Le lacrime sulla “collina del disonore”

lunedì 21 giugno 2010
16:01
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Salii per la prima volta a Pizzo Sella molti anni fa. Lassù era sbarcato Jonathan Coe, scrittore inglese, per piantare un albero, segno di speranza e di riscatto. Ero un giovane cronista preoccupato. Troppo avevo sentito dire circa la “collina del disonore”. Mi sarei aspettato di incontrare loschissimi ceffi, tipacci con svariate forme di anelli al dito e una parlata da mafiosi nei film americani che di mafia trattano.  Perciò rimasi sorpreso quando, completata “l’acchianata”, cominciai a discutere con  individui normali, perfino gentili.
E costoro mi raccontarono una strana storia: una vicenda inverosimile di case comprate in buonafede e sottratte dalla confisca, nonostante non ci fosse ombra alcuna sull’atteggiamento degli acquirenti che avevano rispettato le regole. Era lecito, almeno, dubitare.

Da cinque anni, percorro le strade di Pizzo Sella ogni giorno, in forza di un legame personale unico, uno di quei legami che sfociano in promesse assolute e corrisposte. Per questo, dai tempi di Coe, non ho scritto più nulla sull’argomento. Sarebbe stato scorretto. Se rompo i sigilli della discrezione adesso, è solo per offrire una semplice testimonianza da cronista, giocando a carte scoperte e avvertendo il lettore.
Cosa ho visto dalle finestre di una casa piantata sulla collina cosiddetta “del disonore”? Ho osservato la sofferenza di una famiglia onesta che aveva risparmiato fino all’ultimo centesimo per comprare una villetta sulla montagna sbagliata. Dobbiamo pensare che l’unica sofferenza degna di attenzione, per cui muoversi e combattere, sia quella dei diseredati, come suggerisce un commento su Livesicilia? O esiste pure una sofferenza dei benestanti, magari buoni, che assistono al rogo pubblico di un sogno senza colpa, né dolo?
Ho annotato in un taccuino immaginario la fatica di gente perbene, l’ho vista dibattersi per sfuggire all’infamia dell’aggettivo “abusivi” (strani abusivi con le carte in regola) e lottare per tentare di diffondere le ragioni di un diritto alla sopravvivenza al cospetto di una città spesso piena di pregiudizi e priva di una reale conoscenza della questione. Li ho visti, molti residenti di Pizzo Sella, mentre spiegavano ai quattro venti che, sì, lo scempio ambientale c’era ma che loro erano stati raggirati come gli altri. E che sarebbe stato  meglio, piuttosto che dissanguarsi in una lotta di carte bollate e sangue col Comune, affrontare insieme il problema della riqualificazione della zona. Quale ingegno fantasioso potrebbe vagheggiare la demolizione di tutte le villette con successiva raccolta del materiale di risulta? Con quali soldi? Con quali prospettive? Intanto qualcuno è morto, lassù. Qualcuno è impazzito di dolore, e il conto in banca non è stato sufficiente, non ha tenuto lo strazio fuori dalla porta.

Poi è piombata, in mezzo ai discorsi, la sentenza che ha sancito un principio abbastanza ovvio. Se non c’è una condotta fraudolenta, se c’è la buona fede, non può esserci una punizione. La confisca è una punizione, è la sottrazione della sicurezza quotidiana, è la minaccia che rende pericolante il tetto sulla testa.
Ci sono state lacrime a Pizzo Sella, tra gioia e incredulità, dopo il verdetto dei giudici. Il lettore valuterà se le lacrime che bruciano sulla guancia per la fine di un incubo ingiusto siano sempre uguali, o se sarebbe più umano distinguerle in base al censo e al colore degli occhi. E sarà ancora compito del lettore giudicare le intenzioni di chi ha scritto. Da parte mia, credo di avere adempiuto soltanto al dovere di cronaca, da una posizione inconsueta.
Forse sarebbe il caso di ricominciare dall’albero di Coe.

