Caso Coppone, la redazione attacca
“Decine di collaboratori sfruttati”

Clelia Coppone

Clelia Coppone

(aggiornato al 3 marzo 2010) Il caso Coppone apre una profonda riflessione anche all’interno del Giornale di Sicilia. A ventiquattr’ore dalla lettera aperta firmata dall’ex collaboratrice del quotidiano (che pubblichiamo integralmente nell’articolo correlato) prende posizione il Comitato di redazione del Gds che in una lunga nota firmata Riccardo Arena e Filippo Mulè da un lato esprime, con qualche distinguo, solidarietà alla cronista, dall’altro però denuncia con forza l’atteggiamento dei vertici del Giornale di Sicilia. Il Cdr conferma che “l’aut aut di fronte al quale è stata messa Clelia Coppone riguarda decine di collaboratori del Giornale di Sicilia di Palermo, sfruttati e mal pagati” ma ammette anche di avere “le armi spuntate”, rendendosi conto “delle difficoltà, delle pressioni morali e materiali, e talora dei veri e propri ricatti cui sono o sono stati sottoposti coloro che contribuiscono a fare ogni giorno il giornale a basso costo”.

L’altro punto sul quale si focalizza la riflessione del Cdr del Giornale di Sicilia è la mancata adesione della stessa Coppone agli scioperi proclamati durante la trattativa per il rinnovo del contratto: “Noi ci auguriamo – scrive l’organismo sindacale di via Lincoln – che adesso Clelia, visto che probabilmente avrà avuto un ripensamento e che ha presentato un esposto all’Ordine, possa contribuire a fare chiarezza su quanto avvenne in occasione di quegli scioperi falliti”.

L’Ordine ha già annunciato che nella seduta del 13 marzo prossimo affronterà il caso Giornale di Sicilia. Su Facebook nel frattempo è stata creata una pagina di solidarietà alla cronista catanese che ha raccolto in poche ore centinaia di adesioni.

A seguire l’articolo pubblicato ieri da Livesicilia

“O con noi, o senza di noi”
E scoppia il caso al Giornale di Sicilia

di Accursio Sabella

Scoppia un caso al Giornale di Sicilia. Clelia Coppone, una collaboratrice che da sedici anni scrive per il  quotidiano regionale, accusa colleghi e direzione: “Mi hanno messo con le spalle al muro”.
Motivo della rivendicazione, affidata a un’accorata lettera inviata al “suo” giornale, all’Ordine dei giornalisti e all’Assostampa è, secondo la cronista, la decisione del Gds di obbligarla a rinunciare a una collaborazione col settimanale Sicilia Oggi. Insomma, Clelia Coppone, che aveva un semplice rapporto di collaborazione col quotidiano di via Lincoln, avrebbe dovuto dire di “no” a chi le offriva un contratto. Altrimenti, addio al giornale nel quale lavorava dall’età di 17 anni.
Scoppia il caso, quindi. Ma non sarebbe l’unico. Al punto da convincere l’Ordine dei giornalisti a intervenire: “Si tratta di una vicenda poco chiara – afferma il presidente dell’Odg, Franco Nicastro – e ce ne occuperemo certamente. Tra l’altro, mi sono giunte altre segnalazioni in questo senso. Non si può chiedere un rapporto di esclusiva a un giornalista che, invece, svolge una semplice collaborazione. In questo lavoro – aggiunge – i colleghi spesso hanno bisogno di accumulare diverse collaborazioni per ottenere una retribuzione soddisfacente. Non si può lavorare di più per guadagnare di meno, questo mi sembra chiaro”.
L’Ordine interverrà, quindi, dapprima sentendo “il Cdr del Giornale di Sicilia. Quindi – conclude Nicastro – nella riunione di giorno 13, io stesso porterò la questione all’interno del Collegio. Ho il dovere di esaminare e illustrare questa vicenda. Poi prenderemo una decisione”.
Sorpreso, invece, il segretario dell’Assostampa Sicilia, Alberto Cicero: “Non sapevo nulla di questa lettera – spiega – e tra l’altro conosco bene la cronista, che non mi ha mai manifestato questo disagio”. Restano lo sfogo e la rabbia della giornalista, indirizzata anche verso il sindacato: “Clelia Coppone non è nemmeno iscritta al sindacato. E lei stessa, d’altra parte, nella lettera ammette di esser venuta meno a certi doveri deontologici, non prendendo parte agli scioperi indetti da Assostampa”. A detta di Cicero, quello di Clelia Coppone è un caso isolato: “Non ho mai ricevuto segnalazioni di questo tipo – spiega – nessun ‘aut aut’, o cose del genere. Certo, a volte quando ci sono quotidiani concorrenti accade che si chieda un impegno quasi esclusivo, ma in questa vicenda si tratterebbe del conflitto tra un quotidiano e un periodico, che non sta in piedi”. Oltre la lettera, però, il disagio di una categoria che non si sente protetta, tutelata: “Io non vorrei entrare nello specifico della vicenda – conclude Cicero – che chiarirò con la diretta interessata. Posso dire, però, che in questi anni si è assistito a un precariato selvaggio che non è più accettabile”.
Meno cauto, invece, Corrado Maiorca, direttore di Sicilia Oggi, il settimanale che aveva offerto un contratto a Clelia Coppone: “Chiamiamolo col suo nome – attacca – questo è un ricatto bello e buono. Un ricatto che non mi spiego, è come se l’elefante si mettesse contro il topolino. Tra l’altro – aggiunge – non si tratta nemmeno di un caso isolato. Tutti i nostri collaboratori di Siracusa, ad esempio, sono stati messi di fronte a questa scelta. E si tratta di gente che guadagna pochi euro. Invece mi risulta che giornalisti assunti abbiano invece consulenze molto ricche e uffici stampa importanti. Ed è una cosa davvero inaccettabile”.
Al di là delle prese di posizione, però, rimane, nero su bianco su una lettera, lo sfogo di una giornalista delusa: “Ho sentito Clelia – racconta Maiorca – è stanca, amareggiata. Quello che le ha fatto più male è stato il silenzio dei colleghi del giornale. Nessuno, a quanto pare, l’ha chiamata per esprimerle le propria solidarietà”.

