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Live Sicilia

"Terremoto" a Catania, Ciancio indagato
L'editore: "Mai commesso illeciti"

Martedì 30 Novembre 2010 11:28

L'editore catanese Mario Ciancio è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura etnea, con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo quanto scritto oggi dal quotidiano Il Fatto, il magnate delle comunicazioni siciliane, direttore-editore tra gli altri del quotidiano La Sicilia, è finito sotto la lente della magistratura per i suoi presunti legami con il boss Pippo Ercolano, nome di primo piano di Cosa nostra

L'editore catanese Mario Ciancio è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura etnea, con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo quanto scritto oggi dal quotidiano Il Fatto, il magnate delle comunicazioni siciliane, direttore-editore tra gli altri del quotidiano La Sicilia, è finito sotto la lente della magistratura per i suoi presunti legami con il boss Pippo Ercolano, nome di primo piano di Cosa nostra. In particolare Ciancio sarebbe stato a conoscenza della punizione messa in atto dal boss, nei confronti di un cronista della testata di Catania, reo d'aver dato del mafioso ad Ercolano. Circostanza confermata ai magistrati, nell'agosto scorso, dal pentito Angelo Siino che accompagnò il capomafia nella redazione del giornale, dove Ercolano avrebbe minacciato i cronisti. Nei racconti di Siino, però, non si fa riferimento all'incontro tra il mafioso e Ciancio. La "piazzata", però, costò cara ad Ercolano che, per volontà del cognato Santapaola,sarebbe stato estromesso temporaneamente dall'organizzazione..

I dubbi sull'editore catanese, poi, sarebbero stati alimentati anche dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino. Il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, infatti, avrebbe fatto riferimento alle circostanze che portarono all'ingresso di Ciancio nella dirigenza del Giornale di Sicilia. Un fatto di cui si sarebbe occupato lo stesso don Vito, su spinta di Provenzano.

Infine c'è la vicenda dei terreni dov'è stata costruita una filiale catanese della Rinascente. Nel 2001 un uomo vicino a Cosa nostra, parlando con il rappresentante del gruppo milanese, parlò di un incontro avuto con Ciancio, per vedere l'area, vicino l'aeroporto, dove avrebbero dovuto cominciare i lavori, e dove effettivamente iniziarono nel 2005 grazie ad una variante del piano regolatore generale. Dietro la realizzazione del centro commerciale c'erano gli interessi del fratello del senatore del Pdl Carlo Vizzini (e non il parlamentare azzurro, come erroneamente indicato precedentemente e con il quale ci scusiamo); del figlio, incensurato, di Tommaso Mercadante, l'ex deputato di Forza Italia inquisito per mafia. A costruire materialmente i lavori fu l'impresa dei fratelli Basilotta, costruttori vicini a Cosa nostra e tornati recentemente alla ribalta nell'inchiesta Iblis che coinvolge anche i fratelli Angelo e Raffaele Lombardo.

Le accuse a Ciancio si muovono nel solco tracciato l'anno scorso dalla trasmissione televisiva Report. Nel domenicale della Gabanelli erano contenute gran parte delle accuse che farebbero oggi parte del filone d'inchiesta della procura catanese. In quell'occasione Mario Ciancio quererò la trasmissione Rai chiedendo 10 milioni di risarcimento danni.

LA REPLICA DI CIANCIO
''Nessuna novità rispetto alla trasmissione ''Report'' di un anno e mezzo fa, per la quale ho da tempo proposto una causa risarcitoria innanzi al Tribunale di Roma''. Lo afferma l'editore Mario Ciancio commentando l'indiscrezione del Fatto quotidiano su un'inchiesta della Procura di Catania. ''A parte l'originale titolo calunnioso - aggiunge Mario Ciancio - il Fatto Quotidiano ripropone le stesse, trite falsità ed insinuazioni. Se gli autori dell'articolo avessero letto tutti gli atti e i documenti che ho depositato davanti al Tribunale di Roma, avrebbero appurato che non ho mai commesso alcun illecito. Evitando, così, una nuova diffamazione in mio danno. Per la quale - conclude l'editore - mi riservo ovviamente ogni opportuna azione. Quanto alla presunta indagine penale, se davvero esistente, ne attendo fiducioso l'esito''.

 

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Commenti

  • 2010-11-30 23:20:17

    Procuratevi una copia de L'istruttoria.
    Studio drammaturgico sugli atti del processo in morte di Giuseppe Fava.
    Ciancio (e Zermo) fanno un figurone.
    Magari sarà più facile capire che l'iscrizione nel registro degli indagati è in ritardo di trent'anni.

