Lombardo: “Termini deve continuare a produrre auto”
”A Termini Imerese deve restare la produzione di automobili e ci opponiamo a qualunque ipotesi di vendita di stoviglie o lampade da tavolo. Su questo la Regione non molla. Il patrimonio di alta professionalita’ che negli anni si e’ consolidato a Termini Imerese non puo’ essere disperso”. Lo ha detto il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, dopo aver partecipato con l’assessore regionale alle Attivita’ Produttive, Marco Venturi, al tavolo tecnico sulla questione dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, al ministero dello Sviluppo Economico. ”Abbiamo ribadito in questa sede la volonta’ della Regione – ha aggiunto – di investire 350 milioni per le infrastrutture del sito industriale e il potenziamento dello stabilimento Fiat e l’attivazione di misure che consentano sgravi sul costo del lavoro e l’accesso al credito di imposta. Tutto questo sara’ messo nero su bianco entro 10 giorni”. Per Lombardo si partira’ da due punti fermi: ”Il primo e’ il mantenimento della produzione di autoveicoli a Termini; il secondo e’ la garanzia dei livelli occupazionali che devono essere mantenuti, se non aumentati. Ecco perche’ contestiamo il piano industriale che prevede invece l’abbandono di Termini da parte della Fiat”. ”Oggi la Fiat ha ancora una volta ribadito – ha detto l’assessore Venturi – la volonta’ di andare via dalla Sicilia. Ha tuttavia manifestato la sua disponibilita’ a collaborare ad eventuali soluzioni alternative, mettendo a disposizione l’impianto industriale. Noi ci auguriamo di riuscire a far cambiare idea al Lingotto. Tuttavia se questo non fosse possibile confidiamo che Fiat, poiche’ dice di non temere l’eventuale insediamento in Sicilia di un gruppo straniero, mantenga fede agli impegni verbali e di fronte ad una proposta concreta metta a disposizione lo stabilimento ad un prezzo simbolico”.
Ikea esclude interessi
Ikea e’ interessata al mercato siciliano e sta investendo nei lavori per un nuovo centro a Catania, la cui apertura e’ prevista nella primavera del 2011. A seconda dei riscontri che il punto vendita avra’, l’azienda potrebbe valutare nei prossimi cinque anni l’apertura di un ulteriore centro in Sicilia, ma gia’ esclude si possa trattare di Termini Imerese. Lo dice il responsabile della comunicazione di Ikea Italia. ”Attualmente siamo tutti concentrati su Catania – ha spiegato – vediamo come reagira’ il mercato siciliano”. Potenzialmente sul mercato dell’isola in un secondo momento ci potrebbe essere spazio per un nuovo centro del noto gruppo svedese nei pressi di Palermo. ”Termini Imerese sarebbe pero’ troppo lontano – spiegano dalla societa’ – secondo la nostra esperienza i punti vendita devono essere situati al massimo entro 10 chilometri dal centro urbano”.
Marcecaglia: “Non c’è incentivo che tenga”
Si è concluso il tavolo tecnico a Roma. Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, concorda con l’ad di Fiat, Sergio Marchionne, secondo il quale più che incentivi serve una politica industriale. ”Se si fanno stabilimenti, anche fortemente sussidiati ma che non hanno una ragione economica non c’è incentivo che tenga”, ha detto Marcegaglia, che oggi ha presentato il programma di celebrazione del centenario di Confindustria. ”Termini Imerese è uno stabilimento che non da oggi ha problemi di minore produzione, logistici e di scarsa efficienza. Il tema vero non è quello di obbligare un imprenditore a mantenere uno stabilimento ma di reimpiegare le persone”, ha detto ancora il presidente di Confindustria, ricordano che in queste ore ‘’si sta ragionando proprio su questo, e c’è anche la disponibilità della Fiat a contribuire. Questo è un atteggiamento giusto. Se a Termini non si produrranno auto – ha concluso – il nostro tema sarà quello del reimpiego”.