 
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Commenti

  • scritto da esagono

    Lo vede, dott. Puglisi, che non ho tutti i torti quando dico che bisogna stare attenti a non essere troppo sensibili con chi non lo merita? Ma chi ha dato il permesso di costruire quelle case arrampicate nel fianco della montagna? Ma soprattutto, in base a quale logica? Forse la solita logica dei favori, del clientelismo, del creare le condizioni per cui la gente deve avere sempre bisogno di andare a parlare con tizio e con caio per risolvere questo o quel problema e in cambio vota, vota, e sempre vota chi ha dato l’aiutino? Se poi magari si stacca una valanga di massi e finisce sopra una casa, magari ci lascia le penne qualcuno ( vedi Giampilieri), beh, pazienza! Non si può certo prevedere il futuro e i cambiamenti climatici. L’importante è prendere voti per vincere le elezioni. E io dovrei impietosirmi per chi tra tutte le altre cose permette alla gente di suicidarsi anche costruendo o comprando la casa nel posto sbagliato?
    Adesso qual è la soluzione? Io non ho la più pallida idea. Demolire è sbagliato, confiscare è sbagliato, ma anche non fare niente è sbagliato. Se dovesse succedere qualcosa come nel messinese? Chi è più bravo di me trovi la soluzione.

  • scritto da Roberto Puglisi

    E’ questione di fatti, non di sensibilità. In anni di piogge nemmeno una pietra è caduta. Sa che molte case sulle colline di Palermo sono combinate allo stesso modo, solo che è intervenuta la prescrizione? Le famiglie in buona fede – non lo dico io, lo dice una sentenza – hanno scoperto dopo che non si poteva costruire né abitare, (sono in buona fede, dunque?) visto che gli enti competenti avevano rilasciato tutta la documentazione con tanto di carta bollata. Quale sarebbe la loro colpa?

  • scritto da esagono

    Io non mi sognerei mai di andare ad abitare sulla parete di una montagna, comunque…. Lo vede che ritorniamo alle colpe politiche ( e quindi all’insensbilità dei politici, che se ne fregano del popolo) ? Anche perché, credo, che il cittadino qualunque si può permettere di essere ignorante, disinformato, e chi più ne ha più ne metta, ma chi amministra no. Chi amministra può chiamare geologi, ingegneri ecc che sono in grado di fare discorsi tecnici e scientifici che vanno ben oltre la logica del: “ma non è successo mai niente”.

  • scritto da Roberto Puglisi

    Sui politici siamo d’accordo, in questo caso e non solo in questo. Saluti

  • scritto da zelig

    L’attribuzione di buona fede è un pò pericolosa perchè troppo elastica: a parecchie magagne si può attribuire la buona fede.
    Sono d’accordo anch’io che l’abbattimento sarebbe scelta più disastrosa della costruzione delle villette. L’importante che non si parli di “riqualificazione” del territorio a spese pubbliche e quindi di altra “gente normale ed altrettanto gentile” che i sacrifici li ha fatti con più oculatezza.

  • scritto da Roberto Puglisi

    L’attribuzione di buona fede, in questo caso però, è un elemento giuridico che annulla la sanzione. Dunque mi pare abbastanza circoscritto e sostanziale. Il problema è: se io compro una casa con tutti i crismi, quando poi si scopre che chi mi ha rilasciato il nulla osta non avrebbe potuto farlo, sono vittima o colpevole? Se io compro casa, posso fidarmi dei documenti rilasciati dalle istituzioni pubbliche preposte o devo organizzare indagini per conto mio? Risposta libera, ma consideri che perfino l’impresa che ha costruito non ha pagato dazio proprio per la buona fede. Addirittura gli acquirenti sono “terzi” rispetto pure all’impresa.

  • scritto da esagono

    Ovviamente vittima. Figurarsi se uno può sapere che ci sono intrallazzi nei documenti. La parte di colpa è che ci sono certe case costruite in certe zone con dei rischi troppo palesi per cui con un pò di buon senso si dovrebbe realizzare che è meglio una casa altrove. Ma a quel punto il problema è: quella è l’unica casa o una seconda casa oppure quella persona si può permettere una casa altrove?

