I presunti conti falsi all’Amia

lunedì 12 luglio 2010
19:03
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“Nessun movimento, neanche di un euro”. Sono le parole del consulente tecnico Stefano Reverberi, chiamato ad analizzare i trasferimenti di valori tra Amia spa e Amia Essemme risultanti dai bilanci della ex municipalizzata. L’accusa, rappresentata dal pm Carlo Marzella, ha infatti chiesto al commercialista bolognese di stilare una relazione, consegnata alla terza sezione del tribunale di Palermo, sui bilanci 2005 e 2006 dell’Amia, oggetto del processo per falso agli ex dirigenti dell’azienda. Quello del 2005, per il passaggio, da un’azienda all’altra, di immobili e mezzi che, secondo l’accusa, i tecnici Giuseppe Arcidiacono e Paolo Mattina, avrebbero sovrastimato. I due, stando alle ricerche del consulente, in quel periodo non risultavano neanche iscritti all’albo professionale, rispettivamente, dei geometri e degli ingegneri.

Lo stesso vale per gli incarichi alle aziende consortili Platani e Pea, quest’ultima addetta alla costruzione del termovalizzatore a Bellolampo, ceduti da Amia spa ad Amia Emmesse. Ed ecco il paradigma dell’accusa: sulle carte gli utili aumentano, giustificando così l’aumento dei compensi del cda dell’Amia (20%). Al consulente però viene chiesto di analizzare quali obbiettivi aveva fissato il Comune di Palermo per giustificare gli aumenti. Le due variabili prese in considerazione sono il Mol (Margine Operativo Lordo) e il plusvalore: Il primo, riguardante il reddito sulle attività caratteristiche dell’azienda, che risulta peggiorare dal 2004 al 2005, ma migliorare dal 2005 al 2006; il secondo obbiettivo invece non è mai stato raggiunto nei due anni: il plusvalore non ha mai toccato il tetto prefissato.

Per la difesa “L’imputazione si muove sugli utili, che non hanno a che fare con il Mol e il plusvalore”. Ma l’accusa afferma che sono i verbali delle assemblee in cda a parlare: è da queste carte che risulterebbe lo spostamento degli obbiettivi sugli utili . “Questo è solo un mio parere – conclude il consulente – , ma sembra un pò strano fissare un compenso su questi due punti, il Mol e il plusvalore”. La difesa, infatti, blocca il commercialista, che non può entrare nel merito.

Prima di lui era stata sentita Paola Barbasso Gattuso, componente del cda dal 2005 al 2008: “Colimberti – ha detto – ci spiegò che le cessioni, sia degli immobili e degli automezzi, che di Pea e Platani, erano volute dal nostro unico socio: il Comune di Palermo”. Toccherà invece agli imputati, lasciarsi sottoporre o meno alle domande, nell’udienza fissata per il 15 luglio.

 
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