(la redazione di Livesicilia ha provato a contattare la segreteria di direzione del Giornale di Sicilia per offrire l’opportunità di una replica. Non è arrivata alcuna risposta. Il nostro giornale è sempre a disposizione e in attesa di qualunque precisazione o contributo sulla vicenda).

 
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Commenti

  • scritto da Luigi

    Il solito Cicero-Cuor di leone (poi si chiede perché non ci si iscrive al sindacato…) e, per il resto, una pratica ormai adottata da tempo dal Gds per la quale ne ha fatto le spese anche chi collaborava proprio con Livesicilia.
    E’ inaccettabile la condotta del Gds: chi viene pagato con 150 euro al mese non può avere altre collaborazioni, chi ha un contratto solido può scrivere per altre testate. Ma non importa, tanto dalle parti di via Lincoln i cinesi non mancano… e manco i lettori…

  • scritto da Nino

    Clelia, se ti danno la possibilita’ di firmare un contratto accettlo, no?! Se al GdS ti trattano cosi’, vuol dire che non ti meritano. In bocca al lupo!

  • scritto da honhil

    Il deserto attorno a Clelia Cappone, la “co.co.co.” che deve solo sputare sangue e mai alzare la voce o gli occhi. Pena il licenziamento. Da molto tempo, da troppo lungo tempo, oramai da noi i turiboli dell’indignazione si agitano solo se la “vittima” delle angherie è un extracomunitario. Per i fratelli nostri più prossimi, per l’arrancare degli italiani, solo una prece, a funerale avvenuto.

  • scritto da tangerine

    ma per favore… ancora c’è gente che compra il giornale di sicilia..?
    da anni questo giornale campa con collaboratori pagati a 150 euro al mese, non è questo l’unico caso!!

  • scritto da malinda

    Sorprendnte che NIcastro intervenga in questa vicenda mentre non ha mosso un dito per situazione ben più gravi che gli erano state segnalate…misteri della fede:P

  • scritto da Giuliano

    Solidarietà e stima per Clelia Coppone. E se la volessimo dimostrare tutta, da domani nessuno compri il Giornale di Sicilia, tranne che non abbia bisogno di carta abbondante per tenere in forma le scarpe invernali.
    Infine è una vergogna che tutti questi vari ordini professionali e pseudo sindacati tutelino solo se stessi ( infatti gli adepti intimi degli stessi hanno sempre ” scritture generose ” in tutte le premiate compagnie di giro del potere ) Aboliamo queste corporazioni che sono solo finalizzate alla politica del magna magna personale ! Anche questo è un volgare anacronismo dell’Italia.
    Infine convengo con chi parla di sfruttamento . La situazione dei nostri giovani, anche con qualità ragguardevoli, è solo quella di essere sfruttati. Esattamente come gli extracomunitari.
    Alzate la testa.

  • scritto da Luigi

    Che il sindacatonon sappia ci può stare… l’ordine invece non ha alcuna scusa. è assente da troppi anni e anche quando promette non mantiene. mi sa che è arrivata l’ora di un vero cambiamento!

  • scritto da Mary

    Clelia, come sempre, sono con te. E’ vergognoso che i diritti di quanti ogni giorno lavorano per paghe da fame vengano calpestati e tutto resti nel più assoluto silenzio. Solo la passione per il lavoro ti spinge ad andare avanti. Questa non è democrazia. Anzi. E’ un vero attentato all’informazione libera e corretta. Dove sta la meritocrazia? E’ giusto che un cronista, ogni giorno sulla strada, a suo totale rischio e pericolo, alla fine venga pagato in questo modo. Dove sono le tutele? Quando tutto questo finirà? So già che anche io sono destinata a finire la mia vita da cronica senza mai un contratto.

