Gianfranco torna a casa,
ma lui smentisce il suo blog

martedì 31 agosto 2010
10:20
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“Le ferie son finite e una nuova stagione politica si affaccia al vicino orizzonte”. Così, dalle pagine del suo blog, lo staff del sottosegretario alla presidenza, Gianfranco Micciché, annuncia  il percorso che sembrerebbe riportarlo nell’alveo del Pdl ufficiale. Un messaggio inviato, prima di tutti, al presidente Raffaele Lombardo. “C’è nell’aria qualcosa di nuovo – si legge nel post – si respira quel non so che di mutamento,  si ha quasi la stessa sensazione, un pò strana, del dopo terremoto, quando non sai se è finito tutto o se altre scosse di assestamento torneranno ad insidiarti. E si resta in attesa. Un’attesa silenziosa, in apnea”. Nel post ci si chiede se i cinque punti programmatici riusciranno a tenere coesa “la fortezza del Centrodestra” o “si rivelerà una linea Maginot, al di là della quale preparare e pensare a nuove elezioni”. Poi si va dritto al punto.

“A proposito di linee ed orizzonti, c’è da scorgere con grande attenzione l’orizzonte siciliano, dove s’addensano, minacciose, nubi, provenienti dai cieli capitolini, pronte a portare qui da noi piogge, fulmini, vento e tempeste. Qui nessuna linea è stata segnata, per cercare di  tenere la barra dritta e garantire continuità ad un’azione governativa che, infatti, stenta a decollare”.”E’ dal 2008 che assistiamo a una politica siciliana destrutturata e per questo precaria – continua il post – La litigiosità all’interno del Centrodestra si mescola inevitabilmente con quella del Centrosinistra e crea un mix esplosivo d’instabilità, che certo non fa bene ai siciliani, la cui volontà, invece, era stata chiara nell’affidare le sorti della Regione a un Governatore e ad una coalizione, che stabilmente avrebbero dovuto pensare solo e semplicemente a governare la Sicilia.

Ecco, potrebbe essere questo un nuovo orizzonte della politica siciliana! Non nubi minacciose, ma l’azzurro di un percorso chiaro, che riprenda quel filo d’Arianna srotolato 2 anni fa dai siciliani  e permetta loro di uscire dal labirintico circolo dei governi seriali e di tornare indietro, a casa: quella che un tempo si chiamava Casa delle Libertà e che fu per anni la casa sicura di una coalizione forte, vincente, rassicurante.

Un filo, una linea tracciata secondo un preciso schema programmatico, attorno al quale continuare a lavorare per la Sicilia. Non un patto di legislatura, non alleanze pre- elettorali, non alchimie e strategie da Monopoli, bensì un chiaro e semplice accordo programmatico. E se anche Lombardo, anzichè presentare un quarto governo, si presentasse in Aula con dei punti (semplificazione burocratica, iniziative per l’occupazione, diminuzione degli sprechi, tutela del territorio,  ecc …)  e su questi chiedesse alle forze politiche che lo hanno sostenuto e lo sostengono l’ok per andare avanti? Questo si che sarebbe un nuovo orizzonte …”.

Fin qui sembrerebbe chiaro l’auspicio di Miccichè a un ritorno all’unità nel Pdl e della vecchia coalizione che ha portato Lombardo a palazzo D’Orleans. Ma così non è. Un commento, firmato proprio da Gianfranco Micciché, rimette le cosa a posto. “Ho appena letto il redazionale: l’ultima trovata di sti scalcamanati della redazione del blog. Altro che ribelli! Questi qua sono dei veri guasconi e lasciarli liberi di scorazzare a destra e a manca tra le pagine del blog…che guai che combinano! Ma che vogliamo farci? Io sono fatto così: a me piace lasciare che i miei pensino, riflettano, provochino, immaginino e si divertano anche, sentendosi liberi di farlo, perchè lo sono. Insomma, tra zanzarate e redazionali, me ne fanno una al giorno e non so se questo mi farà invecchiare prima o se invece mi manterrà giovane … però è divertente!”.

