Grasso: “La mafia è meno violenta
ma orientata verso l’imprenditoria”

domenica 28 febbraio 2010
17:33
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Nell’investire i capitali in attivita’ ‘pulite’, le organizzazioni criminali dimostrano di essere ”ormai proiettate verso il mondo degli affari e di aver abbandonato un lato prettamente violento”. Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, intervistato da Lucia Annunziata nel corso della trasmissione ‘In 1/2 ora’, trae spunto dalle inchieste che hanno coinvolto i vertici di Fastweb e il senatore Nicola Di Girolamo per spiegare che le organizzazioni criminali si stanno espandendo ”attraverso due elementi: la globalizzazione e la tecnologia”. Dunque, gli strumenti di repressione e gli accertamenti devono tenere il passo di una ”la criminalit… organizzata fa impresa”. Tutto cio’ rappresenta un problema in particolare in un momento di grave crisi economica: ”Oggi chi ha danaro contante ha un potere che sicuramente non ha chi deve andare a prendere il danaro pagando interessi salati a banche. Siamo in un momento in cui l’attenzione deve essere massima”, perche’ esiste ”la possibilita’ di una ulteriore massiccia infiltrazione del fenomeno criminale nascosto, che poi si presenta con la faccia pulita dei prestanome, delle societa’ che sono come una serie di scatole cinesi una dentro l’altra”. Questa- afferma Grasso – e’ ”una mafia che fa affari”e che rappresenta ”un problema non solo per il sud, ma e’ un problema nazionale” proprio in considerazione della sua ”proiezione imprenditoriale”.

Grasso ha quindi parlato del tema della corruzione: “Anche se l’Italia non si trova di fronte a una nuova Tangentopoli, c’e’ pero’ un ”allarme” corruzione che ”va recepito” quanto prima per ”evitare” di finire nuovamente in un baratro. Non credo che siamo di fronte a qualcosa che si possa paragonare a Tangentopoli. I fenomeni vanno storicizzati: le condizioni di allora erano completamente diverse, c’era la legge sull’immunita’ parlamentare ancora in vigore, c’era una sorta di implosione di una certa imprenditoria che ha ritenuto che non era piu’ conveniente pagare una tangente per non avere nulla. Non credo che siamo in queste condizioni”, premette Grasso. Inoltre, ”Confindustria, con Lo Bello, ha recepito in pieno il messaggio secondo cui l’illegalita’ non conviene all’imprenditore”. Tutto cio’ non significa pero’ che l’allarme vada sottovalutato. Siamo ancora in tempo a non entrare dentro il baratro di una nuova tangentopoli? chiede Annunziata. ”Si, pero l’allarme deve essere recepito e bisogna vedere cosa si puo’ fare per tempo”.

 
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