  • scritto da Sergio Nigrelli

    Le redazioni dei giornali siciliani, non tutte per fortuna, sono piene di giornalisti collaboratori ma anche redattori regolarmente assunti che, poi, per arrotondare, sono indotti ad accettare uffici stampa di tutti i tipi, dall’azienda ospedaliera all’assessorato comunale, provinciale, regionale; dalle camere di commercio alle associazioni degli industriali, dalle sagre paesane ai sindacati, dagli enti di formazione alle pro loco.
    Ai direttori dei quotidiani tutto questo sta bene: loro pagano 5 o 10 euro lordi ( ai collaboratori) un articolo che t’impegna anche un paio d’ore e, d’altra parte, sono garantiti sulle notizie e la presenza sul territorio. Quello che ne viene fuori é che i lettori, in ogni angolo del giornale che acquistano, trovano sempre “la voce del padrone”.
    Un giorno, mi trovavo a lavorare alla redazione di Repubblica Palermo e avevo intenzione di fare un servizio su un determinato settore d’un assessorato regionale. Chiamo l’ufficio stampa e mi risponde un collega che collabora al “Sicilia”. “Avrei bisogno di mettermi in contatto col dottor…”. La risposta del giovane collega é immediata: “A che ti serve?”. Lapidaria e drastica la mia rieplica: “Fatti miei”. Il numero di quella persona non l’ho mai avuto e non ho mai avuto la possibilità di essere messo in contatto con lui. Per due giorni mi toccò fare la spola da via Principe di Belmonte a via Leonardo da Vinci prima di poterlo incontrare senza filtri in conflitto d’interessi.
    Questo ambiente Alberto Cicero, riconfermato segretario dell’Assostampa siciliana, lo conosce certamente meglio di me che ho solo 34 anni di giornalismo attivo alle spalle e, anche se né io nè Clelia Coppone siamo iscritti al suo né ad ad altri sindacati, dovrebbe sapere che sono argomenti che riguardano tutta la categoria. Così come tutta la categoria riguardano i problemi dei giornali siciliani (questi io conosco) che vivono del lavoro dei collaboratori esterni non contrattualizzati. E, di questi problemi, il sindacato dovrebbe farsi carico a prescindere dall’iscrizione o meno dei colleghi. E’ un fatto di civiltà, non di appartenenza.Se ne occupi, segretario, la prego. La faccia ce la perdiamo tutti.
    Quello che da parte del Giornale di Sicilia (dove mi sono onorato d’avere collaborato con cadenza quasi quotidiana per 23 anni) é stato consumato ai danni di Clelia Coppone e di altri colleghi che a sua differenza non hanno preso carta e penna, può essere definito in una sola maniera: “proposta che non si può rifiutare”. O con noi o contro di noi. Sicilia Oggi.net, però a Clelia ha offerto un contratto, il Giornale di Sicilia no.Clelia ha fatto la sua scelta e siamo felici che l’abbia fatta nella direzione che, almeno noi, riteniamo giusta.
    Un grazie anche al Presidente dell’Ordine Franco Nicastro che, come di consueto, ha mostrato grande sensibilità verso il problema. Nicastro, ancora una volta, si presenta, da gran gentiluomo e professionista quale é, il presidente di tutti i giornalisti.
    Sergio Nigrelli

  • scritto da Annarita

    Va tutta la mia solidarietà a Clelia Coppone, che ha avuto il coraggio di mandare al diavolo Ardizzone, Pepi, Rizzuto, il signor Badalamenti & compani. Farebbero bene a dimettersi in massa, perchè hanno portato alla fossa un giornale storico. Secondome Girolamo Ardizzone si rivolta nella tomba. Purtroppo i nipoti non sono mai come i padri

  • scritto da Tano

    Cara Clelia non ci hai perso nente. Del resto i tuoi colleghi di via Lincoln che si pappano soldi e consulenze a destra e sinistra (vorrei anche sapere chi finanzia le mostre fotografiche del condirettore Pepi????) hanno dimostrato, anche in questa circostanza, di aver fatto come gli struzzi, nascondendo la testa sotto la sabbia. Il “caso Coppone” non è Cosa loro. I tuoi colleghi continuano ad aspettare la fine del mese per prendersi lo stipendio. I collaboratori? Sono carne da macello. Vergogna!

  • scritto da Iena ridens

    Salta agli occhi in modo evidente,se ce fosse stato bisogno,che il mondo del giornalismo è fatto di ricatti e di silenzi omertosi.
    Emblematico è il caso dei giornalisti de “La Sicilia” di Ciancio Sanfilippo che ha le mani in pasta in tutti i business affaristico-industriali della Sicilia e non solo.
    I suoi giornalisti (i cosiddetti “professionisti”)si sono dovuti prostituire elogiando per più di tre anni il rigassificatore “Valle dei Templi”(quello del brindisi tra Armao e Margherita Stabiumi,regina dell’acciaio).
    E sapete dove è nata la società “Nuove Energie” (al 90% Enel)? Guarda caso prorio a Catania dove è il centro degli interessi di Ciancio Sanfilippo.
    Che gli altri “colleghi” (chiamiamoli così) abbiano mantenuto un contegno omertoso non stupisce più di tanto. Basti considerare il fatto che al coraggioso giornalista del Corriere della Sera, Carlo Vulpio, che ha scritto un duro articolo contro il rigassificatore in zona archeologica, da più di due anni è stato proibito di scrivere.
    E Mieli (allora direttore) e tutta la redazione “muti cu sapi ‘u iocu…
    Altro che solidarietà!

