Ieri è stata una giornata interlocutoria per Pippo Scalia, alle prese con i suoi "turbamenti politici", mentre sussurri e grida lo vogliono ormai distante dal percorso di "Futuro e Libertà".
Oggi qualcosa si muove, allontanando l'ipotesi di una sua uscita. Sono giorni e ore di riunioni su riunioni. E mai una risposta al telefono. A Livesicilia risulta che l'abboccamento con Fini, c'è stato, e che potrebbe essercene un altro. Ma le bocce sono rimaste ferme.
Anche se, nel pomeriggio di oggi, da ambienti "futuristi" non lontani da Scalia, arrivavano segnali di ottimismo su una possibile chiusura delle vicenda senza strappi.
Insomma, la crisi potrebbe rientrare, ma si aspettano dei passaggi nazionali, che riguardano Adolfo Urso, leader di riferimento di Scalia e di altri finiani di Sicilia, penalizzato in termini di incarichi dal congresso fondativo del partito. Se, come si sussurra con sempre più insistenza a Roma, Urso otterrà l'incarico di capogruppo alla Camera (e Della Vedova sarebbe pronto a fare un passo indietro), la distensione sarà cosa fatta.
I boatos su un possibile avvicinamento di Scalia a Forza del Sud, o comunque su un suo rientro nell'alveo berlusconiano, intanto continuano. Domani potrebbe essere il giorno giusto per conoscere la decisione finale del deputato agrigentino, fino a oggi plenipotenziario in Sicilia del presidente della Camera.
Ultima modifica: 23 Febbraio 2011 ore 18:04
Uomo inutile in più uomo inutile in meno, cambia poco per FLI.
La discesa agli Inferi per i vari Bocchino, Granata, Briguglio è ormai questione di tempo.
Ancora 8 deputati traditi da sig. FINI in Tulliani e anche alla camera non avranno il gruppo parlamentare salvo un aiutino da Bersani.
Bella fregatura, ha fatto dimettere tutti i suoi uomini ma lui resta sempre al suo posto, che furbetto.
L'apologo di Adolfo Urso silurato da Fini nel Fli -- di Pierluigi Magnaschi
Adolfo Urso, già Msi, poi An, quindi Pdl e ora Fli, è un politico, discreto e affabile, un gran signore, che ha portato le insegne di diversi partiti ma che, in pratica, è rimasto sempre lo stesso. Sono cambiate le circostanze esterne, non la sua posizione politica. Urso è una sorta di Emilio Colombo che era «nato ministro», un «ministro fin dalla sua più giovane età», «nella culla» come, con varie espressioni, scrisse Fortebraccio su l'Unità, quando questo giornale mordeva, ma non con le gengive. Urso infatti è stato a lungo viceministro per il Commercio estero. Incarico, questo, che ha rivestito fino al 15 novembre scorso, quando si è diligentemente dimesso dal Pdl (e quindi, contrariamente a Fini, anche dall'incarico ministeriale conseguente a questa sua appartenenza partitica) per assumere il ruolo di coordinatore nazionale del Fli. Urso è entrato con queste prestigiose insegne all'Assemblea del Fli che si è tenuta alla Fiera di Milano. Qui però, per decisione di Fini, Urso è stato decapitato a freddo e senza preavviso, essendo stato ridotto, da coordinatore del Fli, al ruolo demoralizzante di portavoce del partito. Agli amici, Adolfo Urso ha confidato, non solo di «essere stato usato» ma anche di essere stato «brutalmente fregato» da Fini. E sulla base delle circostanze, la sua conclusione, ha dei seri fondamenti. Gianfranco Fini infatti gli ha preferito Italo Bocchino perché questo parlamentare napoletano è più vivace, polemico, aggressivo di Urso. Bocchino è un uomo da talk show, da chiacchiere, da capriole. Un funambolo. Alla giacca e cravatta preferisce la camicia stravagantemente sbottonata. E a Fini non serve un serio e pacato uomo di fatti e di idee com'è Urso, che ha dato l'anima al commercio estero italiano, a favore del quale ha raggiunto cospicui risultati, girando il mondo come una trottola, studiando dossier economici, accompagnando delegazioni di imprenditori, intrecciando rapporti con tutti i paesi. Per amore (e fedeltà) di Fini, Adolfo Urso, pur essendo questo, per lui, un comportamento contro natura, ha persino alzato la voce nei talk show, cosa che gli amici non gli avevano mai sentito fare nella sua vita precedente. Ma si capiva bene che un «ministro nella culla» non poteva competere in aggressività sorgiva con uno scugnizzo che ha pratica di vicoli partenopei come Italo Bocchino. Urso, che è un uomo d'onore, ha seguito il suo capo nel Fli, rinunciando anche al ministero, per fedeltà a Fini. Quest'ultimo invece, che non ha rapporti di relazione con nessuno, ha deciso che adesso, Bocchino gli serve di più. E ha lasciato Urso sul pack. È l'apologo di Urso. Che la dice lunga su Fini.
Per favore andatevi a rieleggere i risultati elettorali e poi la penserete come me non si perde nulla anzi si guadagnerebbe
Ma che se ne vada tanto in termini di numeri elettorali non si perde nulla, anzi se se ne andrà come ci auguriamo in tanti tantissima gente si avvicinerà ormai Scalia vive di rendita politica quindi capitelo e lasciatelo andare FLI guadagnerebbe tanto fidatevi è un bluff politico
Menomale non voto più AN
tutta questa bagarre in seno al neonato movimento di fli svela quali sono i veri proncipi ispiratori che hanno portato diversi deputati del pdl a lasciare il partito: potere incarichi e privilegi!