Mafia, una confisca
da un milione e mezzo

martedì 16 marzo 2010
07:15
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La Direzione Investigativa Antimafia di Palermo ha confiscato in Sicilia ed in Umbria, su provvedimento del Tribunale del capoluogo siciliano, attività commerciali e aziendali nell’ambito della ristorazione e beni immobili intestati a prestanome e fiancheggiatori della cosca mafiosa di Resuttana, guidata dalle famiglie Madonia e Di Trapani. Il valore complessivo dei beni confiscati è di oltre un milione e 500mila euro.

Il provvedimento scaturisce da indagini che hanno riguardato, per oltre un anno, soggetti organicamente inseriti nel mandamento mafioso di Resuttana e San Lorenzo, la zona controllata dai boss Salvatore Lo Piccolo, Nino Madonia e Nicolò di Trapani. I beni confiscati sarebbero riconducibili a Salvatore Lo Cricchio, zio di Nicolò Di Trapani, recentemente condannato per estorsione. Formalmente risultavano intestati ad alcuni prestanome, tra i quali la moglie Lorenza Sgroi, i figli Margherita e Pietro, e Paolo Faraone, un palermitano trapiantato a Terni. Quest’ultimo avrebbe svolto un ruolo attivo nella gestione di attività economiche e nel reinvestimento di capitali mafiosi. Le indagini della Dia, condotte con l’ausilio di intercettazioni ambientali e telefoniche, si sono avvalse anche della collaborazione del Comando Provinciale Carabinieri di Terni che ha contribuito alle acquisizioni documentali ed alla individuazione degli immobili confiscati. Si tratta di alcuni appezzamenti di terreno a Partinico intestati ai familiari di Lo Cricchio e di due appartamenti e di un complesso aziendale a Terni, intestati a Paolo Faraone.

 
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Commenti

  • scritto da amicopaolo

    E’ un’infamia giudiziaria che vivo a causa di una pura visione inquisitoria che opera nel completo sfregio dei diritti di un cittadino.

    Sono Innocente ed estraneo a queste vicende di cui sono imputato, ma non gliene fotte nulla a questo regime giustizialista che ti condanna per partito preso e snobbando i fatti che testimoniano la mia estraneità.

    P.S. sono ostaggio dello Stato da circa tre anni poché non chiudono le mie indagini e non ho la possibilità di difendermi. Insomma sono costretto dal 2008 alla disoccupazione forzata e alla gogna mediatica con tre figli minorenni e dovrei difendermi, secondo questo regime che mi costringe a diventare un cliente della “Caritas”, senza avere la possibilità di pagarmi un’avvocato.

    Lasciate ogni speranza voi che entrate?

    Quando chiuderanno le indagini dimostrerò che hanno trovato la persona sbagliata.

    Paolo Faraone

  • scritto da Roberto Puglisi

    Nel rispetto del diritto di replica pubblichiamo il suo commento. Saluti.

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