L’ultima ora del prof

L’ultima ora del prof
martedì 7 settembre 2010
06:57
testo Aumenta testo Riduci testo

C’erano una volta i professori. Chi scrive ha vissuto a lungo accanto a uno di loro, riuscendo perciò a sviluppare una discreta osservazione scientifica, nonostante il grado di parentela stretta. Era un uomo di questo e dell’altro mondo. Amava inspiegabilmente l’Ermengarda di Manzoni e la perifrastica passiva. Ma aveva i piedi sulla terra, saldamente poggiati nel posto giusto. Sapeva fare la spesa. Sapeva rubare tessere di riflessione e bellezza dal mosaico del suo cielo privato e letterario per riportarle al suolo, senza perdere un etto di magia. Orlando Furioso, spiegato da lui, era come il Paolo Rossi della canzone di Venditti. Era un ragazzo come noi.

I professori avevano pipe e occhiali in pace col tempo e con lo spazio. Avevano libri da sfogliare e dentro cui rintanarsi, non per sempre. Ne uscivano un po’ fragili e un po’ vittoriosi. I più bravi comunicavano un pizzico della propria debolezza. Saltavano Monti e spiegavano “I fiori del male di Baudelaire”. I più bravi riuscivano a spingerti tra le braccia dei lirici greci. Amare Leopardi è una roba da tutti. E ce n’era uno che adorava la poetessa Saffo. Si rischiarava in volto se leggeva un suo frammento, una virgola, un mezzo punto.

I professori di una volta erano liberi. Sicuri nel pur magro stipendio e capaci di fantasia. Alcuni erano geniali, eppure possedevano l’umiltà necessaria per studiare la lezione il giorno prima della spiegazione alla classe.
C’erano una volta, non ci sono più. I “docenti” contemporanei non sono professori, a parte sparute isole felici. Sono zattere naufraghe della scuola. Ce ne sono di bravissimi e portentosi. Eppure, la maggioranza – lo racconta la comune esperienza - è svogliata, incolta e incapace di trasmettere passione, non soltanto le  nozioni dell’abecedario. Questa generazione di più generazioni di insegnanti è la principale responsabile del crollo della scuola, della disistima che circonda banchi e lavagne, del disprezzo nei confronti dell’istruzione pubblica.
Colpa dell’ignavia, dell’incapacità politica, in senso siderale,  e organizzativa. La Gelmini è venuta subito dopo come uno strano scherzo del fato. Come una nemesi.

Certo, non è piacevole sentire un ministro della Repubblica che dice, più o meno ai precari: sono affari vostri. E la politica, Signora Ministro? Non è compito della politica la trasformazione del trauma in opportunità, affinché non siano troppi i caduti sul campo delle magnifiche sorti progressive? Perché sa – Signora Ministro – a far politica con la calcolatrice: questo lo taglio, questo lo butto, siamo capaci tutti. Non le hanno detto che la missione del governo non è mai il mestiere del macellaio? La protesta cruenta, pure siciliana, è la conseguenza della bassa macelleria ministeriale.

La scuola pubblica sconta piaghe che arrivano da lontano. I prof si sono seduti da anni. Non hanno curato gli approfondimenti. Non si sono misurati con la conoscenza e con l’amore. Vietcong rintanati in un guscio di noce. Non si sono preoccupati delle stelle comete nel cielo, segno di mutamento. Non hanno imparato a volere bene alla scuola, in molte occasioni, né ai loro alunni. Troppe cartomanti della poesia. Troppi facchini della matematica. Hanno ridotto le rivendicazioni di categoria a mera convenienza personale e finanziaria, niente dicendo sull’istruzione nel suo insieme, mai diventando una compiuta e consapevole collettività.

