“Non bisogna perdere di vista la sintesi, il risultato: Dell’Utri è stato condannato a una pena severa per uno dei più gravi delitti che possa commettere un uomo delle istituzioni, quale certamente è un senatore, e cioè il concorso esterno, il sostegno dall’esterno dell’associazione mafiosa”. Lo scrive il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, che sul prossimo numero di “S”, in edicola da sabato 24 giugno, rilegge la sentenza a carico del senatore del Pdl.
Confrontandola con un altro processo su mafia e politica: “È improprio – scrive Ingroia – anche proporre paralleli fra le sentenze Dell’Utri e Andreotti, che rischiano di confondere l’esito, obiettivamente diverso, dei due processi. Dell’Utri, al contrario di Andreotti, in primo grado e secondo grado è stato condannato ad una pesante pena detentiva, mentre il reato di Andreotti, dopo una sentenza assolutoria di primo grado, è stato poi riconosciuto sussistente per un periodo che arriva sino alla primavera del 1980, per essere dunque dichiarato prescritto”.
Ingroia, in attesa delle motivazioni della sentenza, segnala la differenza fra i due procedimenti: “Non si può ignorare che Dell’Utri è stato assolto per il periodo successivo al 1992 – annota il magistrato – ma bisognerà leggere le motivazioni della sentenza per farsi un’idea precisa delle ragioni fondanti di questa conclusione, visto che è difficile rintracciare agli atti del processo alcun episodio che possa essere ritenuto evento di cesura dei rapporti fra Dell’Utri e Cosa Nostra”. Perché per Ingroia, se nel caso di Andreotti l’omicidio di Piersanti Mattarella “fece ritenere ai giudici interrotta la condotta associativa di Andreotti dopo quell’incontro di ‘rottura’”, nel caso del senatore Pdl non è così: “Nel processo Dell’Utri – attacca Ingroia, che sostenne l’accusa in primo grado – non esiste prova di alcuna ‘incrinatura’ dei rapporti”.











In una intervista di qualche mese fa, l’on. Giulia Bongiorno , in qualità di difensore del sen. Andreotti, diceva che la sentenza ultima, che riguardava il suo assistito, in realtà non dava alcun giudizio sui fatti precedenti il 1980, in quanto gli eventuali reati , pur se dovessero essere accertati, sarebbero prescritti. Vorrei sapere se ho ben capito e quale è il valore reale di tale verdetto. Grazie.
Mi sembra di ricordare che il processo al senatore Andreotti si concluse nel 2004 con una sentenza che accertò che Andreotti era coinvolto in un’associazione a delinquere fino alla primavera del 1980,ma decretò che il reato era caduto in prescrizione.Per il periodo successivo al 1980 Andreotti è stato assolto per mancanza di prove.Anch’io vorrei capire il valore di un verdetto che assolve un politico apertamente coinvolto in affari mafiosi,una persona che difende mandanti di omicidi,che copre affari che portano al suicidio alcune persone coinvolte…..siamo sicuri che la legge è uguale per tutti?