“Schifani mise in contatto
i Graviano con Berlusconi”

giovedì 26 agosto 2010
18:17
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Si torna a parlare del presidente del Senato, Renato Schifani, e delle presunte “ombre” nel suo passato. Dopo i servizi de “Il Fatto quotidiano”, ora è “L’Espresso” ad affondare un altro colpo. Partendo dalle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza ai magistrati di Firenze, ai quali lo scorso ottobre ha rivelato come secondo il suo capo famiglia, Giuseppe Graviano, Schifani avrebbe messo in contatto i terribili fratelli di Brancaccio, quartiere di Palermo, con Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. L’episodio, secondo quanto riporta “L’Espresso”, sarebbe inquadrato nella ricerca da parte di Cosa nostra di nuovi referenti politici all’indomani del crollo della “prima repubblica”.

Ma i magistrati fiorentini si sono dichiarati non competenti e hanno girato il verbale, coperto da segreto, ai colleghi palermitani che hanno rispolverato un vecchio fascicolo. Si tratta dell’archiviazione della posizione di Renato Schifani in un procedimento per concorso esterno, aperto in seguito alle dichiarazione dell’imprenditore-pentito Salvatore Lanzalaco su un appalto pilotato dalla mafia a Palermo. Inchiesta archiviata nel 2002 e che potrebbe essere riaperta dai pm Ingroia, De Francisci, Di Matteo e Guido, a cui il procuratore capo, Francesco Messineo, ha affidato le indagini.

Quindi presto sarà risentito Spatuzza sull’argomento ma anche Francesco Campanella, l’ex presidente del consiglio comunale di Villabate, alle porte di Palermo, che ha svolto spesso il ruolo di cerniera fra la famiglie mafiose e i palazzi. Potrebbe essere chiamato anche un ex cliente di Schifani condannato per riciclaggio che aveva nominato il presidente del Senato nel cda della sua società anche se l’esponente del Pdl ha sempre sostenuto di non saperne nulla.

 
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Commenti

  • scritto da Anello (al naso)

    L’ipotesi riportata da L’Espresso darà modo ai lettori di misurare il proprio equilibrio. Ci sarà chi osserverà ed attenderà le eventuali iniziative giudiziarie e ci sarà chi emetterà sentenze immediate. Avvisi ai naviganti: le sentenze emesse da chi non ne ha titolo professionale danno la misura della maturità di chi le pronunzia; i cittadini che pretendono equilibrio dai politici devono, proprio devono, mostrare equilibrio. Se poi qualcuno si chiederà se è partita un’altra campagna a favore di Fini (contro Berlusconi) usando come bersaglio Schifani, avrà centrato l’obiettivo. Buona fortuna.

  • scritto da davide

    meno male che abbiamo “anello al naso” sempre cosi equilibrato , sempre cosi prudente , sempre pronto a difendere “fedeli servitori dello stato” magari in difficolta perche indagati per collusione con la mafia…ebbene in questi casi arriva lui e ci mette in guardia a noi poveri ingenui (noi con l anello al naso)dal trarre facili conclusioni.

  • scritto da io

    Caro Anello al naso, ce l’hai proprio l’anello o sei in malafede ?

    Se non capisci sei del primo gruppo.

  • scritto da federico

    Una buona parte delle passate frequentazioni di Schifani sono ormai note a chiunque, quindi non serve affatto attendere alcuna iniziativa giudiziaria per dare un giudizio politico (il più importante per un rappresentante delle Istituzioni).

  • scritto da vinci

    sono note le buone amicizie del presidente fatti noti ma difficilmente perseguibili penalmente, speriamo che abbia lasciato qualche impronta digitale (molto molto diffficle)

  • scritto da fabio

    via i politici corrotti e collusi con la mafia.. gli indagati abbiano il buon gusto di dimettersi!!!!

  • scritto da maurizio67

    e appena ne vengono altri che non ci piacciono basta che pinco pallino dica a e via a casa.
    W la Democrazia Italiana

  • scritto da Michele Bottone

    In un paese normale la seconda carica dello stato ha una limpidezza che surclassa l’acqua di un fonte battesimale, invece da noi (un paese sui generis, il nostro), i trascorsi poco chiari (chiari!) che vuoi che siano?!

  • scritto da giuseppe

    Più che un commento vorrei porre un quesito: A Palermo esiste la massoneria? Non conosco bene Palermo e i suoi abitanti ma mi chiedo se è solo un problema di Trapani, visto i continui moniti del Vescovo, o anche a Palermo esiste questa realtà??
    (Mi scuso se forse il quesito è posto nello spazio destinato ai commenti).

