Il Fatto Quotidiano rincara la dose:
“Schifani fu indagato per mafia”

venerdì 20 agosto 2010
12:38
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Si rinnova anche oggi l’attacco lanciato ieri dal giornale Il Fatto Quotidiano nei confronti del presidente del Senato Renato Schifani. Il quotidiano diretto da Antonio Padellaro, oggi riferisce di quando nel 1996, quando la seconda carica dello Stato, fu indagato per una decina di reati, tra cui l’associazione mafiosa, dalla procura di Palermo. Un episodio che si concluse nel 2002 con l’archiviazione. A citare il nome di Schifani, stavolta, fu un altro pentito, Salvatore Lanzalaco, ingegnere vicino al boss Salvatore Siino, per il quale curava la gestione degli illeciti connessi agli appalti pubblici.

Lanzalaco citò Schifani, all’epoca ancora semplice cassazionista, nell’ambito della spartizione di lavori di metanizzazione di Palermo, per un valore di 140 miliardi di vecchie lire, affidati ad un gruppo di Milano, la Saipem. Il pentito parlò di un accordo in base al quale le aziende del nord avrebbero dovuto versare una cifra pari all’1,5% nelle casse della mafia. Soldi che non furono versati dall’impresa e che costrinse Linzalaco a volare a Parma – sede di una delle società incaricate di effettuare i lavori – e parlare direttamente della questione con i titolari. “Mi presentarono – disse il pentito ai magistrati palermitani – tale avvocato Schifani Renato, esperto del ramo”. “Lo Schifani era a conoscenza di tutte le fasi illecite di gestione della gara, e mi risulta che fosse molto inserito tra i consulenti del Comune di Palermo”.

 
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Commenti

  • scritto da Filius matris ignotae

    SUI PENTITI. Tratto da Storia della colonna infame di A. Manzoni:
    “Ché, anche per procedere alla cattura, ci volevano naturalmente degl’indizi. E qui non c’era né fama, né fuga, né querela d’un offeso, né accusa di persona degna di fede, né deposizion di testimoni; non c’era alcun corpo di delitto; non c’era altro che il detto d’un supposto complice. E perché un detto tale, che non aveva per sé valor di sorte alcuna, potesse dare al giudice la facoltà di procedere, eran necessarie molte condizioni. Più d’una essenziale, avremo occasion di vedere che non fu osservata; e si potrebbe facilmente dimostrarlo di molt’altre. Ma non ce n’è bisogno; perché, quand’anche fossero state adempite tutte a un puntino, c’era in questo caso una circostanza che rendeva l’accusa radicalmente e insanabilmente nulla: l’essere stata fatta in conseguenza d’una promessa d’impunità. “A chi rivela per la speranza dell’impunità, o concessa dalla legge, o promessa dal giudice, non si crede nulla contro i nominati”, dice il Farinacci. E il Bossi: “si può opporre al testimonio che quel che ha detto, l’abbia detto per essergli stata promessa l’impunità… mentre un testimonio deve parlar sinceramente, e non per la speranza d’un vantaggio… E questo vale anche ne’ casi in cui, per altre ragioni, si può fare eccezione alla regola che esclude il complice dall’attestare… perché colui che attesta per una promessa d’impunità, si chiama corrotto, e non gli si crede “. Ed era dottrina non contradetta

  • scritto da Giovanni@

    Se fosse così, perché non è stato arrestato? Forse non esistevano riscontri????????? Facile parlare male.

  • scritto da fabrizio

    Una persona sulla quale si adombrano fatti così gravi, al di là dei riscontri, dovrebbe per correttezza dimettersi da incarichi tanto importanti e cruciali per la vita democratica del paese. Torni a fare l’avvocato e a difendersi dalle accuse, liberandoci dal dubbio che sia entrato in politica solo per non finire imputato, come molti altri

  • scritto da Idzard

    @ Fabrizio
    Una persona, una persona qualsiasi, non dovrebbe essere accusata di fatti così gravi se non in presenza di riscontri oggettivi. Un uomo delle istituzioni, a qualunque parte politica appartenga, dovrebbe essere attaccato dalla stampa se e solo ci fosse la contemporaneità di due eventi: la certezza delle prove a sostegno dell’accusa, l’immobilismo degli organi competenti ad agire. Assistiamo invece alla solita lotta politica fatta da gente di parte che, come sempre, continua ad usare il tristissimo fenomeno della mafia per ragioni di parte. E ciò a nocumento nostro, della Sicilia. Quante carriere politiche, giornalistiche o giudiziarie avrebbero ragione di esistere se non ci fosse la mafia?

