scorte all&#8217;ingrosso, attese scendere per il nono mese consecutivo  indicando  che le imprese continuano a tagliare le loro scorte in previsione di una domanda  debole nel futuro. Venerdì, dopo i dati di alcuni paesi europei sulla produzione industriale,  arriva il deficit commerciale USA che potrebbe a maggio essere tornato sopra quota 30 miliardi, soprattutto a causa della contrazione dell&#8217;export. Infine si conoscerà anche la prima stima dell&#8217;indice di fiducia della University of Michigan atteso mantenersi sul livello raggiunto a giugno, e che potrebbe quindi sorprendere al ribasso se conferma quanto indicato dalla sopra citata fiducia dei consumatori  misurata dal Conference Board.<br />
Nel complesso, una settimana che potrebbe anche mandare tutti i mercati(strettamente correlati come sono per ora) al di fuori dei recenti intervalli di oscillazione in essere da oltre un mese.</p>
<p><a href="http://michelespallino.blogspot.com/">http://michelespallino.blogspot.com/</a></p>
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		<title>Chi predica bene razzola male</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Jun 2009 22:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Spallino</dc:creator>
				<category><![CDATA[La nota sui mercati]]></category>

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		<description><![CDATA[ECONOMIA: quando il nuovo scoppio?
 &#8221;Gli USA sono di fronte ad  una scelta: o raddrizzano il bilancio e restringono la base monetaria al più presto possibile non appena i rischi di deflazione svaniscono; oppure si creano le condizioni per una potenziale impennata dell&#8217;inflazione. E anche se la minaccia inflazionistica non si materializzasse c&#8217;è un altro potenziale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ECONOMIA: quando il nuovo scoppio?<br />
</strong> &#8221;Gli USA sono di fronte ad  una scelta: o raddrizzano il bilancio e restringono la base monetaria al più presto possibile non appena i rischi di deflazione svaniscono; oppure si creano le condizioni per una potenziale impennata dell&#8217;inflazione. E anche se la minaccia inflazionistica non si materializzasse c&#8217;è un altro potenziale pericolo implicito nell&#8217;attuale politica: un aumento esagerato nel finanziamento dell&#8217;economia tramite il debito pubbico. Una situazione simile comporta la gestione politica dei capitali e l&#8217;indebolimento del processo di &#8220;distruzione creativa&#8221; nel settore privato in cui la competizione di mercato è essenziale per ottenere un aumento degli standard di vita nel lungo termine. La reputazione di questo paradigma è stata brutalizzata dagli eventi recenti, ed anche se un miglioramento nei regolamenti e nelle supervisioni è necessaria, la chance migliore per la crescita economica mondiale resta quella di basarsi sulle forze del mercato privato per allocare i mezzi di produzione. Sistemi alternativi, come la pianificazione centrale ad opera dei governi, sono stati già tentati ed hanno miseramente fallito (URSS).&#8221;<br />
Senti chi parla: Alan Greenspan,  Financial Times, June 26, 2009</p>
<p>Musica per le mie orecchie se non sapessi da quale pulpito viene questo predicozzo. Ed infatti il pulpito non si smentisce scrivendo inoltre che la Fed è conscia del pericolo inflazionistico ma non ha bisogno di muoversi; invertire il corso della politica adesso frenerebbe l&#8217;economia e questa è una scelta di tipo politica, la devono fare i politici, e Greenspan non pensa abbiano lo stomaco per fare una cosa simile. Lo avranno solo quando -a ripresa avviata e ad inflazione scappata di mano- tutti chiederanno un intervento in quel senso.<br />
E qui  Greenspan sbaglia, ancora una volta. In realtà infatti si tratta prima ancora che di un problema &#8220;politico&#8221;, di un problema &#8220;economico&#8221;, perchè la natura delle bolle creditizie prolungate  ha effetti deleteri sulla sottostante struttura economica. Da &#8220;maestro&#8221; dell&#8217;attivismo monetario, il regno di Greenspan (17 anni) alla Fed si è spinto in acque sconosciute per quanto concerne gli interventi e le manipolazioni sul mercato. Per oltre tre lustri ciò ha attizzato la fiducia dei mercati (e dell&#8217;economia in generale) in un astuta gestione monetaria  accoppiata agli  stimoli fiscali capace di assicurare una costante robusta crescita, nel peggiore dei casi interrompibile solo occasionalmente da modeste recessioni e correzioni. La Fed di Greenspan/Bernanke ha sostenuto ad alta voce la disastrosa dottrina che le banche centrali devono ignorare le Bolle, focalizzandosi solo su interventi aggressivi dopo il loro scoppio. Una dottrina i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti, ed oggi Greenspan ha la faccia tosta di fare i predicozzi sopra citati, allo scopo evidente di scaricarsi delle sue responsabilità, affibbiandole ai soli politici. E fa finta di non vedere i dati, qui più volte illustrati, che parlano molto chiaro: è stata la massiccia espansione del sistema creditizio ad inflazionare prezzi, redditi, profitti ed entrate fiscali, ed a generare una trasformazione strutturale dell&#8217;economia, deindustrializzandola, rendendola dipendente dalle importazioni e dall&#8217;incredibile leva finanziaria e speculativa, per ottenere un iperconsumismo senza prospettive, perchè una volta realizzata una trasformazione del genere, tornare indietro diviene molto difficile e doloroso socialmente. E aggiungo “culturalmente&#8221;, perchè una delle cause sottostanti è l&#8217;eccessiva finanziarizzazione intesa  come dimensioni iperboliche delle strutture finanziarie negli USA e nel resto del mondo, anche per quanto concerne la crescita  a posizioni di straordinario potere culturale. Non va perso di vista infatti che tutto l&#8217;insieme delle persone che per i vari motivi (da quelli operativi a quelli giornalistici) si occupano di questioni economiche e finanziarie , è profondamente influenzato dalle &#8220;fonti di dati&#8221; e dai giudizi macro e micro, che guarda caso sono in gran maggioranza frutto degli uffici studi e degli analisti delle grandi banche. Le quali quindi hanno anche e soprattutto il potere culturale di influenzare il pensato e il vissuto della società in materia, lanciando i paradigmi e i dibattiti su ciò che vogliono loro, togliendo credibilità con la semplice non presa in considerazione delle scuole di pensiero alternative(basti pensare alla scandalo delle banche centrali, di cui non è concepibile oggi metterne in discussione l&#8217;esistenza).</p>
<p>Greenspan sostiene  che il problema sia politico e mette in guardia contro le nazionalizzazioni, senza dire una parola sul fatto che la squilibrata economia americana da lui diretta per 17 anni riesce ad evitare l&#8217;implosione sistemica solo grazie a 2 trilioni e passa di eroina creditizia addizionale, anno dopo anno. Nel 2006 &#8211; mentre banchieri centrali, istituzioni internazionali e G8 vari si compiacevano e si autolodavano per il &#8220;miglior periodo di crescita economica senza inflazione dell&#8217;economia mondiale&#8221;-  la fragilità sistemica era già acuta ma veniva mascherata da un espansione senza freni del credito ipotecario tramite le varie strutture sofisticate inventate da Wall Street. L&#8217;aspetto cruciale era che la Bolla diveniva sempre più vulnerabile ad una crisi di fiducia, mentre non solo le emissioni si moltiplicavano bensì anche la loro qualità diveniva sempre peggiore fino al paradosso di un boom sostenuto dai mutui sub-prime cioè dei più poveri e senza redditi affidabili. In una classica logica alla Ponzi, la Bolla attraeva enormi flussi fnanziari proprio mentre era divenuta estremamente suscettibile ad ogni eventuale inversione del sentiment speculativo. Così la crisi sistemica è stata inevitabile dopo le rivelazioni dei trucchi contabili di Fannie e Freddie su cui si reggeva l&#8217;intero mercato ipotecario, essendone loro i compratori di ultima istanza (una vera e propria banca centrale fantasma). Nel 2007 gli speculatori, dopo anni di assuefazione, improvvisamente hanno visto sparire questa fonte primaria di liquidità, ed è iniziato il fuggi-fuggi, con l&#8217;Apocalisse finale dopo il fallimento di Lehman, evitata per un pelo a fine 2008, solo perchè è subentrato un altro gigantesco, quanto irrazionale, atto di fiducia. Il popolo si è bevuto la storiella che i governi avrebbero potuto garantire tutto e tutti: depositi bancari, disoccupati, ripresa economica, e chi più ne ha più ne metta. Peccato che i governi  fossero già pieni di debiti e che con questo &#8220;salvataggio&#8221; si siano condannati all&#8217;iperindebitamento ed al fallimento, che non potrà essere ritardato per molto tempo. </p>
<p>E&#8217; facile fare paralleli tra la precedente Bolla e quella attuale della finanza pubblica globale. Con riferimento ai soli USA, che del resto sono il centro del sistema, la portata del nuovo fabbisogno debitorio addizionale del governo ha raggiunto velocemente quota 2 trilioni annui (il 10% del PiL). Poichè ben poco di questo debito improduttivo sta finanziando creazione di ricchezza economica reale, si ha un rapido deterioramento nella qualità del medesimo che d&#8217;altro canto deve essere ogni mese venduto a creditori esteri. Di nuovo vi è una logica alla Ponzi: i creditori esteri ricevono i rimborsi solo se e fino a quando loro stessi sottoscriveranno i nuovi debiti che servono sempre più per ripagare le scadenze precedenti, sono solo i loro soldi che girano. Certo, nel frattempo questa &#8220;partita di giro&#8221; tiene in piedi il reddito nazionale USA, ma non senza conseguenze inflazionistiche di lungo termine. Più in generale, l&#8217;acuta fragilità sistemica attuale è mascherata da un espansione senza freni dei debiti pubblici, e questo è un problema finanziario ed economico, prima che politico.<br />
Una delle sfide nell&#8217;analisi delle bolle, per gli osservatori indipendenti come il sottoscritto, è riuscire a stimare quanto possono durare e fino a dove possono arrivare. La bolla tecnologica di inizio millennio arrivò a estremi incredibili prima di scoppiare, lo stesso vale per quella ipotecaria finanziaria, dunque  anche questa potrà sorprendere, ma propendo per  l&#8217;idea che alla terza consecutiva il popolo bue sia divenuto un pò più avveduto e dunque lo scoppio può  arrivare prima delle altre volte. L&#8217;equivalente ruolo che giocarono Fannie e Freddie nel 2007 oggi  lo hanno le banche centrali estere dei paesi in avanzo commerciale, le uniche che possono comprare l&#8217;enorme quantità di debito americano di nuova creazione. Questa settimana, da un lato vi è stato un assorbimento  positivo dei 100 e passa miliardi di asta settimanale; ma dall&#8217;altro lato proprio venerdì si sono risentite voci cinesi ricordare che occorre trovare una soluzione al problema di avere una moneta internazionale credibile.<br />
A questo proprosito concludo con un aneddoto venuto fuori dall&#8217;esito della recente visita del ministro del tesoro americano in Cina. Parlando in una gremita aula universitaria di Pechino, ad un certo punto ha detto che i soldi cinesi investiti in titoli americani sono &#8220;al sicuro&#8221;;  nel silenzio generale si è sentita una forte risata da parte di uno studente, che ha in breve trascinato tutto l&#8217;auditorio e financo Tim Geithner non ha potuto fare a meno di sorridere. Posso pensare che il nuovo scoppio tarderà a lungo?<br />
MATERIE PRIME: i cinesi speculano<br />
La Cina, mentre si interroga sui suoi crediti in dollari, continua a pompare moneta nel sistema finanziario interno. La Banca del Popolo infatti ritiene che l&#8217;economia domestica sia in uno stadio critico e che sia necessaria una politca espansiva; sta di fatto però che l&#8217;espansione creditizia viene per ora sfruttata soprattutto per speculare in materie prime che sembra diventato lo sport nazionale, con le aziende locali che stanno accumulando materiali ben oltre le loro necessità produttive nella speranza di poterle rivendere a prezzi più alti in futuro, quando l&#8217;inflazione esploderà come nelle previsioni dei più.<br />
Questa settimana comunque l&#8217;andamento del comparto è risultato frenato dalla flessione delle borse. Il petrolio continua a non risentire nè dei disordini in Nigeria nè della questione iraniana che si sta complicando e potrebbe anche sorprendere se dalle parole anti occidentali si passerà ai fatti, che per ora si limitano all&#8217;esplusione dei britannici.<br />
L&#8217;oro sale dello 0,6% (+6,5% da inizio anno), scende l&#8217;argento -1%(+25%). Sale il rame +1,7%(+63%),scende il petrolio -1% (+55%) ed  il gas naturale -2% (-27%) ma  il rapporto petrolio-gas scende ancora a 16,8 sulla scadenza agosto.Misti gli agricoli. L&#8217;indice generale CRB perde 0,6% (+9,5%).<br />
Si conclude con : petrolio a 69,1(agosto) gas naturale a 4,10(agosto) oro a 940(luglio) argento a 14,1(luglio) platino a 1203 (luglio) palladio a 247(settembre) rame a 229(luglio) soia a 1201(luglio) oro-petrolio a 13,6 petrolio-gas 16,85.<br />
CAMBI: ammoino<br />
I dati macro USA della settimana, sostanzialmente in linea con le attese, non modificano il quadro già noto. Le vendite di case procedono miste (le vecchie un pò meglio, le nuove un pò peggio) mentre i prezzi continuano a scendere. Gli ordini di beni  durevoli sono andati meglio del previsto, la revisione finale del PIL nel primo trimestre è stata fissata a -5,5% su base annua grazie a ritocchi sulle scorte e sul deficit estero, ma i consumi sono stati rivisti al ribasso. E questo resta il tasto dolente del secondo trimestre con i sussidi disocupazionali  oltre quota 600 mila, a sostegno del reddito delle famiglie anche se salari e stipendi scendono, per cui le persone cercano di risparmiare piuttosto che iperconsumare come fatto nel passato, passato che non tornerà mai più. E&#8217; finita un epoca, quella dell&#8217;iperconsumismo e i venditori di pubblicità si possono mettere l&#8217;anima in pace a cominciare da &#8220;papi&#8221; che cerca disperatamente di sfruttare la posizione governativa  per favorire il suo ormai meno redditizio duopolio pubblicitario-televisivo.</p>
<p>L&#8217;indice del dollaro è sceso di -0,5% concludendo a 79,8 (-2% da inizio anno). Il dollaro ha perso un pò con tutti, tranne che sul canadese. La Cina ha ipotizzato una nuova valuta internazionale e ha proposto che il FMI gestisca riserve in più valute, espandendo il ruolo della sua unità di conto , i Diritti speciali di prelievo. Il dollaro ne ha risentito ma in misura modesta, ed in parte la sua discesa è dovuta al recupero delle borse nel finale. E&#8217;stata una settimana di &#8220;ammoino&#8221; cioè  volatile ma in cui è risultato difficile identificare le motivazioni fondamentali dei vari movimenti, per poi non concludere granchè. Ciò non di meno appare chiaro che diversi mesi di stampa di moneta combinata con un deficit statale fuori controllo pesano sempre di più sul biglietto verde. Il citato annuncio dei cinesi viene dopo che la Fed ha confermato il programma di stampa di nuovi dollari, e pare manifestare insoddisfazione da parte del principale creditore. In realtà la Fed non ha detto niente di particolare, non ha annunciato nessun cambiamento , e perfino il testo del comunicato è risultato quasi identico a quello di aprile, con l&#8217;unica eccezione data dall&#8217;ammissione che i prezzi delle materie pirme hanno rialzato la testa, frase che sostituisce il &#8220;rischio di deflazione&#8221; citato in precedenza. Una discussione seria sull&#8217;exit strategy è rimandata alle calende greche, e proprio questo probabilmente non è piaciuto dall&#8217;altra parte del Pacifico.</p>
<p> Nei fondamentali EURUSD che è salito del  13% dal minimo di marzo a 1,25 appare anche lui vunerabile, sia a eventuali anglosassonizzazioni della Bce, sia alla debolezza economica  europea, con gli esportatori che vedono come il fumo negli occhi un eventuale apprezzamento ulteriore, ed in questa fase di apparente assenza di inflazione con il petrolio relativamente basso non si vedono benefici da una eventuale simile evoluzione. Tecnicamente, la fascia di resistenza a breve resta tra 1,42 e 1,43 con 1,47 a seguire, il supporto invece è confermato a quota 1,37-1,38 con 1,35 a seguire.</p>
<p><strong>OBBLIGAZIONI: boccata d&#8217;ossigeno<br />
</strong> Negli USA  i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 0,90% (-16 cts. rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è    al 0,60%(-1 cts.); i bills a 3 mesi   allo 0,18%(-0 cts.). I rendimenti dei bonds  a 2 anni  a 1,03%(-16 cts.); a 5 anni al 2,51%(-27 cts.); il decennale al 3,53% (-25 cts); a 30 anni al 4,32%(-18 cts.). Scende un pò il differenziale tra 2 e 10 anni   a 250 (-9 cts.), fermo quello  tra 5 e 10 all&#8217;1%. L&#8217;evento della settimana è stato l&#8217;inatteso successo delle aste di nuovi titoli emessi dal tesoro USA : 104 miliardi a 2-5-7 anni che sono stati sottoscritti senza difficoltà dai creditori esteri. Una boccata d&#8217;ossigeno che ha provocato le ricoperture di quelli che erano andati &#8220;short&#8221; proprio in previsione delle aste, e  c&#8217;è anche lo zampino della Fed che nel suo comunicato di mercoledì ha confermato la politica di acquisto dei titoli pubblici pur mantenendone fermo l&#8217;importo complessivo.Il rendimento del decennale ha così ritracciato la metà dell&#8217;ultima gamba al rialzo dal 3% al 4%, per cui  ho preso posizione vendendo il derivato, in coerenza con le mie previsioni di rendimenti al rialzo nel medio termine. Poichè però, nel breve, spasmi vari (tra cui il calo della borsa) in un mercato così drogato  possono provocare discese fino  al 3,25-3% , ho anche comprato il quinquennale in modo da puntare soprattutto sull&#8217;irripidimento della curva.<br />
La netta discesa dei rendimenti di questa settimana  non si è  trasmessa ai tassi sui mutui: anzi in lieve rialzo il tasso fisso trentennale (+4 cts.  al 5,42%) fermo il quindicennale(-1 cts. al 4,87) e il tasso variabile ad un anno (-2 cts. al 4,93%). Misti  i differenziali sui bonds aziendali,   in forte calo i rendimenti degli obbligazionari dei paesi emergenti con i bonds brasiliani tornati al 6%  sul decennale, ed in ribasso anche il rendimento del decennale giapponese (1,39).<br />
Scendono ancora in Europa i  tassi euribor in scia all&#8217;immissione di lqiuidità orchestrata dalla BCE:  ad un mese  a 0,78% (-16 cts.) a tre mesi a 1,12%(-10 cts.) ad un anno  a 1,51%(-9 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi  sul 2 anni scendono a 1,32%(-13 cts.) e  sul decennale flettono a 3,39% (-11 cts.) per cui sale il  differenziale tra 2 e 10 anni a +207 cts. ;  il differenziale con i bonds USA  sul due anni risale lievemente a +29 , mentre  sul decennale si contrae  a +14 cts. ma  a favore del bond americano.</p>
<p><strong>BORSE:  ribasso iniziato<br />
</strong>&#8220;La chiusura a 921  potrebbe segnalare l&#8217;inizio della terza onda al ribasso che si concretizzerà con la perforazione di 904 e il raggiungimento dell&#8217; obiettivo minimo a 876 qui identificato da tempo come un supporto chiave, la cui rottura confermerebbe lo scenario ribassista. Viceversa , la capacità di risalire sopra 936 , darebbe credito all&#8217;ipotesi opposta sopracitata e rimanderebbe l&#8217;appuntamento con il ribasso, ma fin quando lo sp500 si tiene sotto 936 lo scenario più probabile resta quello del ribasso&#8221;.<br />
Così, sette giorni fa.<br />
In realtà l&#8217;andamento della settimana non è stato cristallino: all&#8217;inizio si era verificata la perforazione di 904 ma la  conseguente caduta non è andata oltre 889; sembrava  che dopo un rimbalzo fosse inevitabile quanto meno il test di 876, invece la riunione Fed e il &#8220;processo&#8221; a bernanke hanno modificato il normale moto ondoso, provocando varie oscillazioni in un range che si è poi definito tra 922 e 895. Ciò nonostante, comunque, il tutto resta ancora assimilabile in una visione ribassista, in cui la prima onda sarebbe l&#8217;intera  caduta  da 956 a 889, mentre il recupero pur non lineare intervenuto da 889 fino a 922 sarebbe la seconda onda. Una conferma  verrà se tiene  area 927- 936 e se si ritorna sotto 889: la terza onda avrebbe un obiettivo minimo a 860-850 il che implicherebbe la rottura del supporto a 876 e quindi un ribasso ben più pronunciato in seguito.<br />
Naturalmente, proprio l&#8217;andamento non cristallino di questa settimana e la sovra performance dei tecnologici, rendono ancora possibile uno scenario alternativo, in cui la caduta realizzata  è interpretabile come un ABC correttivo all&#8217;interno del trend rialzista iniziato a marzo e ancora in essere: 956-904(A) 904-927(B) 927-889(C). In tal caso il rialzo successivo iniziato questo martedì sarebbe la prima onda di una nuova sequenza tesa a ritestare almeno i recenti massimi di 956; la conferma verrebbe dal sorpasso di area 927-936. <br />
Propendo per lo scenario ribassista: la caduta da 956 a 889 è stata la più ampia da quando è iniziato il recupero a marzo, 67 punti, e la più lunga , 8 giorni; il rimbalzo da  889 fino a 922 è stato di 33 punti, cioè il 50% dei  67 del declino. Questo tipo di azione è stata tipica all&#8217;inizio dei precedenti cicli ribassisti: ad esempio, l&#8217;anno scorso il grande ribasso iniziato l&#8217;8 maggio da 1440, partì proprio con una prima onda da  67 punti di ribasso seguita da un rimbalzo di 33 punti. Inoltre il DOW ha fatto un minimo inferiore nell&#8217;ultima caduta a differenza dello sp500 che si è fermato a 895; questa divergenza può anticipare lo stesso destino del  DOW, che mostra una sequenza a 5 onde ben chiara da 8876 a 8259. Infine vi sono alcuni settori chiave , come quello bancario, che sono già in trend ribassista, così come alcuni indici internazionali (gli europei DAX e FTSE),mentre gli indici asiatici ancora in uptrend presentano numerose divergenze tecniche negative. Anche il quadro intermarket, con i rendimenti e il petrolio al ribasso, l&#8217;oro in recupero e il dollaro che potrebbe riprendersi, paiono coerenti con un imminente fase di negatività sui mercati azionari. Volendo esagerare, posso immaginare che la borsa resista  fino a martedì ultimo del mese, e poi da mercoledì primo luglio parta la discesa che riceverebbe la spinta decisiva dai dati occupazionali di giovedì.</p>
<p>Si conclude con Dow a 8438 -1,2% ( -4% da inizio 2009) SP500 a 919 -0,3%(+2%) Nasdaq100 a 1480 +0,6%(+22%)Russell +0,1%(+2,5%) Trasporti +1,3%( -8%) utilities +1,4% (-5%) semiconduttori -0,5% ( +24%) Broker +1%( +28%) Banche -2,4%(-18%).<br />
Il rapporto tra put e call scende a 0,82 e  l’indice della volatilità VIX scende  a 26.<br />
 Il Nikkey giapponese  a 9877 +0,9%(+11,5% da inizio 2009),  il Dax a 4776 -1,5%(-1%)  il cac francese a 3129, il footsie inglese a 4241, ftsemib italia a 18831. Tra gli emergenti: Brasile -0%(+37%) Russia -5% (+52%) India +1,5%(+53%) Cina +1,5%(+61%).</p>
<p><strong>PREVISIONI: BCE + disoccupazione USA<br />
</strong>Giovedì prossimo toccherà alla BCE esprimersi dopo il blitz monetario di questa settimana, in cui ha inondato di nuova moneta(440 miliardi) il sistema bancario europeo ritenuto evidentemente traballante checchè si sforzino di dire i vari politici, al fine di tenere buoni e tranquilli i depositanti. La BCE è pressata da più parti perchè faccia ancora di più: l&#8217;OCSE ha auspicato tassi a zero come quelli anglosassoni e per tutto il 2010. Ora le aspettative prezzano una probabilità di oltre il 50% di un taglio di 25 cts., mentre fino  a pochi giorni fa prezzavano un rialzo dei tassi. A provocare questo capovolgimento,  la presa di coscienza che la situazione è ben peggiore di quella che appare, tanto è vero che esiste un primo ministro europeo (&#8220;papi&#8221;) che tra una sua festicciola privata e l&#8217;altra è arrivato a dichiarare che occorrerebbe mentire espressamente all&#8217;opinione pubblica, perchè &#8221; la crisi è psicologica&#8221; e se si sapesse la verità la crisi peggiorerebbe;  come se la gente fosse talmente &#8220;fessa&#8221; da non vedere quello che la circonda (piuttosto, qualcuna delle tante ragazze o qualcuno dei tanti lobbisti ammessi alla sua corte dovrebbe spiegargli la storiella di &#8220;al lupo, al lupo&#8221;).<br />
La BCE ha continuato a fare dichiarazioni tese a sottolineare che i tassi d&#8217;interesse attuali sono appropriati, ed in particolare il presidente della Bundesbank ha definito &#8220;non necessari&#8221; ulteriori allentamenti. Naturalmente, non c&#8217;è nessuna garanzia che le banche passino i soldi ricevuti dalla BCE all&#8217;economia; piuttosto potrebbero scegliere di tenerseli in cassa a protezione dei mille miliardi e oltre di perdite ancora non dichiarate  nei loro portafogli tossici. Dunque, non sarà una riunione di routine quella di giovedì prossimo, e le due anime (la tedesca e l&#8217;anglosassone) si scontreranno ancora una volta. L&#8217;euro potrebbe risentirne se il mercato si convincesse che la politica adottata impedisce all&#8217;Europa di agganciare la ripresa prossima ventura (viene ancora ritenuta imminente, dai più,  per gli USA e per il resto del mondo). Ma nel breve termine l&#8217;euro continua ad essere correlato per oltre l&#8217;80% all&#8217;andamento della propensione al rischio e quindi dei mercati azionari, i quali la prossima settimana si troveranno di fronte un calendario USA intenso,con il gran finale di giovedì (venerdì festivo) allorchè usciranno i dati sulla disoccupazione. Ci sarà quindi un giovedì cruciale, con Trichet che inizierà a parlare mentre escono i dati americani, ma si inzierà da martedì che è l&#8217;ultimo giorno del semestre, dove possono quindi esservi fenomeni di &#8220;vetrina&#8221;, con l&#8217;indice di fiducia dei consumatori, atteso in modesto miglioramento a giugno; dopo il recente recupero dal minimo di febbraio appare difficile che possano esserci spazi significativi anche perchè persiste il  deterioramento della situazione occupazionale. Di fronte alla domanda base: il peggio della crisi è passato? l&#8217;indice di fiducia suggerirebbe di sì,visto il recupero degli ultimi 3 mesi,  ma poichè finora ciò non si è tradotto in aumento dei consumi, appare essere solo psicologico, senza  effetti sull&#8217;economia, e pertanto, modeste variazioni in un senso o nell&#8217;altro, non avranno un gran impatto sui mercati. Passando al mondo della produzione, mercoledì primo luglio arriva l&#8217;indicatore di fiducia dei manifatturieri: l&#8217;ISM, che dovrebbe far luce sul miglioramento della domanda così come percepito dalle imprese, ma anche qui vale quanto sopra menzionato. Mercoledì arriva inoltre la stima ADP delle imprese private sull&#8217;occupazione; sommata alla componente occupazionale dell&#8217;ISM , servirà a creare aspettative sul dato del giorno dopo (ma spesso poi quest&#8217;ultimo non conferma): le attese attuali sono per un ulteriore perdita di 350 mila posti di lavoro, che manterrebbe il ritmo dimezzato rispetto a inizio anno. Il totale dei posti lavoro persi dal dicembre 2007 è comunque arrivato a superare quota 7 milioni, e seppur a maggio una perdita ben inferiore alle attese galvanizzò i mercati, occorre ricordare che questi dati sono sottostimati a causa del modello di calcolo, ed il semplice rallentamento dell&#8217;emorraggìa è ben altra cosa rispetto ad una ripresa. Ciò nonostante, anche giovedì prossimo un dato meno peggiore di quanto atteso, nel breve termine spingerebbe al rialzo le borse. Ma, se al contrario arriva una delusione, gli assets rischiosi che restano vulnerabili potrebbero risentirne molto, e si potrebbe vedere l&#8217;SP 500 rompere i supporti e il dollaro tornare in auge come rifugio, perchè tale perversa correlazione pare essere ancora in piedi nei momenti critici.</p>
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		<title>Se l&#8217;economia è appesa a un filo</title>
		<link>http://www.livesicilia.it/2009/06/22/se-leconomia-e-appesa-a-un-filo/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 05:36:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Spallino</dc:creator>
				<category><![CDATA[La nota sui mercati]]></category>

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		<description><![CDATA[ECONOMIA: appesi a un filo
Negli USA sono usciti i dati sui flussi finanziari nel primo trimestre 2009. Tra tutte le statistiche è quella che mi interessa di più, perchè rappresenta dati contabili nominali non alterati da stime ed  indici di inflazione più o meno fasulli. Ne vengono fuori tre verità cristalline: 1) non c&#8217;è alcun [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ECONOMIA: appesi a un filo<br />
</strong>Negli USA sono usciti i dati sui flussi finanziari nel primo trimestre 2009. Tra tutte le statistiche è quella che mi interessa di più, perchè rappresenta dati contabili nominali non alterati da stime ed  indici di inflazione più o meno fasulli. Ne vengono fuori tre verità cristalline: 1) non c&#8217;è alcun collasso creditizio 2) la crisi è pagata dalle famiglie 3) il futuro è appeso al sottile filo della fiducia nei titoli di Stato. Vediamo perchè.<br />
Il credito totale (finanziario e non finanziario) è aumentato di 372 miliardi nei prime tre mesi dell&#8217;anno, pari a un incremento del 3% annuo, e comunque superiore di oltre il 4% rispetto a 12 mesi prima. Parlare di &#8220;collasso&#8221; credtizio è quindi sbagliato e non vero. L&#8217;unico settore che vede una riduzione del credito è quello delle FAMIGLIE (-1%) anche se la componente ipotecaria  resta costante, ed in miglioramento rispetto agli ultimi trimestri del 2008 in cui si era contratto, restando sostanzialmente sui livelli di un anno fa. Il credito alle IMPRESE nel complesso è stazionario nel trimestre, ma  cresce del 3% rispetto a 12 mesi prima.  A fronte di questa tenuta del credito alle imprese e della lieve contrazione di quello alle famiglie, emerge un impennata del credito STATALE: +22% su base annua. Lo stock di debito del tesoro sale di 466 miliardi nel trimestre, ma non c&#8217;è solo lui: lo stock di debiti di Fannie e Freddie, ormai nazionalizzate, si è espanso di altri 260 miliardi, e si ritrova a +7% rispetto a un anno fa. Se si aggiungono ai debiti del Tesoro e a quelli delle agenzie, anche quelli del comparto ipotecario garantiti dallo Stato, su base annua si arriva (al ritmo tenuto nel primo trimestre) ad avere una crescita pari a ben oltre  2 trilioni di dollari: stiamo infatti parlando di oltre 600 miliardi nel trimestre pari al +16% annuo, che portano lo stock a oltre 15 trilioni e cioè ben oltre il PIL. Già nel 2008 la crescita era stata di oltre 2 trilioni, e cioè quasi il 100% della crescita del credito totale, mettendo così in evidenza il principale aspetto di questa nuova grande Bolla della finanza pubblica: senza di lei il paese implode.<br />
Coloro che parlano di collasso creditizio guardano solo ai dati stagnanti del credito bancario, alla contrazione del giro di affari delle grandi di  Wall Street, all&#8217;inaridimento del mercato delle commercial paper; ma ignorano la sopraillustrata massiccia espansione del debito statale e parastatale, cui va aggiunto anche il boom dei debiti a livello municipale. Il +4% complessivo di tutto il credito non finanziario del primo trimestre sarà inoltre certamente superato nel secondo trimestre.</p>
<p>Qual&#8217;è stato l&#8217;effetto sull&#8217;economia reale di tutto ciò? che il reddito nazionale nel primo trimestre è sceso di appena 48 miliardi su base annua, restando a quota 12,2 trilioni; una contrazione  nettamente inferiore a quella registrata nel quarto del 2008 (189 miliardi) . Il totale dei salari e stipendi è rimasto sui livelli nominali di 12 mesi prima. Ergo: i 2 trilioni e passa di nuovo indebitamento statale sono riusciti a stabilizzare il reddito nazionale. Vittoria&#8230;.. di Pirro, perchè la sostenibilità e le conseguenze di questa nuova bolla creano le basi per una futura crisi ben superiore. Ed in ogni caso è certo che per tenere l&#8217;economia a galla sono ormai necessari almeno due trilioni di nuovo indebitamento, anno dopo anno. Ma ciò porta con sè una serie di  problemi a cominciare dall&#8217; amplificazione delle distorsioni globali finanziarie ed economiche.<br />
Naturalmente, l&#8217;inflazionamento comportato dalla Bolla della finanza pubblica sarà di natura diversa rispetto all&#8217;inflazionamento indotto dalla bolla di Wall Street, orchestrata negli anni scorsi dalla FED, perchè il principale meccanismo di inflazione monetaria si è spostato dai bilanci di Wally ( cartolarizzazioni, pronti termine,  hedge funds, etc.) ai vari comparti della finanza pubblica. Pertanto c&#8217;è da aspettarsi uno spostamento duraturo nel flusso finanziario che si allontana dai mercati dei cespiti patrimoniali (case, azioni) con importanti conseguenze per la ricchezza delle famiglie e quindi per la loro capacità di spesa e di risparmio. Non a caso sono state le famiglie che hanno già pagato il conto della crisi, come si evince dal fatto che, nonostante lo stimolo senza precedenti del governo, le loro attività patrimoniali  sono  scese di 1,4 trilioni nel primo trimestre del 2009, facendo salire la perdita degli ultimi 12 mesi alla cifra record di 10 trilioni di ricchezza persa (-13,5%), il che porta l&#8217;ammontare totale delle attività indietro a quota 64,5 trilioni,  livello di fine 2005. Questa perdita di 10 trilioni è dovuta per quasi 8 agli assets finanziari (-16%, azioni in primis) e per oltre 2 agli assets immobiliari(-10% il prezzo delle case). Poichè le passività delle famiglie si sono ridotte di appena il 2% rispetto a 12 mesi prima, la ricchezza netta ammontante a 50 trilioni, è scesa di quasi 10 trilioni (-16%) rispetto a un anno fa, ed ha continuato a scendere nel primo trimestre 2009 al ritmo del 10% annuo.<br />
Nel frattempo, sul fronte internazionale, i dati relativi ai flussi con il resto del mondo, mostrano che quest&#8217;ultimo ha ridotto i suoi crediti a  tutti i settori tranne che a quello statale: nel primo trimestre ha assorbito titoli del tesoro per oltre 600 miliardi portandone lo stock detenuto a 3,3 trilioni. Quindi i creditori esteri  hanno chiuso il rubinetto  a famiglie ed imprese, ma non allo Stato americano, e ciò diviene un fattore chiave, che contribuisce ad un alterazione dei flussi finanzari nell&#8217;economia USA, perchè lo Stato deve sostituirsi a loro, riciclandone i fondi. Il che dovrebbe essere letto come un forte segnale di pericolo:  il processo cruciale di riciclaggio si potrà continuare a fare solo fin quando la percezione dei creditori esteri sull&#8217;affidabilità dei titoli di stato americani resterà positiva. Et après le deluge.</p>
<p>Mentre i dati parlano forte e chiaro, Obamone fa un pò di &#8220;ammoìno&#8221; ed esegue gli ordini rimpinzando di poteri sempre maggiori la disastrosa Fed, per regolare il meccanismo creditizio di Wall Street. Sarebbe carino se facesse sapere a quale regolatore nel nuovo regime verrà affidato il compito di proteggere il sistema dagli eccessi della finanza pubblica governativa. Naturalmente già si sa la risposta: a nessuno. Stesso problema di sempre: non solo nessuno interverrà per bloccare la Bolla, bensì per giunta un coro di voci si leverà trovando sempre una scusa, una giustificazione, una razionalizzazione, per negarne l&#8217;esistenza e per dire che non è assolutamente opportuno nè il momento adatto per frenare l&#8217;indebitamento pubblico. Così un bel giorno (si fa per dire) sarà il vecchio mercato, per quanto malmesso,  a innescare la Crisi. Ma, questa volta, non si potrà più ricorrere all&#8217;intervento salvifico dei governi, perchè saranno loro ad essere scoppiati insieme alle loro finanze.<br />
<strong>MATERIE PRIME: sale solo il gas<br />
</strong>In perfetta correlazione con le borse, scendono le materie prime e si ferma il rialzo del petrolio anche nei confronti dell&#8217;oro, il cui rapporto risale a 13,5 mentre il differenziale oro-platino scende a 276 punti. L&#8217;oro per il momento ha tenuto il supporto qui indicato di area 920, e potrebbe aver finito la fase correttiva iniziata dopo il rialzo arrivato fino a 989; se parte la terza della terza rialzista l&#8217;obiettivo minimo è 1055. Ricordo infatti che per l&#8217;oro si può fare il seguente conteggio a partire dai minimi a 680 dell&#8217;ottobre 2008: una prima onda al rialzo di 326 punti che lo portò a superare quota mille a febbraio, una seconda al ribasso che ha ritracciato poco meno del 50% arrivando a 860 a metà aprile, ed ora una terza al rialzo che finora ha a sua volta presentato una prima onda minore al rialzo arrivata fino a 990 (+130) seguita dalla seconda minore di correzione che è stata esattamente il 50% (-65); questo naturalmente se 925 tiene, in tal caso la terza onda minore dovrebbe essere di ampiezza almeno pari alla prima e quindi portare fino a 1055(+130) per agosto. E&#8217; uno scenario che sarebbe coerente sia con una ripresa della paura verso il rischio e quindi con borse in calo, sia con una nuova caduta del dollaro, e nel primo caso potrebbe riportare il rapporto oro-petrolio verso 18-20.<br />
Per la settimana però l&#8217;oro scende dello 0,4% (+6% da inizio anno),molto meno dell&#8217;argento -4,5%(+26%). Scendono anche gli industriali: il rame &#8211; 5,7%(+60%), il petrolio -3,5% (+56%); l&#8217;unica eccezione a+5% (-28%) è  il gas naturale che si è mosso con correlazione inversa alle borse e quindi alle altre materie prime, incluso il petrolio:  il rapporto petrolio-gas scende così a 17,2. Tutti gli agricoli in calo. L&#8217;indice generale CRB perde 3,6% (+10%).<br />
Si conclude con : petrolio a 69,5(luglio) gas naturale a 4,04(luglio) oro a 935(giugno) argento a 14,2(giugno) platino a 1211 (luglio) palladio a 245(giugno) rame a 225(giugno) soia a 1179(luglio) oro-petrolio a 13,5.<br />
<strong>CAMBI: il dibattito europeo</strong><br />
L&#8217;indice del dollaro è rimasto poco mosso con +0,2% concludendo a 80,3 (-1,5% da inizio anno).Rispettando il copione che vede scattare acquisti di yen quando scendono le borse, il biglietto verde ha perduto con la valuta giapponese oltre il 2% ma ha recuperato sulle valute commodities e sull&#8217;euro (+0,5%). Nel complesso si è trattato di un consolidamento, come si evince dall&#8217;indice generale che resta appena sopra al supporto transitante per quota 80; d&#8217;altro canto la resistenza è in area 81,5 per cui questo periodo di stallo  finirà con la rottura in un senso o nell&#8217;altro che darà la direzione ad un movimento più ampio.<br />
Questa settimana non  ci sono stati segni di crescita nella zona euro tali da giustificare la fine degli stimoli governativi , eppure le dichiarazioni rilasciate dai ministri finanziari riuniti a consesso sono andate in questa direzione.L&#8217;euro quindi si trova anche lui immerso nell&#8217;incertezza che ne deriva, con gli operatori che cercano di determinare se si procederà dando per scontato una ripresa imminente, e nel dubbio se poi ciò non si rivelerà un errore. Nel frattempo,  se le autorità europee sono più orientate a restringere appena possibile  rispetto alla media mondiale, c&#8217;è una notevole diversità al loro interno tra le opinoni della BCE e quelle dei politici. Nei mesi passati la banca ha assunto un atteggiamento più neutrale e non  ha fermato la discesa dei tassi se non all&#8217;1%. Il punto di maggior contenzioso al suo interno è stato quello relativo al programma di stampa di moneta con acquisto di covered bond, che Trichet ha detto partirà a Luglio, usando inoltre un linguaggio che lascia aperta la porta ad ulteriori allentamenti monetari se ce ne dovesse essere bisogno. Per contro, i governi si presentano più fiduciosi circa l&#8217;imminente ripresa, ed hanno detto che i primi segni sono già visibili, anche se le previsioni ufficiali parlano di una contrazione del PIL del -4% nel 2009 e di un -0,3% nel 2010.<br />
Il dibattito tra Europa e resto del mondo, verte invece su quanto, e per quanto ancora, dovrà essere il supporto extra dei governi all&#8217;economia. Nel G8 dello scorso weekend, gli anglosassoni si sono schierati per una difesa ad oltranza delle manovre di spinta e per ritardare il più possibile il rientro nei deficit pubblici fino a quando non vi sarà proprio un evidenza schiacciante di ripresa economica. Invece l&#8217;asse franco-tedesco spinge in senso opposto, preoccupato che deficit ormai proiettati al 6% del PIl per quest&#8217;anno, diventino un problema fuori controllo.A complicare le cose ci sono nuove stime di ulteriori perdite per il sistema bancario europeo che la BCE stima in altri 283 miliardi (e il FMI ancora di più) cui si aggiunge  la paura di default nei paesi dell&#8217;est europeo, e ciò mentre nessun paese europeo vuole comunicare i risultati degli stress test cui hanno sottoposto i propri sistemi bancari, il che autorizza i peggiori pensieri in materia.<br />
<strong>OBBLIGAZIONI: quando la curva cambia<br />
</strong> Negli USA  i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 1,06% (-5 cts. rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è    al 0,61%(-1 cts.); i bills a 3 mesi   allo 0,18%(-0 cts.). I rendimenti dei bonds  a 2 anni  a 1,19%(-7 cts.); a 5 anni al 2,78%(-0 cts.); il decennale al 3,78% (-1 cts); a 30 anni al 4,5%(-14 cts.). Sale il differenziale tra 2 e 10 anni   a 259 (+6 cts.), fermo tra 5 e 10 (1%). I saldi settimanali non mostrano però che nella prima parte della settimana, coevamente alla discesa della borsa, le ricoperture si erano intensificate portando i rendimenti fino a 3,6% sul decennale; nel finale, il recupero della borsa e l&#8217;avvicinarsi delle nuove pesanti nuove emissioni della prossima settimana,  hanno risospinto al rialzo i rendimenti. Parziale rientro anche della recente impennata dei tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (-21 cts.  al 5,38%)   quindicennali(-17 cts. al 4,89) e a tasso variabile ad un anno (-9 cts. al 4,95%). In rialzo  i differenziali sui bonds aziendali,   in rialzo i rendimenti degli obbligazionari dei paesi emergenti, con i bonds brasiliani saliti al 6,3%  sul decennale, in ribasso il rendimento del decennale giapponese (1,44) in coerenza con il recupero dello yen.<br />
Scendono in Europa i  tassi euribor:  ad un mese  al 0,94% (-3 cts.) a tre mesi al 1,22%(-6 cts.) ad un anno  al 1,60%(-8 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi  sul 2 anni crollano a 1,45%(-23 cts.) e  sul decennale flettono a 3,50% (-13 cts.) per cui sale il  differenziale tra 2 e 10 anni a +205 cts. ;  il differenziale con i bonds USA  sul due anni scende nettamente a +26 , mentre  sul decennale l&#8217;inversione prosegue  a +28 cts. a favore del bond. C&#8217;è dunque movimento sulle curve, che significa?</p>
<p>Le grandi manìe sono state metodiche nel loro ciclo di euforia e successiva depressione. La prima ben documentata risale al 1720, ed ora siamo giunti alla sesta, ed è affascinante osservarne la regolarità del cammino attraverso il tipico post-scoppio bolla: adesso a 20 mesi dallo scoppio, siamo nell&#8217;imminenza di un altra fase di stress sul mercato creditizio globale. Il segnale dell&#8217;inizio della crisi è dato proprio dall&#8217;inversione nella curva dei rendimenti. Di solito, il  boom può durare anche 12-16 mesi da quando inizia tale inversione che è causata dalla domanda di fondi degli speculatori, la quale spinge al rialzo i tassi a breve termine più velocemente di quanto non accada a quelli a lungo termine. Il pensiero ortodosso si preoccupa quando vede salire i tassi a breve, ma La Storia mostra che i problemi iniziano quando la curva comincia a irripidirsi con  i tassi a breve che iniziano a scendere più velocemente di quelli a lunga.Vuol dire infatti che la speculazione sta battendo in ritirata, restituisce i fondi, e si chiude in difesa: lo schiacciamento dei tassi sui bot(bills, negli USA) verso lo zero ha inequivocabilmente preavvisato che la fase di manìa speculativa era finita e arrivava il suo inevitabile collasso.<br />
L&#8217;ultima crisi è stata preceduta dall&#8217;inversione della curva ad inizio 2006, ed è arrivata 16 mesi dopo; il passo successivo è stata la decelerazione del credito durante l&#8217;estate del 2008, ed ha anticipato il  crash autunnale come era successo nel 1929 e nel 1873.Anche in quelle occasioni era poi seguito un forte ritorno dello spirito speculativo nella primavera seguente, così come è successo nel 2009 da marzo fino ad ora, coinvolgendo titoli spazzatura, materie prime e mercati azionari, soprattutto gli  emergenti.<br />
Cosa ci indica la Storia per il prosieguo?  Giugno è il mese del destino, e il segnale chiave è un altro cambiamento della curva dei rendimenti, questa volta verso l&#8217;appiattimento, che viene poi seguito da un ampliamento dei differenziali sui titoli aziendali. Quando l&#8217;irripidimento partì nel 2007, l&#8217;opinione della massa nei confronti del settore bancario era positiva perchè si ritiene che le banche guadagnino di più in una situazione in cui vi è un differenziale più elevato tra breve e lungo termine; in realtà -per il motivo sopramenzionato &#8211; era il segnale della bufera in arrivo che avrebbe travolto proprio le banche. Adesso la tendenza all&#8217;appiattimento emersa durante giugno  ha anticipato questa prima discesa delle borse osservata questa settimana, ed  il settore bancario è di nuovo il più vulnerabile. Soprattutto quello europeo.<br />
<strong>BORSE:  ribasso iniziato?<br />
</strong>&#8220;L&#8217;allinearsi di tutte queste simmetrie, e l&#8217;evidenziarsi di significative divergenze dell&#8217; RSI su varie scale temporali, sono altri elementi che fanno propendere per una prossima uscita al ribasso dall&#8217;attuale range. Ma serve la sopramenzionata conferma, perchè un mercato inflazionato può sempre sorprendere per durata e resistenza&#8221;. Così ragionavo sette giorni fa e così è stato: lo sp500 ha rotto il supporto a 925 ed è sceso fino a quasi 900. Adesso la domanda è se siamo di fronte all&#8217;inizio della seconda grande caduta delle borse, oppure se si tratta di un semplice ritracciamento del recente rialzo correttivo, cui seguirà quindi una prosecuzione del rialzo medesimo verso area 1000-1100. Dirò subito che non c&#8217;è modo per dirlo, ma sono chiari i parametri per identificare  l&#8217;ipotesi giusta dal comportamento successivo. Nel frattempo ho iniziato a prendere una posizione al ribasso sotto forma di opzioni con largo respiro temporale che mi consente di avere un piede dentro all&#8217;ipotesi di ribasso, ma al contempo non mi crea grossi problemi se questo scenario va rimandato. Quando ci saranno conferme ulteriori la posizione ribassista verrà resa più consistente.<br />
Ma ricapitoliamo.<br />
Innanzitutto resta molto forte la convinzione che le borse torneranno a scendere, come minimo fino a ritestare i livelli di inizio marzo, ma più probabilmente fino a un altro -50% dai livelli attuali se non peggio. Storicamente, analoghe cadute della borsa sono durate da un minimo di 2 anni a un massimo di 5 anni; quella in corso ha impiegato 17 mesi per raggiungere il primo minimo intermedio e si trova adesso ad aver compiuto un rimbalzo di tre mesi pieni. Sempre storicamente questo tipo di rimbalzi ha una durata media di 5 mesi e una ampiezza del 50% o di recupero dai minimi o di ritracciamento della precedente caduta. Applicando questi parametri si arriva a determinare un estensione massima al rimbalzo in corso che va da 1000 a 1120 per lo sp500. E&#8217; dunque possibile che la discesa di questa settimana (restata tra l&#8217;altro nelle dimensioni medie delle altre discese avvvenute in questi tre mesi, cioè 55 punti) sia solo una correzione , e che il rimbalzo riprenda e duri fino ai primi di agosto toccando uno dei due livelli sopracitati. Però i 3 mesi e mezzo già passati, e il +43% già toccato a quota 956, si avvicinano alla media storica, e non si può certo pretendere che ci sia una precisione millimetrica. Pertanto è anche possibile che il rimbalzo sia finito, e che questa settimana si sia assistito al primo gradino della lunga discesa che attende la borsa, seppur attraverso il consueto procedere sinusoidale , composto da zig-zag e da fasi di oscillazioni laterali.<br />
Analizzando la discesa dal massimo di 956 durata una settimana, si osserva un impulsività contenuta ma uno sviluppo elliottiano da manuale a 5 movimenti: discesa fino a 936(-20) rimbalzino a 946(+10) discesa a 920 (-26) altro rimbalzino a 928(+8) e caduta finale  a 904(-24). Dopodichè si è verificato un classico ABC correttivo così articolato: rimbalzo fino a 918(+14) ritracciamento a 909(-9) e allungo fino a 927(+18); nel complesso 23 punti, il 44% dei 52 della discesa.  La chiusura a 921  potrebbe segnalare l&#8217;inizio della terza onda al ribasso che si concretizzerà con la perforazione di 904 e il raggiungimento dell&#8217; obiettivo minimo a 876 qui identificato da tempo come un supporto chiave, la cui rottura confermerebbe lo scenario ribassista. Viceversa , la capacità di risalire sopra 936 , darebbe credito all&#8217;ipotesi opposta sopracitata e rimanderebbe l&#8217;appuntamento con il ribasso, ma fin quando lo sp500 si tiene sotto 936 lo scenario più probabile resta quello del ribasso.</p>
<p>Si conclude con Dow a 8539 -3% ( -3% da inizio 2009) SP500 a 921 -2,7%(+2%) Nasdaq100 a 1471 -1,2%(+21%)Russell -2,7%(+2,5%) Trasporti -4,3%( -9%) utilities -1,4% (-6,5%) semiconduttori -3,8% ( +25%) Broker -5%( +27%) Banche -3,4%(-16%).<br />
Il rapporto tra put e call fermo a 0,86 e  l’indice della volatilità VIX fermo  a 28.<br />
 Il Nikkey giapponese  a 9786 -3,4%(+10,5% da inizio 2009),  il Dax a 4839 -4,5%(+0,4%)  il cac francese a 3221, il footsie inglese a 4344, ftsemib italia a 19347. Tra gli emergenti: Brasile -4%(+37%) Russia -10% (+60%) India -5%(+50%) Cina +5%(+58%).<br />
<strong>PREVISIONI: arriva la FED<br />
</strong>L&#8217;evento della settimana arriva alle ns. 20,15 di mercoledì quando il Federal Open Market Committee (FOMC) farà il suo comunicato. La riunione di giugno è particolarmente importante perchè precede un vuoto di 7 settimane (la prossima è ad agosto), e perchè esprime le previsioni su crescita del PIL, disoccupazione e inflazione. Le attese sono ovviamente per tassi fermi nel range  0-0,25  e la conferma che lì resteranno per tutto il 2009, così come era stato anunciato già fin da gennaio e poi ribadito nelle riunioni successive. Inoltre ci si aspetta la conferma del programma di stampa di moneta in corso. Se così sarà, come molto probabile, non dovrebbero esserci scossoni sui mercati. Se però ci fosse l&#8217;annuncio di un incremento della quantità di nuova moneta stampata, il dollaro potrebbe prendere una legnata, mentre borsa e materie prime potrebbero benficiarne in prima battuta anche se poi è da vedere come sopporteranno l&#8217;impennata dei rendimenti sui titoli di stato che ne conseguirebbe. Sequenza inversa invece se la Fed dovesse ridurre il programma di stampa di moneta o non esprimere incoraggiamento circa il miglioramento dell&#8217;economia : sarebbe la borsa a prendere la tosata, mentre il dollaro rimbalzerebbe, ma i rendimenti salirebbero lo stesso. L&#8217;obiettivo della Fed  è invece tenere bassi i rendimenti, nonostante ciò contrasti con l&#8217;esigenza di piazzare la valanga di nuova carta debitoria del Tesoro, non far crollare il dollaro e sostenere la borsa. Per cui è probabile che il comunicato tenda innanzitutto a estirpare ogni aspettativa di fine della politica espansiva (già gli inglesi questa settimana si sono distinti nel confermare l&#8217;inflazionamento a mezzo presse di stampa, in reazione al gran parlare di exit strategy che si è fatto al G8), reiterando al contempo previsioni positive sull&#8217;inflazione che saranno usate per contrastare ogni potenziale rialzo dei rendimenti  dovesse seguire a una previsione di miglioramento della situazione economica prossima ventura. Bernanke parlerà il giorno dopo e questo potrebbe consentirgli di correggere il tiro se vede reazioni non gradite, anche se Bernanke sarà davanti al Congresso in veste di imputato per lo scandalo merril lynch-bank of america in cui è sospettato avere imposto l&#8217;operazione.<br />