  • scritto da salvo

    ” Nenti vitti e nenti sacciu ”
    Cosi’ si è espresso Tremonti,ad un meeting della Lega,quando gli chiesero sull’incontro Berlusconi-Bossi.
    Che c’entra con il post??
    C’entra,perche’ è una frase tipica di un Sicilia che ormai è superata,roba da primi film anni 60.
    Riproporla ed usarla al meeting della Lega e come volere affossare di piu’ il Sud e la Sicilia in particolare.Se a questo sommiamo gli affondi dei giornali…

  • scritto da Giuseppe

    Per @anello (al naso) di nome e di fatto
    Vorrei risponderti io sull’amico tuo Schifani, ma non avrei mai potuto essere preciso, coinciso e documentato di chi ha dato la sua vita per una SICILIA più giusta.
    Per non farti sfirniciare tanto, l’autore dell’intervento è un certo PAOLO BORSELLINO.
    ” L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E NO! questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati.” Istituto Tecnico Professionale di Bassano del Grappa 26/01/1989)

  • scritto da albero45

    Condivido pienamente quanto scritto da Giuseppe alle 10,30 am – Cosi’ dovranno fare i partiti da domani se vorranno ancora essere credibili. Grazie

  • scritto da Zosimo

    Premesso che a me di Schifani non me ne può fregare di meno

    l’antimafia di professione fa molti più danni della mafia stessa.
    Inviterei tutti ad’ una serena attesa delle conclusioni delle indagini e ad’una ancor più serena attesa dei 3 gradi di giudizio come previsti dalla nostra amata(evidentemente a fasi alterne..) costituzione.

    Ricordandoci sempre che “dovrebbe” vigere il principio della presunta innocenza e ricordandoci altresì che i cosiddetti “pentiti” traggono degli enormi benefit da questo status…il chè se da un lato rappresentano una fonte importante per la lotta alla criminalità organizzata, dall’ altro, non di rado, si sono rivelate delle autentiche armi a doppio taglio. Specie nei processi ai politici.

    Ricordatevi i numeri di condannati (con sentenza definitiva) politici sotto la procura Casselli: 2 su 40

    Queste cifre dovrebbero quantomeno farci meditare.

  • scritto da maurizio67

    e io paqo

  • scritto da Mariele Navaria

    Concordo con anello al naso e aggiungo che non ho la minima fiducia nelle varie iniziative giudiziarie: prima la magistratura si affranchi dalla politica e poi potrà permettersi permettersi di giudicarla in modo credibile.
    Non amo poi, coloro che costruiscono carriere politiche o di maestri del pensiero puro, sulla pelle dei familiari ammazzati dalla mafia o da altte organizzazioni criminali.
    Falcone e Borsellino, erano estranei al sistema che li isolò e che contribuì a condannarli a morte, troppi lo dimenticano o forse fanno finta.

  • scritto da Anello (al naso)