  • scritto da Natalia Bandiera

    Cara Clelia,
    ho pianto leggendo la tua lettera.Tremo pensando alle tue parole…Sento il bisogno di esprimerti tutta la mia ammirazione, tutta la mia stima per aver vuotato il sacco, proprio come qualche anno fa, feci io. Non sei sola. Non lo sarai come è toccato a me.Questa volta, i tempi sono diversi e per certa gente, sfruttatori e colleghi senza palle, è finita!!!!Quando denunciai, fui querelata per diffamazione.Nessuno, tranne un paio di colleghi, mi sostenne.Anzi, convocati dall’ordine, dichiararono di non aver lavorato con me, facendomi passare per pazza.Da quella lettera sono scaturite delle conseguenze devastanti per la mia vita.Non ho mai più lavorato perchè il Giornale di Sicilia mi ha licenziata,togliendomi l’art.12. Solo per aver raccontato la verità.Mi ha fatta passare per dimissionaria,nonostante non esista una sola minima dichiarazione circa la mia presunta volontà di voler rinunciare a quel contratto. Eppure, dalla querela che è stata presentata in Procura, risulta che due nostri colleghi,che non so come facciano a dormire tranquilli la notte, avrebbero ascoltato dalla mia voce (peccato che non basti per un licenziamento)la mia volontà di rinunciare al contratto.Hanno dichiarato il FALSO per farmi licenziare e darmi una lezione per aver osato scrivere la lettera di denuncia.Quindi, cara Clelia, non è solo colpa dei padroni, ma anche dei colleghi compiacenti che non solo rimangono indifferenti dinanzi ai soprusi altrui, ma prestano addirittura il fianco, dichiarando il falso, in cambio di ‘gratitudine’ che si tramuta nella concessione di scrivere quattro articoli per l’umiliante compenso di un euro ciascuno. Professionisti che per me non valgono dal punto di vista umano e che si firmano i pezzi (e i giornali) con fierezza quando dovrebbero stare chiusi in casa per la vergogna.Professionisti che si vantano di essere degli esperti di mafia e che per primi mettono in atto ciò che ha fatto crescere la mafia: l’omertà e la compiacenza. Colleghi che non hanno avuto il coraggio di chiedere SCUSA per essere stati complici di un licenziamento ingiusto.Clelia,ricordo i tuoi articoli di spessore, ricordo la tua presenza su un Giornale che ho amato incondizionatamente per dieci lunghi anni, sacrificando tutto…anche altre opportunità di lavoro. Oggi, sono una disoccupata, che però, si è conquistata la libertà di urlare la propria opinione.Ti sono vicina con tutto il mio cuore. Quel cuore che non ha mai smesso di sanguinare per una vicenda che mi ha cambiato la vita e per la quale non smetterò mai di chiedere giustizia.

  • scritto da alex

    Il Giornale di Sicilia esiste ancora??? pensavo che scrivesse ancora incidendo sulla pietra…l’unica cosa buona di stò giornale è che lo stampano a colori, ma è scarso di contenuti..a parte le notizie del palermo calcio le altre notizie già si leggono giorni prima su internet e sugli altri giornali…
    ahhhhh internet… lo hanno scoperto da poco…hanno scoperto che esiste dopo che sono passati dalla pietra ai pc
    un consiglio per il gds in tv…i servizi fatti con il camper fanno ridere..per non dire altro

  • scritto da alex

    dimenticavo: E’ UN GIORNALE DI PARTITO

  • scritto da alex

    Leggeto EPOLIS .. si trova ovunque e si può anche scaricare per intero su internet…
    Mentre i siti LIVE SICILIA e Sicilia Informazioni danno sempre notizie in tempo reale

  • scritto da Valentino

    Non avete capito nulla. In Sicilia servono imprenditori coraggiosi che rompano il duopolio Ardizzone – Ciancio, creando un giornale serio, per avere un’informazione libera. Si faccia anche una colletta in tutta l’Isola, purchè ci sia una voce del popolo. Attenta ai problemi della gente e non dei soliti noti: Schifani o Alfano. Detengono in mano tutto, tv radio e giornali. Adesso Gds dopo dieci anni ha scoperto internet. Sapete perchè avevano chiuso il sito? perchè il giornale perdeva copie. E adesso? Continua a perderle. E’ un giornale schierato nelle mani dei potenti Signori della politica

  • scritto da Carletto

    Perchè non chiedete al signor Ardizzone quanto lo paga un pezzo a Vespa o a Forbice? Sicuramente non quanto veniva retribuita Clelia Coppone. Del resto loro hanno Porta a porta e radiorai. Il salotto di Giovanni Pepi. Complimenti!

  • scritto da Paolo

    Mi piacerebbe leggere un commento del direttore di I love Sicilia. Lui è stato per 20 anni al Giornale di Sicilia. Ed allora, cosa ne pensa del caso Coppone?

  • scritto da chi_p

    Spero di leggere molte testimonianze nei commenti… Lancio un paio di quesiti irrisolti…Non esisteva un tariffario dell’ordine una volta? Tutti questi che lavorano per 150euro al mese da anni e anni, vivono di rendita? Forse se tutti i “cinesi” sottopagati e sfruttati cominciassero a rendersi conto che hanno qualche diritto… Perchè non alzano la voce, cosa hanno da perdere? le iniziali sul giornale?

