”Con le nuove regole che abbiamo deciso di adottare ci assumiamo una delega etica che la politica invece non vuole assumersi. E’ ora che anche la politica faccia un’operazione di chiarezza: chi e’ indagato per mafia non deve e non puo’ essere candidato”. Lo dice il presidente di Confindustria Palermo, Alessandro Albanese, che con Legacoop e gli edili di Ance, ha adottato il decalogo antimafia proposto dall’associazione antiracket Libero Futuro e da Addiopizzo. ”Da parte nostra – aggiunge Albanese, da poco eletto leader degli industriali palermitani – e’ un grande atto di coraggio da parte di una Confindustria rinata”. L’associazione, inoltre, proporra’ a tutti i propri iscritti di aderire a Consumo critico, l’iniziativa lanciata da Addiopizzo per promuovere le imprese sane che si dissociano dal racket delle estorsioni. ”Sarebbe bello – sottolinea Albanese – se anche i commercianti aderissero”.











“Chi e’ indagato per mafia non deve e non puo’ essere candidato” ?
Indagato ? Vale a dire che basta una indagine per essere “liquidati” ?
La storia politica e giudiziaria della Sicilia insegna che professando la teoria del “sospetto come anticamera della verità” sono state condotte feroci battaglie di delegittimazione politica che hanno portato alla eliminazione di decine e decine di politici favorendone, non tanto indirettamente, altri noti per la loro mediocrità.
Io credo che una indagine da sola non vale nulla e che la presunzione di innocenza valga proprio nelle fasi delle indagini preliminari. Difatti si può, per ipotesi, restare vittima di complotti, di macchinazioni, di “tragedie”, per usare un vocabolo siciliano, e dunque anche essere coinvolti in una indagine di mafia per poi uscirne indenni.
La proposta di Albanese mi pare, oltre che giuridicamente aberrante, politicamente settaria
egr. sig. presidente e se l,associazione di categoria invece non aiuta chi si trova in grave difficolta e per di piu è minacciato di morte secondo lei dovrebbe essere espulso il presidente dell,associazione giusto?