”La scelta di Palermo come sede del comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza sottolinea come per il governo il contrasto alla criminalità organizzata sia un punto principale alla linea di condotta”. Lo ha detto il ministro della giustizia, Angelino Alfano, al termine della riunione della Commissione di pubblica sicurezza svoltasi in prefettura a Palermo. ”I risultati del contrasto alle mafie – ha spiegato Alfano – sono straordinari: è stato approvato il più grande sistema normativo contro la criminalità organizzata dai tempi di Falcone e lo abbiamo fatto senza che il giorno prima vi fosse stata una strage”. C’è stata, ha proseguito, ”un’importante semina legislativa ed il raccolto lo abbiamo registrato in termini di arresti di latitanti e sequestri di patrimoni ai criminali. Per questo ringrazio la magistratura e i vertici delle forze dell’ordine e dei servizi segreti. L’irrigidimento del 41 bis è stato uno dei punti perseguiti nella lotta alla criminalità organizzata”.
“Sono 68121 i detenuti ospitati nelle carceri italiane, che hanno una capienza regolamentare di 44576 posti” ha aggiunto il ministro della Giustizia. “Dei detenuti – ha spiegato Alfano – 24675 sono stranieri e 28941 sono in attesa di giudizio”. Il piano straordinario sulle carceri, ha aggiunto ”procede bene, il commissario ha sentito tutte le Regioni e siamo pronti a partire con l’edificazione di nuovi di nuovi padiglioni e nuovi istituti”.











Faccio tacere i maligni e mi dichiaro d’accordo sul “raccolto”, signor Ministro. Mi sono sfuggite, però,forse per mia negligenza, le operazioni di aratura e della susseguente “importante semina legislativa”. Un piccolo appunto sull’irrigidimento del 41 bis. “La Casa della libertà”, che s’ispira alla dottrina cristiana, dovrebbe prevenire le condizioni ingiuste, che spesso creano il delinquente, e comunque, operare per il recupero dello stesso. L’inasprimento della pena è una vendetta disumana che non ripara il male fatto. Ultima considerazione: non può capitare che la Magistratura, per una volta, incorra in un errore e condanni, sia pure un delinquente, ma non colpevole della mostruosità che gli si è ascritta? Affettuosi saluti.
La scelta di Palermo sottolinea che questo governo ritiene ancora la nostra città la capitale della criminalità organizzata…
Caro ministro Angiolino,
chi crede alle tue cassate avrà cent’anni di sfortuna.
La mafia non si combatte illustrando slides e screditando la magistatura un giorno si e l’altro pure ma facendo leggi serie come il contrasto all’autoriciclaggio (ma avrebbe fregato il suo compagno di partito, tal Verdini), tanto per citarne una. Il suo padrone non solo non lo ha inserito nel decreto di agosto ma ha posto le basi per restituire ai mafiosi i beni confiscati mettendoli all’asta.
Non voglio essere malpensante ma se queste sono le leggi che approvate in parlamento perché la mafia dovrebbe fare stragi? Per festeggiare?
In un altro articolo un commentatore ha scritto che “la mafia è cedimento culturale prima che un problema giudiziario e poliziesco e che la chiave per sradicarla sta, innanzitutto, nel corretto funzionamento della scuola e dell’istruzione che qui continua ad essere negata dalla Gelmini”.
Condivido in toto questo commento.
Il resto, quello che sbandiera lei e il suo governo, sono purtroppo, chiacchere e brodo.
ci mancherebbe che il contrasto alla mafia e alle mafia non debba esere impegno prioritario per il governo.quello che temo è che venga considerato l’unico,per cui lotta alla mafia e mantenimento del sottosviluppo. Sarei stato contento se Alfano oltre a snoccialare numeri su detenuti e arresti, veniva a dire nella sua Sicilia, che parimenti lo Stato ha risolto i nodi circa gli art. 36 e 37 dello statuto e che pertanto ogni anno così come previsto dalla Costituzione la Sicilia avrà il dovuto, che i fondi FAS sono stati accreditati, che il danno ambientale provocato dalle raffinerie verrà ogni anno risarcito come è giusto che sia, invece viene in compagnia di Maroni ottimo ministro degli interni, ma figlio prediletto di Bossi, che cercherà di distruggere il paese con le sue politiche economiche tutte per il nord e niente per il sud. La mafia si è sempre detto che si vince con il contrasto ferreo di polizia e magistratura, ma anche creando nuove possibilità di sviluppo e di lavoro, competenze entrambi del governo. Per cui quella di ieri rischia di essere la solita pupiata autocelebrativa, che non serve a niente.
