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Live Sicilia

Inchiesta sulla vita
di Norman Zarcone

Mercoledì 29 Dicembre 2010 02:00 di Roberto Puglisi

Questa è un’inchiesta in tre puntate sulla vita di Norman Zarcone, meglio noto come “il dottorando suicida di Lettere”, secondo una formula in cui la brevità rasenta un superficiale cinismo. Della sua morte sappiamo tutto. Nelle cronache dei giornali la vita è entrata quasi per caso e di soppiatto, come un ospite inatteso. Vorremmo provare a ricomporre l’equilibrio. Norman amava la vita. Tenteremo di capire perché un amore così ardente e chiaro sia naufragato in quel volo dal settimo piano della facoltà di Lettere, in viale delle Scienze. Abbiamo cercato di mettere insieme i dettagli sminuzzati di un’esperienza, dei giorni e dei minuti che hanno preceduto il finale. Forse basterà per narrare appena la storia di un ragazzo che è stata una sinfonia bellissima di passione per la verità e per gli esseri umani.  Abbiamo cominciato il cammino da curiosi e ignari. L’abbiamo finito con la gola stretta dal rimpianto. Dopo averlo conosciuto nelle parole degli altri, ora Norman ci manca. Dovessimo associarlo a un personaggio letterario, gli daremmo i panni e la voce innocente del Piccolo Principe, a colloquio con i suoi fiori, con il suo cuore e con le stranezze dei grandi.  L’inizio del viaggio da dove era giusto iniziarlo. Dalla casa dei Zarcone, in via Lucchesi Palli 40 B a Palermo.

Apre la porta Claudio, papà di Norman. La maschera tragica di un padre che ha perso un figlio, esplosa nei minuti successivi alla tragedia, si è solidificata in un’incancellabile espressione di penosa inquietudine. Claudio accende una sigaretta via l’altra. Beve il caffè. E’ un uomo in movimento perpetuo. Deve procedere velocemente, per non fermarsi, per evitare che il lutto che lo insegue gli venga addosso. Claudio ha solo i suoi passi svelti, per non morire subito di dolore. “Ecco, questa era la stanza mia  e di Norman”. Uno spazio del pensiero agghindato da una miriade di libri. Un pianoforte accanto al muro. Una pianola a invadere tutto. Un cappello dell’armata rossa. Scusa, Claudio, tuo figlio era per caso comunista? Il padre sorride. Si tormenta l’orecchino: “No, era un innamorato di ogni cosa. Per me era un grande filosofo di destra. Non so se lui lo sapesse. Ha letto Mishima. Ha segnato un passo in cui si distingue tra suicidio egoistico e suicidio altruistico. Ogni volta che lo rileggo mi vengono i brividi”. Di libri è foderato il letto a castello, consacrato alla meditazione più che al riposo.

I riferimenti alla politica e a Mishima non sono casuali. Si incasellano alla perfezione nella trama. Zarcone padre è un uomo di destra, per tanti anni addetto stampa di Fabio Granata, prima di una separazione che ha lasciato rancore e inimicizia. La tesi del suicidio “altruistico” apre il sipario su una questione fondamentale. Secondo la famiglia, il brusco trapasso di Norman non è stato il gesto di un giovane depresso, in preda a una deriva generazionale. Piuttosto, il sacrificio meditato di uno studente in rotta con un sistema universitario permeabile e incapace, per sua scelta, di premiare il merito. Un atto d'accusa simbolico, consumato per gridare ad altissima voce. Quasi un dono di estrema consapevolezza per gli altri Norman impantanati in trincea. Gli archivi sono pieni delle parole roventi di Claudio Zarcone sul tema. Qui basti rammentare un’intervista a “Exit”, con frasi molto dure sulle baronie che innalzano gli amici degli amici o su certe impagabili sentinelle del mondo scientifico, promosse senz’altro purché “abbiano le gambe aperte”. Una polemica destinata a lasciare strascichi.

Si discute se intitolare un’aula della facoltà di Lettere a Norman Zarcone. Parecchi professori si sono opposti. Il filo rosso è nelle mani del rettore, Roberto Lagalla e del senato accademico. Il ministro Gelmini è favorevole e l'ha ricordato con una lettera. Claudio sussurra: “Per il momento cerco di stare buono, ma lo scenario è chiaro. Non vogliono la dedica a Norman per reazione. Ai docenti della sua facoltà non sono andate giù le mie denunce. Premiare una vittima delle baronie e dei traccheggi squallidi sarebbe come un’ammissione, se non di colpa, almeno di una certo confusione. Possono permetterselo? So che c’è stato uno scontro molto aspro in consiglio di facoltà”.

