(di Filippo Facci – da Libero) In effetti è strano. L’altro ieri – alle 9 del mattino di una domenica di luglio, con il solleone che già spaccava le pietre e marciava verso i 40 gradi, con il mare e le spiagge che attendevano frementi – la società civile di Palermo non ha avuto l’insopprimibile desiderio di accalcarsi in una marcia in salita di due ore diretta al castello di Utveggio sul Monte Pellegrino, e questo nonostante a calamitare la ressa ci fosse un comizio del fratello di Paolo Borsellino. É inspiegabile. C’era il fratello ma neppure la sorella, Rita. A meno che sia tutta «disinformazione strumentale alla fiaccolata della destra» come ha denunciato Salvatore Borsellino: i giornali infatti hanno scritto che c’erano al massimo 100 persone, ma – ha precisato lui – in realtà erano almeno 200. Tutti a sventolare la spettacolare cazzata dell’«agenda rossa di Paolo Borsellino», questo mito che non si sa neppure se esista, se il magistrato l’avesse con sé quando fu ucciso, se fu trafugata o solo persa, se ci fossero su appunti giudiziari o la formazione della Lazio, niente, zero, aria: eppure l’hanno fatta diventare «la scatola nera della Seconda Repubblica» (Marco Travaglio) o bene che vada «il motivo per cui Paolo è stato ucciso» (Rita Borsellino). Marce, manifestazioni: tutta roba che va comunque incoraggiata. L’immensa folla delle agende rosse, domenica, ha osservato un minuto di silenzio: deve osservarlo ancora. E ancora. E ancora.












Mamma mia a che livello e’ giunta la stampa di destra italiana.
La stampa dovrebbe essere il cane da guardia del potere, mentre i giornali conservatori risultano sempre di piu’ i guardiani del potere, i pretoriani del potere!
povera Italia.
Ma d’altronde cosa aspettarsi da chi non sciopera mai e pubblica i giornali nelle giornate di sciopero per la liberta’ di informazione?
Ma poi il silenzio dovrebbe osservarlo certa stampa che si permette di irridere l’agenda rossa di Borsellino! Ci sono processi, sono morte persone e la stampa di destra si permette di scherzarci sopra e di dire che c’era scritta la formazione della Lazio!
povera italia, questa e’ l’italia di destra!
Filippo Facci è sul libro paga di Berlusconi. Deve guadagnarsi il pane per non essere messo alla porta. La dignità è un’altra cosa.
Niente di cui stupirsi. Cosa ci si può aspettare da emeriti contaballe che, dopo essere sgamati non si sa quante volte, o al telefono o a parlare o a cena o a dare lavoro a/con mafiosi, se ne escono che non sapevano che tizio era mafioso? Certo! Ci si può aspettare solo che dicano che l’agenda rossa non esiste, non è mai esistita o, se è esistita, serviva magari ad annotare gli appuntamenti con il barbiere. Meno male che c’è la bella testimonianza soltanto di Manfredi Borsellino a smentire questi cazzari, dicendo che l’agena esiste e che il padre l’aveva portata con sè. Che è andata perduta accidentalmente lo raccontino alla schiera di leccapiedi che vanno a piangere in certe segreterie politiche e non certo a me.
In questa nazione si è proprio toccato il fondo.
Se fossi un giornalista avrei profonda vergona ad appartenere alla stessa categoria del sig facci, che si puo permettere di definire cazzata l agenda di borsellino…mi permetto di porre una una domanda alla redazione di live sicilia,ma non potevate risparmiarci una porcheria del genere?
spettacolare cazzata dell agenda rossa !!!!! io mi vergogno di essere italiana se la stampa è in mano a certi giornalisti come questo mai sentito Filippo Facci!!! Al peggio non c è mai fine . E la rabbia e la cattiveria che stanno dietro a questo articolo mi fa pensare che l Italia ha davvero bsogno di persone come Borsellino e i nuoivi magistrati che credono nella verità e rischiano la loro vita ogni giorno anche per persone che non lo meritano come questo pseudo giornalista senza dignità!!!!!
Siamo per la libertà d’espressione e di critica e ci piace sottoporre ai nostri lettori anche i pensieri più, come dire, in “controtendenza”. Poi sta a ogni lettore trarre le sue conclusioni. Come del resto lei ha fatto. Saluti
Definire l’agenda rossa di Borsellino «la scatola nera della Seconda Repubblica» è un’iperbole come lo è dire che Facci fa il giornalista.
@Esagono: in questa nazione non abbiamo solo toccato il fondo. Si è già cominciato a scavare…