(rp) Noi l’abbiamo scritta nel sommario quella paroletta, come un semplice elemento di cronaca, tentando di peccare il meno possibile, forse sbagliando. Abbiamo scritto sommessamente, senza gridare e senza enfasi, che si segue la pista passionale a sfondo omosessuale nel delittaccio di Termini. Altri quella parola online (e chissà come saranno oggi i giornali) l’hanno urlata: barista gay ucciso a Termini. Ecco. Così il lettore opera una selezione inconscia. Dimentica “barista”, dimentica “ucciso”, si concentra sul “gay”. E si sa che quando il sangue è gay i fatti di cronaca nera sono più gustosi, i giornali si vendono di più.
Ora, non sappiamo quasi nulla dell’omicidio di Termini, ogni illazione o anticipazione sessuale potrebbe essere smentita e irrisa. Tuttavia, il meccanismo del linguaggio che si è messo in moto come un argano inesorabile svela ancora una volta la morale della favola.
Un cadavere è un cadavere, un morto ammazzato è una vittima per cui si può provare in lontananza compassione. Però se è gay, il lettore benpensante scavalca corpo, sangue e pietà. Immagina tutto un osceno e godibilissimo sommovimento erotico-tellurico, tra “Il vizietto” e le pratiche fetish, dietro le pistolettate. Ha la conferma di un torbidume omosex che ha imparato a “riconoscere” nelle omelie dell’intolleranza. Mai al lettore medio verrebbe in mente che un gay assassinato è solo una vittima proprio come un etero. Sotto sotto se la sarà cercata, no? Infatti i giornali nei titoli sparano: “Barista gay”, un’altra pistolettata. E non c’è niente da fare. La comprensione della reciproca diversità – che poi è la regola di una vita sana – resterà polverosa materia didattica per i convegni e poco altro, finchè rimarranno le incrostazioni nelle parole, finché i gay saranno gay nei documenti ufficiali e “froci” nelle barzellette che ogni intellettuale sa bonariamente raccontare a tavola, dopo le tavole rotonde sull’integrazione. Nanni Moretti aveva ragione a prendere a schiaffi l’improvvida giornalista di “Palombella rossa” con le sue domande banali. E faceva bene a strillarlo: le parole sono importantiiiii…











Grazie per avere scritto quest’articolo, e per la bella intervista a Paolo Patanè, il ns. presidente nazionale.
Ci spiace che la vita e la morte di un gay in Italia non siano una cosa “normale”, ma siano troppo spesso oggetto di speculazioni, insinuazioni, motteggi, etc.
Eppure noi persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali) nasciamo, lavoriamo, abbiamo affetti e relazioni, e siamo purtroppo vittime di rapine o di omicidi come tutti gli altri.
Arcigay Palermo esprime solidarietà e partecipazione al dolore della famiglia e degli amici del ragazzo di Termini Imerese, e chiede rispetto per la loro sensibilità e per la loro sfera privata.
Allo stesso modo, auguriamo buon lavoro agli inquirenti, sperando in una rapida ed efficace conclusione delle indagini, sperando inoltre che se vi dovesse essere una matrice omofobica, il giudizio sia severo e giusto.
Grazie ancora, e buon lavoro alla Vs. redazione, che ancora una volta ha mostrato sensibilità e volontà di perseguire la verità.
Abbiamo fatto i giornalisti. Grazie a voi.