  • scritto da Francesco Foresta

    Caro Paolo, il fatto di aver dato priorità ad una notizia che – ci metta pure la firma – non troverà spazio domani su alcun quotidiano, le può già fornire una prima risposta. Clelia è una brava professionista che merita la nostra solidarietà. Ha avuto un merito: quello di mettere la sua faccia e la sua firma su una vicenda che riguarda decine di giornalisti che non hanno avuto lo stesso coraggio. Ragazzi che si sono trovati di fronte ad un bivio: o resti sotto l’ala del più forte, sperando di raccattare più visibilità e qualche contratto, o scegli liberamente (sic) altre strade. E’ successo con molti dei nostri collaboratori, persino con qualche professionista messo alle strette: o collabori col Giornale di Sicilia o collabori col “Gruppo Foresta” (proprio così, il gruppo Foresta). Inutile dire che molti non hanno avuto scelta. Gli altri sono con noi in redazione: tre di loro hanno avuto un articolo 1, il contratto a tempo indeterminato, un paio contiamo di stabilizzarli nell’arco dell’anno. Per il resto, la maggior parte, cerchiamo di fare il possibile per assicurare un minimo di dignità professionale ed economica al loro encomiabile impegno.
    E vengo al punto. Perchè Il Gds, il maggiore dell’isola, ha deciso di dichiarare guerra alle piccole testate che con cadenza periodica, e quindi nulla togliendo al mercato delle vendite del quotidiano, mantengono una presenza in edicola? Me lo ha spiegato in una cordiale lettera lo stesso condirettore Giovanni Pepi: “Il problema – è questo più o meno il sunto – è che le tue testate non escono più una volta al mese e inoltre le edizioni straordinarie che puntualmente pubblichi in occasione di grandi fatti di cronaca fanno sì che tu ti sia posto come un reale concorrente del quotidiano”. Ergo i miei giornalisti e i miei collaboratori non possono più collaborare con te. E così è stato. Con pochi danni, per fortuna. Il gruppo dei nostri professionisti e collaboratori è via via aumentato e le produzioni – lo testimoniano le vendite che continuano ad aumentare e gli inserzionisti che continuano a premiarci – sono addirittura aumentate, visto che dopo I Love Sicilia e S sono nati anche un settimanale sportivo (Il Palermo), una sezione libri che ha sfornato 11 titoli in meno di due anni e il sito che leggete quotidianamente. Penso che la prova di forza che ha voluto fare il quotidiano di via Lincoln si sia dimostrata invece una grande dimostrazione di debolezza che non ha fatto altro che darci credito e autorevolezza. Per questo non ci siamo strappate le vesti nè gridato al complotto. Facciano pure. Il problema che resta aperto è un altro: chi e come vengono tutelati i collaboratori che vengono messi di fronte al bivio? Cosa sta facendo il sindacato e l’Assostampa per accertare eventuali violazioni? Chi deve dar voce a questi ragazzi? La presa di posizione dell’Ordine (un po’ meno quella del distratto presidente dell’Associazione della Stampa) può aprire una riflessione importante. Voglio dire un’ultima cosa con chiarezza: sono stato assunto al Giornale di Sicilia quando avevo 21 anni. Sono rimasto in via Lincoln sino a quando ne ho compiuto 42. Non rinnego un solo giorno del mio lavoro dentro una redazione che ha fior di professionisti e che ha tutte le carte in regola per poter competere con i migliori quotidiani nazionali. Al timone del giornale c’è un editore, Antonio Ardizzone, che è un galantuomo che non ha mai, dico mai, preteso dal sottoscritto niente più di quanto non fosse previsto dal contratto di lavoro. Il giorno in cui ho deciso di lasciare il giornale per tentare l’avventura imprenditoriale con la Novantacento, Ardizzone mi ha abbracciato forte e mi ha augurato buon lavoro. Quell’abbraccio lo ricorderò per tutta la vita. Purtroppo il caro Antonio si circonda di capi e capetti che lo consigliano male o lo tengono all’oscuro di quello che realmente succede. Per questo l’avvio di un dibattito serio sul ruolo dell’informazione dell’isola potrà paradossalmente far bene anche al Giornale di Sicilia. Il mio, malgrado tutto, giornale.

  • scritto da Piero

    Caro Alex concordo in pieno con i tuoi post anche quando parli del camper per il condirettore che scende con quel berretto improponibile non si trovano gli aggettivi appropriati per rendere il concetto di cos’è, in siciliano si direbbe “un si ppò taliari” aggiungerei manco ascoltare.

  • scritto da claudio

    Salve a tutti, perchè anzichè scrivere parole di solidarietà a Clelia, non ci uniamo insieme a lei e fondiamo il giornale “Le verità di Palermo” ??????.

    Sicuramente troveremo altrettanti giornalisti validi a supporto di questa iniziativa, che creerà attività produttiva e un veicolo di informazione trasparente, super partes,e sopratutto PALERMITANO.

  • scritto da Roberto Puglisi

    Noi già ci sentiamo veicolati in un giornale libero. Ma ben venga.

  • scritto da Felix

    Quando il mese scorso ho scritto su questo giornale, sul modus operandi della direzione del g.d.s. in cui dicevo, che non erano all’altezza di gestire il giornale, che sfruttavano i giornalisti e ricorrevano a mezzucci per far quattrini, dei lettori e qualche giornalista intelligentone, hanno replicato e mi hanno contestato. Oggi, quel che io scrivevo da lettore è asseverato dal comportamento scorretto del g.d.s. nei confronti di una giornalista che hanno tenuto precaria da quando aveva 17 anni. Ormai la maggior parte dei palermitani sa che il G.d.S. serve solo per vedere i necrologi e poi ci si possono incartare le patate; è gestito da alcuni pennivendoli anche perchè, gli editori si sono divisi la Sicilia in due e non interferiscono l’un l’altro. Io da lettore e tanti altri amici e conoscenti abbiamo smesso di comprarlo erano quattrini buttati al vento, è un giornale che va indietro come l’arcolaio.

  • scritto da cherabellaladiccì

    La consueta lucidità del sindacato che emerge lampante dalle parole (incredibili) di Cicero è una delle cose maggiormente degne di nota del pezzo.

    è d’uopo una messa di suffragio per l’assostampa

  • scritto da malinda

    Per Alex
    Epolis è pure peggio del Gds, ma non scherzare!! Le notizie le pubblicano sempre il giorno dopo e il livello di scrittura è a dir poco deprimente anche perché a scrivere le notize più importanti è gente che della Sicilia non sa e non capisce nulla. E poi pensi che sia un giornale libero? Ma lo sai chi c’è dietro? Pure qualche superindagato. E lo sai come sono state fatte le poche assunzioni qui? Mi sa di no. Io dico che per leggere bene bisogna collegarsi a internet. Questo sito non è male e in giro per la rete si trova qualche informazione vera. Per quanto riguarda l’Odg, è strano questo loro intervento, Potrebbe fare piacere se solo non fosse assordante il loro silenzio su situazioni molto più gravi di quelli di Clelia.