Pausa caffè. Una sigaretta spenta accende la successiva. “Mio figlio voleva attraversare il mondo con gli occhi aperti. Anzi, spalancati. Sai, aveva progettato un’inchiesta fotografica sulla mafia. Scatti e interviste. Ne abbiamo discusso pochi giorni prima della sua morte. Io avevo appena visto ‘Fortapasc’, il film su Giancarlo Siani, il giornalista ucciso dalla camorra. Ero terrorizzato”. Sulla mensola della cucina, un popolo di pupazzetti di Lupin in miniatura. “Norman ne andava pazzo”. Con i suoi basettoni e il suo sguardo impertinente, somigliava un po’ al personaggio del ladro simpatico dei cartoni animati.
L’avremmo immaginato volentieri, Norman, su un’auto decappottabile accanto alla sua dolcissima Margot, in spiaggia, al tramonto. Invece, il 13 settembre scorso, il ragazzo che amava la vita e soffriva di vertigini si è inerpicato fino al settimo piano della facoltà di Lettere. C’era una finestra aperta. Ha voltato le spalle al cielo, per non guardare.  E si è lasciato cadere giù.
(1-Continua)

 

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Commenti

  • 2011-01-15 19:11:47

    Indirizzo questa mia al mio amico d'infanzia Claudio, per lui sono Antonio.
    Ho letto qualche giorno fa la notizia che mi è sfuggita della morte del figlio.
    Vorrei dirgli hce gli sono vicino e che al ritorno da miei imegni inderogabili di lavoro cercherò di mettermi in contatto con lui e che gli sarò accanto nella sua battaglia con i mezzi che potrò avere a disposizione.
    Ho conoscenze in tutta Italia e invierò mail a tutti i miei contatti per subissare di lettere di protesta la facoltà e i suoi baroncini del kaiser.
    Capiranno ch e è ora di smetterla e che non si può più coltivare l'orticello che non è tuo ma degli studenti e di chi lo merita.
    Un abbraccio fraterno.

    Antonio Reale.

  • 2010-12-30 15:15:22

    "Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza"...La finestra da cui si è lasciato cadere Norman, non è molto grande. Un rettangolo di vetro. Circa 1,5 m per 1 m. Uno specchio. Per lui è stata una porta verso una dimensione non esplorata empiricamente. La sete di sapere lo ha spinto oltre il limite. Al di là delle colonne d'Ercole. Chissà cosa ha pensato prima del salto. L'istinto di sopravvivenza è animalesco, innato, ancorante. Incontrollabile. Per riuscire a superarlo devi possedere grande forza o disperazione. Ma comunque coraggio. Credo che Norman avesse profonda determinazione. Non voglio fare l'apologia del suicidio, ma nella storia della filosofia gli esempi sono tanti. Considero l'atto, l'azione volontaria, di Norman un gesto stoico. Da quella finestra si è lanciata un'intera generazione. Precaria, in bilico tra l'essere che non diviene e un divenire che pulsa la sua forza. Ma resta immobile. Ascolto e sento le parole della canzone scritta da Claudio, papà di Norman. Mi scivolano sulla pelle e bruciano. C'è chi si è, legittimamente, domandato il perché la storia di Norman abbia fatto tanto "notizia". La risposta è semplice. Basta leggere i giornali o guardare la televisione. Il disagio cresce ogni giorno. I ragazzi sono costretti a fare i bamboccioni perché una laurea, una specializzazione, non bastano. Devi scappare. Non è retorica ma realismo oggettivo. Davanti alla scelta: fuggire o restare, Norman ha deciso di lasciare il segno. Ha dato uno schiaffo che ha scosso. Non è il gesto estremo di un povero depresso. Ma è la scelta critica di un ragazzo straordinario. Non ordinario. In tanti si sono rivisti in quello studente modello, con le basette lunghe e con la musica nelle mani. Per questo se ne parla. Perché una generazione di trentenni, oggi più di ieri, sono Norman. Norman è simbolo delle donne e degli uomini che non accettano il compromesso per andare avanti. Ovvero tirare su la gonna o portare una borsa sempre più pesante. Per questo si parla di Norman.

  • 2010-12-29 19:32:41

    E' bene, per chiarezza, che si distingua il mio intervento firmato (Angelo), delle ore 15,55 da quello di chi si è firmato con lo stesso nome alle 17,51. Penso che quanto meno chi intervenga non debba utilizzare un nome identico a uno di quelli che hanno già scritto. Grazie

  • 2010-12-29 19:22:50

    grazie a ki cerca la verità. purtroppo è facile dire ke Norman era un debole, depresso o cos'altro. ma ki, come molti di noi , lo conosceva bene, sà ke era un ragazzo perfettamente sano, sia mentalmente che moralmente.
    i suoi sorrisi illuminavano. la sua gentilezza nn era comparabile a molti. ha lottato e tanto ed anke se può sembrare innaturale, ha deciso di fare quel, tremendo gesto, nn per vigliaccheria, ma come monito. il suo è stato davvero un omicidio di stato. ha lasciato un immane dolore nel cuore di tutti coloro ke lo conoscevano. pensate davvero, ke se fosse stato una persona stana.... cm molti credono, avremmo sentito questo, nn vuoto, ma vortice, nei notri cuori?
    lui era la vita..... ricordatelo.
    forse, i troppo sensibili nn sono x questa terra ke brulica di gente che vive come i parassiti. non volgio dirlo, ma sappia ke i colpevoli pagheranno.
    un giudizio divino esiste

