La città della paura
e dei fiori sull’asfalto

La città della paura   e dei fiori sull’asfalto
domenica 7 marzo 2010
00:37
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Al colmo del dolore c’è un papero giallo. Un pupazzetto che veglia sulla strada sporca, nello spazio per sempre contaminato dal sangue, in cui è stato ucciso l’avvocato Enzo Fragalà. E’ un taglio di marciapiede sordido, brutto. Si aggiunge alla toponomastica cittadina dei morti ammazzati. Le vie di Palermo sono una trama urbanistica di violenza e ricordo.
E’ un punto di passaggio, il teatro dell’omicidio, già soffocato dalle macchine. Il sentimento del traffico prevale su quello del cordoglio. E’ un tratto profanato da piedi e ruote e presto perderà il suo status di lapide. Nondimeno, per ora c’è un buffo papero, ci sono fogli di carta con dediche, disegni e preghiere. Tutti insieme custodiscono la fisionomia tenera e umana di una vicenda durissima e  inumana. Tutti insieme sono il colmo dell’amore spezzato, eppure non completamente rassegnato.
Ci può essere amore anche in assenza di facce da toccare. E’ il colmo della speranza. La memoria.
Via Turrisi, però, trasmette fremiti diversi. Non è come Capaci, non è come via D’Amelio. In quei luoghi, la morte reca la menzogna di una pietosa dissoluzione. Come se l’esplosivo disintegrasse senza passare per la cruna del dolore. Come se la fine da tritolo fosse incorporea. Non è vero. Ma la rapida azione di uno scoppio aiuta a crederlo.
Qui c’è stata un’agonia interminabile, sotto una pioggia di bastonate. Qui c’è stata la sofferenza fisica che chiunque può arrivare a lambire moltiplicando i suoi acciacchi all’infinito. Qui c’è una dimensione atroce e più familiare della crudeltà del dolore. Le ossa martoriate dell’avvocato. Le ossa che avvertiamo dentro di noi. Il tritolo supera la nostra immaginazione peggiore, con i suoi lampi inarrivabili. Il bastone ce lo figuriamo perfettamente. Possiamo replicare con approssimazione ogni spasimo provocato dal suo effetto. Nessuno è immune dall’ombra di una sprangata, di una mazzata, di un oggetto che, con violenza, lascia un segno tra testa e spalle.
Sarà per questo che Palermo ha paura davvero, stavolta. Avverte l’orrore nella sua dimensione corporea, prima che emotiva o concettuale. Non ci sono soltanto lacrime di commozione. Ci sono urla disperate soffocate nella circospezione del nostro terrore. Sarà per questo che i palermitani camminano veloci, scavalcando il punto in cui Enzo Fragalà è crollato come un grande albero reciso alla base.
Altri tentano di invertire la rotta del male che sembra essersi sprigionato con la paura. La città trema? Bisogna accarezzarla. Accarezzarne le strade come se fossero guance, o mani da stringere. Pure la città ha un corpo, che si può rialzare. Nel posto di Enzo ci sono, perciò,  fiori, preghiere e bigliettini, il colmo di una rivoluzione gentile. Nemmeno il cronista può esimersi dal piantare un minuscolo, e forse inutile, seme. Un pezzetto di carta. Poche parole. I versi di un poeta ingiustamente ignoto ai più. Sul foglietto bianco scritto a matita, si legge: “Giunge il canto della Grazia sul terreno minato. Viene dal colmo di Dio”.

 
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Commenti

  • scritto da Nino

    Roberto Puglisi il poeta. Il suo articolo, benche’ parli di morte, potrebbe benissimo essere considerato un inno alla vita. Che gran bel giornalismo. Complimenti.

  • scritto da Pippo la Barba

    E’ il sonno della ragione. Se c’è una cosa di cui ho sempre avuto paura è l’irrazionalità, la violenza cieca che nasce dai nostri istinti bestiali come ad esempio l’aggressività. Palermo è una città dove sempre più spesso esplodono i bassi istinti perchè a livello di massa non c’è cultura, non c’è ironia, e ognuno si crede al centro dell’universo. La notte della ragione genera mostri, incubi luciferini che se non sublimati possono portare all’aggressione fisica e anche all’assassinio. Non è facile uscire da questa situazione perchè il contesto socio-ecomomico non aiuta, anzi aggrava lo stato delle cose.
    Quanto durerà? Penso a un passo di Isaia: “sentinella, quanto resta della notte?”. E penso a Dante: “fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza”…

  • scritto da Orazio

    Complimenti a Puglisi.

    E pure a Pippo La Barba.

