Il Palermo fa a fette
la Decrepita Signora

Il Palermo fa a fette   la Decrepita Signora
domenica 28 febbraio 2010
20:36
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L’avevamo detto: l’uomo di Genio deve essere grasso, o almeno grassottello. E Fabrizio Miccoli – quasi a risponderci – aveva replicato ai detrattori del suo peso forma: io sono magro, vabbè. No, Fabrizio. Sei grasso e non già  di fisico. Hai uno spirito abbondante di portento,  giochi e letizia. Obeso e sovraccarico di invenzioni e magia. Fantasia è il nome del tuo adipe.
E’ stata una fantasticheria di Fabrizinho nostro a spalancare al Palermo le porte del paradiso, sbriciolando la maschera di una Juve che non è più se stessa, che non si ritrova più. E’ stato lui, il Romarione di Palermo, al quindicesimo della ripresa. Palla dallo scarpino destro all’incrocio dei pali di un Manninger, se possibile ancora più pallido. Ma dov’era il telecomando della play station?

Fino a quel momento la Juve aveva macinato un gioco insipido, una minestrina insapore. E il Palermo si era acquattato come un gattone alle prese con un topo dalle evidenti e presuntuose smanie di grandezza, non supportate dagli argomenti. Primo tempo di cross, come se piovesse, dalle parti di Salvatore Sirigu fresco convocato azzurro, impegnato solo da una traiettoria malvagia di Candreva. Tutti chiacchiere e distintivo sbiadito.  Un soffiare perpetuo su un fuoco senza guizzi, su un’ipotetica partita che non c’è. Palermo coriaceo, apparanemente rinunciatario, con le unghie affilate sotto la maglia e l’occhio vispo appresso alla coda della preda.
Quel Gattone di un Delio Rossi aveva capito le bizze della truppa del topolino Zaccheroni. Facciamoli sfogare – questa la tesi – e stancare. Poi si vedrà.
E si è visto, infatti. Si è visto eccome.  La Juve è andata cozzare contro la muraglia della sua impotenza. L’invenzione di Miccoli l’ha spaccata a metà, precipitandola nello psicodramma, nel baratro della sua pochezza reiterata. Il Palermo nel secondo tempo ha spiegato le sue bellissime ali: forza e fantasia, genio e organizzazione capacità di soffrire e di gioire. Talché perfino  i solitamente micragnosi telecronisti Sky hanno dovuto prendere atto dello splendido ricamo posato dal sarto Delio sul prato dell’Olimpico, mentre Liverani cuciva e ricuciva col suo passo da bradipo fatato.

Dopo il primo  gol rosanero, la Juve ha tentato un sussulto d’orgoglio. Un arbitro moderatamente coraggioso ha negato un gol per un evidente fuorigioco di Del Piero, su tiro di Cannavaro (e chissà quanti altri avrebbero…). Il Palermo- Gattone ha tirato fuori il gomitolo di trame apprezzabili. Fabrizinho è uscito dal campo, finalmente sorridente. E Igorone Budan, appena entrato, è riuscito a sorridere più di lui. Tocco maldestro di Grygera, Budan che si infila e dribbla Manninger. Che fai, Igoruccio,  non tiri? Non ancora, Igor assapora il momento. Lo tende fino all’infinito, si gode l’estasi del quasi gol. Poi non può esimersi. Appoggio a porta vuota. Due a zero.

Il resto è una pazzesca cavalcata di pochi minuti verso la gloria del triplice fischio. Con i ragazzi rosanero a festeggiare e Zaccheroni tale e quale un suo Carneade panchinaro. Sì. Immobile.

FORMAZIONI UFFICIALI

Juventus (4-3-1-2): Manninger; Grygera, Cannavaro, Chiellini; Candreva, Melo, Sissoko, De Ceglie (81′ Grosso); Diego (89′ Zebina); Trezeguet, Del Piero (81′ Paolucci).
A disposizione: Pinsoglio, Grosso, Zebina, Paolucci, Legrottaglie, Marrone, Immobile.
Allenatore: Alberto Zaccheroni.

 

Palermo (4-3-1-2): Sirigu; Cassani, Bovo, Kjaer, Balzaretti; Migliaccio (86′ Blasi)Liverani, Nocerino; Pastore; Miccoli (81′ Budan), Hernandez (70′ Cavani). A disposizione: Benussi,  Goian, Cavani, Bertolo, Budan, Simplicio, Blasi.
Allenatore: Delio Rossi.

 
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