  • 2010-12-29 19:12:41

    non conoscevo norman non conosco il padre e dal primo giorno di questa storia mi sono sempre chiesto da lettore e telespettatore: perché si parla così tanto di questo suicidio mentre qualsiasi altra tragedia del genere viene raccontata con 5 righe sul giornale di sicilia ed ignorata da tutti gli altri mezzi d'informazione?
    non so se sbaglio, ma a memoria non mi pare di aver letto (pure su livesicilia) mai articoli su suicidi, nè resoconti di cronaca nè commnenti né inchieste
    qui parla addirittura un ministro
    e tutti gli altri?
    qualcuno parla di articolo retorico ed ion effetti ci sono passaggi retorici.
    ma c'è anche tanto cuore e questo va riconosciuto al bravo autore

  • 2010-12-29 18:26:41

    SONO COMMOSSO PER IL MESSAGGIO DI CLAUDIO ZARCONE!
    grazie!

  • 2010-12-29 18:19:54

    Gli effetti dicevo sono appunto positivi, molte coscienze sono state scosse in tutta la penisola, comunque poche certo, ma quanto basta per aver convinto il ministro dell'istruzione a dire basta al nepotismo negli atenei. Poi certo i baroni troveranno sempre il modo per aggirare l'ostacolo mediante accordi tra famiglie diverse, ma comunque la legge è già un piccolo passo avanti e il segno che un cambiamento deve essere fatto.

  • 2010-12-29 18:15:59

    Si può discutere all'infinito se il suo gesto è lecito oppure no. Poichè il giudicare non muta la situazione del gesto ormai compiuto, io mi soffermerei più che altro sugli effetti che a mio avviso, nonostante il ritardo e le iniziali resistenze di alcuni amici di Norman che temevano "strumentalizzazioni politiche" e quindi il fermo (e minaccioso) desiderio di ricondurre il tutto a un fatto privato su cui far cadere l'oblio, credo che ormai la maggior parte di noi ha dato la giusta lettura all'evento, grazie soprattutto al padre che ha dato quella che io ritengo la giusta interpretazione al gesto silenzioso del giovane... ma ripeto io al suo posto, prima di uccidermi avrei lasciato una dura lettera contro le baronie, segno forse di un tentennamento e di un impeto improvviso, sì premeditato ma non progettato da tempo come è stato ad esempio per il figlio neolaureato in medicina di una mia docente che prima di lanciarsi nel vuoto ha lasciato tre lettere spiegando la sua depressione di cui era in cura. Suicidio che aveva scosso molti studenti ma di cui era vietato parlare su tutti i forum, pena l'immediata censura, per volontà stessa dei genitori che volevano che non trapelasse nulla del gesto del figlio, forse perchè, a differenza di Claudio, ne provavano vergogna.
    No, io credo che del suicidio bisogna parlare, non bisogna mai provare vergogna, perchè non c'è nulla di cui vergognarsi e vi dirò che mi ha fatto più male, quando tre anni fa ho dato un pugno a un vetro (perchè il giorno prima a un colloquio di lavoro televisivo avevano preso in giro il mio titolo di studio in scienze della comunicazione) e si è rotta la vena del polso, l'odio con cui medici e infermieri del pronto soccorso mi fissavano mentre mi medicavano (tre punti). Pensavano che avessi tentato il suicidio e non hanno voluto credere che è stato un incidente, seppur voluto. Ma supposto che anche così fosse stato, chi erano loro per giudicare?
    Dice Gesù "Non giudicate e non sarete giudicati!"

  • 2010-12-29 17:51:22

    L'inchiesta di Roberto Puglisi sula vicenda di Norman zarcone non può fare altro che chiarezza in una vicenda che è sempre stata complessa non tanto nelle dinamiche, ma nelle motivazioni e nel disagio e malessere che il gesto di Norman ha voluto trasmettere al mondo univesritario in primis, ma a tutta lo società civile.
    E' solo normale la battaglia del padre Claudio a favore del ricordo del figlio, guai se così non fosse, e davvero non capisco chi, nel rispetto delle diverse posizioni e ideologie, possa criticare il fare di un padre in ricordo del figlio.
    Forza Roberto, aspettiamo le altre parti dell'inchiesta

  • 2010-12-29 17:40:25

    Grazie @Comunista. A ringraziarti per la tua solidarietà è uno di quelli che nel Sessantotto venivano chiamati fascisti. Uno di quelli con il quale forse avresti fatto a cazzotti davanti al liceo. Io le ho fatte queste cose. Ma il mio testimone di nozze è stato un anarchico col quale ce le siamo suonate di santa ragione, il mio miglior amico Sasà Bonanno (al quale ho dedicato il mio libro "Il tempo nella bottiglia), anch'egli anarchico,ormai morto per infarto, è e resterà il mio carissimo "compagno" col quale ho girato mezz'Europa. Col quale ho fumato i primi spinelli, col quale sono andato a donne, col quale facevo casino, suonavamo la chitarra, sedevamo sulle scalinate di Piazza di Spagna o di Piazza Maggiore ascoltando Claudio Lolli in "Ho visto anche degli zingari felici". Vedi @Comunista, un ormai attempato ex fascista aveva fra i suoi migliori amici gente di sinistra e con questa gente ha trovato il senso del dialogo e del dibattito. Della vita, in breve. E' questa gente che mi manca: di giorno a farci a botte e di pomeriggio e notte a far casino.
    Sono un nostalgico e mi mancano i tempi in cui eravamo tutti un po' Peppone e un po' Don Camillo. Eravamo tutti un po' più coglioni e sinceri. Tanti giovani che volevamo cambiare il mondo, posti convenzionalmente sui due lati della barricata. In te rivedo me stesso, @Comunista. Per questo ti ringrazio per le cose che dici. Anche Norman era come me da giovane e come te adesso e poco importa se fosse di destra o di sinistra, non l'ho mai capito realmente.
    Di certo era uno che rispettava tutti e da tutti era rispettato. Per questo dobbiamo scavalcare insieme quella barricata e lottare perché non debbano più ad esserci altri Norman che abiurino la propria fantasia e creatività per cedere alla tentazione della morte.
    Claudio Zarcone