  • scritto da Iena ridens

    Andate a controllare i nomi dei giornalisti assunti alla corte di Totò Vasavasa prima e di don Arraffaele dopo (per cui c’è anche un’inchiesta della magistratura). Vi toverete nomi illustri che richiamano quelli di coloro che sono ai vertici dell’associazione dei giornalisti…

  • scritto da malinda

    Iena ridens sei un mito:P

  • scritto da Zibibbo

    Finalmente! Grazie a tutti Voi ho capito come ve la passate. Con tutto il rispetto per la categoria, la puzzetta sotto il naso è andata via???
    Ma veramente apprezzate tutti quegli articoli contro il precariato di qualunque natura (co.co.co.; L.S.U.; part- time, a termine..etc.etc.)che puntualmente l’insigne “testata” produce inneggiando alla falloneria diffusa delle nuove, si fa per dire, generazioni. Baravi ragazzi incazzatevi. Con € 150,00 non si vive o siete tuttti dei bamboccioni…. hihi

  • scritto da Piero

    Quoto Iena il calderone è veramente scandaloso, finalmente qualcuno ha alzato un coperchio, bene non fermatevi.

  • scritto da Serena

    Purtroppo quella di Clelia è una storia molto comune in quasi tutte le redazioni, dove i contratti non si fanno più, i collaboratori ricevono compensi peggiori delle colf e devono sottostare ai ricatti più infami. Colpa degli editori, sicuramente, ma anche colpa della categoria. I collaboratori del GdS, questo forse è giusto ricordarlo, negli ultimi anni sono quelli che disertando gli scioperi FNSI hanno permesso di vendere il giornale in edicola (questo non ha fatto bene alla categoria, è stata una ferita profonda). Per quanto riguarda giornalisti contrattualizzati che lavorano anche in uffici stampa quello è, invece, un problema serio su cui dovrebbe intervenire l’Ordine. Esiste una legge (la 150) che prevede l’esclusività di rapporto di lavoro per chi sta negli uffici stampa. Questo è necessario per tutelare da conflitti di interesse le redazioni, creare un mercato del lavoro più ampio ma anche per garantire l’ente/istituzione/azienda che offre un ufficio stampa. Non si può stare contemporaneamente in redazione e negli uffici stampa, questo dovrebbe essere chiaro a tutti. Si dovrebbe pretendere che chi sta negli uffici stampa faccia solo questo. Ma purtroppo anche in questo caso succede quello che non dovrebbe succedere. Succede che l’addetto stampa/responsabile di ufficio stampa ect sia in verità un semplice portavoce (figura presente nella 150 ma diversa dalla funzione di ufficio stampa) con un contratto di consulenza che finisce non appena l’assessore/direttore/dirigente non cambia e quindi la persona in questione non può nè garantire trasparenza nel lavoro che fa (come fai ad essere trasparente quando non hai un contratto in mano?) nè lasciare le redazioni (significherebbe uscire dal giro e poi come fai a rientrare?). Così negli anni, un’intera classe di redattori è andata in aspettativa per occupare posti negli uffici stampa (meglio pagati e più facili da gestire), una classe intera di collaboratori ha continuato a far la fame in attesa di contratti che non arrivano. E non voglio sforare l’argomento stagisti che tengono pagine intere senza costi per l’editore…..

  • scritto da NINO IPPOLITO

    Mi sembra, in definitiva, anche una forma di concorrenza sleale del “Giornale di Sicilia” nei confronti di potenziali concorrenti. Biasimibile ancor di più perchè operata utilizzando la condizione di precarietà di molti colleghi senza tutela. Il sindacato la smetta di tutelare solo gli iscritti, la maggior parte contrattualizzati.E introduca l’iscrizione gratuita per i precari

  • scritto da Roberto Puglisi

    Questa dell’iscrizione gratuita per i precari è un’ottima idea. Che sottoscrivo

  • scritto da Comunista

    Il duopolio Giornale di Sicilia – La Sicilia è il problema serio dell’informazione in Sicilia.
    Problema non solo economico, ma anche politico e culturale!
    infatti, il giornale di sicilia e la sicilia, a livello editoriale e nei vertici giornalistici sono storicamente legati alle forze governative (quindi prima Dc e poi centrodestra). paradossalmente l’uniche volte in cui si sono visti i due giornali siciliani all’opposizione, e’ stato ai tempi della gloriosa primavera di Leoluca Orlando e ai tempi del governo Prodi….sic!
    il glorioso L’Ora non c’e’ piu’, restano La Repubblica, il settimanale Centonove e qualche periodico d’informazione…

  • scritto da Comunista

    Ovviamente molti giornalisti (soprattutto ai livelli meno alti) non condividono la linea politica del duopolio Giornale di Sicilia – La Sicilia e, talvolta, non li si lascia scrivere sempre meno (se assunti) oppure li si “licenzia” dall’oggi al domani (se collaboratori).
    a palermo fece scalpore il caso di un validissimo e giovane giornalista collaboratore de La Sicilia che, per anni scriveva quasi ogni giorno sul giornale (con paginone e altro) e poi fu “licenziato” dall’oggi al domani senza che nessuno ne seppe mai il perche’ (forze nemmeno il diretto interessato). La sua colpa? Era uno dei giornalisti che teneva i migliori rapporti con gli studenti, con la sinistra, con le forze comuniste e con i centri sociali. seguiva quasi tutte le nostre manifestazioni..da quel momento non abbiamo punti di riferimento ne La Sicilia di Catania, tranne il grande Dino Paternostro.
    e questa voi la chiamate libertà d’informazione? pluralismo?
    La stragande maggioranza di tv e giornali è controllata direttamente o indirettamente dalla maggioranza di centro destra.
    I precari, anche avendo una linea politica diversa, non possono rivendicare autonomia politica e culturale, e quindi cio’ dimostra il livello dell’informazione in italia…

