“Io sono fiero di essere siciliano perché Libero Grassi ne era fiero”. Chi non conosce il celeberrimo dialogo tra un Salvo Ficarra che veste i panni del siciliano andato via dall’Isola, che parla fieramente della sua terra, e un Valentino Picone che dichiara di vergognarsi della Sicilia, ma dice di voler restare per cambiare le cose. Ricordate cosa risponde Valentino alla frase dell’amico Salvo, sull’imprenditore assassinato dalla mafia? Risponde: “Io mi vergogno di essere siciliano, perché internamente penso che Libero Grassi se l’è cercata”. A volte la storia si ripete, è vero, anche se con variazioni e sfumature diverse.
Il caso Fragalà non è ancora stato archiviato. Non dalla magistratura, no. Ma è stato discusso da un giudice molto più mutevole e capriccioso: l’opinione pubblica. Al di là dei comunicati stampa, dei messaggi di cordoglio, della solidarietà dovuta, insomma, basta ascoltare le voci di dentro. Di contorno all’agguato. “Sarà stata la vendetta di un cliente difeso male”. Oppure “Era troppo venale, avrà chiesto un compenso troppo alto”. Qualche “bene informato” sussurra, sempre sottovoce, per non farsi sentire: “Difendeva i mafiosi”. E tornano in mente Ficarra e Picone in quella loro veste per niente comica, allegra, leggera, come nel loro stile. Mi vergogno di essere siciliano. Perché internamente penso che Libero Grassi se l’è cercata. Libero ed Enzo, storie diverse, ma contornate dalla stessa ipocrisia. Dalle parole che si sprecano anche a sinistra: fuori lacrime, dentro dubbi. Parole, scoperte e sotterranee, che rendono l’aria della città pesante, chiusa, viziata, serrata in una doppia veste di volenza. Chissà perché è stato ammazzato Enzo Fragalà. Chissà perché in quel modo, con quella ferocia, come se fosse carne da macello. Le indagini vanno avanti e a stabilirlo sarà la magistratura. Ma le insinuazioni sotto la coltre del lutto fanno male come le bastonate. Uccidono ancora.





… ormai ho imparato a NON stupirmi più di nulla, qualsisi verità (falsa, vera o presunta tale) verrà fuori, non lo riporterà in vita. Sarà sempre troppo facile additare l’avv. di aver commesso qualche ipotetico “sbaglio”, tanto lui stavolta non potrà patrocinare la SUA causa.
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Anch’io mi vergogno di essere siciliana per il ceto sociale in cui viviamo anche se la Sicilia in tutti i suoi aspetti e’ meravigliosa. Io purtroppo insieme a tanti altri sono vittima di mafia…mi distrugge pensare e sentire ancora violenze di questo genere. Non sono discutibili e accettabili ipotesi o motivazioni davanti aggressioni e ferocia di questo tipo ad un essere umano indifeso. Non e’ questo il modo migliore per far capire ad una persona (nell’ipotesi) che abbia sbagliato… sbagliare, in qualsiasi sbaglio grave o meno, e’ UMANO. Sono stanca, e lo scrivo piangendo e con tanta rabbia dentro, di sentire ancora che esiste QUESTA GENTE, civilizziamoci, mettiamo per una volta e per tutte un punto a questo degrado culturale e a questa violenza che non puo’ far altro che continuare a portare disagi e alimentare sempre di piu’ la paura e l’incubo dei nostri giorni distruggendoci sempre di piu’…BASTA!!! SMETTIAMOLA!!! Sono vicinissima al dolore della famiglia Fragala’…condoglianze.
Qualunque errore possa avere commesso, e non sta a noi ipotizzare egiudicare , non giustifica quanto accaduto e quanto fatto da Enzo Fragalà di buono.
Come personale testimonianza, posso confermare che fu uno dei pochi a credere nello spirito d’iniziativa dei siciliani ed a supportare con i fatti e con le azioni e non solo con le parole di circostanza.
La sua famosa frase “Complimenti” accompagnata dal sorriso degli occhi prima che della bocca lasciava trasparire la sincerità del suo animo ed il compiacimento sincero.
non eri come quelli non vogliono volare alto ma fanno di tutto per fare volare basso gli altri.
Caro On. neanche tu volerai più, vittima di questa terra che si affida ai delinquenti, ai politicanti, ai faccendieri ed ai quaquaraquà.
ho rinnegato Pa. negli anni 90.