Stop alle toghe nelle giunte. Stop ai magistrati che fanno gli assessori, i sindaci, i consiglieri o i presidenti di Province e Regioni; e niente candidature negli stessi territori in cui si sono esercitate sino al giorno prima le funzioni di giudice o pm. Alt a casi come quello di Lorenzo Nicastro, il pm di Bari che è stato eletto consigliere regionale in Puglia nello stesso territorio in cui ha condotto le sue inchieste sul ministro Fitto; o come quelli due assessori della giunta regionale siciliana Massimo Russo e Caterina Chinnici, punte di diamante del governo Lombardo.
A chiedere un giro di vite sui magistrati in politica è la Sesta Commissione del Csm con una risoluzione approvata all’unanimità. Un documento formalmente indirizzato al ministro della Giustizia Alfano, ma che è una diretta sollecitazione al legislatore, e cioè alle Camere. E che è mosso dalla preoccupazione di conciliare il diritto dei magistrati a partecipare alla vita politica con l’esigenza di salvaguardarne l’immagine di imparzialità.
E’ giusto sottolineare comunque che la legge impone già ai magistrati impegnati politicamente, come nel caso di Russo e Chinnici e prima ancora all’assessore Ilarda, di non operare in caso di dimissioni nei distretti di appartenenza. Significa che se Russo e la Chinnici dovessero dimettersi o essere dimissionati non rientrerebbero nei ranghi della magistratura siciliana ma sarebbero costretti, per almeno cinque anni, ad operare in altri distretti non regionali.











Dio solo sa di quanto bisogno c’è di questa lesa. Un magistrato che entra in politica a gamba tesa e con la toga sempre addosso non è un politico qualunque. Anche senza volerlo, la sua presenza all’interno di una giunta o di una amministrazione contiene in sè una carica di intimidazione non indifferente. Un suo collega assessore che magari vorrebbe andargli contro finisce per limitarsi in quanto non si sa mai: quel magistrato da un momento all’altro potrebbe tornare a a palazzo di giustizia e rispondere con i propri mezzi a un torno subito. Certo, chiunque ha il diritto di ricoprire cariche politiche. Ma il gioco deve contemplare delle regole. Un magistrato che amministra giustizia a Palermo non può diventare assessore di una giunta che opera a Palermo e poi tornare, dopo il mandato, alla funzione giudiziaria che aveva appena accantonato. Perchè l’esperienza politica è fatta di alleanze e contrapposizioni, di amicizie e di inimicizie, di amori e rancori. E poi, diciamolo francamente: i magistrati vengono chiamati nelle giunte perchè sanno governare o perchè riescono a garantire a chi tiene in mano il governo reale un’aureola di legalità, di antimafia, di trasparenza? Altra domanda: è proprio sicuro che i magistrati chiamati in giunta amministrano secondo criteri di giustizia ed eguaglianza? E se il capo della giunta chiede alle loro autorevolissime persone di assoggettarsi alle logiche delle clientele, delle logge o delle lobby siamo sicuri che gli assessori togati non ubbidiscano immediatamente? Il mio è un discorso in linea di principio. Ogni riferimento a fatti realmente accaduti o a persone esistenti è puramente casuale.
Per Robespierre. Sei proprio certo di non riferirti a nessuno in particolare? Nemmeno a quell’assessore che, per assecondare le ambizioni politiche del suo capo partito, è andato a fare una campagna elettorale a braccetto di un personaggio che pochi anni prima aveva inquisito per mafia? Bah, sempre omertosi voi sicliani…
Direi che era ora. Adesso mi aspetterei che facessero qualcosa per impedire ai magistrati di andare a cena con i politici indagati.
Cara Melaverde, secondo me Robespierre parlava di quell’altro politico in toga che ha consegnato il proprio assessorato nelle mani delle lobby, che ha tolto ai poveri per dare ai ricchi, che ha sfasciato il pubblico per favorire il privato. Insomma di quell’assessore che, per avere le mani libere, non ha ancora nominato i collegi sindacali nelle aziende che dipendono da lui. Un paladino della legalità che, per ragioni di sudditanza politica al proprio capo, si concede non poche dimenticanze. Lo dico per amore della verità. E non faccio nomi, come Robespierre, per non subire ritorsioni. Non si sa mai.
Bhè, allora vogliamo parlare di quel tizio che per sfuggire alle maglie della giustizia fa il senatore???
