Un detenuto del carcere di Siracusa si è tolto la vita la notte scorsa, impiccandosi. L’ennesimo suicidio in cella è stato reso noto dal segretario generale della Uil Pa penitenziari Eugenio Sarno. La vittima, L.C., accusato di estorsione e rinchiuso nel reparto “isolati” della struttura, già la settimana scorsa aveva commesso atti di autolesionismo ingoiando lamette da barba. “Con grande disagio e rammarico – afferma Sarno – dobbiamo annunciare il 39/mo suicidio in cella di questo 2010. Ogni ulteriore commento a questa strage senza fine appare sinanche riduttivo di fronte alla portata della tragedia che si consuma ogni giorno dietro le sbarre delle nostre degradate e sudice galere”. Per il sindacalista della Uil “suicidi ed evasioni certificano il fallimento del sistema penitenziario sempre più abbandonato al proprio, ineluttabile, destino nell’indifferenza della politica, della società e della stampa. A questo punto il personale, allo stremo e prosciugato di tutte le residue energie psico-fisiche , nulla può opporre alle fughe. Siano esse dalle mura piuttosto che dalle vite”.
Ps. L’indifferenza è assordante davanti a trentanove vite spezzate. A quaranta festeggiamo?











forse meglio non eccedere con titoli provocatori, anche l’altra volta “Toh,si è ucciso un altro detenuto”; anche se le intenzioni sono quelle di smuovere le coscienze e richiamare attenzione a primo impatto risulta pesante e non tutti poi capirebbero…
Molto chiaramente: non mi importa nulla delle buone maniere delle persone che se ne fregano dei detenuti che muoiono in carcere. Al cospetto della massima indifferenza, più si provoca e meglio è.
“Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poichè è da essi che si misura il grado di civiltà di una nazione” (Voltaire)
Concordo perfettamente col tuo commento, Roberto, sono stata volontaria in carcere per due anni e ho vissuto sulla mia pelle cos’è il pianeta carcere, ne scrivo in continuazione, ricevo lettere da detenuti di varie carceri italiane che copio e pubblico sul mio sito per dar loro voce, per non essere solo un numero nella statistica, vi “rubo” questo articolo col titolo provocatorio ad hoc per pubblicarlo nel mio sito.