Dunque, adesso che volete cari prof, colti nello stupore della campanella finale? La testa nel cappio l’avete messa voi, quando avete rinunciato alla magnificenza del ruolo, quando avete perso fiducia nel cammino della cultura, quando non avete studiato abbastanza.
Infatti, pure se insegnare letteratura, poco sapete di Baudelaire e nulla di Robert Frost. Nulla sapete di Frost che scrisse: “Bello è il bosco, scuro e avvolgente. Ma io ho promesse da mantenere. Miglia da fare prima di dormire, miglia da fare prima di dormire”.

Cari prof, quante ore ci avete rubato con la noia e con la stanchezza. Quante mattine avete smarrito inutilmente, spiegando Monti e tralasciando le poesie di Giorgio  Caproni, il più grande di tutti. L’avremmo scoperto da soli più tardi e ci saremmo chiesti sbigottiti: ma noi, a scuola, che ci siamo andati a fare?
La galoppante mancanza di significato della cattedra e del suo regno  è anche figlia della vendetta del trascurato Caproni. Ora, come disse un tale che poco sapeva di banchi e molto di uomini: la ricreazione è finita.

 
  • Archivio Archivio [+]
  • Segnala l'articolo






    Segnalando questo articolo dichiari di aver preso visione dell'informativa ai sensi della legge n. 196/2003 sulla tutela dei dati personali. Il gestore del presente servizio, per garantire la riservatezza dei dati, si attiene rigorosamente a quanto indicato nella legge 196/2003. I dati di questo form non verranno utilizzati.


    invia l'articolo
  • stampa

Commenti

  • scritto da bernardo

    noto una sottile giustificazione dei tagli. i prof saranno pure scarsi. non tutti, come dice lei. formiamoli, cambiamoli, ma non tagliamoli. o no? dottore puglisi, mi pacerebbe che chiarisse la sua posizione. grazie

  • scritto da Roberto Puglisi

    Legga il “paragrafo” dedicato alla Gelmini. Mi pare chiaro. Saluti

  • scritto da Amaro siciliano

    Caro dottor Puglisi, credo che lei si sia infilato in un “guaio” (so che non li teme). Ma non perché i suoi pensieri siano infondati, ma perché in questi giorni gli insegnanti non se li vogliono sentire formulare. Già il primo commento è emblematico: in luogo di entrare veramente nel merito del suo articolo, si parla di “sottile giustificazione dei tagli”. Alla fine il grigiore di gran parte della classe docente, vedrà, sarà colpa della Gelmini (che ha altre colpe e lei ne ha accennato). Saluti.

  • scritto da Roberto Puglisi

    Grazie, ma una riflessione sull’utilità di una categoria e non solo sui suoi diritti rientra nella casistica dei guai che ci piacciono. Affettuosi saluti,

  • scritto da Idzard

    Puglisi ci offre oggi una foto del pianeta scuola. E’ una foto, quindi possiamo solo esprimere un parere su ciò che ci mostra, non possiamo mettere in dubbio la veridicità dei fatti. Ho sempre sostenuto, provocatoriamente, che i professori italiani, tutti, sono più che pagati per diciotto ore di lavoro in classe e qualche noiosa riunione dove per lo più si ”ammutta il fumo con la stanga”. Eppure tutti si ritengono perfetti nel loro agire, pure coloro che, sfruttando leggi varie, riescono a stare a casa quattro giorni su cinque per quasi tutto l’anno scolastico. Le ragioni di tale sfacelo (ma questo è solo un aspetto) sono varie e ritengo che possano essere ricondotte, quasi tutte, al fatto che non si capisce quale debba essere la ”missione” del sistema scolastico. Credo che, nel corso degli anni, la scuola sia sempre di più diventata un ammortizzatore sociale per gente con laurea che, non sapendo che farne, si è messa in lista d’attesa, tanto prima o poi sarebbe passata a tempo indeterminato. E lo stesso è successo per quanto riguarda gli alunni: tutti dentro, tutti promossi, tutti col pezzo di carta per tutti inutile. Istruzione poca, non parliamo di cultura. E’ come se i vari Ministri che si sono succeduti alla Pubblica Istruzione si siano dati il passaparola per demolire tutto ciò che di buono c’era nel nostro sistema scolastico, lasciando al loro posto le negatività. Tutti hanno contribuito, ma la mazzata finale l’ha data Berlinguer con la sua macroscopica riforma. E’ inutile prendersela con la Gelmini, é inutile continuare ad accansare pretese. La nave è affondata, si salvi chi può.