  • scritto da Melux

    il G.D.S.combatte nelle sue pagine e sulle strade , attraverso il generale Rommel-Pepi , la battaglia della legalita’, del rispetto delle norme in ogni ambito della societa’! tutto molto bello.
    Qualcuno , pero’ , sa spiegarmi perche’ spesso di notte m’imbatto in tanti
    extracomunitari sostanti agli incroci in attesa di vendere agli automobilisti
    una copia del giornale ? Sono tutti in regola ? ricevono Qualcosa in piu’ per
    il lavoro notturno ? sono iscritti al sindacato ?

  • scritto da Marcello

    Mi chiedo quanti invisibili come Clelia ci siano in Sicilia, dove il concetto di “dignità professionale” ha margini così liquidi… E così chi fa il lavoro sporco in una redazione ha paghe da fame, ed è pure costretto a rispettare certi aut aut che non hanno ragione di esistere per chi è senza contratto e senza “vincoli di esclusività”, a quanto leggo. La verità è che in Sicilia non può esserci mercato e difficilmente il “nuovo che avanza” si presenta con forme così innovative da rompere logiche consolidate di sfruttamento. Se così non fosse perché diversi collaboratori di Live sono tornati al Gds? Forse perché distinguere tra lavoro e volontariato è troppo poco conveniente in Sicilia?

  • scritto da saibo

    L’unica volta che il giornale di sicilia è stato all’opposizione, è stato durante la “torbida” (scritto da Sottile)primavera di Leoluca Orlando,Qualcuno se ne accorge solo adesso che il binomio Ciancio& Ardizzone ha avuto effetti devastanti sulla informazione in Sicilia,queste padronanze vogliono solo dei vuscapane,e non professionisti seri. da attento lettore, anche del gds sò che pratica usuale trattare così i propri collaboratori.Alzate la testa questa terra ha bisogno di UOMINI, non di quaquaraquà.

  • scritto da chi_p

    L’unico giornale cartaceo decente è repubblica (ed. sicilia). Per il resto, viva i quotidiani online come livesicilia e siciliainformazioni. Il “sicilia” si compra per la pagina dei morti…oppure per leggere del Palermo calcio. Concordo con l’utente comunista. Un giornale regionale e cittadino dovrebbe essere imparziale. Il gds è sempre stato vicino alla destra, se non altro lo testimoniano i corsivi all’interno del giornale (Vespa, Forbice, ect.) Eppure in redazione ci sono persone valide che potrebbero portare il giornale a risplendere. Ma niente si smuove in questo giornalismo siciliano.

  • scritto da alex

    X MALINDA
    scusami hai ragione..il giornale può fare schifo ma almeno è gratis :-)
    riguardo le assunzioni non lo sapevo..purtroppo le raccomandazioni sono ovunque ormai anche per fare il lavavetri ai semafori …mah
    Comunque questo tipo di abuso che subiscono i giornalisti lo subiamo ormai anche lavoratori di altre categorie..ormai il nostro caro berlusca è riuscito a distruggere e dividere l’ultima nostra ancora di salvezza: il sindacato!! ma anche questo è finito…e noi come pecoroni che abbiamo l’unica arma: IL VOTO, la sfruttiamo male e diamo sempre il voto a gente che se ne fregherà sempre ai nostri problemi e che penseranno invece a far andare avanti: parenti, amici e amici degli amici che non siamo di sicuro noi, ma gente incapace ed inetta che poi trovi all’inps,all’inpadp, nelle banche, negli sportelli comunali ecc ecc… che non riescono mai a dare una risposta giusta e ad risolverti un problema ma che invece ti incasinano ancora di più!!!

  • scritto da alex

    ecco dove stanno finendo i diritti dei lavoratori:
    http://www.repubblica.it/economia/2010/03/03/news/reazioni_art_18-2489704/

    http://www.corriere.it/politica/10_marzo_03/arbitrato-norma-statuto_d06947c6-26f6-11df-b168-00144f02aabe.shtml

    ormai possono fare di noi lavoratori quello che vogliono!!! ci possono licenziare anche per niente

  • scritto da silvio

    bello l’intervento foresta che si perde però tra i commenti.
    merito a voi per l’informazione che fate

  • scritto da tullio

    Ho qualche riserva su quanto scritto dal Comitato di redazione sull’esclusività del rapporto. Dice bene il vice segretario della FNSI, Ronsisvalle quando sostiene che l’esclusiva la si può chiedere a chi ha un contratto art.1, cioè un assunto a tempo indeterminato e tra l’altro si paga con una maggiorazione. La verità è un’altra. C’è tropo nervosismo in via Lincoln, per il continuo calo delle vendite, della raccolta della pubblicità, per una direzione oramai arrivata al capolinea. E c’è anche un Cda che non ha le palle per contestare alla maggioranza della società che quando un allenatore non funziona, si cambia. Invece resta al timone un condirettore che da un quarto di secolo fa il bello e cattivo tempo, più interessato alle sue mostre fotografiche che alle sorti del giornale. L’unica salvezza per la gloriosa testata di via Lincoln è passare la mano. Adesso, prima che sia troppo tardi. Mario Ciancio, già azionista del Giornale di Sicilia è lì sul letto del fiume e tendergli una mano.

