“La confisca di beni da circa 800 milioni di euro nei confronti dell’ex “re mida” della Sanità Michele Aiello, è la più imponente disposta da un Tribunale su tutto il territorio italiano”. Così il pm di Palermo Geri Ferrara commentando la confisca di beni al manager considerato prestanome di Bernardo Provenzano, condannato in appello a quindici anni e mezzo per associazione mafiosa. “E’ la confisca di maggior valore in Italia ed è molto importante perchè si è potuto mettere i sigilli a un patrimonio che fin dalle origini era nato illecitamente con i patrimoni di Cosa nostra”. Ferrara quindi sottolinea il complesso lavoro di indagine svolto su quel patrimonio confermando come esse “siano state particolarmente difficili”. “Abbiamo incontrato problemi di accertamento enormi perchè si indagava su un soggetto con un patrimonio di origine già particolarmente elevato, quindi non c’era una sproporzione tra il reddito e il patrimonio”. Il Tribunale di Misure e prevenzione si è avvalso dell’aiuto di tre periti, un palermitano e due esperti del Nord Italia, che hanno eseguito una perizia accurata. Il sequestro ha riguardato anche una modernissima clinica nonchè diverse società edili, ma come ha sottolineato Ferrara, il provvedimento non avrà ripercussioni sui lavoratori: “Non si perderà neppure un posto di lavoro. Da quando è subentrata l’amministrazione giudiziaria, sono stati preservati i posti di lavoro”.











“Non si perderà neppure un posto di lavoro. Da quando è subentrata l’amministrazione giudiziaria, sono stati preservati i posti di lavoro”.
Questa è una grande fesseria…mi dispiace che sia stata detta (come altre volte in passato)da rappresentanti dello Stato e sopratutto da gente operante nel “mondo della giustizia”. In realtà qualcuno è stato licenziato, forse anche giustamente,e la maggior parte dei lavoratori sono in cassa integrazione da troppo tempo, in particolare se si fa riferimento al fatto che gli “amministratori” delle imprese edili non vincono gare (anche perchè spesso inspiegabilmente non partecipano)ormai da qualche hanno, e l’unico grosso “lavoro” che le imprese hanno in procincia di Catania impiega mediamente 10 operai al giorno a fronte di lavori che per essere terminati richiedono ancora almeno un paio di anni. La cassa integrazione significa mantenere i posti di lavoro (!?) per il momento…e poi? Quale futuro per questi operai che piangono colpe sicuramente non loro? E poi nessuno parla della mortificazione che hanno dovuto subire gli operai da quando, da inizio anno, l’A.D. Dott. Dara ha deciso di trasferire la sede legale delle ditte edili a Catania (minacciando il licenziamento per chi non avesse accettato)per risparmiare nei costi di trasferta (diaria,mezzi per permettere lo spostamento dei lavoratori dal deposito di Bagheria ecc.) per far rientrare il deficit dovuto a una cattiva gestione di tecnici e amministratori “scarsamente competenti” che sanno solo fare chiacchiere….