Assolto per non avere commesso il fatto: è la sentenza del Gup di Catania Grazia Caserta sul processo a
Vincenzo Morici, il medico accusato di avere ucciso per gelosia, la sera del 4 dicembre 1993, la moglie, la docente universitaria Antonella Falcidia, nella loro abitazione in via Rosso di San Secondo. A conclusione della requisitoria, nelle scorse udienze, i pm Renato Papa, Salvatore Faro e Andrea Ursino, avevano chiesto la condanna dell'imputato a 30 anni di reclusione, sostenendo che il movente del presunto uxoricidio era passionale. La difesa aveva chiesto l'assoluzione per manifesta inconsistenza dell'accusa. Il processo è approdato in aula a 17 anni dal delitto ed è stato celebrato con il rito abbreviato e a porte aperte, su richiesta dei legali dell'imputato, gli avvocati Enzo ed Enrico Trantino.
Il dottore Morici, presente in aula, è rimasto impassibile durante la lettura della sentenza. Ai giornalisti ha poi detto di "essere soddisfatto" della decisione del giudice: "Sono finiti - ha chiosato il medico - cinque anni di un lungo calvario...".
Vincenzo Morici, primario del reparto di Chirurgia generale dell'ospedale di Taormina, fu arrestato il 14 marzo 2007, a distanza di oltre 13 anni dalla morte della moglie, in esecuzione di un ordine di custodia cautelare, con l'accusa di omicidio. Il professionista fu scarcerato 25 giorni dopo dal tribunale del riesame per mancanza di indizi. Decisione poi ribadita dalla Cassazione. L'inchiesta era stata riaperta dalla Procura di Catania nel febbraio 2007. La svolta era arrivata dopo che uno scanner in uso nell'università di Trieste - durante esami del Ris su una macchia di sangue confusa ai bordi inferiori di un divano con tappezzeria fiorata - aveva evidenziato, secondo l'accusa, le prime tre lettere a stampatello del nome del marito, 'ENZ', che sarebbero state scritte dalla vittima, che avrebbe così indicato nel coniuge l'omicida.
"Credo di aver avuto oggi pomeriggio una grande soddisfazione perché credo di aver avuto riconosciuta ancora la mia innocenza. Credo che questo sia la conferma che in un certo senso la giustizia funziona anche se ho dovuto soffrire per cinque anni un calvario che è stato pesante per me e per la mia famiglia per i miei familiari". Lo ha detto Vincenzo Morici, con la voce rotta dall'emozione e dal pianto, incontrando i giornalisti nello studio legale Trantino dopo la lettura della sentenza. Morici ha ringraziato i suoi legali e i suoi consulenti, affermando che gli hanno dato "una mano importantissima a dimostrare la sua innocenza". Rispondendo alle domande dei giornalisti ha detto che la lettura della sentenza è stata "una liberazione, l'ennesima dimostrazione che non si potevano dare a quest'uomo 30 di carcere, una richiesta che fa paura. Io ero sereno ma la richiesta fa paura". "Mi sono stati - ha continuato - tutti vicino, i colleghi e i pazienti, che hanno avuto fiducia, hanno pensato che io non era un assassino e hanno continuato a farsi operare in questi cinque anni dopo che ero stato in carcere e questa è una cosa, importantissima per me, che non mi ha ucciso". "Dopo la lettura della sentenza - ha detto Morici - sono stato tempestato dalle telefonate. Non sono riuscito a parlare con mia moglie ma so che già è serena. Lei mi è stata vicina e soprattutto abbiamo cautelato un bambino di 10 anni. Ho avuto costantemente vicino mio figlio Riccardo, che come me ha subito una tragedia e insieme stavamo per subirne una seconda". Morici ha parlato di "accanimento" nei suoi confronti. "Davanti a fatti evidenti - ha aggiunto - determinati procuratori non li hanno mai voluti interpretare in un determinato modo".
Ultima modifica: 03 Marzo 2011 ore 18:16
@maria
nulla da ridire sulle tue premesse. Che la giustizia ha fallito questa è l'unica cosa su cui siamo tutti d'accordo. Assurdo non tenere sotto sequestro tutto il necessario, che a mio avviso era tutta la casa con tutto quello che c'era dentro. Comunque, vogliamo essere generosi: facciamo passare che non sia stata tenuta sotto sequestro tutta la casa, ma almeno il divano, il tappeto e tutto ciò su cui c'erano tracce di sangue poteva essere sbattuto in qualche cantina a fare la muffa. Certo che però non bisogna essere grandi detective per capire che questi oggetti potevano servire alle indagini, quindi, anche dopo il dissequestro, la famiglia poteva conservarli.
