Si avvalgono della “facoltà di non rispondere” i regionali siciliani, saliti sul banco degli imputati del tribunale della pubblica opinione, dopo il duro j’accuse di lanciato dalle colonne dell’autorevole quotidiano parigino “Le Figaro”. Ecco un passaggio del pezzo accusatorio: “Stipendi record, boom del personale effettivo, valzer di dirigenti a spese dei contribuenti: la Regione siciliana ha uno strano modo di interpretare la crisi nella gestione dei propri funzionari”.E neppure la smentita dell’assessore della Funzione Pubblica Caterina Chinnici, che ha provato a controbattere alle reprimende del giornale parigino, sembra aver calmato le acque. Sì, si parlava di funzionari, ma è facile che – nell’immaginario collettivo - la critica si estenda a tutta la categoria, perfino ai gradi semplici. Alcuni, tra coloro che frequentano gli uffici di Mamma Regione da pubblico, per pratiche e scartoffie, ce l’hanno proprio con l’intera classe degli assunti alla Regione. Mito? Verità? “Stanno tutto il giorno a leggere il giornale e godono di numerosissimi privilegi”, si lamenta un pensionato. Per Paolo, studente ventenne di Giurisprudenza, “il vero problema sta nell’assunzione diretta di funzionari, senza passare dal filtro doveroso dei concorsi pubblici visto che sono gli stessi politici a scegliere e far assumere dirigenti e membri di gabinetto e perfino i funzionari di livello inferiore.” E in questa sorta di “caccia alle streghe” , o meglio, ai regionali, innescata dal reportage di Richard Heuzè, corrispondente da Roma del giornale transalpino , loro, i tanto criticati dipendenti della mastodontica macchina burocratica siciliana che fanno? Tacciono. Quasi nessuno ha voglia di parlare. Quasi nessuno si confida col cronista in transito. Nemmeno se coperto dall’anonimato. Si temono rimbrotti e richiami ufficiali dai piani alti del Palazzo. Di colpo l’esercito dei funzionari regionali e degli impiegati si zittisce, quasi evapora. L’aria è tesa negli uffici, ma qualcuno qualcosa, seppur sottovoce, se la lascia sfuggire: “Le Figaro tutti i torti non ha, le ultime vicende sembrano avere un solo obiettivo: smantellare un sistema (quello cuffariano, ndr), per insediarne un altro (quello lombardiano, ndr)”. E il contribuente paga, verrebbe da dire, parafrasando una celebre battuta dell’insuperabile Totò. Dando, poi, un’occhiata ai numeri e sfogliando le ultime relazioni della Corte dei Conti sulla gestione delle spese e del personale, non resta che domandarsi perché? Perché, per esempio, la Regione Sicilia ha più di 21 mila dipendenti, uno ogni 238, mentre la Lombardia uno ogni 2.500, e l’efficiente Emilia-Romagna non arriva neppure a 3 mila unità complessive? Perché i salari, come ha scritto ieri “Le Figaro”, raggiungono una media di 42.756 euro per anno, cioè oltre il 40% di quello che guadagna un impiegato del ministero, ed in organico ci sono più di 2.300 dirigenti, scelti spesso all´esterno del personale già a disposizione? Inutile chiederlo all’esercito di dipendenti siciliani. Loro ti diranno:”Preferisco non parlare”.











E cosa dovrebbero dire i regionali, avete detto tutto voi giornalisti, nazionali e non.
L’Assessore ha chiarito, ma a quanto pare ai giornalisti non basta.
P.S.: che un regionale guadagni il 40% in più del suo pari grado di altrove è una caxxata enorme, ma tant’è… nel qualunquismo imperante, frutto del vuoto culturale di una società (siciliana e non) che ragiona nei termini in cui lo farebbe lo scemo qualunque che si incontra sul bus ai primi caldi d’estate, pure questo può far notizia, anzi meritare un titolo a 9 colonne (quando si facevano).
La verita fa malè però tutti siamo a conoscenza ché quello pubblicato dal giornale francese corrisponde al vero.