Il menù dei dati macro presenta l&#8217;andamento delle vendite di case esistenti, martedì, atteso in lieve miglioramento; non è un indicatore molto affidabile, essendo volatile, ma il mercato cercherà di trovarvi segni che la situazione del mercato immobiliare sta migliorando facendo seguito ai dati positivi di maggio su nuovi cantieri e licenze edili. Mercoledì anche le vendite di  nuove case e sarà il turno degli ordini di beni durevoli, attesi in calo dopo il balzo di aprile; a parte il dato complessivo, andrà guardato l&#8217;andamento degli ordini dei beni di investimento escludendo il settore aereo e la difesa, perchè è questo che rappresenta meglio l&#8217;andamento degli investimenti delle imprese: finora tale componente è restata sempre in rosso, e se sarà ancora così non darà sostegno ai facili ottimismi sui &#8220;germogli verdi&#8221; della ripresa. Giovedì ci sarà il dato finale sul PIL del primo trimestre, che potrebbe avere effetti solo in caso di sensibili scostamenti rispetto al -5,7% comunicato nella seconda stima. Infine venerdì si chiude con l&#8217;andamento dei redditi e dei consumi delle famiglie nel mese di maggio, che usciranno insieme al dato finale dell&#8217;indice di fiducia del Michigan.<br />
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		<title>Ripresa? Non esiste &#8220;l&#8217;enigma&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jun 2009 22:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Spallino</dc:creator>
				<category><![CDATA[La nota sui mercati]]></category>
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Il decennale USA questa settimana è stato trattato al  4% per la prima volta dallo scorso ottobre; ed è bene notare che si trova a 20 cts. sopra il livello del bund tedesco, dopo essere stato sempre più basso (un mese fa era  inferiore di 20 cts.). I rendimenti ipotecari sono arrivati  al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ECONOMIA: nessun enigma<br />
</strong>Il decennale USA questa settimana è stato trattato al  4% per la prima volta dallo scorso ottobre; ed è bene notare che si trova a 20 cts. sopra il livello del bund tedesco, dopo essere stato sempre più basso (un mese fa era  inferiore di 20 cts.). I rendimenti ipotecari sono arrivati  al 5,12% dal 3,94% del 20 maggio. Il trentennale ha toccato il 5% che non si vedeva dall&#8217;ottobre 2007. Dunque, nonostante la Fed tenga il tasso ufficiale a zero, e a dispetto dei suoi acquisti di titoli ipotecari e statali, i rendimenti sono saliti. Gli ottimisti vedono in ciò la conferma della futura ripresa economica. La maggioranza parla invece di un &#8220;enigma&#8221; che richiama alla mente quello dell&#8217;era Greenspan. Ricordo brevemente: quando quest&#8217;ultimo iniziò a rialzare i tassi nel giugno 2004 dall&#8217; 1% all&#8217;1,25% i rendimenti ipotecari erano al 5,5%. Alla fine del 2005,  quando la  Fed aveva aumentato i tassi al 4,5% quindi di oltre 3 punti, i rendimenti erano saliti di solo  30 cts al 5,8%. Ne era conseguito che la bolla immobiliare proseguiva con forza, e  Greenspan  aveva definito un &#8220;enigma&#8221; il basso rendimento dei bonds, che si rifiutavano di seguire al rialzo i &#8220;suoi&#8221; tassi.<br />
Adesso quindi ci sarebbe un nuovo &#8220;enigma Bernanke&#8221; di tipo opposto, costituito dal rialzo dei rendimenti alla faccia dei tassi Fed a zero e dei suoi massicci acquisti di titoli (anche ipotecari) con soldi stampati per la bisogna.</p>
<p>Come ricorderanno i miei lettori di lunga data, ho sempre criticato l&#8217;enigma di Greenspan; ed oggi non vedo alcun mistero nel comportamento dei rendimenti americani, avendolo infatti previsto. Perchè ? all&#8217;epoca, e cioè tra il 2004 e il 2007, avevo chiaro che la bolla creditizia giocava un ruolo fondamentale nel distorcere la domanda per i titoli obbligazionari USA, specialmente titoli di stato ed ipotecari. In particolare , durante quel boom la massiccia speculazione a leva sui titoli ipotecari aveva creato un eccesso di domanda  tenendo artificialmente bassi i rendimenti in tutta l&#8217;arena obbligazionaria. Condizioni finanziarie estremamente lassiste creavano un circolo vizioso autorinforzantesi , per cui mutui sempre meno cari e disponibili in abbondanza inflazionavano i prezzi immobiliari e le quotazioni dei titoli di stato. Al contempo, la bolla produceva deflussi di dollari via massiccio deficit estero, aumentati dalla speculazione sulla svalutazione del dollaro, inondando le banche centrali estere, in primis la Cina, che a loro volta -riciclando i dollari per difendere i rapporti di cambio- creavano domanda artificale per i titoli americani. In sintesi, la reazione della Fed al dopo bolla tecnologica, aveva provocato una nuova micidiale bolla  e la Fed  si rifiutava di ammetterlo. Tale Bolla  aveva creato una dinamica di offerta e domanda per i titoli di stato ed ipotecari incredibilmente distorta, ma al contempo allentava il peso del deficit americano favorendo il riciclaggio dei dollari, per cui le autorità se ne  infischiavano altamente, anche se sotto i loro occhi il sistema privato si stava espandendo incontrollabilmente, fino all&#8217;inevitabile scoppio 2007-2008 che pare abbia &#8220;sorpreso&#8221; la catena di comando del nostro pianeta, impersonata da governi e banche centrali.</p>
<p>Oggi, con la bolla creditizia scoppiata, la sfida è analizzare attentamente le nuove dinamiche, nello sforzo di identificare l&#8217;emergere di una nuova relazione tra domanda-offerta- prezzi. L&#8217;attuale rialzo dei rendimenti USA indica proprio l&#8217;emergere di nuove dinamiche, globali ed importanti. Dall&#8217;agosto del 2008 il dollaro aveva beneficiato di una forte domanda dovuta alle ricoperture, frutto di una situazione malata prima e dopo. Invece questo rialzo del dollaro ha indotto nella massa la percezione che i titoli USA fossero un bene rifugio, per cui i rendimenti sono collassati (decennale fino al 2%), e ciò ha rinforzato anche l&#8217;idea erronea che il Tesoro  USA mantenesse una flessibilità fiscale virtualmente illimitata. La fede in un ritornato Re dollaro, combinata con l&#8217;apparenza di uno scenario deflazionistico depressivo, ha infine convinto la massa che il rischio inflazione fosse scomparso completamente dall&#8217;equazione. Ma dopo essere arrivato a 90 ai primi di Marzo, l&#8217;indice del dollaro è di nuovo caduto fin sotto 80. La triplice combinazione di deficit statali  a doppia cifra in % del PIL- stampa di nuova moneta da parte delle banche centrali- rinnovata debolezza del dollaro, unita a una sincronizzazione senza precedenti di politiche di stimolo in tutto il mondo, ha fatto emergere velocemente la nuova grande bolla globale dei debiti pubblici e l&#8217;associato rischio non solo  inflazionistico, bensì anche iperinflazionistico, stile Weimar o Zimbabwue.</p>
<p>Non c&#8217; nessun enigma, pertanto, nel fatto che il mercato stia riesaminando le sue precedenti erronee convinzioni: meglio tardi che mai. Innanzitutto nel considerare il dollaro meno attraente, sia come bene rifugio sia come difensore del potere d&#8217;acquisto: se c&#8217;è una cosa evidente è che gli USA di Obama sono divenuti un enorme buco nero fiscale. Inoltre, l&#8217;inflazionamento globale è più favorevole per i paesi emergenti ed esportatori di materie prime: i flussi, di cui ho recentemente scritto, dal Centro alla Periferia incentivano la diversificazione fuori dal dollaro. E maggiore si rivela il guadagno sugli assets non-dollari, maggiore è l&#8217;afflusso speculativo in questo senso, che si va autorinforzando come da manuale. Nel frattempo  un dollaro più debole  altera nettamente le prospettive per l&#8217;inflazione americana ( importata via dollaro): non è un caso che il petrolio, in dollari,  si sia più che raddoppiato dai minimi di febbraio.</p>
<p>Tutto questo impatta in modo decisivo sullo spazio di manovra della Fed. Prima, in presenza di un dollaro forte, e con titoli di stato ben comprati, i creduloni  potevano anche  pensare che la banca centrale avesse una capacità senza limiti di stampare moneta. Dunque, si poteva pensare erroneamente  che la Fed potesse, tramite i suoi acquisti, tenere i rendimenti a lungo termine al livello da  lei desiderato,  come con i tassi a breve; e ciò implicava anche che il Tesoro, con  il suo fardello di costi di finanziamento su un debito esplodente,  potesse essere protetto da questa capacità manipolatoria della Fed, di cui avrebbero beneficiato i debitori tutti, incluso prima o poi anche il massacrato settore immobiliare.</p>
<p>Adesso, invece, i creduloni devono prendere atto che sta emergendo un mondo ben diverso. L&#8217;inflazionamento (pur se ancora non si vede nelle statistiche ufficiali) sta inizando a vivere di vita propria, novello Frankestein. Così come le dinamiche della bolla creditizia sopraffecero la capacità manipolatoria di  Greenspan nel 2004/05, adesso le dinamiche dell&#8217;inflazionamento stanno facendo girare a vuoto le pale dell&#8217;elicottero distributore di moneta stampata , guidato da  Bernanke. Non ci vorrà molto perchè l&#8217;inflazione riemerga come la minaccia maggiore, e i rendimenti sui titoli di stato ed ipotecari saranno determinati sempre più da mercati allarmati dalle conseguenze sui debiti pubblici, invece che dalle manipolazioni della Fed : ne consegue che la tanto agognata ripresa economica, ottenuta momentaneamente a così caro prezzo strutturale, alla fine tornerà a sparire.</p>
<p>Durante l&#8217;enigma del 2005, le dinamiche di mercato nutrirono la bolla americana, perchè tassi artificialmente bassi pomparono l&#8217;indebitamento , i prezzi e i consumi. Nel nuovo &#8220;enigma&#8221; invece le dinamiche di mercato ottengono l&#8217;effetto opposto perchè impongono rendimenti elevati, tali da spompare indebitamenti, prezzi e consumi. Nella analisi che faccio, e da cui deduco le previsioni, considero che l&#8217;attuale inflazionamento è diverso dai precedenti: contro l&#8217;opinione della maggioranza, penso infatti  che gli USA sottoperformeranno le altre economie. Già ora, si sta delinenando uno scenario in cui le politiche inflazionistiche danneggiano i consumatori americani tramite importazioni più care, costi di finanziamento più alti, ed un maggior peso fiscale. A differenza delle inflazioni più recenti, i titoli USA saranno il punto focale della dinamica: mi aspetto che i rendimenti saliranno sempre più, anche se non in linea retta, con andamento sinusoidale. Il consensus è invece ancora convinto che  le autorità saranno sempre capaci di imporsi ai mercati globali; molti pensano che la Fed risponderà ai rendimenti crescenti aumentando i suoi acquisti di titoli, fino ad averla vinta. Non ci credo perchè la monetizzazione diverrà sempre più problematica in un mondo con dollaro in caduta, e con i creditori esteri che protestano e chiedono garanzie per i loro crediti, come hanno già iniziato a fare cinesi e russi.</p>
<p>Lo scenario più probabile sarà quello contraddistinto da rendimenti al rialzo, la Fed che monetizza per contrastarli, il dollaro che perde valore a seguito della monetizzazione, l&#8217;inflazione che avanza, i debiti pubblici che si espandono a causa degli interessi crescenti, fino a quando  il mondo  metterà in dubbio la capacità americana di essere solvente e passerà allo sportello per chiedere indietro i suoi depositi: e lì sarà il disastro, perchè i soldi veri non ci saranno, al massimo un pò di santini di Obama.<br />
Morale della favola: ci sono dei limiti anche per l&#8217;impero americano quando non fa altro che inflazionare il credito, svalutare la moneta, inondare il mondo con i suoi debiti. Non c&#8217;è nessun enigma,  ancora una volta, solo la sempiterna semplice legge naturale che non esistono pasti gratis, per nessuno.</p>
<p><strong>MATERIE PRIME: vendite di oro<br />
</strong>L&#8217;oro scende del 1,7% (+6,5% da inizio anno),e l&#8217;argento -3,7%(+31%). Gli industriali ancora al rialzo: il rame sale del 4%(+70%), il petrolio fa anche meglio  +5% (+60%)  il gas naturale  +0% (-31%). Agricoli misti. L&#8217;indice generale CRB avanza del 2% (+14%).<br />
Il petrolio continua a massacrare l&#8217;oro, salendo mentre questo scende, nonostante  dollaro e borse ferme: il rapporto oro-petrolio è sceso a 13 ed il differenziale oro-platino è oltre i 300 punti. L&#8217;oro è stato danneggiato dalle voci su nuove vendite da parte delle banche centrali occidentali per finanziare il FMI; in realtà tali voci dovrebbero incoraggiare gli acquisti (e i cinesi comprano) se si considera che le banche centrali occidentali sono famose per vendere oro prima del rialzo del suo prezzo, come fecero in modo massiccio quando l&#8217;oro era a meno di 300 dollari. Tecnicamente, comunque, la recente debolezza ha intaccato per la prima volta da aprile la media a 20 giorni che finora ha sempre rappresentato, in caso di violazione, un segnale di vendita a breve termine, con obiettivo verso area 920 (che dovrebbe rivelarsi un supporto efficace, ma una sua rottura  proietterebbe verso 870-850).<br />
Il gas naturale continua a restare fermo: il rapporto petrolio-gas sale a 18,6. L&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;energia ha favorito il petrolio aumentando le sue previsioni sulla stima della domanda per il 2009 a 83,3 milioni di barili al giorno, per maggiori consumi in Cina. La previsione è stata rafforzata dai dati sui prestiti cinesi raddoppiatisi a maggio, mentre la produzione e le vendite al dettaglio hanno battuto le attese, accelerando rispettivamente al 9% ed al 15%, ed anche gli investimenti mostrano che la crescita cinese è in aumento.<br />
Si conclude con : petrolio a 72(luglio) gas naturale a 3,86(luglio) oro a 940(giugno) argento a 14,9(giugno) platino a 1259 (luglio) palladio a 253(giugno) rame a 237(giugno) soia a 1245(luglio) oro-petrolio a 13.</p>
<p><strong>CAMBI: in stallo<br />
</strong>L&#8217;indice del dollaro ha perso 0,6% concludendo a 80,2 (-1,5% da inizio anno).Perdite limitate ma contro tutte le valute principali fra cui si è distinta la sterlina, seguita a ruota da neozelanda e australia i cui tassi ufficiali sono stati mantenuti fermi. L&#8217;assenza di dati importanti e lo stallo dello sp500 hanno mantenuto poco mosso lo yen e lasciato nel saldo settimanale l&#8217;eurodollaro quasi immutato, anche se non è mancata la volatilità, con l&#8217;inizio settimana che rispondeva alle attese facendo scendere il cambio fino a 1,38 da cui però sono scattati gli acquisti che hanno riportato fino a 1,413 (il 61,8% della discesa da 1,434 a 1,38),  dopodichè si è assestato quasi a metà strada concludendo a 1,40. Dal lato dell&#8217;euro le influenze prossime venture dipenderanno soprattutto dai dati sull&#8217;inflazione. La recente retorica della BCE fa ritenere improbabile che continui a tagliare i tassi o aumenti la quantità di moneta che stamperà a luglio (60 miliardi di euro), per cui l&#8217;euro dovrebbe continuare a essere sostenuto come finora; però non mancano le richieste politiche alla BCE perchè effettui una stimolazione più aggressiva, ed i dati sui prezzi al consumo se presenteranno sorprese potranno spostare il pendolo delle attese (sulle future mosse della BCE) in un senso o nell&#8217;altro. Ma , naturalmente , EURUSD tenderà a risentire soprattutto dell&#8217;andamento della propensione al rischio e quindi delle borse, una cui inversione potrebbe trascinarlo al ribasso, mentre se l&#8217;azionario continua a gonfiarsi l&#8217;eurodollaro dovrebbe proseguire nella sua recente ascesa.</p>
<p>Nel frattempo sono usciti i dati realtivi a maggio sulle riserve internazionali e se ne evince che Brasile Russia India e Cina hanno registrato complessivamente un aumento di 60 miliardi di dollari , perchè hanno cercato di sostenere il dollaro per evitare di rivalutarsi nei suoi confronti, in reazione al crollo delle loro esportazioni dovuto alla peggior crisi dalla seconda guerra mondiale. Sono stati i brasiliani a  comprare più dollari negli ultimi 12 mesi, mentre gli indiani hanno avuto a maggio un incremento che non si vedeva da gennaio 2008, e la Russia lo ha fatto per la prima volta dallo scorso luglio. Ciò non toglie però che  questi paesi sono impegnati nel trovare un alternativa al dollaro, e ne parleranno nel loro prossimo meeting di martedì: pur rappresentando il 15% del pil mondiale, sono loro ad avere il 42% dei dollari esistenti.</p>
<p><strong>OBBLIGAZIONI: nuovi record<br />
</strong> Negli USA  i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 1,11% (-25 cts. rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è    al 0,62%(-1 cts.) e ad un anno al 1,60%(+0 cts.); i bills a 3 mesi   allo 0,18%(-1 cts.). I rendimenti dei bonds  a 2 anni  a 1,26%(-4 cts.); a 5 anni al 2,78%(-5 cts.); il decennale al 3,79% (-4 cts); a 30 anni al 4,64%(-0 cts.). Fermo il differenziale tra 2 e 10 anni   a 253 (-0 cts.), ed anche tra 5 e 10 (1%). I saldi settimanali non mostrano però che nella prima parte della settimana, coevamente alle aste delle nuove emissioni, le vendite si erano intensificate portando i rendimenti fino a 4% sul decennale; finite le aste, che hanno assorbito interamente l&#8217;offerta, vi è stato un deciso rientro del movimento, tanto da concludere sotto i livelli di sette giorni prima. Prosegue invece l&#8217;impennata dei tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (+30 cts.  al 5,59%)   quindicennali(+27 cts. al 5,06) e a tasso variabile ad un anno (+23 cts. al 5,04%), il che riduce le probabilità di ripresa del settore immobiliare. Misti i differenziali sui bonds aziendali,   in rialzo i rendimenti degli obbligazionari dei paesi emergenti, tranne i bonds brasiliani fermi al 6%  sul decennale, e  sale  quello del decennale giapponese (1,51).<br />
Sempre fermi in Europa i  tassi euribor:  ad un mese  al 0,97% (+3 cts.) a tre mesi al 1,28%(+0 cts.) ad un anno  al 1,68%(+2 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi  sul 2 anni a 1,68%(+1 cts.) e  sul decennale a 3,63% (-9 cts.) per cui scende il  differenziale tra 2 e 10 anni a +195 cts. ;  il differenziale con i bonds USA  sul due anni si stabilizza a quota +42 , mentre  sul decennale l&#8217;inversione prosegue  a +16 cts. a favore del bond.</p>
<p><strong>BORSE:  stretto range<br />
</strong>Una settimana con escursioni molto contenute, in stretto range che si conclude sui livelli di sette giorni prima, anche se dal fronte macro si evidenzia che i deficit USA (sia estero che interno) continuano a peggiorare, che le scorte (commerciali e produttive) continuano a scendere, e che le richieste di sussidi disoccupazionali restano oltre quota 600 mila. Ma la borsa ha ignorato queste negatività come ha ignorato l&#8217;impennata dei rendimenti obbligazionari.Tecnicamente quindi nessuna novità.<br />
Per lo sp500 il supporto più vicino è a  925 seguito da 876, mentre la resistenza è a 961 seguita da 990. Sono livelli che si allineano con la struttura delle onde, ed infatti per ora tengono molto bene: giovedì vi è stato un tentativo di forzare verso l&#8217;alto ma è immediatamente fallito, e venerdì analogamente al ribasso. Se si riuscirà a superare quota 961 si dovrebbe completare il  50% di rialzo arrivando in pratica alla famosa  quota mille. Se viceversa si bucherà quota 925  si avrà il segnale che si è in presenza di qualcosa di più di un semplice pullback, anche se la soglia chiave al di sotto della quale decretare finito il trend marzo-giugno è 876. Resta valida la considerazione che con un +45% già alle spalle e solo un potenziale ulteriore 5% di guadagno, il rapporto rischio opportunità potrebbe indurre molti a chiudere le posizioni. A favore di questa ipotesi militano anche le altre situazioni inter-market: i rendimenti vengono da una corsa impulsiva e potrebbero quindi stornare come hanno fatto nel finale di venerdì; il petrolio viene anche lui da una lunga corsa e presenta molte divergenze tecniche negative; il dollaro ha dato qualche segnale di forza dopo la recente caduta; l&#8217;azionario asiatico ha visto questa settimana Cina e India fermi al palo, così come in europa la Germania, e tra i mercati commodities il Brasile. Inoltre se si considerano le ultime 5 onde dello sp500 (876, 827, 930, 879 e l&#8217;attuale in corso) si osserva come la 3 (103 punti) è stata più ampia della 1 (96), e la 4 (un flat) si sia alternata con la 2 (un zigzag), come da manuale. La lunghezza totale di questo secondo ciclo rialzista è stata finora di  176 (956-780), in linea con i 166 (833-667) del primo ciclo. Infine si nota anche come l&#8217;ampiezza della quinta in corso è stata finora di 77 avvicinandosi a quella della 1 (96) e della 3 (106). L&#8217;allinearsi di tutte queste simmetrie, e l&#8217;evidenziarsi di significative divergenze dell&#8217; RSI su varie scale temporali, sono altri elementi che fanno propendere per una prossima uscita al ribasso dall&#8217;attuale range. Ma serve la sopramenzionata conferma, perchè un mercato inflazionato può sempre sorprendere per durata e resistenza.</p>
<p>Si conclude con Dow a 8799 +0,4% ( +0,3% da inizio 2009) SP500 a 946 +0,7%(+4,8%) Nasdaq100 a 1490 -0,2%(+23%)Russell -0,7%(+5%) Trasporti +0,3%( -5%) utilities +4% (-5%) semiconduttori +1,5% ( +29,5%) Broker +0%( +33%) Banche +4%(-13%).<br />
Il rapporto tra put e call sale a 0,86 e  l’indice della volatilità VIX flette  a 28.<br />
Il Nikkey giapponese  a 10135 +3,8%(+14% da inizio 2009),  il Dax a 5069 -0,2%(+5,4%)  il cac francese a 3326, il footsie inglese a 4442, ftsemib italia a 20384. Tra gli emergenti: Brasile +0,2%(+42%) Russia +0% (+78%) India +0,9%(+58%) Cina -0,4%(+50%).</p>
<p><strong>PREVISIONI: effetto G8?<br />
</strong>La settimana inizia con le reazioni al G8 di Lecce, dove i ministri economici hanno reso noto di aver inziato a porsi il problema di come  uscire dal superpompaggio avviato, prendendo atto che la situazione appare migliorata. Hanno scritto  nel comunicato che se ancora è presto per considerare finita la crisi, non è prematuro porsi il probema della cosiddetta &#8220;exit strategy&#8221;. Può darsi che questa dichiarazione non abbia alcun effetto sui mercati, visto che si parla solo di intenzioni future, ma non si può escludere che la semplice idea del venir meno dell&#8217;eroina monetaria e fiscale possa offrire la scusa per interrompere la corsa delle borse, con tutti gli annessi e connessi sui vari mercati. La recente evidenza mostra che non sono i singoli dati macro o anche le manovre sui tassi che danno impulso sostenuto ai trends, bensì il formarsi di un opinione di maggioranza circa la prospettiva economica e finanziaria degli USA e delle sue controparti globali per gli effetti che ha sulla propensione al rischio. Se ci si convncerà che le autorità si muovono troppo presto verso l&#8217;exit strategy, o se un altra implosione bancaria dovesse ingrippare il mercato creditizio, allora la propensione al rischio potrebbe bruscamente ridursi. Ma c&#8217;è anche il caso opposto che presenta pericoli: se ci si convincerà che le autorità si muovono troppo lentamente verso l&#8217;exit strategy, e che l&#8217;inflazionamento svaluta il dollaro e i titoli di stato, non solo questo accentuerà lo spostamento dei capitali verso la Periferia, ma anche darà impulso ai piani per la sostituzione del dollaro come moneta mondiale, con tutto il caos che ne può derivare sui mercati.<br />
In sostanza nelle prossime settimane, si potrebbe venire a determinare una situazione coerente sia come analisi tecnica (dati i presupposti esistenti in  ogni comparto) che come fondamentali( si perde fiducia nella ripresa): la borsa scende (sp500 almeno a 875, ma anche fino a 800), quindi i rendimenti scendono (decennale al 3,25 ma anche fino al 3%), il dollaro si rinforza (eurusd a 1,34 ma anche fino a 1,3)e le materie prime scendono (petrolio a 60 ma anche fino a 50; oro  sotto 900 ma anche fino a 850). Questa fase potrebbe però rivelarsi un semplice ritracciamento perchè ne conseguirebbe il rilancio dell&#8217;inflazionamento (si smetterebbe di parlare di exit strategy e riprenderebbero vigore i pompaggi); quindi  ripartirebbero i trends attuali (borse,materie prime,rendimenti al rialzo e dollaro al ribasso), in attesa della fase finale illustrata tante volte, in cui l&#8217;iniziativa verrà definitivamente presa dalla crisi di fiducia nei titoli di Stato (e che comporterà quindi non solo rendimenti a rialzo ma anche contemporaneamente borse al ribasso).<br />
Queste sono ovviamente considerazioni previsive che vanno al di là della prossima settimana, ma ogni evento  o dichiarazione, in ogni momento, può innescare la speculazione in un senso  o nell&#8217;altro. Nella settimana che viene si attendono tra gli altri, un discorso accademico di Bernanke e la testimonianza di Geithner al Congesso. Il menù dei dati macro USA è incentrato soprattutto su alcuni indici manifatturieri (il Chicago, lunedì ed il Filadelfia, giovedì), sull&#8217;edilizia e sulla produzione industriale (entrambi martedì), nonchè sui prezzi (alla produzione, mercoledì e al consumo, giovedì). Lunedì usciranno anche i dati sui flussi di capitale che sono al centro dell&#8217;attenzione da quando è esploso il fabbisogno finanziario del Tesoro USA con gli annessi dubbi da parte dei creditori esteri. Sullo sfondo, mentre venerdì vi sarà la scadenza del future giugno e delle relative opzioni, si inizierà a profilare l&#8217;attesa per la decisione FED della settimana successiva . Finora, dei 300 miliardi di titoli di stato che la Fed ha annunciato di acquistare con moneta stampata   solo la metà dell&#8217;importo è stato fatto, e al prossimo meeting si attendono indicazioni per la tempistica della quota rimanente, e per eventuali nuovi importi. Con i rendimenti saliti alla faccia degli acquisti, la Fed si trova tra l&#8217;incudine e il martello: se aumenta gli acquisti per tentare di far scendere i rendimenti, mette in crisi il dollaro, e viceversa. Un anno fa esatto, il dilemma della Fed era se contrastare l&#8217;inflazione(petrolio a 140) oppure salvare il sistema finanziario; oggi è se contrastare la deflazione oppure salvare il dollaro. Il girone infermale dantesco di cui spesso ho scritto. Congratulazioni vivissime agli autori, meritano che i contribuenti spendano ogni anno centinaia di milioni di euro per i loro stipendi, summit -meeting- viaggi vari.</p>
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		<title>La Merkel alza la voce con la Bce</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 16:23:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Spallino</dc:creator>
				<category><![CDATA[La nota sui mercati]]></category>
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		<description><![CDATA[ECONOMIA: Angela si lamenta
Nonostante finora abbia seguito la linea comandata dal cupolone, a sorpresa, questa settimana Angela Merkel, il cancelliere tedesco, riportandoci indietro di un secolo esatto e dando evidentemente voce a una scuola di pensiero che nel suo paese combatte l&#8217;anglosassonizzazione  del mondo, si è lamentata delle politiche monetarie ultralassiste e del ricorso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ECONOMIA: Angela si lamenta</strong></p>
<p>Nonostante finora abbia seguito la linea comandata dal cupolone, a sorpresa, questa settimana Angela Merkel, il cancelliere tedesco, riportandoci indietro di un secolo esatto e dando evidentemente voce a una scuola di pensiero che nel suo paese combatte l&#8217;anglosassonizzazione  del mondo, si è lamentata delle politiche monetarie ultralassiste e del ricorso alla stampa di carta moneta. Martedì ha attaccato la BCE per il programma (puntualmente confermato da Trichet due giorni dopo) di stampare 60 miliardi di euro, rompendo la tradizione di non commentare la politica monetaria decisa a Francoforte. Il messaggio è stato forte e chiaro: Berlino è preoccupata delle conseguenze inflazionistiche a lungo termine, e quindi che tutta la gestione monetaria-fiscale della crisi adottata nel mondo per combattere la crisi possa piantare i semi di disastri  futuri sempre peggiori,  esplicitamente criticando la Fed e la Banca d&#8217;Inghilterra.</p>
<p>Mercoledì, dall&#8217;altra parte dell&#8217;Atlantico  ha risposto  Ben Bernanke (poi scimmiottato da Trichet il giovedì) asscurando come al solito che la Fed è fortemente impegnata ad assicurare la stabilità dei prezzi, cioè nè inflazione nè deflazione, ribadendo la sua teoria che per ora il pericolo è quest&#8217;ultima ed è per questo che sta facendo una politica inflazionistica; ma non appena si profilerà la situazione apposta  farà il contrario. Dichiarazioni ad uso e consumo soprattutto dei polli americani, cui si vuol far credere che l&#8217;interventismo governativo sui mercati ed in economia servirà ad aiutare il sistema e a ripararne le falle. I tedeschi pare non se la bevano e nel cuore dell&#8217;Europa c&#8217;è chi capisce che le politiche anglosassoni sono un disperato tentativo di perpetuare un sistema di potere finanziario ed economico insostenibile,  a beneficio di una piccola elìte.</p>
<p>Nessuna riparazione delle falle potrà avere successo fino a quando la finanza non sarà centrata sulla libera domanda e offerta in regime di concorrenza perfetta, l&#8217;unica che consente di allocare efficientemente le risorse nell&#8217;economia. La statalizzazione all&#8217;ingrosso del rischio con il nuovo comunismo asimmetrico (si socializzano le perdite ma non i profitti) sarà pure una manovra anticiclica, ma è anche certamente molto controproducente.</p>
<p>La manipolazione della quantità e del prezzo del credito è molto facile per chi comanda, e i risultati (maggiore liquidità, propensione al rischio, inflazionamento degli assets) possono essere immediati e seducenti. Nel frattempo però, i costi di questa manipolazione non sono evidenti nè quantificabili, per cui gli interventi vanno avanti  e con essi i conseguenti cambiamenti nella quantità e nella qualità della finanza, generando eccessi e crisi, che a loro volta stimolano sempre maggiori manipolazioni ed inflazionamenti.</p>
<p>Gli anglosassoni propagandano la giustificazione che si tratta di avere il buon senso di usare politiche anticicliche e regolamentatorie per sopperire alle carenze della natura umana, a loro dire la causa del male se lasciata &#8220;senza freni&#8221;. Falso ideologico, perchè la causa non è questa ma proprio la manipolazione governativa. In realtà occorrerebbe avere il buon senso di non perpetuare le bolle e la finanza &#8220;Ponzi&#8221; fino al punto di rischiare il collasso sistemico, come a fine anno scorso.</p>
<p>Gli anglosassoni, e gli inflazionisti più in generale, non possono ammettere che loro sono il probema e non la soluzione.</p>
<p>Infatti, il sistema creditizio non sarebbe &#8220;impazzito&#8221; se le banche centrali guidate dalla Fed non avessero garantito liquidità e salvataggi agli operatori a forte leva. Greeenspan è stato per 17 anni il campione della &#8220;finanza contemporanea&#8221; alla Ponzi, creando profitti facili e cospicui per chi strutturava e distribuiva strumenti finanziari sofisticati. Bernanke  ha esordito, così conquistando la successione, promettendo elicotteri distributori di soldi sulle città, e lo stiamo vedendo: ha mantenuto la promessa. Attizzare la gente all&#8217;indebitamento immobiliare, con la scusa che essere proprietari è la priorità nazionale, diventava un modo per moltiplicare i sopramenzionati strumenti finanziari, con Fannie e Freddie che trasformavano in liquidità ogni pezzo di carta. Non sorprende che la bolla sia poi  scappata di mano, oltre le intenzioni dei pompatori. Ma ciò che conta capire è che il cosiddetto &#8220;sistema bancario ombra&#8221; venutosi a creare nell&#8217;ipotecar-immobiliare è stato solo un aspetto di questo storico esperimento nella manipolazione governativa di moneta e credito, che ha portato gli inflazionisti a trasformarsi in statalisti, nel tentativo disperato di turare le falle.Oggi tutti coloro che si sono distinti nell&#8217;alimentare la bolla, si distinguono per chiedere sempre più interventismo e salvataggi pubblici, su cui scommettono a testa bassa. Così, tocca assistere agli stessi errori analitici già fatti all&#8217;indomani dello scoppio del Nasdaq: la volontà di inflazionare una nuova bolla ancora più grande, nel tentativo di mitigare le sofferenze provocate dallo scoppio di quella precedente, agitando puntalmente lo spettro della deflazione (che in realtà sarebbe un bene per tutti i creditori), per giustificare una nuova mega dose di inflazionismo, e soprattutto una nuova mega dose di intervento dello Stato nei mercati e nell&#8217;economia. Facile capire come, così procedendo, l&#8217;economia diverrà interamente statalizzata. Naturalmente, gli operatori e l&#8217;industria  se ne infischiano, perchè preferiscono avere Banche centrali e governi che pagano le loro perdite, mentre manipolano tassi e quantità in modo da farli guadagnare. Come ho già illustrato altre volte, anche le fasi di scoppio delle bolle &#8211; in questi casinò truccati &#8211; diventano per i bari magnifiche occasioni di profitto.</p>
<p><strong>A gennaio scrissi un pezzo dal titolo &#8220;Banksters&#8221; che iniziava così:</strong></p>
<p>&#8220;Immaginiamo la situazione ideale per arricchirci: sarebbe quella in cui, disponendo di enormi finanziamenti a tasso nullo o minimale, potessimo comprare case-azioni-materie prime a prezzi molto bassi, seguita da una situazione in cui i prezzi di tutto ciò che noi abbiamo comprato salgono costantemente, mentre possiamo prestare a tassi sempre maggiori quei denari che noi abbiamo ricevuto con finanziamenti a tassi nulli bloccati per lungo tempo. Una pacchia. Ad un certo momento esauriremmo sia gli assets da vendere che i soldi da prestare. L&#8217;ideale a quel punto sarebbe una crisi generale in cui i prezzi e i tassi tornassero a scendere, potendo ottenere copiosi finanziamenti gratuiti o quasi con nuovo denaro stampato per la bisogna. Così potremmo ricomprare tutto ciò che avevamo venduto, e saremmo pronti per la fase successiva in cui tutto risale&#8230;&#8230;.&#8221;</p>
<p>Non sorprende quindi che i campioni del &#8220;libero mercato&#8221; siano così felici che le banche centrali manipolino il costo del denaro e gli alti e bassi congiunturali, anche se dovrebbe essere chiaro ormai come ciò serva solo a un apparato finanzario che sistematicamente sottovaluta il rischio, eccede nel credito, nelle leve e nella speculazione , allocando malamente le risorse nell&#8217;economia reale. Dopo un pò tale apparato è concentrato esclusivamente nel fare profitti facili creatigli dalla banca centrale, mentre i segnali rivenienti dall&#8217;economia reale (prezzi e redditi) vengono sempre più marginalizzati. Con ogni ciclo di Bolla (pompaggio e scoppio) il ruolo del governo nel meccanismo dei prezzi cresce  diventando intrusivo e destabilizzante. Le bolle cambiano, ma le distorsioni dei prezzi e gli squilibri restano, diventando sempre più profondamente inseriti nella struttura economica sottostante. La struttura attuale è la risultante di anni di finanza malprezzata, di eccessi creditizi e speculativi: dovrebbe essere ovvio che accellerare in questa direzione come si sta facendo, anche se a breve termine può dare qualche illusorio beneficio,  non farà altro che esacerbare la situazione, impedendone il riaggiustamento. Angela fa bene a preoccuparsi.</p>
<p><strong>MATERIE PRIME: dollaro ed oro</strong></p>
<p>L&#8217;oro scende del 2,4% (+8% da inizio anno),e l&#8217;argento -2,2%(+35%). Gli industriali ancora al rialzo: il rame sale del 3%(+60%), il petrolio anche +3% (+50%)  il gas naturale  +1% (-31%). Agricoli misti. L&#8217;indice generale CRB avanza del 2% (+12%).</p>
<p>Il petrolio continua a sovraperformare l&#8217;oro, il quale ha risentito nel finale del rafforzamento del dollaro in un quadro di borse sempre forti: il rapporto oro-petrolio è sceso a 14,1. Il gas naturale continua a restare su minimi storici relativi: il rapporto petrolio-gas è a 17 contro una media storica di 10, cui corrisponderebbe oggi un prezzo  intorno a 7 che è anche il prezzo  che risulta dagli studi sull&#8217;attrattività del gas per gli impianti produttori. Più a lungo il gas rimarrà intorno a 4 o anche meno, tanto maggiore sarà il rimbalzo quando la caduta della produzione farà sentire il suo effetto. Tuttto questo a prescindere dall&#8217;inflazionamento generale dovuto alle politiche macroeconomiche, che quando si manifesterà renderà prezzi di 7-8  equivalenti agli attuali 3-4.</p>
<p>Più in  generale le materie prime  restano inversamente correlate al dollaro, che questa settimana è stato al centro di dichiarazioni russe e cinesi. Il Presidente Medvedev in apposita intervista alla CNBC ai margini del forum internazionale tenutosi a San Pietroburgo ha messo in discussione il ruolo futuro del dollaro come moneta di riserva internazionale, auspicando l&#8217;uso di un  mix di valute, in agenda nel prossimo incontro con Brasile, India e Cina il 16 gugno negli Urali. I cinesi invece hanno ricevuto il ministro del tesoro USA affermando che potrebbero comprare fino a 50 miliardi dei nuovi bond emessi dal FMI,che andrebbero a far parte dei quasi 2 trilioni di riserve valutarie del paese comunista. Timothy Geithner si è così ringalluzzito, ed ha dichiarato che i cinesi comprendono le politiche americane e sono fiduciosi nel dollaro, nonostante i rischi di deficit alle stelle e di inflazione. E&#8217; il genere di dicharazioni che favoriscono un recupero del dollaro quando ipervenduto, e così è stato  con effetto trascinamento sull&#8217;oro, da sempre considerato la vera alternativa al biglietto verde.</p>
<p>Si conclude con : petrolio a 68,3(luglio) gas naturale a 3,86(luglio) oro a 962(giugno) argento a 15,3(giugno) platino a 1286 (luglio) palladio a 259(giugno) rame a 228(giugno) soia a 1225(luglio) oro-petrolio a 14,1.</p>
<p><strong>CAMBI: 1,43 tiene</strong></p>
<p>L&#8217;indice del dollaro ha recuperato quasi il 2%, soprattutto nel finale di venerdì, concludendo a 80,7 (-1% da inizio anno).Pur guadagnando conro tutte le valute principali, si è distinto particolarmente con lo yen (+3,4%).Questo rally in chiusura è stato sorprendente perchè avvenuto in presenza di una borsa stabile, e dopo dati occupazionali relativamente buoni  che in genere -favorendo la propensione al rischio- danneggiano il dollaro. Invece questa volta così non è stato, per cui è probabile che siano intervenuti fattori diversi, come quello sopramenzionato dell&#8217;apparente sostegno dei cinesi al bilgietto verde. Circa i dati occupazionali, comunque, la minor perdita di posti di lavoro (molto meno di quanto atteso e in netta decelerazione) non autorizza alcun facile ottimismo. Sin dall&#8217;inizio della recessione a dicembre 2007 la disoccupazione ufficiale è salita di 7 milioni di persone, il peggior risultato dalla fine della seconda guerra mondiale, ed infatti il tasso di disoccupazione è salito a maggio al 9,4%, e la riduzione delle ore lavorate settimanali suggerisce che sia stato contenuto da una riduzione media del carico lavorativo. Il dato dei posti di lavoro persi è inoltre influenzato dal modello di calcolo utilizzato dagli statistici governativi e non è pienamente affidabile (infatti contrasta con quanto aveva indicato mercoledì la rilevazione privata ADP). Pertanto, il rafforzamento del dollaro andrebbe  messo in relazione non ad un maggior ottimismo sulla crescita futura degli USA, bensì semmai al suo contrario e sarebbe la borsa in ritardo nel recepirlo.</p>
<p>Venerdì pomeriggio  EUR/USD ha perso  200 cts. di colpo ed ha chiuso sotto al supporto psicologico di  1,40 promettendo dal punto di vista tecnico un ulteriore declino per la prossima settimana. Anche perchè dal lato dell&#8217;euro la riunione della BCE di giovedì non è stata positiva. E&#8217; vero che i tassi sono stati lasciati fermi all&#8217;1%, e che Trichet nella conferenza stampa ha parlato di possibile pavimento già raggiunto dall&#8217;economia europea, però è anche vero che durante la sessione di domande e risposte  Trichet ha detto che i tassi potrebbero scendere ancora; soprattutto, ha confermato &#8211; rigettando le critiche della Merkel &#8211; il programma di stampa di 60 miliardi a cominciare da luglio, tramite acquisti di covered bond sia sul mercato primario che secondario. L&#8217;importo resta di gran lunga inferiore a quelli anglosassoni, ma si tratta di un inizio che crea potenziale spazio per tassi ancora più bassi. Così   EURUSD -che ha messo a segno  6 settimane consecutive di massimi crescenti, incluso il record per il 2009 fatto questa settimana a 1,434 -appare adesso con il vento contro, come dimostra la brusca inversione registrata venerdì, e gli si aprono prospettive di un periodo di consolidamento dopo il fallimento sulla citata resistenza, incluso un ritorno verso almeno  1,376  se non anche 1,35.</p>
<p>La settimana ha segnalato anche una forte debolezza dello yen contro tutte le valute, oltre quanto ci si poteva aspettare in questa fase in cui è aumentato l&#8217;appetito per il rischio: gli indicatori classici (andamento delle borse, delle valute commodities, etc.) sono rimasti in fase di stallo, eppure lo yen è stato venduto a piene mani, probabilmente in vista della riunione BOJ e della revisione dei dati occupazionali e sul PIl.</p>
<p><strong>OBBLIGAZIONI: si impennano i tassi</strong></p>
<p>Negli USA  i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 1,36% (+42 cts. rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è    al 0,63%(-3 cts.) e ad un anno al 1,60%(+0 cts.); i bills a 3 mesi   allo 0,19%(+4 cts.). I rendimenti dei bonds  a 2 anni  a 1,3%(+48 cts.); a 5 anni al 2,83%(+54 cts.); il decennale al 3,83% (+37 cts); a 30 anni al 4,64%(+30 cts.). Contrazione quindi del differenziale tra 2 e 10 anni   a 253 (-12 cts.), ed anche tra 5 e 10 tornato all&#8217;1% dopo un lungo periodo all&#8217;1,2%, ed impennata dei tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (+38 cts.  al 5,29%)   quindicennali(+26 cts. al 4,79) e a tasso variabile ad un anno (+12 cts. al 4,81%). In  calo i differenziali sui bonds aziendali,  ed in rialzo i rendimenti degli obbligazionari dei paesi emergenti, con i bonds brasiliani  al 6%  sul decennale, e  sale anche  quello del decennale giapponese (1,49).</p>
<p>Ai timori sulla solvibilità dei titoli lunghi, si è aggiunta questa settimana anche l&#8217;impennata dei titoli a breve motivata dall&#8217;impressione proveniente dai dati macro e da alcune dichiarazioni in materia di tassi d&#8217;interesse, che hanno nettamente modificato le attese. Rialzi di quasi mezzo punto in sette giorni non si vedevano da tanto tempo. Per il decennale si avvicina sempre più area 4%, e sarà importante verificare come si comporterà non appena dovesse esserci un rientro dell&#8217;ottimismo sulla crescita e delle attese su tassi al rialzo.</p>
<p>Fermi in Europa i  tassi euribor:  ad un mese  al 0,94% (+1 cts.) a tre mesi al 1,28%(-1 cts.) ad un anno  al 1,66%(+0 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi in rialzo sul 2 anni a 1,67%(+25 cts.) e  sul decennale a 3,72% (+13 cts.) per cui scende il  differenziale tra 2 e 10 anni a +205 cts. ;  il differenziale con i bonds USA  sul due anni crolla a quota +37 , mentre   sul decennale addirittura si inverte  a +11 cts. a favore del bond. La caduta del maggior rendimento sulla scadenza breve, e l&#8217;inversione sul decennale  concorrono a favorire il recupero del dollaro sull&#8217;euro.</p>
<p><strong>BORSE:  quinta al rialzo</strong></p>
<p>Dopo la lunga sosta al bivio, le borse sono uscite imboccando la strada del rialzo, così avviandosi a completare la quinta onda del recente ciclo positivo. Lo sp500 dal minimo di marzo è salito per 3 mesi arrivando questa settimana a segnare il + 43%. Il contesto è quello classico, con il sentimento positivo ai massimi, e con i tecnologici che guidano (Nasdaq +47%). La quinta onda ha toccato quota 952 venerdì e può avere ancora spazio. Ma con la gran parte del rialzo ormai fatto, si avvicina il momento per cercare i segnali di fine corsa, tenendo a mente che finito questo ciclo correttivo, riprenderà il trend primario ribassista che porterà ben sotto i livelli di marzo.</p>
<p>Ricapitolando brevemente i conteggi: dal 667 toccato il 6 marzo, vi è stata una prima onda principale al rialzo (articolatasi in 5 onde minori) , fino a 833; da lì è seguita la seconda al ribasso concluso a quota 780, e poi  una nuova serie di 5 onde minori: 876, 827,  930, 879 e  la quinta in corso. Già a quota 946 questo terzo ciclo rialzista  ha eguagliato per ampiezza il primo (833-667= 946-780) e quindi ha soddisfatto il requisito minimo per finire; inoltre a  961 inizia un importante area di resistenze, e finora ogni rialzo durante questo mercato Orso iniziato ad ottobre 2007 si è fermato sulle resistenze principali, specialmente quando in presenza di divergenze negative con gli oscillatori su base settimanale. Ebbene, sull&#8217;indice di forza relativa(RSI) nel grafico settimanale si è già formata una divergenza negativa, presente anche su altre scale temporali. Dunque, mentre è possibile che si proceda fino alla famosa  quota mille, è altrettanto possibile che la quinta in corso finisca in qualsiasi momento. Una prima indicazione tecnica verrebbe da un declino sotto 912, da  confermare con il cedimento del supportone a 876 che darebbe il via a un trend calante; quest&#8217;ultimo potrà già essere l&#8217;inizio della nuova grande onda ribassista sopramenzionata, se avverrà in modo impulsivo; oppure, se avverrà con zig-zag indecisi, sarà ancora una fase intermedia che richiederebbe un successivo rialzo prima di completare tutta la B correttiva. Ma per valutare questa alternativa ci sarà abbondante tempo al momento opportuno.</p>
<p>Si conclude con Dow a 8763 +3,1% ( -0% da inizio 2009) SP500 a 940 +2,3%(+4%) Nasdaq100 a 1493 +4%(+23%)Russell +5,7%(+6%) Trasporti +4,6%( -5%) utilities +1% (-9%) semiconduttori +0% ( +28%) Broker +4%( +33%) Banche -1%(-16,5%).Il rapporto tra put e call sale a 0,81 e  l&#8217;indice della volatilità VIX fermo  a 29.</p>
<p>Il Nikkey giapponese  a 9768 +2,6%(+10% da inizio 2009),  il Dax a 5077 +2,8%(+5,5%)  il cac francese a 3339, il footsie inglese a 4438, ftse italia a 20778. Tra gli emergenti: Brasile +0,2%(+41%) Russia +5,7% (+82%) India +3%(+56%) Cina +4,3%(+51%).</p>
<p><strong>PREVISIONI: si torna a spendere?</strong></p>
<p>Il calendario americano presenta pochi dati importanti la prossima settimana, ma ciò che manca nella quantità è compensato dalla sostanza. Molto importanti saranno le informazioni provenienti dalle vendite al dettaglio, dalla fiducia dei consumatori misurata dalla  University of Michigan preliminare per giugno, e dal deficit commerciale. I dati occupazionali di venerdì mostrano che si sono persi meno posti di lavoro del temuto a maggio, ma siamo sempre nell&#8217;ordine di 350 mila e ciò dovrebbe impattare sui consumi. Ad aprile il calo delle vendite al dettaglio rispetto a 12 mesi prima era stato di quasi il 10%; per maggio ci si aspetta un rimbalzino dovuto all&#8217;aumento dei prezzi della benzina, non indicativo quindi di una ripresa nella domanda aggregata. E anche questo rimbalzino potrebbe non esserci stato se si considera che gli ultimi dati sulle catene distributive sono stati negativi: eventuali sorprese avranno effetti sui mercati in misura superiore a quelli provocati dalla fiducia dei consumatori e dal deficit commerciale,  qualora si discostassero significativamente dalle stime, in particolare la prima, attesa migliorare ancora ma che potrebbe invece deludere.</p>
<p>Sarà importante monitorare il sentimento sul dollaro per capire se realmente il recupero di fine settimana scorsa rappresenta l&#8217;inizio di una fase nuova, almeno per un pò. I dati sulle posizioni ribassiste sul dollaro confermano questa possibilità. E ciò  anche per capire eventuali refluenze su materie prime, borse e rendimenti. Naturalmente dal lato dell&#8217;euro conteranno anche i dati macro europei, come l&#8217;indice di fiducia  Sentix che dovrebbe migliorare in linea con gli indicatori similari americani, visto il recupero generale dei mercati azionari. Nel frattempo la bilancia commerciale tedesca e la produzione industriale di aprile dovrebbero riflettere l&#8217;impatto del calo delle esportazioni, e ciò potrebbe pesare sulla valuta europea.</p>
<p>In conclusione, dal quadro di fondo caratterizzato da borse, rendimenti  e materie prime al rialzo con dollaro al ribasso, la settimana passata ha visto come anomalìa nel finale  l&#8217;inversione di tendenza sul dollaro (che ha trascinato solo l&#8217;oro). La settimana che viene, con le informazioni sull&#8217;andamento dei consumi,  dovrà far capire se si tratta di uno scostamento temporaneo, o se piuttosto il dollaro anticipa altre inversioni, su borse rendimenti  e materie prime, vale a dire un inversione generale nel sentimento ottimistico e nella propensione al rischio.</p>
<p><strong>http://michelespallino.blogspot.com/</strong></p>
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		<title>Fed in trappola e borse al bivio</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 08:03:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Spallino</dc:creator>
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Questa settimana ha fornito ampia conferma che è in atto un processo inflazionistico portentoso. Il dollaro ha perso un altro punto percentuale, l&#8217;oro si approssima a quota mille, il petrolio ha fatto un balzo di quasi il 10% ai massimi da sei mesi (con il maggior guadagno mensile dal 1999, +27%), l&#8217;indice  Goldman Sachs [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ECONOMIA: l&#8217;inflazionamento<br />
</strong><br />