  • scritto da Michele Pivetti

    Lo sdegno nella lettura di queste cose raggiunge livelli incommensurabili.
    Al Presidente del Senato tutta la stima e solidarietà della gente perbene.
    A questa gogna mediatica prima o poi bisognerà porre fine. Questo non è giornalismo.

  • scritto da maurizio67

    rettifico (la censura impera sempre)
    caro fabrizio se qualcuno le dicesse che lei è un mafioso per difendersi da queste (assurde) critiche si dimetterebbe dal suo lavoro?

  • scritto da Danila

    i giornalisti si documentano…vedi Vittorio Feltri….

  • scritto da Voltaire

    “Li abbiamo fregati!” Si c’ha fregato eccome.
    chissà qual è il filo conduttore: berluscosconi, dell’ utri, mangano, schifani?

  • scritto da Il Siciliano!!!

    “Un episodio che si concluse nel 2002 con l’archiviazione.”

    Scusate, ma di che stiamo parlando???
    E torno a precisare che la mia stima per Schifani è pari a quella che nutro per questi giornalai che, per far vendere qualche copia di un giornale di propaganda, tornano a parlare di fatti già archiviati!!!

  • scritto da gippe

    Non nutro stima nei confronti di schifani, di miccichè e compagnia cantante. ritengo rappresentino uno dei mali dell’Italia di oggi. Li annovero tra quelli, la magior parte, che non hanno una “biografia da leggere” se non per fatti di cronaca. Uno era un avvocato come tanti, l’altro non si sa nemmeno che titolo di studio abbia (mi riferisco sempre a schifani e miccichè…i miracolati del berlusconismo). Ma il fatto in questione non esiste. Si è fatta piena luce ed è stato archiviato. Certo, i dubbi rimangono ma se vacilliamo anche di fronte al lavoro dei giudici e della magistratura…
    Il dilemma: vacillare o non vacillare??? Rimane soltanto una esercitazione di pensiero, finalizzata alla formazione delle nostre idee e della nostra coscienza civile ed etica.

  • scritto da fabrizio

    Vergogna.. mi indigna più la sfilza di messaggi che inneggiano a Schifani che Schifani stesso. Resteremo con questa classe politica corrotta e da terzo mondo a vita. Nel resto d’Europa, anzi in Europa, visto che grazie alla nostra classe politica stiamo scivolando nel terzo mondo, i politici si dimettono per cose molto, molto ma molto meno gravi. Per non parlare dell’America, dove un Presidente è arrivato quasi all’impeachment solo per aver mentito su un rapporto sessuale orale. Solo da noi i politici possono addirittura essere sospettati di sostegno ai mafiosi, restare al loro posto e avere un’opinione pubblica pronta ad applaudirli. VERGOGNATEVI

  • scritto da Nino

    I giornalisti de Il Fatto hanno come regola di non riportare una notizia a meno che non sia piu’ che supportata da palese evidenza.
    Marco Travaglio docet.

  • scritto da Giuseppe

    Qui non si tratta di rincarare o diminuire la dose ma solo di scomodarsi dalla sedia e verificare se risponde a verità che ci sono state tre indagini della magistratura a suo carico. Oppure no. Poi ognuno può commentare a modo suo ma sempre rispettando la verità e la dignità personale.

  • scritto da Pino Martinez

    Probabilmente qualcuno difende Schifani in buona fede perchè non ha approfondito i rapporti di questa figura con gli ambienti molti vicini alla mafia. Fermo restando che i rapporti con la mafia sono trasversali, occupiamoci dell’attuale seconda carica dello Stato. E’ noto agli addetti ai lavori e quindi a Berlusconi e a tutti gli altri politici chi sia in effetti Schifani. Per quelli che sono in buona fede, vadano a leggersi il libro i “Complici”, scritto da Lirio Abbate e Peter Gomez, che parla dei rapporti politici di uomini di destra e di sinistra con la mafia. A pagina 74 c’è il capitolo “la zona grigia” che coinvolge l’eminente Statista in un rapporto societario con mafiosi di alto livello. Mai, per quanto scritto Schifani si è preoccupato di denunciare gli autori del libro. Potremmo parlare di altri rapporti ancora, ma credo che solo questo doveva essere sufficiente a non candidarlo a Presidente del Senato. Dimenticavo, non sono di sinistra nè Finiano. Sono uno che a Brancaccio ha lottato la mafia a viso aperto.
    Pino Martinez

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