Frenata clamorosa di Gianfranco Miccichè sul fronte gelese. Nella quinta città della Sicilia si andrà al ballottaggio col derby tutto in casa Pd tra Angelo Fasulo, candidato ufficiale dei democratici, e Lillo Speziale, che corre col supporto di liste civiche ma che è stato sostenuto anche, al primo turno, da Udc e Pdl Sicilia. Stasera però sul suo blog Miccichè annuncia una brusca virata che sembra il preludio del disimpegno dal sostegno a Speziale. Motivo? Il presidente dell’Antimafia si muove da esponente del Pd e Miccichè tiene a precisare, testualmente: “Io col Pd non ci vado neanche morto!”. Invece, scrive Miccichè, “le cronache di questi giorni invece ci dicono di un candidato che, forse per non perdere i suoi riferimenti a sinistra, ha tentato di convincere il popolo gelese che il vero Pd fosse lui e, quindi, io oggi mi troverei a dover fare da protagonista in una lite tutta interna a un Partito, da cui sono più che distante”.
E allora, se Speziale “rimarrà fedele e coerente alla scelta fatta, appoggiando il nostro progetto, chiaramente alternativo al PD, da parte nostra non ci sarà nessun imbarazzo nel continuare a sostenerlo. Al contrario non ci sarà nessun imbarazzo a disinteressarci di una vicenda tutta interna a quel partito e a lasciare liberi i nostri di votare per chi ritengano il migliore… anzi, trattandosi del PD, per chi ritengono il meno peggio”.
Un segnale chiaro, che certo non dispiacerà a Fasulo e a quanti nel Pd lo hanno sostenuto. Ma anche forse, un messaggio detto a nuora perché suocera intenda. E la suocera, fuor di metafora, è Lombardo e il suo Mpa, che ieri, per bocca del numero due Giovanni Pistorio, è tornato a rilanciare l’idea di un governo tecnico che potrebbe ulteriormente avvicinare gli autonomisti al Pd. Una vicinanza eccessiva per Miccichè e i suoi, rafforzati dal buon esito delle amministrative, ma alle prese on il problematico percorso di ricucitura con i separati in casa del Pdl ortodosso, ricucitura richiesta da Silvio Berlusconi in persona.











Siamo lle solite. Miccichè l’ha fatta ancora una volta fuori dal “rinale”, come si dice in dialetto.
Persevera nel comportarsi come se fosse il leader di un partito, che in realtà non esiste, tentando di dare a bere alla gente la sua presunta influenza sulle scelte politiche dei “suoi” nella alleanze. Quando invece sa benissimo che, sempre ammesso e non concesso che gli elettori seguano ancora le “indicazioni” dei partiti, in ogni caso queste cose vengono discusse e stabilite dai diretti interessati in consultazioni a carattere assolutamente locale.
Insomma, fa un pò come Umberto II, Re di maggio, alla fine della seconda guerra mondiale, prima della fuga in Portogallo. Un altro che tentava di far apparire come un paladino del popolo italiano, quando in realtà cercava solo di tirare a campare e difendere il proprio trono a tutti i costi.
Caro Anderson e se invece è iniziato il processo per ritardi fuori dalla situazione in cui si è andato ad infilare?
Tirarsi non ritardi…
“Io col Pd non ci vado neanche morto!”,ma scusate al primo turno cos’era in coma?
Miccichè si è reso conto di avere sbagliato al primo turno e cedrca di rimediare, ma , a mio avviso inutilmente , anche perchè quel che è detto è detto