  • scritto da amicopaolo

    SICILIANI? UN POPOLO DI INGRATI

    Una volta e per tutte, dobbiamo assumerci l’arduo e coraggioso compito di spiegare, nella speranza che il popolo siciliano si vergogni, dei danni e delle nefandezze che abbiamo causato a tutto il popolo Italiano, che per colpa nostra e nelle peggiori classifiche economiche Europee e mondiali.
    Bisogna cercare di inchiodare questa popolazione assurda dei siciliani nelle sue responsabilità e dimostrargli che sono stati e perseverano, ancora oggi, a essere INGRATI nei confronti dei Governi Nazionali filo-nord che hanno come obiettivo la generosa volontà di aiutarci e sostenerci con compassionevole solidarietà.
    Per spiegare meglio l’ingratitudine dei siciliani dovremmo cominciare a informare il nostro popolo della sua storia risalendo a 150 anni fa ma, per non annoiare gli eruditi (chiddi ca sannu a stuaria), partiremo dal periodo risalente alla fine della seconda guerra mondiale.
    La Regione Siciliana, abitata da una popolazione irrequieta, esigente e lamentosa ha ottenuto come regalia anche la straordinaria concessione di uno statuto speciale come eccesso di zelo da parte della Repubblica Italiana.
    Il popolo siciliano, dopo la seconda guerra mondiale, non memore e irriconoscente dei trascorsi 80 anni di buon governo piemontese (pieno di riguardi, agi e favoritismi) ha voluto dimostrargli, con strani personaggi rivoltosi come Antonio Canepa e Andrea Finocchiaro Aprile, che noi non volevamo approfittarci più della loro nobiltà d’animo e si sono dovuti imporre con un esercito volontario fondando l’E.V.I.S. per non volere l’autonomia.

    Per fortuna i vari politici siciliani che hanno formato gli esecutivi che si sono succeduti nella nostra Regione Siciliana non hanno mai tradito gli interessi partitocratici Nazionali filo-nord anche se in cambio ricevevano il pesante onere della baronia politica del governo Siciliano. Noi siciliani non possiamo capire i problemi che ci potevamo avere dal gravame dei vantaggi e del benessere se applicavano l’autonomia a noi concessa per bontà dello Stato Italiano. Dobbiamo essere grati alla classe dirigente siciliana che per curare la nostra immagine in continente si è mossa in maniera servizievole e per esclusivo interesse del nostro popolo, che essendo ingordo e rozzo non potrà mai capire le gesta nobili e le finezze dei nostri politici locali!
    Non abbiamo nemmeno apprezzato a dimostrazione della nostra ingratitudine nei confronti dei vari governi Nazionali le delicatezze che hanno usato nei riguardi della mafia, che oltre ad averla favorita con impunità per farla pascolare indisturbata nei nostri ambiti sociali e politici (sin dalla costituzione della Repubblica Italiana) si sono impegnati a sostenerla politicamente in tutti gli affari economici della Pubblica Amministrazione. Grande e generoso il nostro Paese : loro volevano i nostri voti per governare l’Italia interessata alle politiche filo-nord e si sono serviti della mafia, noi volevamo l’indipendenza e loro ci hanno dato 50 anni di governi ombra e di autonomia mafiosa, (siamo un popolo incontentabile).

    Sappiamo tutti che i tempi cambiano e in una società sempre più europea e con la caduta del muro di Berlino che ha stravolto gli equilibri del mondo la nostra amata Patria italiana non poteva che pensare ai fratelli buzzurri siciliani e proiettarci verso una società più civile ed occidentale, ma per fare questo bisogna togliere l’autonomia politico mafiosa che prima gentilmente avevano offerto al Governo siciliano, poiché non aveva più senso. Troppi galli in un pollaio non vanno bene e con tutti questi soldi riciclati non si capisce più quali sono quelli della mafia e quelli legali dell’economia del nord. Allora bisogna sciogliere le briglie alla Magistratura, che prima era visionaria quando parlava di mafia, e sperare che qualche Magistrato trovi il coraggio di lottare questa organizzazione criminale.
    Vedete come siete ingrati? Vi rendete conto che siamo un popolo indegno? I governi Nazionali vogliono illuminarci facendoci diventare un popolo evoluto ed Europeo e noi che facciamo? Gli manchiamo di rispetto con questa terra indegna che è stata addirittura capace di partorire due uomini come Falcone e Borsellino. Due Magistrati che hanno fatto un “pool d’investigazione” e che si sono inventati l’attività antimafia in Sicilia e addirittura esportata come esempio nel mondo. Due Magistrati che sono stati capaci di entrare nel mondo della mafia convincendo esponenti della stessa organizzazione a collaborare con la Giustizia e addirittura ottenevano anche il rispetto dei medesimi imponendo lo Stato.

    Insomma, due Magistrati che sembravano dei bravi ragazzi e che ci hanno fatto sognare, invece , anche qui abbiamo deluso i nostri benefattori del nord. E questa è la cosa che mi offende di più come siciliano perché anche loro si sono dimostrati ingrati e si sono messi in testa di non farsi i caz…i suoi. Vi rendete conto? Si sono permessi di indagare sul riciclaggio degli abnormi capitali della mafia, che hanno fatto da padrini ai potenti dell’economia e della finanza che non sono siciliani ma lombardo-piemontesi in consorteria con i politici della partitocrazia massonica Nazionale. Non c’è più mondo! Volevano violare la terra santa dei nostri colonizzatori (scusate, volevo dire benefattori). Roba da EROI, ma da sciagurati che mancano di rispetto, vi rendete conto che brutta figura abbiamo fatto con i boss della finanza del nord? Abbiamo dovuto subire quest’altra umiliante lezione e farci insegnare in maniera “esplosiva”, dai polentoni, che la mancanza di rispetto e la violazione della privacy si pagano con la vita. Effettivamente non c’è più mondo e per me che sono siciliano è da crisi d’identità.
    Per fortuna che esistono i politici siciliani dei due schieramenti partitocratici Nazionali che, all’occorrenza, diventati professionisti dell’antimafia, sono intervenuti impegnandosi con enorme sacrificio per salvarci l’immagine nel Paese e rimettere la sporcizia sotto il tappeto che è la Sicilia.

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