  • scritto da vito

    E’ bello avere la fortuna di poter ricordare una scuola degna, nel bene e nel male , di risiedere nella memoria e di far parte del cassetto dei ricordi…
    Saluti Vito

  • scritto da tinapica

    Concordo pienamente con il bravo Roberto Puglisi. Io ho avuto la fortuna di avere professori, per la maggior parte con La P maiuscola….ricordo ancora dopo decenni un mio insegnante di lettere che ti beccava sempre appena cercavi di copiare anche una sola frase di commento su un testo letterario, non solo ti metteva a margine tratto da….. pag…. E questo, anche se tu il brano lo avevi copiato da un vecchio libro in disuso da anni…. Ma come mi ha fatto amare i classici… Dante spiegato da lui aveva una sua vita, una sua ragione per essere ancora letto e capito…. Ma lui, il professore, lo faceva per passione! Negli anni, per varie ragioni, ho frequentato molti insegnati, in pochi ho trovato la stessa passione, la stessa voglia di trasmettere amore e non solo sapere. Ne ho incontrati molti arroganti, ignoranti, figli a loro volta di questo sistema scolastico improntato al principio “una promozione non si nega a nessuno” , disillusi, stanchi e depressi, approdati dietro una cattedra non per passione o amore ma solo perché era la strada più facile per guadagnarsi la pagnotta. Ecco credo che i tagli al sistema scolastico dovrebbero essere effettuati non con la lace a chi piglio piglio, ma andrebbero mandati a casa coloro che occupano in maniera immeritata un posto che non vogliono veramente. Io suggerirei al Ministro di sottoporre ad esame e test attitudinale le decine di insegnati che pullulano nella nostra scuola al solo scopo di occupare un posto di lavoro con il risultato di rovinare il futuro dei nostri figli.

  • scritto da Roberto Puglisi

    Lei dove ha fatto la scuola, Tinapica? Una curiosità.

  • scritto da tinapica

    Abbiamo la stessa esperienza????

  • scritto da Roberto Puglisi

    Se mi risponde glielo posso dire.

  • scritto da tinapica

    Non credo, io non ho fatto la scuola a Palermo.

  • scritto da Roberto Puglisi

    Ok. Mi scuso con gli altri lettori per l’escursione personale

  • scritto da lello

    Caro Dott. Puglisi,
    a me noto con il nik ” Romp”, non sapevo che anche lei avesse un suo blog.
    Meglio così. Forse qui da lei avrò la possibilità, se me lo permetterà, di esprimere liberamente la mia opinione senza il rischio di essere censurato senza alcun motivo o essere attaccato per il semplice fatto di non pensarla come il ” branco “.

  • scritto da Roberto Puglisi

    Questo non è un blog, è un quotidiano online di cui io sono il coordinatore. Uno dei più letti in Sicilia. Qui non ci sono “branchi”. Solo per la cronaca, Lello. Saluti di benvenuto.

  • scritto da federico

    Caro Dott.Puglisi resto in attesa di un suo illuminante articolo sull’ultima ora del giornalista…

  • scritto da Seb

    Forse c’è un errore di fondo nel considedare i professori come categoria sociale (così come i gay, i neri, i politici …. sono tutti uguali )e forse anche grazie al più inetto di loro siamo stati in grado di leggere e comprendere il Caproni.
    Come diceva, non ricordo più chi, “il mondo è bello perchè avariato “.

