Al Metropolitan si “spegne” Avatar
Il triste ritorno da Pandora a Palermo

lunedì 22 febbraio 2010
11:19
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Sul pianeta Pandora certe cose non succedono. Cinema Cityplex Metropolitan, sala 4, Avatar. Il 3D è perfetto. Tecnologia sofisticata quella di Cameron. Forse in America. Qui a Palermo, nella nuovissima multisala  di viale Strasburgo ogni tanto qualcuno si distrae.
Mentre i giganti blu, quelli dagli occhi grandi e gli archi in spalla corrono in una foresta dai colori vivaci, tra funghi rosa, liane azzurre e sacri alberi bianchi, nell’affannosa speranza di salvare la loro terra…stop. Si blocca l’immagine. Luci accese. Rumori da risonanza magnetica. È a un palmo di naso il faccione alieno dal naso schiacciato e lo sguardo penetrante. Se ne possono distinguere perfino le ciglia. E rimane lì, nell’attesa di poter continuare la sua battaglia, con centinaia di occhi che lo scrutano, dall’altro lato dello schermo.
Cinque minuti e la folle corsa contro elicotteri e giganti robot nemici riprende. Le immagini scorrono veloci, inchiodando alla sedia spettatori affascinati da effetti speciali mai visti. La sensazione è di essere uno di loro. Un Avatar, che salta da un ramo all’altro, con l’agilità di un acrobata.
Ma l’illusione di calpestare foglie viola, volare nel cielo su draghi colorati e uccidere nemici con frecce appuntite svanisce di colpo. Un’altra volta.  Lo schermo trema, la sala si riempie di fischi e lamentele. Qualcuno protesta: “Aggiustate il dvd invece di chiacchierare”. Altri ironizzano: “Vogliamo i soldi indietro”. Forse il vero problema non è il dvd, ma la sala proiezione vuota. L’addetto ai lavori si è allontanato per sostituire un collega alla cassa. La gente in piedi s’infervora. Le maschere cercano di mantenere la calma e si giustificano: “Un attimo di pazienza e risolviamo”. Trascorre più di un attimo. Sei o sette minuti e il film ricomincia. Ma ormai Pandora è solo un ricordo. Siamo tornati a Palermo.

 
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Commenti

  • scritto da Enrico Nunnari

    Gran bel pezzo (triste). E’ l’unico modo per manifestare il nostro dissenso. E a Palermo purtroppo (parla uno che vive da anni in giro nel mondo) siamo anni luce indietro… ma non nella direzione di Pandora!

  • scritto da Massimo Di Martino

    Mi sfugge veramente qualcosa… Da settimane il cinema Metropolitan propone in due diverse sale il film di Avatar senza alcuno intoppo. Come voi sapete meglio di me, le apparecchiature elettroniche possono incepparsi all’improvviso. Gisella Cavallaro dovrebbe sapere, prima di pubblicare un pezzo del genere (e il discorso
    si può rigirare al vostro editore e direttore responsabile) e prima di infangare lo sforzo di un esercente cinematografico e in parte la categoria a cui i fratelli Patti appartengono, che la gestione di un film 3d non è cosa da poco e che, se proprio deve criticare a tutti i costi, rivolga la propria grinta e la propria rabbia verso quello che c’è fuori dal cinema. A Palermo il marcio certamente non manca. E non saranno i 7 minuti di attesa. Da gestore di Cinematocasa, il più piccolo cineristorante d’Italia mi rattristo quando leggo tutto questo. E’ solo cattivo giornalismo che rischia di allontanare sempre di più i palermitani dalle sale.

  • scritto da Silvio Corrao

    Sono spesso molto critico, anche polemico, nei confronti di chi fa male il proprio lavoro. Ma in questo caso, mi pare eccessivo il tono dell’articolo; che un’apparecchiatura si possa bloccare, o che una tantum capiti che l’addetto si sposti e che – proprio in quel momento – si blocchi la proiezione, beh, mi pare pochino per dire “Ma ormai Pandora è solo un ricordo. Siamo tornati a Palermo.”
    Naturalmente sono due frasi belle e ad effetto, ma ho impressione che sia un casus costruito su un piccolo problema tecnico…O è capitato più volte?

  • scritto da Roberto Puglisi

    Il suo solito commento. Critichiamo una cosa? E lei pensa che dobbiamo criticarne un’altra. Scriviamo una cosa? E lei dice che dobbiamo scriverne un’altra. Non posso fare altro che salutarla con simpatia.