    Prima riflessione: quando si descrive o si giudica una qualunque entità (dal quadro, al romanzo, al fatto, etc.) l’unico elemento certo è che si descrive (e si offre al giudizio altrui) il proprio rapporto con la cosa trattata e, alla fin fine, si parla di sé. Ciascuno dei commenti, quindi, compresi i miei, rivelano innanzitutto noi stessi, la nostra capacità di analisi, la nostra istruzione, la nostra gerarchia tra l’uso delle viscere e l’uso dell’intelletto, anche la nostra buona educazione e, infine, la nostra capacità d’usare appropriatamente la lingua italiana e le sue regole.
    Seconda riflessione: le analisi e i giudizi sulla cronaca dovrebbero contenere, sempre, la memoria di fatti già accaduti. In assenza di questa, l’uomo che giudica è senza passato, senza esperienza e quindi il suo rimane un giudizio primordiale, (senza ironia) cavernicolo.
    Terza riflessione: chi ha memoria e soprattutto chi è così libero da avere interesse a ricordare, sa che, dopo la morte di Falcone e Borsellino, la maggior parte delle rivelazioni dei pentiti non ha avuto riscontri o, peggio, è risultata falsa. Colui che si ricorda di ciò, può enumerare le punizioni inflitte ai responsabili di calunnia (reato su cui l’azione penale è obbligatoria)? Tranne Giovanni Falcone che dispose l’arresto di Pellegriti (che accusò falsamente Salvo Lima), qualcuno ricorda un elenco, proporzionato alle falsità, di “pentiti” puniti? Eppure l’azione penale, lo ricordavo prima, è obbligatoria. Evidentemente il “sistema” ha falle pericolose che rendono fragile l’idea di Stato di diritto e, quindi, di democrazia.
    Quarta riflessione: Francesco Musotto nel ‘94 fu eletto pebliscitariamente presidente della Provincia di Palermo. Nel ‘95 fu arrestato per mafia e si dimise. Fu assolto pienamente nei tre gradi del giudizio, ma nel frattempo fu sostituito alla Provincia da un presidente eletto nello schieramento avversario (con un numero di voti che, vista la scarsisssima affluenza alle urne, equivalse al 17% degli elettori). I numeri rivelano la ferita alla democrazia, ma non ci dicono, né potrebbero, che pena sia stata inflitta agli accusatori di Musotto (nessuna). E Gaspare Giudice? Accusato con richiesta di arresto e assolto (ma condannato a morte dal cancro che esplose, come accade spesso, nel corpo di un innocente sottoposto a “sevizie” giudiziarie)? Qualcuno ha notizie dei suoi accusatori? Sono stati puniti?
    Ultima riflessione: ciascuno, ovviamente, è com’è e vive con la propria capacità (libertà intellettiva, non assoggettata alla viscere) di analisi. Tirare in ballo Paolo Borsellino o altri eroi civili, in modo decontestualizzato, è una vecchia e indegna abitudine e ormai non ci se ne accorge quasi più. Ma se da quei commenti ghigliottineschi che mi precedono si deve misurare l’attuale livello della società italiana in merito a Giustizia e Democrazia, ritengo che si debba lavorare ancora intensamente per la crescita della collettività. P.S.: come qualunque commento anche questo parla, innanzitutto, di chi lo ha scritto. Il discrimine può soltanto essere il percorso individuale. Infatti non basta una tastiera uguale per rendere identici chi vi batte sopra. Saluti perplessi.

  • scritto da maurizio67

    Completamente D’accordo con anello al naso.

  • scritto da Tipheus

    Premesso che sono lontanissimo da Schifani, da Berlusconi e dai c.d. lealisti…
    Ma queste indagini sono cominciate o il verdetto lo ha emesso l’Espresso? La giusta indignazione dei cittadini deve seguire fatti giudiziari molto precisi, magari non c’è bisogno di una condanna, ma almeno di un processo…altrimenti si cade in un giustizialismo volgare che non serve a nulla.
    Il giorno in cui a Schifani arriva l’avviso di garanzia non dico che lo considererò colpevole, ma diciamo che almeno tutti gli chiederemo di farsi da parte e chiarire la sua posizione.
    Prima di questo c’è solo il nulla, le chiacchiere, il vero uso politico della giustizia. Riflettiamoci almeno.

  • scritto da Giuseppe

    Caro anello (al naso), hai proprio ragione. Quando si descrive un’entità (la mafia) l’unico elemento certo è che si descrive (e si offre al giudizio altrui) il proprio rapporto con la cosa trattata e, alla fin fine, si parla di sé. Grazie perché ci hai spiegato il tuo rapporto con l’entità in questione e di conseguenza è emerso il rapporto diametralmente opposto al tuo. Probabilmente tu sei a conoscenza di fatti ignoti alla cronaca per avere un giudizio così evoluto.
    E’ vero che dopo la morte di Falcone e Borsellino alcuni pentiti non hanno detto il vero: come non ricordare tal Scarantino manovrato da chi decise la morte di dei due magistrati (che non sono Riina, Provenzano, Brusca, ecc… questi sono solo esecutori materiali) per depistare le indagini sui veri mandanti. Dopo tanti anni inizia a venire fuori un quadro più chiaro della stagione delle stragi e a qualcuno comincia a traballare. Tanto per farti un esempio, Mangano non era un eroe ma un delinquente mafioso con tanto di condanna. Non è il sistema giudiziario ad avere le falle ma sono organi dello Stato ad avere creato le falle.
    Musotto è stato assolto, però se non ricordo male o scambio persona, mi pare che sia stato avvocato difensore di un certo Raffaele Ganci e dei fratelli Graviano. Chissà con quali argomentazioni ha difeso quest’ultimi come mandanti dell’assassinio di Padre Pino Puglisi. Almeno un po’ di scorcerto permettimelo.
    Quanto a Gaspare Giudice, pur non volendo tirare in ballo persone che non in grado di replicare (anche se le sentenze sono ubbliche) vorrei soltanto farti notare che la tua osservazione è soltanto imprecisa: Giudice è stato assolto per i reati di partecipazione a cosa nostra, bancarotta e riciclaggio. E’ stata invece prescritta l’accusa di avere favorito cosa nostra e altro reato di bancarotta. In termini di codice penale la prescrizione attiene all’estinzione di un reato a seguito del trascorrere di un certo periodo di tempo, non perchè il reato non si è commesso, ma perché viene meno l’interesse a punire tale condotta.
    Ho tirato in ballo Borsellino perché ritengo che la sua LEZIONE sui politici debba essere, a prescindere dal partito di appartenenza, la pietra miliare di chi vuol fare politica onestamente, offrendo un servizio (gratuito) alla collettività. Era valido quando lo disse nel lontano 1989, è ancor più valido oggi dove la metà dei parlamentari è inquisita e dove una trentina siedono lo stesso in parlamento con condanne già emesse (Dell’Utri e Totò vasa vasa solo per fare un esempio).
    Ho iniziato dicendoti che hai ragione e concludo ribadendotelo: hai ragione, non basta una tastiera uguale per rendere identici chi vi batte sopra.
    Nella vita bisogna scegliere da che parte stare. Come diceva qualcuno: non si possono servire due padroni. E un po’ più avanti si parla dei tiepidi che verrano vomitati.

