“Il mio assistito è molto turbato per l’accaduto, piange e continua a dire che non c’era alcuna volontarietà nel suo gesto. Voleva solamente far allontanare alcune persone che avevano ingaggiato con lui una colluttazione durante la quale è stato ferito al collo e alla testa”. E’ quanto sostiene l’avvocato Giovanni Milana, legale del ragazzo di 16 anni, B.R., che domenica notte a Bronte ha accoltellato a morte un tredicenne, Matteo Galati. L’omicidio, secondo la ricostruzione dei crabinieri, sarebbe maturato all’interno di una rivalità per motivi sentimentali tra la vittima e un suo coetaneo, che ha chiesto aiuto al sedicenne. L’interrogatorio dell’arrestato è in programma domani. Il legale inconterà il suo assistito nuovamente nelle prossime ore. Il giovane, ora ospitato in un centro di prima accoglienza a Catania, deve rispondere anche del ferimento di un altro tredicenne che aveva cercato di fare da “paciere”. “Il sedicenne – ha aggiunto l’avvocato – si è presentato spontaneamente ai carabinieri e solamente più avanti ha appreso che il ragazzino era morto. Il padre ha alcuni problemi con la giustizia ma lui è un ragazzo che non ha mai dato adito a problemi e che frequenta con profitto la scuola”.
“Chiedo perdono, anche se questo non potrà riportare in vita il loro figlio. Anche io sono una madre e posso capire quello che stanno provando”. Parla la mamma del sedicenne che ieri ha ucciso a Bronte un ragazzo di 13 anni, al culmine di un banale litigio, e si rivolge direttamente ai genitori della vittima. “Mi dispiace tanto quello che è successo, ma purtroppo non si può tornare indietro”, dice tra le lacrime la donna in un’intervista televisiva ai Tg Mediaset. La signora, che ieri ha incontrato il figlio, ribadisce la tesi sostenuta oggi anche dal suo avvocato: “Mi ha spiegato che ha uscito il coltello per difendersi, non per aggredire. Mi ha detto che si è spaventato e che non ha capito cosa è successo. Quando si è costituito non sapeva nemmeno che il ragazzo era morto”. “Mio figlio – prosegue la donna – non ha mai litigato. Ho scoperto che lo ha fatto solo per difendere un amico. Quando l’ho incontrato piangeva, ma ha cercato ugualmente di darmi coraggio. Mi ha detto ‘mamma non preoccuparti per me”.











Magari se non avesse avuto il coltello in tasca, non l’avrebbe nemmeno estratto nè per difendersi nè per colpire. E se qualcuno, madre compresa, avesse controllato che un ragazzo di 16 anni non vada in giro armato, forse non sarebbe successo niente.
Spesso i genitori non sanno nulla ed i figli a casa si comportano come angioletti…ma poi fuori…
Si è detto che il padre del ragazzo che ha commesso il gesto è un pregiudicato ed è in galera. Cmq sia, qui non si sta parlando di una bravata da ragazzi, tipo una sbornia, usare spinelli e varie, giocarsi la scuola ecc… ma qui questo ha commesso un omicidio.
Ragazzini, che camminano armati, che non hanno e non ricevono una giusta educazione dai genitori e dalla società, c’è ne sono tanti….
Proprio per questo ci aspettiamo una severa punizione per questa “BRAVATA”.
Non facciamoci impietosire (in primis i giudici) dalle lacrime del giorno dopo … li vedo più come alibi processuale per evitare ciò che merita chi AMMAZZA con disinvoltura.
Una società allo sbando e con mille problemi, deve avere ed applicare regole rigide e severe al limite della umanità, per reprimere quei comportamenti che portano alla morte dei suoi appartenenti.