  • scritto da Daniela

    Caro Roberto e cari tutti,
    I professori a cui ti riferisci – quelli svogliati e quelli bravi – sono sempre esistiti. Io ho avuto una professoressa di greco che ricorda quella descritta nei commenti di tinapica, una di filosofia che insegnava il pensiero critico, uno di italiano che saltava Monti e faceva leggere Montale, Ungaretti, Baudelaire, Rimbaud. E ti faceva amare l’Orlando Furioso. E ho pure avuto una professoressa di scienze razzista e bigotta e un professore di matematica talmente rimbambito da non accorgersi che gli alunni si imboscavano in bagno e da dire “Questo ve lo spiegherò ieri”. Stessa scuola, stessa sezione rinomata.
    Ora sono passata dll’altra parte della barricata e insegno. Tra i miei colleghi ci sono insegnanti che riescono a spiegare la matematica ai sassi e altri che fanno venire il latte alle ginocchia massacrando la materia che anche io insegnerei.
    Nelle nuove generazioni ci sono sicuramente insegnanti demotivati da un percorso ad ostacoli, dalla mancanza di continuità didattica e affettiva con gli alunni. Ci sono anche fannulloni, ignoranti, analfabeti di andata e ritorno che non leggono, non conoscono, non si aggiornano.
    E’ facile dire che io non faccio parte di questa schiera. Non dovrei essere io a dirlo, dovrebbero dirlo gli altri e lo fanno, a dire il vero. Ma me lo dico anche da sola, a costo di peccare di immodestia. Ed è la migliore risposta che posso dare a chi ancora parla di 18 ore di lavoro: qualsiais insegnante serio ne lavora molte di più, si aggiorna, legge, prepara le lezioni, corregge compiti, si inventa attività diverse da quelle proposte sui libri. Ma sono stanca di rispondere a queste manifestazioni di ignoranza.
    Le osservazioni di Roberto sono intelligenti. Il punto è un altro però. Se i precari sono incompetenti, erano incompetenti anche prima, quando il sistema li sfruttava. Ora li butta come scarpe vecchie. La scuola è senza risorse, materiali e umane, se un insegnante si assenta (ci sono anche quelli che si assentano quattro giorni su cinque e nessun Brunetta li licenzia)si prendono gli insegnanti di sostegno dalle altre classi o si chiede agli altri docenti di tappare buchi senza essere retribuiti. Si fanno laboratori senza carta, senza matite, senza penne, senza poter pensare le attività giuste e adatte ad una determinata realtà. Non possiamo rimpiangere il passato, dobbiamo costruire il futuro. I ragazzi sono cambiati e la scuola non ha le risorse per stare al passo con loro. Sono molti quelli che resistono, molti di più di quanto credete. Ma è ormai tutto demandato alla buona volontà. I professori non hanno più nessun ruolo sociale. Sono dei morti di fame, degli sfigati.
    Di questo disastro siamo tutti responsabili. TUTTI. Anche noi. Ma anche voi.

  • scritto da Roberto Puglisi

    Io non ho visto mai i professori protestare per altro che non fossero stipendi o assunzioni. Giusto, ma la scuola è anche altro e una categoria deve porsi la domanda sul proprio senso. I professori questo non l’hanno fatto. Ed è tutta colpa loro. Non mia.