    P.S.: per maurizio67: sei d’accordo con anello al naso o sei d’accordo e hai anche tu l’anello al naso?

  • scritto da davide

    Caro anello al naso la verita giudiziaria sull on Musotto va raccontata tutta …i guai giudiziari dell l on Musotto e del fratello Cesare cominciarono perche accusati di avere ospitato nella loro casa di finale di pollina mafiosi latitanti tra i quali leoluca Bagarella ,ebbene il fratello Cesare è stato condannato per questi fatti in via definitiva mentre l Onorevole è stato assolto per insufficienza di prove, pertanto l on Musotto non è stato vittima di giustizialismo ,di toghe rosse ,ecc ecc..ma di un fratello che ospitava nella loro comune tenuta di Pollina Bagarella e soci.Considerato che l on Musotto è stato anche avvocato di boss mafiosi di alto rango qualche dubbio a noi comuni mortali con l anello al naso sulla sua totale estraneita ai fatti inizialmente addebitatigli rimane.

  • scritto da Idzard

    Dai commenti di Giuseppe e di Davide traggo per logica tre insegnamenti. Il primo: in Italia , patria del diritto, ogni imputato deve avere un avvocato difensore. Poiché i mafiosi processati non sono esenti da tale diritto, ne consegue che i penalisti che difendono i mafiosi sono essi stessi indiziati di collusione con la mafia, almeno dalla pubblica opinione. Il secondo: un reato prescritto, qualunque sia la ragione che ha dato luogo alla prescrizione, è un reato accertato. Non si paga la pena, ma è stato commesso. Confesso la mia ignoranza, ma non sono riuscito a trovare questo articolo nel Codice. Come detto, lo desumo dai commenti di sopra. Il terzo: avere un fratello, un cugino, un padre cretino o mafioso rende tutti i membri della famiglia cretini o mafiosi. Ci sono però delle eccezioni. Sembra che questo valga solo per chi milita nel centro destra. Sono esenti da tale contagio gli esponenti del PD e soprattutto quelli di IdV.

  • scritto da Michele Bottone

    Continuiamo a tenere la testa sotto la sabbia, d’altronde la codardia si tramanda: che colpa ne abbiamo?! :()

  • scritto da Anello (al naso)

    Dice bene chi afferma che io sia a conoscenza di fatti ignoti allo cronaca (ma non ai magistrati). Uno per tutti (in verità, però, conoscibile anche da tutti): su Musotto, sapete con quanto sarcasmo nei confronti dell’accusa il Tribunale, assolvendolo, ha ricordato che poiché l’imputato era un avvocato penalista gli sarebbe bastato farsi nominare difensore da Bagarella e così avervi rapporti senza compiere un reato? Non lo sapevate. Ora, però, sì. Certo, così c’è meno piacere a trattare l’argomento, ma la verità o la si prende o la si lascia, non fa sconti. Proprio come quanto sottolinea Idzard sulla prescrizione. Le cose stanno come dice lui, ma quanti lo sanno? Questa incolpevole ignoranza è il frutto della passione politica ed è un mostro che si annida in buona fede in milioni di persone. Io non so, invece, se sia incolpevole ignoranza quella di chi critica la funzione di avvocato di gentaglia mafiosa. E dire che l’obbligo della presenza di un difensore (foss’anche d’Ufficio) nasce dalla Costituzione… Peccato, si continua a volare molto basso. Vado altrove.