Calderoli contro Montezemolo
”Cosa? Se è una barzelletta la dichiarazione di Montezemolo per cui la Fiat, da quando c’e’ lui, non ha ricevuto un euro dallo Stato, allora la barzelletta non fa proprio ridere. Se invece Montezemolo non scherza e parla sul serio allora la faccenda assume contorni ’sanitari’…”. Lo afferma in una nota Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione Normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord. ”Non mi attendevo sicuramente – continua – della riconoscenza, ma la negazione dell’evidenza mi porterà ad assumere, a titolo personale, un atteggiamento completamente diverso e intransigente rispetto a un’azienda, quale la Fiat, che i nostri padri consideravano un’azienda di Stato proprio per via degli interventi statali che ha ricevuto nel corso degli anni”.
Sciopero spontaneo a Termini
I lavoratori dello stabilimento Fiat di Termini Imerese hanno cominciato poco dopo mezzogiorno uno sciopero spontaneo e sono usciti dalla fabbrica per unirsi, nel piazzale, alla ventina di sindaci del comprensorio e all’arciprete, Francesco Anfuso, che stavano manifestando con un sit-in.
La Cisl di Palermo: “La priorità per Termini è restare un polo industriale”
“Da giorni assistiamo a un susseguirsi di proposte per il futuro di Termini Imerese, più o meno strampalate, provenienti da politici di ogni colore e livello o da altri personaggi i cui obiettivi sono solo quelli di conquistare uno spazio su giornali e tg. La priorità del nostro sindacato – dice il segretario generale della Cisl di Palermo, Mimmo Milazzo – è che Termini Imerese rimanga un polo industriale di livello internazionale da sviluppare ulteriormente in futuro”.
Termini non ha futuro
La Fiat non ha più interesse a mantenere alcuna delle sue attività industriali a Termini Imerese. Lo hanno ribadito i rappresentanti dell’azienda intervendo al tavolo tecnico che si sta svolgendo al ministero dello Sviluppo Economico. La Fiat avrebbe poi precisato di essere interessata alla cessione dello stabilimento ma non della tecnologia.
La mobilità
Circa la metà dei dipendenti dello stabilimento Fiat di Termini Imerese ha i requisiti per la mobilità con l’aggancio alla pensione. Lo hanno detto i rappresentanti della Fiat al tavolo al ministero dello sviluppo economico, secondo quanto riferiscono partecipanti alla riunione. Si tratta di 806 persone, su 1658 dipendenti dello stabilimento.
L’azienda: due anni di tempo
”Abbiamo due anni di tempo per trovare le migliori alternative industriali”. Da parte della Fiat ”c’è la massima collaborazione per ridurre l’impatto sociale dovuto allo stop produttivo” di Termini Imerese. Lo ha detto, a quanto si apprende da fonti presenti all’incontro, il responsabile delle relazioni istituzionali del Lingotto, Ernesto Auci, intervenendo al tavolo sullo stabilimento siciliano che si sta svolgendo al Ministero dello Sviluppo Economico.
Parla Montezemolo
“Fiat ha con il governo un rapporto molto chiaro e positivo di dialogo e confronto,così come deve essere”. Lo ha detto il presidente del Gruppo Fiat Luca Cordero di Montezemolo all’inaugurazione dell’anno accademico della Luiss: “Da quando ci siamo noi in Fiat – ha aggiunto – l’azienda non ha ricevuto un euro dal governo. Le scelte industriali, che servono a mantenere competitiva un’azienda, non possono essere disgiunte dal farci carico dei problemi delle nostre persone”.