  • 2010-12-29 17:30:40

    La ringrazio per questa bella e pacata riflessione

  • 2010-12-29 15:55:17

    Salve a tutti, non voglio entrare nella discussione per fomentarne i toni già accesi, ma semplicemente per esprimere il mio punto di vista rispetto a questa storia. Da premettere, non conoscevo Norman, prima di averlo incontrato per la prima volta “domenica 12 settembre”, accompagnando una mia amica a casa di Claudio. Quel giorno sono stato tutto il pomeriggio dentro quella stanza descritta come “Uno spazio del pensiero agghindato da una miriade di libri…” a chiacchierare con Claudio di tutto ciò di cui si poteva parlare, riflettendo su questi “tempi davvero difficili” per noi giovani. Claudio con grande orgoglio ci parlò di Norman e dei suoi sogni, lì trapelò un po’ di amarezza, rispetto alla sua carriera universitaria. Quel giorno l’orgoglio di Claudio verso il figlio era identico a quello che emerge oggi, così come era identica la rabbia verso quel sistema saputamente marcio!
    Quel pomeriggio si toccarono argomenti che, in quanto giovane neolaureato, mi toccavano nel profondo. Comprendevo sulla mia pelle la rabbia e, nello stesso tempo, l’impotenza per non poter far nulla rispetto a “nicchie” di un sistema sociale, talmente chiuse e impenetrabili, che purtroppo vanno oltre quelle del sistema universitario.
    A distanza di mesi da quel terribile 13 settembre per me è ancora grande il dispiacere per una vita che si è spenta in questo modo e alla luce di quello che si è raccontato su Norman esprimo con grande rammarico che avrei voluto conoscerlo.
    Tuttavia, vedo che la questione continua a dipanarsi attraverso due livelli paralleli e difficilmente conciliabili:
    -giudicare l’atto
    -decodificarne il messaggio.
    Ritengo che molta della confusione e delle differenze di posizione dipendano dal non distinguere bene i due livelli di riflessione. Ciò rende comprensibile la posizione di chi, dando più peso al livello che riguarda il giudizio nei confronti dell’atto, lascia trapelare scetticismo e distacco nei confronti della vicenda di Norman. Per quanto mi riguarda non giudico il gesto, anche perché facendolo sentirei di sminuire e di offendere Norman nella sua, pur estrema, scelta. Questa posizione mi pone automaticamente a considerare il senso e il valore del gesto all’interno del contesto storico-socio-culturale in cui vivo. Per tale ragione ritengo che Norman abbia canalizzato su di se tutta la rabbia e tutta la forza di una generazione allo sbando e dal futuro indecifrabile, che non riesce ad esser d’accordo nemmeno nella sventura di ritrovarsi privata del proprio diritto di autorealizzazione da “eventi e forze” che sembrano vanificare le reali capacità e le potenzialità della nostra generazione.
    Ormai Norman non c’è più, questo è chiaro, ma si vuole negare quanto il messaggio che ha “urlato al mondo”, seppur con un linguaggio da non emulare, stia lentamente unendo le forze e gli obiettivi di una generazione addormentata, svegliandola e riaccendendone la speranza che qualcosa possa finalmente esser contrastato in virtù di quella “libertà” che dovrebbe essere un diritto già consolidato?

  • 2010-12-29 15:08:08

    a scanso di equivoci, non esalto il suicidio. Preferivo che Norman usasse altri metodi, che gridasse al mondo in altri modi (anche eclatanti) la sua rabbia e la sua indignazione. Pero', sono convinto che il suicidio non e' vigliaccheria, ma e' una forma estrema e disperata di protesta, per la quale serve coraggio, tanto coraggio.
    RISPETTO PER NORMAN

