Il sorriso di quest’uomo voleva unire il cielo sopra Brancaccio alla terra di Brancaccio. Per l’eresia della tenerezza l’hanno ucciso. Tutto, volendo, si perdona e si dimentica, anche gli schiaffi. Ma la dolcezza prima o poi paga il suo conto. La dolcezza non ha alibi.
Tuttavia, chi credeva di spegnere l’amore per il prossimo di don Pino Puglisi, semplicemente spegnendo il suo corpo, non rese un buon servizio alla propria malvagità di calcolo. La storia di quel sorriso è cominciata con la morte di un sacerdote, con la sua caduta sul marciapiede. La gentilezza con cui accolse i suoi assassini si è slargata fino a diventare parabola, lezione. Fino ad acquisire una veste umilissima d’immortalità.
Il sorriso di don Pino ci è tornato in mente con l’appello di tre vescovi, di tre coraggiosi uomini di Chiesa. Un invito all’eresia del coraggio, all’abbandono dell’ortodossia del silenzio. Perché il silenzio si intreccia sovente con l’omertà e l’omertà è il cognome della mafia. Ci sono preti – è la sovrascrittura che leggiamo in filigrana, forse eccedendo, nel monito dei prelati – che si limitano alla tecnica sacramentale del ruolo. Aspersori umani di riti cattolici, supplenti dell’incenso, distributori dell’ostia consacrata. Non che non sia fondamentale. Però Gesù Cristo – ricordiamo scarsi lacerti di catechismo – non aveva in gran simpatia il tempio e i dottori. La liturgia serve a poco, quando non è vivificata da un messaggio, da una convinzione da un cuore umano che sappia diventare coraggio, rischio e testimonianza al momento opportuno. Pensiamo ai preti amministratori delle sacre pagine. E pensiamo all’apostolato di don Pino, a quel suo volere ricamare un tessuto comune tra terra e cielo, a Branaccio come in ogni luogo. Col suo stesso sangue.
L’appello dei vescovi lo traduciamo liberamente in un bisogno di vicinanza, nella santa volontà di riunificare i sentimenti umanissimi con una speranza che spesso appare fredda e siderale. Un buon vademecum per tutto, non solo contro la mafia, che è il male specifico chiamato col suo titolo. La lezione della dolcezza ha in sé i germi di una rivoluzione possibile. E pensiamo che sarebbe un peccato santificarla. Sarebbe il colmo della banalità, per esempio, appiccicare un’aureola da presepe al sorriso di don Pino. Sarebbe imperdonabile separare di nuovo Brancaccio e il suo cielo.











Bravo Roberto Puglisi.Di mattina e di domenica, tocca a me scrivere il primo
“bravo”.
complimenti per il ricordo di un grand’uomo. In casa mia ho esposto la foto con lui che battezza la mia bambina (oggi sedicenne) in suo onore.
E il secondo “bravo” con infinito piacere tocca a me, grazie ancora una volta, Roberto, per i tuoi articoli, gocce che nutrono il cuore, la mente, l’anima…ancora una volta te l’ho “rubato” per pubblicarlo nel mio sito sempre naturalmente citando sia il tuo nome che il sito da cui l’ho tratto. Grazie ancora e buona domenica :-)
sono l,unico artigiano vittima di estorsione e usura che grazie al parroco p. maurizio sono stato davanti la chiesa dove è stato ucciso p puglisi vendendo anzi chiedendo l,offerta delle cose che faccio o rieco a fare .per me brancaccio è cambiata totalmente le persone sentendo la mia testimonianza e il poblema di mio figlio mi hanno portato pure la spesa addirittura un pregiudicato mi ha dato un,offerta era in liberta vigilata e diceva giustamente il parroco inanzitutto si meravigliava della mia solitudine lasciato senza mai avere un appoggio di qualche associazione e il quartiere è cambiato no perche sono venute le istituzioni o le associazioni ecc….. ma per l,esempio che ha lasciato p, puglisi lasciato solo pure lui oggi cio si puo comprendere perche e cambiata sia la mentalita e la coscienza. la chiesa prima di tutto e poi le associazioni e le istituzioni devono dare l,esempio a non lasciare sopratutto gli imprenditori vittime della mafia che sono state minacciate di morte loro devono trasmettere cio e non con le parole o con i premi eccc….. ma con i fatti cosi si cambia .
