Quella che segue è la lettera inviata al sito BlogSicilia da Bennardo Mario Raimondi. In essa l’uomo racconta la sua triste realtà di padre disperato per la malattia del figlio, cosa che lo ha portato sul punto di voler vendere un rene per trovare le risorse per curarlo, ma soprattutto denuncia la totale assenza di una risposta chiara, un aiuto concreto da parte delle istituzioni, nonostante le mille promesse ricevute.
“Il 20 gennaio scorso sono stato ricevuto dal Presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, dopo aver sentito la notizia che volevo vendere un rene perché vittima di usura, dopo aver perso tutto e tutti.
Dovevo curare mio figlio di 8anni disabile; mi aveva promesso un aiuto economico ma a oggi non ho ricevuto neanche un centesimo; anzi mi è stata tagliata pure la luce, così siamo arrivati al capolinea.
Venerdì scorso il Giornale di Sicilia portava proprio questa notizia firmata dall’ on. Salvino Caputo: che gli aiuti promessi non sono arrivati e addirittura mi avevano tagliato la luce. Nella pagina accanto c’erano altre due notizie: una di un artigiano vittima di usura che si era ucciso e l’altra su un artigiano sempre vittima di usura che, non avendo collaborato con la magistratura, era stato arrestato per favoreggiamento.
Allora mi chiedo: se non denuncio vengo arrestato; se denuncio ricevo non solo minacce di morte ma nessun tipo di aiuto abbandonato a me stesso. E allora forse ha fatto una cosa giusta quello che si è ucciso come avevo tentato di fare pure io due anni fa.
Ma sono stato salvato.
Ora chiedo a voi. Pubblicate, divulgate, fate sapere alla gente la verità e se volete una mia testimonianza sono a vostra disposizione perché la mia non è diventata solo una lotta di sopravvivenza ma pure una lotta contro l’ingiustizia”.











Caro Signor Raimondo lei ha tutta la mia stima, il mio rispetto e la mia comprensione. Pure sulla Bibbia c’e’ scritto da qualche parte che l’usura e’ un crimine e un insulto a Dio (premesso che esista).
Si e’ mai chiesto di proporre a questo signor Lombardo (e a tutti i tal dei tali che detengono il potere e la cosa pubblica) di instituire una linea telefonica dove [almeno] anonimamente si possa far presente a Polizia, Guardia di Finanza e Magistratura la situazione atroce in cui vengono scaraventate tutte le vittime di tale ignominia?
Da li’, poi, cominciare a fare [quello che ora si dice] il collaboratore di giustizia – facendo nomi e cognomi nonche’ portando carte alla mano e sbattere tali criminali davanti a un giudice.
Mi pare di capire che a certi pentiti di mafia, sol perche’ “parlano”, viene dato pure uno stipendio e un alloggio. Il che suona tanto quanto a un premio solo perche’ parlano.
Parli pure lei. Parlate pure voi tutti la cui voce rimane inascoltata.
E vediamo se hanno ancora il coraggio di minacciare!
Parli pure lei. Scusi, se tanto mi da’ tanto, come si dice, renda anche lei pan per focaccia.
Tanti auguri e in bocca al lupo.