  • scritto da Daniela

    I professori e soprattutto i maestri protestano, da anni, senza essere minimamente ascoltati sulle situazioni disastrose degli edifici scolastici in cui sono costretti a lavorare, con grave rischio per la loro incolumità e quella dei ragazzi.
    Quanto alle situazioni di parassitismo a cui fcevo riferimento (professori malati immaginari, per esempio), non abbiamo nessuna voce in capitolo e persino i dirigenti scolastici hanno le mani legate, di fronte a persone che hanno medici compiacenti e protezioni più alte.
    Poi sai benissimo che penso che la categoria dei professori in quanto tale non esista, che siamo disuniti, incapaci di far fronte comune per le cose importanti.
    Quando mi riferisco alle responsabilità di tutti, parlo del ruolo sociale dei professori che è stato sistematicamente distrutto dai discorsi di cafè (non i tuoi nello specifico)sulle 18 ore di lavoro, le riunioni una volta tanto bla bla bla. Tu come conti le ore di lavoro di un avvocato? Dalle ore che passa in udienza? Chi conta le ore in cui sta a lavorare a studio e quelle in cui cazzeggia demandando tutti i compiti di bassa cucina a praticanti e segretarie? Eppure nessuno osa dire che gli avvocati come categoria non lavorano. Se io leggo libri, vado a presentazioni, mi informo, scrivo, parto per l’Irlanda tutta l’estate, IO STO LAVORANDO.
    Da anni sostengo che i professori dovrebbero essere COSTRETTI ad aggiornarsi, ma seriamente, non con i corsi FORCOM (che pure ho fatto, perché la guerra è guerra) che servono solo ad accumulare punteggio. Da anni sostengo che andrebbe valutato il merito. Ma non con le misure clientelari che propone la Gelmini. Il reclutamento diretto dei presidi lasciatelo agli Stati Uniti, dove si assume un professore perché è il più bravo. Qui verrebbe assunto il nipote del cugino del preside, e lo sappiamo tutti.
    Io sostengo persino che dovrebbero farci la revisione, ogni tot anni. Ma non solo a noi. A molte, forse tutte le categorie. Ma ripeto, in questo paese si insultano solo gli insegnanti. E i magistrati, a dire il vero.
    Magari chiediamoci tutti il perché.

  • scritto da Daniela

    Precisazione: onde evitare che qualche Solone sottolinei il fatto che ho detto tutta l’estate, specifico che ho passato in Irlanda l’intero periodo di ferie (dal 1 luglio ai primi di agosto) a cui ho diritto lavorando per un’organizzazione che si occupa di vacanze studio e che mi paga vitto, alloggio e mi rimborsa le spese. Ergo, ho passato le mie vacanze a lavorare. Lo faccio tutti gli anni, da molto tempo. Mi consente di parlare inglese, di fare un’esperienza molto bella e di tornare a scuola il 1 settembre più stanca di prima.

  • scritto da Filius matris ignotae

    Leggo le riflessioni della professoressa Daniela e la risposta del dottor Puglisi che ribadisce la necessità che i professori riflettano sul senso della loro attività. “Senso” è una parola difficile e compromettente. Difficile perché presuppone il possesso di tutti quegli occhi neccessari alla piena consapevolezza. E questi non scaturiscono né dal titolo di studi, né dall’impegno, né dai riconoscimenti altrui, non avendo, chi tributa i riconoscimenti una patente di credibilità certa. Dalle parole della professoresa Daniela emerge che l’attività al di fuori dell’aula sia una prerogativa degli insegnanti seri. E’ un’affermazione micidiale. Se ne dovrebbe dedurre che l’attività di aggiornamento e di preparazione delle lezioni sia un optional e non un dovere. Infatti coloro che vi adempiono non sono seri, sono soltanto leali rispetto al proprio compito. Gli altri, invece, lo gestiscono in malo modo o, detta in latino italianizzato, sono “linquenti” (verbo padre di “delinquere”). Merito agli onesti? Pesante come concetto, se non in un microcosmo in cui la regola sia la disonestà. E ancora: concordo con la professoressa Daniela che non si debba rimpiangere il passato e che si debba costruire il futuro. Non capisco, però, se questa affermazione contempli il disinteresse verso tutto ciò che, nel tempo, si è rivelato fondamentale. Come dire: poiché i tempi (cioè i costumi, non gli uomini) sono cambiati, azzeriamo la memoria di ciò che è valso tanto da trasformarsi da valore in principio e da considerasi, quindi, immutabile. Rimpiangere il passato no, d’accordo, ma disattivare i principi neanche poiché, questo sì, sarebbe ed è un modo ipocrita da parte dei professori di disimpegnarsi. Affermare che gli uomini cambiano è un assunto “ignorante”. Gli elementi fondamentali di ogni uomo sono i suoi sentimenti, il resto sono abitudini. Queste possono cambiare, ma ciò non vorrà dire che gli uomini (siano essi ragazzi o adulti) siano “cambiati”. Chiedo alla professoresa Daniela: mi indica, a far data a sua scelta (da mille anni in qua, da cinquecento, da cento,da cinquanta, da venti) un solo sentimento nuovo rispetto a quelli conosciuti sin dall’antichità? Non le chiedo una diversa applicazione di un sentimento, un diverso obiettivo, ma proprio un nuovo sentimento che possa far affermare, come lei ha superficialmente fatto, che i ragazzi siano cambiati nella sostanza. Prevengo i suoi dubbi sulla mia titolarità nel porle simile quesito, ma dovrà fidarsi. Ne ho titolo sul campo. Ovviamente potrà dare a questa mia affermazione nessun credito.
    Nessuno ha il dovere d’essere Socrate, ma il suo essere considerato ancora dopo 2.500 anni il Maestro dei maestri, mi creda, non era legato alla dotazione di matite o di stipendio. Ed anche ai suoi tempi i ragazzi non erano più quelli di una volta. Come sempre per i ragazzi. Socrate, ma le altre migliaia di bravi professori che nei secoli si sono succeduti, hanno semplicemente saputo adattare alla scuola gli allievi, attreandoli. E non, come deludentemente afferma la professoressa Daniela, adattando la scuola ai ragazzi. Deludentemente, ma grazie a lei abbiamo più chiaro un “perché” importante della crisi di sostanza della scuola.

