La nuova verità del pentito Scarantino:
“Non rubai io l’auto che poi esplose”

Cambia ancora una volta la sua versione dei fatti Vincenzo Scarantino, il primo pentito che raccontò ai magistrati le sue verità sulla strage di via D’Amelio in cui venne ucciso il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta. Scarantino ha detto ai magistrati di Caltanissetta, che hanno aperto una nuova inchiesta, che non fu lui a rubare la 126 che fu poi fatta esplodere quel 19 luglio 1992.

Una nuova verità che, come scritto dal Giornale di Sicilia, conferma le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza che nel 2008 rivelò ai pm di essere l’autore del furto della macchina, poi imbottita di tritolo e fatta esplodere.

Ora arriva anche la ricostruzione di Scarantino che ha fornito ben tre differenti racconti. Tasselli nuovi che preparano la strada verso un’istanza di revisione di due dei processi celebrati per l’eccidio di via D’Amelio costati l’ergastolo, il primo, a Salvatore Profeta, e il secondo a Gaetano Scotto, Gaetano Murana, Giuseppe La Mattina, Franco Urso, Cosimo Vernengo e Natale Gambino, tutti condannati grazie alle dichiarazioni di Scarantino.

E la revisione potrebbe essere chiesta anche per il dibattimento a carico di due presunti mandanti Carlo Greco e Pietro Aglieri. “Aspettiamo che depositino i verbali con le dichiarazioni di Spatuzza – ha spiegato il legale di Aglieri Rosalba Di Gregorio – per presentare l’istanza”. Le dichiarazioni del pentito potrebbero essere depositate in due procedimenti, ancora in fase di indagine: quello per calunnia a carico di Scarantino, Candura e di tre funzionari di polizia che condussero le prime indagini e quello su nuovi presunti esecutori aperto proprio grazie alle rivelazioni del collaboratore.

 
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