  • 2010-11-30 21:17:06

    non mi sembra una grossa novità, forse finalmente la magistratura ne ha preso atto

  • 2010-11-30 20:32:34

    @Orazio: "Un minni futti una gran gargia di m..." per dirla in giurgintano.

  • 2010-11-30 19:45:59

    @ Inca

    .... FAGGHIASTI per dirla alla catanese.

  • 2010-11-30 19:44:30

    Finalmente, c'è voluta una giornata per assestare il dibattito, portato fuori strada da un paio di massimalisti del web (tanto per citare lee oswald).

    Come dice Rita il problema della mafia a Catania è gravissimo, li si tratta di una città che storicamente non era abituata al fenomeno mafioso e che quando l'ha affrontato (anni '70 seriamente) ha visto troppi poteri forti comportarsi in modo "accondiscendente" verso chi con le armi uccideva e con i soldi acquistava. Basti leggere quanto Fava ha scritto su Catania per capire la cappa di piombo che sovrasta una città così vitale e vitalista ma evidentemente incapace di alzare la testa, anche perché confusa da poteri istituzionali forti e nel tempo oscillanti tra il distratto ed il colluso.

    Penso che Catania in ciò abbia precorso i tempi, in altra misura quello che Catania ha vissuto qualche decennio addietro oggi lo stanno vivendo Milano e buona parte della Lombardia, dove la 'ndrangheta ha basi fortissime e reggenti locali, acquista imprese e si infiltra nel territorio mentre il prefetto ed il sindaco dicono ufficialmente che li la mafia non esiste.

    Male, sarà un brutto risveglio per loro, come lo è stato per Catania. Quanto a Ciancio beh... ogni commento è per me superfluo.

  • 2010-11-30 19:22:25

    Si può commettere anche l'errore di persona, non certo per pressappochismo come dice Lee Oswald, ma per mera confusione di dati. Ciò non toglie che non cambio di una virgola il giudizio complessivo del mio intervento, a prescindere dall'eventuale sovrapposizione di un nome ad un altro. Per il resto ho già trovato in libreria diciotto volumi scritti da Oswald che mi sto accingendo a leggere voracemente. Grazie di esistere con la tua ponderatezza e la tua teoresi profonda. Grazie ancora.

  • 2010-11-30 18:25:31

    Quindi Beppe Alfano non c'entra un accidente e quindi la redazione non aveva sbagliato. Se uno è ancora vivo ed è uno dei tanti giornalisti che ci sono in giro, effettivamente è "un cronista", mentre Beppe Alfano non è un cronista qualunque bensì un giornalista fatto fuori dalla mafia, che è ben diverso.

  • 2010-11-30 18:18:11

    Se non sbaglio Ciancio è l'editore di quel giornale pro lombardo mani e piedi, che pubblicò senza commento una lettera di Santapaola (un'intera pagina) e che invece, stando a quel che si legge, ha oscurato per oltre 1 anno qualsiasi dichiarazione di Claudio Fava.
    Questo giusto per capire, così in generale e senza alcun giudizio di colpevolezza o meno, che la mafia a Catania è ben più avanti di quanto non sia a Palermo e provincia, dove i mafiosi tipici sembrano ancora quelli di 50 anni fa, lupara e coppola, pizzo, estorsioni. Cose da bambini per i mafiosi del 3° millennio. Giusto per ridere un po segnalo questo
    http://www.ucuntu.org/IMG/pdf/ucuntu17.pdf

  • 2010-11-30 17:17:45

    Confermo Beppe alfano non c'entra!!!

  • 2010-11-30 17:15:09

    In verità il senatore Vizzini, come abbiamo rettificato nel pezzo, non è coinvolto nella vicenda. Il Vizzini nel quale si far riferimento nell'articolo de Il Fatto è infatti il fratello del parlamentare azzurro. Questo per evitare anche fuorvianti accostamenti nei commenti

  • 2010-11-30 17:09:53

    Fa sempre piacere leggere commenti che, più che opinioni, esprimono certezze. Non è un errore da poco, dire che il cronista in questione era Beppe Alfano, che scriveva da Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), con Catania e gli Ercolano non ci azzecca proprio niente, e fu ucciso l'8 gennaio 1993. Alfano fu ucciso per motivi ancora non del tutto chiariti, ma è comunque una vittima di mafia. Il cronista di cui si parla, invece, era (per fortuna è ancora) Concetto Mannisi, vivo e vegeto (e faccia pure gli scongiuri) e l'episodio che lo riguarda è successivo alla morte di Alfano.
    Una riflessione. Il modo categorico di scrivere e purtroppo anche di pensare di certi frequentatori del web lascia comprendere il livello di informazione e di pressappochismo che impazza liberamente sulla rete. E poi ve la prendete pure con i moderatori di Livesicilia, che (per una volta!) sono del tutto "innocenti"...