  • scritto da giovanna

    Leggo sì con interesse tali commenti,ma anche con tanta amarezza nel cuore!
    E’ legittimo porsi domande e mettersi in discussione…Ma, alla fine di tutto… perchè ho sempre il sapore amaro delle colpe che tutto il sistema ci tributa?
    Conosco la prof. Daniela poichè si lavora nello stesso istituto.Oggi sono stata a scuola, ho rassettato armadi, ho sistemato materiale,sono arrivata a casa impolverata e anche dispiaciuta perchè non rivedrò gli stessi professori dell’anno scorso.Eh sì, questo mestiere è fatto anche di affetti! di team che si consolidano con il tempo e che sono la vera forza della scuola.Insieme si creano cose meravigliose e la lucentezza di tali legami risplende anche agli occhi degli alunni,che sono disposti a seguirti in qualunque percorso tu li voglia far volare con la fantasia, con l’arte, con la poesia …perfino con i numeri!Ma succede che di anno in anno la sede si rimette in discussione, diminuiscono gli alunni…le classi…bla bla bla… E allora bisogna ricominciare tutto daccapo, cercare di mettere assieme le tessere di un nuovo puzzle per offrire e per offrirsi in nuova veste .
    Ma questo non importa a nessuno, nessuno vuol capire che la continuità “a 360°”
    è segno di stabilità, di certezza, un punto fermo su cui pensare di costruire qualcosa di significativo .La mancanza di certezze crea insicurezza, sfiducia …demotivazione!
    La verità è che la società non ci vede di buon occhio , ci considera dei parassiti che godono di troppe ferie e si fanno le vacanze di Natale al calduccio di casa, sotto un albero di tutto rispetto!
    La scuola non funziona…i professori non sono adeguatamente preparati… tutto vero, anzi verissimo!Ma come ci si prepara in una società in cui tutto muta vertiginosamente,in cui al professore è richiesto di tutto: oggi lo psicologo, domani il moderatore di conflitti, dopodomani il tutor di Pon o del progetto vattelappesca.Lavoriamo spesso in scuole di frontiera e ci becchiamo gli insulti del quartiere,delle famiglie e del fruttivendolo a cui hai rubato il posto auto.
    Mai un grazie per il lavoro svolto!
    Eppure si va avanti lo stesso: entri in classe, volti nuovi ,occhietti vispi ansiosi di farsi conoscere,di mostrare ciò che sanno o di dimostrare che di te… non gliene frega niente!
    Ogni anno ti riprometti sempre la stessa litania… quest’anno farò solo l’indispensabile…che nessuno mi chieda di fare lavoro extra … bla bla bla…
    Ma poi li guardi, giorno dopo giorno ti abitui ai loro volti,poi ti affezioni e ti chedi… ma loro…che colpe hanno?
    Gli altri …pensino pure ciò che vogliono…io farò del mio meglio anche quest’anno!
    Buon anno scolastico

