Fabio Granata e il 19 luglio

mercoledì 11 agosto 2010
08:48
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Gentile Fabio Granata

Lei ha scritto sul suo blog: “’L’eroe è Paolo Borsellino. Mangano è un cittadino condannato per mafia, certamente non è un eroe’.Queste parole di Gianfranco Fini, pronunciate in via D’Amelio davanti al popolo delle ‘agende rosse’ hanno rappresentato l’inizio dello scontro politico più aspro degli ultimi anni. E’ ormai evidente che lotta alle mafie, legalità, questione morale rappresentano argomenti off limits nel Pdl, se utilizzati fuori dalla propaganda autoreferenziale del Governo”.

Lei si riferisce all’ultima ricorrenza della strage di via D’Amelio. E chi potrebbe andarle contro? Chi potrebbe mai contrastare dei principi legati a un luogo sacro della civiltà repubblicana? Però – scusi – ci viene in mente, a pelle, quella famosa riflessione di Sciascia sui “professionisti dell’antimafia”. Una cosa scomoda da leggere e da scrivere e sbagliata nel mettere in mezzo quel galantuomo di Paolo Borsellino. Tuttavia, una pagina di rara lucidità sui rapporti tra antimafia e politica, sull’antimafia usata come discriminazione propagandistica: noi (i buoni) di qua, loro (i cattivi di là).

Gentile Fabio, noi non dubitiamo della sua personale onestà e sappiamo che ha un carattere aspro, dunque forse si offenderà per le citazioni e i dubbi che avanziamo. Ma la domanda sorge spontanea, come si dice. Mica l’avete scoperto ora di Dell’Utri e di Mangano “l’eroe”. Si tratta di rapporti e di giudizi – con Berlusconi sullo sfondo – noti da tempo. Mica l’avete scoperto adesso che Berlusconi simpatizza per Dell’Utri e non va d’amore e d’accordo con i giudici che condannano quelli come Mangano. Anzi, qualche legge comoda a Silvio l’avete votata pure voi, purissimi arcangeli. Allora, uno si chiede: com’è che il vostro prurito legalitario vi tormenta solo da qualche tempo con tanto furore? Questa storia della fiammata della legalità che vi consuma improvvisamente puzza appunto di bruciato. Ditelo chiaramente. Silvio era amico, oggi è nemico. Gli spariamo addosso come sappiamo. Ergo, l’onestà non c’entra niente.
  In ogni caso, sareste così cortesi da lasciare fuori dalla mischia - in questa lotta di coltello travestita da evento morale – la memoria di Paolo Borsellino?

 
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Commenti

  • scritto da Panormita

    Apprezzabilissimo e condivisibilissimo Politicus.

  • scritto da Giuseppe S

    Complimenti per la lucidità e il coraggio. Granata, oltretutto, dimentica che in Sicilia è andato d’amore e va tuttora d’amore e d’accordo con Miccichè che di Dell’Utri è addirittura il discepolo prediletto, il braccio politico ed esecutivo.

  • scritto da diamo da fare

    Il male vero dell’italia, a mio parere, sono tutti questi “paladini della Giustizia”,che si dimenticano da dove sono venuti e con chi sono arrivati al posto dove stanno adesso.
    Anzichè accusarsi tra di loro, comincino a fare delle leggi a tutela delle tante persone che lavorano Onestamente sull’esempio di chi veramente ha lottato per la legalità e la difesa dei cittadi e non li tirino in ballo solo in caso di commemorazioni o quando si trvano in una “posizione scomoda”.

  • scritto da Giovanni@

    Bravissimo, complimenti.

  • scritto da sicilianomiomalgrado

    Politicus, lei scrive:
    “Allora, uno si chiede: com’è che il vostro prurito legalitario vi tormenta solo da qualche tempo con tanto furore”? Giusta domanda, come giusta è l’osservazione che: “qualche legge comoda a Silvio l’avete votata pure voi”. Però il rimprovero pende da una parte. Da Montanelli ho imparato che voi giornalisti tenete pronto nel cassetto il “coccodrillo” da pubblicare in morte di un personaggio illustre. Mi riferisco a un articolo sul “Il Giornale nuovo “ del quale era divenuto padrone (in quanto tale, Silvio riteneva Indro suo dipendente!) da poco il genio di Arcore. Tra Indro e Silvio vigeva una pace armata, perché i due si erano fiutati bene, ma quando s’incontravano erano capaci di celiare.
    Il Berlusca era ancora giovane, e rise quando Indro gli disse, mettendola sul giocoso, che il suo “coccodrillo” era già pronto, perché … non si sa mai.
    Oggi Montanelli non c’è più, e però nei cassetti del Giornale un rettile si conserva sempre: e velenoso! Ora la domanda che faccio a Politicus è: per equilibrare la bisacce, non sarebbe bene soffermarsi “sulla liberazione a tempo” del serpente, come ha fatto l’infeltrito Feltri Vittorio da Bergamo, nei confronti degli ex amici di An? Voglio dire, Politicus perché non fa notare il “prurito” improvviso che ha assalito Feltri, dopo, e non prima della rottura tra Berlusconi e Fini? Come si sopportava nella CdL, il puzzo dei finiani. Non è per caso che … puzzo io, puzzi tu, puzza egli …
    e tutti insieme non siamo che un pozzo nero?

  • scritto da Roberto Puglisi

    Mi ha detto Politicus: la critica la facciamo a Granata perché è una persona perbene. Chissà che voleva dire… Saluti

  • scritto da randagio

    Almirante e Berlinguer, su posizioni opposte, sono stati gli unici leaders ad opporsi a un sistema corrotto e colluso.
    I loro discepoli, appena conosciuta “la poltrona”, sono passati dalla parte di Andreotti.
    Il potere non corrode, ma corrompe.

  • scritto da pier

    Quelli di Roberto Puglisi sono i sottotitoli per chi non è in grado di capire autonomamente cosa viene scritto su LiveSicilia?

  • scritto da salvo

    Da uomo di destra, mi spiace vedere come si siano ridotti coloro che nelle sedi del fronte della gioventù lottavano contro la corruzione e la mafia.
    Proprio costoro, giunti sugli scranni più alti, hanno rivisto le loro posizioni solo per il “potere”. Oggi chi era a fianco dei ragazzi che, per la lotta politica, sono morti calpesta con indifferenza i loro cadaveri e tutto proprio, in funzione dell’esclusivo interesse personale.
    Chi oggi può, considerati i fatti, ergersi a paladino della giustizia e fare l’anima candida? Io credo nessuno di questi.
    Se, comunque, il domani deve essere sempre foriero di novità positive solo in esso possiamo sperare. Un saluto

  • scritto da lorenzo

    Bellissimo articolo.

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