Meglio un giorno da Borsellino…

Paolo Borsellino

Erano proprio lì, l’uno accanto all’altro. C’erano Salvatore Borsellino e Massimo Ciancimino. E si sorridevano. E chi scrive, in quel dibattito a Palermo, è stato subito preda di un vorticoso corto circuito, con mal di testa annesso. Cantavamo nei cortei giovanili con molta enfasi e tante buone ragioni: “Meglio un giorno da Borsellino che cento da Ciancimino”. E i parenti dei protagonisti di quell’antico slogan chiacchieravano reciprocamente di mafia e trattativa, legittimandosi l’uno con l’altro. Possibile che fosse soltanto di chi scrive quel groppo alla gola di acuto malessere, di contraddizione, straniamento e stridore,  che impediva perfino di ascoltare le parole, perché le immagini erano già troppo forti?

Mi sono interrogato in seguito con assiduo scrupolo circa la spiacevole sensazione. Mi sono chiesto: ma non è che così delegittimo, non è che scrivendo del mio mal di testa passo involontariamente dalla parte di coloro che hanno paura dei segreti di Ciancimino jr e faccio il gioco del re di Prussia? Non è che mi sono iscritto, senza volerlo, al gruppo “Pallottole e intimidazioni”?
Mi sono dato una risposta che il lettore valuterà criticamente. No.  Il percorso di Massimo Ciancimino rimarrà apprezzabile (la parola definitiva la diranno i giudici) quanto più sarà fisicamente ed esclusivamente ancorato al luogo legittimo delle sue rivelazioni: i tribunali, supremi garanti della verità processuale, l’unica possibile. Né mancherà buona e ampia informazione. Una scelta di sobrietà parecchie volte declamata  e contraddetta proprio dal soggetto in questione.

Di Massimo Ciancimino ammiriamo il coraggio e saremo sempre pronti a sostenerlo contro i suoi veri detrattori, contro coloro che lo ritengono già inattendibile e troverebbero comodo bruciarlo vivo o screditarlo, negandogli il diritto di memoria nelle sedi proprie.  Tuttavia, chi scrive ritiene che la svolta di Massimo, per quanto coraggiosa,  non sia sufficiente a trasformarlo in simbolo dell’antimafia, visto che questo è il tema sotterraneo, mai affrontato sul serio da una società debole e priva di riferimenti. La storia ha un peso. Offre redenzioni, ma per pudore e rispetto del sangue versato dagli onesti non autorizza capovolgimenti di significato e di fronte. Vale anche il cammino prima della via di Damasco.

Altra cosa, poi,  rispetto ai tribunali,  sono i dibattiti. Altra cosa sono le tavole rotonde che vedono fisicamente dalla stessa parte il figlio di un boss mafioso (con tutti i suoi buoni propositi) e il fratello di un giudice che è stato ammazzato perché combatteva la mafia. Noi abbiamo una sommessa certezza interiore e chi può la smentisca: a quel tavolo, il giudice Paolo Borsellino, con qualunque mistero all’ordine del giorno,  non si sarebbe mai nemmeno accostato.

 
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Commenti

  • scritto da Giuseppe

    In effetti avrebbe fatto meglio a sedersi accanto ad Angiolino Alfano per ringraziarlo della legge sulle intercettazioni, ai sen. Schifani, Dell’Utri, D’Alia, Cuffaro (quello che la mafia fa schifo).
    Mi scusi dott. Puglisi se dimentico qualche altro illustre politico nostrano impegnato nella lotta alla mafia, ma sa sono tanti e non è facile menzionarli tutti.

  • scritto da giovanni

    Sono stati in tantissimi che dal ‘92 si sono sentiti autorizzati a prevaricare il ruolo e il giudizio di Rita, di Salvatore, di Agnese, di Manfredi e delle sue sorelle… con grande dispiacere noto che lei, Dott. Puglisi, si aggiunge a questa fitta schiera.
    Come si fà a non pensare che loro meglio di noi sappiano quel che Paolo avrebbe fatto e pensato, sono loro i custodi ultimi della memoria e delle opere di Paolo, molto più di chiunque altro.

  • scritto da Roberto Puglisi

    Io conosco le persone che lei ha citato. E non sono la stessa entità. Sono individui diversi. Dai racconti che ho ricavato, io ho maturato quella certezza interiore che si basa su una ricostruzione di Paolo Borsellino fatta da coloro che lo amarono. E questa certezza interiore, ovviamente opinabile, non me la toglie nessuno. Saluti.