 
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Commenti

  • scritto da honhil

    “Insomma, tra zanzarate e redazionali, me ne fanno una al giorno e non so se questo mi farà invecchiare prima o se invece mi manterrà giovane … però è divertente!”. Sante parole. A patto che anche agli altri è lasciata la liberta “di scorrazzare a destra e a manca” tra le pagine del web. Ma non sempre è così. Anzi molto spesso la censura la fa da padrone. Non sono sicuro che non sia un argomento strettamente personale. Ma certamente è un argomento che ha una grande valenza etica. Cercherò di spiegarmi, anche se per farlo dovrò per forza di cose essere lungo. Ho una piccola questione con un vate del giornalismo nostrano. Un fondatore. Uno che ama le polemiche e che, essendo un uomo e giornalista di parte, anzi vi sguazza dentro tutti i santi giorni della settimana. Domenica compresa. Non è del suo “domenicale” su Repubblica,ad ogni modo, che voglio parlarvi, bensì della rubrica (Vetro soffiato) che tiene sull’Espresso. L’ espressione fa pensare immediatamente al vetro di Murano , alla lavorazione artistica del vetro soffiato. E quasi certamente è stata scelta da quella sottile penna per sottolineare una lievità artistica che i suoi pezzi, proprio per la loro intrinseca partigianeria, mai potrebbero avere. E tuttavia non è di questo peculiare modo di fare che voglio parlarvi. Non avrebbe senso. Scrivere a briglia sciolta è proprio la prerogativa di un opinionista. E anche se quelle sue opinioni sono davvero molto personalissime e tutte a binario unico, va bene così. A ciascuno il suo torcicollo. Siamo in un paese libero e oltre alla libertà di pensiero e di parola c’è anche la libertà di stampa. Quello di cui invece vi voglio parlare è la censura che lui esercita sugli altri. E’ proprio così. Lui che dice di rappresentare la stampa libera, lui che predica il libero pensiero, lui che in ogni suo “vetro soffiato” abbonda con l’ironia, il sarcasmo e anche, con una certa frequenza , la maldicenza, lui, il sublime maestro del giornalismo italico, non sopporta un’ espressione di pensiero diversa dalla sua. L’ironia, il sarcasmo e, forse, anche l’irriverenza degli altri lo innervosiscono. Fino ad eliminare, o a fare eliminare, tutti quei commenti che gli fanno velo. Non ci credete? Ecco la pistola fumante.
    «Tre carneadi cofondatori Eugenio Scalfari
    Rotondi, Pionati e Giovanardi. Vogliono contare come Fini. E con i loro dieci deputati e quattro senatori potrebbero far male a Berlusconi in difficoltà. E poi c’è anche Nucara
    (27 agosto 2010)
    Carlo GiovanardiVi do tre nomi e vi invito a dire chi sono: Rotondi, Pionati, Giovanardi. Vi metto sulla buona strada: sono tre uomini politici. Ancora non ci siete? Sono tre cofondatori del partito di Berlusconi. Non ci siete ancora? Un altro aiutino: due di loro sono ministri senza portafoglio (per fortuna) nell’attuale governo. Non vi viene in mente niente?
    È terribile per quei poveretti aver lavorato una vita al servizio – si fa per dire – del paese e non aver lasciato alcuna traccia. Pensate: uno di loro è addirittura proprietario della Dc. Ma sì, avete capito bene: proprietario del logo del partito, lo scudo crociato. L’ha registrato a proprio nome perché nessun altro aveva pensato a farlo. Qualche anno fa ha fatto rivivere il partito e si è fuso con Berlusconi. Dei tre è il più importante. Rotondi. Nel momento della fusione è stato seguito da una decina di amici e da un paio di parenti acquisiti.

    La storia di Giovanardi è diversa: era alla guida di un gruppo nel partito di Casini e ad un certo punto nacque un dissenso; Giovanardi uscì dall’Udc e costituì un gruppo autonomo. Bussò alla porta di Berlusconi e il Cavaliere aprì.
    Pionati è un caso più semplice. Era un cronista politico della Rai. Dopo anni di servizio la sua faccia era diventata abbastanza nota. Nell’ultima campagna elettorale, tra la candidatura di una velina e quella di una valletta, Berlusconi offrì un posto anche a lui e Pionati entrò finalmente in Parlamento, ma la sua delusione fu cocente: la sua faccia e il suo nome scomparvero immediatamente dalla memoria degli italiani. Pionati come Carneade: chi era costui.

