“Il governo continuerà il percorso in atto sulla reindustrializzazione di Termini Imerese e le parti saranno convocate, di intesa con la Regione Sicilia, entro il 15 settembre, per discutere di tutte le proposte che Invitalia sta esaminando”. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, in conferenza stampa al termine del tavolo Fiat a Torino.











Le parti chi sono?
1) Fiat che se ne va. Poco da aggiungere;
2) i lavoratori che NON saranno più dipendenti Fiat dal dicembre 2011;
3) i sindacati dei lavoratori che hanno già perso la battaglia con FIAT: se ne va;
4) il Ministro competente (quello dello Sviluppo Economico per intederci) NON c’è! Scajola si è dimesso. Forse qualcuno dimentica che NON è mai stato nominato nessuno al suo posto. Berlusconi ad interim -:);
5) il Governatore dalla Regione Siciliana Raffaele Lombardo: NON ha una lira da mettere sul piatto;
6) Invitalia: a) è un mero advisor del Ministro che non c’è, b) ha al proprio interno un cambio di controllo di matrice politica; c) ha indetto un Bando internazione di cui NON si sa nulla (deserto??);
7) gli imprenditori che si propongono di avviare iniziative all’interno del Polo: NON sono stati inviati al tavolo.
CHE faranno gli operai da gennaio 2012?? questa è purtroppo la domanda.
La classe politica italiana (tutta) NON è in grado di rispondere perchè inadeguata ai tempi (anno 2010, l’era della globalizzazione).
ancora? ma basta….non si possono costruire a termini automobili con elevati standard qualitativi. occorre non perdere ancora tempo e pensare ad altro
Lo stabilimento di TERMINI IMERESE sforna auto di qualita’ come ogni altro stabilimento europeo di Fiat, Renault, Citroen, etc.
Il problema e’ che la produzione di auto in Italia costa più che nei paesi emergenti e Termini Imerese, stabilimento del Sud, costoso per ragioni di logistica, e’ il primo in Italia a dover chiudere.
Sarebbe opportuno, dato il dramma sociale che seguira’, essere informati prima di aprire bocca.
E’ assurdo che FIAT si possa permettere di abbandonare l’Italia nel momento di maggior sconforto economico.