Questa settimana ha fornito ampia conferma che è in atto un processo inflazionistico portentoso. Il dollaro ha perso un altro punto percentuale, l&#8217;oro si approssima a quota mille, il petrolio ha fatto un balzo di quasi il 10% ai massimi da sei mesi (con il maggior guadagno mensile dal 1999, +27%), l&#8217;indice  Goldman Sachs Commodities è salito del 5%, il Baltic Dry Index ha fatto 19 sedute consecutive al rialzo. I mercati azionari emergenti sono in piena bolla, la Russia ha guadagnato oltre il 7%, l&#8217;India oltre il 5%, portando gli incrementi annui rispettivamente al + 72% e al + 51%, mentre la Cina è a + 45%, il Brasile a + 42%. Le valute delle nazioni &#8220;commodity&#8221; hanno messo a segno altri incrementi settimanali : il Sud africa+ 4%, la Nuova Zelanda + 3%, il Brasile + 3%, l&#8217;Australia + 2%, il Canada + 2,7%. Nel frattempo i rendimenti sui decennali USA sono balzati di 30 cts. fino al  3,74%, prima che una manipolazione della Fed li riportasse nel finale  al 3,5%; il mercato ipotecario è diventato tumultuoso, le obbligazioni di Fannie sono salite di mezzo punto percentuale di colpo, concludendo con un rialzo di 20 cts. nonostante la Fed; vi sono mercati per le coperture sui tassi d&#8217;interesse in difficoltà con prezzi discontinui, in preda a volatilità anomale. Comunque questo tumulto non ha intaccato le obbligazioni aziendali i cui differenziali sono anzi scesi nonostante la nuova esplosione di emissioni, nè il mercato dei bond spazzatura che ha beneficiato di forti acquisti, così come quello dei mercati emergenti che ha visto scendere nettamente il rendimento dei titoli brasiliani e messicani, mentre il costo delle coperture assicurative sul rischio di default di tali paesi è  a livelli che non si vedevano dal 2007. Insomma, pare che nonostante il tesoro USA si sia preso il raffreddore, gli altri non ne abbiano risentito e non si siano presi la polmonite come succedeva in passato.</p>
<p>La difficoltà incontrata dal dollaro e dai titoli di stato ed ipotecari americani è facilmente comprensibile. Da una prospettiva globale, il dollaro debole aumenta l&#8217;orientamento inflazionistico, così come prima dello scoppio della crisi, quando la crescita economica pimpante era frutto dell&#8217;incremento dei prezzi energetici e primari. La svalutazione del biglietto verde lavora anche nel senso di rinforzare i già cospicui flussi finanziari ai mercati emergenti e agli assets &#8220;non-dollaro&#8221; in genere. Vi sono aspetti dell&#8217;inflazione che appaiono seducenti per chi anela alla ripresa a tutti i costi, e l&#8217;improvviso miglioramento delle condizioni finanziarie globali sta supportando un miglioramento nella situazione economica. Gli ottimisti che guardano all&#8217;Asia e ai paesi in via di sviluppo come motori della ripresa  auspicano quindi un dollaro debole a breve termine, come supporto a tale scenario. Il dollaro debole insuffla nuovamente aria nella Bolla globale della finanza pubblica, e molti paesi hanno oggi una flessibilità senza precedenti nell&#8217;emissione di debiti nuovi, senza timori di reazioni negative del mercato.</p>
<p>Ancora una volta ritengo opportuno sottolineare il drammatico cambiamento nelle circostanze  che stanno crescentemente imponendosi sui mercati e sulle economie, in tutto il mondo. Durante gli anni 90 &#8211; e tramite il &#8220;Re Dollaro&#8221; nel periodo precedente- ci fu un orientamento inflazionistico predominante che dirigeva i flussi AL Centro del sistema globale (gli USA), e quando ci fu la crisi che inizialmente scoppiò in Messico per poi trasmettersi ad  Asia, Russia, Argentina, la risposta immediata fu un improvviso dietrofront dei flussi finanziari da tali paesi verso i titoli e la valuta americana. La crescita dei flussi speculativi, già evidente all&#8217;epoca, ai primi segnali di problemi si rivolse dai maggiori rendimenti ottenibili nei paesi emergenti, al dollaro e agli USA considerati il bene rifugio per antonomasia. Il Centro dominava totalmente il sistema, e ciò offriva alle sue banche centrali (specialmente la Fed) una libertà di movimento straordinaria. Lo spostamento  dei flussi speculativi dalla Periferia AL Centro ha catalizzato crisi finanziarie, insieme a una generale instabilità economica e finanziaria, ma ha anche favorito un contenimento delle pressioni inflazionistiche globali; o, per dirla meglio, la natura del flusso inflazionistico della finanza ha tenuto le pressioni inflazionistiche limitate al dollaro e ai suoi mercati finanziari (all&#8217;epoca li definivo &#8220;Bollaro&#8221;), lontane dall&#8217;energia, dalle commodities e dalla tradizionale inflazione al consumo (a fine anni 90 il petrolio, ad esempio, tocca i suoi minimi in area 10 dollari, l&#8217;oro a 250, mentre il dollaro arriverà sotto 0,90 con euro).</p>
<p>Poi il retroterra finanziario ed economico globale è cambiato profondamente. Oggi, esiste un potente orientamento inflazionistico che dirige i flussi in senso opposto, DAL Centro alla Periferia, e questa dinamica serve a capire il clamoroso cambiamento nel costo e nella disponibilità del finanziamento ai paesi sottosviluppati negli ultimi anni, che ha portato ad una virtualmente illimitata disponibilità a basso costo che ha finanziato l&#8217;epocale boom degli asiatici.</p>
<p>Certo, questo flusso si è interrotto di colpo durante la crisi credtizia dello scorso anno. Ma  adesso la dinamica dei flussi DAL Centro alla Periferia è  ripresa come prima, più di prima, ciò perchè  è nella natura di questo tipo di dinamica che se un simile andamento riprende, è probabile riprenda più forte che mai (basta pensare ad esempio a cosa successe dopo il caso LTCM o dopo la bolla dei tecnologici).<br />
Questa analisi serve a inquadrare l&#8217;attuale sovraperformance dei mercati periferici rispetto a quelli centrali. Ma cosa dimostra? è positiva o negativa?<br />
ebbene,  dimostra vi sarà una ripresa economica globale più rapida e forte di quanto si attenda, che si accompagnerà a una sorprendente (per il consensus) inflazione globale. La maggioranza oggi crede vi siano soprattutto rischi di deflazione: si ritroverà sorpresa da quanto succederà contro le sue previsioni (come in passato, del resto). Tutto è pronto per un  revival delle materie prime, che darà sostegno pure alla bolla azionaria globale, per un pò di tempo. Ciò detto, resto convinto che la dinamica DAL Centro alla Periferia si rivelerà profondamente negativa per gli USA.  Infatti, il nucleo centrale di questo storico reindirizzamento dei flussi globali e delle pressioni inflazionistiche è la conseguenza del crollo del dollar standard. Politiche fallaci, la risultante struttura economica malamente squilibrata, e la svalutazione, hanno posto termine al regno del dollaro come  valuta di riserva nel mondo, perchè mettono in crisi la percezione di moneta in grado di difendere il valore. Certo, oggi non c&#8217;è alcuna moneta in grado di rimpiazzare il dollaro, ma questo non fa altro che dimostrare come il sistema finanziario globale operi malamente in condizioni di grande incertezza.</p>
<p>Ed è certo comunque che l&#8217;epoca di signoraggio e dei grandi benefici rivenienti agli USA da decenni grazie al fatto di poter emettere moneta internazionale, sta volgendo alla fine. Le patetiche autorità americane ancora credono di poter inflazionare il credito e manipolare i tassi d&#8217;interesse, senza dover pagare un prezzo per ciò. Ma la nuova realtà globale è che i mercati valutari protestano di fronte ai massicci deficit fiscali USA e pretendono rendimenti superiori a quelli offerti dal governo. In due settimane il decennale è passato da quasi il 3% al 3,75%: è l&#8217;inizio della rivolta dei creditori?</p>
<p>Una dinamica forte DAL Centro alla Periferia e il rimergere della vulnerabilità del dollaro sono una combinazione potente. I mercati azionari ancora fanno finta di non vedere a cosa possa portare la prospettiva di una Fed che stampa moneta all&#8217;impazzata per calmierare i tassi d&#8217;interesse, ma quelli valutari hanno iniziato ad agitarsi e, ad un certo punto, deflussi crescenti dal dollaro obbligheranno la Fed  a tenerne conto. La banca centrale sarà forzata a scegliere se affrontare una crisi valutaria o affrontare un rialzo dei tassi, e in quel momento i mercati azionari si troveranno di fronte a una sorpresa potenzialmente molto negativa per le prospettive di crescita su cui basano il loro ottimismo attuale.</p>
<p>Concludendo, le cose stanno andando nel verso qui indicato da inizio anno con le previsioni dello scenario base: materie prime al rialzo, dollaro al ribasso, rendimenti al rialzo, borse in rimbalzo. Finora la correlazione è stata la seguente:</p>
<p>Riduzione della propensione al rischio (e quindi aspettative di recessione)= borse e materie prime giù= bond e dollaro sù (entrambi intesi come bene rifugio).</p>
<p>Aumento della propensione al rischio (e quindi aspettative di ripresa economica)= borse e materie prime sù= bond e dollaro giù.</p>
<p>Adesso però il duo bond-dollaro sta perdendo il suo status di bene rifugio, acquisendo quello di bolla a rischio che sta  iniziando a emergere a prescindere dall&#8217;andamento congiuturale.</p>
<p>Per cui,  nel breve termine, di fronte ad un improvvisa riduzione della propensione al rischio, magari potrebbe ancora funzionare pavlovianamente la correlazione precedente; e quindi si potrebbe assistere a momentanei violenti rinforzi di bond e dollaro. Ma, è solo questione di tempo, prima o poi sarà la crisi del bond e del dollaro che metterà in crisi le borse e (in misura molto minore, perchè espresse in dollari) le materie prime. Questa settimana se ne è avuto un assaggino.</p>
<p><strong>MATERIE PRIME: implicazioni macro<br />
</strong><br />
Queste ultime potrebbero a loro volta  interagire negativamente con il quadro macroeconomico. Il rialzo dei prezzi  può diventare un ostacolo alla crescita di per sè, il momento in cui sfuggisse di mano: sebbene i recenti tagli degli investimenti produttivi hanno avuto finora solo effetti limitati, nel corso del 2010 potrebbero provocare un classico shock, con peggioramenti acuti dei deficit esteri degli USa e del Centro in genere, togliendo risorse ai piani di stimolo, e bloccando un eventale ripresa dei consumi. Naturalmente la corsa potrebbe fermarsi spontaneamente non appena venisse meno la credenza di una ripresa a V nel 2009, e ci si convincesse che i &#8220;germogli verdi&#8221; sono solo un segno di stabilizzazione dell&#8217;attività economica, ma su livelli più bassi che in passato, e non un ritorno alla crescita,  scenario a L. In questo caso l&#8217;attuale rialzo dei prezzi delle materie prime si rivelerebbe un falso segnale (così come il rimbalzo delle borse e  gli afflussi speculativi verso i paesi emergenti) causato da fattori tecnici come la costituzione di scorte a prezzi bassi , venuti meno i quali riemergerebbe la mancanza di crescita reale nella domanda, che porterebbe i prezzi ad adeguarsi come minimo ad uno scenario intermedio a U. Non va domenticato infine che i paesi esportatori di materie prime e le loro valute sono vulnerabili a una contrazione della propensione al rischio, il cui aumento ha finora spinto il denaro caldo verso di loro (Russia, Sud Africa, Australia ed altri) con il dollaro debole a fare da propulsore.</p>
<p>I preziosi ancora al rialzo: l&#8217;oro sale del 2,3% (+11% da inizio anno),e l&#8217;argento +4,9%(+38%). Gli industriali ancora al rialzo: il rame sale del 4%(+49%), il petrolio fa meglio di tutti con +7% (+46%) e pure il gas naturale dà segni di vita +6% (-31%). Agricoli ancora al rialzo, con il grano a +6%. L&#8217;indice generale CRB avanza del 3,7% (+10%).</p>
<p>Il petrolio ha fatto ancora meglio dell&#8217;oro, per cui il rapporto oro-petrolio è sceso a 14,7 bucando al ribasso la media a 200 giorni. In teoria ciò significa che siamo sempre più in fase di ottimismo, per cui anche se  l&#8217;inflazionismo  fa salire entrambi, l&#8217;oro nero sovra performa il giallo, e ciò è coerente con la positività delle borse. Il petrolio è stato sostenuto dalla decisione dell&#8217; OPEC, che produce il 40% del totale, di lasciare inalterati i livelli di produzione decisi a marzo, fino al prossimo meeting di settembre.</p>
<p>Sostanzialmente ignorato dai mercati il &#8220;caso&#8221; Nord Corea. Eppure, dopo i test nucleari , vi sono state anche esplicite minacce di attacco al Sud Corea  in caso di interventi americani sulle navi nord coreane tesi a bloccare eventuale materiale nucleare. Per ora non ci crede nessuno.</p>
<p>Si conclude con : petrolio a 66,3(luglio) gas naturale a 3,84(luglio) oro a 979(giugno) argento a 15,6(giugno) platino a 1196 (luglio) palladio a 236(giugno) rame a 220(giugno) soia a 1193(luglio) oro-petrolio a 14,7.<br />
<strong><br />
CAMBI: la partita sul dollaro</strong></p>
<p>L&#8217;indice del dollaro ha perso un altro 0,9% scendendo a 79,3 (-2,5%).Ha continuato a perdere soprattuto con le valute commodities, ma anche con franco svizzero, sterlina ed euro, recuperando modestamente solo con lo yen giapponese che  è stata dunque la peggior valuta della settimana. Nel mese di maggio il dollaro ha perso il 6,5% e si trova adesso ai minimi da inizio anno. I motivi per vendere dollari non sono mancati. In settimana è uscita la revisione del PIL USA nel primo trimestre che ha confermato il peggior periodo economico semestrale degli ultimi 51 anni; le autorità hanno avvisato che la ripresa potrebbe slittare al 2010; il crescente debito nazionale continua a far temere per il rating;  ed ancora una volta si sono sentite voci internazionali a favore di un abbandono del dollaro come moneta di riserva mondiale. Tutti questi legittimi motivi, non implicano però problemi immediati, per cui non è da escludere che se torna sotto i riflettori la paura , il dollaro possa momentaneamente riemergere dall&#8217;abisso in cui sta sprofondando: già la prossima settimana  un calendario pieno di eventi rischiosi potrà fare chiarezza perchè mostrerà dove ci si colloca nella scala che va dalla depressione alla ripresa. Finora si è festeggiata la decelerazione nella caduta, adesso per proseguire ci vogliono</p>
<p>segnali chiari di crescita effettiva. Inoltre, essendo il dollaro debole diventato fattore di freno per la borsa  assieme alle vendite di bond, a loro volta preoccupanti per gli effetti sui tassi ipotecari, le autorità americane potrebbero cercare di sostenerlo in qualche modo.</p>
<p>L&#8217; Euro ha fatto un nuovo record 2009 nella quotazione con il biglietto verde, ed è salito con yen, ma ha perso terreno nei confronti di tutte le altre valute, inclusa la sterlina. Ciò perchè i dati macro europei continuano a restare molto negativi, il PIL tedesco  ha deluso, inoltre la vicenda Opel mostra come la politicizzazione e la nazionalizzazione dell&#8217;economia vada avanti imperterrita anche da questa parte dell&#8217;Atlantico, mentre i prezzi al consumo europei  complicano la posizione della BCE attesa la prossima settimana al varco. Ci si aspetta che tenga i tassi fermi, ma l&#8217;attenzione sarà soprattutto su quello che comunicherà. Tecnicamente  EURUSD, dopo l&#8217;attesa correzione,  ha superato di nuovo  quota 1,4 facendo nuovi massimi per l&#8217;anno, con massimi e minimi sempre maggiori, classico segnale di trend crescente ed è arrivato sopra a 1,41, cioè al 50% dell&#8217;intera caduta da 1,60 a 1,23. Adesso la prossima resistenza si trova a 1,423 confluenza del canale rialzista dove transita anche un ritracciamento di fibonacci dell&#8217;ultimo grande movimento da 1,47 a 1,24  poco sotto il picco dicembrino segnato a 1,436,  baluardo finale prima di 1,47 che -come illustrato più volte- rappresenta la linea del piave, oltre la quale si prospetta un ritorno ai massimi assoluti.</p>
<p><strong>OBBLIGAZIONI: FED in trappola</strong></p>
<p>Negli USA  i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 0,93% (-0,2 cts. rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è    al 0,66%(-0 cts.) e ad un anno al 1,60%(+7 cts.); i bills a 3 mesi   allo 0,15%(-4 cts.). I rendimenti dei bonds  a 2 anni  a 0,82%(-3 cts.); a 5 anni al 2,29%(+10 cts.); il decennale al 3,47% (+2 cts); a 30 anni al 4,34%(-4 cts.). Aumento quindi del differenziale tra 2 e 10 anni   a 265 (+5 cts.), ed aumento dei tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (+9 cts.  al 4,91%)   quindicennali(+3 cts. al 4,53) ma scendono quelli a tasso variabile ad un anno (-13 cts. al 4,69%). In  calo i differenziali sui bonds aziendali,  ed i rendimenti degli obbligazionari dei paesi emergenti, con i bonds brasiliani  al 5,86%  sul decennale, mentre sale quello del decennale giapponese (1,48).</p>
<p>I saldi settimanali non rendono l&#8217;idea di quello che è successo: mercoledì il rendimento sul decennale è arrivato fino al 3,74% in scia alle vendite effettuate per coprire i titoli ipotecari, che amplificano il trend al rialzo. Il rendimento è così arrivato a ritracciare il 50% del declino dal massimo di giugno 2007 (5,3%) al minimo di dicembre(2%). La strada è aperta verso quota 4,1% vista per l&#8217;ultima volta a ottobre 2008, e mette in grande difficoltà la Fed: è difficile pensare che resti ferma al piano vigente di acquistare 300 miliardi di titoli del tesoro quando i rendimenti in crescita (ciò nonostante) mettono a rischio la ripresa e danneggiano i creditori esteri. La reazione prevedibile sarà alzare il tiro della stampa di moneta portando a 500-700 i miliardi di bond da acquistare, ma ciò metterà in crisi il dollaro che a sua volta  danneggerà i creditori esteri e metterà a rischio la ripresa via inflazione importata. Nel frattempo gli ottimisti sulla ripresa, i pessimisti sul rating USA, e i gestori che ruotano azioni e bond nei portafogli, imprimeranno ulteriori spinte al rialzo dei rendimenti, mentre le perdite che i creditori esteri stanno accumulando su dollaro e bond pongono un ulteriore probema. La Fed sperava di tenere i rendimenti bassi annunciando l&#8217;acquisto diretto dei titoli di stato, senza capire che avrebbe inescato un boomerang. Se , come penso, continuerà su questa strada, il boomerang continuerà, via crollo del dollaro; e anche se  a questo punto facesse marcia indietro, saranno i rendimenti a impennarsi ulteriormente mettendo in crisi il governo e il settore immobiliare.Un disastro. Ecco la trappola: la Fed si è andata a cacciare in un vicolo cieco, ed è all&#8217;angolo, come qui previsto da tempo, e se si combina questa precaria posizione in cui si è messa la banca centrale con i recenti timori sulla solvibilità del tesoro, si capisce che vi è un potenziale di rialzo dei rendimenti , e quindi un potenziale di caduta nelle quotazioni di tuti gli assets a  stelle e strisce (azioni, obbligazioni, case), letteralmente illimitato.</p>
<p>Si ferma in Europa la discesa dei  tassi euribor:  ad un mese  al 0,93% (+2 cts.) a tre mesi al 1,29%(+1 cts.) ad un anno  al 1,66%(+1 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi in rialzo sul 2 anni a 1,42%(+11 cts.) e  sul decennale a 3,59% (+4 cts.) per cui scende il  differenziale tra 2 e 10 anni a +217 cts. ;  il differenziale con i bonds USA sale sul due anni a quota +60 , e  sul decennale a +12 cts. sempre a favore dei bund. Il netto maggior rendimento sulla scadenza breve concorre a favorire l&#8217;aumento dell&#8217;euro sul dollaro.</p>
<p><strong>BORSE:  sempre al bivio</strong></p>
<p>Il saldo settimanale positivo negli USA è stato ottenuto grazie a una classica manipolazione, in cui addirittura si è fatto fare un balzo di oltre l&#8217;1% agli indici negli ultimi 5 minuti di contrattazioni. La settimana infatti è restata al bivio dove era all&#8217;inizio con andamento YO-YO tra dati macro negativi come quelli sui prezzi immobiliari, e sull&#8217;indice manifatturiero di Chicago, e dati positivi come la fiducia dei consumatori. Appare chiaro che l&#8217;economia non è più in caduta libera, ma con l&#8217;immobiliare sempre in crisi e la disoccupazione ai massimi, non sta certo migliorando. La borsa ha inoltre iniziato a risentire della impennata dei rendimenti, e il recupero ottenuto a fine settimana  su questo fronte ha favorito un finale postivo.</p>
<p>Negli ultimi 3 mesi lo sp500 ha messo a segno un rialzo di 263 punti pari al +39% dal minimo di 667. Originariamente avevo indicato quota 1100 come obiettivo massimo per questo rialzo, mentre il minimo l&#8217;ho ipotizzato a quota 1000. Le ragioni di questa proiezione sono l&#8217;attuale struttura a onde e i precedenti storici, dove si ossserva  uno sviluppo ABC. In genere quando termina la  A viene seguita da un movimento in direzione opposta B che di norma ha un ampiezza del 50% dell&#8217;intera A o dall&#8217;inizio della B;  segue infine la C che porta a livelli ben inferiori a quelli raggiunti dalla A, di cui spesso è simile per ampiezza.</p>
<p>Dal massimo di  1576 al minimo di 667, il declino è avvenuto in tre ondate principali: 1257, 1440,  667; le due al ribasso composte da serie di 5 onde, quella al rialzo da una serie di 3. In sostanza un semplice 5-3-5 zigzag. Quando vi è stato il minimo di marzo a 667 e si è iniziato a capire che la discesa era forse finita, si sono potuti stabilire i sopracitati limiti del rialzo.  Ora che dopo un + 39% dal minimo il rialzo pare essere in stallo, si inizia a profilare anche la possibilità di una conclusione anticpata a 930 invece che a 1000, ma è solo un ipotesi minoritaria perchè i livelli di supporto sono rimasti intatti; l&#8217;ipotesi è però giustificata dal fatto che essendo  l&#8217;indice  rimasto tra 879 e 930 per quasi un mese intero, in genere un consolidamento di questo tipo dopo un rialzo consistente prelude ad un inversione. Il supporto da guardare è 876 (seguito da area 850) che più volte ha tenuto durante l&#8217;ultimo mese, per cui è probabile che una sua rottura verrebbe interpretata come un segnale ribassista. Al rialzo la resistenza è al recente massimo di 930,  meglio rappresentata dalla fascia 937-946 (massimo di inizio anno), superata la quale si dovrebbe riuscire ad arrivare alla famosa area mille (980-1030), primo obiettivo indicato fin dall&#8217;inizio, che rappresenta anche un ritracciamento del 38,2% di tutta la A, e che resta lo scenario più probabile. Dal punto di vista della tempistica, con i primi di giugno saranno passati 3 mesi dall&#8217;inizio di B e quindi si sarà raggiunto un minimo accettabile come durata in proporzione alla A (18 mesi), ma è facile comprendere che potrebbe protarsi ancora.</p>
<p>Si conclude con Dow a 8500 +3,5% ( -3% da inizio 2009) SP500 a 919 +2,5%(+1%) Nasdaq100 a 1435 +5%(+18,5%)Russell +4,4%(+0%) Trasporti +6%( -9%) utilities +3% (-10%) semiconduttori +8% ( +28%) Broker +4%( +28%) Banche +4,6%(-15,5%).Il rapporto tra put e call scende a 0,77 e  l’indice della volatilità VIX fermo  a 29.</p>
<p>Il Nikkey giapponese  a 9522 +3,2%(+7,5% da inizio 2009),  il Dax a 4940 +0,5%(+3%)  il cac francese a 3277, il footsie inglese a 4418 spmib a 19884 e mibtel a 15743 -0,4% (+1,5%). Tra gli emergenti: Brasile +5,2%(+41%) Russia +7% (+72%) India +5%(+51%) Cina +1,3%(+45%).</p>
<p><strong>PREVISIONI:  Fed, Bce e occupazione</strong></p>
<p>Si inizia lunedì con i dati sulle spese e i redditi delle famiglie , sull&#8217;andamento del credito al consumo e sull&#8217;ISM manifatturiero. Chi punta a una genuina ripresa economica prima di fine anno, si aspetta di vedere un miglioramento in questo tipo di voci fin da ora. La prospettiva per l&#8217;attività industriale è stata negativa da 15 mesi, anche se è da inizio anno che vi è stata una minore negatività. Mercoledì, uscirà anche l&#8217;ISM dei servizi, ma con la FED intrappolata sarà di particolare interesse cosa dirà  Bernanke nel nostro  pomeriggio durante la sua testimonianza al Congresso nel tentativo di spingere al ribasso i rendimenti, senza affossare il dollaro; il boss avrà modo poi di replicare ad eventuali reazioni non gradite il giorno dopo. Venerdì arriveranno i dati sul mercato del lavoro USA. Il  consensus si aspetta una perdita di  521.000 posti a maggio; e va notato che la forchetta nelle aspettative si è ridotta di molto rispetto al passato, andando da &#8211; 450.000 a &#8211; 600.000. Importante è il &#8220;passo&#8221; a cui procede la distruzione della base occupazionale: se i dati escono in linea con le attese, sarebbe il secondo mese in cui la riduzione rallenta, con un miglioramento signficativo rispetto al record di gennaio(-741.000). E&#8217; possibile quindi che il mercato lo prenda per un segnale positivo, mentre una forte delusione, spegnendo ogni speranza, potrebbe anche catalizzare l&#8217;inversione delle borse con tutto ciò che ne consegue.</p>
<p>Inoltre durante tutta la settimana  saranno di scena  molte banche centrali: Australia, Canada, Inghilterra e soprattutto la BCE da cui si attendono ulteriori dettagli sull&#8217;annunciato piano di stampa di 60 miliardi di euro a fronte di acquisti di titoli. Finora la banca europea si è contenuta rispetto a quello che hanno fatto inglesi ed americani, ed è stata addirittura criticata da qualche politico da strapazzo per questo motivo. In realtà se l&#8217;euro sta ancora in piedi lo si deve proprio alla minore aggressività della Bce , e se quest&#8217;ultima cedesse alle pressioni americanizzandosi fino in fondo, può velocemente tornre indietro soprattuto se al contempo si riducesse la propensione al rischio in seguito ai dati USA.</p>
<p>http://michelespallino.blogspot.com/</p>
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		<title>Chi spaccia la cicuta dell&#8217;inflazione</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 07:15:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Spallino</dc:creator>
				<category><![CDATA[La nota sui mercati]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ECONOMIA: Le mosse di Bilderberg</strong><br />
Bill Gross, il gran capo di Pimco, il più grande fondo obbligazionario del mondo, ha dichiarato questa settimana che &#8220;alla fine&#8221; gli USA perderanno il loro AAA rating, ma non subito. Gli USA, come la Gran Bretagna, hanno una prospettiva di deficit annui di almeno il 10% del PIl (ricordo per dare un punto di confronto che a Maastricht il 3% era considerato un limite estremo) per ogni anno a venire del prossimo decennio&#8230; per cui ad un certo punto lo stock di debito sorpasserà il 100% del PIl, che è il livello in cui normalmente scattano le riduzioni di rating&#8230; ha commentato Gross, il quale fino a poche settimane fa aveva detto che gli USA dovevano spendere ben più di quanto previsto da Obama, almeno altri 4 trilioni, perchè &#8220;solo così si frenerà la caduta dell&#8217;economia&#8221;. E quando la Federal Reserve , il 19 marzo, annunciò la stampa di moneta di 1,8 trilioni, per comprare titoli di stato e ipotecari, Gross dichiarò che occorreva molto di più, auspicando fino a 5 -6 trilioni, ed ora ci viene a dire che è inevitabile gli USA perdano il rating&#8230;.. Perchè parlo di Gross? perchè  è uno degli invitati alla segreta riunione del gruppo Bilderberg, cui hanno partecipato anche due distinti economisti,  Gregory Mankiw, ex consigliere di Bush, e Kenneth Rogoff, economista capo del Fondo Monetario Internazionale. Dopo Bilderberg questi signori si sono distinti per dichiarazioni in cui auspicano una bella dose di inflazione, in grado di rendere meno pesanti i debiti per consumatori e governanti, con in più il vantaggio di spingere la gente ad anticipare le proprie spese in vista di prezzi futuri più cari. Rogoff, che insegna anche ad Harvard, si augura un bel 6% per almeno un paio di anni; Mankiw, che a fine  2007 disse che gli USA avevano un &#8220;dream team&#8221; di economisti deducendone che niente sarebbe potuto andare per il verso sbagliato,  ha aggiunto che , vista l&#8217;impossibilità per la Fed di abbassare i tassi d&#8217;interesse nominali già a zero, se aumenta l&#8217;inflazione quelli reali scendono; al 6% di aumento dei prezzi al consumo, i tassi d&#8217;interesse reali sarebbero al -6%. Mankiw aggiunge che ciò equivale all&#8217;abbandono del gold standard nel 1933 per combattere la Depressione. Meglio accettare una forte inflazione che vivere un lungo periodo di stagnazione con molti problemi anche legali indotti dalla gestione dei mega debiti.</p>
<p>Prevista qui da tempo, la mossa di propagandare l&#8217;inflazione come il minore dei mali, è ormai quasi ufficiale. Nulla si può sapere di cosa possano aver deciso dieci giorni fa a Bilderberg, ma non ci vuole molto ad immaginarlo, anche perchè in una settimana priva di dati ed eventi, sono arrivati scossoni sui mercati ben precisi e chiari, sempre nel segno di creare inflazione. Chi immagina esista la Cupola, può pensare che non controlli le agenzie di rating? certamente no, ed infatti l&#8217;innesco del processo è stato l&#8217;avvertimento sul rating (ad opera di Standard &amp; Poor’s) del debito sovrano dell&#8217;Inghilterra. Immediatamente lo scossone si è trasmesso sui mercati, i quali  hanno pensato all&#8217;ancor più disastrosa situazone degli USA. Per cui sono partite fortissime vendite di bond (soprattutto le lunghe scadenze) e di dollari: possiamo immaginare chi ci sta guadagnando, e come si fregano le mani i fautori dell&#8217;inflazione, perchè è ovvio che la svalutazione del dollaro è una manovra inflazionistica, e non è un caso che nelle stesse ore due importanti economisti facevano le dichiarazioni sopra menzionate. Possiamo anche immaginare chi ci rimette: i creditori i dollari, a cominciare dalla Cina.</p>
<p>Quello che è difficile da mandare giù è come &#8211; nonostante tutte le lezioni passate &#8211; si possa ancora vendere la merce inflazionistica, anche se la spacciano gli economisti ortodossi. In realtà la lunga e sordida storia dell&#8217;inflazione, la orribile tassa occulta che colpisce soprattutto i meno abbienti, dovrebbe rendere impopolare questo marketing. Ma il popolo è ignorante e si berrà questa cicuta spacciata come brodo ricostituente.</p>
<p>La questione che ha appassionato i mercati questa settimana è stata però un altra, e cioè se gli USA perderanno la tripla A; come al solito, non si coglie il punto focale, che dovrebbe essere invece se la Cupola con i suoi killer politici ed economici, in pieno delirio di onnipotenza,  sia ormai lanciata su una strada che porterà alla bancarotta dell&#8217;intera economia globale, ed alla scomparsa definitiva del sistema capitalistico occidentale, così come successo per quello comunista sovietico, e ad una specie di nuovo buio Medioevo. Adesso che si illudono di averlo evitato, qualcuno si lascia sfuggire l&#8217;ammissione che il mondo è stato a un passo da questo esito lo scorso ottobre(Tremonti). Il che dimostra come tale scenario non sia &#8220;impossibile&#8221;, tutt&#8217;altro. Per cui  fa impressione  che, mentre la priorità numero uno dovrebbe essere evitare un simile risultato, vi siano conferme continue sempre maggiori di come si persegua la strategia inflazionistica che porta al peggiore degli scenari possibili.</p>
<p>Rogoff, auspicando il  6% di inflazione, dice che ciò disinnescherebbe la &#8220;bomba del debito&#8221;. Semplicemente, non è così.Trilioni di nuove emissioni governative non fanno altro che peggiorare le conseguenze  dell&#8217; inevitabile scoppio della &#8220;bomba del debito&#8221;. C&#8217;è una scuola di pensiero che ritiene si stia oggi riducendo il peso del servizio del debito, il che può essere in qualche modo vero per le famiglie e i settori finanziari; ma tali benefici sono in realtà di gran lunga superati dai rischi sistemici associati con la ridistribuzione di multi trilioni di debiti e rischi connessi al governo e alla banca centrale. Ed è un epoca specialmente inopportuna per aumentare il rischio sistemico aggregato.</p>
<p>Questo aspetto della bomba del debito, o &#8211; come la chiamo io &#8211; della Bolla del Debito pubblico, non è facilmente comprensibile oggi. Nonostante il debito governativo si espanda negli USAfino al 13% del PIL nel 2009, gli ottimisti si confortano pensando che lo stock in essere non è ancora probematico ed è inferiore a quello del Giappone. I rendimenti però stanno salendo, anche se per il momento gli USA riescono a piazzare le loro cambiali senza problemi. E&#8217; ovvio che una crisi di fiducia nei titoli di stato sarebbe catastrofica. Non va dimenticato che si è appena superata la crisi di fiducia nel sistema bancario perchè ha garantito lo Stato! ma chi può garantire lui? il consensus si conforta pensando che quando l&#8217;economia (grazie ai tassi a zero e al nuovo boom creditizio) si riprenderà, sarà in grado di tappare tutti i buchi (cioè le entrate fiscali saranno tali da generare un surplus). Ho già spiegato che è ridicolo anche solo pensarlo, ma vorrei aggiungere che -a parte ciò- vi è un altra bomba a tempo che sta facendo sentire il suo sinistro ticchettìo: quella della redistribuzione del rischio ipotecario, specialmente alle fallite Fannie e Freddie.</p>
<p>Rogoff crede che facendo inflazione si faciliti il processo di riduzione delle leve finanziarie. Non credo proprio. Il processo molto delicato in atto dovrebbe cercare di svincolare l&#8217;economia dall&#8217;attuale dipendenza mortale dai 2 trilioni di credito addizionali annui. E&#8217; una questione cruciale, intrecciata profondamente con la struttura economica esistente, e non viene certo risolta tramite addizionale inflazione creditizia. Le politiche attuali stanno spostando il peso dei debiti dal settore privato a quello statale, e nel far ciò stanno aumentando il peso complessivo del debito (per giunta improduttivo) di altri 2 trilioni annui. Soprattutto , come scrivo da tempo, gli interventi dirigistici asfissianti sui tassi d&#8217;interesse e di cambio e sulle quotazioni azionarie, corrodono ulteriormente la capacità del sistema di allocare le risorse, finanziarie e reali.</p>
<p>Mankiw crede che se i consumatori percepiscono l&#8217;arrivo dell&#8217;inflazione correranno a indebitarsi e a spendere, il che sarebbe un bene per l&#8217;economia. Peccato che gli USA non producano abbastanza di ciò che i consumatori comprano, così il deficit con l&#8217;estero che attualmente sta faticosamente rientrando grazie alla crisi, riesploderebbe . Il dollaro ha già ripreso a svalutarsi il che significa importare inflazione, e ciò non va a beneficio delle famiglie e dei consumatori, il cui reddito reale si erode. Inoltre, aspettative di inflazione crescente spingerebbero a comprare valori mobiliari esteri e materie prime, e altri assets &#8220;non-dollaro&#8221;. Come si è già visto nelle ultime settimane tutto questo può avvenire velocemente e innescare un processo autorinforzantesi. In un economia squilibrata, dominata da dinamiche speculative, non ci vuole molto ad attizzare l&#8217;inflazione, e la nozione che il sistema dei prezzi possa essere facilmente manipolato dalle autorità a loro piacimento, quindi con la capacità di far rientrare l&#8217;inflazione quando e come vogliono, è veramente un mito falso, truffaldino. Durante il 2000-2004  si era già visto come la liquidità ami l&#8217;inflazione; il punto saliente era che la Fed poteva certo creare liquidità sistemica, ma non era in grado di indirizzarla a un settore particolare che ne avesse bisogno, perchè in realtà la liquidità fluiva laddove era già abbondante, con il risultato di creare inflazione (vedasi quanto successo con le materie prime, ma anche con le azioni e le case).<br />
La settimana appena conclusasi ci consegna quindi un dollarino svalutato, e da qui il passo ai titoloni sull&#8217;inflazione è breve, e può velocemente essere compiuto. La politica della Cupola si rivelerà un boomerang in un contesto di bond e dollaro in caduta libera, che presto contageranno anche le borse. Un simile scenario mostra il grande errore della teoria economica  convenzionale, secondo la quale c&#8217;è uno scambio possibile tra le difficoltà inerenti a un lungo periodo di stagnazione economica e l&#8217;accettazione di un più alto livello di inflazione. Si vedrà che invece si avrà stagflazione, cioè la nuova inflazione non riscirà a far uscire dalla stagnazione, e alla fine provocherà la Grande Depressione.</p>
<p>Ed anche l&#8217;idea del Professor Mankiw che la decisione di creare inflazione equivalga (e sia positiva) alla decisione di abbandonare il Gold standard nel 1933 merita tutta la mia disapprovazione. E&#8217; un argomento vecchio: nel nome del keynesianesimo, gli inflazionisti hanno ripetutamente sostenuto la bontà di massicci stimoli monetari e fiscali in risposta allo scoppio della bolla di turno, MA in realtà questo era solo strumentale ad estendere e peggiorare la bolla creditizia sistemica, che ha però fatto guadagnare miliardi facili a una piccola elìte. Fu il caso del dopo scoppio bolla tecnologica, e lo è anche ora nel dopo scoppio bolla ipotecaria e immobliare. Oggi, più che mai, dovrebbe essere evidente come l&#8217;inflazionismo keynesiano sia &#8220;La Bolla&#8221;.</p>
<p><strong>MATERIE PRIME: odorano l&#8217;inflazione</strong><br />
I preziosi scattano al rialzo, spinti dal crollo del dollaro e dagli annunci di strategia inflazionistica: l&#8217;oro sale del 2,7% (+8,5% da inizio anno),e l&#8217;argento +4,9%(+30%). Gli industriali salgono trainati dagli acquisti cinesi di rame e acciaio nell&#8217;ambito della riallocazione delle risorse disponibili dal  fondo sovrano, spinto dalla paura che il dollaro e l&#8217;inflazione distruggano il valore reale delle riserve valutarie.  Il rame sale del 4%(+49%) e il petrolio fa meglio di tutti con +8% (+38%); in controtendenza solo il gas naturale che crolla del 14% (-38%). Salgono del 5% mediamente gli agricoli e l&#8217;indice generale CRB avanza del 3,3% (+6,3%).<br />
Il petrolio ha fatto meglio dell&#8217;oro, per cui il rapporto oro-petrolio è sceso a 15,5 e sta insidiando  la media a 200 giorni. In teoria ciò significa che siamo sempre in fase di ottimismo, per cui anche se  l&#8217;inflazionismo  fa salire entrambi, l&#8217;oro nero sovra performa il giallo, e ciò è coerente con la positività delle borse. Quello che incuriosisce è l&#8217;assolo negativo del gas naturale. Non ci sono dati fondamentali nuovi che spieghino le vendite di questa settimana.Come già si sapeva, l&#8217;offerta resta al momento abbondante rispetto alla domanda industriale in calo; ma risulta confermata anche la chiusura di numerosi impianti per cui resta molto probabile che non appena dovesse riprendere la domanda, si andrà di colpo nella situazione opposta. Non c&#8217;è dubbio  che l&#8217;attuale calo del prezzo del gas naturale colpisce in particolare la Russia, in una fase in cui sono in corso negoziati sul nucleare con la nuova amministrazione americana.<br />
Si conclude con : petrolio a 61,6(luglio) gas naturale a 3,64(luglio) oro a 958(maggio) argento a 14,7(maggio) platino a 1160 (luglio) palladio a 233(giugno) rame a 210(maggio) soia a 1166(luglio) oro-petrolio a 15,5.</p>
<p><strong>CAMBI: crolla il dollaro</strong><br />
L&#8217;indice del dollaro perde quasi il 4% nella settimana e scende a 80 passando in negativo da inizio anno(-1,6%). Nei confronti delle valute commodities perdite di oltre il 6% ma anche -5% con la sterlina; flette anche con lo yen seppur di poco(-0,5%). Il crollo è avvenuto nonostante le borse si siano mantenute sostanzialmente stabili nel saldo settimanale. La causa apparente è stata infatti il degrado della Gran Bretagna da parte di Standard &amp; Poor’s  che ha provocato di riflesso vendite di bond americani e quindi di dollari. Il ridicolo mito che il dollaro sia un &#8220;bene rifugio&#8221; inizia così a schricchiolare, anche se manca la controprova: occorrerà vedere come si comporta durante una fase di caduta intensa delle borse. La prossima settimana sarà importante vista la dimensione di ipervenduto tecnico raggiunta; dovrebbe fermarsi nel breve termine, e magari essere capace di un rimbalzo, ma ciò che conta è appunto vedere se tornerà a muoversi in correlazione con la propensione al rischio generale, oppure se è proprio diventato nella percezione dei mercati un oggetto &#8220;rischioso&#8221;.<br />
Le prime quotazioni si avranno già domenica notte, con l&#8217;inizio della sessione asiatica, ma poichè lunedì gli USA sono in festa per il Memorial day non dovrebbe succedere granchè fino a martedì, anche se non si sa mai in questi casi. L&#8217;eurodollaro è riuscito a superare la più volte citata  resistenza di 1,374 dopodichè si è involato fino a un massimo di 1,405 e nel frattempo l&#8217;euro contro yen è arrivato fino a 133. Tecnicamente i prossimi obiettivi contro dollaro  sono 1,42 e poi 1,47 vero spartiacque di tutto lo scenario dei prezzi. Non c&#8217;è dubbio comunque che la salita dell&#8217;euro è avvenuta non per meriti propri ma per demeriti altrui (il Giappone ha messo a segno una contrazione del pil annualizzata nell&#8217;ordine del 16%); ed è quindi vero che non appena tornano sotto i riflettori le debolezze eurocentriche, la musica può di nuovo facilmente e velocemente cambiare, in particolare se il dollaro torna a correlarsi inversamente alle borse. La prossima settimana ci sono un certo numero di fattori che includono le mosse della Bce, le previsioni di crescita e i rating sovrani, perchè le agenzie possono degradare anche qualche altro stato europeo. Considerata la violenta reazione al caso inglese, è un tema che può impattare pesantemente (la sterlina è caduta subito dopo l&#8217;annuncio anche se poi si è ripresa essendo entrato nel mirino di tutti il dollaro). Per il momento l&#8217;eurozona è considerata la meno peggio tra le economie sviluppate, con gli USA a rischio di degrado, la Gran Bretagna già degradata e il Giappone in forte sofferenza; ma se altri stati membri, dopo Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda, venissero degradati (Italia?), può facilmente perdere questa considerazione (basata sul  rapporto debito-pil medio dei paesi euro  &#8220;solo&#8221; al 69%). Inoltre c&#8217;è sempre la questione della politica monetaria, perchè si continuano a susseguire dichiarazioni contrastanti dei vari esponenti BCE: chi dice che quanto fatto è sufficiente, e chi invece auspica ancora riduzioni dei tassi e aumento della stampa di moneta. Se ci si dovesse convincere che prevarrà quest&#8217;ultima politica, l&#8217;euro torna a rischio.</p>
<p><strong>OBBLIGAZIONI: crolla il decennale</strong><br />
Negli USA  i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 0,95% (-0 cts. rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è    al 0,66%(-16 cts.) e ad un anno al 1,53%(-12 cts.); i bills a 3 mesi   allo 0,19%(+11 cts.). I rendimenti dei bonds  a 2 anni  a 0,85%(+6 cts.); a 5 anni al 2,19%(+22 cts.); il decennale al 3,45% (+32 cts); a 30 anni al 4,38%(+30 cts.). Altro salto quindi del differenziale tra 2 e 10 anni   a 260 (+26 cts.), mentre restano fermi  i tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (+0,2 cts.  al 4,82%)   quindicennali(+0 cts. al 4,5) ma salgono quelli a tasso variabile ad un anno (+12 cts. al 4,82%). In lieve aumento i differenziali sui bonds aziendali,  ed i rendimenti degli obbligazionari dei paesi emergenti, con i bonds brasiliani  al 6,04%  sul decennale, e sale quello del decennale giapponese (1,43).<br />
Si ferma in Europa la discesa dei  tassi euribor:  ad un mese  al 0,91% (+8 cts.) a tre mesi al 1,28%(+2 cts.) ad un anno  al 1,65%(+0 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi in rialzo sul 2 anni a 1,31%(+5 cts.) e soprattutto  sul decennale a 3,55% (+19 cts.) per cui sale il  differenziale tra 2 e 10 anni a +224 cts. ;  il differenziale con i bonds USA si ferma sul due anni a quota +46 , e scende sul decennale a +10 cts.) sempre a favore del bund.</p>
<p><strong>BORSE:  al bivio</strong><br />
I risultati elettorali indiani hanno provocato ad inizio settimana un ondata di ottimismo in scia al più grande guadagno giornaliero della sua storia registrato dall&#8217;indice locale (Sensex): +17%. La spinta è durata esattamente fino a metà settimana cioè a metà di mercoledì; da quel momento, complice un tono più cauto del previsto riscontrato nei verbali della Fed, si è fatta marcia indietro e si conclude sui livelli di sette giorni prima (India esclusa), anche se l&#8217;Europa ha mantenuto un pò di incremento. I pochi dati macro non sono stati brillanti e soprattutto l&#8217;edilizia americana è risultata  ben peggio delle attese. Il contesto, come già riferito, è stato inoltre molto movimentato, per obbligazioni, valute e materie prime, ma è come se le borse fossero rimaste a guardare più confuse che persuase.<br />
Finora lo sp500 è salito da 667 a 930, + 39%, mettendo a segno il rialzo più ampio sia come punti che in percentuale da quando è iniziato il ribasso nell&#8217;ottobre 2007. Si può pertanto dire che siamo in presenza di un ciclo correttivo primario (B). Molti altri mercati azionari hanno fatto ancora meglio dai loro minimi, soprattutto gli emergenti: India +85%, Brasile +79%, Hong Kong +66%, Cina +61%; altri sono stati in linea: Germania +41%, Canada+ 39%, Giappone +35%,  UK +31% ed Australia +29%. La media generale delle borse mondiali è + 47% e conferma pertanto la definizione di B Primaria sopra citata. Guardando avanti, quando inizierà la C Primaria al ribasso, si articolerà in un altra serie di onde, simili a quelle del periodo ottobre 2007- marzo2009, e andrà a fare nuovi minimi, magari per marzo 2010. Il punto cruciale, al di là di queste proiezioni, è che l&#8217;attuale è solo un classico &#8220;bear market rally&#8221;, cioè un rimbalzo inserito in un trend ribassista, fisiologico, e che infatti era stato qui prefigurato da tempo.<br />
Andando alla B in corso, si è finora articolata in una prima onda al rialzo da 667 a 833,seguita da un ritracciamento di 53 punti.Poi ce n&#8217;e stata un altra fino a  876 seguita da un calo di 49 punti.Infine una terza fino a  930, puntualmente seguita da una discesa di 51 punti. Era quindi legittimo attendersi una quinta onda al rialzo, come spiegato sette giorni fa, e questa settimana sembrava in grado di realizzarla data la partenza bruciante, che però si è infranta sulla resistenza di  925 dalla quale è seguita una caduta di altri 45 punti. La domanda adesso è: siamo in presenza di una tipica risonanza in range,  cui dopo un pò seguirà la quinta attesa? oppure vi è stato un aborto di tale onda finale ? Finora, durante il rialzo da 667 il mercato ha avuto un &#8220;passo&#8221; da 3 settimane tra rialzi e ribassi; adesso abbiamo avuto due ribassi di seguito, il che mostra come il carattere di questa onda stia mutando. Potrebbe anche essere che l&#8217;intera B primaria sia prossima all&#8217;esaurimento (e si sia quindi conclusa a 930 ben sotto l&#8217;obiettivo minimo di mille inizialmente stimato) perchè ci sono  delle divergenze tecniche sui grafici giornalieri e settimanali che puntano verso questa possibilità. Siamo quindi a un bivio importante, perchè resta in piedi anche l&#8217;eventualità della risonanza e di una quinta rialzista tutta da sviluppare. Resto dell&#8217;idea che un livello di riferimento è quota 876: una discesa, ed una chiusura, sotto a questo livello sarebbe il primo segnale che la B è finita, con la conferma definitiva che arriverebbe alla rottura di 848. Nelle ultime 3 settimane il range di oscillazione è stato tra 879 e 930 percorso più volte in un senso e nell&#8217;altro. Questa situazione, quando si è vicini ai minimi, la si interpreta come consolidamento; ma quando si è vicini ai massimi dopo un +39%, è più sensato interpretarla come fine corsa.<br />
Anche dal punto di vista delle motivazioni siamo al bivio: da un lato infatti un altra serie di dati meno peggiori delle attese, interpretata positivamente, potrebbe sostenere l&#8217;attuale fiducia che il peggio sia passato e che sia imminente una ripresa; dall&#8217;altro, la situazione opposta potrebbe acuire i timori già diffusi che si sia corso troppo e troppo presto, provocando una netta inversione di tendenza. E con la fine di maggio, come avvenne l&#8217;anno scorso, il vecchio adagio &#8220;sell in may and go away&#8221; potrebbe tornare di attualità.<br />
Si conclude con Dow a 8277 +0,1% ( -6% da inizio 2009) SP500 a 887 +0,5%(-2%) Nasdaq100 a 1363 +0,6%(+12,5%)Russell +0,4%(-4,5%) Trasporti -1,5%( -15%) utilities -0,5% (-12%) semiconduttori +3% ( +18%) Broker +4%( +23%) Banche -2,6%(-19,5%).Il rapporto tra put e call fermo a 0,8 e  l’indice della volatilità VIX fermo  a 32,6.<br />
Il Nikkey giapponese  a 9225 -0,4%(+4% da inizio 2009),  il Dax a 4918 +3,8%(+2%)  il cac francese a 3227, il footsie inglese a 4365 spmib a 20007 e mibtel a 15801 -1,7% (+2%). Tra gli emergenti: Brasile +3,2%(+34%) Russia +9% (+61%) India +14%(+44%) Cina +1,6%(+43%).</p>
<p><strong>PREVISIONI:  ultima di maggio</strong><br />
Lunedì festa negli USA. Martedì i prezzi immobiliari  Case-Shiller e l&#8217;indice di fiducia dei consumatori negli USA; quest&#8217;ultimo è atteso proseguire il recente recupero dal minimo di 25 toccato a febbraio fino a 43. Mercoledì vendite di case esistenti, mentre le vendite di case nuove saranno rese note giovedì insieme ai sussidi ai disoccupati ed agli ordini di beni durevoli. Le previsioni sulle vendite immobiliari sono per un miglioramento di qualche punto percentuale, ma è un dato suscettibile a sorprese negative, come si è visto nella scorsa settimana a prosposito dei nuovi cantieri e delle nuove licenze. Anche dagli ordinativi ci si aspetta un miglioramento ad aprile, dovuto soprattutto ai trasporti, al netto dei quali si attende stagnazione.<br />
Infine la settimana e il mese si concludono con un venerdì ben carico, dove spicca la prima revisione ai dati del PIL americano nel primo trimestre, l&#8217;indice di  Chicago PMI e quello del Michigan. La revisione attesa del PIL dovrebbe essere in meglio al -5,5 dal -6,1 stimato un mese fa, il che sarebbe un miglioramento anche rispetto al risultato dell&#8217;ultimo trimestre del 2008(-6,3); ma è molto facile che ci siano sorprese in peggio (circolano calcoli anche fino al -9%) se si considera che il deficit estero  a marzo è peggiorato, e soprattutto a causa delle esportazioni;  poichè nel primo calcolo del PIL il dipartimento del commercio aveva usato un ipotesi di esportazioni ben superiore, se non vi sono compensi da altre voci, l&#8217;effetto sarà fortemente peggiorativo(ed anche i consumi dovrebbero essere rivisti in meno vista la delusione sulle vendite al dettaglio di marzo).<br />
Sul fronte europeo  spiccano gli indici di fiducia delle imprese e dei consumatori in Germania (IFO e  GfK), l&#8217;occupazione tedesca e le vendite al dettaglio.Le previsioni sui tassi potranno essere influenzate infine dagli indici dei prezzi al consumo nei paesi europei.</p>
<p>http://michelespallino.blogspot.com/</p>
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		<title>La ripresa tra germogli e dubbi</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 04:12:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Spallino</dc:creator>
				<category><![CDATA[La nota sui mercati]]></category>
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		<description><![CDATA[<strong>ECONOMIA: germogli verdi</strong>
L'operazione mediatica che ha campeggiato nelle ultime settimane è stata battezzata "germogli verdi": i dati più recenti suggerirebbero che tali germogli di una primavera economica stiano veramente sbocciando.