  • scritto da Giuseppe

    Per Idzard,
    per quanto mi riguarda non ci sono eccezioni. Le regole valgono per tutti: PDL, PD, UDC, Lega, e tutta quella minutaglia di partitini.
    Nel mestiere dell’avvocato c’è la libertà di difendere chiunque, ci mancherebbe. Personalmente non difenderei mai (da che cosa poi?) un mafioso conclamato ma neanche un mafioso si farebbe difendere da me. Questione di scelte.
    Quanto alla prescrizione, ti riporto l’art. 157 c.p.:

    Prescrizione. Tempo necessario a prescrivere.

    La prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria.
    Per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge per il reato consumato o tentato, senza tener conto della diminuzione per le circostanze attenuanti e dell’aumento per le circostanze aggravanti, salvo che per le aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria e per quelle ad effetto speciale, nel qual caso si tiene conto dell’aumento massimo di pena previsto per l’aggravante.
    Non si applicano le disposizioni dell’articolo 69 e il tempo necessario a prescrivere è determinato a norma del secondo comma.
    Quando per il reato la legge stabilisce congiuntamente o alternativamente la pena detentiva e la pena pecuniaria, per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo soltanto alla pena detentiva.
    Quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria, si applica il termine di tre anni.
    I termini di cui ai commi che precedono sono raddoppiati per i reati di cui agli articoli 449 e 589, secondo, terzo e quarto comma (1), nonché per i reati di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale.
    La prescrizione è sempre espressamente rinunciabile dall’imputato.
    La prescrizione non estingue i reati per i quali la legge prevede la pena dell’ergastolo, anche come effetto dell’applicazione di circostanze aggravanti.”
    Spero ti sia stato utile.
    P.S.: anche Andreotti è prescritto e siede in parlamento come senatore a vita.

  • scritto da davide

    Alla luce del discorso tenuto da Borsellino nel 1989 ripreso da Giuseppe ,probabilmente alcuni di quelli che scrivono in questo sito se Borsellino fosse ancora vivo lo considerebbero un giudice politicante , perche non sara reato ma che tra due fratelli che vivono nella stessa tenuta ,che frequentano lo stesso tipo di persone uno per difenderle in tribunale e l altro per ospitarli durante la latitanza o per dei summit mafiosi,non ci sia alcun collegamento solo quelli con l anello al naso possono crederlo !

  • scritto da Giuseppe

    La Costituzione prevede l’avvocato d’ufficio. Appunto! Quindi il mafioso, il diritto di difesa lo ha garantito. Caro Anello al naso, non fare il cosidetto “scecco ‘no linzuolu”. Qui non è in discussione il diritto ad avere una difesa ma l’etica professionale di scegliere chi difendere. Nuddu si pigghia s’un s’assimigghia.
    Se volere una società libera dalla mafia ma soprattutto dalla cultura mafiosa è volare basso, scelgo di volare basso.
    Tu vola alto, altrove.

  • scritto da Idzard

    @ Giuseppe
    lei confonde la prescrizione del reato con quella della pena. Quest’ultima è relativa agli effetti di una condanna irrevocabile e quindi opera in presenza di un colpevole; invece la prescrizione del reato, sospende la ricerca del colpevole. L’imputato, quindi, ne esce non giudicato e quindi innocente a pieno titolo.

  • scritto da Miracolato

    Grazie a Giuseppe e a Davide abbiamo imparato che i grandi criminali, abietti alla società, non devono avere bravi avvocati e se li hanno questi sono contaminati dai loro reati ed inoltre si devono guardare dal fare politica. Mi chiedo quale virus vi sia nell’aria per avere generato simili idee. Ma forse ho capito: entrambi sono seguaci di Berlusconi. Così si spiega la loro interpretazione del diritto ad personam.

  • scritto da federico

    non mi serve che un giudice mi dica chi è schifani, per quello che so di lui non lo voto e non lo voterò mai… amen

  • scritto da Idzard

    Per Davide e Giuseppe
    ho riletto con attenzione i vostri commenti e li ho trovati stupefacenti per illogicità e faziosità, venati anche da una volgarità intellettuale che non esita ad usare le parole di Borsellino, decontestualizzandole, ed arriva perfino a giudicare e quasi accusare di mafiosità chi non la pensa come voi. Questo vostro atteggiamento fa molti danni a chi, come me, lotta contro la mafia ogni giorno nello svolgimento del proprio lavoro e nel suo vivere civile. La mafia vi ringrazia.