    L’ex cronista della Rai aveva però imparato i trucchi della politica e non si perse d’animo: fondò un movimento e gli dette anche un nome. Non ricordo se lo chiamò movimento dei liberali e democratici oppure dei liberali moderati oppure ancora dei moderati laici per distinguersi dai moderati cattolici di Giovanardi il quale a sua volta voleva distinguersi dalla Democrazia cristiana di proprietà di Rotondi.
    Sta di fatto che, una volta fondati questi movimenti, i loro fondatori insieme alla massa dei fondati si fusero col partito del predellino. Tutti insieme tesserarono a dir poco 150 militanti e si guadagnarono la preziosa qualifica di cofondatori alla pari di Fini.
    Ne consegue che i cofondatori sono almeno quattro, Fini quindi non faccia troppo il furbo, non ponga condizioni, insomma non rompa le scatole perché di fronte a Berlusconi l’ex leader di An si trova nella stessa condizione di Rotondi, Pionati e Giovanardi. E zitto!

    I lettori si domanderanno perché mai ho sollevato questo caso. Giusta domanda ed ecco la risposta.
    I tre suddetti Carneadi sono tuttavia espertissimi in trucchi e trappole di corridoio. Hanno fiutato che il Berlusca è in difficoltà ed hanno piantato la loro grana: nei vertici di venerdì e di sabato scorsi a Palazzo Grazioli tra i maggiorenti del partito loro non sono stati convocati. Come cofondatori avrebbero dovuto esserlo. Si trattava infatti di giudicare il quarto cofondatore e cioè un loro pari, e a chi spettava di farlo se non a loro?
    Dunque gli è stato fatto un gravissimo sgarbo e gli è stato arrecato un gravissimo danno politico. Non sono soli, quei tre. Hanno con loro almeno dieci deputati e quattro senatori. Vi sembra poco? Coi tempi che corrono la loro utilità marginale è maledettamente cresciuta. Se quei dieci deputati e quattro senatori decidessero di uscire dal Pdl, la maggioranza già traballante finirebbe col sedere per terra. E se bisognasse poi decidere nuove elezioni oppure governo di transizione, quei dieci più quattro avrebbero anche loro una parola da dire.

    Intanto un titolo su qualche giornale se lo sono guadagnato e anch’io gli ho dedicato questo “vetro soffiato”. Sarà poca cosa ma chi si contenta gode.
    Ci godo anch’io. Questa maggioranza è fatta proprio di ricotta. Ma non doveva salvare il paese?
    Ho però dimenticato di dirvi che c’è un quinto cofondatore. Si chiama Nucara ed è proprietario dell’Edera, il vecchio simbolo del Partito repubblicano. Finora Nucara è stato zitto ma ormai è questione di ore, si farà vivo anche lui e ne vedremo delle belle.
    Pdl
    Sono presenti 2 commenti
    EUGENIUCCIO, CON L AIUTO INDIRETTO DI DON ABBONDIO E QUELLO DIRETTO DI CARNEADE DI CIRENE, UN FILOSOFO GRECO ANTICO DELLA CORRENTE DEGLI SCETTICI, SI È DATO ALLE PREVISIONI. NON DEL TEMPO. DI METEREOLOGI CHE INCASINANO I NOSTRI FINE SETTIMANA CE NE SONO GIÀ FIN TROPPI. MA DEGLI EVENTI PARLAMENTARI. SI È MESSO, INSOMMA, A LEGGERE LA VENTURA AI POLITICI BERLUSCONIANI. SERVIZIO ANCHE A DOMICILIO. MA SE PENSATE CHE SI FA AIUTARE DA UNO DI QUEI PICCOLI PAPPAGALLINI DAL PIUMAGGIO COLORATISSIMO, PER PESCARE COL BECCO DALL APPOSITA SCATOLA QUESTO O QUELL ORACOLO DI “VETRO SOFFIATO”, VI SBAGLIATE DI GROSSO. FA TUTTO DA SOLO. AL MOTTO DI SODDISFATTI O RIMBORSATI. GIÀ INVIATO DA HONHIL IL 28 AGOSTO 2010 ALLE 08:33. Inviato da honhil il 29 agosto 2010 alle 09:35»
    Il commento è stato cancellato tutt’e due le volte. Stessa sorte ha subito anche l’altro commento che era presente nel momento in cui si è visualizzato il mio secondo invio.
    Questo è il fatto. E questa è la domanda che faccio a tutte le penne di professione dello Stivale e a tutti i posteresti. E’ etico esercitare la censura su commenti espressamente richiesti (ovviamente con riferimento ai poster scevri da qualsiasi volgarità)? Cancellare un commento sol perché fa venire l’orticaria è negare agli altri la libertà di parola. Sarebbe più corretto chiudere la porta ai commenti, se proprio non si sopportano le annotazioni critiche o urticanti. Conclusione. Ne ho voluto parlare sperando che qualche autorevole opinionista prendesse la palla in balzo e, con parole dotte, mi spiegasse l’antinomia dell’ ” io parlo e tu taci, altrimenti ti casso”. Se vuole può intervenire anche il prof. Vito Mancuso. Mi potrebbe illuminare con una sua riflessione teologica. Anche se Eugeniuccio è un ateo.

