Baarìa, Mourinho, Lombardo

lunedì 1 febbraio 2010
00:38
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Disse Raffaele Lombardo: “La Regione siciliana non ha erogato un solo euro proveniente da fondi regionali per finanziare la produzione del film Baarìa. Ma ha condiviso, attraverso un accordo di programma quadro, una strategia di comunicazione messa a punto con il ministero dello Sviluppo Economico e il ministero dei Beni Culturali. Strategia che prevedeva la coproduzione del film con le risorse finanziarie – interamente di fonte statale – messe a disposizione dalla delibera Cipe n. 35 del 2005. Secondo le linee d’indirizzo Eurimages 2005 del Consiglio d’Europa, la Regione siciliana ha deciso di promuovere il proprio territorio, la propria storia e le proprie tradizioni attraverso un intervento di coproduzione finanziaria”. Teniamolo a mente. Ci tornerà utile.

Preambolo: non ho visto il film di Tornatore. Ho preferito investire il budget cinematografico nel bellissimo “Canto di Natale” in 3D. Scelta plebea, direte. Pazienza. L’aggettivo “bel” seguito dal sostantivo “film” che ho inserito in una breve scheda su “Baarìa”  (anonima perché, come scritto era quasi tutta presa da “L’Espresso”) è dovuto alla recensione di alcuni amici che mi hanno parlato coralmente bene della pellicola. Mi fido.

Ma non è questo il punto. Torniamo alle dichiarazioni del governatore. Il punto è che un prodotto dall’intento talmente promozionale – secondo le parole di Lombardo e forse Tornatore potrebbe perfino offendersi per l’equiparazione allo spot - costato tanto, con un contributo pubblico di quattro milioni, ha toppato l’obiettivo che altri, non il regista che non c’entra, gli avevano ascritto. E’ rimasto a bocca asciutta ovunque. Niente Oscar. Nei salotti che contano non se ne parlerà. In sala non è andato benissimo. Anzi, siamo in rosso. Addio promozione. 

Io non ho azzardato una critica cinematografica, ché non ho i numeri per azzardare nulla che non sia la recensione di Heidi. Ho solo detto che questa storia di Baarìa è come l’Inter: spendo un sacco di soldi per prendere Mourinho e vincere la Champions, ma non vinco la Champions.
E qui torna in gioco Fantozzi. O Tafazzi.

Ps. Nuovo sondaggio. Come è Baarìa? Votate.

 
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Commenti

  • scritto da Massimo Pullara

    Intervengo volentieri e riprendo integralmente (un po’ per pigrizia, un po’ perchè credo non ci sia altro da aggiungere) il giudizio espresso sul blog di Gery Palazzotto Libero subito il campo dai dubbi. Non sono un critico cinematografico nè un “cultore” del cinema ma semplice spettatore. Ritengo di avere visto un capolavoro e tale lo definisco nella consapevolezza di non avere strumenti per valutare sceneggiatura, fotografia, “narrativa e grammatica cinematografica”. Il giudizio è quello di un normale spettatore travolto dal turbine di sentimenti che il film sprigiona. Film certamente non drammatico, anzi a tratti comico. Se un limite vogliamo trovare, forse è quello di una eccessiva “sicilianità”, con sfumature e particolari che potrebbero non essere colti in pieno da chi siciliano non è.
    Non condivido neanche le critiche sul finale: più che “velocità nel chiudere i lucchetti delle porte (forse troppe) aperte durante il film”, ho percepito un vero e proprio “crescendo rossiniano”, un vento impetuoso di emozioni dal quale farsi trascinare. Insomma, un piccolo tesoro di ricordi, a volte confusi e “deformati” come possono essere le ricordi e immaginazioni di un bimbo, di cui Tornatore ci (mi) ha reso partecipi

  • scritto da Roberto Puglisi

    E questo – siamo d’accordo – è un discorso a parte che legittima il film, a prescindere dall’altro. Saluti affettuosi.

  • scritto da Massimo Pullara

    Carissimo Roberto,mi sembra di capire di non avere azzeccato l’oggetto del commento. In effetti sono stato tratto in inganno dall’ultima riga in fondo al tuo pezzo “Ps. Nuovo sondaggio. Come è Baarìa? Votate.”. Non mi sottraggo, dunque, al piacere di esprimere un parere estremamente succinto sulla tua provocazione “spendere tanti soldi per non ottenere nulla”……..: qual’è la novità?????????
    Un affettuoso saluto.
    P.S.= Continuo a seguirti con grande piacere e, dopo avere letto i tuoi pezzi, con rinfrancato amore per il nostro mestiere

  • scritto da Roberto Puglisi

    Grazie affettuosamente. L’oggetto, invece, era azzeccatissimo.

  • scritto da papa

    Dott. Puglisi il vs. sito si è incasinato da quando avete avuto l’idea dello spot.
    Non si riescono più a leggere gli articoli perchè il refresh non tira fuori l’articolo e se si tenta di by-passarlo, si ritorna al punto di prima.