  • scritto da rocco

    buonasera scusate se mi intrometto nella vostra discussione cari esagono(che potrebbe firmarsi con il nome proprio) e dott. puglisi, in quanto vorrei dare una mia chiave di lettura.
    Partendo dal fatto che su queste case parlo per quelle definite ed abitate vi era ache l’abitabilità rilasciata dal comune, mentre per quelle in corso di costruzione la concessione edilizia rilasciata dal comune.
    Fermo restando che non sono parte interessata al problema ma avendo qualche competenza tecnica voglio dare un mio giudizio, e cioè:
    1) finalmente la legge a sangito un principio basilare che è la legittimità della concessione edilizia in quanto rilasciata dal comune.
    essa può essere contestata solo sè fasulla quindi non rilasciata dal comune e di conseguenza l’acquirente non ha fatto gli accertamenti dovuti, ma non siamo mi pare di capire in questa situazione.
    2) se passasse questo concetto ogni cosa potrebbe essere annullata a discrezione del giudice, e di questo sono contento per le persone che a sacrifici hanno comprato Casa lì.
    3)Ma signori miei, come mai questa montagna viene chiamata come dite dott. Puglisi “sciempi”, perchè in sicilia si chiamano anche le strutture alberghiere vicino al mare si chiamano “ECO MOSTRI” e invece al nord come Rimini strutture da 8 piani a 300 metri dal mare si chiamano strutture alberghierie????? Come mai nelle coste ligure, toscane, montecarlo, quando tutti andiamo in viaggio ammiriamo le strutture?????
    detto questo e chiaro che così abbandonate le strutture sono uno scempio ma se fossero riqualificate magari si potrebbero piantumare alberi adeguati con delle illuminazioni adeguate penso che il brutto si trasmormerebbe in bello.
    Inoltre vorrei dire ad esagono che il qualunquismo non porta a niente Giampilieri da un punto di vista idrogelogico era costruito sull’argilla queste montagne invece sono rocciose quindi stia sereno.
    saluti

  • scritto da Giuseppe

    Voglio rispondere alla domanda del sig. Puglisi, se si è vittima o colpevole. Sicuramente è da escludere la seconda (e questo lo afferma anche il codice civile).
    Ora dato per scontato che chi ha comprato in buona fede è vittima, cosa si può fare?
    Il paesaggio è stato sventrato, lo scempio c’è stato e non si può far finta di niente.
    Molte questioni però rimangono aperte. Per esempio, visto che si è costruito su licenza e abbiamo visto come sono state ottenute le licenze, sarebbe utile un rilevamento geologico, fatto in maniera seria, per capire se effettivamente queste ville a strapiombo siano sicure. Se esiste un pericolo reale o no. Poi, visto che il periodo di costruzione è quello del “sacco di Palermo” sarebbe utile verificare lo stato reale del cemento utilizzato. Vi ricordo che qualche anno fa è caduto un palazzo su se stesso (costruito nello swtresso periodo), nella zona di Corso Calatafimi (morì un pompiere) e dalle risultanza tecniche fu accertato che mancava proprio il cemento nelle fondazioni e nei pilastri. Ancora, la cementificazione di una montagna non ha nessuna conseguenza per quel che riguarda lo scorrimento dell’acqua piovana? Mi spiego (anche per piero fullone): molte catastrofi sono successe perché le cementificazioni selvagge hanno ostruito i naturali corsi di torrenti pluviali (senza andare lontano e rimanendo nel territorio comunale basta ricordare quello che è successo l’autunno scorso a Ciaculli): c’è questo rischio a Pizzo Sella? Terrazzare uno strapiombo è sicuro? Ovviamente la risposta deve darla chi ha cognizioni tecniche di causa e non sia coinvolto emotivamente.
    Forse rispondendo a queste domande può venire fuori una soluzione e nel caso venga riconosciuta la mancanza di incolumità per chi abita e per chi sta sotto, come avevo già detto in un precedente post, a fronte dell’abbattimento delle costruzioni si deve procedere a un risarcimento che non sia solo commisurato al valore economico ma deve prevedere anche e soprattutto il danno esistenziale sopportato. Chi paga deve essere chi ha voluto questo scempio, prelevando quanto dovuto dai loro patrimoni (Ciancimino, Greco ed eredi di Gardini).