  • scritto da claudio

    Dante Alighieri – Divina Commedia
    Inferno

    “Canto XXVI, nel quale si tratta de l’ottava bolgia contro a quelli che mettono aguati e danno frodolenti consigli; e in prima sgrida contro a’ fiorentini e tacitamente predice del futuro e in persona d’Ulisse e Diomedes pone loro pene”.

    ……..se solo Miccichè conoscesse Dante……. ma lui dei fraudolenti consiglieri cosa sa? ……….. ahimè che politici di basso profilo.

  • scritto da Filius matris ignotae

    @ honhil
    Essermi prestato, per leggere il suo commento, a leggere Scalfari è la caparra da me versata per pretendere la sua attenzione.
    L’assenza di alcune voci dal nostro codice penale, oltre che il frutto di una scelta del Legislatore (in nome dei cittadini), è anche un modo, diciamo pedagogico, di addestrare la società, di formarla alla capacità di discernimento, di analisi, di critica. Sarebbe facile (come auspicavo da ragazzo) ridurre in manette un pessimo poeta, un pessimo attore, un pessimo giornalista. Individuati i canoni minimi (proprio come per i comportamenti umani, in cui l’eccesso penalmente rilevante viene punito), sarebbe facile sanzionare un pessimo scrittore o l’accademia che gli conferisce un premio immeritato. Così non è ed il paradosso di questo scenario apparirebbe meno evidente se solo si desse maggior importanza all’influenza che, specialmente sui più giovani, hanno coloro che trasgrediscono sui fronti non considerati criminali. Insomma, se è un reato arrecare danno alla persone e alle cose, non lo è arrecare danno all’anima (nel senso di complesso di risorse immateriali). E la censura è un danno all’anima, grave ed umiliante ed impedisce una più completa analisi da parte dei lettori. Ma è anche la naturale conseguenza di una mentalità che, strutturalmente fondata su fragile ideologia, si difende come può, anche impedendo il contraddittorio.
    Ciò accade da secoli, né è credibile che Scalfaro sia un nuovo archetipo umano. Esiste da millenni, al di là della sua erudizione e capacità di scrittura. E la ricerca scientifica non ha trovato antidoti anche perché dovrebbe vestire i medesimi panni censori. Ecco perché io, come lenimento, quando incontro gli scritti di Scalfaro vi dedico la medesima attenzione che dedico alla pubblicità. Dentro vi sarà del buono, ma preferisco l’analisi comparata, non i monologhi senza raffronti, e passo avanti. Saluti cordiali.

  • scritto da Filius matris ignotae

    Lapsus calami nel terz’ultimo rigo. Leggi: Scalfari.

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