    Questo è l’unico articolo, per fortuna senza spot, dove posso postare questo commento.
    Il resto è inaccessibile.

  • scritto da Roberto Puglisi

    Grazie per la segnalazione. Saluti.

  • scritto da Un ospite di Nathan

    Proviamo a svolgere una riflessione non superficiale su Peppuccio Tornatore. Forse qualcuno si indignerà, ma forse qualcuno trarrà spunto per esercitarsi nell’analisi delle cose dell’arte.
    L’artista è colui che, dopo avere assorbito il mondo che lo circonda, lo riproduce filtrato dalla propria sensibilità, dalla propria visionarietà, nelle varie forme possibili. Così il pittore, così il musicista, lo scrittore, il regista etc. L’opera d’arte, quindi, ha due fasi fondamentali: la prima consiste nel conoscere il mondo, la vita, stando nel mondo, nella vita (e ciò accade agli uomini in genere, anche ai non artisti); la seconda consiste nel raccontarla nelle forme che sono più congeniali all’autore (e ciò accade agli uomini artisti).
    Questa forma di riproduzione si chiama “creazione artistica” e prende nome da un verbo greco: poiéo, cioè “io creo”. Da qui nasce la parola “poesia”. Di conseguenza ogni creazione artistica umana può chiamarsi poesia, anche se il suo significato più comune è invece legato ad un genere letterario conosciuto da tutti.
    La poesia, dunque, nasce, non dimentichiamolo, dopo che si è consumata la premessa e cioè dopo il rapporto con il mondo e la conoscenza in via diretta della vita. La poesia, ogni poesia viene dopo questa acquisizione.
    Tornatore, come lui stesso ha raccontato, ha conosciuto il mondo (mi riferisco a quell’età in cui si forma l’identità dell’individuo) tramite i film; ha trascorso al cinema la propria adolescenza e lì ha imparato il senso, i sensi della vita. Di ciò ha raccontato in “Nuovo cinema Paradiso”, film autobiografico ed apprezzato universalmente.
    Ma avere conosciuto il mondo tramite i film significa non avere conosciuto il mondo, ma soltanto la sua riproduzione per mano di altri artisti, gli autori di quei film; significa avere conosciuto un mondo già filtrato. Riprodurre questo non può essere poesia, si chiama, invece, poetismo e cioè imitazione della poesia (altrui).
    Ecco perché Tornatore (a parte l’unico film che nasce dalla presa diretta della vita e cioè Nuovo cinema Paradiso) non ha potuto né potrà creare altra opera di vera poesia e, quindi, opera d’arte piena. Egli è un grandioso utilizzatore della macchina da presa; questa, infatti, per le ragioni autobiografiche che sappiamo ha sostituito i suoi occhi, gli occhi dalla sua anima. Ma non può riuscire ad essere poeta, proprio come non è riuscito in Baarìa.
    Forse, da vecchio, Tornatore avrà voglia di raccontare come non sia stato poeta e questo potrà essere il suo secondo grande film perché nascerà da un’esperienza umana realmente vissuta (e non vista al cinema), la sua. Allorà sarà poeta, per un’altra volta. E per chi non cade nelle superficialità dei mercati, delle mode e dell’è-così-perché-lo-dico-io, sarà l’altra sola ragione di gratitudine e di ammirazione nei confronti del regista siciliano.

    Un ospite di Nathan

  • scritto da gordon

    Baaria io lo definisco un dipinto cinematografico, rappresentativo di un mondo che riguarda la nostra storia recente, quella di quest’ultimo secolo passato. Ho vissuto la mia infanzia nei primissimi anni 70 e ho avuto due genitori che mi raccontavano di prima del durante e del dopo la guerra. Mio padre, con cui “mi levavo” quasi cinquant’anni, in marina, quella guerra l’ha combattuta e ha combattuto anche in altre campagne mussoliniane: fu pure prigioniero in Algeria, ma mi disse sempre che quella guerra, insieme all’alleanza con Hitler e tutto quello che questa comportò, fu l’unico grande errore del dittatore. Mio padre poi ha votato sempre comunista e fu grande ammiratore di Berlinguer. Mia madre mi ha raccontato di tanti piccoli aneddoti che rappresentano il modo d’essere di quei tempi in certa gente che “aveva potere”, mi ha raccontato della liberazione da parte degli americani: quel film mi ha fatto vedere questi racconti di mia madre. Quel film mi ha fatto capire chi siamo, con tutti i nostri pregi e i nostri difetti, con tutte le nostre risorse e i nostri limiti. Quel film mi ha fatto anche ridere tanto.
    Mi è dispiaciuto che quel film non sia stato compreso da molti.
    Io, ancora una volta, ringrazio Tornatore per la sua ennesima opera d’arte, dedicata alla sua e nostra terra.

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