  • scritto da enzo

    non vorrei entrare nella polemica ma vorrei capire:se un avvocato difende un mafioso, si contamina e deve guardarsi dal far politica,sarà. Ma un magistrato che “all’urbigna”, incomincia a fioccare avvisi di garanzia a iosa, e aiutato da una gogna mediatica senza precedenti, di fatto ottiene la condanna pubblica dei suoi indiziati, corroborato e confortato da un buon numero di suicidi, salvo poi verificare che in tribunale sentenze di condanna ne arrivano poche rispetto al can can provocato, e prima di queste: può costituirsi in partito politico, magari attraverso una fondazione cui riversare i finanziamenti al partito, da investire in immobili da poi affittare al partito stesso per le sedi territoriali, e chiamare tutto questo “Valori”? Ma non vi sembra che questo paese non funzioni? ma quale democrazia e quale libertà! qui è un continuo scontro di poteri forti, che paradossalmente vivono l’uno dell’altro. Mafia e antimafia, garantismo e giustizialismo, berlusconismo e antiberlusconismo, e così via. e appena uno di questi muore l’antagonista muore appresso a lui per mancanza di controaltare. Qui bisogna riscrivere tutto il Paese, che non va a scatafascio solo perchè una mente illuminata come De Gasperi, lo portò fuori dalle secche della guerra e gli diede dignità di paese vincitore e non vinto e lo collocò nel grande progetto europeo, progetto grazie al quale non abbiamo subito tracolli di tipo argentino grazie a tanzi e la sua cricca, o di tipo rumeno con il giustizialismo a volte becero di tangentopoli, per non parlare degli anni del terrorismo sinistro e destro, fino ad arrivare al tentato golpe Borghese.Ma quanto l’Europa potrà sopportarci? Si dice spesso che la nostra democrazia è malata, il fatto è che forse non è mai stata sana e quel che occorre non è una semplice rivisitazione costituzionale, ma un vero e proprio intervento di genetica costituzionale, che deve partire da un nuovo concetto di senso pubblico che deve riguardare soprattutto noi cittadini e poi tutto il resto. e se qualcuno pensa di risolvere le cose con il federalismo, ecco forse sarà questa la goccia che ci porterà fuori dall’Europa. Su Schifani, siamo all’ennesima schizzata di fango,per continuare a tenere il paese nel torbido,questo a prescindere da presunte e reali responsabilità dello stesso. Non ho mai fatto mistero che sul piano politico a me Schifani non sta simpatico, ma vorrei avere io in mano la matita che possa consentire a lui o altri di sedere o meno in Senato, e non vederlo nominato perchè piace a Berlusconi, ma questa è politica, il resto non c’entra nulla e non può diventare strumento di lotta politica.

  • scritto da davide

    se la mafia deve ringraziare qualcuno non credo che ringrazi noi, ma eventualmente gli azzecca-carbugli di turno che fermandosi alla forma sono sempre pronti a trovare il cavillo che possa giustificare tutto ed il contrario di tutto, tralasciando la sostanza e la sostanza in questo caso è quello che diceva Borsellino nell 89 !

  • scritto da Miracolato

    Wolfgang Goethe, un genio della letteratura. Teatro, narrativa, saggistica, poesia, un genio. Leggere una delle sue Elegie Romane riempie di piacere. Eppure mi è capitato di trovarmi una sua poesia tra le mani e di provare la sola emozione derivante dal cognome, Goethe. Nient’altro. Perchè? Come mai non sono riuscito a coglierne altro? Perchè, invece di leggerla nella traduzione italiana era in lingua originale, era in tedesco ed io non conosco il tedesco. Mi mancano, cioè, i suoi codici cognitivi. E ne sono consapevole. Avrei potuto leggerla quella poesia in tedesco poiché la pronunzia riesco a praticarla, ma lo conoscenza no, soltanto stentatamente. Quindi non sono in condizione di apprezzarne il valore e davvero poco il significato. Ecco, così mi appare, lette le sue considerazioni, il signor Davide rispetto a Paolo Borsellino. Lo riesce a leggere, ma gli mancano i codici cognitivi per comprenderlo. E ne è incolpevole, come io con Goethe in tedesco.

  • scritto da federico

    La formazione del consenso è l’arma della mafia. La prima cosa che la mafia controlla è il voto. A una cattiva raccolta di voti corrisponde una cattiva democrazia. La legge, buona o cattiva che sia, la fanno i politici, relativa al consenso. Se i politici hanno un cattivo consenso faranno della cattive leggi. (Libero Grassi)

  • scritto da davide

    scomodare le sue colte letture per avvalorare il suo giudizio sulle mie considerazioni è degno dell azzecca carbugli di manzoniana memoria, ovvero di colui che apparentemente si presentava come molto erudito ,nel suo studio teneva una gran quantita di libri piu come elemento decorativo che come materiale di studio che servivano per impressionare i suoi clienti,e che comunque preferiva stare sempre dalla parte dei piu forti temendone la reazione.

