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E’ morta Elvira Sellerio,
la Signora dei libri

E’ morta Elvira Sellerio,   la Signora dei libri
martedì 3 agosto 2010
16:18
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Elvira Sellerio è morta. Aveva un nome immenso da pietra angolare, non da semplice e fallibile essere umano, anche se era – dicono – una donna umanissima, scorbutica e dolcissima, capace di tenere in sè anime distinte e separate, come talvolta riesce a certi prodigiosi romanzieri che solo nell’ultima pagina azzeccano la sintesi del gran finale. Elvira – la chiamiamo così, col tu che si deve ai grandi,  pur senza averla conosciuta personalmente - ha già guadagnato la sua eternità, ricadendo come parola e corpo negli scaffali delle librerie, con la sua opera inimitabile e unica, da pioniera delle luce studiata dei volumi. Alla fine si è consunta, come tutti,  e ha lasciato il suo corpo di fragile carne. Ma non è un libro strappato, il resoconto della sua vita. E’ un libro che si chiude con un fruscio di pace.

Ogni cosa ebbe inizio con una scelta valorosa, riferiscono le cronache. Un percorso mantenuto stabile, attraverso marosi e scogli impervi. Elvira lasciò un impiego per investire la liquidazione da pensionata nella casa editrice che nacque quando il ‘69 stava già per diventare Settanta. Lo scoglio più duro, la crisi matrimoniale. Ripercorreva la Signora, intervistata da Chiara Dino di “Repubblica, nel 2001: “In quel periodo, sentivo che mio marito Enzo cominciava a essere insofferente, ad annoiarsi. Ho pensato che mollare col mio lavoro e investire le mie energie in un progetto come quello della casa editrice ci avrebbe in qualche modo riavvicinati”. Nel ‘79 la rottura del matrimonio e la scissione della casa editrice.

Elvira Sellerio ha lasciato che sbocciassero tra le sue mani i fiori pù rigogliosi dell’editoria siciliana, che sarebbero diventati i papaveri rossi della letteratura internazionale. Dai locali del buon ritiro in via Siracusa, sono passati gli insegnamenti tersi e crudeli di Leonardo Sciascia, i ricami barocchi e immortali di Gesualdo Bufalino, l’ironia siculo-europea di Andrea Camilleri. Erano, insieme, un infinito antidoto di bellezza e di intelligenza contro il ciarpame, contro i fiori del male della rassegnazione.  Eppure, coloro che hanno vissuto al fianco della Signora dei libri raccontano della sua passione per ogni pezzo di carta, per ogni nuovo autore, per ogni pietruzza insignificante della storia della parola. L’affetto di una levatrice per la nascita, la pazienza delle dita che prendono in consegna il respiro, il soffio vitale, e l’accompagnano nel corso della crescita. Ancora, la gioia di chi cerca nella meraviglia il riscatto della decadenza quotidiana, una strada colorata e diversa. E noi ringraziamo la Dama dai capelli candidi per averci offerto un altro sentiero, un’alternativa, una cima di robusti e solidali caratteri tipografici, un cammino pieno di portentose molliche di pane. Non è mai stata una fuga.

In quell’intervista a “Repubblica”, la Signora Elvira svelava di sè: “Lavorare con me non è facile. Sono una persona umorale e ho un brutto carattere”. Ogni durezza le è stata rimessa. Ogni asperità è stata levigata e riposta nello scaffale adatto a contenerla. Il lume della parola scritta è dono incommensurabile e resta tale, nell’atto della chiusura degli occhi che sfortunatamente non somigliano ai libri, perché non possiedono la loro impareggiabile virtù. Nessuno può riaprirli. Nessuno può ricominciare. Dopo l’ultima pagina non è concesso il ritorno alla prima. Nemmeno per disperato e instancabile amore.

I funerali di Elvira Sellerio si svolgeranno giovedì alle 11 nella chiesa di Santo Espedito, a Palermo. Lo hanno reso noto i familiari.