  • scritto da Massimo Di Martino

    Il mio solito commento? Ma cosa c’entra questo… Cercate di fare un minimo di autocritica ogni tanto.
    La signorina Gisella non si è preoccupata di contattare i gestori per una replica, non ha verificato se il guasto è ricorrente o isolato, non ha considerato l’investimento dei gestori per trasformare un cinema in un polo ambivalente culturale. Ha saputo soltanto, in un gesto stizzoso per i suoi 7 minuti di attesa, scrivere un pezzo scorretto poi titolato enfaticamente “Al Metropolitan si “spegne” Avatar – Il triste ritorno da Pandora a Palermo”.
    Che cosa c’entra, quindi, il mio commento.
    Per fare il giornalista, caro Puglisi, non serve frequentare una scuola o un po’ di praticantato in un giornale(tto) o in un blog. Bisogna essere credibili (e questo lo sa bene il vostro direttore). Se non sbaglio io sono intervenuto nel vostro portale solo 3 volte. La prima per ricordare, in merito alle confessioni di Ciancimino, che gli errori grammaticali e i refusi potevano essere corretti con qualche minuto di calma in più dal momento che quello che ha detto questo “galantuomo”, poteva essere messo in rete con un pizzico di ritardo senza grandi sconvolgimenti delle nostre esistenze. Lasciate la velocità alle agenzie di stampa come l’Ansa che di questo vivono e che raramente lanciano un pezzo con tanti errori.
    La seconda per ricordare il cattivo gusto nel pubblicare la morte di un attore in gravi condizioni ma ancora vivo (della cosa anche voi vi siete cosparsi il capo di cenere). E la terza per ricordarvi che voi avete, parafrasando spiderman, un grande potere di comunicazione e quindi una grande responsabilità. Secondo lei e secondo il suo direttore questo pezzo a cosa serve? A far notare la mancanza di professionalità dei gestori del metropolitan o a far capire che il mezzo tecnologico non è affidabile? O qualcos’altro che mi sfugge?
    Scrivete quello che volete, è la stampa bellezza, ma siate credibili perché su di voi, sulla stampa indipendente e libera, noi contiamo.
    Anche molti di voi mi fanno simpatia, ragazzi che conosco anche personalmente, ma questo mi incoraggerà a scrivere una quarta volta non appena qualche cosa non mi piacerà. Con simpatia.

  • scritto da Roberto Puglisi

    E’ evidente che – nel rispetto delle regole – lei può scrivere quello che vuole. Il dibattito è il sale di tutto. Ma se lei ci offre un legittimo fischio, ci permetta almeno di non condividerlo e di rispondere con un altro (legittimo) controfischio, senza ipocrisia. Questo articolo non serve a nessuno, appunto. E’ un fatto accaduto e noi l’abbiamo raccontato con un bel pezzo. Tutto qui.
    Ps. Il cattivo gusto che dice lei è stato un errore in buonafede. Cattivo gusto vuol dire malizia, l’errore in buonafede è un’altra cosa. La ringraziamo per i consigli sul come fare i giornalisti, ma i nostri contatti giornalieri ci dicono che siamo sufficentemente “credibili” a prescindere dalla sua preoccupazione per noi che comunque accettiamo e di cui la ringraziamo. Saluti.

  • scritto da Saverio Di Patti

    Gentile Gisella Cavallaro e gentile Direttore,
    come gestore del Metropolitan mi preme rispondere al Vostro articolo che racconta, a mio parere, in un tono eccessivamente enfatico, pessimistico e anche errato un semplicissimo intoppo tecnologico accaduto nella nostra sala4 che, sono sicuro… succede anche in America. Perchè di questo si è trattato, un semplice intoppo di una macchina tecnologicamente avanzata che a volte, come tutte le macchine, hanno un passaggio a vuoto. Personalmente ho notizie di proiezioni in 3D interrotti da problemi ai proiettori digitali, da Milano a Roma, credo che nessuno, neanche i gruppi più attrezzati ne sono stati esenti, senza che nessuno abbia fatto polemiche o articoli decadenti. Come qualcuno Le ha risposto, questo è il primo intoppo che abbiamo subito, dopo centinaia e centinaia di proiezioni in 3D certo non per merito nostro, sicuramente per fortuna. Devo anche smentirla sul fatto che il nostro operatore non era andato a sostituire la collega al botteghino… come fa a scrivere una cosa del genere? Il Metropolitan ha più di dieci impiegati (tutti regolarmente messi in regola, in una città come Palermo, questa, dovrebbe essere la vera notizia) che svolgono il loro lavoro con un’innegabile professionalità. Credo che Lei dovrebbe avere più rispetto del loro lavoro.
    Non so se il Vostro sia un buono o cattivo giornalismo, sinceramente non mi interessa ma posso senz’altro dire che il suo articolo non mi è piaciuto nella forma, volutamente denigratorio e irrispettoso verso chi cerca di innovare un settore, quello cinematografico, che a Palermo sicuramente non brilla per modernità.
    Cordialmente
    Saverio Di Patti

  • scritto da Roberto Puglisi

    Gentile signor Di Patti, le rispondo in qualità di coordinatore di livesicilia.it. Noi abbiamo rispetto del suo lavoro e del lavoro dei suoi impiegati. Apprezzo molto il suo tono fermo nelle rivendicazioni e precisazioni di cui – come si dice in questi casi – prendiamo atto. Diciamo che ci sono due versioni contrastanti: non è un dramma. A me quel racconto, il racconto di Gisella Cavallaro, è parso una bellissima metafora. La metafora di un decollo e di un atterraggio. Poi, sul fatto che certe cose succedano anche in America, lasciamo il beneficio del dubbio. A me è capitato, per esempio, nel suo bellissimo cinema sotto Natale, di assistere a dieci minuti di una pellicola che non c’entrava nulla col film per cui avevo pagato il biglietto. Solo dopo dieci minuti c’è venuto il sospetto che non fosse un trailer. Questo per confermarle, col massimo della cordialità, che noi abbiamo rispetto per il suo lavoro. Ma che anche in un lavoro fatto con passione ci possono essere inceppamenti. Raccontarli significa soltanto fare cronaca, senza volere male a nessuno. E Livesicilia ha dimostrato che quando sbaglia sa fare cronaca dei propri errori. Saluti.

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