  • 2010-11-30 16:48:08

    avremmo letto con "piacere" la notizia completa
    così si evita anche il totocronista che nel caso di un ucciso dalla mafia è un gioco poco simpatico
    sul faTTO CHE SOVENTE LE VOSTRE RISPOSTE SONMO STIZZITE, SI PUò ANCHE ESSERE D'ACCORDO
    saluti

  • 2010-11-30 16:37:49

    Alfano O Mannisi, cambia poco. Perché omettere il nome?

  • 2010-11-30 14:11:26

    Secondo quanto detto e scritto da Claudio Fava il giornalista aspramente redarguito è Concetto Mannisi, "il biondino".

    Beppe Alfano non c'entra niente.

  • 2010-11-30 14:06:14

    Il tutto a conferma di quanto detto da Ivan Lo Bello che Catania è la capitale della mafia.
    -----------------------------------------------------------------
    Quoto in parte quanto obiettato da Inca. Non capisco perché omettere di dire che il giornalista in questione era Beppe Alfano.

  • 2010-11-30 13:49:35

    ...per la quale ho da tempo proposto una causa risarcitoria innanzi al Tribunale di Roma...
    Ergo, se uno querela ha ragione?
    Se la denuncia temeraria in italia fosse punita molto più severamente, probabilmente si vedrebbero meno querele e controquerele basate sul nulla.
    Se uno riceve un'accusa intanto querela poi, fra dieci anni e forse, si saprà la verità.

  • 2010-11-30 13:27:42

    Certezze non ne ha nessuno, solo gli sciocchi e gli esaltati hanno certezze che non mettono mai in discussione. Non ho nemmeno la certezza di essere io stesso a scrivere e non una grande Matrix (chi può dirlo?), un'intelligenza artificiale che lo faccia per me. Però, riflettiamo un filino:qual è stato l'atteggiamento di Ciancio e de "La Sicilia" nei confronti di Beppe Alfano? Se non indifferenza totale poco ci manca. E questa è storia, non fantasiosa elucubrazione sulle "foglie morte" nell'autunno palermitano. Per il resto attendiamo con ansia tutti insieme, voi ed io, su cosa farà venire a galla la magistratura. Su ciò, credo, dovremmo essere tutti d'accordo.
    Saluti a voi.

  • 2010-11-30 13:11:19

    Noi non abbiamo le certezze che ha lei

  • 2010-11-30 13:07:37

    Trovo stucchevole, indisponente scrivere: "In particolare Ciancio sarebbe stato a conoscenza della punizione messa in atto dal boss, nei confronti di un cronista della testata di Catania, reo d’aver dato del mafioso ad Ercolano".
    Perché non si dice che il giornalista era Beppe Alfano? Il tentativo di rimozione della stampa di regime, ormai tutta allineata, cui non fa eccezione nemmeno Livesicilia, preferisce i commenti briosi o le nostalgie autunnali del "bravo giornalista", piuttosto che chiamare le cose con il loro nome.
    Un nome c'è: Beppe Alfano. Perché ometterlo?
    Lo so, risparmiatemi la tiritera che Livesicilia e tutte le riviste ad essa associate hanno fatto decine di denunce su queste e altre colonne. E risparmiatevi di consigliarmi di leggere altrove: io leggo dove mi pare.
    Ma quelle denunce, andavano bene, quando si doveva "mascariare" qualcuno di importante (fa sempre scoop). Però se si tratta di un eroico cronista ucciso dalla mafia, si omette anche il nome. Lo trovo superficiale quanto le nostalgie autunnali o le riflessioni su temi etici affidati al Baudelaire-Ratzinger di turno.
    E per una volta tanto, si lasci a colui che commenta (ovvero il sottoscritto) il diritto dell'ultima parola, senza le spiegazioni del cronista offeso o della redazione ferita nell'orgoglio deontologico. Uno sforzo di democrazia, please...

  • 2010-11-30 12:30:09

    Lapis?

  • 2010-11-30 12:24:38

    .....e gli interessi con Lapis???

  • 2010-11-30 12:02:04

    Stranamente Lombardo l'unica persona che salva dallo spoil system in Servizi Sicilia è proprio la figlia di Vizzini, tale Maria Sole. Come mai? Presidente rispondi anche a questo.

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