Raffaele Sabato era l’altro frate.
Ha un cellulare antico. Chiami, sicuro che il numero sia stato polverizzato dal cambio della scheda. Lui, Raffaele, risponde con la sua voce cavernosa. Appuntamento in via Dante. Il tavolino di un bar. L’uomo che ha diviso a metà vita e carriera con Giorgio Li Bassi, a un certo punto, piange. Gocce grosse che inzuppano la camicia.
Raffaele ha un viso bello e segnato da attore palermitano. Parla, come se Ollio parlasse di Stanlio che non c’è più. O viceversa. Parla di “Giorgio”, come se non fosse mai morto. Come se recitasse da morto. Non è morto, finge. Abbiate pazienza, aspettate la fine dello spettacolo.
“Vuoi chiacchierare di Giorgio Li Bassi, mio amico e compagno di un’esistenza?”.
Sì, Raffaele.
“Va bene. Sai, non ho fatto mente locale, come si dice. Prima o poi, ne sono sicuro, mi mancherà”.
Mancherà a tutti.
“Ho detto a mia figlia: andiamo al funerale. E lei: ma Giorgio viene? Lo immaginiamo vivo, non c’è niente da fare”.
Che tipo era Giorgio Li Bassi?
“Miiiii, camurriusu…. Un rompicoglioni”.
E che altro?
“Una persona buonissima, un poeta. Aveva un cuore immenso. Schifio!”.
Che è successo?
“Penso a uno che voleva fare un discorso al suo funerale (ieri, ndr), uno importante. Stavo per andarmene. Ora Giorgio Li Bassi sarà di tutti, mentre non era di nessuno”.
Che vuoi dire?
“Quello che voglio dire lo devi scrivere chiaro. Raffaele grida: giù le mani da Giorgio Li Bassi. Ora scatterà la gara dell’appartenenza. Era nostro, no era nostro. La solita retorica che sappiamo”.
Giorgio Li Bassi a chi apparteneva?
“Giorgio sarà sempre del suo popolo, della gente dei rioni poveri e disgraziati. Giorgio sarà sempre del popolo palermitano. E di nessun altro”.
Non ci provate…
“Ecco, non ci devono provare. Calatevi le mani”.
Strana sorte quella degli attori palermitani. In vita, hanno successo solo oltre i confini del loro mondo. Da morti tutti diventano loro amici.
“E’ uno schifo. Noi della vecchia guardia, io, Lollo (Franco), Paride (Benassai) Angelo (Butera) e altri, non ne possiamo più”.
E che farete?
“Qualcosa faremo. I milioni volano sopra le nostre teste. Se li spartiscono alla grande, mentre i palermitani veraci stanno a guardare. Le istituzioni se ne fottono. E noi siamo gli storici, i veri protagonisti dello spettacolo palermitano. Ci sono progetti. Volevo coinvolgere pure Giorgio”.
Lo chiedo di nuovo: chi era Giorgio Li Bassi?
“Un poeta. Era Giuseppe Schiera, il poeta dei poveri. Con lui si era reincarnato”.
Quando vi siete parlati l’ultima volta?
“Sabato scorso l’ho cercato. E lui ha cercato me. Sono entrato in un panificio. Il titolare m’ha detto: vinni Giorgio, circava a tia. Siccome non ti ha trovato, si è catafottuto mezza teglia di sfincione”.
Era fatto così.
“Entrava nei bar, pigliava un cucchiaino e cominciava a gustare tutti i gelati. E il barista non sapeva se ridere o arrabbiarsi. Ma come potevi arrabbiarti?”.
Come si poteva?
“Quando abbiamo messo su il nostro locale (il Convento, ndr) volevamo sistemare tutto. Lui è andato da un amico: me lo regali un po’ di ducotone per una stanzetta? Al secondo camion l’amico fa: Giorgio, ma quant’è ’sta stanzetta?”.
Non ti annoiavi mai con lui.
“Mai. La sai quella del cane?”.
Non ancora.
“Giorgio prese un cane. Bianco, peloso, grande e bruttissimo. Lo curava, lo portava in giro. Ne era orgoglioso. Poi il cane sparì”.
Sparì?
“Sì, lo cercammo per due settimane. Un giorno vedo Giorgio sconsolato, con la guancia sulla mano. Gli dico: che c’è?”.
E lui?
“E lui mi guarda e fa: sono triste per il cane. Pi mmia u’ scanciaru pi pecora. E su manciaru”.
E Raffaele spalanca il suo viso. Gocce di risata cadono sulla camicia e sul caffè. Sibilano e scoppiano, dove c’erano le lacrime.











Sono d’accordo che Giorgio appartiene al popolo. Grande maschera del teatro palermitano: ha rappresentato la quotidianità di una città unica, dove tutto è esagerato e melodrammatico. Ma l’ha saputo fare con leggerezza…
Da ragazzino sono cresciuto a TelePatrizia e Più meglio della Rai.
Non me ne vergogno e non me ne sono mai vergognato.
Renzino Barbera e Giorgi Li Bassi, insieme a Raffaele e tutti quelli da lui nominati, sono un pezzo di storia bellissima di Palermo. Se qualcuno rivedesse il “Sindaco Siroro” avrebbe più di uno spunto di riflessione in questo momento. Purtroppo la sindrome da Franco e Ciccio ( rivalutazione a posteriori) è una realtà a cui i siciliani sono abituati, ma che non dovrebbero più accettare. Il teatro è una delle arti più radicate nell’animo palermitano, ma anche la più dimenticata e la meno seguita.
Grazie Raffaele per il ritratto di Giorgio che ci hai regalato.
Mi è capitato di incrociarlo a piedi in via Sciuti , qualche settimana fà…..andava avanti e in dietro e si “Rugnuliava”, come se non sapesse cosa doveva fare prima.
In quell’attimo incrociando il suo sguardo, ho visto l’accenno di un sorriso quasi compiaciuto……forse avrà pensato: Ma ti pari…ca sugnu fuoddi???
Sicuramente non l’ho pensato…..non ho pensato nemmeno che che lui stesse recitando…perchè Lui era così …Naturalmente…un Puro…una mosca bianca fuori dagli schemi.
Non lo dimenticherò mai….Grazie Giorgio.
RAFFAELE SABATO ………PAROLE SANTE! GIORGIO ERA E SARà SEMPRE UNICO MA PRINCIPALMENTE UN VERO PALERMITANO ………..
Siete riusciti a farmi amare una persona di cui non sapevo nulla, fino a dieci minuti addietro. Questo perchè si tocca con mano la vostra grande umanità e verità. Grazie a voi tutti.
La morte di Giorgio ci ha spiazzati totalmente ….simile ad un fulmine a ciel sereno, lascia un vuoto a dir poco “incolmabile” tra le righe della cultura, tra le strade di Palermo e nei nostri cuori.
Uomo di grande fantasia, attore ed interprete della vita semplice……
Uomo di grande cultura, Maestro ed Insegnante di vita vissuta…..
Giorgio…..e’ rimasto l’eco della tua voce in sospensione nell’aria che lentamente andiamo assorbendo, come una terra arida che si disseta al calar della prima brina mattutina…….