  • scritto da Roberto Puglisi

    O poteva sedersi da solo. Non è necessario stare per forza in compagnia. Saluti.

  • scritto da Giorgio

    Al tavolo si sarebbe seduto, ma di fronte, per interrogarlo.

  • scritto da giovanni

    Dott. Puglisi, vuole forse ribadire le tesi dell’On. Gasparri?

  • scritto da Roberto Puglisi

    Dio me ne guardi

  • scritto da esagono

    Paolo Borsellino accostarsi, sedersi vicino a un collaboratore di giustizia (dopo che lui stesso aveva inaugurato la figura del COLLABORATORE DI GIUSTIZIA, con Rita Atria e Piera Aiello, rispettivamente figlia e moglie di bossa mafiosi)? Ma certamente no.
    Lui se lo sarebbe al massimo portato a casa sua e gli avrebbe detto chiamami zio, come facevano Rita Atria e Piera Aiello.

    N.B: prendiamo atto che questa testata è anti-Ciancimino. Se domani vi sveglierete dicendo il contrario, sappiate che io vi etichetterò come “incoerenti”. L’etichetta per oggi la sto ancora valutando. Non esterno perché so che usereste la censura. Saluti.

  • scritto da Roberto Puglisi

    Faccia come vuole Esagono. Abbiamo spiegato la nostra posizione molto chiaramente. A questo punto la vera autocensura è in quello che scrive. Saluti. Ps. NB. Dopodichè prenda atto singolarmente, non faccia delle sue illazioni un fascio. Saluti

  • scritto da Max

    Cari Puglisi ed Esagono, sono sempre “quello che non sa neanche leggere”. E nelle mie scarse letture, però, intravedo sempre un qualcosa, il piccolo particolare fuori posto che non permette all’ingranaggio di girare a dovere.

    Questa testata critica soprattutto l’aspetto “extra-giudiziario” delle sortite di Ciancimino, le uscite da primadonna dello star-system o giù di lì e l’apparire quasi come l’eroe immacolato – senza colpe – che guida la vendetta dei giusti, ammiccando dalle reti Rai unificate, paventando la riabilitazione di tutto il “vecchio” Ciancimino.

    E’ una testata libera (fino a prova contraria), ed è nel diritto/dovere di ciascun giornalista (discorso vecchio, no, dott. Puglisi ?) esprimere pareri e impressioni oltre la mera cronaca, che invitino il lettore a riflettere, a guardare oltre – anche provocatoriamente.

    Tutto mi tornerebbe e sarebbe anche normale… se non fossimo in Italia.

    Ma siccome viviamo in questa splendida nazione, allora vi domando: come si può ignorare, nelle pur oggettive valutazioni su certe uscite pubbliche del Ciancimino, che in Italia per certi processi ormai non basta più andare in tribunale, per avere un minimo di speranza che la giustizia possa fare il suo NORMALE corso ?

    Come si può ignorare che i processi ormai sono soprattutto mediatici, perché quando si toccano certi poteri, neanche lo Stato con la sua macchina della giustizia può garantire l’incolumità di accusati e di accusatori, di giudici e pubblici ministeri, e che da quindici anni a questa parte gli accusati (uno in particolare…) ed i poteri forti – interni e simbionti dello Stato, talvolta – usano i media per far leva sul più bieco populismo, con il quale hanno coperto e continuano a giustificare schifezze su schifezze, prendendo a pernacchie le massime istituzioni dello Stato, e noi tutti, in ultima analisi ?

    Come si può ignorare che Falcone e Borsellino sono stati uccisi proprio nel momento in cui sono stati delegittimati e lasciati soli dagli uomini delle istituzioni (e non parlo dei poveri agenti di scorta ovviamente) e dai continui dibattiti “pro e contro” dei media, che prima di tutti avrebbero dovuto garantirne l’incolumità e la diffusione del loro operato, invece del dubbio ?

    Tra poco si inizierà a dire che magari le buste con i proiettili il Ciancimino se le manda da solo… così, per fare notizia e concedere qualche altra intervista…

    Il Ciancimino potrà non essere uno stinco di santo (i giudici sono chiamati a valutare anche questo), ma ribadisco quanto già affermato in altro post: se ci aiuterà a far luce su uno dei momenti più bui della nostra storia (nei cui strascichi ancora viviamo…), si tenesse pure i soldi “sporchi” o gli interessi di famiglia, ammesso che questo sia il suo scopo come alcuni lasciano intendere.
    Sempre poca cosa di fronte alla DEMOCRAZIA !!!