  • scritto da Orazio

    Tant’è, pure l’americano che comprò la Fontana di Trevi era in buona fede. A Palermo la finta realtà supera la finzione e la finzione assume toni epici e tragici al punto di diventare realtà. La buona fede si presume fino a prova contraria. Non vuol dire che ci sia però. Le uniche lacrime sono quelle dei palermitani onesti. Schifo.

  • scritto da Max

    Non sono un esperto ma se prendete carte recenti di quella zona (quelle comunali vanno benissimo), mi sembra che alcune abitazioni (anche più sotto, basta usare Google Maps o altro servizio) e vie d’accesso insistano su una zona off-limits per le costruzioni, in quanto destinata al canale di scolo delle acque piovane e di espansione controllata di eventi franosi.

    Poi, permessi o no, dal mio punto di vista sono comunque moralmente colpevoli perché hanno comprato questi scempi. Altro che risarcimenti: gli abusi si fanno anche perché c’è sempre chi è disposto a comprare, perché è più “furbo” di altri…
    Io le ho viste costruire, quelle porcherie, e mi svegliavo la mattina con le esplosioni realizzate per “sbancare” la montagna: i risparmi di una vita, non sapevo, la prima casa, i miei diritti, la buona fede… vado a memoria, ma mi sembra che tra i primi proprietari vi fosse anche un pezzo grosso del Comune all’epoca… e ci si chiede pure di credere alla buona fede !?!

    P.S.: se qualcuno vende casa in riva al mare, sulla spiaggia di Mondello, mi faccia sapere. Ovviamente, documenti in regola, altrimenti non se ne fa nulla, ché io non sono uno sprovveduto, eh !

  • scritto da fabius

    caro Orazio, se lei fosse un giudice mi preoccuperei tanto. Le pongo una domanda: ma chi mai acquisterebbe una casa con la certezza di vedersela demolita? ritengo solo un pazzo e non posso credere che 70 o più famiglie siano completamente pazze da buttare i risparmi di una vita.
    Poi non vorrei sbagliare ma quando si acquista una casa da un costruttore ai fini della stipula dell’atto definitivo di vendita e della validità oltre alla volontà delle parti a vendere e ad acquistare non viene indicata anche ai fini della prove della regolarità dell’immobile la concessione edilizia rilasciata dal comune?
    allora finiamola di fare i falsi moralisti e perbenisti nel difendere delle posizioni che non meritano alcuna difesa.
    La responsabilità e la colpa di tutto è solo da imputare al Comune

  • scritto da Mino

    Max il tuo commento e` a dir poco allucinante.

    Palermo, cosi come tutto il resto del mondo, e` piena di abitazioni costruite su colline.
    Non capisco perche` uno che acquista una di queste case sia secondo “piu` furbo” di altri? Cosa vuoi dire? E` forse vietato vivere in collina?
    Quale e` la colpa morale che tu attribuisci a queste persone? Cosa ha di moralmente sbagliato acquistare un bene, ovunque esso si trovi, che e` stato costruito e viene presentato con tutte le carte in regola date dal Comune?

    Cosa vorresti insinuare con il fatto che un “pezzo grosso del Comune dell’epoca” sia proprietario di una di queste case? E cosa avrebbe a che vedere con tutti gli altri acquirenti?

    Io rimango veramente sconvolto dal leggere questi commenti! Ragazzi non so che problemi avete ma andatevi a sfogare con altre cose, suvvia…

  • scritto da Mino

    Anche tu Orazio cosa diavolo vuoi insinuare dicendo che la buona fede non e` certo che ci sia?

    Come ti permetti minimamente di scrivere una cosa simile riguardo persone che neppure conosci?

    I palermitani onesti che hanno versato lacrime amare sono le famiglie di pizzo sella che hanno vissuto 13 anni tragici.

    Sei semplicemente da querela!