Nonostante ci si muova sempre all'interno di un quadro di recessione globale, non ci sono dubbi che il ritmo della contrazione ha iniziato a rallentare alla fine del primo trimestre, anche in Europa e Giappone, oltre che negli USA ed in Cina. Globalmente le statistiche mostrano che il manifatturiero è in miglioramento]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ECONOMIA: germogli verdi</strong><br />
L&#8217;operazione mediatica che ha campeggiato nelle ultime settimane è stata battezzata &#8220;germogli verdi&#8221;: i dati più recenti suggerirebbero che tali germogli di una primavera economica stiano veramente sbocciando.<br />
Nonostante ci si muova sempre all&#8217;interno di un quadro di recessione globale, non ci sono dubbi che il ritmo della contrazione ha iniziato a rallentare alla fine del primo trimestre, anche in Europa e Giappone, oltre che negli USA ed in Cina. Globalmente le statistiche mostrano che il manifatturiero è in miglioramento dopo la caduta libera di fine 2008 e inizio 2009. Alcune economie in via di sviluppo come quella cinese stanno in realtà crescendo in valore assoluto, mentre quelle dei paesi sviluppati sono ancora in netta contrazione.  In parte, l&#8217;aggiustamento delle scorte che segue alla brusca riduzione delle medesime  nel momento in cui le imprese prendono coscienza della situazione, contribuisce a una ripresa della domanda , ma per avere una ripresa sostenibile è necessario che vi sia un incremento nella domanda degli utenti finali. Un altra condizione necessaria per una ripresa globale è la fine della crisi del mercato immobiliare, non solo negli USA; per ora in molti mercati i prezzi delle case paiono lontani dalla fine della loro discesa, e l&#8217;invenduto accumulato resta molto alto. Inoltre c&#8217;è il rischio che il recupero dei prezzi delle materie prime soffochi ogni tentativo di ripresa sostenibile, se viene a pesare sulla produzione industriale e sui consumatori. Il recente aumento, guidato in parte dalla domanda cinese per energia , rame, etc., ha contribuito a far risalire l&#8217;indice del costo del trasporto navale delle commodities, il Baltic Dry shipping index. Comunque, dato l&#8217;eccesso di scorte esistente, i prezzi potrebbero restare sotto controllo, anche perchè &#8211; sebbene il finanziamento dei commerci non sia più boccato come all&#8217;inizio dell&#8217;anno- i traffici commerciali continuano ad essere deboli come evidenziato dagli ultimi dati cinesi ed americani.<br />
Naturalmente l&#8217;effetto delle manovre monetarie fiscali senza precedenti si sentirà, ed è stato già recepito dai mercati finanziari che hanno fatto fare un rimbalzo poderoso alle borse, ed hanno rimosso gli impedimenti nel credito interbancario. Il punto è capire se hanno ragione loro, e quindi il peggio è definitivamente passato, oppure se stanno prendendo un altra cantonata, come quella che presero nel settembre-ottobre del 2007. Facciamo dunque questo  punto macroeconomico per aree geografiche, e vediamo dove in realtà ci si trova dal punto di vista dei dati statistici.</p>
<p><strong>USA</strong><br />
I germogli verdi apparsi negli USA da inizio anno, e che stanno dando speranza al resto del mondo, sono i  pagamenti governativi, i salari del settore pubblico  e gli sconti commerciali, che hanno fatto aumentre il reddito personale disponibile, e quindi i consumi e le vendite al dettaglio nel primo trimestre, nonostante la caduta di marzo, perchè l&#8217;ottimismo sulla ripresa ed i tagli alle tasse hanno migliorato il sentiment del consumatore. Ma questo miglioramento potrebbe rivelarsi non sostenibile nei prossimi mesi perchè il numero di occupati sta riducendosi vistosamente, i salari sono stagnanti, e l&#8217;impatto dello stimolo fiscale nonchè di quello relativo al calo del prezzo della benzina si sono esauriti; soprattutto vi è il bisogno di aumentare i risparmi.<br />
Ne consegue che, se le vendite restando deboli, l&#8217;attuale livello delle scorte deve continuare a ridursi nei prossimi mesi, con effetti negativi anche sui partner commerciali esteri.<br />
<strong>Europa</strong><br />
Anche se la  Commissione europea, il FMI, e l&#8217; OECD hanno rivisto al ribasso le loro previsioni per la crescita 2009 adesso fissata al -4% ,  nell&#8217;eurozona vi sono indicatori economici che ad aprile hanno iniziato a mostrare un miglioramento. In particolare gli ordini manifatturieri tedeschi sono saliti su base mensile, confermando i sondaggi sulla fiducia delle imprese, migliorati anche se persistono in territorio recessivo. Analoghi miglioramenti sono stati citati per Francia ed Italia che potrebbero aver superato il punto di picco negativo maggiore. Ma, ovviamente, quando si parla di miglioramento rispetto ad un -24% nella produzione industriale su base annua, c&#8217;è poco da festeggiare, e ancor  meno da illudersi. Ad esempio , in Inghilterra si cercano germogli nel bastonatissimo settore immobiliare, e si è contenti per una riduzione nel ritmo di decremento dei prezzi delle case che hanno perso il 15% negli ultimi 12 mesi. Ma la disoccupazione continua ad aumentare ed è ai livelli più alti dall&#8217;ultima crisi britannica del 1996-97.<br />
<strong>Russia</strong><br />
Nonostante la ripresa nei prezzi delle materie prime non si vedono germogli verdi  in Russia dove l&#8217;economia è stimata in contrazione del -7% nel 2009, e la situazione appare peggiore rispetto a quella dell&#8217;ultima crisi russa del 1998. La disoccupazione ha superato il 10% a marzo, e nonostante i sussidi statali non accenna a fermarsi. L&#8217;aumento del prezzo del petrolio sopra quota 50 certamente aiuta i russsi, ma  anche a questo livello non è sufficiente a compensare la perdita di reddito in corso, costringendo ad attingere ai risparmi, per cui le vulnerabilità finanziarie possono tornare a pesare sulla crescita futura, anche se la ripresa alla fine iniziasse davvero.<br />
<strong>Asia</strong><br />
Le esportazioni sono crollate tra il  20% ed il 40% su base annua, a cavallo del passaggio di anno, a causa dell&#8217;eccesso di scorte. Adesso il ritmo di contrazione delle esportazioni si sta riducendo e le tigri asiatiche a cominciare da febbraio hanno registrato dei miglioramenti su base mensile. Le esportazioni verso la Cina, di cui una larga parte viene poi riesportata in Occidente, sono in recupero mentre lo stimolo fiscale cinese ha aumentato la domanda per prodotti asiatici, come si vede chiaramente dalle statistiche sulla produzione industriale e sulle destinazioni della  medesima. Andando avanti, il trend appare dipendere dal ritmo dell&#8217;aggiustamento delle scorte e dalla stabilizzazione della domanda occidentale e cinese. In ogni caso l&#8217;intensità della crisi attuale è di gran lunga superiore a quella registrata nel 2001  e nella crisi asiatica del 1997-98.<br />
<strong>Giappone</strong><br />
Qui c&#8217;è chi vede dei germogli verdi, perchè la produzione industriale è salita dell&#8217;1,6% a marzo sul mese precedente(ed è il primo incremento da sei mesi) e lo stesso per le esportazioni (+2%). Inoltre ci si aspetta che il mega stimolo fiscale annunciato ad aprile di quasi 150 miliardi di dollari , fornisca una forte spinta nel prossimo futuro. Ma se si va a guardare sotto la superficie si vede che la produzione su base annua resta sotto del 35%, un collasso vero e proprio simile a quello subìto da esportazioni e investimenti. Poichè è proverbiale l&#8217;anemicità della domanda interna, appare chiaro che l&#8217;eventuale sviluppo di germogli dipenderà come sempre dal futuro corso dell&#8217;export e quindi dell&#8217;economia mondiale, in particolare quella americana.<br />
<strong>Cina</strong><br />
Per ora presenta la situazione migliore, e il massiccio programma di investimenti e crediti governativi paiono portare a una ripresa in valore assoluto dopo la stagnazione degli ultimi due trimestri. Gli indicatori manifatturieri sono già sopra la soglia di 50, quindi in terreno espansivo, e la disoccupazione sembra stia rallentando la sua crescita, anche se sui dati cinesi non ci si può certo fare il minimo affidamento. Comunque anche il mercato immobiliare residenziale sta migliorando almeno nei volumi transati, e dunque nella riduzione dell&#8217;invenduto. La produzione industriale a marzo ha avuto un balzo dell&#8217;8%, ma la domanda di elettricità ha continuato a ridursi ad aprile, per cui una rondine non fa primavera. Soprattutto rimane incerto se i cinesi possono stimolare la domanda interna in modo sufficiente a sopperire alla contrazione di quella estera, svincolandosi  da un modello interamente basato sulle esportazioni. Se non sarà così, l&#8217;aumentata produzione potrebe contribuire solo ad aumentare l&#8217;eccesso di scorte.</p>
<p>Tirando le somme, in questa primavera, nel mondo ci sono alcuni germogli verdi che apparentemente indicano ripresa futura, ma il clima economico resta invernale, e una vera ripresa, nonostante tutta la droga monetaria iniettata in dosi senza precedenti, non appare imminente.Mentre è ovvio che il ritmo e la profondità della contrazione vada rallentando, fisiologicamente, dedurre da ciò che si è in presenza di una vera e propria alba della ripresa, è quanto meno azzardato.</p>
<p><strong>MATERIE PRIME: il rapporto tra petrolio ed oro</strong><br />
Tranne i preziosi, sostenuti dalla correlazione inversa con la propensione verso il rischio, il comparto ha risentito dell&#8217;andamento negativo delle borse: l&#8217;oro conclude con +1,6% (+5,6% da inizio anno), l&#8217;argento fermo (+24%), il gas naturale lascia quasi il 5%(-27%),  il petrolio -3,6% (+27%), il rame &#8211; 6% (+43%) mentre gli agricoli oscillano intorno al 2% di perdite. L&#8217;indice generale CRB -3% (+3%). La Cina comunque continua ad aumentare le sue importazioni di energia (ad aprile +13% rispetto ad un anno prima) e di rame (+7% nel solo ultimo mese).<br />
Dal punto di vista delle correlazioni, è interessante monitorare l&#8217;andamento del rapporto tra prezzo dell&#8217;oro e  del petrolio, che in sostanza esprime il prezzo della materia prima più importante (il petrolio) per il modello di sviluppo attuale, in termini dell&#8217;unica moneta non cartacea, e millenaria: l&#8217;oro. Mettendo al numeratore il prezzo dell&#8217;oro per oncia in dollari e al denominatore il prezzo di un barile di petrolio anch&#8217;esso in dollari, si viene a sapere quanti barili di petrolio si comprano con un oncia d&#8217;oro: alla chiusura di venerdì scorso, 31 grammi di oro (un oncia) compravano 16,5 barili. Negli ultimi 40 anni questo rapporto ha fluttuato tra massimi in area 30 e minimi in area 10 con puntate occasionali sotto e sopra questi livelli. La correlazione mostra come un rapporto in salita  indichi un peggioramento nelle attese sulla crescita economica  e una riduzione nella  propensione per il rischio. In tali casi infatti si preferisce comprare oro(bene rifugio) e vendere petrolio, o almeno favorire l&#8217;oro in termini relativi (quindi se scendono entrambi, l&#8217;oro scende meno del petrolio); e viceversa. Non a caso il valore massimo (da 14 anni), pari ad oltre 26, è stato raggiunto a febbraio di quest&#8217;anno ed è interessante osservare come la sua discesa abbia anticipato il minimo delle borse avvenuto il  6 marzo quando questo rapporto era già sceso a 21. L&#8217;ottimismo economico degli ultimi due mesi ha consentito al petrolio un rialzo del 60% dai minimi di febbraio, ben superiore al rialzo di appena il 12% registrato dall&#8217;oro (dai minimi di gennaio) e questo spiega la caduta da 26 a 16(-37%).<br />
Adesso l&#8217;analisi tecnica del rapporto oro-petrolio (nonostante la recente discesa si mantiene sopra la media a 200 giorni) induce a pensare che esso torni a salire, il che vorrebbe dire una nuova fase di pessimismo sulla crescita economica e di avversione per il rischio. Se si verificherà uno scollamento (come a febbraio nella situazione opposta) tra questo rapporto in salita e le borse che continuano a crescere (o a resistere)  anch&#8217;esse, allora si avrà un importante indicazione ulteriore per capire che la caduta di queste ultime  è imminente.<br />
Si conclude con : petrolio a 56,3(giugno) gas naturale a 4,11(giugno) oro a 931(maggio) argento a 13,9(maggio) platino a 1109 (luglio) palladio a 227(giugno) rame a 203(maggio) soia a 1130(luglio) oro-petrolio a 16,5.<br />
<strong>CAMBI: intervento sul franco svizzero</strong><br />
L&#8217;indice del dollaro ha recuperato lo 0,6% questa settimana tornando a quota  83 (+ 2,1% da inizio anno). Il dollaro ha perso contro yen (3,5%) che ha beneficiato ancora di più della correzione su azionario e materie prime, ed ha guadagnato altrettanto con le valute commodities, guadagnando l&#8217;1% con l&#8217;euro.<br />
I prezzi al consumo americani hanno mostrato la tendenza a salire se depurati da petrolio e alimentari:+0,3% nel mese si aprile, con un incremento annuo dell&#8217;1,9%. Nel frattempo i flussi di capitale a marzo hanno mostrato una tenuta della domanda estera per carta americana, portando a 56 miliardi (dai 22 di febbraio), il totale di acquisti netti di azioni e obbligazioni. Invece sul fronte europeo i dati sono stati deludenti; il PIL del primo trimestre è risultato in contrazione più del previsto (-2,5%)con la Germania in caduta libera a -3,8% la peggior performance dal 1970, ed anche l&#8217;italietta con il suo -2,4% ha fatto un record negativo da quando è iniziata questa serie storica, cioè dal 1980, ma nessuno se ne deve preoccupare perchè il capo del governo dice che è soprattutto un fatto psicologico:-))). Complessivamente sono salite le probabilità che la BCE tagli ancora i tassi e/o che aumenti l&#8217;importo di moneta stampata. L&#8217;Euro pertanto ne ha risentito, scendendo per la prima settimana dopo un mese, in correlazione all&#8217;inversione delle borse, perdendo soprattutto contro yen, ma i movimenti non sono comunque risultati estremi, perchè la retorica generale è stata improntata a maggior ottimismo per il trimestre in corso. EUR/USD, incapace di superare 1,374 conclude  poco sotto 1,35 e quindi ben sopra 1,334 che è il pavimento del range in essere e che potrà venire messo alla prova nei prossimi giorni se la borsa prosegue nella sua discesa.<br />
Questa settimana nel finale si è distinto il franco svizzero che è crollato venerdì dopo che la Banca Centrale Svizzera ha cercato di intervenire al ribasso, verbalmente. Fin dal primo intervento del 12 marzo, EUR/CHF aveva ritracciato circa il 50% del rialzo intervenuto da 1,46 a 1,54 tra il 10 e il 17, e  nel tentativo di interrompere questo recupero la banca ha detto che avrebbe impedito un ulteriore apprezzamento del franco rimandando al 2010 un possibile punto di svolta per l&#8217;economia svizzera. Così EUR/CHF è balzato da 1,5 a 1,515 e la prossima settimana dovrà dimostrare se è capace di proseguire.<br />
<strong>OBBLIGAZIONI: il disastro sanità-pensioni</strong><br />
Negli USA  i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 0,95% (-15 cts. rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è    al 0,82%(-12 cts.) e ad un anno al 1,65%(-13 cts.); i bills a 3 mesi   allo 0,08%(-10 cts.). I rendimenti dei bonds  a 2 anni  a 0,79%(-13 cts.); a 5 anni al 1,97%(-15 cts.); il decennale al 3,13% (-16 cts); a 30 anni al 4,08%(-18 cts.). Sostanzialmente stabili il differenziale tra 2 e 10 anni   a 234 (-3 cts.)ed  i tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (+0,2 cts.  al 4,8%)   quindicennali(+0,2 cts. al 4,5) mentre scendono quelli a tasso variabile ad un anno (-0,7 cts. al 4,7%). In lieve aumento i differenziali sui bonds aziendali, in parallelo con la correzione della borsa, ed i rendimenti degli obbligazionari dei paesi emergenti, con i bonds brasiliani  al 6%  sul decennale, mentre scende quello del decennale giapponese (1,42) .<br />
Pure in Europa  i  tassi euribor  scendono ancora:  ad un mese  al 0,83% (-4 cts.) a tre mesi al 1,26%(-6 cts.) ad un anno  al 1,65%(-5 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi in ribasso sul 2 anni a 1,26%(-5 cts.) e soprattutto  sul decennale a 3,36% (-9 cts.) per cui scende il  differenziale tra 2 e 10 anni a +210 cts. ;  il differenziale con i bonds USA aumenta ancora  (+23 cts.) sia per il bund sul decennale che sulla scadenza a due anni (+47 cts.)  sempre a favore del bund.<br />
La dimensione del bilancio della FED è salita di un altro 5% la scorsa settimana in seguito agli acquisti effettuati di titoli di Stato e di titoli basati su ipoteche, nel tentativo di mantenere artificialmente bassi i tassi d&#8217;interesse. Il tesoro USA da parte sua ha sovvenzionato con ben 22 miliardi le compagnie di assicurazione fatte rientrare nell&#8217;ambito del salvataggio denominato TARP. Tutta questa massa di sussidi statali sta facendo scendere sempre più in basso il costo dell&#8217;indebitamento bancario così come misurato dal libor su tutte le scadenze , ed anche la differenza tra quanto pagato dal tesoro e quanto pagato dalle banche sulla scadenza a tre mesi è tornata a livelli che non si vedevano dal 2007 prima che iniziassero a  emergere i segnali della crisi dei subprime.<br />
Questa settimana ha tenuto banco il discorso di Obama sulla riforma del sistema sanitario americano. I dati del governo mostrano come tale sistema e quello pensionistico siano entrambi su una traiettoria insostenibile: entro il 2016 i soldi saranno finiti. Non ci sono soluzioni alternative: o si aboliscono queste funzioni statali o si aumentano le tasse per finanziarle. Semplice, semplice. Stime realistiche misurano nell&#8217;80% l&#8217;aumento delle tasse necessarie per poter far fronte alle attuali obbligazioni sanitarie. Questo non succederà. Dunque la situazione resterà insostenibile fino al momento in cui -come sempre accade con le situazioni insostenibili- ci sarà il crack. I media hanno titolato &#8220;Obama Says US Long-Term Debt Load is &#8216;Unsustainable.&#8217;&#8221; Il probema è che non si capisce cosa voglia fare, visto che al contempo sta aumentando follemente il deficit per far ripartire l&#8217;economia. Pensa forse che poi l&#8217;economia ripartirà a un ritmo tale da non solo ripagare i nuovi debiti freschi freschi appena fatti, bensì anche da recuperare un deficit sanitario e pensionistico accumulatosi poprio negli anni &#8220;ruggenti&#8221;? Per ora parla di riduzione dei costi, e di rendere la spesa sanitaria più efficiente, ma pare francamente difficile che ci possano essere margini così elevati dal lato del risparmio dei costi. A meno di non eliminare fasce intere di assistenza , come ad esempio quella degli ultimi anni di vita delle persone che assorbe circa il 30% delle spese totali. Ma è un pò difficile immaginare una società che butti i nonnetti dai dirupi, i tempi di Sparta sono ben lontani. D&#8217;altro canto non si dovrebbe poter pensare di ricevere finanziamenti senza limiti, e senza provocare un rialzo dei tassi d&#8217;interesse che poi si mangerebbe tutta l&#8217;economia. Eppure nelle segrete stanze evidentemente sperano che il rapporto debito/PIl possa salire continuamente. Lo pensavano anche per il debito personale  e aziendale: si è visto quale è stato il risultato. Adesso i governi(non solo quello americano) stanno facendo la stessa cosa , spingendo il rapporto debito/PIL fino al punto di rottura che, sicuramente, verrà raggiunto. Altro che crisi finita, e nel 2010 ripresa, etc.: la verità è che  si sta correndo incontro a una catastrofe senza precedenti.<br />
<strong>BORSE:  correzione</strong><br />
Dopo nove settimane di  rally con una sola settimana al ribasso (-0,5%) ed un guadagno complessivo del 39% dal minimo, finalmente la tanto attesa correzione è arrivata, ma ancora una volta &#8211; per il momento &#8211; è restata nei limiti del 5-6% sugli indici USA, oltretutto  in un contesto di mercati asiatici misti, ed europei in correzione anche minore. I dati macro hanno mostrato debolezza ma ad un ritmo in decelerazione, anche se le vendite al dettaglio (-0.4%) hanno fatto peggio delle attese, a differenza della produzione industriale (-0.5%). Nel frattempo avanza il debito pubblico, con il deficit di bilancio ad aprile (mese in cui si incassano le tasse) pari a -21 miliardi contro i +159 di un anno fa. Ma sui mercati regna il mantra dei &#8220;germogli verdi&#8221; lanciato da Bernanke qualche settimana fa nel tentativo di sostenere la fiducia dei mercati.Come più volte scritto, con la manovra monetaria e fiscale senza precedenti in atto, è comprensibile che abbia avuto successo questa mossa del ragno per attirare nella sua tela i creduloni.<br />
Tecnicamente gli sviluppi procedono grosso modo in linea con le previsioni. Dopo il massimo di ottobre  2007 a 1576 di sp500, la borsa è scesa in tre ondate principali ( Marzo 2008 a 1257, Maggio 2008 rimbalzo a  1440 e  Marzo 2009 nuovo minimo a 667) che hanno costituito il primo ciclo ribassista (A). Al loro interno ognuna delle citate ondate si è suddivisa in serie da 5, rispettando lo schema classico di Elliott denominato zig-zag: 5-3-5. Adesso si sta sviluppando un ritracciamento(B) di tutto il primo ciclo A, atteso essere (in base anche ai precedenti storici) di circa il 50%. E&#8217; iniziato il 6 marzo scorso a 667 e dovrebbe quindi spingersi fino a 1000-1100 (a secondo se il 50% lo si misura a partire da 667 o da 1576): ha già fatto 263 punti pari al +39% dal minimo, il che significa essere già arrivato a 70 punti dal target più basso a quota mille. Quando questo ritracciamento (B) finirà, inizierà un altro ciclo ribassista (C) della durata di almeno altri 18 mesi, che -nel migliore dei casi- sarà un altro zig-zag con obiettivo a 400 (ma può arrivare anche fino a 100 cioè ai livelli nominali del 1980). E&#8217; evidente che in questo scenario non c&#8217;è posto per alcun &#8220;germoglio verde&#8221; bernankiano, semmai per germogli appassiti velocemente.<br />
Restringendo lo zoom alla B in atto, finora il suo sviluppo non è stato dei più cristallini, avendo assunto la forma di triangoli diagonali: il primo concluso a fine marzo a 833, seguito da una correzione di 53 punti a 780; il secondo a metà aprile a 876, poi corretto di 49 punti a 827; infine, il terzo conclusosi a 930 la scorsa settimana e che ha corretto in questi giorni scendendo venerdì fino a 879, cioè -51 punti. Notare le simmetrie. Per l&#8217;immediato futuro  ne derivano due possibilità. La prima è che l&#8217;attuale correzione prosegua fino a raggiungere dimensioni di 100-130 punti (quindi fino a 830-800), dando così corpo a una vera e propria onda correttiva intermedia, finita la quale il rialzo riprenderà verso 1000-1100. La seconda è che la correzione di questa settimana sia già finita, configurandosi come una quarta onda all&#8217;interno dello sviluppo partito da 780 e che vede la prima a 876, la seconda a 827 , la terza a 930 ed ora appunto la quarta a 879, cui seguirebbe quindi la quinta che in questo caso è più probabile si esaurisca in area mille. Non appena  lo sp500 chiuderà sotto 876 questa seconda possibilità abortirà.<br />
Si conclude con Dow a 8268 -3,6% ( -6% da inizio 2009) SP500 a 883 -5%(-2%) Nasdaq100 a 1355 -2,8%(+12%)Russell -7%(-5%) Trasporti -9%( -14%) utilities -5% (-12%) semiconduttori -3% ( +14%) Broker -9%( +18%) Banche -16%(-17%).Il rapporto tra put e call scende a 0,8 e  l’indice della volatilità VIX sale  a 33.<br />
Il Nikkey giapponese  a 9265 -1,8%(+4,6% da inizio 2009),  il Dax a 4737 -3,6%(-1,5%)  il cac francese a 33169, il footsie inglese a 4348 spmib a 19548 e mibtel a 16082 -3,7% (+3,5%). Tra gli emergenti: Brasile -4,7%(+30%) Russia -0,7% (+48%) India +2,5%(+26%) Cina +0,6%(+45%).<br />
<strong>PREVISIONI:  c&#8217;è poco</strong><br />
Il calendario si presenta leggero. Lunedì e martedì dati sull&#8217;edilizia USA, mercoledì la pubblicazione dei verbali della FED, giovedì indicatori anticipatori e il  Philly FED, venerdì infine Bernanke parlerà al Boston College Law school. Magari dirà qualcosa su cosa ha deciso il gruppo di  Bilderberg (scherzo).<br />
Dopo un periodo pieno di dati fondamentali con eventi come lo Stress Test sulle banche, può sembrare quindi una settimana ideale per la permanenza in range.Dopo tutto il gran parlare di &#8220;germogli verdi&#8221;, confermato da alcuni dati come ad esempio la fiducia dei consumatori che ha concluso la scorsa settimana, i mercati saranno lasciati a trastullarsi nel loro dubbio amletico: gli USA hanno iniziato a guidare una ripresa economica per quanto graduale?<br />
Nel frattempo però è sempre possibile che i mercati vengano bruscamente turbati da qualche evento che rilanci l&#8217;avversione per il rischio.Molti hanno criticato i test sulle banche, il cui esito ha così tanto aiutato le borse a riprendersi, e se arriva qualche notizia che dimostri la fondatezza di queste critiche, si potrebbe precipitare in un altra fuga dal settore con tutto quello che comporta.<br />
Dai verbali della FED si cercherà di capire se l&#8217;ottimismo rilanciato nelle ultime dichiarazioni è lì presente (la riunione si è svolta il 28-29 aprile); in fondo nei precedenti verbali campeggiava ancora l&#8217;ipotesi che la recessione sarebbe continuata per tutto il 2009 , e che solo nel 2010 ci sarebbe stata la ripresa. Se invece, incoraggiati dagli ultimi dati, gli gnomi di Washington accorciano i tempi della loro previsione, anticipando la ripresa già nel 2009, questo potrebbe rilanciare borsa, rendimenti e materie prime, tornando a deprimere il dollaro.<br />
Tra i pochi dati in arrivo nella settimana, invece, non ce n&#8217;è nessuno in grado di muovere realmente le attese, ma quelli sull&#8217;edilizia saranno osservati con attenzione per vedere se confermano l&#8217;apparente miglioramento della situazione rispetto ai picchi negativi, perchè il settore immobiliare è stato l&#8217;epicentro della crisi e quindi viene visto anche come potenziale fonte di ripresa.</p>
<p>http://michelespallino.blogspot.com/</p>
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		<title>Non ci sono pasti gratis&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2009 08:11:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Spallino</dc:creator>
				<category><![CDATA[La nota sui mercati]]></category>
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L&#8217;ottimismo attuale si basa sulla convinzione che le banche centrali saranno capaci di ritirare la moneta stampata in eccesso, giusto in tempo per evitare lo scoppio dell&#8217;inflazione. E&#8217; stupefacente che possa esserci ancora così tanta fiducia nelle banche centrali dopo il recente disastro, non capendosi come sia stato possibile che istituzioni talmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ECONOMIA: il pasto gratis</strong><br />
L&#8217;ottimismo attuale si basa sulla convinzione che le banche centrali saranno capaci di ritirare la moneta stampata in eccesso, giusto in tempo per evitare lo scoppio dell&#8217;inflazione. E&#8217; stupefacente che possa esserci ancora così tanta fiducia nelle banche centrali dopo il recente disastro, non capendosi come sia stato possibile che istituzioni talmente &#8220;abili&#8221; abbiano portato alla situazione in essere. Ma lasciamo perdere questa considerazione di fondo, e vediamo,  comunque, perchè questa convinzione sia intrinsecamente fallata, indipendentemente dal credere o meno nell&#8217;esistenza di una Cupola di &#8220;regìa&#8221; degli eventi, finalizzata a provocare alti e bassi per guadagnarci sopra.<br />
Ammettiamo quindi per ipotesi che tutti siano in buona fede, e supponiamo che la FED e le sue consorelle possano perfettamente e tempestivamente riassorbire la quantità di moneta in eccesso prima che la velocità di circolazione torni ad aumentare, e dunque prima che parta l&#8217;inflazione,  così come recita il mantra di moda per ora. Ebbene, se fosse possibile inondare il sistema di liquidità, eliminando la recessione, e fosse poi anche possibile riassorbirla prima che si sfoci in iperinflazione, allora vorrebbe dire che sulla faccia della Terra è possibile  il &#8220;pasto gratis&#8221;, ed  è possibile ottenere valore dal nulla: perchè se si considera possibile quanto sopra menzionato, vuol dire che si può creare ricchezza dal niente, solo stampando pezzi di carta, ed imponendo prezzi politici al credito,  senza alcun costo.<br />
Non dovrebbe essere difficile capire che ciò è impossibile. Non ci sono in finanza ed in economia &#8220;pasti gratis&#8221;. L&#8217;imposizione di prezzi politici al pane o al credito ha sempre effetti deleteri, anche se il loro impatto effettivo può rimanere nascosto per anni. Certo, le conseguenze più immediate e più seducenti sono i minori premi per il rischio, le valorizzazioni più alte dei cespiti patrimoniali, e una spinta a consumo-produzione. Ma dove sta il costo di questo nirvana? anche se l&#8217;analisi convenzionale resta limitata ai rischi di inflazione e deflazione, il costo nascosto &#8211; come peraltro già dimostrato dalle recenti vicende &#8211; sta nella  acuta fraglità sistemica economica e finanziaria derivante dalla imposizione di prezzi politici.<br />
Quando la FED portò i tassi all&#8217;1% per reagire allo scoppio della Bolla tecnologica, i risultati inzialmente sembrarono positivi: i mercati azionari ed immobiliari salirono, e la crescita economica riprese più forte che mai. All&#8217;epoca c&#8217;era qualche timore per gli eccessi del mercato immobiliare, ma venne minimizzato e considerato un piccolo prezzo da pagare nella lotta contro la deflazione che anche a quel tempo veniva agitata come il rischio peggiore. Bisognò arrivare alla fine del 2007 per iniziare a vedere qualche presa di coscienza dei veri costi della operazione avviata nel 2002. Tra coloro che fanno opinione, e che non hanno capito nulla fino a quando il disastro non si è evidenziato, va di moda oggi dire che &#8220;quello&#8221; è stato semplicemente un &#8220;errore&#8221; di Greenspan che non ritirò la spinta in tempo. Adesso la lezione è stata imparata e &#8220;certamente&#8221; Bernanke e i suoi colleghi non rifaranno lo stesso errore.<br />
A prescindere dalla credibilità di quest&#8217;ultima affermazione, il punto è che una simile analisi non coglie gli aspetti essenziali delle dinamiche sottostanti le bolle.<br />
Quando la bolla ipotecaria iniziò ad avvitarsi su se stessa non c&#8217;era assolutamente nessuna possibilità di fermarla, perchè le autorità non avrebbero mai e poi mai rischiato di provocare i disagi sociali e politici rivenienti dallo scoppio della medesima. Adesso è sotto i nostri occhi la nuova incredibile enorme Bolla dei Debiti Pubblici, che non ha precedenti storici per il modo in cui coinvolge banche centrali, ministeri del tesoro, agenzie governative, assicurazioni, pensioni e miriadi di nuovi strumenti di supporto alla crescita tirati fuori dal cilindro da governi ignoranti e in preda al panico. E&#8217; una Bolla ancora più globale e drammatica di tutte quelle finora avute, senz&#8217;altro peggiore di quella ipotecaria da poco scoppiata . E sarà impossbile che le banche centrali non ne restino intrappolate, perchè mai e poi mai rischieranno di fare saltare le finanze pubbliche dei governi di mezzo mondo per fermarla.<br />
Ne conseguono pochissime probabilità (per non dire zero) che le banche centrali ritirino la moneta in eccesso e restringano le condizioni finanziarie prima che scoppi l&#8217;inflazione, così come vuole la vulgata data in pasto all&#8217;opinione pubblica. Anzi la dinamica perversa che è stata avviata &#8211; ripeto: senza precedenti storici -  forzerà a comprare sempre più titoli di Stato nello sforzo di mantenere tassi d&#8217;interesse artificialmente bassi,  il prezzo &#8220;politico&#8221; del denaro. E l&#8217;inflazione crescente che si manifesterà inevitabilmente, non sarà neanche il maggiore dei costi associati a questa folle politica:  il rischio maggiore continerà a essere l&#8217;acuta fragilità sistemica. Obama questa settimana ha dichiarato esplicitamente che se non si fosse intervenuti il sistema finanziario sarebbe collassato decimando l&#8217;economia reale, dando a intendere che invece così si è sistemato tutto. Manco per sogno.<br />
Manovrati mediaticamente, come nel periodo 2002-2007, i mercati stanno sottovalutando significativamente il costo e il rischio di un disastro prossimo venturo derivante dalla nuova Bolla dei Debiti Pubblici, che ha dinamiche intrinseche da &#8220;finanza Ponzi&#8221; (i debiti si ripagano facendo altri debiti) ben più pericolose di quelle della bolla immobiliar-ipotecaria, le cui ceneri stanno ancora fumando. Basti pensare che i mercati stanno cercando di accogliere 2 trilioni di nuove emissioni nel solo 2009 e da parte del solo Tesoro USA. Questo incredibile ammontare di creazione debitoria certamente stabilizza temporaneamente l&#8217;economia drogata, e fornisce redditi (dai dati di giovedì si vede come negli USA il reddito individuale sia in aumento dello 0,3% rispetto a 12 mesi prima, ed anche se questo incremento sembra minimo, occorre considerare che senza la massiccia espansione fiscale e monetaria il dato sarebbe stato nell&#8217;ordine di &#8220;meno&#8221; vari punti percentuali, come il PIL). Ma il problema è che a fronte di questo pannicello caldo vi è l&#8217;enorme costo del mantenimento in essere di una struttura economica profondamente e malamente squlibrata.<br />
Se invece si lasciasse fare al libero mercato e al  naturale corso dell&#8217;aggiustamento economico &#8211; uscendo da un modello economico insostenibile, drogato da finanza e consumi in eccesso -  vi sarebbero certamente conseguenze immediate più dolorose, ma almeno servirebbero a qualcosa. E questo spiega perchè nessuno protesta: le parti sociali sono ancora più mìopi dei politici, e vedono l&#8217;inflazione governativa come  il minore dei mali, anche perchè si illudono che si possa ritornare a uno stadio sostenibile di crescita, senza problemi. Invece il massimo che si otterrà è solo un pò di ripresa  artificiale. Con la finanza pubblica ormai completamente  dominante il sistema creditizio, è impossibile anche solo immaginare che possa innestarsi un allocazione efficiente delle risorse finanziarie e reali. Piuttosto, come già si vede, vi saranno estensioni dei processi di cattivo prezzamento e di percezione erronea dei rischi.<br />
E&#8217; chiaro però che l&#8217;inflazionismo è sempre più seducente che il suo contrario, e trilioni di nuova moneta sono certamente seducenti per le masse ignare che questi extra debiti qualcuno dovrà prima o poi pagarli, e soprattutto ignare che non servono a migliorare la sottostante struttura economica, perchè in realtà servono solo a ritardare e ad evitare i giusti e necessari (anche se dolorosi) processi di aggiustamento, al costo addizionale di esacerbare la vulnerabilità del sistema.<br />
Alla fin fine,  un sistema funziona e può durare nel tempo, solo se si basa su una SANA struttura economica sottostante (come ha dimostrato l&#8217;URSS, che alla fine è sparita proprio perchè si basava su una struttura economica MALATA).  Una sana struttura economica si basa su una crescita  moderata del credito e dell&#8217;intermediazione del rischio: il contrario esatto del sistema in cui viviamo. Non possono esserci benefici, ma solo costi crescenti, per un sistema come l&#8217;attuale basato su una massiccia inflazione creditizia (ora governativa); e, tornando alle dinamiche alla Ponzi, uno dei principali costi di questo inflazionismo è la massiccia espansione del credito improduttivo, vale a dire di debiti fatti senza un corrispondente incremento nella capacità di produrre vera ricchezza economica, perchè in questa situazione infatti il debito può essere ripagato solo facendo altro debito.<br />
La domanda cruciale che andrebbe posta, cui occorrerebbe i tromboni politici che suonano ai vari G7- G20- etc. rispondessero è la seguente: la struttura economica sottostante è in grado di ripagare la montagna di nuovi debiti che i governi di tutto il mondo stanno facendo? non è che &#8211; perversamente- sono questi debiti che tengono in piedi una struttura economica vulnerabile e precaria?<br />
Personalmente ho ben pochi dubbi: i pasti gratis non esistono, e la nuova enorme Bolla dei Debiti Pubblici alla fine distruggerà il sistema malato in cui viviamo ogni giorno.</p>
<p><strong>MATERIE PRIME: salgono</strong><br />
L&#8217;unica eccezione è data dai preziosi, danneggiati dal venir meno dell&#8217;effetto bene rifugio in questa fase di ottimismo: l&#8217;oro conclude la settimana  con una perdita del 3% (+0,5% da inizio anno), mentre fa un pò peggio l&#8217;argento che però mantiene un buon guadagno da inizio anno (+10%). Continua invece la fase di forza del rame che guadagna il 3,3% arrivando a +50% esatto da inizio anno. Segni di vita anche dagli energetici: il petrolio  sorpassa quota 50 dollari ed è in rialzo del 18% da inizio anno, mentre il Gas Naturale interrompe la fase negativa con +4% ( ma resta sotto del 37% da inizio anno, ed indubbiamente appare quello con il maggior potenziale di recupero). Il petrolio pur essendo salito non riflette ancora un eventuale ripresa economica; gli speculatori sostengono le quotazioni ma gli acquisti si riducono non appena si supera la soglia dei 50, riflettendo piuttosto l&#8217;abbondante produzione, per cui una spinta al prezzo potrebbe venire in questa fase solo da un altro taglio produttivo da parte dell&#8217;OPEC.<br />
L&#8217;indice generale CRB sale del 2,8% , tornando ai livelli di inizi anno.In vista della grande inflazione prossima ventura, sto attenzionando anche le materie prime agricole, tra cui mi interessa la soia visti i continui acquisti cinesi e la domanda in crescita, proprio nel momento in cui l&#8217;offerta sta scendendo, con il raccolto argentino in netto calo, e con le scorte americane ai minimi da 5 anni. Se si aggiungono possibili problemi meteorologici che possono danneggiare la prossima stagione di raccolto, il prezzo della soia potrebbe facilmente tornare ai massimi di 1600 ed oltre, adesso che è già stato in grado di superare la resistenza in area mille.<br />
Si conclude con : petrolio a 53,2(giugno) gas naturale a 3,55(giugno) oro a 887(maggio) argento a 12,5(maggio) platino a 1096 (luglio) palladio a 213(giugno) rame a 210(maggio) soia a 1102(maggio).</p>
<p><strong>CAMBI: la FED vorrebbe il -5%</strong><br />
L&#8217;indice del dollaro è restato pressocchè fermo (-0,2%) a 84,5 (+ 4% da inizio anno). Con la sola eccezione del neozelandese penalizzato dall&#8217;inatteso taglio dei tassi d&#8217;interesse(portati al 2,5%) il dollaro ha perso ancora con le valute commodities, ed ha invece guadagnato oltre il 2% con lo yen (oltre che con il peso messicano danneggiato dal virus).<br />
Il verdone ha dovuto testare l&#8217;onda avversa innescata dalla prosecuzione del rialzo delle borse, che lo ha portato presso importanti livelli di supporto con euro e con altre valute. I dati macro negativi hanno solo esacerbato la volatilità, a cominciare dalla caduta record del PIL (peggior contrazione dal 1958), ignorato allegramente però dai listini azionari ormai proiettati a celebrare una fantomatica ripresa futura. Il comunicato della Fed è stato un sorprendente non-evento anche se il mancato annuncio circa ulteriori acquisti di titoli di Stato ha danneggiato questi ultimi, con i rendimenti saliti a nuovi massimi, ma per il momento ciò non sta distrurbando la borsa e quindi non sta favorendo il dollaro. Infatti dai verbali della riunione precedente è emerso che il tasso d&#8217;interesse ideale nelle condizioni attuali in base alla cosiddetta regola di taylor(basata su disoccupazione ed inflazione)  viene considerato il -5%! Naturalmente non si può scendere sotto lo zero (per fortuna) ma l&#8217;idea è che si mantengano in essere stimoli monetari (leggasi: stampa di moneta) per l&#8217;equivalente di un tasso del -5%. Ci si aspettava quindi che la FED anunciasse l&#8217;espansione dei suoi acquisti e della sua stampa, da qui la delusione per il mantenimento dello status-quo.</p>
<p><strong>OBBLIGAZIONI:  il decennale sfonda quota 3%</strong><br />
Negli USA  i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 1,23% (-10 cts. rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è    al 1,00%(-8 cts.) e ad un anno al 1,86%(-7 cts.); i bills a 3 mesi   allo 0,16%(+4 cts.). I rendimenti dei bonds  a 2 anni  a 0,85%(-9 cts.); a 5 anni al 2%(+7 cts.); il decennale al 3,16% (+20 cts); a 30 anni al 4,08%(+20 cts.). La parte lunga della curva inizia a soffrire, e i venditori si rifugiano sulle scadenze più brevi, tipicamente il 2 anni, per cui si irripidisce nettamente la curva e il differenziale tra 2 e 10 anni  salta a 231 (+29 cts.). Fermi  i tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (-2 cts.  al 4,78%)  e quindicennali(-0 cts. al 4,48) e quelli a tasso variabile ad un anno (-5 cts. al 4,77%). In netta contrazione i differenziali sui bonds aziendali, in parallelo con la positività della borsa, ed i rendimenti degli obbligazionari dei paesi emergenti, con i bonds brasiliani  al 6,27%  sul decennale (i messicani  al 6,12%), in calo anche  quello del decennale giapponese (1,4) .<br />
In Europa  i  tassi euribor  scendono ancora:  ad un mese  al 0,95% (-6 cts.) a tre mesi al 1,38%(-3 cts.) ad un anno  al 1,75%(-4 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi in ribasso sul 2 anni a 1,33%(-5 cts.) e   sul decennale a 3,17% (-2 cts.) per cui situazione ben diversa dagli USA con  differenziale tra 2 e 10 anni quasi fermo a +184 cts. sempre più inferiore a  quello americano, perchè  il differenziale con i bonds USA si è azzerato (+1 cts.) per il bund sul decennale mentre aumenta quello  sulla scadenza a due anni (+48 cts.)  sempre a favore del bund. Ma, al di là di questa anomalìa sul 2 anni, la struttura ed il livello dei tassi libor e dei rendimenti è pressocchè identica su entrambe le sponde dell&#8217;atlantico. Il processo di omologazione al ribasso è completato e si riflette nella sostanziale stabilità del cambio eurodollaro.<br />
Il decennale americano è tornato al 3,2% rendimento che non si vedeva da Novembre(2,05% il 5 anni). Dopo la caduta isterica al 2% di  dicembre(1,2% il 5 anni) e il ribasso al 2,5% forzato dall&#8217;annuncio degli acquisti FED(1,5% il 5 anni), la tendenza di fondo è stata a risalire, ed ora si sta dispiegando aiutata dalla borsa positiva (segnatamente dei titoli finanziari), e dalle emissioni record del governo nel contesto del deficit statale anch&#8217;esso record. Ai fini della posizione strategica di vendita di titoli di Stato è importante capire quanto del guadagno finora realizzato dipenda dal miglioramento della borsa e quanto dal deterioramento strutturale della finanza pubblica. Non c&#8217;è dubbio che attualmente gli investitori stiano dando credito all&#8217;idea che il peggio della recessione sia alle spalle e pensino che il -6% del PIL USA nel primo trimestre stimato questa settimana dai contabili, sia destinato a migliorare nel futuro; ed anche i dati cinesi continuano a confortarli nell&#8217;idea che la manovra da 5 trilioni di yaun abbia successo. Al contempo i mercati credono alle dichiarazioni positive delle aziende finanziarie, e ad un esito positivo dei test di patrimonializzazione sotto stress cui sono state sottoposte le banche USA. Per cui la borsa è salita in modo significativo dai minimi di inizio marzo in tutto il mondo, e ormai quasi tutti gli indici sono tornati nei pressi di inizio anno.<br />
E&#8217; chiaro quindi che una gran parte del rialzo dei rendimenti sia da imputare allo spostamento di fondi dai titoli di Stato verso investimenti più rischiosi, e solo una minima parte sia anche l&#8217;effetto dell&#8217;enorme incremento di offerta di titoli derivante dalle nuove emissioni record nonostante gli acquisti della Fed (a loro volta in parte compensati dai minori acquisti asiatici ed Opec). Proprio per questo penso  vi siano spazi signifcativi di ulteriore guadagno in questa posizione dell&#8217;asset, tutti ancora da vedere, anche se la prova del nove si avrà nella fase di ricaduta delle quotazioni azionarie. E se finora la correlazione tra borsa e bond è stata di tipo inversa, prevedo che quando scoppierà la Bolla dei Debiti Pubblici, la correlazione si capovolgerà, e sarà proprio il rialzo dei rendimenti(quindi la discesa delle quotazioni dei bonds) a far scendere le borse. Per il momento, una cosa è certa: il governo USA ha bisogno di collocare 3 trilioni  di titoli nel 2009 e ogni settimana marcia al ritmo da 50 miliardi di nuova carta; solo la prossima settimana sono in programma 71 miliardi di titoli a lungo termine, tra cui 22 di decennale, mentre circola la voce di  nuovi titoli addirittura a  50 anni.</p>
<p>BORSE: gli insiders vendono<br />
Sotto il profilo tecnico, non ci sono novità nonostante il ritocco all&#8217;insù del massimo del rimbalzo in corso spintosi dopo la FED fino a 889. Il supporto rimane a 850 e poi a 790, con resistenze a 910 e poi a 940 (il max. del 5/1/2009). Mentre il processo di formazione del massimo è probabile duri ancora qualche giorno e venga poi seguito da una correzione robusta, è improbabile che il ciclo ribassista riprenda prima di fine maggio- giugno che è l&#8217;epoca della prossima riunione Fed in cui quest&#8217;ultima potrebbe mostrare meno determinazione a proseguire con la stampa di moneta, ed è anche l&#8217;epoca in cui potrebbero arrivare le delusioni sui risultati relativi al secondo trimestre. Nel frattempo val la pena notare quel che succede dietro la scena. In superficie pare che le cose vadano sempre meglio: è tutto un susseguirsi di annunci aziendali con risultati meno peggiori delle attese. Così lo S&amp;P 500 si trova sopra del 30% nell&#8217;ultimo mese e mezzo. Non succedeva dagli anni 30, quando ci fu un rialzo del 54% in sole 4 settimane ad inizio agosto del 1932, seguito da un altro balzo nelle 4 settimane successive del 30%. Dopo il crollo successivo, nell&#8217;aprile del 1933 ci fu ancora un rialzo del 34% in 4 settimane seguito da un altro balzo del 19%. Cosa mostrano questi precedenti? che anche nel mezzo della Grande Depressione il mercato azionario fu capace di montare dei super rialzi che servivano ad attirare i creduloni. Senza dubbio furono delle fasi di rialzo interessanti per il trading, ma furono seguite sempre da nuovi minimi non appena le forze economiche e la realtà degli utili aziendali riprendevano la scena nella mente collettiva del mercato.Questa volta sarà diverso perchè è sempre diverso? Se qualcuno pensasse che l&#8217;attuale rialzo segna davvero l&#8217;inizio di una nuova epoca rialzsta, farebbe bene a guardare cosa stanno facendo gli &#8220;insiders&#8221;, cioè  i dirigenti  delle società quotate che, per legge, devono dichiarare se comprano o  vendono le loro azioni. Ebbene, stanno vendendo, in base ai dati forniti dal Washington Service. Durante il rialzo intercorso a partire dal 9 marzo, CEO, direttori, e senior officers delle aziende americane hanno venduto in misura 8,3 volte maggiore rispetto a quanto hanno acquistato.Se credessero di essere all&#8217;inizio di un boom, loro- che conoscono meglio di tutti la situazione delle proprie società- venderebbero a man bassa? non credo proprio.<br />