E noi stiamo in silenzio. Noi cittadini ché lavoriamo 10 ore al giorno e taciamo siamo il Vero problema della Sicilia. Noi senza lavoro siamo la piaga, noi che teniamo la candela a questi ladri.
Si parla quando c’è qualcuno disposto ad ascoltare.
Scusate, ma il mio commento delle 20,07 mi sembra sospeso nel limbo ancora eheh
ah scusate, adesso è pubblicato.
Ogni tanto stacchiamo. Col suo permesso, ovviamente.
Vorrei rivogere un invito a tutti i miei corregionali “Indignati” e purtroppo malinformati da certa stampa scorretta che sia italiana o transalpina, di fare un indagine su quali servizi vengono erogati direttamente da quelle regioni virtuose quali l’emilia romagna. Scoprirebbero che circa l’80 x 100 dei servizi erogati direttamente dalla Regione Sicilia in quelle regioni vengono erogati da comuni, province, stato con un numero di dipendenti pari o superiore alla Sicilia. Mi riferisco alla gestione fruizione e tutela dei beni culturali , alle motorizzazioni civili, al corpo forestali, ai centri per l’impiego, ispettorati del lavoro, ai geni civili, alla protezione civile, agli ispettorati per l’agricoltura, al corpo delleminiere, ispettorato lavori pubblici. Per quanto riguarda i compensi salariali ancora un invito vorrei fare ai corregionali malinformati, dato che i contratti di lavoro dei dipemdentii regionali, sia giuridici che economici sono pubblicati sulla G.U.R.S. Risulta facile confrontare l’ammontare dei tabellari dei dipendenti dela regione sicilia con quelli di altri dipendenti pubblici, che siano dirigenti o istruttori. L’unica anomalia sta sicuramente nella folta schiera di dirigenti, che e’ frutto di scelte politiche di alcuni anni fa condivise da tutti i partiti di destra e di sinistra. Quindi invito a non indignarsi ed dire qualcosa solo se si e’ informati e non sparare idiozie, ed offendere lavoratori che vivono di stipendio e non sanno, almeno negli ultimi 20 anni, cosa siano sti privilegi di cui molti si riempiono la bocca.
Caro G.B. i regionali, quali dipendenti, in realtà pagano le colpe di una classe politica davvero peregrina, sprovveduta e spesso cieca.
In realtà la critica non è solamente diretta al personale della regione siciliana ma a tutta la Regione nel suo complesso che è fuor di dubbio messa davveo male. Non ditemi che gli impiegati dei Comuni hanno standard diversi da quelli dei regionali! I dipendenti sono il capro espiatorio di tutti i mali che accadano in questa terra, non avendo gli Editori il coraggio di attaccare i politici che foraggiano con milioni di euro i giornali e i giornalai che ci lavorano.
@G.B. hai perfettamente ragione. il fatto è che ormai è finito il giornalismo di inchiesta. E’ più facile dare spazio a luoghi comuni che piuttosto scendere in campo, sparare cifre raccolte qua e là che verificare la bontà dei dati, presumere il silenzio dei regionali piuttosto che andare per uffici a verificare lo status quo. E’ più facile paragonare i numeri secchi degli impiegati nelle varie regioni, che andare a verificare i numeri in base alle attribuzioni di funzioni e di servizi che le varie regioni prestano ai cittadini! Una parola infine sulla Corte dei Conti. Ogni anno assistiamo al rito della parifica,rito durante il quale vengono snocciolati numeri, elencate deficienze, denunciate carenze ed inneficienze: ma alla fine del rito la Corte esprime parere favorevole sull’operato della Regione. Personalmente mi sono fatto il convincimento che questo organismo di fatto costituisca un ente inutile e che la parifica annuale emessa in questa maniera,sia una sorta di certificazione dell’esisitenza in vita dello stesso, che si traduce in stipendi e privilegi quelli si davvero scandalosi e che nessuno ovviamente si preoccupa di andare a verificare. Se realmente l’Amministrazione Regionale ha le deficienze e gli abusi ogni volta dalla Corte evidenziati, sia la stessa conseguenziale: esprima parere negativo sulla parifica, si procede di conseguenza al commissariamento della regione, così con l’arrivo dei commissari, si mettono a posto le cose…. forse!