  • scritto da Gino

    max sei fortunato tu…la sai lunga…prevedi il futuro…complimenti – forse ti dovresti ricordare che pizzo sella non e’ spuntato dall’oggi al domani, in tutti gli anni in cui le costruzioni sono andate avanti come mai il comune di palermo non ha rilevato alcuna irregolarita’…mi ricordo un articolo del 1989 del giornale di sicilia che titolava – Il comune:”Pizzo Sella tutto regolare” – ora se il comune della mia’ citta’ fa queste dichiarazioni sul principale mezzo di informazione della citta’ (e non scordiamoci che sia il giornale di sicilia che la loro tv per anni hanno pubblicizzato pizzo sella) perche’ dovrei dubitare che tutto e’ in regola – visti anche tutti i permessi e certificati vari – secondo te, banche e notai mi fanno il mutuo e contratto per qualcosa di illegale?

    abbi un po’ di onesta’…ne abbiamo sentito abbastanza da ipocriti come te negli ultimi 14 anni – se veramente vuoi fare qualcosa per questa citta’ comincia dal raccogliere le cartacce e a strappare le erbacce che ti circondano

  • scritto da Giuseppe Scuderi

    Caro Roberto, metto come vedi nome e cognome. Come sai sono architetto: quel che tu hai scritto sulle valutazioni “umanitarie” per chi ha comprato a Pizzo Sella è, lasciamelo dire e so di aprire le cataratte delle tue reazioni, incredibile.
    Una casa è “tua” (e non in tutti i sensi) al suo interno: puoi dipingerla rossa, verde, gialla; puoi mettere la cucina all’ingresso e il soggiorno alla fine; puoi mettere le luci al neon o al tungesteno. Ma l’esterno, il territorio, il volume, non è mai “tuo”, anche se lo hai comprato “in buona fede” (a Palermo? m’invocate la “buona fede” nella città degli scempi? Guarda che se non ci fossero tutti questi “acquisti in buona fede” le mafie non avrebbero costruito quasi nulla). E quindi è legittimo che sul territorio, sul paesaggio, sull’urbanistica, usa i termini che vuoi, si possa, e si debba spesso, avere il coraggio d’intervenire.
    Non ho altre parole.

  • scritto da Giuseppe Scuderi

    Ps. “Cateratte”, ovviamente

  • scritto da Roberto Puglisi

    Le parole che contano, né le mie né le sue, le hanno pronunciate i giudici. La buona fede non è un’invocazione. E’ un fatto processualmente accertato. Saluti.

  • scritto da isaia panduri

    E’ alquanto incredibile che la buona fede si traduca in legittimazione del diritto di proprietà. Potrebbe, forse, corrispondere ad un generico diritto ad essere rimborsati, ma non certo ad intestarsi il bene acquistato.

  • scritto da Daniela Domenici

    Robert, come al solito, ti “rubo” quest’articolo per pubblicarlo, con fonte e autore, sul mio sito
    http://nutrimente2.wordpress.com/2010/06/22/le-lacrime-sulla-%e2%80%9ccollina-del-disonore%e2%80%9d/

  • scritto da Mino

    Secondo Isaia Panduri una persona che ha regolarmente acquistato un bene non deve goderne del diritto di proprieta`, ma potrebbe(usa il condizionale, non e` neppure sicuro) invece avere un generico diritto ad essere rimborsato… ma che bel ragionamento…

  • scritto da Max

    @Mino: la differenza con le altre città è che le case su quelle colline non le ha costruite la mafia, trasformando con i “soliti mezzi” (dagli anni 60 a questa parte) zone inedificabili in residence.

    @Gino: non accetto prediche o richiami all’onestà da chicchessia, perché della mia rettitudine sono certo ! Men che meno da chi dimostra, buona fede o no, di non avere proprio a cuore le sorti di questa città, ma solo del proprio orticello (o villa con giardino).

    La sintesi “non sarcastica” di quello che penso trova pieno riscontro nell’intervento dell’arch. Scuderi, che sottoscrivo.

    @Livesicilia: vediamo se qualche problema tecnico blocca anche questo commento…

  • scritto da ida

    giuseppe scuderi ma lei dove vive a cuba?

    forse li’ e’ vero non c’e’ il diritto di proprieta’ – le cose senza senso che scrive sono allucinanti – mi spieghi comunque perche’ lei sarebbe intitolato alla proprieta’ di dove vive (forse nel paese dei balocchi) mentri gli altri non lo sono

    siccome palermo e’ stata costruita dalla mafia (perche’ alla fin dei conti questa e’ la verita’) allora nessuno a palernmo e’ in buona fede a cominciare da lei

    si vergogni delle scemenze che le escono dalla tastiera

  • scritto da Mino

    Max io ti potrei rispondere dicendo che tutta Palermo e` stata costruita dalla mafia, probabilmente anche il palazzo dove vivi tu, chi lo sa?