Questa settimana non posso esimermi da qualche sintetica considerazione sulla celebratissima operazione Fiat &#8211; Chrysler. Nell&#8217;italietta provinciale e asservita  naturalmente non si è sentita alcuna voce critica, consenso all&#8217;unanimità. Al di là della banale idea che adesso gli americani è possibile si mettano a comprare 500 per risparmiare, a me pare un operazione sospetta che solleva parecchi dubbi, soprattuto sul fonte americano. Infatti gli obbligazionisti di Chrysler si sono sentiti dire dal governo che i loro crediti sono carta straccia, in barba a ogni regola legale . Se Obama cambia arbitrarimente il diritto per favorire i sindacati, le conseguenze a lungo termine possono essere ben gravi, tenendo presente che i creditori non sono solo i famigerati hedge funds, bensì in maggioranza fondi comuni, fondi pensione e molti piccoli risparmiatori.   Tra l&#8217;altro Obama spende 12 miliardi per salvare 54 mila posti di lavoro, con un costo quindi di 22 mila dollari procapite; poichè ogni mese negli USA se ne perdono circa 600 mila, perchè questi 54 mila sono privilegiati rispetto a tutti gli altri che ottengono solo una frazione di quella cifra sotto forma di sussidi ai disoccupati?<br />
Infine appare quanto meno sospetta tutta l&#8217;esaltazione obamiana della Fiat, visto che la  Chrysler non è riuscita a fare macchine efficienti unendosi con la Daimler-Benz, mentre invece dovrebbe riuscirci adesso unendosi a un azienda iperindebitata, la Fiat, che è stata in bancarotta fino a poco tempo fa, salvata solo dai soldi di Stato, tanto è vero che la General Motors nel 2005 ha preferito pagare una penale di 2 miliardi pur di non essere obbligata a comprarsela; e la Fiat ottiene il 20% senza metterci un dollaro&#8230;sento puzza di bruciato, chissà cosa c&#8217;è dietro, ed infatti manco si chiude questo accordo che l&#8217;ex ragioniere italocanadese Marchionne, divenuto la star mondiale dei manager, va a Berlino per proporsi alla Opel&#8230;.vedremo&#8230;<br />
Si conclude con Dow a 8212 +1,7% ( -6,4% da inizio 2009) SP500 a 877 +1,3%(-2,8%) Nasdaq100 a 1396 +1,7%(+15%)Russell +1,7%(-2,5%) Trasporti +0,4%( -11%) utilities +4,7% (-10%) semiconduttori +1,8% ( +22%) Broker -1,5%( +18%) Banche -7%( -27%).Il rapporto tra put e call fermo a 0,83 e  l’indice della volatilità VIX scende  a 35.<br />
Il Nikkey giapponese  a 8977 +3,1%(+1,3% da inizio 2009),  il Dax a 4769 +1,8%(-0,9%)  il cac francese a 3160, il footsie inglese a 4243156 spmib a 19177 e mibtel a 15191 +2% (+1%). Tra gli emergenti: Brasile +1,1%(+26%) Russia +0,7% (+31,8%) India +0,8%(+18%) Cina +1,2%(+36%).</p>
<p><strong>PREVISIONI:  BCE+ disoccupazione USA</strong><br />
Settimana piena con il famoso dato sugli occupati americani venerdì che garantisce alta volatilità nel finale. Si inzia con un importante informazione relativa alla situazione economica USA. I recenti miglioramenti dell&#8217;ISM manifatturiero e altri dati similari hanno fatto pensare ai primi segnali di ripresa; martedì arriva l&#8217;ISM dei servizi, che metterà alla prova l&#8217;ipotesi di ripresa, perchè il settore dei servizi copre circa i tre quarti dell&#8217;economia. La mancanza di conferma di una stabilizzazione dei consumi potrebbe far entrare in crisi le recenti scommesse sull&#8217;imminente ripresa , soprattutto se il dato occupazionale di venerdì desse un altra mazzata nella stessa direzione. Quindi è una settimana che potrebbe segnare una svolta e favorire l&#8217;attesa correzione delle borse dopo il lungo rimbalzo, trascinando a catena  dollaro, materie prime e titoli di stato. La disoccupazione USA sarà in scena già da mercoledì quando arriverà il dato del settore privato ADP che lo scorso mese si rivelò peggiore di quello ufficiale, ma in linea di massima se contiene delle sorprese non sarà certamente ignorato.Vi saranno anche i dati sui licenziamenti Challenger e sui sussidi ai disoccupati, nonchè la componente occupazionale dell&#8217;ISM a contribuire alla formazione delle attese sul dato di venerdì che resta però come al solito suscettibile di forti sorprese.  Al momento si prevedono un ulteriore balzo del tasso di disoccupazione al 9% e una perdita di 600 mila posti di lavoro nel mese di aprile.<br />
L&#8217;altro evento della settimana, che sarà cruciale per il destino dell&#8217;euro, è la decisione della BCE in materia di tassi e politica monetaria, giovedì. Da ottobre la BCE ha ridotto di 300 cts. il tasso ufficiale portandolo al minimo storico dell&#8217;1,25%. Nonostante questi cali aggessivi l&#8217;euro ha mantenuto lo status di moneta ad &#8220;alti&#8221; tassi, perchè restati sempre superiori a quelli nippo- anglosassoni.  Il mercato adesso si preoccupa di capire dove si fermerà il calo dei tassi e con che velocità questi potranno poi risalire , in modo da poter comprare la valuta e avvantaggiarsi dell&#8217;apprezzamento nel cambio che di norma segue a maggiori tassi d&#8217;interesse. Fino ad ora infatti, l&#8217;accento della BCE sempre posto sull&#8217;inflazione, l&#8217;atteggiamento attendista e la riluttanza ad usare misure non convenzionali (la stampa di moneta), hanno portato a credere che la BCE si sarebbe fermata prima degli altri nel ribasso , e sarebbe stata la prima a muoversi al rialzo per evitare il rischio inflazione non appena la ripresa fosse cominciata. Questa convinzione però è andata scemando negli ultimi tempi, e già le attese sono per un taglio di altri 25 cts., con il tasso ufficiale all&#8217;1%; ma  l&#8217;evento shock si verificherebbe se la BCE annunziasse l&#8217;adozione di misure quantitative, o la loro prossima messa in cantiere, tenendo magari la porta aperta anche ad ulteriori tagli dei tassi. Verrebbe considerato come la completa anglosassonizzazione dell&#8217;Europa ed è facile prevedere un ondata di vendite di euro, a parità di altri fattori. Naturalmente gli altri fattori ci sono, a cominciare dalla correlazione con la percezione del rischio: un combinato disposto di caduta delle borse causato dai dati USA, e di BCE inflazionista, manderebbe l&#8217;euro probabilmente verso area 1,25. Viceversa il mantenimento della positività sui mercati azionari (che potrebbe essere aiutata da una positiva accoglienza dei risultati del test cui sono state sottoposte le banche americane), unito ad una politica attendista della BCE, che indicherebbe fiducia nella ripresa prossima ventura, potrebbe proiettare l&#8217;euro verso 1,40.</p>
<p>http://michelespallino.blogspot.com/</p>
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		<title>Borse dopate e crescita cinese</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 08:08:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Spallino</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" src=" http://www.livesicilia.it/wp-content/uploads/economia/nota_economica.jpg" alt="" width="150" height="120" />ECONOMIA: l&#8217;eroina entra in circolo</strong><br />
A Wally l&#8217;indice VIX (che misura il rischio atteso) è sceso sotto quota 34 per la prima volta dal collasso della Lehman. L&#8217;indice settoriale &#8220;Morgan Stanley Cyclical&#8221; è salito del 7% questa settimana e si trova ora a + 85% dai minimi del 6 marzo; nello stesso periodo il settoriale delle costruzioni &#8220;S&amp;P Homebuilding index&#8221; è anch&#8217;esso a +85%, quello delle banche a +95% , quello dei prodotti al dettaglio &#8220;Morgan Stanley Retail index&#8221; a + 64%&#8230;. potrei continuare, ma penso possa bastare per rendere l&#8217;idea che vale  la pena cercare di capire meglio cosa ci sia sotto a questi rialzi, vale a dire le dinamiche dell&#8217; inflazionamento globale, scatenato dalle potenti dosi di eroina somministrate dalle Autorità.<br />
Infatti, ci sono anche tanti altri indicatori che parlano chiaro in questo senso. Le economie &#8220;emergenti&#8221; sono state le prime a rispondere come da manuale: i rendimenti sui bonds brasiliani sono crollati dal 10,6% al  6,4% e quelli messicani hanno fatto solo un pò di meno (-350 cts.). I prezzi dei CDS (le protezioni dal rischio fallimento) che avevano superato in ottobre l&#8217;11% sul rischio russo, sono crollati al 3,8%; sul rischio turco dall&#8217;8,5% al 3,35%, su quello ungherese dal 6,4 al 4,5% su quello sud coreano dal 7% al 3% (quest&#8217;ultimo paese ha annunciato questa settimana una crescita del PIL nel primo trimestre 2009 di +0,1 una performance ritenuta impossibile fino  a pochi mesi fa). Ci sono segnali di crescita più veloce del previsto in tutta l&#8217;Asia. La Bank of China  ha stimato che lo stimolo governativo da 585 miliardi di dollari, porterà la crescita 2009 a situarsi tra il 7 e l&#8217;8%. La borsa cinese è già a +35% da inizio anno, seguita dal +31% della Russia, dal +25% del Brasile e dal +17% dell&#8217;India, mentre in Asia svetta Taiwan con +28%, seguita dal Sud Corea a +20%, e i paesi con le performance borsistiche più basse sono  meglio posizionati rispetto ai principali indici mondiali: vedasi  Hong Kong con +6% ma anche il Nikkey con -1,7% e l&#8217;Australia praticamente in pari. Il mercato valutario esprime l&#8217;orientamento inflazionistico con le monete  &#8220;commodities&#8221; tra le più forti da inizio anno: il  rand +7,7% la corona norvegese+ 6,1%, il real + 5,5%, il peso messicano + 3,4%, il dollaro autraliano + 2,4%. Tra le materie prime svettano i metalli industriali: rame  +45% , platino + 25%,insieme a piombo e zinco; ed anche i preziosi  con l&#8217;argento a +9% non scherzano, mancano solo gli energetici che sono quelli con l&#8217;impatto più immediato e diretto sugli indici di inflazione al consumo.<br />
Anche l&#8217;attività di fusioni ed acquisizioni è ripresa alla grande, con operazioni spettacolari come quelle della Pepsi Cola, di Oracle, ed ora perfino della Fiat, mentre le nuove emissioni di debito sono già ad oltre 1,5 trilioni da inizio anno con l&#8217;Asia in crescita del 55% rispetto a un anno fa. Sono ripartite financo le emissioni &#8220;spazzatura&#8221;, cioè dei titoli ad alto rischio, i cosiddetti junk bonds : negli ultimi 15 giorni ne sono stati venduti per 5,5 miliardi. Parallelamente si stanno contraendo i premi per il rischio: i differenziali sono ai minimi da ottobre, sia sui junk, sia sui titoli di qualità, sia infine sui debiti delle municipalità. Questa settimana i tassi interbancari hanno fatto nuovi minimi a livelli mai visti, e mentre si aspettano ancora i cosiddetti &#8220;stress tests&#8221; del governo USA sulle banche americane, i CDS stanno già scontando risultati ottimali: quelli su JPMorgan sono scesi di 170 cts, su Morgan Stanley di 120, su Goldman Sachs di 130 su Wells Fargo di 60 e perfino su Citigroup sono scesi di 90(anche se restano elevati a quota 5,75%).Occorre infine notare come l&#8217;indice delle richieste di mutui ipotecari si sia impennato tornando a livelli quasi massimi, guidato soprattutto dai rifinanziamenti, adesso al doppio rispetto un anno fa, grazie ai tassi a minimi storici. E questo è un indicatore che nel passato si è molte volte rivelato un esatto anticipatore dell&#8217;inflazione sistemica, perché significa che milioni di famiglie si troveranno con minori pagamenti mensili sulle loro rate di mutuo, e quindi avranno maggiori margini di spesa per consumi.<br />
Dunque i rialzi delle borse sembrano preannunciare che in estate potrebbero arrivare sorprese positive, a cominciare proprio dal mercato immobiliare, con possibili trascinamenti anche sulle auto, e a catena su tutta l&#8217;economia. E se si considera la portata dello stimolo fiscale e monetario globale in atto, senza precedenti, non c&#8217;è da stupirsi. Intanto  i mercati, mentre paiono scommettere in questa direzione, ignorano il rovescio della medaglia : la grande inflazione prossima ventura che questa dinamica porta con sè, e la tragedia dello scoppio della bolla dei titoli di stato, le cui quotazioni si stanno solo  appena iniziando a erodere. Perchè l&#8217;ignorano?<br />
Per capire perché vi siano scuole di pensiero diverse in materia, occorre partire dall&#8217;equazione base: MV=PQ. Questa è un importante equazione , così come lo è per i fisici quella celebre di Albert Einstein(E=MC2). Ci dice che se prendiamo su base annua la quantità di produzione (Q) essa deve per forza essere valorizzata con prezzi (P) che la rendano uguale alla quantità di moneta (M) in circolazione, considerato il numero di volte in cui essa circola durante l&#8217;anno (V, velocità). Immaginiamo per semplicità che in un sistema economico vi sia un solo prodotto in quantità di un milione di pezzi, e che vi sia una quantità di moneta pari a 10 milioni di euro, che passa di mano una volta al mese, e quindi ha una velocità di 12 all&#8217;anno, allora il prezzo del prodotto sarà pari a 120 euro (120 milioni di euro). Ciò implica che se si aumenta la moneta (nell&#8217;esempio a 20 milioni), a parità di velocità e di PIL (produzione), ci sarà inflazione, cioè un prezzo maggiore per il prodotto (nell&#8217;esempio a 240 euro), perchè questa equazione deve per definizione bilanciare, come è ovvio. Ma se si riduce la velocità di circolazione della moneta, a parità di moneta e prodotto, avverrà il contrario, cioè un calo del prezzo, quindi deflazione.<br />
Poichè oggi si osserva che la gente tende a indebitarsi di meno e a usare meno velocemente la moneta (quindi V si riduce)  allora si paventa la deflazione, che metterebbe in crisi i debitori, cioè soprattutto i governi. Allora, si stampa moneta per compensare la riduzione di V con un aumento di M, ma occorrerebbe farlo solo nella misura in cui la riduzione della velocità eccede il calo del PIL. Naturalmente è impossibile stimare con precisione di quanto calerà il prodotto e di quanto si ridurrà la velocità di circolazione riflettendo entrambi comportamenti psicologici di massa, quantificabili solo a posteriori. Ed è dunque certo che nel dubbio le banche centrali tendono a stampare ben più moneta di quanta ne serve per contrastare la deflazione, e soprattutto è sicuro che ci metteranno del tempo prima di capire quando fermarsi. Più precisamente, lo capiranno solo dopo che i prezzi risulteranno aumentati che  del resto è proprio quello che loro vogliono: l&#8217;inflazione, per alleggerire i debiti.<br />
Quindi chi si dice non preoccupato dell&#8217;inflazione futura, e si dice convinto che le banche centrali sapranno dosare miracolosamente le presse di stampa, o è in malafede o è tanto ingenuo da pensare che la riduzione di V sia strutturale e più corposa della multi trilionaria stampa di moneta avviata. L&#8217;inflazione futura in termini di prezzi al consumo, è del resto già preannunciata dai dati finanziari sopramenzionati, che stanno capovolgendo la situazione ben prima di quanto ci si attendesse. Non volerla vedere è proprio imperdonabile.<br />
Ad un certo punto il livello dei prezzi al consumo inizierà di nuovo ad accelerare, perchè quando si pompano deficit statali multi trilionari ed al contempo si stampa moneta, inevitabilmente arriva il momento in cui i mercati obbligazionari e valutari si spaventano. Un trend insostenibile dura finché non si ferma: non si può predire quale sarà il giorno, il mese e l&#8217;anno, ma è assolutamente certo che le attuali politiche portano a quel punto. Un giorno succederà come a luglio 2007: qualcuno andrà a suonare il campanello d&#8217;allarme, e i partecipanti al mercato dei titoli di stato di colpo daranno importanza agli enormi deficit sottostanti, e inizierà la grande fuga, così come è iniziata quella dai titoli ipotecari nel 2007. Ciò per il semplice motivo che non si possono fare deficit multi trilionari senza limiti. Il debito può crescere anche velocemente, ma ad un certo punto l&#8217;economia deve iniziare a crescere ancora più velocemente , altrimenti i tassi d&#8217;interesse vanno alle stelle e la moneta si svaluta, ed è quello il momento in cui le banche centrali perdono il controllo, perché la soluzione politicamente più facile per impedire il default dei governi diviene stampare sempre più moneta, con la quale finanziare i bonds che il mercato non vorrà più. Ed ecco allora &#8211; nell&#8217;equazione sopracitata -  crescere sia M che V e per quanto possa esserci una maggior crescita anche di Q sarà inevitabile il balzo di P. Al momento si parla poco del rapporto tra il debito pubblico e il PIL,un giorno  di colpo campeggerà sulle prime pagine, e sarà accompagnato da un altro illustre assente: l&#8217;inflazione.  Nel frattempo godiamoci l&#8217;occasione offertaci di poter vendere titoli di stato e comprare materie prime a prezzi da grande affare.</p>
<p><strong>MATERIE PRIME: crescita cinese</strong><br />
L&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;Energia ha previsto per il 2009 che la domanda globale scenda tra il 2 e il 3% rispetto al 2008. Si tratterebbe del primo declino in valore assoluto sin dal 1982. Per quanto concerne il petrolio il calo della domanda globale dovrebbe essere quasi nullo, venendo compensato il calo americano dall&#8217;aumento cinese. Il PIL cinese infatti, pur rallentato al +6% nel primo trimestre, resta in aumento in valore assoluto, anche se non si raggiungesse il livello previsto dal governo (+7,8%). Diversi indicatori (investimenti, consumi) stanno mostrando comunque segnali di miglioramento già da marzo, per cui è possibile un accelerazione nel secondo semestre dell&#8217;anno, il che comporterebbe automaticamente maggiori consumi energetici rispetto a quelli previsti. Il petrolio infatti sta ormai consolidando quota 50 dollari al barile, e potrebbe facilmente tornare in area 70 se i segnali macro di ripresa globale  verranno confermati nei prossimi mesi, trascinandosi appresso il gas naturale e gli altri energetici.<br />
Si conclude con : petrolio a 51,5(giugno) gas naturale a 3,3(maggio) oro a 913(maggio) argento a 12,9(maggio) platino a 1173 (aprile) palladio a 233(giugno) rame a 207(maggio).</p>
<p><strong>CAMBI: euro in recupero</strong><br />
L&#8217;indice del dollaro ha perso l&#8217;1,5% questa settimana a 84,7  (+ 4,2% da inizio anno). Ha perso praticamente con tutte le valute, sola eccezione la sterlina,  ipervenduta dopo la presentazione del progetto di bilancio del governo inglese, ritenuto non credibile dalla gran parte degli osservatori che si aspettano per il futuro deficit ben superiori. La debolezza del dollaro è derivata dalla riduzione della percezione del rischio generale, e quindi dal migliorato clima di fiducia generale.  I dati macro più importanti sono usciti venerdì, e gli ordini di beni durevoli sono scesi meno di quanto atteso, con alcune componenti in rialzo per il secondo mese e ciò ha favorito la borsa e quindi danneggiato il dollaro, che continua ad essere visto come un bene rifugio.<br />
Ma la settimana è ruotata soprattutto intorno alla questione dei tests sullo stress delle banche americane, il cui processo  e le cui metodologie non sono certo esenti da critiche e da dubbi, ma in questa fase il mercato si beve qualsiasi cosa gli venga detta dalle autorità. Nello specifico, il ministro del tesoro USA ha dichiarato che le principali 19 banche hanno addirittura mezzi patrimoniali in eccesso, anche se ha riconosciuto che per il sistema nel suo complesso non mancano le aree di debolezza patrimoniale, perchè la recessione e le note turbolenze si sono mangiate parte delle riserve. Per cui il governo fornirà ulteriori aiuti di Stato, ma la dichiarazione che la maggior parte delle grandi banche non ne abbia bisogno è stata sufficiente per far prorompere un ondata di ottimismo tra i traders che hanno ricomprato azioni e strumenti rischiosi per festeggiare, recuperando quasi tutte le perdite di inizio settimana, e portando così il dollaro a ridiscendere. Venerdì inoltre il G7 ha confortato tutti confermando che vi sono segni di stabilizzazione.<br />
In contropartita al dollaro è avvenuto quindi il recupero dell&#8217;euro che ha anche beneficiato di un sorprendente IFO  tedesco, con la fiducia delle imprese in netto recupero, e adesso le attese di calo dei tassi europei si sono azzerate, anche se le dichiarazioni degli esponenti della BCE continuano ad essere nel senso di ulteriori manovre di allentamento monetario. Gli indici di inflazione al consumo continuano a registrare &#8211; per effetto dell&#8217;energia &#8211; decrementi in vari paesi (questa settimana, Spagna, Portogallo, Irlanda) e ciò rafforza il partito della deflazione; comunque nei paesi più grandi come Gremania, Francia ed Italia l&#8217;inflazione resta positiva, ed al netto del petrolio è nei pressi del 2%.<br />
L&#8217;eurodollaro ha quindi finito in rialzo ma sempre all&#8217;interno del range ormai in essere da tempo. Il recupero della borsa che ha adesso raggiunto il 30% dai minimi, ed è di poco sotto il livello di inzio anno, ha consentito una tenuta dell&#8217;eurodollaro in area 1,29-1,34 ma se e quando la borsa dovesse tornare a scendere, appare al momento più probabile che anche eur-usd possa tornare a scendere. A breve però la spinta è al rialzo ed è importante osservare la tenuta della resistenza a 1,34 che rappresenta un importante massimo da molto tempo ed è il 61,8% di ritracciamento dell&#8217;ultima  discesa da 1,3750 a 1,2880, una specie quindi di linea nella sabbia dal punto di vista tecnico.</p>
<p><strong>OBBLIGAZIONI:  decennale quasi al 3%</strong><br />
Negli USA  i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 1,33% (-5 cts. rispetto a 21 giorni fa), il libor a tre mesi è    al 1,08%(-8 cts.) e ad un anno al 1,93%(-1 cts.); i bot a 3 mesi   allo 0,12%(-10 cts.). I rendimenti dei bonds  a 2 anni  a 0,94%(+3 cts.); a 5 anni al 1,93%(+12 cts.); il decennale al 2,96% (+10 cts); a 30 anni al 3,88%(+15 cts.). Sale   il differenziale tra 2 e 10 anni  a 202 (+7 cts.). Fermi  i tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (+2 cts.  al 4,8%)  e quindicennali(-4 cts. al 4,48) e quelli a tasso variabile ad un anno (+7 cts. al 4,82%). Fermi i differenziali sui bonds aziendali, in parallelo con la borsa, ed i rendimenti degli obbligazionari dei paesi emergenti, con i bonds brasiliani  al 6,37%  sul decennale (i messicani  al 6,1%), fermo anche  quello del decennale giapponese (1,42) .<br />
Nonostante gli acquisti della Fed i titoli di Stato fanno fatica, anche perchè stanno venendo meno i flussi cinesi, le cui riserve valutarie-le più grandi al mondo &#8211; hanno avuto il loro incremento più basso in 8 anni: +7,7 miliardi a quota 1,9 trilioni alla fine del primo trimestre (alla fine del quarto 2008 erano salite di 40 miliardi).  Nel complesso i flussi di capitale verso gli USA mostrano acquisti netti da parte dell&#8217;estero di titoli a lungo termine per quasi 21 miliardi, esclusivamente per effetto dei privati (le banche centrali estere hanno ridotto di 5 miliardi). I cinesi in particolare hanno disinvestito per 14 miliardi tra titoli del tesoro e di Fannie e Freddie (calano in valore assoluto anche  gli investimenti diretti esteri in Cina: dopo aver concluso il 2008 con un record di +92 miliardi (+23%) nel primo trimestre 2009 sono scesi del 20% rispetto al fine marzo 2008).<br />
In Europa  i  tassi euribor  scendono ancora:  ad un mese  al 1,01% (-7 cts.) a tre mesi al 1,41%(-5 cts.) ad un anno  al 1,79%(-4 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi in ribasso sul 2 anni al 1,38%(-13 cts.) e   sul decennale al 3,19% (-3 cts.) per cui aumento del  differenziale tra 2 e 10 anni (+181 cts.) che resta però inferiore a  quello americano,perchè  il differenziale con i bonds USA è sceso  a +23 cts. per il bund sul decennale mentre si mantiene maggiore quello  sulla scadenza a due anni (+44 cts.)  sempre a favore del bund.</p>
<p><strong>BORSE: dopate</strong><br />
Il mercato ribassista iniziato ad ottobre 2007 sta esprimendo la miglior fase di rigonfiamento finora avuta. Più precisamente il mercato borsistico pare avviato a ripetere la stessa performance messa a segno durante il crash degli anni 30,  più volte illustrata. Dopo due fasi di discese in cinque ondate, si è conclusa a marzo la prima grande caduta a quota 667 di sp500, durata 18 mesi. L&#8217;attuale  non è altro che il rimbalzo intermedio da tempo pronosticato e che &#8211; se ripete il suo precedente storico sopra citato &#8211; ha un potenziale del 50%, a quota 1100 di sp500. Finora il rally è stato del 31% pari a 209 punti, ed è avvenuto in un mese e mezzo. Se il 50% di ritracciamento si dovesse applicare anche alla durata, il rimbalzo potrebbe durare ancora sette mesi circa, fino a ottobre 2009 facendo gli altri 230 punti in questo frattempo, tra zig-zag vari.<br />
La forma di un zig-zag è stata infatti quella che ha caratterizzato la A primaria (ottobre 2007-marzo 2009) e analoga forma potrebbe svilupparsi adesso in questa B, magari con una struttura meno complessa e una durata più breve (5-6 mesi). Le correzioni tendono ad essere di norma più intense e rapide, ci potrebbero quindi essere tre onde , ognuna suddivisa in tre sub-onde al proprio interno. Il rialzo iniziato il 6 marzo a 667  ha espresso una prima onda conclusasi il 26 marzo a quota 833, poi vi è stato un ritracciamento a 780 conclusosi il 30 marzo, quindi il rally da 780 a 876 che ha formato la conclusione della prima onda maggiore rialzista(A). Dopodichè è iniziata la seconda correttiva(B) che è arrivata fino a 823  e che questa settimana ha visto esprimersi la sua gamba rialzista tornata fin quasi al livello di partenza. La fascia 780-880 potrebbe contenere le oscillazioni ancora per parecchio tempo, estendendosi al rialzo fino a 940 (il massimo del 5 gennaio).<br />
Si conclude con Dow a 8076 -0,7% ( -8% da inizio 2009) SP500 a 866 -0,4%(-4%) Nasdaq100 a 1373 +1,5%(+13%)Russell +0%(-4%) Trasporti +1,4%( -11%) utilities -2,1% (-14%) semiconduttori -0,6% ( +20%) Broker -0,5%( +19%) Banche -7%( -22%).Il rapporto tra put e call fermo a 0,83 e  l’indice della volatilità VIX scende  a 37.<br />
Il Nikkey giapponese  a 8708 -2,2%(-1,7% da inizio 2009),  il Dax a 4675 +0%(-2,9%)  il cac francese a 3103, il footsie inglese a 4156 spmib a 18650 e mibtel a 14823 +4% (-1%). Tra gli emergenti: Brasile +1,6%(+25%) Russia -0,7% (+31%) India +2,8%(+17%) Cina -2%(+35%).</p>
<p><strong>PREVISIONI:  FED e PIL</strong><br />
La prossima settimana, le condizioni fondamentali promettono di essere ben più complicate, il che può generare livelli di volatilità più spinti. Per farsi un idea di ciò che potrà muovere i mercati, conviene andare per ordine di importanza dei singoli eventi, distinguendo tra quelli che avranno un impatto decisivo ed immediato e quelli che invece serviranno a orientare il clima generale. Rientrano nella prima categoria la stima del PIL americano tra gennaio e marzo, e il comunicato della FED; nella seconda, le varie previsioni e il flusso degli utili delle aziende. Ciò vale per le borse e quindi per il dollaro data la sua correlazione inversa che per ora tiene banco. Le previsioni ufficiali, nonostante il recente miglioramento nei toni, si basano ancora su una debole ripresa per fine anno, e sull&#8217;avvertenza che i titoli tossici restano una minaccia seria. Andando avanti, i mercati oscilleranno in base agli spostamenti del pendolo tra ottimismo e pessimismo nei comunicati in arrivo da parte del FMI e delle altre istituzioni globali. Per la borsa saranno più importanti i risutati delle comunicazioni aziendali sul primo trimestre e le attese delle aziende per il futuro. Per ora sembra  siano stati entrambi miglori del previsto, ma non è che  si possano  trarre conclusioni sostanziali; le aziende stanno ancora chiaramente annaspando tra calo dei fatturati e riduzioni delle linee di credito, mentre i bilanci sono in rosso. Questo è un punto particolarmente importante per il settore finanziario e per le 19 banche sottoposte allo stress test; in fondo, la dichiarazione che &#8220;la maggior parte&#8221; delle banche è ok, implica che ce n&#8217;è qualcuna che invece non lo è e che potrebbe dunque fallire.<br />
Per quanto concerne il comunicato della Fed di mercoledì sera  l&#8217;attenzione sarà rivolta come al solito al dosaggio usato tra deflazione e segnali di stabilizzazione. Conterà maggiormente l&#8217;anticipazione di qualche ora prima sul PIl, anche se suscettibile di revisioni future che potranno poi stravolgerne il significato. Tutto l&#8217;attuale ottimismo potrebbe trovare sostegno da un dato meno pesante di contrazione del PIL, e viceversa. Si aspetta un -5% e dunque non è difficile far uscire una sopresa &#8220;postiva&#8221;.Arrivano molti dati anche dall&#8217; Europa, con i suoi indici di fiducia e dei prezzi al consumo, nonchè con l&#8217;andamento dell&#8217;occupazione. Il recente IFO ha mostrato un miglioramento, e molti aspettano di vederlo confermato da altre fonti. Per i prezzi, se l&#8217;inflazione resta decisamente superiore a quella americana, si confermerebbero le attese su una politica relativamente meno espansiva da parte della BCE con inevitabli effetti sull&#8217;eurodollaro.Ma oltre all&#8217;nflazione gioca un ruolo sempre più importante anche l&#8217;andamento della disoccupazione, e i dati di venerdì -in caso di netto peggioramento- potranno mettere sotto pressione la BCE in vista della decisione della settimana successiva. I politici infatti continuano a chiedere che la banca centrale si metta anche lei a stampare moneta e a comprare i titoli di stato: ogni segnale in questa direzione metterà in difficoltà l&#8217;euro.</p>
<p>http://michelespallino.blogspot.com/</p>
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		<title>La madre di tutte le cause</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 15:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Spallino</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ho avuto modo di dire più volte, la madre di tutte le cause della crisi e dell&#8217;implosione  prossima ventura è l&#8217;avere tradito il principio della libera concorrenza. Non solo per quanto concerne le banche e l&#8217;istituzione del famigerato monopolio delle banche  centrali; ci sono tanti casi emblematici, basti pensare &#8211; volendo sorvolare per carità di patria su quelli nostrani palesemente scandalosi, ma noi  siamo una provincia periferica dell&#8217;impero- a quello di Bill Gates diventato l&#8217;uomo più ricco del mondo perchè ha imposto un monopolio , tanto illegale da venire di recente financo sanzionato  dall&#8217;antitrust europea, nella fase in cui è stata guidata da quel galantuomo ( più unico che raro) del prof. Mario Monti.</p>
<p>Il grande Hyman Minsky sosteneva che il <strong>Capitalismo è bacato</strong>. Molti altri sostengono che sia quanto meno vulnerabile. A me piacciono le metafore, e ne ho usate tante, nel tempo. Si può usare anche quella relativa all&#8217;occhio umano: non diremmo che la sua natura delicata sia un &#8220;baco&#8221; nel suo design, piuttosto diremmo che la sua vulnerabilità è intrinseca alla sua funzionalità.  Ho sostenuto per anni che occorre il rispetto della concorrenza per proteggere il sistema capitalistico dalle sue vulnerabilità intrinseche, esattamente come si farebbe usando occhiali da sole su una spiaggia assolata, o su una pista da sci, per proteggere i nostri delicati occhi. Naturalmente occorre prima riconoscere le sopramenzionate vulnerabilità per poter poi prendere le misure preventive di difesa dai rischi. La società moderna, nel suo complesso, ha fallito nel riconscere i pericoli e dunque nel prendere le misure preventive. E adesso, il capitalismo classico è sotto un forte attacco proveniente da molte direzioni e a vari livelli. Al contempo, non c&#8217;è purtroppo alcun segnale di ravvedimento e di presa coscienza delle vulnerabilità , per cui siamo in piena spirale perversa. Gli errori producono nuovi errori.</p>
<p>Non mancano le cause che la &#8220;scienza ufficiale&#8221; indica al pubblico ludibrio. Molti indicano l&#8217;avidità di Wall Street, le cui finanziarie, traders,  hedge funds, e via cantando sono visti come i maggiori colpevoli,  e le loro retribuzioni e bonus enormi sono considerati un emblema di ciò che ha provocato gli eccessi pericolosi. Altri se la prendono con il fallimento delle regole e invocano lacci e  laccioli sempre più stretti, oltre che un ruolo dello Stato sempre più orwelliano. Altri ancora colpevolizzano financo la propensione al risparmio degli asiatici, e questo è veramente il colmo anche perchè questi &#8220;altri&#8221; sono personaggi come Greenspan e Bernanke. Su un piano un pò più serio ci sono le <strong>accuse ai modelli di gestione del rischio e alle agenzie di rating</strong> di cui parlavo nelle scorse note.</p>
<p>Quello che è interessante è che nessuno si pone una semplice domandina: <strong>come è possibile che così tante cose sono andate così male tutte allo stesso momento?</strong> Ed il bello è che i sostenitori del &#8220;libero mercato&#8221; hanno sempre rifiutato di prendere in considerazione la possibilità che il &#8220;capitalismo&#8221; avesse delle vulnerabilità. Ed oggi ci vengono a dire che allora è il &#8220;libero&#8221; mercato che non funziona. Invece la verità è che il mercato non è stato mai veramente libero, nella misura necessaria a prevenire le vulnerabilità di cui sopra. Eppure la storia economica è piena di cicli di boom e sboom, e vi è una ampia letteratura sulle bolle.Durante la grande depressione degli anni 30 si capì che il sistema creditizio americano emerso dai &#8220;ruggenti anni 20&#8243; poco dopo l&#8217;istituzione della FED (1913), aveva fallito. Durante i decenni successivi ci fu ancora qualche analisi che si focalizzava sul ruolo del credito nei cicli di euforia e depressione. Ma tutta questa linea di pensiero è restata minoritaria rispetto alla &#8220;scienza ufficiale&#8221;: così gli economisti finirono per schierarsi con l&#8217;idea che l&#8217;età dell&#8217;oro del capitalismo, emersa negli anni 20, sfociò in un grande crash solo a causa delle politiche sbagliate del dopo crisi.</p>
<p>Dunque <strong>in base a questa verità ufficiale</strong>, tutt&#8217;oggi trionfante, si poteva ricominciare come nulla fosse, e mettere in soffitta gli studi sul ruolo cruciale del sistema creditizio nel generare le vulnerabilità del capitalismo. Invece, la crisi attuale come quella degli anni 20, dimostrano senza ombra di dubbio che la più grande vulnerabilità risiede proprio in quella che più onnicomprensivamente si può definire &#8220;l&#8217;intermediazione del rischio&#8221;.</p>
<p><strong>L&#8217;essenza del capitalismo è il sistema privato di allocazione delle risorse</strong> basata sui segnali rivenienti dai prezzi di mercato, e si capisce quindi come sia fondamentale che questi ultimi siano il frutto esclusivo della libera interazione di domanda ed offerta. Il meccanismo del credito privato è fondamentale per finanziare il sistema economico in modo che distribuisca le risorse efficientemente, sia quelle finanziarie che quelle reali. Ma vi sono dei problemi.  Primo, i flussi creditizi possono essere inadeguati a finanziare investimenti sani, e a sostenere l&#8217;attività economica. Secondo,caso opposto,  ci può essere troppo credito; e  ciò distorce i costi finanziari in tutto il sistema, inflaziona i prezzi dei cespiti patrimoniali, e quindi distorce anche i comportamenti di consumo ed investimento(fra i tanti effetti). Il punto perverso è che inevitabilmente gli eccessi creditizi si avvitano in una spirale autoalimentantesi per cui generano sempre maggiori ed ulteriori eccessi creditizi, corrodendo sottilmente ma implacabilmente il meccanismo di  prezzamento.</p>
<p>Ho scritto spesso dell&#8217;<strong>alchimia di Wall Street</strong>, con ciò riferendomi al processo dei vari metodi di intermediazione ( strutture di cartolarizzazioni, miriadi di assicurazioni creditizie e garanzie finanziarie, dinamiche di coperture, esplicite ed implicite protezioni statali, etc.) capaci di trasformare prestiti rischiosi in strumenti percepiti dal mercato come sicuri e liquidi (quasi moneta). Ho anche teorizzato che un boom finanziato prevalentemente da titoli spazzatura non sarebbe mai andato troppo lontano prima che  il mercato perdesse il suo appetito per la crescente quantità di debito rischioso. Scrivevo questo mentre sembrava sbagliato, perchè nel frattempo crescevano come funghi a ritmi folli trilioni di strumenti finanziari etichettati  &#8220;AAA&#8221; ( MBS, ABS, CDO, CP, etc.), e si evidenziava una relazione diretta tra la capacità di intermediare credito rischioso e l&#8217;espandersi della Bolla. Per anni il rischio è stato in vari gradi distorto, camuffato, fino al punto che è diventato impossibile monitorarlo, analizzarlo e quindi regolarlo; ancora peggio il processo di intermediazione del rischio si auto rinforzava invece che auto correggersi: questo perchè l&#8217;alchimia di Wally  e a monte la politica della moneta facile delle banche centrali hanno sostanzialmente bloccato la libera domanda ed offerta.</p>
<p>Non vi è stato quindi <strong>nessun freno naturale ed automatico al travaso dei trilioni di mutui e di debiti al consumo in nuovi strumenti finanziari e al pompaggio delle bolle immobiliari e mobiliari</strong>. Ancora peggio, essendo questo processo internazionale (con l&#8217;estero che percepiva come sicuri i debiti americani) si sono potuti perpetrare per anni insostenibili deficit commerciali ed altri squilibri mondiali. Si è arrivati al paradosso dei poveri che finanziano i ricchi, ed è stata l&#8217;attuale intermediazione del rischio il cuore di questo storico non senso. La potente correlazione con il sostegno indefesso dato dalle banche centrali a questa orribile intermediazione del rischio (tramite tassi di cambio e di interesse totalmente imposti d&#8217;ufficio, con risposte asimmetriche a inflazione e disinflazione), e  l&#8217;impossibilità di esprimere la legge della domanda e dell&#8217;offerta,  hanno coltivato  questo mostro, ivi inclusa la oggi tanto criticata speculazione a leva.</p>
<p><strong>La maggior parte delle analisi storiche</strong>, andando indietro fino a 300 anni fa (gli anni di John Law!) riconoscono che l&#8217;inettitudine, la negligenza, gli eccessi delle banche sono alla radice di tutte le crisi. Le banche, creando passività monetarie (depositi) nel processo di intermediazione dei prestiti sono  il centro dei cicli di espansione-contrazione.Personalmente sostengo che questa dinamica è voluta (non è quindi inettitudine o negligenza), perchè chi sa di poter determinare cadute ed ascese dei prezzi non resiste alla tentazione di arricchircisi sopra, sapendo prima quello che succederà perchè lo determina lui!</p>
<p><strong>La finanza contemporanea</strong>, con il suo focus sugli strumenti debitori commerciabili, ha portato l&#8217;intermediazione del rischio ad un livello di pericolo completamente nuovo, che è sfuggito al controllo dei manovratori del sistema bancario. Innanzitutto perchè il capitale tradizionale delle banche non ha costituito più un freno alla quantità del credito erogabile ed intermediato;e poi perchè la natura di questi strumenti debitori commerciabili ha coltivato la domanda speculativa  per titoli ad alto rendimento e ad alta leva, mentre  i tassi bassi imposti dalle banche centrali hanno letteralmente fatto sì che si inondassero i settori più rischiosi dell&#8217;economia.</p>
<p>Tutto questo ha portato all&#8217;estremo delle <strong>distorsioni sistemiche nel prezzamento del rischio</strong>, in uno alla massiccia iper espansione del credito , e alle conseguenti cattive allocazioni delle risorse finanziarie e reali nell&#8217;economia mondiale. E probabilmente porterà ad una sconfitta clamorosa della Cupola, il cui frankestein le sfugge di mano e le si rivolta contro.</p>
<p>Sono tentato di scrivere che sono stanco di descrivere <strong>la bolla creditizia e le manovre del cupolone</strong>, così come i miei lettori sono stanchi di leggerne. Ma non sono stanco, perchè penso che serva non solo per capire il passato , ma anche e soprattutto  il futuro che ci aspetta, perchè credo fermamente che le scelte effettuate da chi comanda in questi giorni falliranno inevitabilmente ,  non sfiorando minimamente il complesso delle questioni irrisolte attinenti il problema dell&#8217;intermediazione del rischio. La finanza di Wally si è auodistrutta nel processo di intermediare trilioni di prestiti rischiosi, proprio perchè la quantità è stata eccessiva e la risultante cattiva allocazione delle risorse ha fomentato una struttura economica squilibrata. Adesso i governi intervengono per sostituire Wally nell&#8217;intermediazione del rischio, ripetendone lo stesso cammino profondamente bacato.  Di base, infatti, banche centrali e governi stanno intermediando rischio nell&#8217;ordine di decine di trilioni, senza alcuna possibilità di poterne uscire fuori andando avanti. Questo sviluppo viene ben visto dai mercati, perchè guardano alla giornata, e pensano che ciò porterà alla ripresa . In realtà alla fine della giornata scopriranno che si sono solo esacerbati i problemi del cattivo prezzamento del rischio, del disordine monetario, della cattiva allocazione delle risorse, e degli squilibri economici.</p>
<p>http://michelespallino.blogspot.com/</p>
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		<title>Tutta colpa della cattiva politica</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Apr 2009 01:18:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Spallino</dc:creator>
				<category><![CDATA[La nota sui mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[nota sui mercati]]></category>

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		<description><![CDATA[In omaggio alla Santa Pasqua,  porgerò i miei migliori auguri con qualche breve  considerazione , tramite questa Nota Speciale in cui mi asterrò dalla solita  panoramica settimanale dei mercati. La tragedia in Abruzzo dimostra ancora una  volta quanto sia importante essere lungimiranti e capaci di prevedere. La mia  simpatìa va alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In omaggio alla Santa Pasqua,  porgerò i miei migliori auguri con qualche breve  considerazione , tramite questa Nota Speciale in cui mi asterrò dalla solita  panoramica settimanale dei mercati. La tragedia in Abruzzo dimostra ancora una  volta quanto sia importante essere lungimiranti e capaci di prevedere. La mia  simpatìa va alla voce fuori dal coro, a Giuliani il geologo che sfidando il  potere costituito è arrivato a prevedere con grande precisione il sisma. Ancora  una volta tutto il mio disprezzo va alla classe politica e burocratica: pur  sapendo da decenni che sulla faglia sismica &#8211; se proprio si deve costruire &#8211; lo  si deve fare con tutti i crismi, se ne è invece come sempre altamente  infischiata. Prevedere e prevenire sono una questione di vita o di morte, non un  gioco per aspiranti maghi; e nel dubbio è sempre meglio preferire sbagliare per  eccesso di prudenza che il contrario. E&#8217; dunque con rinnovato impegno che mi  accingo a proseguire in questo sforzo previsionale concernente l&#8217;economia e la  finanza, che possono risutare ben più letali e mietere ben più vittime di un  terremoto per quanto catastrofico.</p>
<p><strong>Ottimismo a Wall Street</strong><br />
A Wall Street si arriva alla Pasqua in  scia a un vago senso di ottimismo generato da qualche statistica economica,  qualche dichiarazione e financo qualche risultato aziendale  che &#8211; come   l&#8217;emergere dei primi fiori di primavera &#8211; sembrano suggerire  il peggio della  crisi sia ormai passato e la fine della recessione globale sia dietro l&#8217;angolo.  Non mi sorprende: nello Speciale previsioni 2009 di fine dicembre, avvisavo che  vi sarebbe stata una fase di ottimismo ben prima di quanto allora prevedesse il  consensus. E se nel frattempo non ci fosse stata un epidemia globale di panico  governativo, questa ripresa &#8220;anticipata&#8221; avrebbe anche potuto durare. In  settimana è uscito il dato del deficit commerciale USA, l&#8217;emblema dello  squilibrio base dell&#8217;economia mondiale, ed è  ben inferiore alle previsioni:  poco più di 25 miliardi mensili, quasi un terzo in meno rispetto alla fase del  boom. Questo dimostra che se la legge naturale della domanda e dell&#8217;offerta, in  un contesto di libera concorrenza, venisse lasciata esprimersi,  potrebbe  rimediare anche ai disastri peggiori. Purtroppo però esistono le autorità, le  quali  si sono messe a manovrare all&#8217;impazzata e ciò spalanca le porte non alla  primavera, bensì a un inverno destinato a durare per molti anni.</p>
<p><strong>Se i governi peggiorano le cose</strong><br />