Avremo un bisogno estremo di figure alte come Don Puglisi per sperare in un vero cambiamento di rotta, no commentatori che nel 2010 sostengono con ‘cafonerie’ che la mafia è un’invenzione di chi persegue il catastrofismo. Capisco che si voglia tirare acqua al proprio mulino (partito) ma sovvertire la realtà delle cose è, oltre che deleterio, un ridicolizzare la propria intelligenza umana: ah, vero! L’intelligenza è un optional che non interessa a questi accoliti del XXI secolo.
Purtroppo la Chiesa è fatta di P, Pino e di tanti altri bravi sacerdoti che in silenzio ed in tricea vivono a pieno il Vangelo, ma anche di preti collusi mafiosi pedofili ed opportunisti, Dobbiamo sostenere i primi e pregare per i secondi.
Don Pino Puglisi è il volto straordinario della Chiesa che amo. E’ il volto pulitissimo, sorridente e convinto che le Cose possano cambiare. E’ lo stare dalla parte delle vittime, dei deboli, degli onesti. A Brancaccio, in ogni dove.
Anche oggi, un ricordo in punta di..penna. Per ricordare e per continuare a sperare. Tra terra e cielo. Grazie di cuore.
il problema è che i cristiani non possono sentirsi qualcosa di diverso dalla Chiesa, essendo essi stessi Chiesa in forza del battesimo. Per cui non esiste una Chiesa che si ama e una no. Esiste la Chiesa noi dei battezzati, esiste la Chiesa Santa perchè santa la fa Dio e la Chiesa prostituta perchè la rende tale il peccato dell’Uomo.e non sono due Chiese ma l’unica Chiesa fondata da Cristo sulla testimonianza di Pietro,che in quel momento non capì nulla,neanche dopo che il gallo cantò continuò a non capire nulla, e ci volle un bagno di Spirito Santo per aprirgli cuore e mente. E allora ognuno deve fare la sua parte, senza aspettare che altri la facciano in sua vece. Ognuno per il posto che occupa è chiamato a rendere testimonianza, senza per forza essere, prete,vescovo o papa.un impiegato corrotto, un insegnante che non insegna, un politico colluso, ha pari responsabilità ad un prete infedele, perchè entrambi non sono stati capaci di riconoscere Cristo negli altri. La vera rivoluzione evangelica sta li,nel riconoscere Gesù in chi ti sta accanto,fosse il peggiore dei peccatori,il giudizio compete sempre e comunque a Dio, e quello è un mistero impenetrabile perchè entra in gioco la sua misericordia. Allora prima di aspettarci chissà quale rivoluzione dal Papa o da un vescovo o dal tuo parroco, mettiamo in gioco noi stessi e la nostra coscienza alla luce del Vangelo. Padre Puglisi non ha fatto nulla di straordinario se non l’avere riconosciuto Cristo negli altri cercando di farlo imparare a quelli che gli erano stati affidati. E quando Cristo viene riconosciuto, si ripete quello che avvenne in Gerusalemme, e puoi sempre ritrovare il Caifa di turno che sentenzia la morte di uno, perchè il popolo non si perdi. Nel caso di P.Puglisi, il Caifa di turno è stato il capomafia di Brancaccio, e come Caifa ha raccolto l’immediato successo, ma nel tempo si ritrova sempre più popolo contro, fino a quando di lui si perderà memoria. In P. Puglisi si è rinnovato il frutto buono del Vangelo: il seme è stato sotterrato, è morto, ma germogliato a nuova vita ed oggi è un albero sempre più rigoglioso.
come al solito si ferma u roggiu quando la penna di Roberto inonda queste pagine è un’eresia non leggerti ed un onore averti conosciuto alla prossima
pino