Anniversario sbarco dei Mille,
ecco il comitato “Sicilia 150″

Concerti, incontri, eventi, manifestazioni, in vista dei festeggiamenti per il centocinquantesimo anniversario dallo sbarco dei Mille in Sicilia. Così, per ricordare l’arrivo nell’Isola della spedizione garibaldina, è stato presentato questa mattina a Palermo il comitato “Sicilia 150”, che coordinerà le iniziative, in programma a partire dall’11 maggio 2010 (data dello sbarco a Marsala). Niente di più preciso, almeno per il momento, se non le date e luoghi delle celebrazioni.

Per sapere cosa sarà organizzato nei singoli Comuni, bisognerà aspettare che il comitato pianifichi il calendario degli eventi. Oltre la tappa dell’11 maggio a Marsala, i festeggiamenti proseguiranno poi il 13 a Salemi (con un concerto serale a Segesta), il 15 a Calatafimi, il 26 a Gibilrossa, il 27 a Palermo. Le altre date previste saranno a luglio, il 17 e il 27, rispettivamente a Milazzo e Messina. Le celebrazioni dovrebbero poi concludersi a Bronte il prossimo 8 agosto. Il comitato, presieduto dal governatore Lombardo, è formato dagli assessori regionali Gaetano Armao, Mario Centorrino, Caterina Chinnici e Nino Strano e dai sindaci dei comuni interessati alle celebrazioni: Vittorio Sgarbi (Salemi), Nicolò Ferrara (Calatafimi-Segesta), Lorenzo Carini (Marsala), Diego Cammarata (Palermo), Salvatore Badami (Misilmeri), Giuseppe Buzzanca (Messina), Lorenzo Italiano (Milazzo), Giuseppe Firrarello (Bronte). Del comitato coordinatore faranno parte, inoltre, Mario Fasino, ex presidente della Regione, Vincenzo Emanuele, segretario generale della Presidenza della Regione, e i dirigenti generali Gesualdo Campo e Marco Salerno.

I festeggiamenti sono stati definiti dall’assessore Chinnici importante “occasione per valorizzare la storia, la cultura e le tradizioni della nostra terra”. Non si è fatta attendere la polemica di Vittorio Sgarbi, insoddisfatto per l’assenza della parola ‘Unità’ dal logo e dal nome del comitato. “Il tema, oggi – ha detto Sgarbi – è in che modo far sentire che la Sicilia è più che mai presente nell’Unità d’Italia. Lo Stato, per celebrare i centocinquant’anni, sta spendendo un sacco di soldi per realizzare le solite opere faraoniche”. Secondo Sgarbi bisognerà utilizzare al meglio le risorse di cui si dispone perché “qui in Sicilia abbiamo la fortuna di iniziare le celebrazioni con un anno di anticipo rispetto al resto del Paese. Poiché qui da noi, nei prossimi mesi e nel prossimo anno, sono già in programma eventi culturali di valenza internazionale, non ci resta che valorizzarli all’insegna dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia”.

Un ultimo annuncio, da parte dell’eccentrico sindaco salemitano: Sgarbi, infatti, ha precisato di aver già invitato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che si sarebbe detto disponibile a venire in visita in Sicilia in occasione delle celebrazioni.

 
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Commenti

  • scritto da Giuseppe Vella

    Ancora una volta i siciliani perdono l’occasione di svegliarsi. Per 150 anni abbiamo sentito , letto e dibattuto sulla “famosa” unità d’Italia che iniziò appunto con lo sbarco degli avventurieri di garibaldi. Ma qualcuno si è mai chiesto perchè doveva arrivare un garibaldi qualsiasi a liberare la Sicilia?
    Ma liberarla per cosa? per darla ai piemontesi che tanto per farsi conoscere nel 1867 portarono 20.000 uomini tra fanti e bersaglieri per sedare una rivolta di quattro gatti? Calammo le braghe allora e continuiamo a calarle tutt’oggi di fronte al potere del Nord. Ma la gente piuttosto che festeggiare la sodomia del 1860 perchè non mette nel dimenticatoio quegli eventi che negli anni successivi ci hanno regalato gli uomini politici siciliani di oggi; personaggi falsamente indottrinati, presuntuosi, legati alla poltrona e che se ne fottono di metterci la faccia e il sangue per la propria terra. Siamo fermi come statue quando ancora oggi, vedasi giornali e TV del nord,i siciliani sono tratati a pesci in faccia da tutto il mondo! Da siciliano mi vergogno di alcuni conterranei, da meridionale che vive al nord suggerisco di aprire una finestra sul “grande Nord” almeno per sentire che anche qui c’è delinquenza, mafia, malasanità, nepotismo, mazzette e la politica degli affari.
    Tornando a 150 anni fa personalmente lo definirei “l’alibi dei Savoia (che Dio li maledica!).

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