  • scritto da matilda

    Giuseppe. Idzard, Anello al Naso ecc…
    Devo confessare che sono piacevolmente sorpresa dai contenuti e dal registro delle vostre osservazioni tutte molto interessanti. Non so chi abbia ragione ma non importa. La cosa bella è che mi avete offerto nuovi spunti di riflessione ed ampliato la mia conoscenza. Vi rileggerò con interesse e approfondirò alcune cose. Nel frattempo spero che continuiate a mantenere il confronto con argomentazioni lucide e per il puro piacere di capire, noi tutti insieme, qualcosa di piu e magari arrivare ad una piena consapevolezza del contesto in cui viviamo.

  • scritto da leonardo

    ma perche’ solo in italia e in sicilia i politici benche’ con frequentazioni pericolose e/ho condannati penalmente devono fare politica?qualc

  • scritto da fabrizio

    CHE VERGOGNA! IN QUALUNQUE PAESE CIVILE LA SECONDA CARICA DELLO STATO NON POTREBBE RESTARE AL SUO POSTO PER MOLTO MOLTO MA MOLTO MENO

  • scritto da Giuseppe

    “Grazie a Giuseppe e a Davide abbiamo imparato che i grandi criminali, abietti alla società, non devono avere bravi avvocati e se li hanno questi sono contaminati dai loro reati ed inoltre si devono guardare dal fare politica.”
    Caro Miracolato, non capisco se ci sei o se ci fai.
    Tu difenderesti (da che cosa) i Graviano in un processo di mafia? Se si perché? Se no perché? Comunque ricordati che leggi ad personam le ha fatte il tuo amico silvio I lo psiconano, l’ultima delle quali proprio per combattere la mafia, infatti i beni confiscati ai mafiosi (con tanto di garanzia costituzionale: tre gradi di giudizio e un iter che non ti dico perché nemmeno lo immagini – o forse sì) se non assegnati entro un brevissimo perido di tempo, possono essere venduti all’asta … agli amici degli amici pulendo denaro sporco. Questa si che è lotta alla mafia omeopatica.
    Per Idzard: nel caso di Gaspare Giudice si è prescritto il reato o la pena?
    Mi piacerebbe sapere in quale contesto il pensiero di Borsellino potrebbe oggi essere contestualizzato, senza volgarità intellettuale che a quanto pare è solo mia e di Davide mentre voi siete bella gente. Magari nel caso di Cuffaro o di Dell’Utri (Mangano, lasciando stare le sentenze, già di per se esaustive, per te è un eroe o un delinquente mafioso?). E si, perché è facile osservare che il pensiero non è contestualizzato, sparare at muzzum come diceva il grande Franco Scoglio, ma sarebbe più convincente spiegare il perché e magari anche fare un esempio di contestualizzazione. Sempre che non sia esercizio difficile.
    Io non so se Schifani è o non è quello che dicono. Però se il suo partito preme per le dimissioni dalla terza carica dello stato un suo consimile per un appartamento a Montecarlo, non sarebbe molto onorevole per il sig. Schifani, lasciare la sua carica, dimostrare nelle sedi opportune che il chiacchericcio non ha fondamento e dopodichè ritornare al lavoro?
    Non avevo la benché minima idea di scalfire il tuo quotidiano impegno antimafia, anche perché non so cosa fai nella tua vita quotidiana per lottare contro la mafia, però dalle tue argomentazioni non penso che la mafia si possa preoccupare di te. Al limite ti ringrazierà!
    P.S.: caro Federico, la tua citazione è contestualizzata?

  • scritto da tommaso

    mi viene difficile parlare di classe politica, meglio definirla classe delinquenziale; è il termine più appropiato e opportuno!
    stiamo vivendo il momento peggiore della nostra storia politica; cleptoplutogeronziocrazia,altro che democrazia!

  • scritto da Idzard

    Rispondo alla domanda di Giuseppe su Gaspare Giudice, anche se un po’ mi dà fastidio parlare di chi non c’è più. Lei, Giuseppe, ha dimostrato di sapere adoperare la tastiera. La usi ancora una volta, e risponda da solo alla sua domanda con l’aiuto del web. Stia attento però a non sbagliare risposta, così come ha fatto con me. La sua sicurezza nel giudicare uomini e fatti e la sua faziosità potrebbero, ancora una volta, farle scambiare lucciole per lanterne. Saluti non polemici.

