Edi, il guerriero col piede sbagliato

mercoledì 7 luglio 2010
10:53
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(rp) Questo è un elogio di Edi Cavani. Amiamo la sua faccia intagliata da Indio della foresta. Amiamo l’amore che lui ha per il prossimo e quella sua fissazione di volere essere persona fino in fondo, non solo un’appendice del pallone milionario. Amiamo l’abbraccio che regalò a un ragazzo ghanese, parcheggiatore in un supermercato. Amiamo il Dio in cui crede, come si crede all’acqua da bere, semplicemente perché c’è.  E amiamo la sua infinita capacità di sbagliare in cima a una corsa a cuore aperto e coraggiosa. Perchè somiglia, il nostro Edy, al coyote che ne inventa una più del diavolo per acchiappare l’inafferrabile Bip-Bip. Perché Edy è profondamente umano nella sua ostinata ricerca della perfezione, che sfugge e irride continuamente: attesa che prende in giro pure noi Willy Coyote aldiqua del teleschermo, noi così simili a Edi. Noi, piccoli Cavani nella foresta, dispersi come l’orso Yoghi e nemmeno uno straccio di Bubu per solidale e tenera compagnia.

Se Edi fosse perfetto, se trasformasse in gol almeno la metà delle azioni che inventa e ruzzola, noi lo ameremmo un po’ di mano. Vogliamo bene alla sua virtù e alla sua sfortuna, alla foglia, alla zolla di terra, al refolo di vento che impiastriccia i sogni degli uomini e li rovina a terra in un improvviso autunno. Vogliamo bene a Cavani perché ci racconta la nostra vita. Possiamo immaginarci al suo posto con quella corsa coraggiosa che si concluderà – facile scommessa – con un’altra rete divorata possibilmente a porta vuota. Possiamo immaginare lui sulla nostra sedia da tv, con quasi niente intorno, tranne gli unici beni veri ed eterni: l’amore e la voglia di provarci ancora.

Edi ieri ha lasciato il mondiale. E presto lascerà Palermo. Chi scrive ricorderà certe interviste in cui si cominciava col pallone e si finiva con Dio, senza averlo previsto. Ciao, guerriero col cuore al posto giusto. E che importa se il piede, alle volte,  è sbagliato. R.P.

 
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