    Ecco, di tutto questo – credo – bisognerebbe tener conto, per valutare da qui in avanti l’operato di Ciancimino.

    P.S.: E no… dott. Cavallaro. Ciancimino non chiede la riabilitazione del padre, lo ha spiegato più volte, in modo anche netto.
    Nè alcuno sano di mente tra i lettori può pensare che se questo Ciancimino aiuta la causa della verità, allora sarà riabilitato anche l’”altro” Ciancimino. Questo è davvero argomento buono per chi ama “altri” ragionamenti… A Don Vito sarebbe piaciuto.

  • scritto da Roberto Puglisi

    Mai detto che se li manda da solo. Prendo atto che per lei Ciancimino, Falcone e Borsellino sono – in fatti e credibilità – la stessa cosa. Non ho altro da aggiungere, ma forse il problema è questo.

  • scritto da Max

    @Puglisi: sarà proprio che non riusciamo a trovare la chiave, quantomeno per comprendere le rispettive ragioni… ma questa sua semplificazione, solo perché ho osato l’inosabile… Quasi quasi me l’aspettavo. Era pure facile.

    Vuole che lo ribadisca ? Va bene !

    E’ OVVIO che Ciancimino, Falcone e Borsellino non sono accostabili, in fatti e credibilità, e spessore umano e statura morale aggiungo.

    Almeno sino a quando un nostro tribunale non proverà che quello che ci racconta il Ciancimino è vero. Allora, almeno per la credibilità, potremo QUANTOMENO parlarne ?!?
    Anche perché, mi creda, con il suo stesso sentire, ho la certezza che ai nostri eroi sarebbe piaciuto molto quello che Ciancimino sta raccontando… ammesso e provato che sia vero.

    Il mio era solo un richiamo alle ormai note “tecniche” di manipolazione di massa, messe in atto ogni qual volta, in questo Paese, ci si avvicina a determinati “fili” che non devono essere né scoperti né toccati, anche se messi lì sotto gli occhi di tutti.

    Quanto ai proiettili… lo vede che anche lei ogni tanto legge solo quello che vuole leggere ? ;-)
    Ho mai detto che questa testata ha scritto qualcosa del genere ? Perché prende sempre tutto come un attacco rivolto a voi ?
    Ma qualcuno l’ha detto che l’attentato dell’Addaura Falcone se l’era organizzato da solo, e qualcuno l’ha scritto, con i soliti “ricamini”. O ricordo male ???? Era solo un’ANALOGIA.

    Mi creda, scriverei ben altro e non mi pubblichereste, se volessi attaccarvi.

  • scritto da Max

    P.S.: e comunque non mi ha risposto… ;-)

  • scritto da Nathan

    Una chicca del compianto Pietro Milio su Ciancimino.
    Aveva “scoperto” che nei verbali di Massimimo C. Tra la domanda del pm e la risposta di Massimo C. C’era una “voce fuori campo”, quella del suo avvocato. La dott.ssa in questione, da quanto scritto dal Giornale, imbeccava il “giovane” che immediatamente “ricordava” le parole del padre (si dice che per sbaglio abbia riportato anche quelle del tristristrisnonno) o fatti e circostanze. Il tutto è stato verbalizzato da un (coraggioso, dico io) maresciallo della Gdf che così come era registrato sul nastro ha trascritto e firmato.
    Per non parlare delle innumerevoli versioni date dal “giovane” Massimo C. su circostanze come la perquisizione dei CC o la consegna di pizzini. Non voglio screditare nessuno e cmq non ne avrei la forza necessaria. Ma non voglio nemmeno ammuccarimi fissarii a gratis. Allora sospendiamo il giudizio e aspettiamo maggiori elementi di giudizio, in un senso e nell’altro. nel frattempo facciano e lui tanti altri tutti i comizi che vogliono, le trasmissioni, i libri etc…Più in alto vanno e più forte sarà il botto se ciò su cui costruiscono sono menzogne.
    Occhi aperti signori.

  • scritto da Nathan

    Scusate, la testata era Libero.