  • 2010-12-29 15:05:49

    Oriana Fallaci diceva <>

  • 2010-12-29 15:04:27

    trovo inopportuno e fastidioso (e mi controllo)il messaggio di "utente". Trovo insopportabile sindacare che si parli di Norman o addirittura scrivere che chi parla bene di Norman e' suo amico o parente. Mi sembra come quando il fascismo vietava che si parlasse dei suicidi, per evitare lo spirito di emulazione (sic!)
    Norman era stimato e apprezzato da tutti, non solo dagli amici e dai parenti ma anche da tante gente che non lo conosceva bene o addirittura da chi non lo conosceva affatto e ha appreso la sua storia. Norman e' un esempio di dignita', perche' preferiva attaccare ombrelloni piuttosto che essere raccomandato o fare il figlio di papa'. Norman e' una vittima del precariato che uccide le menti, i sogni e le speranza dei giovani.
    Ma poi saro' controcorrente, ma per me ci vuole coraggio a suicidarsi, non e' da deboli. Ci vogliono 2 p.... grosse cosi'.
    CIAO NORMAN

  • 2010-12-29 14:58:06

    Norman il simbolo di una generazione, vittima di un sistema assolutamente malato che con consapevolezza sceglie di non starci. Tutti noi abbiamo sì avuto delusioni, difficoltà, amarezze, frustazioni e dolori da questa vita, ma questo non vuol dire che tutti agiamo e rispondiamo alla stessa maniera. Non rispondiamo alla stessa maniera proprio perché diversi. In maniera differenze infatti riusciamo a percepire “l’amore profondo”. Non tutti aihmè siamo in grado di tocare con mano la sofferenza, la vera gioia per le cose. Parlo di Amore per tutte le cose, amore sofferto, quell’amore profondo che ti lacera dentro, se ciò in cui hai creduto si rivela poi una malata realtà. Amore che si rivela guerra, una guerra che ti rendi conto di non poter vincere. Non dipende più da te, è il sistema che ti allonatana da ciò che era di tuo diritto.
    Si sceglie allora di non starci. Lui, il nostro Norman aveva capito la vita probabilmente … Oriana Fallaci dice <>


    Con grande affetto e stima
    Maddalena

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  • 2010-12-29 14:46:26

    Norman il simbolo di una generazione, vittima di un sistema assolutamente malato che con consapevolezza sceglie di non starci. Tutti noi abbiamo sì avuto delusioni, difficoltà, amarezze, frustazioni e dolori da questa vita, ma questo non vuol dire che tutti agiamo e rispondiamo alla stessa maniera. Non rispondiamo alla stessa maniera proprio perché diversi. In maniera differenze infatti riusciamo a percepire "l'amore profondo". Non tutti aihmè siamo in grado di tocare con mano la sofferenza, la vera gioia per le cose. Parlo di Amore per tutte le cose, amore sofferto, quell'amore profondo che ti lacera dentro, se ciò in cui hai creduto si rivela poi una malata realtà. Amore che si rivela guerra, una guerra che ti rendi conto di non poter vincere. Non dipende più da te, è il sistema che ti allonatana da ciò che era di tuo diritto.
    Si sceglie allora di non starci. Lui, il nostro Norman aveva capito la vita probabilmente ... <> Oriana Fallaci

    Con grande affetto e stima
    Maddalena

  • 2010-12-29 14:44:31

    Avevo deciso di non intervenire. Ma non posso Tacere. Non devo. Non so se tutti quelli che sono intervenuti prima di me siano amici di Norman, ma non credo, perché mio figlio ha mosso l'animo di migliaia di persone da Lugano a Taranto, da Milano a Catania e Palermo (fatevi un giretto per il web). Il signor Utente commette due errori strategici ( e glielo dico senza particolare acrimonia): 1) non conosceva Norman, né conosce la sua storia personale e familiare; 2)esprime giudizi sommari come quello sul suo amico che non ha il coraggio di uccidersi. Io, da padre, non posso certo celebrare l'elogio del suicidio (anche se nella sua veste filosofica, per gli addetti ai lavori esso è stato celebrato: si pensi a Camus per dirne solo uno), avrei voluto che mio figlio scegliesse un'altra forma di protesta. Ma entrare nel regno del superficiale, come fa Utente, quando il regno di appartenenza è quello del dolore e della tragedia, beh, mi manda un po' su di giri.
    Io non ce l'ho con Utente o con i vari "Utenti" che potrebbero esprimere il loro dissenso, ce l'ho con la superficialità e leggerezza con le quali vengono affrontati problemi profondi che affondano nel dramma familiare e nella tragedia individuale. Chiedo solo un po' di rispetto, tanto chi ha la coscienza sporca rimane nell'ombra. Chiedo con la massima educazione che mi è consentita in questa circostanza di evitare giudizi sommari e fuorvianti, come quando si vuol sostenere che chi difende Norman sia un fautore del suicidio.
    Come ha scritto il rettore di Foggia, Giuliano Volpe, Norman ci ha consegnato la sua ultima lezione, prendiamone gli aspetti sociali che appartengono a tutti.
    Esistono le Baronie nell'Università?
    Vi è un sistema malato?
    Le cronache di tutti i giorni in lungo e in largo per l'Italia ci dicono o no che Norman ha scoperchiato un vaso di Pandora?
    I giovani sono con o contro Norman?
    Le promesse sono state fatte?
    Rispondetevi da soli a queste e ad altre domande possibili, poi, magari commentate.
    Scusatemi lo sfogo e spero di non dover più intervenire di fronte alla parzialità e incompletezza dei commenti.
    Claudio Zarcone

