“Qualcosa in parrocchia si muove”

domenica 14 marzo 2010
02:49
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Una chiacchierata con Gregorio Porcaro fa respirare quel fresco profumo di libertà che inondava le strade di Palermo nel dopo stragi, durante la sua primavera migliore. Riporta ai ricordi di quartieri dimenticati da Dio e dalle istituzioni, dove un “bravo parrino” aveva puntato il dito contro il cielo. E la sua gente aveva imparato a non guardare il dito, ma l’azzurro, un palmo più in alto. Quel parrino era Don Pino Puglisi. Gregorio Porcaro era il suo vice, nella parrocchia di Brancaccio. Tra mille difficoltà, avevano innescato il circuito virtuoso del loro piccolo, grande, miracolo a Palermo. Fino all’omicidio di Don Pino, quando quel miracolo ha subito una bella frenata. Non si è fermato, quello mai, ma ovviamente per chi è rimasto è stato molto più difficile continuare. Intanto, Gregorio ha incontrato l’amore, ha abbandonato il sacerdozio e adesso, felicemente sposato, continua la sua attività nel quartiere. È degli scorsi giorni la notizia dei tre vescovi del Mezzogiorno che, in un’intervista a Famiglia Cristiana, hanno riacceso i riflettori sui rapporti tra Chiesa e mafia e sul ruolo che le comunità cattoliche devono assumere nella battaglia purtroppo ancora aperta con la criminalità organizzata.

Gregorio Porcaro, cosa è cambiato a Palermo, dalla morte di Don Pino ad oggi?
“Sembra che non sia cambiato niente, invece è cambiato tanto. Me ne accorgo incontrando i giovani nelle scuole. Loro ormai non hanno memoria storica e la chiedono in prestito a noi, ci chiedono di raccontare loro chi erano Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Pino Puglisi. E poi ci sono i ragazzi impegnati nelle associazioni… qualcosa si muove, anche dentro la Chiesa, all’interno della comunità cattolica… questo è quello che secondo me sta succedendo, forse non in egual misura rispetto a prima, forse ci siamo un po’ addormentati, ma tutto sommato qualcosa si muove”.

Nell’intervista a Famiglia Cristiana, il vescovo di Agrigento proponeva di “abolire ogni festa religiosa nei paesi dove si contano gli omicidi”. Cosa ne pensa?
“Questa proposta mi trova pienamente d’accordo, già padre Puglisi aveva abolito la festa rionale a Brancaccio per lo stesso motivo: quelle feste non avevano più niente di religioso, erano un modo per mettere in luce la mafia locale. Certo, in questo senso neanche la tv aiuta… prendiamo la fiction “Il capo dei capi”: ha messo in mostra un personaggio come Riina, e in un modo più che sbagliato”.

Quanto danno ha fatto, secondo lei, quella fiction?
“Molto, soprattutto nei quartieri più a rischio. Rendere Totò Riina protagonista della storia e porre il poliziotto come suo antagonista ha trasmesso un messaggio sbagliato, soprattutto nei più giovani”.

Tornando all’intervista su Famiglia Cristiana, monsignor Mogavero proponeva ad ogni comunità di scegliere un argomento in relazione alla situazione del proprio territorio e agire: pizzo, usura, corruzione della politica. Da quali temi e da quali quartieri dovrebbero ripartire le parrocchie palermitane?
“Rispetto ai quartieri, sinceramente non so tracciare una mappa dei posti in cui la Chiesa cattolica opera meglio e dove, invece, dovrebbe rafforzare la propria presenza. Rispetto ai temi, sono sicuro: il pizzo è un problema che andrebbe affrontato nelle parrocchie, insieme a quello della violenza. Contro il pizzo la Chiesa dovrebbe fare iniziative concrete, come istituire un fondo, una cassa comune, per andare incontro alle esigenze economiche delle vittime del racket che hanno avuto il coraggio di denunciare. Che poi, in riferimento al passato, era la sfida vincente di padre Puglisi. Lui aveva capito, era riuscito a interpretare l’insegnamento di Cristo: parlava alle persone, lo faceva col loro linguaggio e i risultati si sono visti, abbiamo visto la gente cambiare”.

Cosa farebbe oggi Padre Puglisi, se fosse ancora vivo?
“Non sarebbe più a Brancaccio, sono sicuro (si emoziona, parla con un filo di voce, ndr). Brancaccio avrebbe imparato a camminare sulle proprie gambe e lui si sarebbe spostato dove ci sarebbe stato maggior bisogno di lui, ne sono sicuro”.

 
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