Ha picchiato con calci e pugni la moglie incinta al quinto mese di gravidanza che aveva deciso di andare via da casa con la figlia di un anno in braccio. L’aggressione è avvenuta davanti ai poliziotti che hanno arrestato a Palermo, Claudio Gatto, 31 anni per maltrattamenti in famiglia e resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Gli agenti erano intervenuti per sedare una lite tra i due coniugi in via Cuba. Anche a maggio scorso la polizia era dovuta intervenire la polizia a causa di un’altra zuffa tra i due.











In merito al fatto cronaca del 29/06/10 comunicato dai media”donna incinta presa a calci e pugni dal marito”, i familiari ritengono “per chiarezza di cronaca” informare l’opinione pubblica che i fatti non rispondono a verità. Infatti, dopo aver letto parte della dichiarazione resa dalla vittima dove la stessa conferma di avere ricevuto dal marito 2 schiaffi (gesto deplorevole), senza alcuna conseguenza.
Ammanettarlo, dopo che proprio lui, il marito aveva chiesto l’intervento della polizia per fermare la moglie che per l’ennesima volta lo abbandonava portando con se la bimba alla quale è legato profondamente lo ha certamente accecato di ira…… la beffa di essere diventato carnefice gli ha dato l’impulso incontrollato sicuramente di agire, sbagliando, contro gli stessi agenti di polizia. Un marito, da tempo disoccupato che cerca in tutti i modi leciti di adattarsi a qualunque lavoro e sfruttamento per sostenere la famiglia e con grande sacrificio si ritrova nella piu’ profonda solitudine quando ciò che fa non viene apprezzato da chi dovrebbe sostenerLo. Non avere stima di sè stessi determina come in questo caso conseguenze incontrollabili.
Si sottolinea anche che il reato per cui è diventato pregiudicato è riferito ad un episodio di dieci anni fa, di “resistenza a pubblico ufficiale” in quella occasione la famiglia aveva chiesto l’intervento per evitare che il figlio frequentasse persone che approfittavano della sua generosità.
Sono trascorsi 4 giorni dalla detenzione e la famiglia non ha ancora notizie e autorizzazione per andare a trovare il familiare sicuramente emotivamente distrutto.
Con la presente la famiglia informa quanti sono a conoscenza del fatto e non, assumendosene la responsabilità di credere a quanto sopra scritto.
Che il caso Gatto Claudio serva a far riflettere quanti credono il contrario.
Penso che non si possa chiudere in carcere una persona solo perchè un’altra ha fatto delle dichiarazioni pesanti ed eccessive omettendo comportamenti di amore e di affetto da parte del marito che cerca in tutti i modi leciti di portare anche se pochi dei soldi in casa, tornando a casa all’una e mazza di notte con un vassoio di cornetti dopo una giornata di lavoro .
Firmato il fratello
Eugenio
Accogliamo la sua testimonianza. Di parte.
Ad oggi mio fratello è ancora in carcere da quasi tre mesi, forse c’e’ da aspettare… tre lunghissimi mesi per capire comportamenti, reazioni e altro( trecento euro al giorno pagati dallo stato all’amministrazione penitenziaria) …. Due schiaffi dati alla moglie in cinta in presenza della polizia (gesto non giustificabile) e forse anche qualche fatto avvenuto in passato hanno aperto con facilità le porte del carcere.
La moglie che vuole ritirare la denuncia perchè capisce che il prezzo pagato dal marito è sproporzionato… ma non puo’ …il perchè è poco chiaro…(procedure).
Prima il periodo di ferie del GIP, poi quello del P.m.,e per mio fratello le ore , i giorni passano in una stanza di 6 o forse 8 metri quadrati con solo un’ora di liberta’ al giorno.
Forse si aspetta che la stabilità di mio fratello venga meno così da garantire un soggiorno piu’ lungo.
Quanto sopra scritto non deve assolutamente peggiorare le condizioni o valutazioni nei confronti di mio fratello.
Io mi chiamo Eugenio e scrivo perchè adesso veramente mi sono stancato di aspettare .