La lettera del cdr del Giornale di Sicilia

mercoledì 3 marzo 2010
19:58
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L’aut aut di fronte al quale è stata messa Clelia Coppone riguarda decine di collaboratori del Giornale di Sicilia, di Palermo e di tutte le altre province, sfruttati e mal pagati e a favore dei quali il sindacato è intervenuto più volte, non solo per le vicende di cui parla la collega. Purtroppo, però, quasi sempre invano.

Il nostro intervento è stato senza esito in primo luogo perché – a termini di contratto – nel caso specifico l’editore ha diritto di impedire ai dipendenti (figuriamoci a coloro che non sono contrattualizzati) “incarichi in contrasto con gli interessi morali e materiali dell’azienda” (art. 8 CCNLG). Si può contestare quanto si vuole il contratto o il concetto di interessi morali e materiali, protestare per eventuali disparità e iniquità e quant’altro. E l’abbiamo fatto. Però l’altro motivo per cui l’intervento del Cdr non ha avuto successo è legato al fatto che il sindacato – questo non è un mistero per nessuno – in particolare al Giornale di Sicilia ha da tempo le armi spuntate.

Il Cdr si rende conto delle difficoltà, delle pressioni, morali e materiali, e talora dei veri e propri ricatti cui sono o sono stati sottoposti coloro che contribuiscono a “fare” ogni giorno il giornale a basso costo. Ma questa situazione ha fatto sì che molti collaboratori, non certo la maggioranza ma comunque in numero sufficiente, abbiano fatto come Clelia, “dando persino prova di assoluta fedeltà, per arrivare a negare i miei diritti per non scioperare e rimanere al fianco dei vertici del Giornale”.

Noi ci auguriamo che adesso Clelia, visto che probabilmente avrà avuto un ripensamento e che ha presentato un esposto all’Ordine, possa contribuire a fare chiarezza su quanto avvenne in occasione di quegli scioperi falliti. Che possa dire cioè al giudice deontologico se ci furono pressioni, ricatti, comportamenti censurabili sul piano disciplinare da parte di qualcuno, o se invece quella scelta di rimanere al fianco dei vertici del giornale fu spontanea e non indotta né estorta, come finora quasi tutti hanno sostenuto.

Quel che è certo, però, è che né Clelia né nessun altro, qualcuno in particolare, possono permettersi di fare la morale o di proporre un improponibile pot-pourri tra redazione, sindacato e “capi”, accomunando tutti nel “silenzio assordante”, che sarebbe generato da una presunta paura “di punizioni dall’alto”.

La redazione del Giornale di Sicilia ha pagato a caro prezzo le proprie scelte di coerenza, assieme a tantissimi collaboratori sfruttati e pagati come e meno di Clelia e che, sebbene meno tutelati dei redattori, non si sono lasciati intimidire. C’è stato pure chi si è dimesso. Molti membri dei Cdr, a parte qualcuno che ha fatto carriera (eccezione che conferma la regola), hanno pagato sul piano personale e professionale. Il Cdr attuale ha fatto condannare in tribunale l’editore per condotta antisindacale. Fatto che non ha precedenti in Sicilia e che ha portato a ritorsioni immediate e generalizzate. Alle quali pure risponderemo.

Non basta collaborare da 16 anni per conoscere la realtà delle cose. Se si hanno solo 33 anni c’è ancora da crescere e da imparare, prima di trinciare giudizi assieme a personaggi che questa situazione di dissesto hanno determinato, sfruttando e strumentalizzando tanti collaboratori come Clelia, per essere poi messi alla porta dagli stessi soggetti che avevano servito con “assoluta fedeltà”.

Il Comitato di redazione del Giornale di Sicilia

Riccardo Arena – Filippo Mulè

 
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Commenti

  • scritto da ex giovane

    leggo “Se si hanno solo 33 anni c’è ancora da crescere e da imparare prima di trinciare giudizi”

    ma a che età si acquisisce la capacità di giudizio?
    a quella di arena? o a quella di mulè? o sommando le età di entrambi?

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