  • scritto da a100

    basta leggere quel che ha dichiarato cicero per comprendere quanto sia vergognosa la gestione dei diritti dei giornalisti siciliani
    uno come cicero rappresenta il peggio del peggio
    lo certifica quel che dice senza neanche capire che si dà la zappa sui piedi
    è incapace di ricoprire il ruolo che occupa
    vergogna

  • scritto da Miav

    Al segretario Alberto Cicero bisognerebbe pagare un biglietto aereo per la Sicilia o addirittura per il pianeta Terra così certe cose non gli sembrerebbero tanto nuove. Anche l’ordine dei giornalisti sa tutto e da tempo.
    La notizia a questo punto è: Tutti alieni i rappresentanti della stampa siciliana

  • scritto da giorgio romano

    che vergogna!!!!!!!!!!

  • scritto da Pane Azzimo

    Ma tu guarda quanti “coraggiosi giornalisti” che si “firmano” i commenti ci sono in questa pagina:

    1) Nino,
    2) honhil,
    3) tangerine,
    4) malinda,
    5) Giuliano,
    6) Mary,
    7) Annarita,
    8) Tano,
    9) Iena ridens,
    10) alex,
    11) Valentino,
    12) Carletto,
    13) Paolo,
    14) chi_p,
    15) Piero,
    16) claudio,
    17) Felix,
    18) cherabellaladiccì,
    19) Zibibbo,
    20) Serena,
    21) Comunista,
    22) Melux,
    23) Marcello,
    24) saibo,
    25) silvio,
    26) tullio,
    27) a100,
    28) miav.

    Abituati come sono a “firmarsi di iniziali” adesso fanno branco per difendere una loro “simile” sempre firmandosi con le iniziali o con nomi di battesimo o di battaglia.
    Ma dove eravate tutti quanti quando Sua Emittenza ha conquistato il trono mediatico in Italia?
    Io mi firmo con un nick ma NON ho la sfacciataggine di dire che sono un giornalista “collega vostro”.
    Piuttosto vado a lavorare come cameriere in Germania (come ho già fatto in passato) senza avere il papino e la mammina che finanziano il mio “lavorino con mani senza calli” da 150 Euro al mese.
    Servirò ai tavoli per 14 ore al giorno e non avrò il computerino portatile collegato con la chiavetta ad internet con il quale mi spaccio da “giornalista” ma almeno avrò una mia dignità professionale.
    Perché non organizzate uno sciopero senza “firmare” i vostri “articoli”?
    Nemmeno con le iniziali o i nick utilizzati dagli adolescenti nelle chat?
    Le “iniziali” non sono “firme” e sono comode per “buttare pietre nascondendosi la mano”.
    Così come il duopolio “Ciancio Ardizzone” esiste anche il duopolio delle iniziali del vostro nome e cognome.
    Il “Giornale di Sicilia” così come pure “La Sicilia” non li compero da vent’anni oramai.
    Se me li danno come “omaggio” quando faccio il pieno di benzina va bene ma dopo averli letti velocemente li utilizzo per scopi pratici dati dall’assorbenza della carta utilizzata per stamparli.
    Non ho idea di come tirate a campare se il giornale non lo compera quasi nessuno.
    Che ho inviato lettere a tonnellate e non me le avete MAI pubblicate.
    Almeno su internet pubblicano tutto… sempre meglio che vedersi censurate le proprie opinioni da un gruppo di “intellettuali” della carta stampata degni di un soviet comunista.
    Mistero della fede.
    Amen.

    P.S.: Complimenti a:

    –>Sergio Nigrelli,
    –>Roberto Puglisi,
    –>Nino Ippolito,
    –>Francesco Foresta,
    –>Natalia Bandiera,
    –>Giorgio Romano

    per essersi firmati con nome e cognome.
    (Ammesso e non concesso che siano i “veri nomi e cognomi”)

  • scritto da Roberto Puglisi

    A parte Giorgio Romano (che non ho il piacere di conoscere) i nomi sono tutti di giornalisti. Ma gli altri chi l’ha detto che lo siano? In ogni caso, anche col nick a noi sta benissimo, perché la riservatezza è un diritto e perchè i nostri lettori hanno comunque avuto la chiarezza di regalarci un’opinione. E forse lei del giornalismo ha un’idea sbagliata. E’ un lavoro per veri “faticatori”. Saluti

  • scritto da Pluralia Mastatis

    Signor Roberto,
    grazie per l’intervento… ma parli per sé stesso, e cerchi, cortesemente, di evitare il Pluralia Maestatis che utilizza un vescovo della città eterna dal sorriso vagamente diabolico.
    A me hanno ultimamente fatto telefonate anonime notturne e danneggiato gravemente l’autovettura.
    E da un anno che aspetto notizie del Gip (Giudice per le indagini preliminari) dopo aver presentato regolarmente querela.
    Il ragionamento della riservatezza non farebbe una grinza se vivessimo in un paese civile.
    Purtroppo ci sono schifezze ambulanti licantrope in giro che ne approfittano per attaccare vigliaccamente il prossimo.
    Saluti.

  • scritto da antonio magrì

    Vi invito a leggere “Semiotica di Cosa Nostra e dell’Antimafia. Il ruolo del giornalismo tra linee editoriali e conflitti di interesse” (Aracne Editrice, Roma, 2010)

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