  • 2010-12-29 14:11:33

    Bene è stato sottolineato come il giovane dottore amava la vita e temeva la morte (da cui le vertigini) e che quindi la sua è stata una scelta consapevole, premeditata e sofferta. L'altruismo insito nella sua scelta, e che a molti sfugge, è bene sottolinearlo, non è tanto nell'essersi tolto la vita, ma nell'averlo fatto in un luogo dal valore simbolico.
    L'unico errore che ha commesso, a mio avviso, è il non aver lasciato una lettera motivazionale per cui ancora oggi, molti miei colleghi sostengono che il giovane avesse altri problemi.
    Ma mi preme anche far capire a essi, che se un giovane non ha la sicurezza di un futuro lavorativo, è inevitabile che lo stato di ansia si possa poi ripercuotere nelle relazioni affettive con gli altri, stati di insonnia e quant'altro, le vivo io stesso, laureato con lode e disoccupato, e imbrogliato in uno dei tanti conorsi truccati del mio ateneo ed è assurdo sapere che l'esaminatore qualche mese dopo è diventato l'attuale direttore amministrativo dell'ateneo e che è stato accusato, (in un foglio anonimo lasciato stamani in più copie dentro le facoltà) insieme ad altri dirigenti, di tresche a sfondo sessuale con persone reclutate illegalmente di cui vengono riportati i nomi ma di cui già sentivo in voci di corridoio.
    Mi auguro che in ogni facoltà dello Stato italiano maturi negli studenti il desiderio di rompere con il passato e di riconoscere in Norman il simbolo di questa rottura, come fu per Jan Palach il simbolo della libertà democratica, e che la sua foto sia esposta in ogni ateneo italiano e che a farlo siano gli studenti stessi perchè devono essere loro i primi a vigilare sulla qualità della docenza universitaria.

  • 2010-12-29 13:06:32

    caro utente per fortuna che il tuo intervento è stato breve .non avremmo potuto reggere un discorso piu lungo visto il contenuto cosi cattivo delle tue parole.ti do un consiglio ..la prossima volta evitaci il fastidio di leggerti..grazie

  • 2010-12-29 13:02:17

    Vi prego, per rispetto di tutti, di controllare la rabbia nei commenti. Utente ha espresso un pensiero che io non condivido in questa sede, ma ha tutto il diritto di farlo e di non essere giudicato "banale" o "squallido". Possiamo discutere, ma è necessario dare diritto di cittadinanza a tutte le idee correttamente espresse. Grazie. Domani la seconda puntata: l'università.

  • 2010-12-29 12:56:23

    desidero dire al signor utente che vada a fare qualcosa di meglio piuttosto che stare qui a fare commenti di cui facciamo volentieri a meno.La dolorosa storia di norman deve servire da esempio e deve essere ricordata affinche' il suo gesto non sia inutile ma serva peche' qualcosa cambi in questo difficile momento per il futuro dei ragazzi.abbia rispetto per il dolore degli altri e impieghi in modo piu utile il suo tempo magari guardandosi attorno e prendendo coscienza della mondo in cui viviamo..!!!

  • 2010-12-29 12:53:38

    Caro Utente, credo che tu debba accettare il consiglio dato da qualcuno prima di me. Vai a passeggio. Non hai capito nulla del dibattito che è tuttaltro che esaltazione del suicidio ma piuttosto amore per il sacrificio di una vita. Va a spasso, vivi le tue giornate inutili nella banalità del quotidiano, dell'ovvio. se non vuoi comprendere, almeno lascia spazio a quelli che si sforzano di farlo.
    Sei libero di agire e pensare come vuoi, non di farti sopportare.

  • 2010-12-29 11:17:54

    @ utente
    Mi dispiace deluderla, semmai si fosse rivolto a me, ma io sono solo un cittadino comune, non un amico nè un parente, animato da un sentimento umano e sociale. Umano perchè nelle mie vene scorre ancora del sangue, sociale perchè una riflessione scevra da inutili polemiche è pressocchè obbligatoria. Apra gli occhi e guardi in che mondo si trova. O magari lo chieda al suo amico che forse lo ha capito prima di lei..
    Saluti

  • 2010-12-29 10:59:36

    Io non mi vergogno affatto. E' da mesi che si fa del gesto di questo povero ragazzo una vera e propria apologia del suicidio, mitizzandolo all'estremo. Pochi giorni fa un mio amico mi ha detto "Non faccio quel che ha fatto Norman Zarcone perchè non ho il coraggio di buttarmi da una finestra". Ma per favore...e poi tutti quelli che criticate siete amici o altro, quindi insultatemi pure, non mi interessa.