  • scritto da Nadia Furnari

    al sig. esagono chiarisco che Piera Aiello e Rita Atria non sono collaboratrici di giustizia ma TESTIMONI DI GIUSTIZIA. Il sig. esagono ovviamente non si preoccupa di conoscere la storia vera delle persone e quindi parla di “moglie” di un boss di mafia senza sapere che Piera Aiello fu costretta a sposare Nicola Atria e senza sapere che veniva da quest’ultimo massacrata di bastonate perché Piera Aiello, proveniente da famiglia perbene, gli distruggeva la droga e lo voleva ricondurre sulla retta via. E che dire di Rita Atria colpevole a 17 anni di essere nata in una famiglia mafiosa…
    L’ignoranza non ha confini e forse il sig. esagono ignora che se Piera Aiello volesse potrebbe tranquillamente denunciarla in quanto esiste una sentenza che punisce pesantemente chi confonde i criminali con le persone oneste.
    Pertanto non risponderemo ad eventuali altre illazioni riservandoci di segnalare il tutto al nostro avvocato e alla polizia postale. In questo modo le sarà possibile chiarire nelle sedi opportune la differenza tra TESTIMONI e Collaboratori.

    Nadia Furnari
    Direttivo Associazione Antimafie “Rita Atria”

  • scritto da Idzard

    L’intervento di Nathan mi suggerisce una riflessione. Tutti ci accapigliamo pro o contro questo o quel personaggio, ma tutti, o quasi, vorremmo la verità, se non è troppo disturbo, come dice Roberto Puglisi. Solo che ognuno di noi ha in testa ”una verità preconfezionata” alla quale non si vuole rinunciare: un po’ come Cristoforo Colombo, che scoprì l’America e non se ne accorse. Inoltre siamo,tutti noi, divisi sul giudizio da dare a tutti gli attori della vicenda. Faccio un esempio. Mi hanno detto (fonte autorevole) che la signora Rita Borsellino non andava d’accordo col fratello, tant’è che non si frequentavano. E infatti la signora non era presente neanche alla laurea della nipote, un mese dopo la strage. Se è così, che autorevolezza possono avere i suoi ricordi e tutto ciò che dice in merito al pensiero di Paolo? Mi sembra un ottimo spunto di riflessione. Ragioniamo freddamente e non facciamoci prendere in giro.Ogni dichiarazione deve essere coerente, logica e va storicizzata. I colpevoli vanno cercati ovunque, senza preclusione alcuna, con il metodo del ricercatore scientifico, che verifica ogni ipotesi con scrupolosa attenzione, scevra da sentimenti di qualsiasi natura.

  • scritto da Roberto Puglisi

    Capisco la rabbia buona di Nadia Furnari. So con quanta passione ha difeso la memoria di Rita. Ma penso che si possa scusare l’errore di un lettore sicuramente in buonafede. Non è un’illazione. E’ uno sbaglio che si deve correggere a livello di informazione e che si può perdonare.

  • scritto da esagono

    Sig.ra (nervosissima e a me sconosciuta) Nadia Furnari, ma una tisana a colazione al posto del caffé no? O magari un decaffeinato?

    Vediamo se io, nella mia ignoranza, ho capito bene o male.
    Ma dicendo “collaboratore di giustizia” non si intende un grande insieme, suddiviso ancora in due sottoinsiemi, scollegati tra loro,: i testimoni di giustizia=onesti cittadini che sono solo testimoni e i pentiti=ex criminali?
    So benissimo che Piera Aiello e Rita Atria non sono pentite=ex criminali, ma testimoni, infatti di proposito ho detto collaboratore e non pentito.

    Al suo avvocato e alla polizia postale (già indaffarata a scovare delinquenti quindi è meglio che una come lei non vada a far perdere tempo) mostri questo commento e poi si vedrà.

    Inoltre… la prossima volta che qualche utente dimostra di non sapere qualcosa, lei, con un pò più di calma, spieghi, prima di inveire come una morsa da una schiera di tarantole. E le sue minacce di denunce fanno ridere al pari dei politici che minacciano i giornalisti che parlano troppo.
    Salutissimi.

  • scritto da susanna

    Sono una signora del nord, non più giovane, ma nemmeno vecchia da non aver speranze per l’Italia futura.
    Ho appena finito di vedere il film su Paolo Borsellino. Molto bene interpretato e credo che il giudice fosse proprio come lo descrive il film. La sua onestà, integrità morale e coerenza mi fanno sentire fiera di essere italiana come lui e mi urta che si parli di secessione e federalismo. Al nord come al sud i poteri forti distruggono le persone oneste, che vengono lasciate sole. Un saluto molto cordiale alla famiglia di un uomo che spero non dimenticheremo mai.

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