  • scritto da Anello (al naso)

    @ Matilda
    Il suo intervento mi ha emozionato, per la buona fede e la maturità dell’approccio. Soltanto a lei, quindi, dedico questa riflessione relativa alla vendita dei beni confiscati ai mafiosi. La polemica sui beni all’asta nasce dal timore delle associazioni a cui oggi vengono dati in gestione di vedere assottigliare queste risorse… Rifletta: il mafioso non si affeziona ad un dato bene, ma vuole reinvestire il proprio danaro in qualunque modo lecito (riciclaggio). E, ovviamente, non può farlo esponendosi in prima persona. Quindi l’obiezione sollevata da alcuni attuali gestori di beni provenienti da patrimoni mafiosi è che questi beni non vengano venduti e basta. Non vengano venduti a chiunque, ma poiché posta così sarebbe manifesto l’interesse di parte, si invoca il rischio di riacquisto da parte dei mafiosi. Mantenendo invece, l’attuale stato di cose questi beni continuerebbero ad essere gestiti soltanto da queste associazioni. Ciò non nell’interesse esclusivo della trasparenza, ma della propria attività. Oggi il riciclaggio avviene ugualmente perché la mafia acquista beni comunque oggetto di aste pubbliche. Quindi chi attribuisce un legame sentimentale tra il mafioso e i beni a lui sequestrati è, quanto meno, profondamente ingenuo. Infine, cara Matilda, poiché la sua ansia di conoscenza merita profonda considerazione, la sollecito a documentarsi sulla questione da me posta nel mio secondo commento sotto la voce Terza riflessione, relativa ai pentiti bugiardi non puniti. Con lei parlo volentieri. Cordialità.

  • scritto da Giuseppe

    @idzard,
    precisando che non ho tirato in ballo io Musotto e Giudice ma un tuo amico benpensante, l’esercizio di cercare sul web lo puoi fare tu e se ci riesci ci dai la risposta. Io l’ho già fatto e finora, a parte autoincensamenti da erudito, non hai smentito niente. Ma probabilmente è quello che sapete fare voi equilibristi equilibrati: accusare di illogicità, faziosità e volgarità intellettuale, salvo poi dare qualche risposta concreta.
    Non avevo neanche preso in considerazione Schifani, avevo citato Borsellino perché il suo discorso, attualissimo, è valido per tutti i politici, da Napolitano all’ultimo consigliere di circoscrizione.
    Evidentemente quando venite toccati negli affetti più cari vi arrampicate in difese erudite ma vuote di contenuti.
    Già, a proposito di contenuti, cara Matilda, le osservazioni di anello (al naso) sono a titolo personale, tipiche di chi le cose le sa, se le sa, per sentito dire. Basta farsi un giro a Corleone, per capire le panzanate espresse.
    Quando furono assegnati i terreni confiscati a Totò Riina il primo anno fu stato seminato il grano. Il giorno prima della mietitura fu danneggiata la mietitrebbia per impedire il raccolto. Fu grazie ai CARABINIERI, che requisirono un’altra mietitrebbia, che si potè effettuare la trebbiaura. Proprio perché non ci tenevano al bene. Questa è storia, le panzanate di anello sul naso non stanno ne in cielo ne in terra.
    Altra panzanata di anello sul naso: i terreni confiscati alla mafia e di proprietà del consorzio di sviluppoe legalità dei comuni del corleonese sono dati, per esempio, in comodato d’uso gratuito a LIBERA tramite le cooperative di giovani del luogo che hanno scelto da che parte stare.
    E se non è trasparente l’attività di LIBERA, lo è sicuramente il bilancio Mediaset.
    Quanto al riciclaggio, è proprio a questo governo, che a bocca lotta contro la mafia e nei fatti la aiuta, che dobbiamo ringraziare se le norme per colpire l’autoriciclaggio stanno ferme in parlamento e non vengono approvate. Perché?
    Concludo, promettendomi di non continuare più in questa diversità di opinioni, perché almeno le opinioni, ogni tanto, devono suffragate da qualche fatto.
    Le finezze intellettuali le lascio a chi è più bravo di me nell’abbinare l’uso della tastiera con le rime poetiche.
    Saluti.

  • scritto da filippo

    Tutti i politici mafiosi o collusi con la mafia dovrebbero andare
    in galera e buttare le chiavi nell’oceano più profondo

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