    In ogni caso, tralasciando la minchiata qualunquista che hai scritto, ti dico solo che se fossi informato veramente sulla vincenda, sapresti quale ditta ha effettivamente costruito le case di Pizzo Sella… non te lo dico direttamente, cosi ti eserciti un pochino a ricercare ed informarti correttamente sulle cose per le quali vuoi esprimere un’opinione.

    Spiegami poi, come migliorerebbero le sorti di Palermo se gli acquirenti di Pizzo Sella avessero ancora le case ingiustamente confiscate da parte del Comune. Quale problema della citta` risolverebbe questa situazione? E quale problema hai mai risolto negli ultimi 13 anni? Confiscare le case di Pizzo Sella risolve il problema dei rifiuti? Risolve il problema del traffico? Risolve il problema delle mancanza di posti di lavoro per i giovani che devono emigrare?

    Io credo che hai semplicemente la mente annebbiata da tutte le menzogne e falsita` che sono state scritte e dette su Pizzo Sella in questi anni.

    Se davvero hai a cuore le sorti di Palermo, preoccupati devi veri problemi.

  • scritto da Giuseppe Scuderi Architetto

    Ringrazio l’anonima ida per le cortesi parole. Le scemenze escono dalle leggi urbanistiche italiane (il diritto di proprietà è sempre subordinato, in tema di edilizia, alla apposizione, anche successiva alla edificazione, di vincoli di varia natura; paesaggistico, idrogeologico, monumentale ecc, per cui, come saprà, sono anche possibili gli espropri, gli equi indennizzi ecc..). La invito a leggerle: sono leggi dello stato, come quelle che hanno stabilito che quelle ville possano rimanere.
    Tutto qui
    PS: ritenete l’offesa un metodo di dialogo? Boh

  • scritto da rocco

    io vorrei dare un commento per l’architetto scuderi giuseppe, e dico che sia architetto non lo metto in dubbio, ma che svolga la professione tecnica sul campo vi posso dire che tutto farà tranne che la professioni si documenti prima di parlare arch. non basta essere laureato arch. per fare quelle affermazioni si studi i piani regolatori del tempo e sia più serio.
    saluti

  • scritto da Orazio

    Quoto ed apprezzo le parole di Giuseppe Scuderi e di Max.

    In Sicilia un paio di cose non puoi toccare. La casa, la famiglia, l’orticello. La propria libertà si espande illimitatamente rispetto a questi 3 concetti. Costi quel che costi, pure di vaneggiare. Siamo fatti così. E infatti abbiamo tanti ma davvero tanti margini di crescita, solo teorici ovviamente. C’è solo da fuggire.

  • scritto da rocco

    Caro orazio, io capisco che lei non riesce a fare una distinzione dall’americano che compra la fontana di trevi, che le ricordo che stato un argomento trattato dal grande comico totò le mocò nel suo film e forse lei non lo ha visto e la riporta come notizia acquisita.
    almeno chè lei non sà che qualcuno oltre al film a comprato la fontana, e ci siano stati le seguenti condizioni:
    1)titolo di proprietà trasferito da un notaio;
    2)mutuo bancario con perizie dei tecniche;
    e mi fermo qui per farle capire che fare questi commenti non fanno altro che renderla ridicol, sà come diceva sempre totò le mocò, “ma ci sei o ci fai???”
    in quanto le persone di pizzo sella non posso essere paragonate minimamente.
    saluti

  • scritto da Max

    @Mino: e poi sarei io il qualunquista… dunque le case restano perché non risolvono il problema del traffico, dei rifiuti o del lavoro.

    Io so a chi, tanti anni fa, vennero rilasciate le licenze edilizie. E tanto mi basta.

