Centinaia i processi a rischio
dopo la sentenza della Cassazione

venerdì 5 febbraio 2010
19:02
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Una sentenza della Cassazione rischia di azzerare un gran numero di processi di mafia celebrati nei tribunali siciliani o già passati in appello. In particolare la norma riguarderebbe centinaia di procedimenti per associazione mafiosa in cui la pena può lievitare anche fino a 30 anni di reclusione che dovrebbero essere tenuti davanti alla Corte d’assise (competente per i reati puniti con l’ergastolo o la reclusione non inferiore ai 24 anni). Il primo a ricominciare sarebbe proprio il processo interessato dalla sentenza della Cassazione: quello celebrato a Catania contro Attilio Amante e altri otto imputati, in cui si erano dichiarati incompetenti sia il Tribunale, con un’ordinanza del 7 maggio 2009, che la Corte d’assise, con un’altra ordinanza, datata 12 ottobre. Due settimane fa la Suprema Corte ha stabilito che competente a giudicare è la Corte d’assise. Sarebbero da celebrare nuovamente anche i procedimenti a carico dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, che hanno avuto 30 anni in uno dei dibattimenti del filone “Addiopizzo”, così come quello a Nino Rotolo, recentemente condannato in secondo grado a 29 anni nel processo “Gotha”. Secondo la sentenza della cassazione ripartirebbero da capo anche i processi “Addiopizzo 4″ in cui, oltre ai Lo Piccolo, é imputato anche il boss Gaetano Fidanzati, arrestato due mesi fa a Milano; e quello al clan mafioso di Borgetto che si svolge davanti alla seconda sezione del Tribunale di Palermo. In bilico anche il processo al Clan Madonia in cui sono imputati i fratelli Nino, Aldo, Salvo e Giuseppe Madonia. La quarta sezione del tribunale di Palermo, davanti alla quale si volge il dibattimento, ha rinviato al 15 febbraio per decidere se proseguire o rinviare il processo alla corte d’assise. A Termini Imerese, in una tranche del “Perseo”, Giusto Arnone, Alessandro Capizzi, Giuseppe Ciancimino, Giuseppe La Rosa.

 
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