La nuova giunta di Confindustria Sicilia, riunitasi a Palermo sotto la presidenza di Ivan Lo Bello, ha esaminato la situazione economica della Sicilia anche alla luce degli indicatori recentemente segnalati dalla Banca d’Italia nonché dai principali centri di ricerca. In particolare, emerge una situazione di forte rallentamento generale di tutti i comparti economici, provocato essenzialmente da una domanda interna ancora in calo che frena la produzione e da un tasso di disoccupazione (13,9%) in crescita, ormai il più alto del Paese. “Se si aggiungono i lavoratori cosiddetti scoraggiati – si legge in una nota di Confindustria Sicilia – cioé coloro che non si iscrivono nelle liste dei disoccupati perché non sperano di trovare un lavoro, tale tasso sfiora il 20%”. Per gli industriali “il calo dei consumi delle famiglie, il crollo del 14% degli investimenti fissi lordi, la forte flessione del valore aggiunto nel settore industriale e nelle costruzioni, il grave livello di inefficienza dei servizi pubblici, danno la dimensione di un pesante quadro economico e sociale, che richiederebbe una diversa consapevolezza da parte del sistema politico ed energiche azioni di intervento a breve, medio e lungo termine”. “Purtroppo dobbiamo constatare – sostiene Confindustria – che ad oggi il dibattito politico è concentrato su alchimie ed astratte formule politiche che i cittadini e le imprese non riescono a comprendere, anche alla luce della situazione di crisi strutturale che sta allontanando sempre più la Sicilia dal resto del Paese”. La giunta di Confindustria Sicilia confida “che la situazione di stallo politico e la sostanziale paralisi dell’attività dell’amministrazione regionale, a vari livelli, possa trovare nel breve termine sbocchi e soluzioni stabili per affrontare, con decisione e con il necessario impulso, il rilancio delle politiche di sviluppo del sistema produttivo regionale, attraverso l’accelerazione degli investimenti privati e pubblici, in atto fermi come dimostrano tutti gli indicatori economici”.











Cara redazione, sono un ricercatore che Vi invita a voler verificare quanto di seguito esposto e procedere a sottoporre il problema all’Assessore Venturi.
La L.R. 23/2008 all’art. 5 (http://www.gurs.regione.sicilia.it/Gazzette/g08-59o/g08-59o-p5.html) prevede l’erogazione di aiuti alla ricerca nei limiti del Reg. CE 800/2008 (http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/agevolazioni_imprese/Reg._(CE)_n._800_.pdf).
L’Assessore al ramo (un industriale Vi ricordo) ha emanato le linee guida sulla ricerca (non le trovo ma sono in GURS). Il Dipartimento regionale ha pubblicato il bando http://www.regione.sicilia.it/industria/. Orbene nonostante l’art. 31 del Reg. ce 800, nei cui limiti l’assessorato è autorizzato dal predetto articolo di legge, a emanare il bando, espressamente prevede la possibilità di finanziare l’attività di ricerca anche alle imprese (si ricorda che le uniche imprese che hanno retto la crisi sono quelle con centri di ricerca interni). Il bando espressamente vieta che l’attività di ricerca sia realizzata dalle imprese (si tenga presente che la percentuale di finanziamento per l’attività di ricerca per le imprese piccole può arrivare fino all’80% e fino all’85% per gli enti di ricerca). A tal riguardo, dicendo minchiate, l’Assessore ha dichiarato di voler erogare aiuti alle imprese per fare ricerca (http://www.01net.it/articoli/0,1254,5_ART_108299,00.html).
La situazione è aggravata dal fatto che, lo sviluppo sperimentale deve essere almeno il 51% del progetto. Ma lo sviluppo sperimentale beneficia di un finanziamento massimo del 60% per le piccole imprese, o del 50% per le medie imprese e del 40% per le grandi.
A conti fatti il bando sembra scritto per far arrivare pochi progetti e tutti da chi ha molti soldi. Si deve aggiungere inoltre il vincolo, previsto solo in questo bando della Reg. Sicilia (manco in Lombardia sono stati cosi ottusamente convinti di essere in pieno boom economico), di poter imputare il personale nella misura massima del 30%. Allora, una impresa o un ente di ricerca assume un ricercatore o un esperto che gli costa € 30.000 l’anno, ne imputa al progetto il 30% par a € 9.000 e la Regione gli finanzia il 60%, pari € 5.400 se piccola impresa (ipotesi migliore), il 50% se media impresa, pari a € 4.500, salto la grande impresa, mentre se è un ricercatore dell’università l’80% pari a € 7.200. Ma l’università dove minchia li trova altri € 22.800 l’anno per pagare il ricercatore; per non parlare dell’impresa che dovrà trovare ben € 24.600.
QUESTA PORCATA NON C’ERA SUL BANDO RICERCA DEL PON, FATTO DAL MINISTERO (MIUR) E SCADUTO 2 MESI FA’, CHI E’ LO SCIENZIATO CHE SI E’ INVENTATA QUESTA TROVATA?
Mi sa tanto che l’assessore non si è accorto che la Sicilia è la regione che più in Italia ha subito gli effetti della recessione, mi sa che l’assessore non si è accorto che solo le aziende che hanno capacità di fare ricerca industriale al proprio interno stanno resistendo alla recessione, inventando nuovi prodotti e processi. Mi sa tanto che l’assessore ha già deciso a chi dare i soldi!!!
Spero che facciate una rapida verifica, sono tutte informazioni disponibili on-line, e che attenzionate la questione a confindustria e al suo eminente esponente Marco Venturi.
Grazie