La  durata e l&#8217;intensità di una contrazione economica dipendono  dalle politiche  governative adottate. La Grande depressione degli anni 30 durò molto e fu molto  intensa, mentre la depressione giapponese degli anni 90 è stata lunga ma non  molto intensa: in entrambi i casi &#8211; giudizio generalmente accettato &#8211; l&#8217;azione  intrapresa dai governi le ha peggiorate. Tra gli altri precedenti storici, in  positivo, si può esaminare l&#8217;esempio della recessione inglese del 1816-17, dopo  la fine delle guerre Napoleoniche.La recessione è stata molto forte, a causa  della transizione alla pace dopo 20 anni di guerra e le immense difficoltà  finanziarie (e conseguente spiazzamento degli investimenti) derivate dal debito  pubblico inglese cresciuto nel 1815 fino al 250% del PIL , oltre il doppio di  quello italiano di oggi. Inoltre la situazione fu peggiorata da un evento  naturale. Il 12 aprile del 1815 in Indonesia avvenne la più grande eruzione  vulcanica della storia, ed immise nell’atmosfera una quantità di ceneri tale da  causare la completa oscurità per tre giorni su un raggio di 500 km intorno al  vulcano e, introdotte nella circolazione generale dell’atmosfera, esse  generarono un velo intorno al globo terrestre. La permanenza delle particelle di  cenere e gas in sospensione &#8211; un volume di cenere vulcanica superiore a quello  dell&#8217;intero lago di Ginevra- abbassò la temperatura media mondiale di più di un  grado, causando nel 1816 l&#8217;aborto della stagione estiva con forti danni per  l’agricoltura. Insomma qualcosa di più grave di una crisi bancaria. Lord  Liverpool, il primo ministro inglese, fece solo una cosa per combattere la  recessione. A inizio  1817, con l&#8217;approvazione del Parlamento, per poter  contenere ogni tentativo di  rivolta popolare, sospese l&#8217; Habeas Corpus Act  (pilastro del diritto penale anglosassone: promulgata dal parlamento contro il  re Carlo II, al fine di evitare gli abusi perpetrabili ai danni dei cittadini  tratti in arresto,sanciva il diritto, già esistente dal 1627, di ogni imputato a  conoscere le cause del suo arresto e a ottenere la libertà provvisoria dietro  pagamento di adeguata cauzione). Questo &#8220;pacchetto di stimolo&#8221; ebbe successo, e  già a dicembre 1817 Liverpool potè togliere la sospensione, con la recessione  chiusa senza più minacce all&#8217;ordine pubblico. Durata totale: poco più di un  anno, anche se poi nel 1819 vi fu una ricaduta a causa del 20% di deflazione  necessaria per far rientrare l&#8217;Inghilterra nel Gold  Standard.<br />
<strong>Leadership mondiale cercasi</strong><br />
Nell&#8217;attuale crisi globale mancano leaders mondiali come Lord  Liverpool e consiglieri economici come  David Ricardo che senza dubbio si rivelò  molto utile a quell&#8217;epoca. Ma anche riferendosi a recessioni più recenti come  quelle del 1974 e 1982, la reazione di panico isterico  avuta dall&#8217;attuale  classe dirigente non trova confronti. 5 trilioni di &#8220;stimolo&#8221;, a base di spesa  pubblica in debito, non solo non hanno precedenti, ma anche non hanno alcuna  possibilità di aumentare la stabilità a lungo termine dell&#8217;economia globale,  soprattutto se si considera che in parallelo tre delle quattro Banche centrali  più importanti del mondo hanno messo in atto la politica monetaria della prima  repubblica di Weimar, in cui l&#8217;emissione di nuova moneta arrivò a finanziare  circa il  50% della spesa pubblica del periodo 1919-23.  Come noto, questa  politica produsse una svalutazione del marco tedesco in misura di trilioni di  volte entro novembre 1923. Negli USA di Obama siamo al 15% di spesa pubblica  finanziata con stampa di moneta (la Fed ha annunciato acquisti di titoli del  tesoro al ritmo di  600 miliardi l&#8217;anno a fronte di una spesa pubblica di 4mila  miliardi). In Inghilterra questa percentuale è già arrivata al 65% cioè ben  peggio di Weimar (la BOE ha confermato questa settimana che comprerà 75 miliardi  nel trimestre, cioè su base annua 300 miliardi di titoli del tesoro a fronte di  una spesa pubblica di 450 miliardi).</p>
<p><strong>Il problema del deficit</strong><br />
Sul bilancio statale, USA-  Inghilterra- Giappone stanno ormai viaggiando con deficit di oltre il 10% del  PIL nel 2009, destinati ad accelerare nel 2010 comunque vadano le cose, e se la  ripresa resta modesta, è probabile che i deficit continueranno a questi livelli  anche nel 2011 e oltre. Sembra che nessuno si renda conto tra i governanti di  quanto pericolosa sia una simile linea di condotta. Appena pochi giorni fa al   G20  hanno deciso di rincarare la dose con un altro trilione questa volta  affidato ai burocrati del FMI.<br />
La maggior parte dei paesi  era già in deficit  prima della crisi, e gli stabilizzatori automatici in tutte le grandi economie  di per sè faranno già lievitare questi deficit a nuovi record, perfino senza  ulteriori &#8220;pacchetti di stimoli&#8221;. Analogamente, l&#8217;economia globale viene gà da  un decennio di eccessiva creazione monetaria.<br />
<strong>Ecco una possibile soluzione</strong><br />
La politica corretta  sarebbe stata quella opposta: combattere l&#8217;inflazione, incentivare il risparmio  vero, limitandosi a fornire solo la liquidità minima necessaria al funzionamento  dei mercati monetari. Invece le politiche perseguite darann o solo illusori  benefici di breve termine, marginali per giunta, a fronte di enormi costi e  problemi a lungo termine. Sembrerebbero politiche fatte da politici alle prese  con elezioni immediate, diciamo per l&#8217;autunno, quando è probabile che il popola  &#8220;veda&#8221; un apparente fine della recessione, e  prima che possa &#8220;vedere&#8221; i  disastri di lungo periodo a cominciare dall&#8217;iperinflazione. Ma non ci sono  elezioni in vista per nessun politico che conta (con la sola eccezione della  Merkel che peraltro è stata tra i governanti più cauti): Obama,  Medvedev,Sarkozy, ce li terremo fino al 2012. Elezioni sono in vista per  Giappone, India e soprattutto Inghilterra, ma questi sono paesi in cui il  disastro fiscale è così evidente già a breve termine che persone razionali  preferirebbero ritirarsi piuttosto che doversi ripresentare al giudizio  popolare: ok, lo so, i politici non sono persone razionali.<br />
In realtà  queste considerazioni servo no ancora una volta a comprendere l&#8217;esistenza di una  entità &#8220;superiore&#8221; ai governi e ai politici, che comanda questi ultimi, e che  può prendere cantonate clamorose come quella in corso, di scommettere che per  l&#8217;estate al più tardi inizierà la ripresa. Ma che ripresa? precaria e  vulnerabile, perchè tutto il denaro pubblico usato spiazzerà inevitabilmente  quello privato, riducendo il potenziale dell&#8217;economia globale, e perchè  l&#8217;inflazione causata dall&#8217;eccessivo stimolo monetario e fiscale  tornerà a  piagare l&#8217;economia globale come già avvenuto negli anni 70, ponendo il mondo di  fronte ad un dilemma: stringere moneta e fisco ritornando in depressione, oppure  ripetere l&#8217;esperienza della repubblica di Weimar. I cinesi alla disperata  ricerca di dove investire i loro risparmi, non avranno altra scelta che puntare  sulle materie prime. E così dovrà fare chiunque voglia salvaguardare il potere  d&#8217;acquisto del proprio denaro.<br />
Concludendo, ciò che troviamo nell&#8217;uovo di  pasqua 2009 è molto chiaro: la recessione forse sarà temporeaneamente e  marginalmente ridotta, ma la sua durata e le sue complicazioni collaterali  aumenteranno enormemente a causa delle politiche perseguite.<br />
Non mi resta che  augurare a Voi tutti una Buona Pasqua.</p>
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		<title>Ma le borse torneranno a scendere</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 23:33:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Spallino</dc:creator>
				<category><![CDATA[La nota sui mercati]]></category>
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		<category><![CDATA[fondo monetario internazionale]]></category>
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Inequivocabili giungono dalla Periferia del mondo i primi segnali del mastodontico processo di inflazionamento scatenato dai governanti. Basta guardare alle loro borse che dall&#8217;inizio dell&#8217;anno, mentre in Occidente ancora si celebravano mediaticamente le lacrime e il sangue della più grande crisi dal dopoguerra, hanno realizzato: Shanghai Composite+ 33% Taiwan Taiex + 20%  il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ECONOMIA: febbre gialla<br />
</strong>Inequivocabili giungono dalla Periferia del mondo i primi segnali del mastodontico processo di inflazionamento scatenato dai governanti. Basta guardare alle loro borse che dall&#8217;inizio dell&#8217;anno, mentre in Occidente ancora si celebravano mediaticamente le lacrime e il sangue della più grande crisi dal dopoguerra, hanno realizzato: Shanghai Composite+ 33% Taiwan Taiex + 20%  il russo RTS index + 18% Brasile + 18% Sud Corea + 14%, Indonesia + 11%, Filippine + 8%, Hong Kong + 9%,  India+ 7%. Ed anche gli obbligazionari , correlati al rischio, hanno segnato robusti cali dei rendimenti, ad esempio in Brasile &#8211; 60 cts., in Messico- 100 cts.<br />
Questa settimana il G20 ha continuato a schiacciare a manetta sul pedale  dell&#8217;inflazionamento globale, ridisegnando e ampliando il ruolo del Fondo monetario internazionale, fino a oggi esclusivamente dedito ad aiutare paesi in via di sviluppo, quando in crisi, e che invece da ora in poi estenderà il suo raggio di azione anche ai paesi sviluppati, con il grosso del mezzo trilione di risorse aggiuntivo che andrà ad Europa, USA e Giappone. In questa epoca di numeri giganteschi, l&#8217;ulteriore 1,1 trilione di prestiti e garanzie per programmi di salvataggio, non fa impressione a prima vista; ciò non di meno si tratta di un incredibile caso di un istituzione (FMI) virtualmente considerata morta che torna sulla scena conquistando un influenza più grande che mai, perchè potrà decidere discrezionalmente come impiegare questo quasi trilione di risorse che si ritrova, ivi incluso il potere di stampare la sua &#8220;moneta&#8221;, vale a dire i Diritti Speciali di prelievo, che da semplice unità di conto si trasformano per 250 miliardi in addizionale carta distribuita alle nazioni membre sia grandi che piccole. Insomma, non basta l&#8217;inflazionamento del dollaro , dello yen, della sterlina, e  probabilmente dell&#8217;euro,  ora c&#8217;è anche quello diretto dei DSP, esplicitamente richiesto da cinesi e russi che lo vedono come un primo passo verso un futuro ruolo di moneta di riserva internazionale al posto del dollaro.<br />
I commentatori hanno messo in evidenza che il G20 del 2 aprile segna il primo passo verso un nuovo ordine mondiale meno USA centrico, con nuovi paesi che guadagnano influenza. Dicono anche che i giorni degli americani che dettano le agende del G5, poi G6, poi G7 ed ora G8, sono finiti, insieme con le nuove dinamiche di potere del ben più ampio G20. Avendo accumulato trilioni di riserve prevalentemente in dollari, durante gli anni della Bolla,  Cina, Russia, India, Brasile, OPEC ed altri oggi hannno indubbiamente un potere senza precedenti, il potere dei grandi creditori e possono quindi pretendere una maggiore influenza quando si tratta di stabilire le sorti del mondo. Per contro, l&#8217;influenza USA si è corrispondentemente ridotta: chi chiede l&#8217;elemosina con il cappello in mano non può più imporre i suoi diktat alla Periferia del mondo. Ma c&#8217;è un grosso problema, direi di tipo culturale. I nuovi potenti hanno idee e teorie esattamente identiche a quelle del vecchio padrone angloamericano, ed in più hanno la tipica inesperta esuberanza dei nuovi arrivati al tavolo delle decisioni. Per cui è molto probabile che  in questa futura &#8220;era&#8221; la prospettiva della struttura globale monetaria diventi sempre più disordinata ed inflazionistica.  Si potrebbe pensare che il Centro ha fatto un tale pasticcio sulla finanza globale che uno spostamento di potere verso la Periferia non può fare andare le cose peggio di così.<br />
Invece , dal punto di vista creditizio, vi sono importanti sfumature da registrare. Per decenni il sistema basato sul dollaro ha frenato i sistemi creditizi periferici; poi è fallito nella gestione del sistema creditizio americano e questo ha portato al fallimento di tutta la struttura monetaria mondiale, inflazionando anche i sistemi periferici. Il ciclo disfunzionale ha visto un alternarsi di boom e di contrazioni, con la Periferia inondata da flussi di moneta &#8220;calda&#8221;, cioè impiegata a brevissimo termine per scopi speculativi, da cui ha finito per divenire dipendente e disturbata al contempo. Oggi sente l&#8217;esigenza di fare qualcosa in proposito e cerca di divenire  priva di costrizioni esterne. Qualcuno può immaginare che in futuro la moneta di riserva mondiale abbia stampata la faccia di  Mao Tse-tung invece che quella di George Washington? Anche se ho già illustrato le mie perplessità in materia, è possibile che i cinesi si stiano preparando per quel giorno. A piccoli passi. Di recente hanno iniziato a rendere più internazionale l&#8217;uso dello yaun, e più centrale la borsa di Shanghai; dallo scorso dicembre hanno fatto accordi con sei paesi incluso la Corea del Sud , la Malesia ed ora l&#8217;Argentina, per poter scambiare le valute, in modo da ottenere che quella cinese possa essere usata dai sistemi bancari di questi paesi. Ciò consente alle imprese estere di pagare per le merci importate dalla Cina direttamente in yaun, senza più passare dal dollaro. Pechino sta anche prendendo iniziative affinchè lo yaun sia usato nel regolamento di conti tra le province cinesi e i paesi confinanti, promuovendo anche prestiti ed investimenti in questi paesi fatti in yaun.<br />
I media  sono pieni di commenti che parlano del declino degli USA e dell&#8217;ascesa della Cina. Nessuno si preoccupa però di valutare quali saranno le conseguenze inflazionistiche a breve di questo affiancamento; peggio, la maggioranza ancora &#8220;vede&#8221; solo il rischio deflazione dell&#8217;attuale momento di crisi acuta, mentre il vero rischio è esattamente l&#8217;opposto. Quando nel 2000 scoppiò la bolla tecnologica, ci fu un immediato passaggio di testimone a quella che sarebbe diventata la ancora più micidiale bolla ipotecaria, e la maggioranza non solo non lo considerava un problema , ma neanche ne percepiva l&#8217;ampiezza. Allo stesso modo oggi la maggioranza ignora  l&#8217;immensa bolla globale della finanza pubblica, e il suo enorme potenziale inflazionistico,  nuovo passaggio di testimone, per controbilanciare lo scoppio della bolla ipotecaria e finanziaria, così come nel 2002 si fece per compensare lo scoppio di quella tecnologica. Stessi uomini, stesse teorie, stesse reazioni pavloviane, stessi errori e quindi stesse conseguenze disastrose facilemente prevedibili. Oltre alla stessa Cupola, abituata a orchestrare boom e contrazioni per guadagnarci sopra.<br />
L&#8217; intensità e la durata della nuova bolla possono essere oggetto di stime diverse, ma non c&#8217;è dubbio che la resurrezione del FMI è uno sviluppo che va nella direzione di aumentare l&#8217;inflazionamento,  come il maggior peso della Periferia, e in particolare della Cina, le cui manovre e la cui logica sono  quelle usate in passato dagli occidentali. I gialli insomma arrivano sì sulla scena, ma hanno purtroppo imparato la lezione sbagliata.Sempre nel 2000, la propaganda spacciata dalla Cupola (a cominciare dalla Fed) sosteneva che con il collasso delle azioni tencologiche la bolla USA sarebbe finita; abbiamo visto che non era vero. Oggi, analogamente, si sostiene che con il collasso dell&#8217;ipotecar-finanziario non solo sia finita la bolla USA, ma anche quelle sparse in tutto il globo; vedremo che non sarà vero. Specialmente quando si esaminano i  numeri rivenienti dalle  esportazioni, è ragionevole presumere che la Cina sia l&#8217;altra faccia della medaglia americana. E&#8217; mia precisa opinione che la Cina sia in realtà una Bolla storica, e che può aver cominciato quella che si rivelerà essere una nuova potente fase di eccesso inflazionistico, una vera e propria &#8220;febbre gialla&#8221;. E&#8217; noto che la Cina ha circa 2 trilioni di riserve ed una popolazione di 1,3 miliardi; ebbene, sono numeri che già da soli mostrano le potenzialità inflazionistiche senza precedenti della Cina; ma va anche considerato che essa mantiene anche strettamente collegati il proprio sistema bancario e il proprio governo autoritario: basta notare  che le banche cinesi nello scorso mese hanno aumentato i loro prestiti per una cifra enorme (234 milairdi di dollari). La Cina adesso sta anche usando aggressivamente gli scambi di valuta e altri meccansimi finanziari per sostenere esportazioni e commercio specialmente nell&#8217;area asiatica. Il governo sta facendo credito a tutte le principali industrie che lo forniscono, e questo è potenzialmente un enorme elemento di sviluppo sia dal punto di vista cinese che globale. E&#8217; chiaro che se la politica industriale cinese cerca di elevare lo status di industrie domestiche chiave, il tumulto globale attuale fornisce una rara opportunità di penetrazione. Soprattutto se la Cina si mette a sviluppare il nord del paese come ha fatto con il sud, non ci sarebbe letteralmente alcun limite all&#8217;ammontare di moneta che potrebbe essere spesa.<br />
Sul breve termine, i cinesi sono fissati sul mantenimento della stabilità sociale, per non mettere a rischio il loro regime. Pertanto, devo presumere che ciò porterà ad ulteriori politiche inflazionistiche, specialmente in questa fase. In che misura le ambizioni di lungo termine di potere globale ed influenza sul mondo, lavoreranno anch&#8217;esse allo scopo di incrementare l&#8217;inflazionamento di breve termine, è più difficile da giudicare. Ma fino a quando non vedo qualcosa in grado di convincermi del contrario, continuerò a pensare che l&#8217;attuale contesto globale fornisce alla Cina un opportunità per i suoi obiettivi di lungo termine. Nell&#8217;epoca dello stimolo globale sincronizzato, non vedo perchè la Cina non dovrebbe competere anche in questo dominio. E credo che una dinamica simile si  dimostrerà una potente forza inflazionistica globale. Se negli anni 90 l&#8217;emersione del fenomeno cinese è stato un fattore di forte disinflazionamento , nel prossimo futuro la situazione si capovolgerà. La Storia potrà in futuro considerare il G20 svoltosi questa settimana a Londra come la tappa simbolica dell&#8217;inizio della grande era inflazionistica.</p>
<p><strong>MATERIE PRIME: rame uber alles<br />
</strong>Ancora  preziosi in calo, in parallelo al ritrovato ottimismo dei mercati finanziari sulle migliorate attese innescate dal G20 di futura ripresa economica e che ha quindi  l&#8217;effetto di far salire ancora i metalli industriali ed anche gli alimentari, con soltanto il petrolio fermo ma sempre sopra quota 50 dollari; si chiude infatti con  -3% per l&#8217;oro (+1% da inizio anno), -4% per  l&#8217;argento(+13%) +3% per il platino(+22%) fermo il petrolio (+18%) in lieve recupero il gas naturale +2% ( -32% ), mentre  il  rame continua a svettare su di tutti con +8%(+40%), in seguito agli acquisti dei cinesi che nell&#8217;ultimo mese hanno quasi raddoppiato le importazioni di rame: stanno iniziando a capire quanto sia meglio assicurarsi il solido piuttosto che continuare  ad accumulare carta dal dubbio esito. L&#8217;indice generale CRB sale del 3% (-0%).<br />
Si conclude con : petrolio a 52(maggio) gas naturale a 3,8(maggio) oro a 895(maggio) argento a 12,7(maggio) platino a 1159 (aprile) palladio a 225(giugno) rame a 200(maggio).<br />
<strong>CAMBI: eurodollaro sempre incerto<br />
</strong>L&#8217;indice del dollaro ha finito la settimana con un calo dell&#8217;1% a  84,1 (+ 3,5% dall&#8217;inizio dell&#8217;anno). Ha ancora perso contro  le valute più legate alle commodities come  i dollari neozelandese ed australiano(+3 %) ed anche con l&#8217;euro (-1,5%) e con la sterlina (-3,5%) ;  guadagna solo con lo yen (+2,4%) l&#8217;ultima ruota del carro valutario in questa fase.<br />
Il dollaro è stato indotto a perdere man mano che l&#8217;appetito per il rischio è andato aumentando, esattamente come successo per l&#8217;oro : il suo ruolo di bene rifugio è venuto meno. Venerdì l&#8217;indice del dollaro ha concluso appena sopra al supporto che connette i minimi di marzo e di inizio aprile; una sua rottura può adesso farlo scendere in modo consistente, e ciò si verificherà se proseguirà l&#8217;ottimismo  prevalente. Nel caso invece di ritorno delle preoccupazioni, è possibile un rimbalzo significativo. I dati macro economici hanno giocato un ruolo secondario e sostanzialmente neutrale, come si è visto venerdì financo con quelli sull&#8217;occupazione americana che al netto delle revisioni sono usciti peggio delle attese e con il tasso di disoccupazione al nuovo record dell&#8217;8,5%; ma si tratta di notizie &#8220;vecchie&#8221; basate su un indicatore considerato &#8220;ritardato&#8221;, da  mercati assetati di novità che godono della grande liquidità creata dalle banche centrali, attualmente parcheggiata in titoli di Stato e in dollari, ma pronta a rientrare sull&#8217;arena degli impieghi più rischiosi.<br />
Nel frattempo la pressione è apparentemente diminuita sull&#8217;economia europea, con l&#8217;annuncio dei sostegni del G20, ed un taglio dei tassi BCE più piccolo del previsto che ha lasciato un differenziale ancora favorevole alla valuta europea rispetto a molte controparti, a cominciare dal dollaro. Ideale per l&#8217;euro, che infatti mette a segno una settimana positva, ma sulla sua tenuta a lungo termine sarà decisiva- come per il dollaro &#8211; la propensione al rischio sopramenzionata, e il contenimento delle minacce endogene rivenienti dall&#8217;est europa, fattori questi che potrebbero anche evitare l&#8217;inflazionamento monetario da parte della BCE sulla scia di USA, Giappone e Inghilterra. Trichet comunque nella conferenza stampa di giovedì ci ha tenuto ad esplicitare in modo molto chiaro che i tassi possono scendere ancora, e che a maggio potrebbe venire decisa una manovra di inflazionamento dell&#8217;euro.Dunque partita sempre molto aperta, suscettibile di creare grande volatilità.<br />
OBBLIGAZIONI:  scricchiolano i bonds<br />
Negli USA  i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 1,38% (+8 cts. rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è    al 1,16%(-6 cts.) e ad un anno al 1,94%(-7 cts.); i bot a 3 mesi   allo 0,22%(+8 cts.). I rendimenti dei bonds  a 2 anni  a 0,91%(+5 cts.); a 5 anni al 1,81%(+9 cts.); il decennale al 2,86% (+10 cts); a 30 anni al 3,73%(+6 cts.). Sale   il differenziale tra 2 e 10 anni  a 195 (+4 cts.). Scendono  i tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (-7 cts.  al 4,78%)  e quindicennali(-6 cts. al 4,52) e quelli a tasso variabile ad un anno (-10 cts. al 4,75%). In calo i differenziali sui bonds aziendali, in parallelo con il rimbalzo della borsa, ed i rendimenti degli obbligazionari dei paesi emergenti, con i bonds brasiliani  al 6,41%  sul decennale (i messicani  al 5,9%), sale ancora  invece  quello del decennale giapponese (1,41) dopo che il debito pubblico supera il 200% del PIL.<br />
In Europa  i  tassi euribor  scendono ancora:  ad un mese  al 1,08% (-8 cts.) a tre mesi al 1,5%(-5 cts.) ad un anno  al 1,83%(-4 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi in rialzo sul 2 anni al 1,51%(-20 cts.) e  in rialzo sul decennale al 3,22% (+13 cts.) per cui riduzione del  differenziale tra 2 e 10 anni (+171 cts.) a differenza di quello americano,perchè quasi fermo  il differenziale con i bonds USA  a +36 cts. per il bund sul decennale e in rialzo quello  sulla scadenza a due anni (+60 cts.)  sempre a favore del bund.<br />
<strong>BORSE:  ancora rialzo<br />
</strong>Iniziano a sentirsi teorie secondo le quali le borse hanno ormai visto i loro minimi assoluti e in futuro non potranno far altro che salire. Niente di più errato, è la classica trappola in cui si vuole spingere il gregge per poi tosarlo ancora una volta. L&#8217;analisi basata sulle onde di Elliott lascia pochi dubbi al riguardo. Finora vi sono stati solo due cicli ribassisti da 5 onde.  Il primo si è concluso a marzo 2008, il secondo iniziato a maggio dello stesso anno si è concluso a marzo 2009. In termini di cicli quindi possiamo contarne 3 (marzo-maggio 2008 è il rimbalzo intermedio), con il quarto al rialzo adesso in corso,  che sarà seguito dal quinto al ribasso. Si può anche fare un conteggio ABC, in cui l&#8217;insieme dei 3 cicli già svoltisi, rappresentano: la  A conclusasi a 667 di sp500, mentre è iniziato ed è in corso la B che storicamente arriva a ritracciare il 50% circa di tutta la A, per poi esssere seguito dalla C che si concluderà a minimi di gran lunga inferiori a quelli di A. In un modo o nell&#8217;altro insomma le borse torneranno a scendere, nonostante il grande inflazionamento architettato dalle autorità possa far pensare che ciò non accada.<br />
Per il momento comunque è certo che il trend è tornato rialzista, già da tempo per le borse periferiche, mentre per quelle occidentali la conferma è arrivata proprio questa settimana. Il rally dovrebbe ora estendersi fino a quota 1100 di sp500, e la struttura di onde dovrebbe anch&#8217;essa prendere la forma di un ABC, in cui ogni onda a sua volta dovrebbe suddividersi in tre onde intermedie. Poichè l&#8217;intera ampiezza dovrebbe essere di 440 punti (per arrivare a 1100), è probabile che la A sia di circa 220 punti (quindi intorno a 887, ma potrebe anche andare un pò sopra quota 900, senza però spingersi oltre 944 che è stato il massimo raggiunto durante il rimbalzo di fine anno, ai primi di gennaio. Una volta completata la A è probabile che la B ritracci un 38% -50% di A e da lì partire la C con obiettivo 1100.  La A fin qui si è sviluppata con una prima onda impulsiva arrivata fino a 833, seguita da una correzione a 780, e da una terza onda rialzsta tuttora in corso che proprio veenrdì ha fatto un nuovo massimo a 846.<br />
Naturalmente queste proiezioni sono fatte sui precedenti storici, ma non c&#8217;è alcuna certezza che il passato si rifletta nel futuro; si tratta soltanto di una maggior probabilità perchè spesso gli operatori si ispirano al passato (ed è per questo che spesso simili proiezioni si rivelano azzeccate grosso modo, come in fondo successo fin qui).</p>
<p>Si conclude con Dow a 8017 +3,1% ( -8,6% da inizio 2009) SP500 a 842 +3%(-7%) Nasdaq100 a 1316 +5%(+8%)Russell +6%(-7%) Trasporti +7%( -16%) utilities +1,7% (-10%) semiconduttori +4,6% ( +18%) Broker +5%( +9%) Banche +5%( -30%).Il rapporto tra put e call scende a 0,8 e  l’indice della volatilità VIX scende  a 39.<br />
Il Nikkey giapponese  a 8750 +1,5%(-1,2% da inizio 2009),  il Dax a 4385 +4%(-9%)  il cac francese a 2958, il footsie inglese a 4029 spmib a 16900 e mibtel a 13548 +4% (-14%). Tra gli emergenti: Brasile +5,8%(+18%) Russia +3,7% (+18%) India +3,4%(+7%) Cina +2%(+33%).<br />
PREVISIONI:  prepasquale<br />
La prossima settimana non ci sono molti dati macro USA, giovedì arriva il deficit commerciale e venerdì quello del bilancio statale. A maggior ragione quindi sarà importante osservare se il sentimento positivo viene invece disturbato da altre notizie aziendali: inizia infatti la stagione dei  risultati di bilancio relativi al primo trimestre 2009. Il singolo evento più importante potrebbe risultare la pubblicazione dei verbali della FED relativi alla decisione di marzo, in cui la sorpresa fu l&#8217;annuncio del mega inflazionamento: dai verbali si potrà meglio capire quali sono le ntenzioni circa il perdurare del fenomeno e quali sono le previsioni di crescita e di inflazione su cui fa riferimento la Fed per i prossimi anni, e se peggiori del previsto possono tornare ad intaccare l&#8217;ottimismo degli ultimi giorni. Dall&#8217;europa arrivano indicatori di fiducia relativi però a prima del g20, le vendite al dettaglio e la stima finale del pil nel 4 trim. 2008. Settimana corta perchè venerdì molti mercati sono chiusi in vista della Pasqua.</p>
<p><a href="http://michelespallino.blogspot.com/">http://michelespallino.blogspot.com/</a></p>
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		<title>Più debiti, il disastro è assicurato</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 07:10:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Spallino</dc:creator>
				<category><![CDATA[La nota sui mercati]]></category>
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		<description><![CDATA[MATERIE PRIME: in ordine sparso
Il quadro generale è abbastanza chiaro. Si è deciso di moltiplicare i debiti nel tentativo di uscire dalla recessione  e di produrre grande inflazione futura per svuotare di valore reale tali debiti  che toccheranno livelli senza precedenti storici. E&#8217; una strada fallimentare che assicura solo disastri ancora più grandi nei prossimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MATERIE PRIME: in ordine sparso<br />
</strong>Il quadro generale è abbastanza chiaro. Si è deciso di moltiplicare i debiti nel tentativo di uscire dalla recessione  e di produrre grande inflazione futura per svuotare di valore reale tali debiti  che toccheranno livelli senza precedenti storici. E&#8217; una strada fallimentare che assicura solo disastri ancora più grandi nei prossimi anni. Ma intanto ormai il dado è tratto, &#8220;così è se vi pare&#8221;. In questo contesto le materie prime  saliranno molto di prezzo, soprattutto in dollari. L&#8217;indice generale ha  già iniziato a dare segnali di ripresa , sotto il profilo tecnico, così come  il &#8220;dottor rame&#8221;, il più rappresentativo dell&#8217;attività industriale. Il tentativo è infatti  di far ripartire quell&#8217;eccesso di consumi americano alla base degli squilibri mondiali; tanto, finora è stato pagato con cambiali a bassissimo tasso d&#8217;interesse stupidamente accettate dai produttori asiatici, nell&#8217;illusione avessero valore intrinseco;  dunque, si scommette sul fatto che -anche se si lamenteranno un pò &#8211; gli asiatici continueranno a mangiarsi questa minestra.<br />
Nonostante la prospettiva rialzista, le materie prime in questa fase risentono delle stime sulla domanda a breve , e quest&#8217;ultima è ovviamente sofferente visto l&#8217;aggravarsi della recessione globale; inoltre ancora molti &#8211; ottenebrati dalla propaganda sulla deflazione &#8211; non hanno capito l&#8217;enorme potenziale inflazionistico generato dalle decisioni delle autorità. Vi sono quindi fasi di storno e di andamento sparpagliato come quelle di questa settimana con  preziosi in calo, perchè hanno risentito soprattutto del venire meno dell&#8217;esigenza di rifugio dato il ritorno della propensione al rischio, energetici condizionati prevalentemente dall&#8217;andamente delle scorte (petrolio fermo) e industriali   ancora al rialzo in scia alle borse; si chiude infatti con  -3% per l&#8217;oro (+5% da inizio anno), -4% per  l&#8217;argento(+18%) +1% per il platino(+19%) fermo il petrolio (+17%)  torna indietro il gas naturale -12% per l&#8217;incremento delle scorte ( -33% ), mentre  il  rame continua la recente ascesa con +2%(+30%). L&#8217;indice generale CRB scende del 1,7% (-3%).<br />
Si conclude con : petrolio a 52(maggio) gas naturale a 3,74(maggio) oro a 924(maggio) argento a 13,2(maggio) platino a 1128 (aprile) palladio a 223(giugno) rame a 183(maggio).</p>
<p><strong>CAMBI: la guerra sul dollaro<br />
</strong>L&#8217;indice del dollaro ha finito la settimana con un recupero del 1,5% a  85,1 (+ 4,5% dall&#8217;inizio dell&#8217;anno). Ha ancora perso contro  le valute più legate alle commodities come  i dollari neozelandese ed australiano(+2 %) ma ha guadagnato con l&#8217;euro (+2%) concludendo appena sotto 1,33;  con lo yen (+2%) e con la sterlina (+1%).<br />
Nella scorsa Nota scrivevo: &#8220;Dunque se anche gli acquisti della Fed possono sembrare una protezione nei confronti del prezzo dei bonds americani detenuti dai cinesi (ammesso e non concesso che riescano a sostenerli), certamente vi è però un deprezzamento della valuta e un contemporaneo aumento delle materie prime, per cui i sudati risparmi dei cinesini parcheggiati in titoli americani in realtà perdono valore.&#8221;<br />
Ebbene , questa settimana è iniziata con le seguenti parole pronunciate dal capo della banca centrale cinese:&#8221;l&#8217;obiettivo desiderabile di riformare il sistema monetario internazionale, pertanto, è quello di creare una moneta di riserva internazionale che sia disconnessa dalle singole nazioni e sia capace di rimanere stabile nel lungo termine, così rimuovendo le deficienze intrinseche causate dall&#8217;uso di valute nazionali&#8221;.<br />
Dunque la Cina, il principale accumulatore di &#8220;pagherò&#8221; in dollari durante gli ultimi anni, e che adesso siede su una montagna di carta pari a 2 trilioni,  dopo l&#8217;urlo di Wen di due settimane fa, manda la proposta ufficiale di detronizzare il dollaro, perchè i cinesi iniziano ad avere paura che scambiare merci contro pezzi di carta americani possa rivelarsi qualcosa di simile al famoso &#8220;pacco, paccotto e contropacco&#8221;. Da notare: è la prima volta, e sono i primi a farlo, che i Cinesi giudicano ad alta voce il sistema monetario basato sul dollaro come disfunzionale ed  instabile. Qualcuno può continuare a scommettere che sia solo una tattica per acquisire più potere sullo scacchiere internazionale. Ma qualcun altro può vederci il primo seme di un conflitto destinato a divenire ben più grande. Nel frattempo Bernanke e Geithner  il giorno dopo la sopracitata dichiarazione, e dopo aver visto il tonfo del dollaro seguito ad una prima frase del ministro che sembrava aprire alla possibilità di una riforma, si sono precipitati a negare che il dollaro possa mai perdere il suo status di valuta di riserva internazionale (ed il dollaro ha subito recuperato il terreno perso). Ovvio, senza questo privilegio feudale di battere  moneta mondiale, l&#8217;iperindebitatissima America non avrebbe alcuna speranza di finanziarsi.<br />
Dopo l&#8217;impennata iniziale e il ritorno alla base, l&#8217;eurodollaro è stato sostanzialmente fermo a 1,35 fino a venerdì quando ha perso quota perchè l&#8217;attenzione si è rispostata sui problemi europei. Tecnicamente, a breve termine, l&#8217;incapacità dimostrata di ritornare in area 1,40 riapre la porta a  1,30: precisamente, il supporto più forte si trova a 1,31 livello che potrebbe essere testato subito. Ma in questa partita tra il cieco e l&#8217;orbo, il dollaro sembra decisamente destinato a soccombere a lungo termine, man mano che perderà il suo status di riserva internazionale, perchè è indubitabile che il numero di dollari in circolazione stia aumentando drasticamente a seguito delle recenti decisioni, ed è anche ovvio che un dollaro debole serve agli americani per difendere le loro esportazioni e per aumentare l&#8217;inflazione a sua volta necessaria per alleviare il peso dei debiti. Anche tecnicamente il trend di fondo resta al ribasso, e se si osserva l&#8217;andamento della quotazione dal 1998 si vede che ha  cicli di tre anni di declino seguiti da un anno di rimbalzo; dunque è ben possibile  l&#8217;ultimo rialzo iniziato a marzo-giugno 2008 sia prossimo alla fine e siano in arrivo altri 3 anni di declino (anche altri aspetti tecnici avvalorano questa ipotesi).</p>
<p><strong>OBBLIGAZIONI:  il flop inglese e quello di Freddie</strong><br />
Negli USA  i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 1,3% (-10 cts. rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è    al 1,22%(-0 cts.) e ad un anno al 2,01%(-0 cts.); i bot a 3 mesi   allo 0,14%(-7 cts.). I rendimenti dei bonds  a 2 anni  a 0,85%(+1 cts.); a 5 anni al 1,72%(+12 cts.); il decennale al 2,76% (+11 cts); a 30 anni al 3,67%(-4 cts.). Sale   il differenziale tra 2 e 10 anni  a 191 (+10 cts.).Scendono  i tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (-13 cts.  al 4,85%)  e quindicennali(-3 cts. al 4,58) e quelli a tasso variabile ad un anno (-6 cts. al 4,85%). In calo i differenziali sui bonds aziendali, in parallelo con il rimbalzo della borsa, ed i rendimenti degli obbligazionari dei paesi emergenti, con i bonds brasiliani  al 6,51%  sul decennale (i messicani  al 6,19%), sale invece  quello del decennale giapponese (1,32).<br />
In Europa  i  tassi euribor  scendono ancora:  ad un mese  al 1,16% (-3 cts.) a tre mesi al 1,55%(-4 cts.) ad un anno  al 1,87%(-3 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi  fermi sul 2 anni al 1,31%(-1 cts.) e  in rialzo sul decennale al 3,09% (+11 cts.) per cui aumento del  differenziale tra 2 e 10 anni (+178 cts.) in linea con quello americano,perchè fermo  il differenziale con i bonds USA  a +33 cts. per il bund sul decennale e sulla scadenza a due anni (+46 cts.)  sempre a favore del bund.<br />
L&#8217;evento della settimana è stata l&#8217;incapacità, per la prima volta in oltre 7 anni, del Tesoro inglese di trovare compratori sufficienti per i debiti messi in vendita pari a 1,7 miliardi di euro. Il governo ha dato la colpa agli acquisti della banca centrale che avrebbero depresso troppo i rendimenti da non risultare più appetibili; la banca  centrale invece ha dato la colpa al governo di Brown avvisandolo di essere più &#8220;cauto&#8221; nella spesa pubblica, il cui eccesso avrebbe spaventato gli acquirenti di gilts. Mio commento: veramente uno spettacolo penoso; ricordo che per alcuni osservatori il vertice della Cupola risiede proprio a Londra , dove governo e banca centrale hanno marciato sempre all&#8217;unisono ed hanno dettato la linea a tutto il mondo,  USA inclusi. Vederli adesso litigare fra loro, rinfacciandosi le responsabilità, alla prima difficoltà , oltretutto ben prevedibile&#8230;..Nel frattempo le preoccupazioni cinesi sull&#8217;escalation dell&#8217;indebitamento americano si sono trasmesse alle quotazioni dei bonds USA, i cui rendimenti restano del 30-40% più alti rispetto ai minimi di fine dicembre, nonostante gli acquisti della FED  già  eseguiti per un terzo dei 300 miliardi annunciati; pertanto pare difficile che possano  scendere in modo significativo, a meno di un terremoto borsistico e/o geopolitico. Il motivo della resistenza dei rendimenti è che si inizia ad avvertire  l&#8217;effetto dei mancati acquisti dei cinesi, che certamente non vendono il pregresso, ma altrettanto certamente adesso non hanno più surplus commerciali da riciclare. Resto un convinto venditore di bonds, pur tentando di cavalcarne le onde.<br />
Negli USA  dopo che il governo ha nazionalizzato Freddie Mac, la confusione sul suo ruolo ha creato tensioni con la società, ivi inclusa una disputa su quanto il gigante ipotecario può rivelare agli investitori privati circa i suoi problemi finanziari. Il problema nasce dal fatto che nell&#8217;attuale capitalcomunismo, i governi non nazionalizzano del tutto le istituzioni che salvano, bensì vogliono la presenza dei privati per poter dire che restano alfieri del &#8220;libero mercato&#8221; (e anche perchè così i profitti futuri eventuali andranno a chi comanda) ; il che implica che Freddie ad esempio deve rispondere alle domande degli investitori e mostrare i suoi conti in pubblico secondo le regole di borsa; ma quando i dirigenti di Freddie Mac lo hanno fatto qualche settimana fa è venuto fuori che la gestione governativa sta massacrando la redditività, e sta costando decine di miliardi, il che non ha fatto piacere agli uomini di Obama i quali adesso vogliono cambiare questa fastidiosa regoletta informativa.</p>
<p><strong>BORSE:   ancora rialzo<br />
</strong>Le borse sono salite lunedì anticipando un accoglienza positiva al piano di salvataggio delle banche USA concernente i titoli tossici e i prestiti andati a male. Ed in effetti, la simbolica presenza dei privati unita al caricamento del conto da pagare sui contribuenti, pilastri del piano, hanno assicurato che l&#8217;accoglienza restasse positiva, anche se per il resto della settimana gli indici azionari hanno solo consolidato il guadagno iniziale, aiutati  da dati economici generalmente meno peggiori delle attese.<br />
Contrariamente quindi a quanto ipotizzavo nella scorsa Nota, la correzione è subito abortita, per cui si può considerare il rialzo di questa settimana come ancora facente parte della prima  onda rialzista iniziata il 9 marzo, adesso giunta ad avere la dimensione di 166 punti(+25%) e 3 settimane di durata. In termini percentuali questo rally da 667 a 833 è il secondo più forte da quando è iniziato il mercato Orso ad ottobre 2007; in prima posizione per ora resta il rialzo realizzato tra Nov. 08 e Gen. 09 (+27% in 6 settimane), ma l&#8217;attuale  è comunque più impulsivo anche se dalla chiusura di lunedì a 823 si è ammosciato e le correzioni temporanee sono divenute più ampie e frequenti. Per cui delle due l&#8217;una: o sta consolidando in vista di un ulteriore ultimo allungo, oppure è imminente una vera e propria seconda onda ribassista (mia ipotesi preferita). Non va dimenticato che in un mercato Orso sono normali la volatilità e i capovolgimenti improvvisi; il supporto principale è a 789 seguito da 768, mentre la resistenza è a 848 e poi a 870.<br />
Si conclude con Dow a 7776 +6,9% ( -11% da inizio 2009) SP500 a 816 +6%(-10%) Nasdaq100 a 1251 +5,6%(+3%)Russell +7%(-14%) Trasporti +10%( -21%) utilities +1,3% (-12%) semiconduttori +9,6% ( +13%) Broker +11,5%( +3,7%) Banche +12%( -34%).Il rapporto tra put e call fermo a 0,9 e  l’indice della volatilità VIX scende  a 41.<br />
Il Nikkey giapponese  a 8627 +8,5%(-2,5% da inizio 2009),  il Dax a 4203 +3%(-12%)  il cac francese a 2840, il footsie inglese a 3899 spmib a 16343 e mibtel a 11368 +15% (-17%). Tra gli emergenti: Brasile +4,3%(+11%) Russia +3,7% (+14%) India +12,4%(+4%) Cina +4%(+30%).</p>
<p><strong>PREVISIONI:  G20 e BCE<br />
</strong>Settimana intensa con fine marzo e inizio aprile, caratterizzata da un inusuale meeting infrasettimanale, giovedì, del G-20  caricato di molte speranze. Nella stessa giornata vi sarà la decisione della BCE e venerdì i sempre molto attesi dati sul mercato del lavoro americano. Ma anche la prima parte della settimana presenta dati macro importanti come gli indici manifatturiero e dei servizi su entrambe le sponde dell&#8217;atlantico, mentre parleranno  Bernanke e il suo vice.<br />
C&#8217;è dunque molto nel menù ed è difficile predire quale  sarà il driver primario per i mercati. Sul dollaro contineranno ad addensarsi gli interrogativi di base: sarà valutato in base all&#8217;andamento della recessione? o sarà il suo discusso ruolo di riserva valutaria internazionale ad avere sempre più peso? oppure  tornerà sotto ai riflettori come contropartita alla propensione per il rischio? sono tutti elementi che continueranno ad incrociarsi e quale assumerà nel breve il maggior peso dipenderà da tante circostanze. Veniamo da un lungo periodo in cui l&#8217;andamento del dollaro è stato determinato soprattutto dall&#8217;andamento della borsa e quindi della propensione al rischio, acuitosi quando è venuto meno il funzionamento dei mercati  tra riduzioni forzate delle leve e della liquidità operativa. Adesso tutto questo pare rientrato in modo sostanziale, e si profila il nuovo tema della perdita dello status di moneta di riserva che sarebbe un disastro per il biglietto verde. Dopo la perentoria richiesta cinese si guarda al G20 per vedere se arrivano segnali in questa direzione; probabilmente non ne arriveranno perchè il vertice è troppo breve e la resistenza americana sarà fortissima. Nessuno inoltre vuole che in questa fase si aggiunga una crisi del dollaro. Per cui lo scenario più probabile è che la settimana si chiuda con un dollaro forte, tra scampato pericolo post g20 e dati occupazionali in grado di favorire l&#8217;attesa correzione  delle borse, anche perchè è improbabile che dal g20 vengano fuori nuovi fatti concreti a parte i soliti proclami di stimoli e sostegni; anzi potrebbero farsi più evidenti alcuni contrasti già affiorati tra la linea anglosassone e quella tedesca. Infine sul fronte dell&#8217;euro sarà determinante quanto dichiarerà Trichet: se, oltre ad abbassare i tassi ancora di mezzo punto portandoli all&#8217;1%, dovesse far capire che pure la BCE metterà mano alle presse di stampa, allora l&#8217;euro potrebbe tornare verso i recenti minimi.</p>
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		<title>Stiamo male (checché ne dica Mediaset)</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 01:51:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Spallino</dc:creator>
				<category><![CDATA[La nota sui mercati]]></category>
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		<description><![CDATA[La Nota  sui mercati (22.3). MATERIE PRIME: partono al rialzo
&#8220;Sta di fatto che se, come discuterò più avanti,  la borsa ha realmente iniziato un ciclo rialzista destinato a durare almeno un paio di mesi, esattamente come avvenne un anno fa, è molto probabile che anche le materie prime chi più chi meno dovrebbero  andarle dietro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>La Nota  sui mercati (22.3).</em> <strong>MATERIE PRIME: partono al rialzo<br />
</strong>&#8220;Sta di fatto che se, come discuterò più avanti,  la borsa ha realmente iniziato un ciclo rialzista destinato a durare almeno un paio di mesi, esattamente come avvenne un anno fa, è molto probabile che anche le materie prime chi più chi meno dovrebbero  andarle dietro, a maggior ragione se il dollaro al contempo sviluppa invece un movimento discendente&#8221;. Così scrivevo sette giorni fa e così è stato, con un movimento di straordinaria potenza dovuto all&#8217;annuncio di grande inflazionamento del dollaro fatto dalla Federal Reserve mercoledì, che per la prima volta da quando esiste(1913)  ha promesso di stampare nuovi dollari in una misura &#8211; per ora- superiore al trilione (mille miliardi). La risposta è stata immediata e da manuale su tutti i mercati; tra le materie prime,  l&#8217;oro (che aveva inziato la settimana perdendo e andando a testare il supportone in area 880) ha fatto un balzo di oltre il 5% in poche ore, ed il petrolio ha superato quota 50 dollari al barile per la prima volta da due mesi.<br />
La settimana si chiude pertanto con  +2,5% per l&#8217;oro (+8% da inizio anno), +4% per  l&#8217;argento(+22%) +5% per il platino(+18%);schizza soprattutto l&#8217;ipervenduto settore energetico con  il petrolio + 10%(+17%)  e con il gas naturale +8% aiutato anche dalla riduzione delle scorte che giovedì ne hanno provocato un impennata del 25% (e che resta  -26% da inizio anno) mentre  il  rame continua la recente ascesa con +8% (+28%) . L&#8217;indice generale CRB sale del 7% ritornando quasi ai livelli di inizio anno(-1%).<br />
