“Ecco tutta la verità”

mercoledì 4 agosto 2010
13:59
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 La Procura della Repubblica di Catania ha “ultimato l’esame e la valutazione delle posizioni dei singoli indagati” nell’inchiesta su presunti rapporti tra mafia, imprenditori e politica in cui risulta indagato anche, per concorso esterno all’associazione mafiosa, il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo. Lo si apprende da fonti giudiziarie che commentano le indiscrezioni riportate oggi da alcuni giornali. Secondo quanto trapelato sono partite “conseguenti richieste” all’ufficio del Giudice per le indagini preliminari. Le stesse fonti confermano che le richieste di provvedimenti sulle quali dovrà decidere il Gip Luigi Barone non riguardano né il governatore né suo fratello Angelo, deputato nazionale del Movimento per le autonomie. La decisione sarebbe stata adottata all’unanimità dai magistrati che hanno concluso l’inchiesta: il procuratore capo Vincenzo D’Agata, gli aggiunti Carmelo Zuccaro e Michelangelo Patané, e i magistrati della Dda Giuseppe Gennaro, Agata Santonocito, Antonino Fanara e Iole Santonocito. La decisione dei magistrati ruota attorno alla sentenza della Cassazione che ha disposto l’assoluzione dell’ex ministro Calogero Mannino stabilendo che per configurare il concorso esterno all’associazione mafiosa serve una prova sul “contributo determinante e consapevole” dell’indagato nell’aiutare i clan. Elemento che evidentemente, allo stato, la Procura ritiene non evidenziato con certezza dalle indagini dei carabinieri del Ros nei confronti dei due indagati, parlando invece di “condotte moralmente deprecabili”. Le fonti della Procura definiscono “elabarazione giornalistica ogni differente informazione o notizia” come quella di una imminente richiesta di rinvio a giudizio.

(Fonte Ansa)

 
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