Sull'ultima parte, no comment perché non conosco Morici nè come persona nè professionalmente. Dico solo in generale che chi sbaglia non è un alieno, con tre occhi e tre teste, con chissà quali modi quindi la cordialità ma anche la mancanza di cordialità e tutto il resto a mio avviso sono irrilevanti.
Dalle mie parti ci sono stati episodi di cronaca finiti sui giornali in cui il difensore è stato proprio l'avvocato Trantino e le persone coinvolte - colpevoli rei confessi - appartenevano a famiglie perbene ed erano essi stessi persone perbene, che hanno commesso quello che hanno commesso per una serie di circostanze sfavorevoli.
@ utente qualunque e a tutti gli altri sopra: premesso che la famiglia agiata nn era quella del prof, ma quella della defunta consorte; premesso che è stato un errore della giustizia nel 'nn' conservare il divano; premesso che chiunque con 23 coltellate in corpo non avrebbe MAI avuto nè la forza di andare al tel, nè tantomeno di scrivere anche solo una 'E' .. Premesso che la difesa fa il proprio dovere, così come i giudici e l'accusa. premesso che la vittima aveva in una mano una ciocca di capelli biondi: che fine hanno fatto??!
Un giornalista ha chiesto al prof Morici se adesso avrà paura: corretta la sua risposta ne dire che la Giustizia ha fallito nell'accanirsi sulla persona sbagliata, ricominciando di nuovo altrove. Spiacente, Morici è e rimane un uomo cordiale e un professionista eccellente e preparato: uomo libero!
@rosaria,
ma come mai il divano non esiste più? Come mai la casa non è rimasta sotto sequestro? Anche ammesso che la legge a un certo punto la abbia dissequestrata, come mai la famiglia non ha lasciato tutto com'era, visto e considerato che si tratta di una famiglia agiata, per cui quella casa non era strettamente indispensabile? Inoltre non credo proprio che una persona ferita a quel modo avrebbe avuto la forza di arrivare al telefono.
Sono veramente felice che sia stato assolto,sono stata una paziente del professore, non ho mai cosciuto un professionista che prima di tutto è un UOMO con una grande umanità.
Caro anonimo puoi avere tutti i soldi di questo mondo, l'innocenza non si compra.
Non ti sembra un pò assurdo che dopo 17 anni viene fuori una foto(perchè il divano non esiste più) e nessuno prima avendo le prove davanti agli occhi si fosse accorto di questa scritta???!!!mi sembra molto assurdo...
e poi la povera vittima dopo 22 coltellate supina a terra avrebbe scritto dal basso verso l'alto e non in orizzontale...ma sopratutto dopo tutti quei colpi, quante volte avrebbe dovuto intingere il dito nel proprio sangue per scrivere "E N Z", avrebbe avuto tutta questa concentrazione e lucidità???se l'avrebbe avuta io, penso che poteva andare verso il telefono e chiamare aiuto...è tutto un pò strano non credi???
Auguro tutta la felicità di questo mondo al professore Morici se la merita!
In collegamento a quello che dice Solaris, certo che non si viene a capo mai di niente se ad esempio viene compiuto un delitto in una casa e quella casa con tutto quello che c'è dentro non viene tenuta sotto sequestro fino alla conclusione delle indagini. La casa è stata venduta, il divano dov'è? Boh!
Casa venduta da quella povera vittima n volte del marito, ingiustamente perseguitato.
Comunque non avevo dubbi che finiva così. legge uguale per tutti un accidente. Un poveraccio sarebbe finito dentro per molto meno. Certo se uno ha i quattrini e ci mette addirittura 3 avvocati del calibro di Trantino e figlio.
“Assolto per non avere commesso il fatto.” Non è la prima volta e non sarà l’ultima, ma ogni volta che un nuovo grano si aggiunge al lungo rosario delle assoluzioni, pur con l’animo colmo di gioia per “quello scampato pericolo”, non si può non riflettere sul modo irresponsabile con cui certi pm affrontano il loro compito di pubblica accusa. Perché “l’imputato viene assolto per non aver commesso il fatto, se manca agli atti in modo assolutamente non contestabile la prova della commissione del fatto stesso.” Eppure, in mancanza della pistola fumante in mano, i pm “avevano chiesto la condanna dell’imputato a 30 anni di reclusione”. Com’è possibile un tale avvitamento nel nulla?
Non vorrei fare sterile polemica, ma mi sembra che in questo paese non si riesca mai a punire chi si macchia di un reato così grave come quello del delitto. Come mai? Mancano le risorse per addestrare bene gli uomini della polizia scientifica? Le indagini vengono fatte in maniera superficiale? Chi uccide la fà franca e la vittima muore 2 volte.