Oltre tremila persone hanno preso parte allo sciopero dei Nebrodi proclamato dai sindaci per rivendicare il diritto alla mobilità in un comprensorio messo in ginocchio dalle frane dovute al maltempo. Alla manifestazione c’erano rappresentanti dei sindacati, studenti e commercianti. I sindaci della zona compresa tra Tusa e Falcone hanno presenziato al corteo che si è snodato per le strade di Capo d’Orlando e che si è concluso in piazza Matteotti con la stesura di un documento unitario delle amministrazioni letto da uno studente liceale. In rappresentanza di tutti i Nebrodi, sul palco c’era solo il gonfalone del comune di San Fratello, il centro più colpito dal dissesto. Nel documento viene chiesto al governo nazionale di dare immediata esecuzione allo stato di calamità proclamato dalla Regione siciliana. Inoltre sono stati chiamati in causa, Anas, Ferrovie e Provincia di Messina affinché affrontino i problemi del territorio in maniera rapida e incisiva. I sindaci si sono riuniti nella sala consiliare di Capo d’Orlando per programmare ulteriori iniziative unitarie.











Ma cosa fanno scioperano contro loro stessi?
Chi amministra i paesi in cui succedono le frane ?
Gli onorevoli ,colpevoli di non interessarsi, chi li ha votati?
forse gli alieni venuti da Marte?
O forse l’Emilia Romagna ha eletto i rappresentanti della Sicilia?
O forse gli eletti ,che non si interessano, rispecchiano la qualità del consenso di chi li ha votati?
I piani regolatori dei Comuni chi li ha fatti?
le concessioni edilizie chi li ha rilasciate?
Forse venivano dal pianeta Saturno?
O si riscopre la teoria del vecchio detto siciliano “di chi se le canta e se la suona”?
mah.
Abbiamo scioperato perchè appunto quelli che tutti noi abbiamo eletto fin’ora non son stati capaci di mettere in sicurezza certe zone. E devo dire che questa manifestazione è servita si.. abbiamo sicuramente raggiunto qualche obbiettivo. Siamo comunque pronti a scendere nuovamente in piazza.. Non ce la cantiamo e non ce la suoniamo! Facciamo sentire la nostra voce.. tutto qui.