 
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Commenti

  • scritto da sicilianomiomalgrado

    Una siciliana che mi fa pensare ad Enzo Ferrari. I campi d’azione sono dissimili, ma entrambi, con le loro iniziali “botteghe artigiane”, hanno fatto concorrenza, in prestigio, ai titani dei rispettivi settori. Un requiem per Elvira.

  • scritto da fabrizio

    Palermo perde uno dei suoi figli più illustri. Condoglianze all’intera città

  • scritto da Gianfranco D’Anna

    Versi per Elvira Sellerio,editrice di profetica sensibilita’:”C’è una favola,abita Virtù su rocche inaccessibili,ma oggi,come dea,rimane in un sacro luogo.Non la possono scorgere gli occhi di tutti i mortali,ma solo chi,
    affaticato,srizza sudore dal corpo,perviene sulla vetta del valore.”
    Simonide di Ceo

  • scritto da Orazio

    Un marchio illustre in una città culturalmente poca cosa. Casa editrice diventata grande con Sciascia e poi con Camilleri, due galline dalle uova d’oro. In mezzo ai due cicli d’oro anni e anni di pubblicazioni di illustri sconosciuti di un secolo prima a costo zero anche se spesso ottimi scrittori, sovietici, russi, nomi a cui comunque non si doveva pagare alcun diritto d’autore. E tanti, tanti libri comprati solo dagli enti pubblici. Ma tant’è, in una nazione e in una regione in cui sulla cultura raramente s’investe, dove il concetto di cultura viene negletto e scambiato per spettacolo e intrattenimento. Loro facevano Cultura.

    Tralascerei comunque la retorica sui nuovi autori, se ne sono visti davvero pochi in Sellerio. Ma del resto avrebbero dovuto pensarci loro a far crescere gli autori nuovi magari perdendoci di tasca? No, loro fanno impresa e devono tenere i conti in equilibrio. Giusto così, forse.

    Penso che gente del genere dovrebbe campare 1000 anni. Condoglianze sentite.

  • scritto da federico

    Speriamo almeno che la nostra classe politica cialtronesca sappia ricordarla come merita…

  • scritto da eraclito

    Detto fatto, caro Federico. Il sindaco, mi pare di ricordare si chiamasse Diego Cammarata, non ha detto una sola parola sulla morte di Elvira Sellerio. Neanche un necrologio. Un mazzo di fiori. Una lacrima. Zero. Come sempre: il sindaco Zero.

  • scritto da Silvestro Luisi

    Ho saputo in ritardo proprio adesso poichè rientrato dall’estero sai che a Palermo non ho poetuto continuare il mio lavoro come del resto difficile e pieno di disavventure è stato il tuo -e ancora – dispiaciuto per avere trovato una notizia così triste perchè una persona a me molto cara non c’è più e non ho potuto darti l’ultimo saluto però con l’intelligenza e l’intuito che ci accomuna te lo mando lo stesso e spero da lassù cogli il mio affetto come sempre.

    Silvestro Luisi

  • scritto da giacomino granchi

    la co nobbi a pisa quando ero sindaco in una piacevole cena. aveva voluto conoscermi quando aveva saputo che io da anni regalavo ad amici e collaboratori esclusivamente libretti sellerio che leggevo ovviamente. una personalità forte una gentilezza chesi univa alla forza della donna del sud abituata a contrastare le varie vicende.lei laveva messa in un’impresa industriale culturale civile in associazione con la grande cultura ed l’infinita carica morale e civile di sciascia che tanto manca nel sempre più povero panorama culturale politico e civile di oggi. peccato che elvira non ci sia più avrebbe potuto aiutare la nascita di altre voci libere e civili speriamo che da grande madre disincantata abbia pensato ad organizzare al meglio la continuità della sua creatura.
    giacomino granchi

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