  • 2010-12-29 10:59:21

    Scusate, sarò breve. Io credo che per condividere questa prima parte di inchiesta (e tutto il resto della storia di Norman Zarcone) egregiamente scritta al dott. Puglisi, sia necessario essere in possesso di 2 requisiti fondamentali: l'umana dignità ed il saper dire ed accettare la verità!
    Ogni commento negativo a questa storia è solo il frutto del compiacimento nel vedere il proprio nome o pseudonimo comparire su un giornale on line. Perditempo. Andate ad offendere la memoria dei vostri cari, se mai ne avete avuti, o se essi stessi hanno avuto il piacere di definirsi tali per voi.
    La storia di Norman deve essere un monito ed un esempio per tutti.
    E certamente non verrà permesso a qualche perdigiorno privo di sangue nelle vene di offendere la memoria di un uomo più coraggoo di tutti voi messi insieme che sputate sentenze protetti da un monitor...
    Chi vuole intendere intenda.
    Rispetto e dignità. Questo è quello che ci vuole.
    Saluti

  • 2010-12-29 10:52:17

    Caro signor utente, avresti fatto meglio a tacere invece di sparare c...te a mai finire; le tue poche, per fortuna, parole, sanno di un'animo squallido.

  • 2010-12-29 09:53:28

    Vede Amleto, l'inchiesta è sulla vita, non sulla morte. E l'ho scritto chiaramente. Ma io sono convinto che questa sia una storia che può raccogliere le storie di tanti, senza bisogno di arrivare al finale. Saluti. Ps. E prima o poi dovremo sfatare anche il silenzio tabù che rende inconfessato e inconfessabile il suicidio fino al suo compimento.

  • 2010-12-29 09:48:12

    Un suicidio è un dolorosissimo evento personale. Entrare in esso per acquisirne notizie nuove, non mi pare cosa piacevole. L'autosoppressione non è mai una scelta giusta. Nemmeno quando la si vuole intendere quale protesta. Il mezzo migliore è la lotta, specie quando, chi ha tutti i diritti per farlo, ha a sua disposizione i migliori strumenti della sua formazione. In ogni caso pace all'anima sua. Ogni uomo è libero di fare le sue scelte, sperando che la sua consapevolezza non sia tradita.

  • 2010-12-29 09:35:59

    volevo rispondere al commento del signor o signora o signorina (utente)
    se a lei la storia nn interessa,se lei nn ha sensibilita' per un dramma di tale portata che sta coinvolgendo,oltre la famiglia anche tutti coloro che hanno conosciuto Norman,coloro che si sono immedesimati anche a livello nazionale della storia di Norman,si limiti a nn leggere gli articoli ,a lei non la obbliga nessuno a farlo,ma sopratutto,nn dia giudizi,nn e' in grado di darli.
    lei nn era presente in nessuna delle manifestazioni fatte x Norman, lei non era presente quando il rettore ha preso un impegno per l'intitolazione dell'aula a Norman.
    livesicilia come sempre descrive, e non certo per aumentare gli accessi alla sua pagina,i fatti, aggiungendo e' vero ed e' corretto,anche il pensiero del giornalista,che puo' essere la somma anche dei consensi o dei dissenzi che il fatto provoca nella gente.
    Ripeto lei non ha nessun obbligo a leggere nulla sulla vicenda di Norman,e poi se vuole un consiglio..oggi e' una discreta giornata di sole.BUONA PASSEGGIATA.

  • 2010-12-29 08:43:24

    "La morte va comunque rispettata e onorata, anche intitolando alla sua memoria un’aula, soprattutto quando è un giovane a lasciarci". Sarebbe bastata quest'ultima frase per entrare nel dibattito in maniera obiettiva e senza retorica. Invece il @"lettore estimatore di r.puglisi" ci racconta la solita retorica della lotta di fronte alle difficoltà etc...
    Lasciamo perdere queste considerazioni che rischiano di banalizzare un gesto lacerante di chi non riceverà certo benefici terreni dal suo gesto. Lo sappiamo che bisogna lottare, è quasi una tautologia come dire che il sole splende.
    Uniamoci invece nel rispetto della solennità del gesto, dopo aver riconosciuto, come opportunamente ha fatto lei, che il sistema è davvero malato.
    Io apprezzo la sua pacatezza ma non condivido la retorica - che forse involontariamente - ci ha messo dentro. Ogni storia è diversa dall'altra e la sua storia personale non potrà mai essere un paradigma assoluto, così come non è paradigma assoluto la tragica fine di Norman. Ognuno con la susa testa. Ognuno con i suoi pensieri.

  • 2010-12-29 08:24:24

    Caro amico, io voglio solo raccontare una storia senza dare giudizi, stavolta. Vedrà, nei prossimi due giorni, che ci sono molte cose - a mio parere - su cui riflettere. Affettuosi saluti.

  • 2010-12-29 08:19:52

    Il signor Utente dovrebbe solo vergognarsi e tacere di fronte alla storia e di fronte all'evidenza. Faccia proprio il pudore, almeno di tacere