Comincia il vertice a Roma
E’ iniziato da pochi minuti al ministero dello Sviluppo economico il vertice con la Fiat e i sindacati per decidere il destino dell’impianto industriale di Termini Imerese. Durante la riunione saranno valutate le sette proposte arrivate fino a questo momento al ministero. La maggior parte delle proposte riguarda la mobilità delle persone, ma ci sarebbe anche un’industria cinematografica che ha presentato un suo progetto di sviluppo nell’area siciliana. Dal tavolo tecnico ci si aspettano risposte non solo per la fabbrica che la Fiat ha deciso di chiudere ma per tutto il polo industriale di Termini Imerese. Al tavolo siedono tra gli altri Giuseppe Tripodi, capo del Dipartimento imprese del Ministero e coordinatore della task force per Termini Imerese; Andrea Bianchi, direttore generale Industria del Ministero; Ernesto Auci e Paolo Rebaudengo, rispettivamente responsabile delle relazioni istituzionali e delle relazioni industriali della Fiat; il governatore della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo; il sindaco di Termini Imerese, Salvatore Burrafato e i rappresentanti dei sindacati di categoria
Protesta davanti ai cancelli di Termini
I sindaci del comprensorio di Termini Imerese e l’arciprete don Francesco Anfuso oggi effettueranno un sit-in davanti ai cancelli della Fiat per manifestare la propria vicinanza ai lavoratori nel giorno della riunione al ministero dello Sviluppo tra l’azienda e i sindacati, nel corso della quale il dicastero dovrebbe fornire i dettagli delle proposte avanzate da alcuni gruppi industriali e finanziari per la fabbrica siciliana. Il sit-in è previsto per le 10.30. Ieri i sindaci di Termini Imerese (Salvatore Burrafato), di Campofelice di Roccella (Francesco Vasta) e di Petralia Sottana (Santo Inguaggiato) hanno costituito un coordinamento col compito di programmare iniziative di mobilitazione in difesa dello stabilimento. ”Istituzioni locali e mondo ecclesiastico – dicono il sindaco Burrafato e padre Anfuso – hanno fatto una scelta di campo, schierandosi a fianco dei lavoratori della Fiat e dell’indotto. Vogliamo creare un grande movimento che possa indirizzare la vertenza verso un esito positivo, perchè in ballo ci sono 2.200 famiglie e un intero territorio”. ”Se dalla sua parte l’ad Sergio Marchionne ha la Confindustria – conclude Burrafato – gli operai dalla loro hanno i municipi e la Chiesa”. Domani il coordinamento dei sindaci e l’arciprete incontreranno nel municipio di Termini Imerese i segretari territoriali di Fim Fiom e Uilm per fare il punto dopo la riunione al ministero e per concordare ulteriori azioni di mobilitazione.











montezemolo e il cinico marchionne sono disonesti intellettualmente.
Ovvio che gli incentivi hanno aiutato gli acquirenti, ma fanno finta di dimenticare che senza gli incentivi avrebbero venduto PATATE e soprattutto, grazie agli incentivi hanno venduto le auto a prezzo pieno!!!
Con la scusa dell’incentivo i venditori le hanno vendute senza una lira di sconto.
E poi:
vogliamo ricordare con quali soldi è stato costruito lo stabilimento di Melfi?
E chi più ne ha più ne… ricordi.
Sono davvero “imprenditori” senza pudore. Troppo bene erano abituati.
Sono imprenditori italiani. Saluti
Grazie ai sindacati!!!!
Eravate in malattia e svolgevate un alto lavoro in nero.
Ora piangete! Avete venduto il CERTO per l’INCERTO! L’Azienda che dava da mangiare anche ai Vs. figli, l’avete VENDUTA VOI! PRIMA DI MARCHIONNE !!!
Sono imprenditori italiani. Anche cinici e tutto il resto: è vero.Ma stavolta la nazionalità centra poco.La Marcecaglia dice:”Se si fanno stabilimenti, anche fortemente sussidiati ma che non hanno una ragione economica, non c’è incentivo che tenga”.Per l’imprenditore 2+2 deve fare sempre quattro. L’Economia non è la Caritas dal cuore tenero, ma una signora fredda e cinica, lei sì! Intanto domandiamoci:quando smetterà la Sicilia di fare la bambina che ha bisogno della mamma per preparale la pappa?
@sicilianomiomalgrado
quindi se non ho capito male, tutti gli operai che ora si troveranno senza lavoro a 45 e passa anni dovrebbero fare gli imprenditori, diventare i nuovi Agnelli per non essere qualificati come bambini piagnoni?????
Grazie per la lezione di economia.
Sono ancora io.Ho letto il commento di Mario.
Grazie anche alla “scattrizza”, o “scartizza”,oppure “spirtizza”, e per chi conosce solo l’italiano: furbizia siciliana. E’ grazie ad essa che la barca… và … !
A democratico vero.
“…quando smetterà la Sicilia di fare la bambina…? “La la domanda si proietta al futuro, e significa: quando capiremo i siciliani che non ci manca niente per creare lavoro noi stessi? La nostra Sicilia è l’unica ad avere una gamba in più delle altre regioni.