Interessante il gas naturale. Come il petrolio, il gas naturale è stato travolto dalle vendite crollando da quasi 14 dello scorso luglio al minimo della scorsa settimana di 3,67 un crollo del 73% in 9 mesi.Movimenti di questo genere sono non proprio normali, ma sono successi nel passato anche se in misura inferiore, perchè il gas naturale è difficile da conservare e trasportare; poichè la gran parte del gas usato negli USA è prodotto all&#8217;interno e non può essere facilmente importato, produttori e consumatori sono soggetti a questo tipo di volatilità nei prezzi a seconda dell&#8217;andamento della domanda.Vi è però una ciclicità perchè la caduta dei prezzi provoca tagli nell&#8217;esplorazione e nella produzione, per cui alla fine si genera una carenza di gas e i prezzi tornano a salire. Viceversa quando i prezzi salgono, la produzione aumenta fino a provocare un calo dei prezzi.A seguito del recente crollo, la produzione americana  e le spese di ricerca di nuove fonti si sono dimezzate. Dunque adesso dal lato dell&#8217;offerta vi sono tutte le condizioni per un recupero dei prezzi,anche se solo la domanda si stabilizza (invece che scendere come ha fatto finora a causa della recessione dilagante). Inoltre nel programma di Obama c&#8217;è l&#8217;introduzione della carbon tax che rende il gas naturale (energia pulita) avvantaggiato e da questo lato quindi è prevedibile un futuro aumento di domanda a prescindere dalla recessione. Intuile dire che se il mercato percepisce qualcosa di simile, il rialzo può essere notevole, a causa delle ricoperture dei ribassisti.<br />
Si conclude con : petrolio a 52(maggio) gas naturale a 4,23(aprile) oro a 955(aprile) argento a 13,8(maggio) platino a 1114 (aprile) palladio a 209(marzo) rame a 180(maggio).</p>
<p><strong>CAMBI: il dollaro sbriciolato e il caso Italia<br />
</strong>L&#8217;indice del dollaro ha finito la settimana con una perdita del 4,1% a  83,8 (+ 3% dall&#8217;inizio dell&#8217;anno). Ha perso contro tutti, soprattutto con le valute più legate alle commodities come la corona norvegese(+7%) e i dollari neozelandese ed australiano(+6 %) ma ha anche perso molto con l&#8217;euro che ha recuperato il 5% concludendo sopra 1,35; le perdite minori sono state con lo yen (+2%) e con la sterlina (+3%) vale a dire con le altre due che hanno annunciato la stampa di moneta (e quindi la diluzione del potere d&#8217;acquisto della propria valuta), e che restano quindi perdenti nei confronti delle altre valute che finora non l&#8217;hanno fatto. Adesso manca solo la BCE all&#8217;appuntamento, e se &#8211; come sembra di capire dalle dichiarazioni- è probabile che qualcosa faccia anche lei, è certo che in quel momento l&#8217;euro sarà venduto, e toccherà solo vedere come si andrà a classificare tra le perdenti. Viceversa se la Bce tenesse duro,  a parte un altro mezzo punto di taglio dei tassi,  astenendosi dalla sciagurata manovra di stampare nuova moneta per comprare titoli pubblici (le cose sono complicate dal fatto che vi sono più paesi) o titoli privati, allora l&#8217;euro potrebbe proseguire nel suo rialzo ben oltre 1,40 (sempre che i paesi dell&#8217;est resistano anch&#8217;essi), livello ormai a portata di mano dopo la puntata a 1,38 di questa settimana.<br />
Sull&#8217;euro incombe però l&#8217;incognita dei debiti dei paesi più deboli, e qui spicca il caso Italia. Non a caso la propaganda Mediaset(cioè del governo) si sforza di dire tutti i giorni che &#8220;noi siamo messi meglio degli altri&#8221; che &#8220;dalla crisi ne usciremo meglio degli altri&#8221; e altre balle del genere. A prescindere dalle voci che circolano sui primi di giugno quando l&#8217;Italia potrebbe trovarsi in crisi di liquidità a fronte della mega scadenza di titoli pubblici che si potrà onorare solo se si trova chi li rinnova, la situazione italiana è resa drammatica (e lo testimonia il tasso richiesto dal mercato  sui nostri titoli decennali , non solo superiore del 50% a quello tedesco, ma anche superiore a quello della Spagna e solo di poco inferiore alla Polonia) proprio dall&#8217;esplodere dei debiti pubblici altrui. L&#8217;Italia con il suo debito pubblico, non solo enorme in rapporto al PIL ma anche in assoluto(il terzo al mondo),e collocato per oltre la metà all&#8217;estero,  finora aveva beneficiato della mancanza di concorrenza di altri debiti pubblici e della rete di protezione data dall&#8217;euro ( infatti nel 1992 quando c&#8217;era la lira  si rischiò il default, pur con un debito inferiore). Adesso con l&#8217;esplosione dei debiti pubblici nel mondo, la concorrenza aumenta e la monetizzazione della BCE potrebbe rappresentare una momentanea ancora di salvezza, ma ciò indebolirà l&#8217;euro, e in prospettiva il rischio di tassi più alti aumenta, con i ben noti problemi di avvitamento della spirale debitoria per un paese come il nostro che già paga ogni anno 70 miliardi solo di interessi(di cui la metà all&#8217;estero).</p>
<p><strong>OBBLIGAZIONI:   la montagna e il topolino<br />
</strong> Negli USA  i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 1,4% (-20 cts. rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è    al 1,22%(-10 cts.) e ad un anno al 2,01%(-22 cts.); i bot a 3 mesi   allo 0,21%(-0 cts.). I rendimenti dei bonds  a 2 anni  a 0,84%(-7 cts.); a 5 anni al 1,6%(-22 cts.); il decennale al 2,65% (-23 cts); a 30 anni al 3,71%(+4 cts.). Scende   il differenziale tra 2 e 10 anni  a 181 (-16 cts.).Scendono  i tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (-5 cts.  al 4,98%)  e quindicennali(-3 cts. al 4,61) ma salgono quelli a tasso variabile ad un anno (+11 cts. al 4,91%). In calo i differenziali sui bonds aziendali, in parallelo con il rimbalzo della borsa, ed i rendimenti degli obbligazionari dei paesi emergenti, con i bonds brasiliani  al 6,56%  sul decennale (i messicani  al 6,2%), e quello del decennale giapponese (1,26).<br />
  In Europa  i  tassi euribor  scendono ancora:  ad un mese  al 1,19% (-7 cts.) a tre mesi al 1,59%(-6 cts.) ad un anno  al 1,9%(-6 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi  fermi sul 2 anni al 1,32%(-1 cts.) e  in calo sul decennale al 2,97% (-9 cts.) per cui lieve flessione del  differenziale tra 2 e 10 anni (+165 cts.) meno di  quella americana, perchè il differenziale con i bonds USA sale  a +32 cts. per il bund sul decennale in misura maggiore di quanto non faccia sulla scadenza a due anni (+48 cts.)  sempre a favore del bund: è l&#8217;effetto della monetizzazione annunciata dalla Fed che trascina un pò solo i bund lunghi, frenati dalla positività dell&#8217;azionario.<br />
La montagna ha dunque partorito il topolino in termini di tassi d&#8217;interesse. A parte infatti la sparata inizale dei bonds che sul decennale sono arrivati fino al 2,45% subito dopo l&#8217;annuncio della FED, alla fine dei conti la settimana si chiude con cali modesti tra i 10 e i 20 cts. per la maggior parte dei tassi, con quelli sui mutui che sono l&#8217;obiettivo prioritario in questa fase, restati quasi fermi; da notare inoltre che il trentennale ha invece perso qualcosa, segno che un minimo di razionalità esiste, perchè è chiaro che l&#8217;inflazione aumenterà e andarsi a prendere oggi un tasso fisso bloccato al 3,7% per i prossimi 30 anni è un atto irrazionale, comunque lo si voglia vedere. Per ottenere questo topolino  la Fed ha annunciato un inondazione monetaria di ulteriori 1,25 trilioni di dollari  che raddoppia di colpo quanto fin qui fatto portando a 3 trilioni il totale . Di questi 1,25 trilioni, 300 miliardi andranno a comprare titoli di Stato (a 2 e a 10 anni nei prossimi 6 mesi); 750 miliardi andranno a comprare carta ipotecaria  e 200 miliardi altri debiti emessi da Fannie Mae e Freddie Mac. A questo ritmo la FED avrà stampato moneta a fronte del 60-70% di tutti i  mutui emessi quest&#8217;anno. Quindi, monetizzazione del debito pubblico e di quello ipotecario privato. Che ne diranno i loro principali creditori , i cinesi, che la scorsa settimana avevano lanciato un &#8220;avviso&#8221;? questa settimana si è saputo che le riserve valutarie cinesi sono scese di 30 miliardi a gennaio, ed è la prima volta che succede. Questo significa non solo che la Cina non può comprare nuovo debito americano, ma anche che deve iniziare a vendere qualcosa dell&#8217;esistente; e la FED la sostituisce, così trasformando geneticamente il sistema: non più uso di risparmi esistenti(quelli dei cinesi), bensì inflazionamento &#8220;tout court&#8221;. Dunque se anche gli acquisti della Fed possono sembrare una protezione nei confronti del prezzo dei bonds americani detenuti dai cinesi (ammesso e non concesso che riescano a sostenerli), certamente vi è però un deprezzamento della valuta e un contemporaneo aumento delle materie prime, per cui i sudati risparmi dei cinesini parcheggiati in titoli americani in realtà perdono valore.</p>
<p><strong>BORSE:  storno iniziato<br />
</strong>La seconda onda correttiva sullo sp500 che si attendeva questa settimana è arrivata  giovedì pomeriggio, da un livello un pò più alto rispetto al previsto. Dunque tutto pare procedere senza sorprese. Riepilogando: dopo il minimo a 667 del 6 marzo, lunedì 9 la chiusura avveniva  a 677 ed il giorno successivo in scia al discorso tenuto da Bernanke e all&#8217;annuncio di risultati positivi per le banche salvate, iniziava un rally del 6% che sarebbe poi andato avanti nei giorni successivi, fino a ricevere l&#8217;ultima spinta questo mercoledì 18 con l&#8217;annuncio della monetizzazione della  FED , arrivando fino a 803, +20% dal minimo del 6 marzo. Questa prima gamba del rimbalzo è dunque finita  dopo 8 giorni lavorativi, e da giovedì 19 è inziata la correzione, che si è già spinta fino al secondo livello di supporto a 768, chudendo appena sopra. La discesa da 803 a 768 (35 punti) costituisce già il 25% di ritracciamento dei 136 del rialzo da 667 a 803: in teoria dunque potrebbe anche essere già finita. E&#8217; più probabile però che si arrivi almeno al 38% (750) se non al 50% (735), e che la durata sia di almeno 3-4 giorni; quindi lo sp500 dovrebbe scendere ancora per i prossimi due-tre giorni, se non per  tutta la settimana considerando che l&#8217;estensione del ritracciamento può anche arrivare al 62-75% cioè fino 720-700, prima di riprendere a salire nella terza onda , la più corposa del ciclo attesa arrivare verso 900.  A parte i dati ed eventuali notizie impreviste, i due catalizzatori più logici per questi movimenti sono il piano Geithenr che verrà reso noto lunedì (e che potrebbe quindi deludere facendo scendere il mercato azionario), e poi il tanto strombazzato meeting del g20 del 2 aprile, in vista del quale la borsa speranzosa potrebbe tornare  a salire.<br />
Si conclude con Dow a 7278 +0,9% ( -17% da inizio 2009) SP500 a 768 +1,7%(-15%) Nasdaq100 a 1187 +1,6%(-2%)Russell +1,8%(-20%) Trasporti +4%( -29%) utilities +8,3% (-13%) semiconduttori -0,6% ( +3%) Broker +0,5%( -7%) Banche +1,7%( -41%).Il rapporto tra put e call sale a 0,9 e  l’indice della volatilità VIX sale  a 46.<br />
 Il Nikkey giapponese  a 7946 +5,5%(-10% da inizio 2009),  il Dax a 4069 +3%(-15%)  il cac francese a 2791, il footsie inglese a 3843 spmib a 14948 e mibtel a 11368 +6% (-13%). Tra gli emergenti: Brasile +3%(+7%) Russia +7% (+10%) India +2,4%(-7%) Cina +7%(+25%).</p>
<p><strong>PREVISIONI:  l&#8217;ennesimo piano sui titoli tossici<br />
</strong>La settimana inizierà con l&#8217;annuncio del Tesoro americano di un nuovo piano da 1 trilione di dollari per eliminare i titoli tossici dai bilanci delle banche. Lunedì usciranno inoltre le vendite di case esistenti negli USA e la bilancia commerciale europea. Martedì ci sarà una sfilza di interventi davanti al parlamento americano, da Bernanke al ministro del tesoro Geithner. Mercoledì arrivano le vendite di nuove case e l&#8217;andamento degli ordini di beni durevoli americani, mentre in Europa uscirà l&#8217;IFO (indice di fiducia delle imprese tedesche). Giovedì i dati monetari europei, e dall&#8217;altra sponda dell&#8217;atlantico : disoccupati settimanali, la stima finale del PIl nel quarto trimestre, ed un altra sfilza di interventi di fed boys. Infine venerdì gli indici dei prezzi al consumo tedeschi, gli ordini industriali europei, redditi e consumi americani a febbraio.<br />
Inutile dire che l&#8217;evento principale almeno nella prima parte della settimana sarà l&#8217;accoglienza del piano. La scorsa volta vi fu un crollo della borsa causato dalla mancana di dettagli e dalla nebuosità del medesimo. Geithner è stato molto criticato, e già si è parlato di sue dimissioni (con Obama che ha dovuto dire che lui le respingerà). Si sa già che si vuole creare una nuova entità gestita dall&#8217;ente federale che garantisce i depositi bancari (FDIC) il quale dovrebbe con soldi stampati per la bisogna prendersi in carico i famosi titoli tossici, lasciando così spazio nei bilanci delle banche per nuovi prestiti all&#8217;economia.Insomma l&#8217;ennesimo salvataggio-regalo alle banche.  L&#8217;altra volta si parlava però di partecipazione dei privati per una gran parte, e questo ovviamente fece partire i fischi del mercato perchè è chiaro che in questa fase non ci possono essere capitali privati disponibili a una simile regalìa. Questa volta i privati dovrebbero sparire dal piano che ricadrebbe quindi interamente sulle spalle dei contribuenti (è così anche se viene monetizzato dalla Fed). L&#8217;accoglienza sarà determinante per l&#8217;andamento dello sp500 nei prossimi giorni. Se sarà negativa, si avrà il completamento della fase ribassista già inizata, come sopra illustrato(e potrà essere più o meno profonda); se viceversa dovesse essere positiva,la correzione potrebbe essere già finita.<br />
 <a href="http://michelespallino.blogspot.com/">http://michelespallino.blogspot.com/</a></p>
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		<title>Finalmente il rimbalzo delle borse</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 05:57:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Spallino</dc:creator>
				<category><![CDATA[La nota sui mercati]]></category>
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		<category><![CDATA[matere]]></category>
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		<description><![CDATA[Ampiamente prevedibile e previsto è arrivato il rimbalzo delle borse, più o meno alla stessa epoca dell'anno scorso, anche se le scuse con cui è stato giustificato sono risibili, a cominciare dalle dichiarazioni "ottimistiche" degli uomini meno credibili che ci siano in circolazione, vale a dire i capi di Citigroup, JPMorgan e Bank of America]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MATERIE PRIME: congestione<br />
</strong>La settimana si chiude con  -1% per l&#8217;oro (+5% da inizio anno), -1% per  l&#8217;argento(+17%) -1,5% per il platino(+12,5%); mentre restano fermi il petrolio (+3%) il gas naturale( -30%) e il  rame perde il 2% (+18%) . L&#8217;indice generale CRB sale di mezzo punto(-8%). Il Baltic Dry Index sale ai massimi dal 9 ottobre. Nonostante la &#8220;resurrezione delle borse&#8221;, la flessione del dollaro e il mantenimeno di rendimenti bassi, le materie prime sono rimaste bloccate. Occorre però tenere presente che avevano anticipato questa fase, recuperando dai minimi ben prima delle borse; inoltre queste ultime sono state trainate soprattutto dalle ricoperture sui finanziari. Tecnicamente il petrolio si trova a ridosso di una importante resistenza psicologica, quota 50 dollari, ed anche il rame è in prossimità di area 180; mentre l&#8217;oro dopo aver ritoccato livelli inferiori a 900 , non è chiaro se si trovi in un ciclo discendente di cui il recente rimbalzo sia una correzione, oppure se ha già di nuovo intrapreso un nuovo ciclo rialzista. Sta di fatto che se, come discuterò più avanti,  la borsa ha realmente iniziato un ciclo rialzista destinato a durare almeno un paio di mesi, esattamente come avvenne un anno fa, è molto probabile che anche le materie prime chi più chi meno dovrebbero  andarle dietro, a maggior ragione se il dollaro al contempo sviluppa invece un movimento discendente.<br />
Si conclude con : petrolio a 46,5(aprile) gas naturale a 3,93(aprile) oro a 930(aprile) argento a 13,2(marzo) platino a 1063 (aprile) palladio a 200(marzo) rame a 166(marzo).</p>
<p><strong>CAMBI: interventi sul franco svizzero<br />
</strong>L&#8217;indice del dollaro ha finito la settimana con una perdita dell&#8217; 1,2% a  87,4 (+ 7,5% dall&#8217;inizio dell&#8217;anno). Ha perso soprattutto con le valute più legate alle commodities e all&#8217;andamento delle borse, ivi incluso l&#8217;euro che ha recuperato il 2% concludendo poco sotto 1,30; peggio del dollaro hanno fatto solo la sterlina ed il franco svizzero dopo la presa di posizione della sua banca centrale che ne vuole la svalutazione (ha subito perso il 4,5% con l&#8217;euro in poche ore). L&#8217;ultima volta che una nazione del G-10 è ufficialmente intervenuta sulla sua valuta è stata nel 2003 quando il Giappone provò a contrastare l&#8217;apprezzamento dello yen, fallendo miseramente perchè un anno dopo lo yen era salito di un altro 6%. E infatti l&#8217;altra moneta ovviamente perdente in questo contesto è stata lo yen; dal Giappone si è saputo che il debito pubblico supera quota 10 trilioni di dollari, 150% del PIL, e soprattutto che per la prima volta dopo 13 anni si è realizzato un deficit nei conti con l&#8217;estero. Giapponesi e svizzeri si trovano nella stessa situazione, con gli esportatori molto danneggiati dalla forza delle rispettive valute , considerate nel recente passato il bene rifugio per eccellenza. Per il Giappone il danno è stato soprattutto con Cina ed USA che sono i suoi primi due clienti, perchè lo yen  negli ultimi 6 mesi si era rivalutato del 10%. Analogo l&#8217;andamento del franco svizzero nei riguardi in particolare dell&#8217;euro, e quindi  adesso si  svaluta in modo da perdere quanto guadagnato durante la grande caduta delle borse. Il punto è che esiste un accordo per cui questi interventi non si dovrebbero fare, ed invece gli svizzeri hanno  aperto il vaso di Pandora. Adesso gli USA dovrebbero indicarli come manipolatori valutari, ed effettuare ritorsioni commerciali; se non lo fanno, come possono farlo con altri a cominciare dai cinesi, dai giapponesi, dai coreani,  i quali tutti possono ormai dire che se lo fanno gli svizzeri possono farlo anche loro. E&#8217; il protezionismo finanziario che avanza e peggiora la situazione.<br />
Tornando al dollaro, l&#8217;indice ha concluso sotto una linea di supporto che lo aveva sostenuto nel trend al rialzo fin da metà dicembre, e ciò apre le porte tecnicamente ad una fase di ribasso corposa, in parallelo ad un analogo rialzo delle borse, perchè  l&#8217;andamento del dollaro risulta correlato inversamente agli indici borsistici con un coefficiente del 93 %. Le valute che dovrebbero beneficiare in base a questa correlazione sono soprattutto l&#8217;australiano e il neozelandese che mantengono ancora i tassi più alti , superiori al 3%. Anche l&#8217;euro, tranne sorprese provenienti dal fronte dell&#8217;est, dovrebbe beneficiarne (tornando in area 1,35), avendo anche lui finora mantenuto un alta correlazione  con l&#8217;indice S&amp;P 500. Se vien meno la, peraltro erronea, motivazione del bene rifugio, il dollaro resta esposto a tutti i suoi probemi e ai suoi tassi azzerati. Ciò nonostante, ogni dato macro negativo in Europa, ed i rischi strutturali cui è sottoposto, rendono l&#8217; euro la  valuta meno indicata per &#8220;giocarsi&#8221; questa fase di debolezza del dollaro, del franco svizzero e dello yen, mentre le valute commodities restano la scelta con le maggiori probabilità (anche se sottoposte a una volatilità ben superiore).<br />
<strong>OBBLIGAZIONI:   l&#8217;urlo di Wen<br />
</strong> Negli USA  i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 1,6% (+0 cts. rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è    al 1,32%(+3 cts.) e ad un anno al 2,23%(+8 cts.); i bot a 3 mesi   allo 0,21%(+3 cts.). I rendimenti dei bonds  a 2 anni  a 0,91%(+1 cts.); a 5 anni al 1,82%(-0 cts.); il decennale al 2,88% (+1 cts); a 30 anni al 3,67%(+11 cts.). Fermo   il differenziale tra 2 e 10 anni  a 197 (-0 cts.).Scendono  i tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (-12 cts.  al 5,03%)  e quindicennali(-8 cts. al 4,64) e quelli a tasso variabile ad un anno (-6 cts. al 4,8%). In calo i differenziali sui bonds aziendali, in parallelo con il rimbalzo della borsa, ed i rendimenti degli obbligazionari dei paesi emergenti, con i bonds brasiliani  al 6,93%  sul decennale (i messicani  al 6,5%), mentre sale  il rendimento del decennale giapponese (1,31).<br />
In Europa  i  tassi euribor  scendono ancora:  ad un mese  al 1,26% (-14 cts.) a tre mesi al 1,65%(-10 cts.) ad un anno  al 1,96%(-4 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi  salgono sul 2 anni al 1,33%(+16 cts.) e  sul decennale al 3,06% (+13 cts.) per cui lieve flessione del  differenziale tra 2 e 10 anni (+173 cts.) contrariamente a  quello americano, perchè il differenziale con i bonds USA risale  a +18 cts. per il bund sul decennale, e ancor più sulla scadenza a due anni (+42 cts.)  sempre a favore del bund: è l&#8217;effetto delle aste andate bene per i bonds americani (e degli acquisti della Fed) mentre i bund hanno rispettato la correlazione inversa con la borsa, non essendo ancora monetizzati dalla Bce.<br />
La settimana si è conclusa con una giornata interessante: venerdì ci siamo infatti svegliati con le dichiarazioni del primo ministro cinese che lanciava un messaggio di preoccupazione sulla sorte dell&#8217;enorme credito che la sua nazione ha accumulato nel tempo verso gli USA, avvisando questi ultimi a stare &#8220;attenti&#8221; a quello che fanno(letteralmente:&#8221;onorate le vostre promesse&#8221;). Ricordo che l&#8217;estero possiede la metà di tutto il debito pubblico americano, e di soli titoli del tesoro ne ha sul groppone per oltre 3 trilioni, di cui 700 miliardi sono in carico ai cinesi che hanno sorpassato i giapponesi a quota 600 miliardi. Ora, nei soli primi 5 mesi dell&#8217;anno fiscale 2009, iniziato il primo ottobre, il deficit federale è già salito al record  di 765 miliardi, da confrontare con i 265 negli stessi 5 mesi del 2008 che si era concluso con un deficit annuo di 460 miliardi: per il 2009 come minimo si finirà oltre il trilione e mezzo(1500 miliardi).<br />
Da qui &#8220;l&#8217;urlo di Wen&#8221; che  ha avuto due reazioni opposte. Da un lato i mercati l&#8217;hanno completamente ignorato (facendo addirittura salire le quotazioni dei titoli di Stato, e ciò nonostante il coevo rialzo della borsa); dall&#8217;altro l&#8217;amministrazione USA ha ritenuto opportuno rispondere subito, tranquillizzando il suo principale finanziatore. Obama, com una piroetta a 360 gradi, ha iniziato a dire il contrario di quanto finora sostenuto: la crisi è meno grave di quello che si pensa, gli USA ne usciranno presto e bene. Sia lui che Summers (suo consulente, ex clintoniano) hanno esplicitamente chiesto di venire ad investire negli Stati Uniti, definendolo &#8220;conveniente&#8221;. Peccato che siano solo &#8220;parole,parole&#8221; assolutamente non credibili per chiunque sappia far di conto.<br />
Se non fosse che siamo di fronte a una tragedia, carica di lacrime e sangue, ci sarebbe da ridere. I mercati, in particolare, sono veramente comici. Loro se ne infischiano della non credibilità delle assicurazioni obamiane, perchè adesso va di moda la teoria che i cinesi non possono che continuare a finanziare gli USA, perchè è nel loro &#8220;interesse&#8221; di esportatori che i consumatori a stelle e strisce continuino a spendere. Come spesso successo nel passato, i mercati vanno appresso a mode ideologiche tanto fallaci quanto precarie, per la gran parte del tempo; salvo poi ravvedersi di colpo e fare bruscamente marcia indietro nelle loro convinzioni, in genere quando ormai è troppo tardi. Si può proprio dire che non ne azzeccano una, come mostra l&#8217;evidenza empirica.  In questo caso, solo un atto di fede può far ritenere che i cinesi continueranno per sempre a fare prestiti agli USA. In realtà è molto difficile che il disegno strategico -in un mondo sempre più &#8220;stretto&#8221;- da parte della dittatura comunista cinese, sia semplicemente quello di trasformare il miliardo e passa di loro connazionali in americanini con gli occhi a mandorla, iperconsumisti e iperdindebitati. Sarebbe veramente una stupidità colossale, anche i cinesi  non possono non capire che sarebbe controproducente, oltre che impossibile per mancanza di risorse globali.</p>
<p><strong>BORSE:  Finalmente il rimbalzo<br />
</strong>Ampiamente prevedibile e previsto è arrivato il rimbalzo delle borse, più o meno alla stessa epoca dell&#8217;anno scorso, anche se le scuse con cui è stato giustificato sono risibili, a cominciare dalle dichiarazioni &#8220;ottimistiche&#8221; degli uomini meno credibili che ci siano in circolazione, vale a dire i capi di Citigroup, JPMorgan e Bank of America. Adesso la domanda è: siamo effettivamente in presenza di una sequenza di onde al rialzo che possa durare almeno un paio di mesi come l&#8217;anno scorso, oppure è l&#8217;ennesima falsa partenza?<br />
Quest&#8217;ultima sequenza ribassista è cominciata ai primi di  gennaio da quota 944 per lo sp500, e si è sviluppata in 5 onde come da manuale, e come sempre durante tutto il mercato Orso inizato a ottobre 2007. La caratteristica comune a tutte le sequenze ribassiste è stata una relativamente forte seconda onda (correttiva al rialzo), ed una invece debole quarta onda (anch&#8217;essa correttiva al rialzo). L&#8217;eccezione c&#8217;è stata durante il crollo intervenuto tra agosto e novembre dell&#8217;anno scorso, per il ben noto motivo (fallimento lehman): lì ci furono due volatili e falsi rialzi a metà settembre e metà ottobre che costituirono la seconda e la quarta onda di quel ciclo. Durante l&#8217;attuale ribasso sono tornate le caratteristiche &#8220;normali&#8221;, e cioè una seconda forte(da 804 a 875) e una quarta debole(da 742 a 780). L&#8217;anomalìa risiede proprio nell&#8217;ultimo ribasso, la quinta onda che, se conclusa a 667, risulta essere di soli 113 punti. Questo lascia ancora un dubbio, ma la forza del rimbalzo di questa settimana, unito all&#8217;esistenza di forti divergenze su ogni orizzonte temporale, il respiro del mercato e la volatilità discendenti, insieme ad altre notazioni tecniche, fanno ritenere  molto probabile che  667  sia stato realmente il minimo del ciclo primario (e del resto non  molto al di là delle previsioni che da tempo erano state qui fatte quando si indicava area 680-720).<br />
Se è così si può iniziare a ragionare su quello che arriva. Innanzitutto la fine di questa prima onda rialzista: le resistenze sono a 768 e 789, quindi con 100-120 punti di ampiezza (in linea con il passato). Dovrebbe poi seguire la seconda onda (di correzione, al ribasso) di circa il 50% che dovrebbe riportare in area 717-734 dove si trovano dei supporti classici. Durante questa prima onda al rialzo sono stati rispettati tutti i livelli classici, 696-717- 734 e giovedì è iniziata la marcia verso 768, con un massimo a 758 e una conclusione venerdì a 753. Vedremo se continua questa regolarità.<br />
Per il breve termine mi fermo qui; più a medio termine, sempre che sia confermato il minimo di 667, ci si può attendere una durata  del ciclo rialzista da 2 (come l&#8217;anno scorso) a 5 mesi (guardando ai precedenti comparabili e cioè 1929-32, 1937-42, 1973-74 questa era stata la durata dei cicli di ritracciamento, con ampiezza del 50%). Se si arrivasse anche questa volta a recuperare il 50% del ribasso di 909 punti intervenuto tra ottobre 2007 (1576) e Marzo 2009 (667) si andrebbe a 1122. Naturalmente detto adesso sembra quasi impossibile, ma occorre ricordare che in fondo si tratterebbe solo di ritornare ai livelli di settembre 2008. E sarebbe fantastico perchè consentirebbe di poter vendere in condizioni ottimali, con prospettive di grande guadagno per la successiva discesa verso quota 200.<br />
Si conclude con Dow a 7224 +9% ( -17% da inizio 2009) SP500 a 756 +10,7%(-16%) Nasdaq100 a 1168 +10%(-3%)Russell +12%(-21%) Trasporti +10%( -31%) utilities +1,3% (-20%) semiconduttori +13% ( +4%) Broker +25%( -8%) Banche +37%( -42%).Il rapporto tra put e call scende a 0,7 e  l’indice della volatilità VIX scende  a 42.<br />
Il Nikkey giapponese  a 7569 +5,5%(-15% da inizio 2009),  il Dax a 3953 +7,8%(-18%)  il cac francese a 2705, il footsie inglese a 3753 spmib a 13804 e mibtel a 11368 +6% (-18%). Tra gli emergenti: Brasile +5%(+4%) Russia +16% (+3%) India +4%(-9%) Cina -3%(+17%).<br />
<strong>PREVISIONI: riparla la Fed</strong><br />
La prossima settimana, dovrebbe esserci la fine della prima onda rialzista in borsa, e l&#8217;inizio della seconda correttiva. La partenza dovrebbe essere comunque ancora nel segno della prosecuzione (a meno di notizie shock) e questo vale quindi anche per la debolezza del dollaro, mentre sarà oltremodo interessante vedere cosa faranno i bonds. Il calendario è pieno di spunti, ma è difficile che possano venire informazioni realmente nuove che non siano già scontate nei prezzi. Il sentiment del manifatturiero è previsto restare debole, così come l&#8217;inflazione, mentre la Fed non potrà decidere nulla sui tassi ormai azzerati, ed è difficile che nel comunicato possa esprimere concetti nuovi, ma non si sa mai ed i mercati cercheranno di trovarvi sfumature di maggiore ottimismo o pessimismo per muoversi un pò.<br />
Lunedì si inizia  con eventuali reazioni al comunicato del G20 (che non presenta spunti, se non quello della possibile delusione se ci si aspettava di più), e poi con i dati USA sulla produzione industriale e sull&#8217;edilizia. Martedì toccherà ai nuovi cantieri e ai prezzi alla produzione, mentre mercoledì in attesa della Fed alle ns. 19,15 (negli USA c&#8217;è già l&#8217;ora legale) sarà il turno dei prezzi al consumo e del deficit dei conti con l&#8217;estero. Giovedì arrivano i sussidi settimanali ai disoccupati ed il Philly Fed, mentre venerdì si concude con un discorso di Bernanke e con le tre streghe in borsa (scadenza contemporanea dei futures di marzo e delle opzioni).<br />
I dati sull&#8217;inflazione europea di lunedì potrebbero creare qualche movimento sull&#8217;euro  se segnalassero minori spazi di manovra per la BCE (ci si aspetta un altro taglio dei tassi ad aprile), così come eventuali sorprese sull&#8217;indicatore di fiducia tedesco ZEW di martedì.<br />
<a href="http://michelespallino.blogspot.com/">http://michelespallino.blogspot.com/</a></p>
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		<title>La Nota sui mercati</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 06:21:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Spallino</dc:creator>
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La settimana si chiude con  -0,5% per l&#8217;oro (+6% da inizio anno), +1,7% per  l&#8217;argento(+18%) -0,5% per il platino(+14%); mentre recupera ancora  il 4% il petrolio (+3%) ma continua a perdere -6% il gas naturale( -30%); sorprende al rialzo il  rame che incassa il 10% (+20%) e passa in testa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MATERIE PRIME: salgono rame e petrolio</strong><br />
La settimana si chiude con  -0,5% per l&#8217;oro (+6% da inizio anno), +1,7% per  l&#8217;argento(+18%) -0,5% per il platino(+14%); mentre recupera ancora  il 4% il petrolio (+3%) ma continua a perdere -6% il gas naturale( -30%); sorprende al rialzo il  rame che incassa il 10% (+20%) e passa in testa alla classifica dei rialzi da inizio anno. L&#8217;indice generale CRB flette -1% (-8,5%). Per l&#8217;oro settimana più dinamica di quanto non appaia: nella fase iniziale ha completato in area 900 la correzione, e poi è ripartito al rialzo, in scia alle notizie della monetizzazione del debito inglese che rilancia le paure di inflazione futura. Meglio ancora ha fatto l&#8217;argento che ha beneficiato dell&#8217;ottimo andamento della componente industriale, a sua volta trainata dal rame in gran spolvero e anche dal petrolio che torna a dare segni di vita. Dietro questi movimenti ci sono attese migliorate circa la congiuntura cinese: mercoledì tutti i mercati avevano beneficiato della voce , poi rivelatasi infondata, che la Cina stava per annunciare un altro massiccio piano di stimolo; comunque l&#8217;ottimismo su questo fronte è rimasto, da qui la domanda di commodities, nonostante i continui ribassi dei mercati azionari. L&#8217;argento si trova adesso nei pressi della sua media mobile a 200 giorni, resistenza da 12 mesi. 13,5 è il 50% di ritracciamento dell&#8217;ultimo movimento rialzista che l&#8217;ha portato da 12,4 a 14,6 e superandola si proietterebbe verso area 15 che sarà certamente raggiunta se l&#8217;oro al contempo prova a superare il recente massimo a quota mille.<br />
Si conclude con : petrolio a 45,5(aprile) gas naturale a 3,95(aprile) oro a 942(aprile) argento a 13,3(marzo) platino a 1079 (aprile) palladio a 203(marzo) rame a 168(marzo).</p>
<p><strong>CAMBI: gli inglesi stampano<br />
</strong>L&#8217;indice del dollaro aumenta dello 0,6% a 88,5 (+ 9% da inizio anno). Ancora in  guadagno sullo yen e sulla sterlina, il biglietto verde perde con le valute commodities e con il franco svizzero (euro sostanzialmente invariato). Questo risultato si è ottenuto soprattutto nel finale quando, in vista del dato sull&#8217;occupazione americana, il dollaro è stato venduto a piene mani contro tutti, rimangiandosi così i guadagni della prima parte della settimana. Si vociferava infatti di un dato &#8220;monstre&#8221; (-1 milione di buste paga a febbraio); in realtà il dato è invece uscito in linea con le previsioni  (-650 mila), anche se sono stati rivisti in peggio i due mesi precedenti, con dicembre che tocca il record dal 1949 a quota -681 mila. Le perdite occupazionali sono lungo tutto lo spettro dell&#8217;economia, dal manifatturiero  ai servizi, e solo il settore pubblico presenta un modesto saldo attivo(+9,000). Peggio delle attese è risultato però il tasso di disoccupazione balzato all&#8217;8,1% il massimo dal dicembre 1983, e se si conteggia anche la forza lavoro che non ha attivamente cercato una nuova occupazione nelle ultime 4 settimane, il tasso di disoccupazione sale all&#8217;11,3%. La costante crescita dei disoccupati fa intuire che la crescita nei prossimi mesi peggiorerà ancora, perchè i consumi non potranno che contrarsi ulteriormente. Ciò nonostante il dollaro continua a beneficiare paradossalmente della crisi, perchè oltre ad essere considerato erroneamente una sorta di rifugio,  continua il processo di riduzione delle leve finanziarie che comporta chiusura degli indebitamenti in dollari e quindi domanda di questi ultimi.Tecnicamente l&#8217;indice generale resta orientato al rialzo, anche se il doppio massimo in area 88 potrebbe segnare il fine corsa.<br />
In settimana hanno tenuto la scena  le banche centrali, con l&#8217;Australia che ha sorpreso tenendo i tassi fermi al 3,25%, il Canada che li ha abbassati allo 0,50% , stesso livello cui si è posizionata la banca d&#8217;Inghilterra che ha contemporanemente annunciato un massiccio programma di stampa di moneta da immettere nell&#8217;economia acquistando titoli di stato. Nel frattempo il governo inglese è salito al 75% delle azioni della Lloyds bank cui ha anche assicurato 367 miliardi di titoli tossici. Come se produrre pezzi di carta possa creare ricchezza: vecchie alchimie fallimentari, che hanno però tuttora il loro fascino negli ambienti che hanno provocato il disastro in corso, tanto è vero che anche la BCE &#8211; pur con cautela &#8211; ha dichiarato di  prenderle in esame. Per il momento la BCE ha tagliato i tassi di un altro mezzo punto, portandoli all&#8217;1,5% così come atteso, ed ha fatto capire che continuerà ad abbassarli nel prossimo futuro, dopodichè potrebbe mettere appunto  mano a &#8220;misure addizionali non standard&#8221;, come le ha definite Trichet: un eufemismo per dire  stampa di moneta.<br />
<strong>OBBLIGAZIONI:   calano i rendimenti<br />
</strong> Negli USA  i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 1,6% (+7 cts. rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è    al 1,29%(+3 cts.) e ad un anno al 2,15%(+3 cts.); i bot a 3 mesi   allo 0,18%(-8 cts.). I rendimenti dei bonds  a 2 anni  a 0,9%(-2 cts.); a 5 anni al 1,82%(-10 cts.); il decennale al 2,87% (-15 cts); a 30 anni al 3,56%(-21 cts.). Si contrae   il differenziale tra 2 e 10 anni  a 197 (-13 cts.).Salgono  i tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (+8 cts.  al 5,15%)  e quindicennali(+4 cts. al 4,72) e quelli a tasso variabile ad un anno (+5 cts. al 4,86%). In forte rialzo i differenziali sui bonds aziendali, in parallelo con la caduta della borsa, ed i rendimenti degli obbligazionari dei paesi emergenti, con i bonds brasiliani  al 6,98%  sul decennale (i messicani  al 6,76%), ed  anche  il rendimento del decennale giapponese (1,28).<br />
In Europa  i  tassi euribor  scendono ancora:  ad un mese  al 1,4% (-14 cts.) a tre mesi al 1,75%(-10 cts.) ad un anno  al 2%(-6 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi  scendono sul 2 anni al 1,17%(-14 cts.) e  sul decennale al 2,93% (-18 cts.) per cui lieve flessione del  differenziale tra 2 e 10 anni (+176 cts.) meno di quello americano, perchè il differenziale con i bonds USA scende  a +6 cts. per il bund sul decennale, e ancor più sulla scadenza a due anni (+27 cts.)  sempre a favore del bund.<br />
La tendenza della settimana è stata quindi quella a un calo dei rendimenti americani ed europei , causato sia dalla caduta delle borse (che ha invece provocato il fenomeno opposto sui rendimenti dei paesi emergenti), sia dall&#8217;accelerazione del processo di monetizzazione dei debiti pubblici impressa dagli inglesi. Quest&#8217;ultimo però ha un enorme potenziale inflazionistico, per cui non appena dovesse esserci un pò di ripresa delle borse, i rendimenti dovrebbero tornare  a salire con decisione.</p>
<p><strong>BORSE:  aspettando Godot<br />
</strong>&#8220;704 si dovebbe vedere nei prossimi giorni, anche perchè in area 700,  coincidono proiezioni di Fibonacci, fino a 680. Se la caduta avverrà in modo impulsivo, considerate le divergenze esistenti su varie scale temporali, potrebbe poi dare il via all&#8217;inversione&#8221;: così scrivevo sette giorni fa. Ebbene, non solo si sono visti i numeri sopraindicati, ma si è arrivato a vedere anche fino a 667.Insomma, si era in attesa della capitolazione e forse questa settimana è arrivata: nonostante un + 3% nell&#8217;ultima mezz&#8217;ora di venerdì, gli indici americani concludono con il peggior saldo settimanale da Novembre, scendendo sotto ai livelli nominali del 1996, il che vale per tutte le altre piazze azionarie con l&#8217;unica eccezione della Cina per i motivi sopraricordati a proposito delle materie prime.<br />
Siamo appena entrati nel 18esimo mese del ribasso e lo sp500 ha perso il 58% del suo valore. Dal 1932 ci sono state solo altre due volte in cui si è andati oltre il 40% di perdita (1973-1974 e 1937-1942). Il crollo attuale ha ancora solo un record da battere : quello del  1929-1932 in cui il DOW arrivò a perdere l&#8217; 89% durante un periodo di 34 mesi. Probabile che anche questo record sarà superato; però , ciò che conta adesso, è la forma della caduta che dovrebbe ripetere quanto ripetuto nelle altre occasioni: vale a dire un rimbalzo intermedio tra i due grandi cicli ribassisti. Lo scenario preferito resta quindi quello che vede, prima o poi, il rimbalzo e solo dopo qualche mese  l&#8217;inizio del nuovo crollo che dovrebbe portare a una perdita del 90% totale e durare almeno fino a ottobre 2010 , con possibile estensione fino a tutto il 2012. <br />
Per il momento però tutte le indicazioni di un imminente minimo a portata di mano si sono rivelate false, annullate da un mercato che ha continuato a fare minimo dopo minimo. Per lo sp500 i prossimi livelli tecnici di supporto  sono 650 e 600; 640 rappresenta il 61,8% di ritracciamento del rialzo 1974-2007. Il rialzo impulsivo di fine venerdì che ha riportato da 667 a 684 lascia anche in piedi l&#8217;ipotesi che il minimo ci sia già stato, ma è poco probabile: le onde minori dell&#8217;ultima onda sono state 944/804- 875/742-780/? e quindi 667 con 113 punti di ampiezza  sarebbe la più piccola delle tre al ribasso (140 e  133); in genere quando la terza (133) è minore della prima (140) la quinta non dovrebbe andare oltre la terza,  il che con 133 punti porterebbe a 647. Dal punto di vista della tempistica, metà marzo è stata spesso una data in grado di segnare dei punti di svolta, e la prossima settimana termina il 13.<br />
Si conclude con Dow a 6627 -6,1% ( -25% da inizio 2009) SP500 a 683 -7%(-24%) Nasdaq100 a 1065 -5%(-12%)Russell -10%(-30%) Trasporti -12%( -38%) utilities -8,3% (-21%) semiconduttori -2% ( -8%) Broker -12%( -27%) Banche -23%( -58%).Il rapporto tra put e call scende a 0,87 e  l’indice della volatilità VIX sale  a 50.<br />
 Il Nikkey giapponese  a 7173 -5%(-19% da inizio 2009),  il Dax a 3666 -4,6%(-24%)  il cac francese a 2534, il footsie inglese a 3530 spmib a 12895 e mibtel a 10740 -14% (-22%). Tra gli emergenti: Brasile -3%(-2%) Russia +6% (-9%) India -6%(-14%) Cina +5%(+20%).</p>
<p><strong>PREVISIONI: effetto ICE?<br />
</strong>La volatilità dovrebbe rimanere elevata nella prossima settimana come segnalato da numerosi indicatori, soprattutto per il dollaro, anche se non c&#8217;è granchè come eventi e dati. I principali sono quelli di giovedì  relativi alle vendite al dettaglio americane che a febbraio dovrebbero risultare negative per la settima volta consecutiva: ci si attende una contrazione dello 0,5%, e al netto delle vendite di auto dello 0,2%. L&#8217;impatto sui mercati di sorprese in un senso o nell&#8217;altro, potrebbe però risultare misto dal momento che ormai i tassi sono azzerati e quindi &#8211; quali che siano i dati &#8211; non c&#8217;è più niente da fare in materia; resterebbero però le attese per manovre di monetizzazione all&#8217;inglese, e per eventuali rilanci del governo in materia di piani di stimolo. Venerdì vi sarà poi il deficit commerciale e l&#8217;indice di fiducia dei consumatori. Ancora una volta parlerà Bernanke, martedì, ma la novità è che lo farà  dinanzi al Consiglio per i rapporti con l&#8217;estero (credo non ci siano precedenti).Una notizia che potrebbe migliorare l&#8217;umore delle borse è quella arrivata sabato circa la possibilità che The Intercontinental Exchange (ICE)  potrebbe divenire la cassa di compensazione e garanzia per il pericoloso mercato dei credit default swaps(CDS) che oggi è semiparalizzato. Finora questi swaps venivano scambiati direttamente tra i partecipanti senza garanzie sul rischio della controparte; invece con una cassa di compensazione che garantisse gli scambi, si rivitalizzerebbe; resta da vedere da dove l&#8217;ICE potrebbe prendere le risorse visto che si parla di un mercato da svariate decine di trilioni. Comunque, poichè le vendite di azioni incessanti provengono dal bisogno di copertura dei venditori di CDS, una svolta in questo settore ha il potenziale per innescare l&#8217;atteso rimbalzo della borsa.</p>
<p>(<a href="http://michelespallino.blogspot.com/">http://michelespallino.blogspot.com/</a>)</p>
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		<title>Dollaro rifugio e i &#8220;tremanti bonds&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 23:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Spallino</dc:creator>
				<category><![CDATA[La nota sui mercati]]></category>
		<category><![CDATA[borse]]></category>
		<category><![CDATA[cambi]]></category>
		<category><![CDATA[dollaro]]></category>
		<category><![CDATA[materie prime]]></category>
		<category><![CDATA[previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[tremonti bonds]]></category>

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		<description><![CDATA[Si inizia a pieno regime fin da lunedì, con il probabile calo dei tassi australiano, con l'esito del summit sull'est europa, con gli indici manifatturieri sia in Europa (dove ci sarà anche l'inflazione), sia negli USA dove saranno resi noti i dati relativi a redditi e consumi delle famiglie, e spesa edilizia, oltre a esserci un paio di interventi di fed boys]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MATERIE PRIME:  inversioni momentanee</strong><br />
La settimana si chiude con  -5% per l&#8217;oro (+7% da inizio anno), -10% per  l&#8217;argento(+16%) -1% per il platino(+15%); mentre recupera il 10% il petrolio (-1%) e +4% il gas naturale( -25%) accompagnati dal rame che incassa il 7% (+9%). L&#8217;indice generale CRB recupera +4,5% (-7,5%). Settimana quindi di inversioni con le materie prime più industriali in recupero, e quelle più preziose in calo. L&#8217;oro dopo aver disegnato una configurazione grafica di doppio massimo con l&#8217;impennata a mille della scorsa settimana, ha corretto fino a 930 che è un minimo di due settimane fa e coincide con il 23% di ritracciamento di tutto il rialzo da 700 a 1000. Il supporto è in area 915 (ex resistenza). I fattori tecnici hanno avuto il sopravvento su quelli fondamentali perchè la borsa ha continuato a scendere e il dollaro a salire, e dunque l&#8217;oro non avrebbe avuto motivi  per scendere, così come petrolio e rame di risalire. Più in generale, anche se il panico si è dissipato negli ultimi tempi, la propensione al rischio continua a soffrire per la recessione incalzante, in un clima di pseudo-nazionalizzazioni e di caccia alle streghe contro il libero mercato, che mina la fiducia degli investitori; a furia di voler contrastare la crisi a tutti i costi i politici sono arrivati al punto di creare deficit senza precedenti  aumentando la paura che molte più imprese siano vicine al collasso, ed anche minando un eventuale ripresa futura perchè verrà a dipendere dai politici e non dalla libera domanda e offerta. I principali  indicatori del barometro del sentimento generale sono sempre orientati  al brutto tempo: il dollaro ai massimi da tre anni (considerato un bene rifugio, solo perchè è la valuta più liquida);i nuovi minimi dodicennali sugli indici azionari; i differenziali  in crescita sui titoli ad alto rischio. Sono tutti elementi che pesano ben più della riduzione nella volatilità media e nei premi creditizi, che può essere imputata alla ripresa del funzionamento  dei mercati: ma il semplice fatto di avere dei mercati che funzionano normalmente non significa automaticamente che torna l&#8217;ottimismo. Pertanto la discesa dell&#8217;oro di questa settimana si spiega esclusivamente con le prese di profitto tecniche, non certamente con il venir meno del bisogno di  rifugio.</p>