  • scritto da toto

    Quando furono edificate sappiamo bene chi governava e quello che è stato fatto orbene oggi bisogna demolire tutto qul cemento risarcire chi ha comprato in buona fede e accollare tutte le spese ai responsabili dell’epoca e se non in vita agli eredi.
    Saluti

  • scritto da riki

    toto
    studia questi commenti,grazie
    http://www.mobilitapalermo.org/mobpa/2010/06/21/pizzo-sella-ma-allora-lasciamo-tutto-cosi/
    .
    architetto scuderi
    “2 cose non mi calano”,
    uno che mi pare si stia facendo pubblicita’
    la seconda e’ che non mi pare abbia seguito l’evolversi dei commenti
    e che non abbia visionato i Link.
    .
    PS
    stia tranquillo che qui di ingegneri(quelli veri ed impegnati)
    ce ne siamo anche troppi,
    quindi la conversazione e’ gia’ ben impostata
    sotto vari profili:
    logico
    tecnico professionale
    economico
    umanitario
    etico

  • scritto da riki

    Caro Isaia Panduri
    (suggestivo il richiamo ad un illustre Profeta)
    il fatto e’ che:
    .
    il monopolio “statale” del Diritto
    e’ oramai da considerarsi infranto
    dal Diritto dell’Unione Europea.
    Le Norme dell’Unione Europea si impongono ai giudici nazionali.
    .
    L’Italia ha accettato e sottoscritto le norme CEDU,l’organismo piu’ celebre
    dell’Unione Europea
    per la tutela dei Diritti dell’Uomo.
    .
    Per il caso Punta Perotti (incaute demolizioni)
    lo Stato Italiano
    e’ stato condannato a risarcire ai matarrese 250 milioni di euro
    per danni materiali e 250 milioni per danni morali.
    .
    Ora io dico,
    se il grande senso estetico dei palermitani non li fa dormire la notte
    per la situazione di Pizzo Sella,
    i cittadini palermitani si tassino per PAGARE I DANNI
    e demoliscano quello che vogliono
    e vediamo di mettere una parola FINE
    a questa tragicommedia.

  • scritto da riki

    inoltre
    domanda(qui sono ignorante)
    se un pubblico amministratore non sa valutare una situazione e
    si accanisce a perseguire le CAUSE PERSE
    provocando ulteriori spese inutili alle casse,in questo caso
    le casse del Comune di Palermo,
    puo’ essere chiamato in causa ,a livello personale,
    per negligenza ed irresponsabilita’?
    .
    Ci sara’ pure un legale tra i Lettori.
    Grazie

  • scritto da fabius

    le parole dell’architetto scuderi mi fanno inorridire, se non conoscessi la categoria degli architetti mi preoccuperei ma fortunatamente la conosco benissimo e so che caratura hanno.

  • scritto da riki

    insisto
    si e’ fatto il Concorso Internazionale per la
    RIQUALIFICAZIONE DI PIZZO SELLA
    promosso dall’ORDINE DEGLI ARCHITETTI DI PALERMO.
    .
    CHE FINE HA FATTO?
    .
    e’ mai possibile che sia considerato solo un’esercitazione accademica?
    .
    a che gioco giochiamo?

  • scritto da vicè

    Finalmente per gli abitanti di Pizzo Sella è finito l’incubo di vedersi sottratte le proprie case, spero anche che tutti quei cittadini con un pò di buon senso capiscano che avremmo pagato noi quel torto fatto a quei cittadini onesti che hanno acquistato una casa.Leggendo alcuni commenti non capisco chi si ostina a voler vedere abbattute quelle case. Immaginate per un attimo quella montagna con le ruspe, e immaginate quando saranno andate via.Cosa rimarrebbe di quella montagna? SOLO MACERIE, DEBITI CHE PAGHEREMMO NOI E DEI CITTADINI CHE DOVRANNO ESSERE RISARCITE.Da cittadino palermitano non oso immaginare questo scenario

  • scritto da Joe22

    Piu’ che di architetti ed ingegneri, mi sembra che ci sia la necessita’ di tanti, ma proprio tanti, psicoanalisti per curare le fustrazioni di molti che scrivono qui e in altri blog. La propria insoddisfazione non si risolve augurando male agli altri.
    A Pizzo Sella c’e’ gente che ha sofferto per anni ed anni, gente che alla fine si e’ ammalata, ed anche gente che e’ morta sapendo di aver perso tutto.
    Questa gente esige e merita rispetto.

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