Heidi Giuliani presenta
“Col nome di mio figlio”

mercoledì 3 febbraio 2010
17:34
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Heidi Giuliani racconta a Marco Rovelli (e stasera a noi) come è cambiata la sua vita all’indomani del 20 luglio 2001. “Sono nata nella primavera del ‘44 in un paesino del Veneto, tra un bombardamento e l’altro, ultima di quattro figli. Cittadina del mondo, sono cresciuta, poco, a Milano. Sono stata maestra elementare per passione. Dopo trentacinque anni sono andata in pensione, per tristezza. Da otto anni giro il mondo in cerca di parole di giustizia. Non solo per mio figlio, ma con il suo nome.” (Heidi Giuliani)

In questo dialogo con Marco Rovelli, Haidi Giuliani racconta il suo percorso pubblico cominciato all’indomani del 20 luglio 2001, quando suo figlio Carlo venne ucciso a Genova, in piazza Alimonda, durante le contestazioni al G8. Il ricordo della sua vita precedente di maestra trapassa nel presente di un’altra vita, quella iniziata appunto dopo il 20 luglio, dopo “lo sprofondo”, dopo un tempo scardinato e imploso. In questa sua nuova vita Haidi attraversa molti luoghi, dai Social Forum ai centri sociali, e molte situazioni, come i mass media, gli stessi che hanno offerto un’immagine distorta di quegli eventi così decisivi nella sua vita. Haidi Giuliani racconta la compenetrazione tra privato e pubblico che ha segnato la sua seconda vita, una vita nel nome del figlio, col suo nome al Malaussene, piazzetta Resuttano, sabato 6 febbraio alle 19.

A seguire, con la presenza degli autori, la proiezione del film-documentario:
LA TERRA (e)STREMA di A.Giardina,E.Montalbano e I.Sposito

La raccolta stagionale nei campi della Sicilia si svolge quasi interamente sul lavoro dei migranti, braccianti improvvisati che subiscono tutte le contraddizioni di un territorio difficile e di un sistema profondamente in crisi, quello dell’agricoltura. Il film è un viaggio, da oriente ad occidente, da maggio a novembre che racconta le “campagne” e i suoi protagonisti: il piccolo produttore che diviene bracciante di se stesso, strozzato da un mercato senza regole, ricattato da imposizioni di prezzo che lo costringono ad indebitarsi, ed il bracciante straniero che è costretto a lavorare sottopagato, senza contratto nella stragrande maggioranza dei casi, e senza casa, costretto a ripiegare su di un sistema di accoglienza ambiguo, quando presente, o ad auto-organizzarsi con accampamenti improvvisati in mezzo ai campi.

Durante la serata il collettivo Malaussène offrirà un aperitivo ai soci Arci

 
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Commenti

  • scritto da IvanPerg

    L’articolo non dice dove si terrà questa conversazione. Saluti.

  • scritto da Andrea Cottone

    E’ saltato, provvediamo subito. Grazie per la segnalazione. Saluti

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