In verità sarei stato molto più contento se come sede per il comitato per l’ordine e la sicurezza avesse scelto arcore, ormai famosa terra di eroi….
Da Sicilianomiomalgrado a federico, si legge tutta la Sicilia. Mi permetto di commentare:
A Sicilianomiomalgrado: l’importante semina legislativa c’è stata perché da circa un anno i patrimoni dei boss (che sono la zona più “calda” della mafia) sono stati colpiti da una legge che prevede il “sequestro per equivalente”, cioè il sequestro dei beni del mafioso anche se NON di provenienza criminale ed anche se ormai in possesso degli eredi, ma a condizione che non reperiscano beni illegittimi e sempre che l’attività del mafioso gli abbia procurato un lucro accertato. Quanto al 41bis, esso serve ad impedire i contatti con il mondo esterno, non a recuperare il mafioso. E’ un modo, certo durissimo, di bloccare l’influenza dei boss detenuti. Guai se l’etica di uno Stato coincidesse con quella religiosa, si tratterebbe di uno Stato non di diritto.
A federico (con fatica, perché crolla il livello degli argomenti): perché non si impegna nella lettura di Leonardo Sciascia e così ricevere edificanti contributi per la crescita dell’identità?
A Giuseppe (è parente di federico?): la Gelmini, pur con alcuni errori, sta cercando di rimediare al disastro (chieda ai sindacalisti, quelli sinceri) arrecato alla scuola dal ministro Berlinguer nel 2000. La polemica sui beni all’asta nasce dal timore di alcuni organismi, che oggi ne gestiscono, di vedere assottigliare queste risorse… Rifletta: il mafioso non si affeziona ad un dato bene, ma vuole investire il proprio danaro in qualunque modo lecito. Né lo potrebbe fare, nel primo caso (bene ex proprio) come nel secondo (un bene non già suo)mostrandosi. Quindi il problema sollevato da alcuni attuali gestori di beni ex mafiosi è che questi beni non vengano venduti e basta, a chiunque. Ciò nell’interesse non della trasparenza, ma della propria attività. La mafia (e i suoi mandanti esterni, non lo dimentichi)potrebbe realizzare nuove stragi per creare un’azione diversiva dalle indagini in corso sulle vecchie stragi. Perché se, come speriamo, si troveranno i mandanti, oltre alla grande sorpresa, molte posizioni italiane di potere verrebbero sovvertite. Ricordo, comunque, che il procuratore di Caltanissetta ha dichiarato di recente che non c’entra né Berlusconi né l’attuale classe politica. Invito, quindi, i liberi di mente (ma soltanto loro)ad ipotizzare altro.
Ad Enzo: condivido l’aspettativa sulle risorse economiche, ma non mi presto a subordinare la lotta alla mafia o a criticarne i risultati in base agli auspicati e attualmente difficili interventi economici. Saluti.
Anello al (naso) scrive: “da Sicilianomiomalgrado a federico, si legge tutta la Sicilia. Libero di pensarlo, in questo residuo di democrazia. Gli rispondo affettuosamente che per leggere tutta la Sicilia basta il suo commento (risparmio l’autore), se è conforme al suo pensiero, e non un accidente. Leggendolo si sente tutta la fragranza della sicilianità. Io e lui non abbiamo la medesima “lettura” delle parole, e del linguaggio dei “fatti”. La semina come la concepisco io, per esempio, neppure si assomiglia con quella di Alfano. Tutto qui, e così sia. In quanto ai boss, da qualche tempo simpatizzo più per i “nostri” che per i lumbard bossies. E mi meraviglia che Anello non sospetti che il 41 bis è più “polvere negli occhi”, che reale ostacolo alla comunicazione con l’esterno. Un fraterno abbraccio.