  • scritto da giovanna

    Non entro nel merito di una discussione che qui (mi) sembra essere pericolosamente vicina (sebbene ad alto ed altro livello) ai mille luoghi comuni che negli anni ho dovuto sentire, io insegnante, da chi insegnante non è. E ciò che mi stupisce è ritrovarmi concorde con tutti gli opposti punti di vista, da quello di roberto a quello di daniela e oltre…
    Un solo punto sottolinerei, uno tra quelli evidenziati da daniela: “nessuno osa dire che gli avvocati come categoria non lavorano”, avvocati come dire medici, commercianti, impiegati. In realtà tutti accusano tutti (gli altri) di non lavorare o lavorare male, ma mai quanto succede con gli insegnanti. Forse perchè chi ha un minimo di buonsenso si ferma prima di giudicare ciò che non conosce. Nei confronti degli insegnanti ciò non accade, tutti pensano di poter giudicare. Tutti, ma proprio tutti, perchè tutti sono stati, per un periodo più o meno vicino alla dozzina di anni, alunni, alias la nostra controparte.
    Questo rende il nostro lavoro più conosciuto di altri, tutto qui.
    Ma dall’altra parte, non dalla nostra, non dimenticatelo.
    E, soprattutto, noi non siamo i vostri insegnanti, quelli meravigliosi o inutili che hanno segnato la vostra vita.
    Siamo insegnanti di altre, nuove persone, per questo – credo – daniela dice che dobbiamo guardare al futuro.
    Cosa dovrei aggiungere? Che siamo gli insegnanti DEI VOSTRI FIGLI? troppo facile….
    Saluti

  • scritto da Seb

    Peccato che la ricreazione per molti maestri e prof. (plurilaureati e, secondo le leggi vigenti, abilitati ) non sia mai iniziata e, forse, non inizierà mai.

    “che la categoria dei professori in quanto tale non esista, che siamo disuniti, incapaci di far fronte comune per le cose importanti ”

    Se è vero che i prof., purtroppo, non sono una categoria sociale, forse, però, hanno un ruolo nella società … come gli avv.,gli ing. ,i GIORNALISTI..
    o no?

    “poi ti affezioni e ti chedi… ma loro…che colpe hanno? ”

    “Che siamo gli insegnanti DEI VOSTRI FIGLI? ”

    Socrate, forse poco compreso da qualcuno, diceva “SAPERE DI NON SAPERE “, ma sicuramente sarà concorde con me:

    I “vostri figli ” sono i figli di tutti noi, CAZZO!

Lascia un commento

(non sarà pubblicata)


Tutti gli utenti possono manifestare il proprio pensiero nelle varie sezioni del giornale LiveSicilia.it.
Ferma restando la piena libertà di ognuno di esprimere la propria opinione su fatti che possano interessare la collettività o sugli argomenti specifici da noi proposti, i contributi non dovranno in alcun caso essere in contrasto con norme di legge, con la morale corrente e con il buon gusto.

Ad esempio, i commenti e i nickname non dovranno contenere:
- espressioni volgari o scurrili
- offese razziali o verso qualsiasi credo o sentimento religioso o abitudine sessuale
- esaltazioni o istigazioni alla violenza o richiami a ideologie totalitarie ecc.

I contributi che risulteranno in contrasto con i principi esposti nel Disclaimer non verranno pubblicati.

Si raccomanda di rispettare la netiquette.