<p>Si conclude con : petrolio a 44,7(aprile) gas naturale a 4,2(aprile) oro a 942(aprile) argento a 13,1(marzo) platino a 1085 (aprile) palladio a 195(marzo) rame a 152(marzo).</p>
<p><strong>CAMBI: dollaro rifugio?</strong><br />
L&#8217;indice del dollaro aumenta dell&#8217; 1,8% a 88 (+ 8% da inizio anno). Oltre ai guadagni intorno al punto percentuale realizzati con euro, franco svizzero, e altre valute,  il contributo maggiore viene dallo yen che ha perso ben il 4% (rappresentando la novità, segnalata già nelle scorse Note). Graficamente l&#8217;indice si trova anch&#8217;esso di fronte ad un doppio massimo e se non ne viene respinto, il superamento comporterà addizionale domanda tecnica.</p>
<p>Ed è stata una settimana in cui i fondamentali avrebbero dovuto  vedere scendere il dollaro: iniziata con il governo USA che ha ufficializzato il salvataggio di Citigroup, la banca più grande del mondo(36% del capitale,  decidendo di convertire in azioni comuni i 25 miliardi di privilegiate in suo possesso), è poi finita venerdì con i disastrosi dati sul PIL del quarto trimestre 2008, il cui crollo è risultato quasi il doppio rispetto alla prima stima: -6,2% invece che  -3,8%. Per il momento i contabili hanno evitato che si superasse il record del 1982 ( -6,4) in modo da evitare riferimenti agli anni 30, che restano l&#8217;unico precedente confrontabile. Il dettaglio dei dati mostra che il grosso della revisione proviene dai consumi delle famiglie scesi del 4,3%, ma anche gli investimenti privati non scherzano con un crollo del -20,8% e le esportazioni hanno fatto ancora peggio con  -23,6%. Anche se gli USA non dipendono dal commercio estero con la stessa intensità di altri (Giappone) è evidente che un rafforzamento del dollaro in queste condizioni oltre ad essere illogico, certamente rende la situazione ancora più complicata per il futuro. Dunque situazione paradossale, simbolo dei tempi: la moneta del paese epicentro della crisi con le prospettive peggiori sottoposta ad un selvaggio processo di indebitamento, viene comprata come &#8220;bene rifugio&#8221;,  per mancanza di alternative (essendo tutte le altre monete afflitte dai propri problemi), ma così facendo si peggiora ancora di più la sua situazione.  Non c&#8217;è bisogno di essere Nostradamus per prevedere che la attuale forza del dollaro non durerà a lungo (anche se può arrivare a livelli ancora più assurdi, stante lo stato attuale dei mercati).</p>
<p>Al contempo, sull&#8217;euro continua a pesare la  mina dei paesi dell&#8217;est. Mentre scrivo è in corso un summit  apposito, in cui questi ultimi chiedono ingenti aiuti(si parla di almeno 200 miliardi di euro) all&#8217;europa occidentale, tesi a scongiurare il rischio di fallimenti a catena e in definitiva una divisione intra europea  con una nuova &#8220;cortina di ferro&#8221;.Tecnicamente, la competizione tra l&#8217;orbo e il cieco, cioè tra l&#8217;euro e il dollaro, vede il cambio ritornare sotto quota 1,27 concludendo a 1,265 e  mantenersi  ancora nella larga fascia laterale in essere da alcuni mesi (1,23-1,33).</p>
<p><strong><a href="http://www.livesicilia.it/wp-content/uploads/tremonti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2108" style="margin: 3px 5px;" title="Giulio Tramonti" src="http://www.livesicilia.it/wp-content/uploads/tremonti.jpg" alt="Giulio Tramonti" width="231" height="192" /></a></strong><strong>OBBLIGAZIONI:   &#8220;tremanti bonds&#8221;<br />
</strong>Negli USA  i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 1,53% (+6 cts. rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è    al 1,26%(+2 cts.) e ad un anno al 2,12%(+4 cts.); i bot a 3 mesi   allo 0,26%(-0 cts.). I rendimenti dei bonds  a 2 anni  a 0,92%(-0 cts.); a 5 anni al 1,92%(+12 cts.); il decennale al 3,02% (+27 cts); a 30 anni al 3,77%(+15 cts.). Si amplia   il differenziale tra 2 e 10 anni  a 210 (+27 cts.).Salgono i tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (+3 cts.  al 5,07%)  fermi i quindicennali(0 cts. al 4,68) e quelli a tasso variabile ad un anno (+1 cts. al 4,81%). Al rialzo invece i differenziali sui bonds aziendali, in parallelo con la caduta della borsa, ma non i rendimenti degli obbligazionari dei paesi emergenti, con i bonds brasiliani  al 6,87%  sul decennale (i messicani  al 6,48%), ed in lieve calo anche  il rendimento del decennale giapponese (1,24).</p>
<p>In Europa  i  tassi euribor  scendono ancora:  ad un mese  al 1,54% (-5 cts.) a tre mesi al 1,85%(-5 cts.) ad un anno  al 2,06%(-4 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi  fermi sul 2 anni al 1,31%(-0 cts.) e salgono sul decennale al 3,11% (+10 cts.) per cui  aumenta  il differenziale tra 2 e 10 anni (+180 cts.) meno di quello americano, perchè il differenziale con i bonds USA scende  a +9 cts. per il bund sul decennale, mentre resta fermo sulla scadenza a due anni (+39 cts.)  sempre a favore del bund.</p>
<p>Mentre negli USA, in Inghilterra e in Germania impazzano i salvataggi bancari a suon di centinaia di miliardi, l&#8217;italietta  si distingue per un  aiuto statale di &#8220;appena&#8221; 10 miliardi. Come al solito però il nostro paese si mette in mostra per il sistema usato, che tenta di negare l&#8217;evidenza. Dopo avere annunciato &#8220;urbi et orbi&#8221; la lieta novella che le banche italiane stavano benissimo e non avevano problemi, esce fuori che 10  miliardi sono assolutamente indispendabili per tenere in vita le più a rischio (Unicredit e Intesa, ne hanno chiesti 3 ciascuno). Pur di avere questi soldi le banche si dichiarano pronte a pagare interessi da usura visti i tassi di mercato attuali: nientemeno che il 7,5-8,5%. Strano, no? come mai non vanno a farseli dare dalla BCE al 2%? Per il semplice motivo che già si sa che non li restituiranno mai, dunque il tasso è solo una facciata per far digerire all&#8217;opinione pubblica questo uso delle sue tasse e dei debiti che vengono fatti in conto delle future generazioni. Nel frattempo tremonti va farneticando di supposti controlli delle prefetture nientemeno che sull&#8217;uso di questi soldi che sarebbero forzatamente da destinarsi a piccole imprese e consumatori. Noente di più grottesco e irrealistico.</p>
<p>Più in generale l&#8217;aspetto paradossale è che lo Stato italiano dall&#8217;alto dei suoi quasi 2 mila miliardi di debito pubblico, e dei suoi 60  miliardi di ulteriore deficit nuovo che fa ogni anno,  piazzando bot btp  e cct per pagare le sue uscite e gli interessi sui debiti esistenti (80 miliardi l&#8217;anno, di cui la metà se ne va all&#8217;estero), si toglie pure lo sfizio di fare l&#8217;investitore: 10 miliardi a un tasso più alto di quanto paga (visto che per ora il costo medio del debito è circa del 4%). Peccato che, come per l&#8217;Alitalia, questi soldini non si rivedranno mai più e andranno nel calderone generale; tanto 10 miliardi di debito in più che importanza possono avere per il ricco grasso popolo italiano che già ne ha 2000 sul groppone?  infatti, e ce lo  dice il nostro grande condottiero Silvio Mussoloni, noi siamo messi meglio di tutti gli altri&#8230;&#8230;(ma lui è palesemente un pò confuso: finora ha spinto il popolo a consumare, adesso scopre che è un bene che gli italiani siano meno spendaccioni degli americani e se ne è vantato nei vertici internazionali; lo si può capire, in fondo resta pur sempre un venditore di pubblicità, anche se  con ambizioni &#8220;rondiste&#8221;).</p>
<p><strong>BORSE:  ai minimi dal 1997<br />
</strong>Negli USA la settimana si conclude con  sp500, Dow Jones e nasdaq  ai valori nominali del 1997. Del resto, i dati economici continuano a peggiorare: i prezzi delle case sono scesi nel 2008 di quasi il 20%; la fiducia dei consumatori è ai minimi record nonostante l&#8217;operazione pubblicitaria imperniata su Obama; la disoccupazione aumenta implacabile. Gli indici azionari dunque sono scesi ancora, ma con il calo di questa settimana hanno raggiunto il requisito minimo necessario per completare tecnicamente il primo ciclo ribassista iniziato a ottobre 2007.</p>
<p>Sette giorni fa scrivevo: &#8220;Probabile pertanto che il ribasso in corso si fermi a 735 circa (140 punti totali,  come la prima caduta); dopodichè  una quarta di rimbalzo a 804 , e la quinta ultima al ribasso fino a circa 680-700 (si potrebbe arrivare anche in area 600, ma è meno probabile). Questo sviluppo entro metà marzo circa&#8221;. Ebbene questa settimana la terza  si è fermata a 740 (invece che 735) e la quarta  al rialzo si è fermata a 780 (invece che 804); dopodichè è iniziata la quinta (dovrebbe essere l&#8217;ultima) che venerdì ha fatto il nuovo minimo a 734. E da lunedì prossimo inizia marzo. Non appena si completa questa quinta si completa anche la quinta minore  della quinta maggiore del primo ciclo primario,e si vedrà se questa crisi epocale va al di là di ogni precedente storico: nel  1929-1932, 1937-1942 e 1973-1974  ogni volta vi fu un ritracciamento del  50% dopo che la borsa si era dimezzata. Dunque è lecito aspettarsi anche questa volta(la borsa si è già dimezzata) un rimbalzo grosso modo in questa misura che potrebbe durare da 2 a 4 mesi, prima del nuovo ciclo ribassista. Anche tecnicamente continuano ad esserci segnali che fanno propendere per un imminente svolta di questo tipo. Sempre meno azioni stanno partecipando al ribasso degli indici, il baltic index continua a salire, così come i rendimenti obbligazionari. Manca ancora un cedimento finale impulsivo che spinga ad un estremo in grado di funzionare da minimo di periodo. Questo potrebbe succedere da un momento all&#8217;altro. L&#8217;sp500 venerdì ha tenuto tutto il pomeriggio nonostante il dato sul PIL ma nel finale è ripiombato sui minimi a 734 che sono 210 punti dall&#8217;inizio della quinta onda  iniziata  a 944; finora l&#8217;ampiezza media delle onde è stata fino ad un massimo di 240 punti quindi 704 si dovebbe vedere nei prossimi giorni, anche perchè in area 700,  coincidono proiezioni di Fibonacci, fino a 680. Se la caduta avverrà in modo impulsivo, considerate le divergenze esistenti su varie scale temporali, potrebbe poi dare il via all&#8217;inversione.</p>
<p>Naturalmente non va dimenticato che le cause di questa recessione globale sincronizzata non sono quelle tipiche del ciclo economico. Si è in presenza di una massiccia deflazione dei debiti, una riduzione delle leve su scala mai vista, con un industria finanziaria che deve essere interamente rifondata, un settore immobiliare in crisi in tutto il mondo, una gran quantità di eccessi in molte altre industrie. Soprattutto è stato decimato il risparmio di una generazione che pensava di poter andare in pensione, e che adesso sta scoprendo che non potrà farlo e dovrà lavorare ancora per molto, ricominciando a risparmiare, sacrificando il tenore di vita cui era abituato. Pertanto questa volta in Borsa potrebbe benissimo non verificarsi quello che si verificò nei precedenti sopracitati, anche se si tratta della Grande Depressione, della Seconda guerra mondiale e del primo shock petrolifero.</p>
<p>Si conclude con Dow a 7063 -4,1% ( -20% da inizio 2009) SP500 a 735 -4,5%(-19%) Nasdaq100 a 1117 -5%(-8%)Russell -5%(-22%) Trasporti -7%( -30%) utilities -3,7% (-13%) semiconduttori +1,2% ( -6%) Broker -4%( -17%) Banche +11%( -45%).Il rapporto tra put e call scende a 0,98 e  l&#8217;indice della volatilità VIX scende a 46.</p>
<p>Il Nikkey giapponese  a 7568 +2%(-14% da inizio 2009),  il Dax a 3843 -4%(-20%)  il cac francese a 2700, il footsie inglese a 3830 spmib a 15282 e mibtel a 12526804 -2% (-14%). Tra gli emergenti: Brasile -3%(+1%) Russia -1% (-14%) India -1%(-8%) Cina -8%(+14%).</p>
<p><strong>PREVISIONI: settimana intensa<br />
</strong>Si inizia a pieno regime fin da lunedì, con il probabile calo dei tassi australiano, con l&#8217;esito del summit sull&#8217;est europa,  con gli indici manifatturieri sia in Europa (dove ci sarà anche l&#8217;inflazione), sia negli USA dove saranno resi noti  i dati relativi a redditi e consumi delle famiglie, e spesa edilizia, oltre a esserci un paio di interventi di fed boys. Martedì taglio dei tassi in Canada e dagli USA vendite di case e automobili, mentre torna a farsi sentire bernanke questa volta in materia di bilancio dello Stato. Mercoledì, indice dei servizi sia in Europa che negli USA dove si avrà anche la stima ADP dei privati sull&#8217;andamento dell&#8217;occupazione, ed in serata il Beige Book della Fed, oltre ad un altro paio di fed boys che diranno la loro. Poi giovedì toccherà alla BOE(potrebbe abbassare i tassi al nuovo record di 0,5%) ed alla BCE con la conferenza di Trichet dopo che si sarà saputo il PIL del quarto trimestre europeo; negli USA gli ordini alle fabbriche, mentre il ministro del tesoro testimonierà sul bilancio, ed il vice di bernanke sul caso AIG. Infine venerdì si chiude con i sempre molto attesi dati sull&#8217;occupazione americana relativi a febbraio. Si prevede il 14simo calo consecutivo ad un nuovo record di caduta mensile (-645 mila), con un tasso di disoccupazione previsto raggiungere il record post bellico dell&#8217;8% dal 7,6 del mese scorso. Risultati di questo genere, o peggiori, confermeranno l&#8217;idea che la crisi è destinata a durare a lungo.</p>
<p>L&#8217;eurodollaro è atteso ballare parecchio in questo insieme di eventi, soprattuto se ci saranno sviluppi inattesi. Un ruolo importante l&#8217;avrà la decisione della BCE: ci si attende un calo di mezzo punto del tasso ufficiale, che scenderà quindi al minimo storico dell&#8217;1,5%, ma l&#8217;incertezza è elevata, infatti sui futures è scontata solo una riduzione di 25 cts. mentre il mezzo punto è dato solo al 50% di probabilità. Soprattutto conterà poi ciò che dirà Trichet circa le intenzioni future: se vi sarà una indicazione precisa circa il fatto che i tassi hanno raggiunto il minimo, l&#8217;euro potrebbe ricevere- almeno inizialmente- una buona spinta. Tutto questo però potrebbe passare in secondo piano di fronte ad una degenerazione della crisi dell&#8217;est e dei differenziali sui debiti dei vari paesi componenti l&#8217;eurozona. Come si è visto recentemente, in tal caso l&#8217;euro sarebbe venduto a piene mani. Invece, se dovesse apparire che vi è la capacità di impedire ogni degenerazione, l&#8217;euro dovrebbe beneficiarne. A complicare le cose c&#8217;è poi il lato americano dell&#8217;equazione sul cambio, con la perversa correlazione che vede il dollaro salire quando la borsa cade e viceversa.</p>
<p>http://michelespallino.blogspot.com/</p>
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		<title>Cambi, Europa sull&#8217;orlo del baratro</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 12:01:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Spallino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[MATERIE PRIME:  oro a mille
La settimana si chiude con un +5% per l&#8217;oro (+12% da inizio anno), +5% per l&#8217;argento(+26%) +3% per il platino(+16%); mentre perdono il 5% il petrolio (-11%) ed il gas naturale( -29%) accompagnati dal rame che lascia il 6% (+4%). L&#8217;indice generale CRB perde il 5% (-12%).
Oro dunque al primo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MATERIE PRIME:  oro a mille</strong><br />
La settimana si chiude con un +5% per l&#8217;oro (+12% da inizio anno), +5% per l&#8217;argento(+26%) +3% per il platino(+16%); mentre perdono il 5% il petrolio (-11%) ed il gas naturale( -29%) accompagnati dal rame che lascia il 6% (+4%). L&#8217;indice generale CRB perde il 5% (-12%).</p>
<p>Oro dunque al primo target minimo; adesso si appresta ad affrontare la resistenza a 1034 (massimo storico toccato quasi un anno fa); per il momento, conferma la correlazione inversa con le borse che lo vede bene di rifugio per eccellenza, e quindi correlazione inversa anche con petrolio e rame, mentre argento e platino vedono prevalere la componente &#8220;prezioso&#8221; su quella &#8220;industriale. Sarà cruciale quindi come si comporterà durante la fase rialzista del mercato azionario, attesa dopo l&#8217;imminente minimo(se nel frattempo l&#8217;Europa non implode).<br />
Durante febbraio comunque stanno avvenendo alcune modifiche sostanziali: l&#8217;oro e il dollaro salgono insieme(per cui l&#8217;oro in euro è andato al nuovo record di 25 eu. al grammo), soppiantando titoli di Stato e yen nel ruolo di bene rifugio. Il crollo del Pil nipponico ha infatti messo in discussione il ruolo di bene rifugio finora ricoperto dallo yen, anche perchè ormai si sono esauriti i carry trades, cioè i finanziamenti in yen che negli anni passati erano stati fatti essendo la valuta giapponese l&#8217;unica a tassi zero. Tali finanziamenti venivano chiusi in fasi di aumento del rischio, per poi venire riaperti quando la propensione al rischio tornava a crescere. Questa dinamica è ormai finita, e la correlazione inversa tra yen ed S&amp;P 500 è saltata questa settimana. D&#8217;ora in avanti lo yen risponderà principalmente ai suoi dati macroeconomici, perdendo terreno se l&#8217;economia giapponese continuerà a mostrarsi la più colpita dalla crisi (viceversa se e quando darà segnali di ripresa), anche perchè il suo unico vantaggio strutturale (l&#8217;avanzo dei conti con l&#8217;estero) si sta progressivamente riducendo.<br />
Il sostegno all&#8217;oro viene dalla Cina che dall&#8217;alto dei quasi 2 trilioni di riserve valutarie (le più grandi del mondo) questa settimana attraverso un suo alto funzionario ha richiamato USA ed Europa a proteggere il valore delle proprie valute e attività finanziarie per non danneggiare chi come i cinesi vi ha finora investito; i quali, per il futuro, spenderanno di più in importazioni di risorse primarie e in acquisizioni strategiche(piuttosto che in carta finanziaria altrui). I dati della seconda metà del 2008 mostrano vendite nette per 170 miliardi di titoli di Fannie e Freddie, livello mai visto da quando hanno iniziato ad esistere nel 1977. E per il momento i cinesi danno per sicuro che gli USA ripagheranno i propri debiti&#8230;&#8230; Il neosegretario di stato USA, la sig.ra Clinton, durante la sua visita in Asia con il cappello in mano ha ufficialmente chiesto di continuare a comprare i titoli del tesoro americani, come dire: fateci credito, please. I faraonici programmi di Obama sono carta straccia senza i soldini asiatici. Come meravigliarsi della conversione al capital comunismo dell&#8217;America?<br />
Si conclude con : petrolio a 40(aprile) gas naturale a 4(marzo) oro a 1002(aprile) argento a 14,5(marzo) platino a 1095 (aprile) palladio a 216(marzo) rame a 141(marzo).</p>
<p><strong>CAMBI: Europa sull&#8217;orlo del baratro</strong><br />
Volatilità in aumento, e indice del dollaro che conclude in lieve aumento a 86,5, perdendo un pò solo con la sterlina in recupero su tutti. La novità è che il dollaro guadagna l&#8217;1,5% con lo yen, per i motivi menzionati, ed anche con il franco svizzero per i motivi che illustrerò tra poco.Venerdì un nuovo minimo della borsa americana ha portato l&#8217;oro a mille ed ha fatto fare un recupero ai bonds, ma nelle ultime ore il dollaro è sceso dopo aver toccato la resistenza sui massimi(88) raggiunti nel 2008. Sul fronte dei dati macro , i prezzi alla produzione avevano già mostrato un recupero giovedì, e venerdì è arrivata la conferma con quelli al consumo risaliti dello 0,3 a gennaio, più delle attese, con l&#8217;indice al netto di energia ed alimentari a +1,7% su base annua. Sembra cioè che i produttori abbiano smesso di trasmettere i minori costi ai consumatori , nel tentativo di difendere i profitti; ma la Fed è probabile che ignori questi segnali, continuando a dare la priorità assoluta alla &#8220;deflazione&#8221;; per cui il dollaro potrebbe risentirne.<br />
L&#8217;euro ha fatto un balzo impressionante venerdì , dopo una settimana di passione causata dalla crisi dell&#8217;est europeo, riuscendo a recuperare tutte le perdite. La scusa per le ricoperture l&#8217;hanno data le dichiarazioni di Nowotny della BCE schieratosi contro il taglio dei tassi a zero, ma è probabile che ciò rifletta qualcosa di più, anche se in mercati molto precari lo scatto delle stoploss può innescare effetti a valanga. Infatti, fondamentalmente, i mercati continuano ad aspettarsi un taglio di mezzo punto nei tassi BCE il 5 marzo, anche perchè i dati macro continuano ad uscire sempre peggio delle attese (l&#8217;indice degli acquisti delle imprese a nuovi minimi record).<br />
Inoltre i dubbi sollevati sulla tenuta dell&#8217;euro di fronte all&#8217;aggravarsi della crisi, specialmente ad est, restano tutti. L&#8217;unione europea è molto più complicata di quanto sembri, e l&#8217;abbassamento dei rating delle banche esposte ad est, quello dei paesi con i maggiori debiti pubblici, e le maggiori debolezze strutturali (l&#8217;europa del sud), possono metterla in crisi. Non a caso, dopo la valanga di vendite abbattutasi ad inizio settimana sull&#8217;euro, un recupero è venuto allorchè la Germania ha dichiarato che sarebbe pronta ad intervenire in aiuto dei paesi in difficoltà. Ma, con così tanti fronti di crisi, i dubbi che possa sostenere da sola tutta la baracca, restano intatti. L&#8217;est europa ha debiti per 1300 miliardi di euro nei confronti delle banche europee occidentali. Adesso si trova in forte recessione, e quasi mille miliardi sono a rischio insolvenza, specialmente la parte in franchi svizzeri. In Polonia, ad esempio, il 60% dei debiti è in questa valuta e ciò perchè in passato aveva svolto lo stesso ruolo dello yen: si preferiva indebitarsi nella moneta a tassi più bassi, con un rischio di cambio giudicato quasi nullo vista la costanza del rapporto euro-franco, cui le valute di tali paesi si sono agganciate volendo entrare nel sistema euro. Con lo scoppio della recessione mondiale, il deficit polacco è andato alle stelle arrivando a quasi il 20% del PIL, per cui lo zloty è crollato contro euro, dimezzandosi contro franco svizzero. Ne consegue che i debiti in franchi si sono raddoppiati e sono praticamente non sostenibili. La stessa storia si è ripetuta in tutto l&#8217;est, come nei piccoli paesi nordici, dall&#8217;Islanda all&#8217; Irlanda ai baltici. Le banche europee occidentali sono quelle che ci rimetteranno i soldi. Le austriache ad esempio hanno prestato circa 230 miliardi, cifra pari al 70% del PIL nazionale, e la maggior parte sono in franchi svizzeri a loro volta presi in prestito dalle banche svizzere. Ne consegue che il sistema finanziario austriaco è praticamente in bancarotta. Il problema è che in Europa le banche sono troppo grandi per essere salvate o nazionalizzate, in quanto le loro dimensioni rispetto ai PIL dei propri paesi sono sproporzionate.<br />
In pratica, piccole nazioni con grandi banche che sono andate fuori dei confini a fare prestiti, con una leva finanziaria per giunta estrema. Non solo si sono comprate la cartaccia basata sui mutui americani, ma per giunta si sono riempite di crediti con i paesi emergenti. Ora dovrebbero essere salvate dalle nazioni più grandi, come la Germania, ma a conti fatti non pare possibile.Servono almeno 400 miliardi, ma chi li può tirare fuori? il Fondo monetario internazionale (che ha già dato a Ungheria, Paesi baltici, Islanda, Pakistan e Turchia) ha già azzerato la sua dotazione di 155 miliardi. Qualcuno pensa di fargli stampare moneta, i Diritti Speciali di prelievo, ma sarebbe una presa in giro. Tra l&#8217;altro questi aiuti non servono a granchè. L&#8217;Ucraina , -12% del PIL dopo il collasso dei prezzi dell&#8217;acciaio, si è già mangiata i 16 miliardi ricevuti. Unicredit, Raffeisen e ING sono banche già praticamente fallite, perchè non rivedranno più un euro di tutta la loro ingente esposizione.L&#8217;eurozona è a un passo dalla crisi sistemica, e questo week-end i suoi governi si sono riuniti di corsa per cercare una scappatoia che non esiste.Continuano a sbagliare sulla falsariga americana: invece di spurgare E FAR FALLIRE CHI DEVE FALLIRE, cercano di rimandare il più possibile la resa dei conti. Peccato che il conto cresce nel frattempo.</p>
<p><strong>OBBLIGAZIONI:    in attesa dello scoppio</strong><br />
Negli USA i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 1,47% (-8 cts. rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è al 1,24%(+0 cts.) e ad un anno al 2,08%(+4 cts.); i bot a 3 mesi allo 0,26%(-6 cts.). I rendimenti dei bonds a 2 anni a 0,92%(-1 cts.); a 5 anni al 1,80%(-4 cts.); il decennale al 2,75% (-10 cts); a 30 anni al 3,62%(-10 cts.). Scende il differenziale tra 2 e 10 anni a 183 (-9 cts.).Scendono i tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (-12 cts. al 5,04%) quindicennali(-13 cts. al 4,68) e quelli a tasso variabile ad un anno (-14 cts. al 4,8%). Al rialzo invece i differenziali sui bonds aziendali, in parallelo con la caduta della borsa, così come i rendimenti degli obbligazionari dei paesi emergenti, con i bonds brasiliani al 6,92% sul decennale (i messicani al 6,63%), ed in lieve incremento anche il rendimento del decennale giapponese (1,28%).<br />
In Europa i tassi euribor scendono ancora: ad un mese al 1,59% (-4 cts.) a tre mesi al 1,9%(-6 cts.) ad un anno al 2,1%(-7 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi fermi sul 2 anni al 1,31%(-0 cts.) e scendono sul decennale al 3,01% (-10 cts.) per cui si riduce il differenziale tra 2 e 10 anni (+170 cts.) in tandem con quello americano, perchè il differenziale con i bonds USA resta fermo a +26 cts. per il bund sul decennale,e sulla scadenza a due anni (+39 cts.) sempre a favore del bund.<br />
Si resta in attesa dello scoppio della bolla sui titoli di Stato. La recessione globale ha fortemente rallentato la formazione di nuove riserve valutarie, che finora l&#8217;avevano sostenuta grazie al riciclaggio dei dollari. Nel frattempo cresce velocemente la quantità di nuove emissioni necessarie per far fronte ai nuovi enormi impegni di cui i governi stanno caricando le generazioni future. I rendimenti restano a livelli estremamente bassi e non coprono neanche l&#8217;inflazione ufficiale, per cui non vi sono margini per un apprezzamento dei corsi significativo, e comunque non si capisce quale possa esserne l&#8217;appetibilità. In tutto il mondo si cerca di dirottare le risorse su piani di stimoli e salvataggi, il che riduce i fondi disponibli al sostegno dei titoli di stato. In medio oriente, inoltre, il crollo del petrolio ha enormemente ridotto le disponibilità investibili.<br />
Ciò nonostante la bolla può riuscire a durare ancora per un pò perchè l&#8217;avversione per il rischio, la monetizzazione delle banche centrali, i processi di riduzione delle leve finanziarie, e altri meccanismi legati ai rifinanziamenti di imprese e mutui, possono sostenerla. In particolare, l&#8217;incertezza sull&#8217;efficacia dell&#8217;azione dei governi può mantenere elevata l&#8217;esigenza di rifugiarsi nei titoli di Stato, fintantochè li si riterrà &#8220;sicuri&#8221;.Vi è poi l&#8217;annuncio della Fed di suoi acquisti diretti tramite stampa di moneta, e la propaganda circa il rischio di deflazione; ma soprattutto ancora Cina e Giappone che ne sono i maggiori detentori, anche se è certamente in atto una riduzione del loro ritmo di incremento.</p>
<p><strong>BORSE:  crollano i bancari</strong><br />
Non si può dire che i dati abbiano aiutato : i nuovi cantieri ai minimi dalla seconda guerra mondiale; gli indici manifatturieri dimezzatisi rispetto allo scorso mese; l&#8217;inflazione complessiva ai minimi dal 1955. Per cui, nonostante l&#8217;approvazione delle 1100 pagine del piano Obama, la borsa è andata a picco, uscendo fuori dalla fascia laterale dell&#8217;ultimo periodo e facendo in molti casi nuovi minimi assoluti. A trascinare tutte le borse sono stati i bancari, epicentro di crisi in Europa, ma anche negli USA dove Citigroup ha perso il 44% e molti altri intorno al 30- 15% arrivando a quotare pochi dollari per azione. Dall&#8217;inizio del 2009 l&#8217;indice dei bancari, dopo il dimezzamento del 2008, si è ulteriormente dimezzato.<br />
Da quando è iniziato il ribasso, il DOW ha perso 49%, SP 53% il nasdaq 55%. Questa settimana il Dow è stato il primo indice che ha fatto un nuovo minimo assoluto, mentre Sp e nasdaq si mantengono ancora un pò sopra i livelli di novembre. Riaggiornando i conteggi di lungo e breve periodo:<br />
da ottobre 2007 vi è stata una prima onda maggiore al ribasso, articolatasi in 5 onde minori, finita a marzo 2008; poi un rimbalzo fino a maggio 2008, e poi un altra onda maggiore al ribasso, articolatasi in 5 onde minori la cui quinta è ancora in corso. Quando quest&#8217;ultima finirà si sarà completato un ciclo primario ribassista (a-b-c)composto appunto dalle due onde maggiori sopracitate e dal rimbalzo intermedio. Analizzando la composizione dell&#8217;onda maggiore in corso, le sue cinque onde minori sono state maggio-luglio, rimbalzo di agosto, agosto-novembre, rimbalzo dicembre- inizio gennaio, e l&#8217;attuale; quest&#8217;ultima ha finora avuto solo tre movimenti: la prima caduta da 944 a 804, il secondo rimbalzo fino a 874 (ripetutosi due volte, con creazione di fase intermedia laterale), ed ora la caduta da 874 fino al minimo di venerdì a 754. Vi sono indicazioni di ipervenduto, e segnali di divergenza, su varie scale temporali. Probabile pertanto che il ribasso in corso si fermi a 735 circa (140 punti totali, come la prima caduta); dopodichè una quarta di rimbalzo a 804 , e la quinta ultima al ribasso fino a circa 680-700 (si potrebbe arrivare anche in area 600, ma è meno probabile). Questo sviluppo entro metà marzo circa.<br />
A quel punto il successivo rimbalzo primario dovrebbe durare da 2 a 4 mesi, e ritracciando il 50% ha un potenziale di circa 400 punti dal minimo che verrà fatto (quindi si potrebbe tornare fino a circa 1100), mentre la successiva primaria al ribasso nel secondo semestre, in ipotesi di equivalenza con la prima, dovrebbe riportare giù attraverso una nuova serie di onde maggiori, per la fine del 2010 in area 200-300 dove si concluderà il mercato Orso, se nel frattempo il mondo così come lo conosciamo ci sarà ancora.<br />
Si conclude con Dow a 7365 -6,5% ( -16% da inizio 2009) SP500 a 770 -7,5%(-15%) Nasdaq100 a 1172 -5,5%(-3%)Russell -9%(-18%) Trasporti -10%( -24%) utilities -7,7% (-10%) semiconduttori -12% ( -7%) Broker -12%( -13%) Banche -20%( -51%).Il rapporto tra put e call sale a 1,06 e l’indice della volatilità VIX sale a 49.<br />
Il Nikkey giapponese a 7416 -5%(-16% da inizio 2009), il Dax a 4014 -9%(-17%) il cac francese a 2750, il footsie inglese a 3889 spmib a 15530 e mibtel a 12804 -10% (-12%). Tra gli emergenti: Brasile -7%(+3%) Russia -17% (-18%) India -8%(-8%) Cina -2,6%(+24%).<br />
<strong><br />
PREVISIONI: riparla Bernanke</strong><br />
Lunedì si vedrà cosa hanno partorito gli europei, ormai da un momento all&#8217;altro possono arrivare da questo fronte notizie in grado di impattare pesantemente su cmabi, borse e rendimenti. Martedì 24 giornata cruciale, con l&#8217;indice dei prezzi delle case, quello di fiducia dei consumatori americani per febbraio(atteso fare un nuovo minimo record da quando esiste, cioè dal 1967, a 36) mentre in contemporanea Ben Bernanke testimonierà al Senato sulla situazione economica e sulla politica della Fed. Non so quanto ancora lo possano prendere sul serio, comunque il copione dovrebbe essere il solito: se il tono sarà preoccupato, l&#8217;avversione al rischio dovrebbe aumentare, trascinando giù la borsa e sarà importante vedere come si evolve la correlazione con mercati valutari, materie prime e rendimenti obbligazionari, adesso che lo yen non è più il rifugio di prima, l&#8217;oro è già a mille, e i titoli di Stato sono sotto stress per le nuove ingenti emissioni. Mercoledì ancora Bernanke al Congresso, e le vendite di case esistenti. Giovedì 26, la dimostrazione che la domanda è in caduta libera dovrebbe venir fuori dai dati sui beni durevoli, attesi in riduzione di un altro 2% anche al netto dei trasporti; sarebbe il sesto mese consecutivo di contrazione, e l&#8217;impatto maggore sarà sulla borsa, perchè è un classico indicatore correlato agli investimenti delle imprese; usciranno inoltre le vendite di case nuove ed i sussidi settimanali ai disoccupati. Infine venerdì 27 si concluderà il mese di febbraio con la seconda stima del Pil nel quarto trim. 2008, prevista in peggioramento rispetto alla prima stima che risultò di -3,8%: se si arriverà a superare la soglia del 5% si avrà il peggior risultato dal 1982.<br />
Sul fronte europeo, arrivano le stime sull&#8217;inflazione per l&#8217;euro zona che potrebbero vedere un incremento annuo dell&#8217;1,1% il livello più basso dal 1999: si rilancerebbero le attese per un calo dei tassi nella settimana successiva e ciò potrebbe affossare l&#8217;euro; viceversa se l&#8217;inflazione riusltasse superiore a tali attese, crescerebbero i dubbi circa la prossima mossa della Bce e di conseguenza l&#8217;euro ne beneficerebbe.</p>
<p><a href="http://michelespallino.blogspot.com/">http://michelespallino.blogspot.com/</a><br />
<em>Palermo, 23 febbraio 2009</em></p>
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		<title>Salgono i rendimenti dei bonds</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 17:42:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Spallino</dc:creator>
				<category><![CDATA[La nota sui mercati]]></category>
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Settimana di forte ripresa per le materie prime, soprattutto quelle industriali guidate dal rame (+11%), perchè è tornato l’appetito per il rischio, sulla scia di vari fattori: i mille miliardi messi sulle loro banche dai giapponesi, l’ipotesi di abolizione delle regole contabili che obbligano le banche USA a valutare ai prezzi di mercato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MATERIE PRIME: salgono</strong><br />
Settimana di forte ripresa per le materie prime, soprattutto quelle industriali guidate dal rame (+11%), perchè è tornato l’appetito per il rischio, sulla scia di vari fattori: i mille miliardi messi sulle loro banche dai giapponesi, l’ipotesi di abolizione delle regole contabili che obbligano le banche USA a valutare ai prezzi di mercato i loro crediti, l’attesa per l’approvazione del piano di stimolo americano cui si aggiungono quelli cinese ed europei, mentre prosegue senza soste l’azzeramento del prezzo del denaro con gli inglesi scesi all’1% e la Bce che ha promesso di farlo ancora a marzo.</p>
<p>Le materie prime quindi sono state comprate assieme alle borse, con l’unica eccezione del petrolio su cui continua ad esserci la pressione delle scorte ed una probabile volontà geopolitica. L’oro, pur avendo perso circa il 2% coerentemente con questo sviluppo (si riduce l’esigenza di bene rifugio), ha però tenuto, e nel finale ha recuperato perchè comunque risente anche lui di eventuali previsioni ottimistiche sulla domanda futura. Queste ultime hanno portato all’impennata del Baltic Dry index (il costo del trasporto navale delle commodities) tornato a 1500 (era sceso fino a 700 a novembre, ma ricordo che al culmine della bolla era a 11 mila). Il quadro tecnico dell’oro resta confermato al rialzo, anche con euro con cui è sceso a 22,7 però l’oro in dollari da inizio anno (+3,5%) continua a sottoperformare l’argento(+15%) che è in linea con il rame(+15%), mentre il platino è a metà strada (+8,5%) ed il petrolio è arrivato a quota – 10%(il gas naturale ancora peggio, -14%). L’indice generale CRB recupera quasi il 2% ma resta a – 2,3% rispetto al primo gennaio.</p>
<p>Si conclude con : petrolio a 40,18(marzo) gas naturale a 4,7(marzo) oro a 914(aprile) argento a 13,1(marzo) platino a 1004 (aprile) palladio a 213(marzo) rame a 162(marzo).</p>
<p><strong>CAMBI: scendono yen e dollaro<br />
</strong>Il venir meno del bisogno di beni rifugio colpisce come da manuale lo yen che perde il 2% sul dollaro , il quale a sua volta perde l’1% come indice generale, scendendo a 85,5, con perdite soprattutto nei confronti delle valute commodities: -6,6% con il rand sudafricano, -6% con il dollaro australiano e -4,5% con quello neozelandese, ma anche perdite tra l’1 e il 2% con euro e sterlina rispettivamente.</p>
<p>Andamenti quindi coerenti con il ritorno della propensione al rischio anche se i dati macroeconomici continuano a uscire peggiori delle attese. Sia negli USA che in Inghilterra le prime stime sul Pil del quarto trimestre hanno indicato la peggiore recessione in decenni, e molti indicatori implicano un peggioramento andando avanti. Questa settimana si è chiusa con la peggior perdita di posti di lavoro americani, ben oltre le attese, a quota 600 mila e con revisioni peggiorative per i mesi precedenti. Ma anche sul piano squisitamente creditizio la situazione resta in alto mare. La Fed ha annunciato che ritarderà l’inizio del programma da 200 miliardi dedicato a carte di credto e piccole imprese; Moody’s ha annunciato il declassamento di altri 300 miliardi di titoli basati su garanzie ipotecarie;Fitch ha declassato a quasi spazzatura il debito della nazione Russia; Standard &amp; Poor’s ha detto che i dividendi delle aziende nello S&amp;P 500 scenderanno nel 2009 a livelli che non si vedevano dal 1942 in piena seconda guerra mondiale.Trovare la scusa per un genuino ottimismo appare difficile in queste condizioni; solo una fiducia cieca nelle capacità taumaturgiche di quelle stesse autorità che hanno portato al disastro, potrebbe giustificarlo. Perciò ritengo che questa fase sia destinata a esaurirsi, non appena si sarà smaltito l’eccesso di vendita o di acquisto sui vari mercati, consentendo così di riprendere i trends originari in coerenza con i fondamentali.</p>
<p>L’ Euro comunque continua a perdere terreno come indice generale, perchè aumenta la sensazione che la stabilità e le prospettive della zona euro siano molto precarie; beneficiando del migliorato clima generale, ha recuperato qualcosa su yen e dollaro ma in modo marginale e poco convincente, mentre ha perso con tutti gli altri. La retorica usata da Trichet durante la conferenza stampa ha lasciato dubbi circa la possibilità che la BCE sia in grado di fare abbastanza per contrastare la peggiore crisi economica della storia recente. Per come ragiona(erroneamente) il mercato , il rischio è che la Bce pur arrivando anche lei ad abbassare i tassi come tutti gli altri all’1% circa(l’azzeramento totale in stile nippo-americano è stato escluso perentoriamente da Trichet), ottenga un effetto inferiore per la lentezza e l’ indecisione mostrata nel processo; queste ultime provengono dal fatto che all’ interno della Bce ci sono alcuni che si rendono conto di quanto sia suicida a lungo termine questa politica di distruzione della remunerazione del denaro. Ma il mercato, drogato dalla propaganda secondo la quale il calo dei tassi è sempre un bene ottimale, non può apprezzare.<br />
Tecnicamente EUR/USD , continua ad oscillare nel range 1,27- 1,33 e conclude poco sotto metà strada.</p>
<p><strong>OBBLIGAZIONI: vendono bonds</strong><br />
Negli USA i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 1,43% (-10 cts. Rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è al 1,24%(+6 cts.) e ad un anno al 2,04%(+6 cts.); i bot a 3 mesi allo 0,28%(+5 cts.). I rendimenti dei bonds a 2 anni a 0,93%(+9 cts.); a 5 anni al 1,92%(+11 cts.); il decennale al 2,97% (+14 cts); a 30 anni al 3,73%(+7 cts.). Sale il differenziale tra 2 e 10 anni a 204 (+6 cts.).<br />
Risalgono i tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (+15 cts. Al 5,25%) quindicennali(+12 cts. Al 4,92) e quelli a tasso variabile ad un anno (+2 cts. Al 4,92%). Fermi i differenziali sui bonds aziendali, lieve miglioramento solo su quelli più estremi.</p>
<p>La salita dei rendimenti sui bonds, appare questa settimana in coerenza con il rialzo delle borse. Sale anche il rendimento del decennale giapponese (1,33%), e degli obbligazionari dei paesi emergenti, con i bonds brasiliani al 6,83% sul decennale (i messicani salgono al 6,67%).</p>
<p>In Europa i tassi euribor scendono ancora: ad un mese al 1,70% (-7 cts.) a tre mesi al 2,05%(-7 cts.) ad un anno al 2,24%(-7 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi scendono sul 2 anni al 1,39%(-14 cts.) ma salgono sul decennale al 3,37% (+7 cts.) per cui si amplia il differenziale tra 2 e 10 anni (+198 cts.) portandosi a livelli di poco inferiori a quello americano, perchè il differenziale con i bonds USA scende a +40 cts. Per il bund sul decennale, e scende ancor di più sulla scadenza a due anni (+46 cts.) sempre a favore del bund. Adesso quindi il maggior margine residuo dei tedeschi,è nettamente inferiore alla differenza tra i tassi ufficiali, dimostrando che il mercato si aspetta un restringento tra questi ultimi nel prossimo futuro.</p>
<p><strong>BORSE: fase laterale<br />
</strong>Le borse salgono e concludono con buoni guadagni una settimana che vede il prevalere di una lateralità di fondo che rimanda al futuro eventuali trend decisi in un senso o nell’altro. Non tutti i dati economici sono stati negativi: compromessi di vendita immobiliari in ripresa, gli ISM lievemente meno peggio delle attese; inoltre,alcuni risultati aziendali nel tecnologico hanno sostenuto questo settore, che si trova adesso in moderato uptrend di breve, trainato dai semiconduttori, ed anche le piccole imprese danno segni di vita.<br />
Questa settimana poi vi è stata la riscossa dei finanziari dopo la notizia dei trucchi contabili che saranno permessi ufficialmente. Se questo andazzo continua, l’sp500 potrebbe venirsi a trovare di nuovo in una situazione tecnica che convaliderebbe il minimo di 741 come la fine della prima macro fase di ribasso, e proietterebbe verso il famoso target di 1100 da raggiungere verso maggio, prima dell’inizio del grande ribasso successivo. Ma le probabilità maggiori restano al momento a favore di una ripresa del ribasso, alla fine di questa fase laterale che vede oscillare l’indice tra un po&#8217; più di 900 e circa 800, e che dura già da oltre 3 mesi. Ciò perchè, al di là dei momentanei entusiasmi per manovre e manipolazioni varie, la realtà degli utili aziendali è semplicemente disastrosa. Con il 65% delle aziende dello sp500 che ha riportato i suoi risultati si osserva una risultato medio negativo nel quarto trimestre pari a 3 dollari per azione, la prima volta che questo succede; con il 78% si peggiora e si arriva a -8,5 dollari. Per ora il mercato cerca di consolarsi pensando che le aziende ne approfittano per fare pulizia, e che dal prossimo trimestre le cose miglioreranno. Pertanto la vera grande caduta della borsa ce la possiamo aspettare per maggio quando queste attese saranno deluse.Del resto la storia delle previsioni degli utili degli analisti è una storia di continui sbagli. Gli utili 2008 sono ben il 70% in meno di quello che si prevedeva nel 2007. Complessivamente siamo adesso con lo sp500 a 868, ad un rapporto prezzo-utili stellare, di quasi 30. Ma, si dice, quello che conta è il 2009. Bene, in base alle previsioni in essere si sale a 36. E se invece gli utili risulteranno inferiori alle previsioni, diciamo un po&#8217; meno della metà, si arriverebbe a quota 55. Perfino nella crisi del 2001-2 non si andò oltre 50, per la precisione a 47. Allora, anche ipotizzando che si ripeta lo stesso, se ne ricava un indice a quota 1110. Ecco perchè a questo livello, se mai ci si dovesse arrivare, sarebbe da vendere con grande convinzione.</p>
<p>Si conclude con Dow a 8280 +3,5% ( -6% da inizio 2009) SP500 a 869+5,27%(-4%) Nasdaq100 a 1278 +8,2%(+5%)Russell -6,2%(-6%) Trasporti +8%( -9%) utilities +3,4% (+2%) semiconduttori +10% ( +8%) Broker +11,2%( +4%) Banche +6%( -31%).Il rapporto tra put e call scende a 0,77 e l’indice della volatilità VIX scende a 43.</p>
<p>Il Nikkey giapponese a 8076 +1%(-9% da inizio 2009), il Dax a 4644 +7%(-3%) il cac francese a 3123, il footsie inglese a 4291 spmib a 18434 e mibtel a 14249 +3% (-2%). Tra gli emergenti: Brasile +9%(+14%) Russia -2,7% (-17%) India -1%(-3%) Cina +10%(+20%).</p>
<p><strong>PREVISIONI: stimoli e salvataggi<br />
</strong>La settimana inizierà con le reazioni all’approvazione del piano di “stimolo” americano da 900 miliardi, e con quelle all’atteso nuovo piano di “salvataggio” delle banche firmato dal nuovo ministro del tesoro. Il precedente, quello di Paulson è già dimenticato, e non si è capito molto bene dove siano finiti i soldi e a che siano serviti.<br />
Certo qualcuno li ha intascati, ma di risultati non se ne sono visti.<br />
Ma, quello che conta adesso è il “nuovo”. Il continuo trasferimento di risorse dal futuro al presente viene bellamente ignorato, le future generazioni sono figli di nessuno, e certamente non li sente come figli propri Ben Bernanke, che testimonierà martedì sui mega programmi fin qui architettati dalla FED. Si aspettano spiegazioni sul ritardo annunciato venerdì circa il programma da 200 miliardi denominato TALF (Term Asset-Backed Securities Lending Facility) che consiste nel sostegno (con moneta stampata per la bisogna) ai titoli basati su prestiti agli studenti, credito al consumo, e altri prestiti rivolti alle piccole imprese. Al solito, se dall’audizione si percepirà che Bernanke è poco ottimista sulle prospettive, potrebbe esserci il fine corsa per la ripresa della propensione al rischio, con borse, materie prime e valute giù, a favore di bonds, dollaro ed yen. Se invece il “bankster” fa l’ottimista, il recente rimbalzo può continuare. Almeno fino a giovedì quando ci si troverà a fare i conti con i dati sulle vendite al dettaglio : ci si aspetta una contrazione ulteriore dello 0,8% (0,4 al netto delle automobili), ma anche un dato peggiore potrebbe essere ignorato, come successo venerdì scorso con l’occupazione, purchè resti in essere l’illusione che tutto procede senza intoppi, in materia di stimoli e salvataggi.</p>
<p>Sul fronte europeo saranno di scena i dati sui prodotti interni lordi dei vari paesi e infne su quello complessivo della zona euro: inutile dire che se saranno peggiori delle già negative attese, la pressione sulla BCE – per tagli più incisivi dei tassi- e dunque sulla valuta europea, aumenterà.</p>
<p><a href="http://michelespallino.blogspot.com/" target="_blank">http://michelespallino.blogspot.com/</a><br />
Palermo, 9 febbraio 2009</p>
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