  • 2010-12-29 08:19:22

    Profonda amarezza per la triste "scelta" di Norman. Ma non vorrei mai che il gesto estremo compiuto venga proposto come un atto eroico. Rimane comunque un'azione folle che interrompe tragicamente una vita proiettata verso il futuro. Un futuro di soddisfazioni, incerto se vogliamo, non vicinissimo. Ma chi ha bazzicato le facoltà universitarie sa come funzionano. Bisogna aspettare il proprio "turno". E per chi non è parente il "turno" non è mai stato certo. Un sistema noto da anni, deprecabile, ma si può sempre decidere di non farne parte. Dopo la laurea mi fu proposto, in quanto in gamba e capace (almeno così mi fu detto) di rimanere a lavorare all'interno dell'istituto che avevo frequentato in occasione della tesi sperimentale che ho condotto per tre anni. La proposta, venne a suo tempo sottolineato, era senza alcuna "garanzia", nè di dottorati, nè di posti a concorso per ricercatore, etc. Beh, declinai l'invito, considerato che in tanti da anni erano in attesa di una sistemazione in istituto. Sono scelte. Non intendo certo giustificare il sistema ma chi sceglie una certa carriera sa a cosa va incontro. Le delusioni si incontrano in ogni selezione, in ogni concorso. A chi non è capitato di essere stati superati da concorrenti palesemente incapaci? pubbliche amministrazioni, tribunali, ospedali...piene zeppe di raccomandati, segnalati e parenti. I tempi sono difficili, sempre più la domanda e l'offerta di lavoro non s'incontrano o non coincidono. Bisogna tenere duro...insistere...crederci...orientarsi...Senza gesti estremi. La morte va comunque rispettata e onorata, anche intitolando alla sua memoria un'aula, soprattutto quando è un giovane a lasciarci.

  • 2010-12-29 03:43:45

    il fondo lo tocca chi con indifferenza e rassegnazione passa avanti, non certo questa storia. Passa avanti ad ogni cosa. Non vede, o dopo un rapido sguardo (si va veloci, ma non si capisce verso dove) guarda a quello che viene oltre per dimenticarlo un attimo dopo.
    La forza di Claudio è enorme, è la giusta non rassegnazione di un padre, è la voglia di mostrare l'immagine di un figlio diversa, quella vera, quella che egli, piu di ogni altro, conosce. L'immagine di un ragazzo che aveva un sogno che in qualche modo, e per qualche condizione, è stato spezzato.
    Questa storia è diventatta la restituzione di una immagine del mondo universitario che al di la degli incensi delle belle parole poi descrive un sistema pessimo. Basta dare uan rapida lettura ai nomi dei nuovi dottorandi dell'ateneo per trovare cognomi conosciuti, alla fine qualche discendenza, anche se non proprio genetica, è stata garantita.
    La vera logica del sistema è venuta fuori, è emerso il vero animo.
    il 13 dicembre il senato accademico si è occupato ancora una volta della questione.
    Queste sono le parole che uno dei componenti scrive nel puntuale report che stila ad ogni seduta e rende pubblico, all'ultimo punto della seduta, il 77° si è discusso delle:
    "Iniziative in memoria di Norman Zarcone.
    Si dà mandato al Rettore di individuare un'aula dell'Ateneo da dedicare a Norman Zarcone e a tutti i giovani che in una fase difficile della propria esistenza non hanno retto all'incertezza e alla difficoltà del futuro.
    Gli interventi convergono sulla opportunità di predisporre un documento che difenda l'Ateneo di Palermo dalle pesanti, generiche e non dimostrate critiche emerse anche in trasmissioni televisive che si sono occupate della tragica vicenda di Norman Zarcone. Il documento dovrà anche contenere un pieno sostegno del SA ai docenti della Facoltà e del Dottorato di ricerca in cui operava Norman
    Zarcone. Si approva con un'astensione."
    c'è poco da commentare nel leggere quelle parole, tristezza per la considerazione dello stato "dei giovani che in una fase difficile della propria esistenza non hanno retto all'incertezza e alla difficoltà del futuro". Tanti pilato che si lavano le mani, questo appaiono! E poi lo dichiarano, qui c'è da difendere il buon nome dell'ateneo, dei docenti, del dottorato. Si da per assodato che Norman è solo uno di quei " giovani che in una fase difficile della propria esistenza non hanno retto all'incertezza e alla difficoltà del futuro". Non una parole sulle questioni da cui può essere scaturita la triste scelta del suicidio. Non è nemmeno da prendere in considerazione che qualcosa dentro quella facoltà sia potuta accadere. Le accuse di Claudio hanno un senso preciso come preciso è il senso "dell'accademia" nel non voler considerare nessuan questione che può ledere l'immagine e il prestigio della Facoltà.
    In un qualsiasi sistema che dovrebbe essere garantista della verità, qualunque essa sia, si sarebbe sarebbe avviata perlomeno una inchiesta conoscitiva della situazione, soprattutto ambientale, in cui è scaturito il suicidio di Norman. Qui no!
    Quella intitolazione i prof non la vogliono, l'ho gia scritto in una lettera che livesicilia ha pubblicato, perchè rappresenta la lapide d’infamia a perenne memoria di certi comportamenti che di certo anche se praticati non vanno ricordati.
    Ormai è diventata una questione scomoda, sono sicuro che alla fine targa la metteranno, la troveranno un'aula da intitolare a Norman, il grande dispiacere è che ciò non servirà a ricordare ma piuttosto sarà il tentativo di azzittire un padre che non si rassegna.
    ecco ora è la descrizione di qualcosa che ha toccato il fondo, di certo non è il bell'articolo di Roberto Puglisi

  • 2010-12-29 02:18:40

    Si è proprio toccato il fondo, veramente. Bel modo per aumentare ancora di più gli accessi

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