Suvvia, un po’ di elasticità mentale…
questi magistrati double-face rappresentano il trionfo dell’ipocrisia. Vengono arruolati come tecnici e poi diventano i lacchè di chi li ha nominati. Regalano al sovrano l’aureola della legalità ma lo assecondano in tutte le pratiche clientelari. Non a caso raccolgono il disprezzo dei veri magistrati, quelli che restano in prima linea a combattere seriamente e senza compromessi la mafia e il malaffare
Per melaverde. Attento, questa è diffamazione bella e buona! L’assessore cui tu ti riferisci non è andato a braccetto proprio con nessuno, tantomeno con un personaggio da lui inquisito. Soltanto tale personaggio è un buon conoscente del candidato sindaco appoggiato dall’assessore, un farmacista, degnissima persona. Stiamo attenti con le illazioni e farebbe bene anche la redazione a controllare prima di permettere di postare simili commenti.
Caro Rosolino Pilo, hai ragione. nella categoria degli intoccabili per eccellenza una grande prova di dignità l’ha dato Ilarda che ha resistito alle avances del governatore ed ha preferito rientrare in magistratura, con non pochi disagi familiari e professionali, piuttosto che fare “l’inutile intelligente”, o la foglia di fico, ruolo nel quale altri riescono ad esprimersi al meglio. Sei indagini sul governatore come si conciliano con le medagliette di legalità di due togati in giunta?
per Paolo.Ma se l’assessore è un tecnico com’è che aòpòoggia un candidato sindaco? Allora è un uomo di partito. O no? E comunque tu ammetti che l’assessore di cui non mi permetto di fare il nome e il suo ex inquisito appoggiavano lo stesso candidato. O no? Eè possibile che durante la campagna elettorale, trovandosi di fatto alleati, non si siano mai incontrati? Ahi ahi, Paolo. E se ci fosse una qualche testimonianza o un video che immortala l’incontro tra magistrato ed ex inquisito? Comunque devi dire al tuo amico assessore che se un magistrato fa una campagna elettorale assieme a un suo ex inquisito il fatto non costituisce reato. Semmai un po’ di vergogna.
per melaverde. attenzione. io non ho affatto detto che l’assessore e l’inquisito appoggiavano lo stesso candidato ma solo che il candidato conosceva entrambi, punto. Non vado avanti perchè non ne vale proprio la pena. Soltanto aggiungo che l’unico peccato di cui questo bravo assessore si sta macchiando è, come diceva Tomasi di Lampedusa (non so se lei lo conosce), quello di stare facendo qualcosa per la sua terra ed il suo popolo.
@paolo
passi tutto, ma sprecare una citazione come quella che hai fatto per un Assessore ha fatto solo tagli barbari (vedi Ospedale dei bambini dove bisogna portarsi le lenzuola da casa, visto che i posti letto previsti sono talmente pochi da esaurirsi subito) e favori alle facoltose cliniche siciliane, proprio mi fa stare maleeeee!
Non aggiungo altro visto che hai la querela facile ed io non ho magistrati in famiglia, ma non è detto che non ci ripenso!
Lasciamo le citazioni di Tomasi di Lampedusa a chi le merita.
Ti ricordo che è stato proprio l’Assessore ha sollevare il caso delle lenzuola portate da casa. Documentati.
@paolo
No, documentati tu!
Lo hanno sollevato dei genitori inorriditi per quanto accadeva all’Ospedale.
Lui si è limitato a fingersi stupito e a fare i soliti proclami: “Bisogna andare a fondo per capire come mai accadono queste cose e di chi sono le responsabilità”.
Peccato che poi non se ne seppe più niente.
Perchè?
Chiedilo a chi ci sbatte la testa ogni giorno.
Di chi erano le responsabilità???
SUE!!
Taglia taglia!!
Spera di non averne mai bisogno, perchè potresti sbatterci la faccia pure tu sui tagli dell’innominabile!
Permettimi di dissentire e documentati tu. Il fatto è stato scoperto a seguito di un blitz a sorpresa dello stesso assessore. Rileggiti i quotidiani di quei giorni.
l’indignazione del magistrato prestato, senza ritorno, alla poltica ètipica del politico di antico pelo sullo stomaco. Solitamente l’indigrazioe serve per nascondere proprie responsabilità e raramente è seguita da azioni concrete.
Ma poi il direttore generale incapace non l’ha messo proprio Russo e company?
non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire! Una volta che in Sicilia un politico si distingue per cercare di far qualcosa, ecco tutti a dargli addosso (o almeno, chi non vuole che le cose cambino e che, tutto sommato, vanno bene così.
Vi invito a leggere i quotidiani questa mattina: il ministro Fazio dà pubblico riconoscimento alla Sicilia dello straordinario sforzo e dei risultati conseguiti nel campo della sanità.