
Maria Falcone
Quando uno studente si alza e le domanda: “A cosa serve la mafia?”, Maria Falcone fa un sorriso e sottovoce commenta: “Questa non l’avevo mai sentita”. Poi guarda i ragazzi delle scuole superiori presenti
all’incontro di “A tu per tu” a Villa Filippina e risponde: “La mafia serve a fare arricchire quattro farabutti”. Scatta l’applauso e la professoressa, sorella di Giovanni Falcone, aggiunge: “E non solo loro. Serve anche a qualcun altro, che magari non è mafioso, magari fa anche il politico”.
Maria Falcone è stata la protagonista del terzo incontro del ciclo “A tu per tu”, il ciclo di incontri su temi di pressante attualità quali l’educazione alla legalità e al civismo, la lotta al racket e alla sopraffazione mafiosa promosso per il terzo anno consecutivo dalla Zerotre e dall’Associazione culturale Villa Filippina. Hanno partecipato gli studenti del liceo Cannizzaro, dell’istituto Impastato e dell’Ipsia Ascione.
Maria Falcone ha ricordato le stragi di Capaci, di via d’Amelio e le altre vittime di Cosa nostra, dando ai giovani un segnale di speranza e ottimismo: “Quelle morti hanno scosso le coscienze e ci sono stati altri magistrati che hanno preso in mano quelle inchieste e che mi dicono che oggi la mafia è in grossa difficoltà. Ma come diceva sempre Giovanni, per sconfiggere la mafia non basta la sola azione repressiva”. La presidente della fondazione Falcone ha spiegato ai giovani come Cosa nostra soffoca l’economia e pregiudica le loro prospettive occupazionali. Ha ricordato la sfera privata di Giovanni Falcone, soprattutto la sua gioventù: “Era uno studente straordinario, aveva tutti otto e nove e in tutte le materie. E non studiava mica tanto, anzi, era uno sportivo, giocava a pallone, faceva canottaggio, corpo libero, riusciva bene in tutto quello che faceva”. Un invito ai ragazzi a informarsi e a parlare di mafia: “Anni fa era una parola che non si pronunciava, si cancellava dai discorsi pubblici. Qualche anno fa un politico propose anche di togliere i nomi Falcone e Borsellino dall’aeroporto di Palermo perchè facevano collegare agli occhi dei turisti la città con la mafia. Senza pensare che invece quei nomi fanno pensare all’antimafia. Fatta tutta da siciliani”.











vorrei fare io ora una domanda alla professoressa maria falcone ,una bambina una volta mi disse perche lei non va pure nelle scuole.ora vengo al punto sono un artigiano vittima di usura ed estorsione che testimonia nelle chiese negli agriturismi ma nelle scuole è diventato ,pure difficile studiare pensi testimoniare .ora mi risponda grazie.
La domanda mi pare quella essenziale.
la risposta che avrei dato:
la mafia serve ed è servita a garantire la gestione del potere in spregio alla democrazia con l’uso della violenza e della intimidazione giovandosi anche dell’enorme quantità di denaro (pecunia non olet) proveniente dai traffici illeciti.
La domanda è stata posta da un mio alunno. Una domanda provocatoria, ma tutt’altro che stupida. L’alunno in questione viene proprio da quel mondo in cui si insegna ai ragazzi che “la mafia dà lavoro”. La risposta della signora Falcone è stata senza dubbio corretta, ma forse andava articolata un po’ di più: bisognerebbe spiegare una volta per tutte – e bene – a questi ragazzi di pochi mezzi culturali che la mafia dà sì lavoro, ma è un lavoro che si paga a caro prezzo, in termini di ricatto e sudditanza morale e materiale; che la mafia da sì lavoro, ma solo a chi vuole (questo peraltro è stato sottolineato dalla signora Falcone).
L’incontro ha avuto una forte valenza simbolica, anche se a tratti alcuni concetti potevano risultare di difficile comprensione, soprattutto per i più giovani. Purtroppo ho imparato che non bisogna mai dare nulla per scontato, in particolare in quelle realtà in cui l’informazione proveniente dalle famiglie è poca e limitata da un punto di vista culturale.