Perchè dobbiamo avere bisogno di colonizzatori del nord per creare lavoro, non solo e non tanto nell’industria meccanica, ma anche in agricoltura? Penso a Zonin, per fare un esempio, che dal Veneto viene a estrarre “oro” dalla nostra terra. Quanto agli operai che si troveranno senza lavoro, il mio auspicio è che ciò non s’avveri.Agnelli non potranno diventare, ma aguzzeranno l’ingegno e qualcosa potranno fare,specialmente unendo le forze.Mi fermo qui.
Per una volta tanto … concordo con il commento telegrafico ma esaustivo di Roberto Puglisi: “Sono imprenditori italiani”.
Il cuore del problema è quello sollevato da “sicilianomiomalgrado”: fino a quando ci faremo schiavizzare da questi lanzichenecchi, il futuro sarà sempre così.
Abbiamo tutti gli ingredienti per essere autonomi, non solo istituzionalmente, ma soprattutto economicamente e senza essere la pattumiera del sud, ma abbiamo politici che rispecchiano il nostro modo di essere: non gliene fotte niente della loro terra, pensano solo alle loro tasche, così come noi nel nostro piccolo.
Cambiamo noi e cambiano soprattutto chi ci rappresenta: non può essere la soluzione chi è stato la causa di questo disastro (per esempio PDL e PD-L).
Scusate tanto, ma quando sento certe idiozie, mi innervosisco. Finiamola col discorso patetico dell’imprenditoria. L’imprenditore non si improvvisa. Poi, é facile a dirsi ma difficile a farsi, specialmente in questa regione. Se cerchi di iniziare un’attività, ti fanno esaurire ancora prima di cominciare. Ve lo dico per certo. Conosco tanta gente, anche capace e con delle buone idee, abbandonare i propri progetti. Vi pare che la strada é spianata come quella delle mogli di certi politici? Lasciamo perdere di trovare soluzioni imprenditoriali per la gente comune. In Sicilia non possiamo tutti fare gli imprenditori. Non c’é lavoro subordinato e nessuno lo vuole creare se non a chiacchiere. Pochi sono i coraggiosi che sfidano le condizioni avverse per iniziare un’attività imprenditoriale. Poi, cari signori, fa ridere pensare all’impresa, quando quelle esistenti e già solide apparentemente, chiudono. Il vero problema é un altro. La produzione si stà concentrando nei paesi emergenti e quella esistente stà emigrando in quella direzione. Il resto sono tutte chiacchiere inutili………. Il conflitto sociale é ormai ai ferri corti.
Per Amleto:
quindi cosa proponi, a parte piangerci sopra, per uscire da questa fogna?
Scelgo Giuseppe, e riprendo il discorso. Dodici sagge parole, le sue.Ma non riceve risposta, tantomeno proposte.
Democratico Vero mi ringrazia per la lezione di economia:ricambio, ma era solo una pillola.Gli ha fatto bene, però, perchè fino a un minuto prima credeva che i giochi di prestigio di certi economisti potessero produrre posti di lavoro, denaro, ricchezze.Ma lo credeva perchè avrà letto il rallegrante libro dei sogni, senza curarsi di quello del debito Pubblico dello Stato.Ecco la cifra: € 1.801,60 miliardi al 12-12-2009. A lui la fatica della conversione in lire. Io,vecchietto con la quinta elementare, potrei farlo grazie al computer, ma non saprei leggere la cifra. Son sicuro che anche lui si dovrà sforzare un pò, con tutti quegli zero. Il totale comprende le scelleratezze di politici, di imprenditori senza scrupoli, di lavoro creato a fini demagogici ed elettorali, di sovvenzioni cieche ed altro, tanto altro. Tutto ciò è avvenuto circa nell’arco degli ultimi 40 anni. Un periodo di orge consumistiche, frutto di operazioni illusionistiche.La signora Economia inorridiva e taceva. Quelli che parlavamo, pochi, venivamo bollati di arretratezza,e di pessimismo.La cinica Economia oggi presenta il conto:lo pagheranno, salato, i nostri figli. Maligni quelli che hanno pensato che Democratico Vero mi sfottesse,ringraziandomi. Non sapeva del debito. Cosa di cui è sicuramente al corrente Giuseppe.